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Chiuso l’inceneritore di Terni: produce diossina!
Terni: l’inceneritore produce diossina. La magistratura lo chiude!
Ha inquinato l’aria, l’acqua e il territorio. Gli operai sono stati invitati a farsi visitare Sotto inchiesta il sindaco e altri otto indagati. I rifiuti vengono ora portati nella discarica di Orvieto.
In funzione da trentadue anni, l’inceneritore ha bruciato sino al dicembre scorso (quando ne era stato disposto dal comune un fermo temporaneo per lavori di manutenzione straordinaria) oltre il 50 per cento dei rifiuti urbani della città e della sua intera provincia producendo, sin quando è economicamente convenuto, energia elettrica (5 megawatt l’ora). Leggendo le sette pagine con cui il pubblico ministero Elisabetta Massini avvisa gli indagati dello scempio di cui li ritiene responsabili si scopre che a cominciare dal 2003 e fino a qualche settimana fa i liquami dell’inceneritore venivano scaricati nel Nera in disprezzo dei limiti di concentrazione fissati dalla legge per il mercurio, per i residui dei cosiddetti metalli pesanti (selenio, cadmio, cromo totale, nichel, piombo, manganese, rame, zinco). E i responsabili dell’Asm (la municipalizzata che controlla l’impianto) ne sarebbero stati a tal punto consapevoli da tentare di "diluirli" nel tempo "aggiungendo acque di raffreddamento provenienti dalle torri dell’impianto". Insomma i forni bruciavano senza autorizzazione, anche ciò che non avrebbero potuto liberando nell’aria acido cloridrico e diossine.
Ci racconta la vera storia degli scempi ambientali e degli inquinamenti di questa regione Carlo Miccadei, del Comitato NoInceneritori di Terni.
[ Pubblicato on-line il 6 febbraio 2008 ]
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Comitato NoInceneritori di Terni
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