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07-luglio-2004

 
Fritz the cat
Mercoledì 7 luglio, ore 00.00 - comix festival

Vai al Festival 2005!

Regia: Ralph Bakshi
Anno: 1972
Durata: 78’

Trama:
Storia di Fritz, gatto-studente contestatore fricchettone e libertino, con scontri coi porci poliziotti, ammucchiate e grandi fumate di marijuana. E’ l’animazione dei personaggi a fumetti del disegnatore underground californiano Robert Crumb. Il lungometraggio, caso forse unico per un film di animazione, fu vietato ai minori di 18 anni e fece molto scandalo per la sua spregiudicatezza. Costato un milione di dollari, ne incassò trenta solo nel Nord America.

Scheda critica:
Verso la fine degli anni ’60, in America regnavano controcultura e ribellione artistica, in tutti i campi. Dalla musica (Janis Joplin, The Doors, Jimy Hendrix), al cinema (Paul Morrissey, Russ Meyer), alla pittura (Andy Warhol), ogni falange artistica andava rispecchiando quello che effettivamente stava cambiando all’interno del sistema sociale americano: la ribellione giovanile nei confronti delle istituzioni, l’attivismo anti-militare per la guerra del Vietnam, il fenomeno Hippy e Freak, la diffusione delle droghe psicotrope come L.S.D., mescalina e haschish, la rivoluzione sessuale e anti-moralista, e l’americano medio che non sapeva da che parte schierarsi.

I fumetti veicolavano anch’essi questa nuova faccia dell’America, “comics” underground e soffocati continuamente dalle autorità e dai comitati perbenisti composti da genitori e insegnanti della cultura bene e pulita. Uno dei disegnatori di comics underground più seguiti ed amati dagli esponenti della controcultura fu Robert Crumb, fumettista iper-occhialuto californiano, irriverente, provocatore, dissacrante, continuamente tallonato dalla polizia e dalla censura (esiste un bellissimo documentario sulla sua vita, “CRUMB” diretto da Terry Zwigoff e prodotto da David Lynch).

Crumb rivoluzionò il campo dei fumetti, creando un taglio netto con quelli del passato ed aprendo la strada ai fumetti di nuova generazione densi di sesso, droga, rock ‘n roll, linguaggio volgare ed osceno. Sotto la Snatch Comics, Crumb, partorì i personaggi più bizzarri ed anticonformisti come Flakey Foont, Mister Natural, e la sua creatura più immorale e scatenata, Fritz il gatto. Fritz divenne una vera e propria icona-underground, un eroe cattivo antitesi per eccellenza a Topolino ed ai personaggi mielosi della Walt Disney. Anche l’universo di Fritz è composto da animali antropomorfi come quello di Topolino e Paperino, ma stavolta i personaggi rispecchiano quei comportamenti umani ritenuti devia(n)ti, immorali e sovversivi.

Nelle tavole di Fritz il gatto possiamo quindi ritrovare animali di tutte le razze che fumano erba, chiamano “porci” i poliziotti (che effettivamente sono rappresentati da maiali in divisa e berretto), scopano come ricci e si ammucchiano in orge psichedeliche e colorate. La censura non riesce a limitarne la circolazione e Fritz il gatto diventa un successone in edicola, tanto che nel 1971 esce il cartone animato “FRITZ THE CAT” diretto da Ralph Bakshi. Nel lungometraggio Fritz vive con altri suoi compari in una New York caotica e grigia, piena di personaggi malati e di poliziotti determinati ma stupidotti (e forse anche omosessuali), intenti a sedare ogni più piccolo comportamento anticonformista. Lo vedremo al Central Park che cerca di rimorchiare tre ragazze disinibite (una cagna, una gatta ed una faina), e fingendo di essere malato riesce a portarle con lui ad un droga-party che finirà in un’orgia nella vasca da bagno, fino a quando due maiali poliziotti faranno irruzione nella casa. Fritz riesce a scappare, e dopo essere passato per una sinagoga densa di rabbini indiavolati, dopo essere finito in un locale di Harlem pieno di corvacci di colore, decide che New York non fa più per lui e fugge in California con una faina sua amica.

Ma le situazioni si complicheranno, Fritz diventerà impotente e verrà coinvolto in un attentato da un motociclista sovversivo e ariano. Finito in ospedale, grazie alla faina sua amica ed amante, Fritz tornerà virile e pronto a nuove avventure, specialmente erotiche. “FRITZ IL GATTO” diventa un successone in patria e viene tradotto e distribuito in mezzo mondo. Anche se Robert Crumb rimane scontento del lavoro svolto da Bakshi (infatti poco dopo l’uscita ed il successo del film, Crumb fa assassinare Fritz da una lucertola armata di pugnale e ne chiude la serie), “FRITZ IL GATTO” crea definitivamente il mito del gattaccio sporcaccione e sovversivo, fino ad allora rinchiuso in territorio americano e dal ’71 divenuto internazionale (in Italia si chiamò “ROMEO, IL GATTO DEL COLOSSEO”).

C’è da dire poi che questo fu il primo cartone animato vietato ai minori, trattante temi adulti ed opposti a tutti gli altri cartoni animati visti fino ad allora (cartoni per bambini e monopolio della Walt Disney e della Warner Bros). Fu quindi una vera e propria rivoluzione, uno sconvolgimento delle convenzioni cartoonistiche stabilite agli inizi del secolo scorso, la giusta incubazione dell’avvento dei manga giapponesi per adulti (diffusissimi oggi e destinati a tutte le fasce di età, dai piccoli ai grandi). Lo stile di Bakshi è eccezionale, i contorni dei disegni sono traballanti ed incerti, ed i colori sono molto contrastati e psichedelici (creano quasi l’atmosfera dei film di Murnau o di Wiene). I personaggi sono simpatici e trasgressivi, e reincarnano le personalità degli americani di quegli anni, combattuti nel decidere se reprimere le proprie effusioni rivoluzionarie e libertine o se lasciarsi andare e farsi trasportare dall’onda immorale dell’eversione e della contestazione, sopratutto sessuale. Purtroppo in Italia il doppiaggio ha irrimediabilmente rovinato uno degli aspetti più importanti di “FRITZ THE CAT”, l’aspetto linguistico. Nella versione originale ogni personaggio parla uno slang diverso a seconda della zona e del ghetto dove vive, mentre nella versione italiana sono stati utilizzati i diversi dialetti italiani, dal romano, al veneto, al siciliano, ecc..., trascodificando un aspetto prettamente newyorchese per il pubblico italiano, forzandolo, rendendo tutto un po’ volgarotto e banale.

Altri film di Ralph Bakshi: “IL SIGNORE DEGLI ANELLI” del ’78, “AMERICAN POP” del 1981, “FIRE AND ICE” del 1983, “FUGA DAL MONDO DEI SOGNI” del 1992.