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02.9.2010
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I libri consigliati dalla Libreria 2.Zero
L’ascesa del capitalismo dei disastri “È possibile che la filosofia del libero mercato metta a rischio l’idea e il futuro stesso di una società libera? “Siamo finalmente riusciti a ripulire il sistema delle case popolari a New Orleans” ha dichiarato un parlamentare repubblicano dopo l’uragano Katrina. Ottobre 2006, 3709 civili iracheni uccisi in un mese: “L’Iraq è stato meglio del previsto” scrive un analista finanziario nel suo rapporto trimestrale sui risultati dell’industria energetica Halliburton. Che cosa hanno in comune l’Iraq dopo l’invasione americana, lo Sri Lanka posttsunami, New Orleans dopo l’uragano Katrina, le dottrine liberiste della Scuola di Chicago e alcuni esperimenti a base di elettroshock finanziati dalla Cia negli anni Cinquanta? L’idea che sia utile fare tabula rasa per costruire da zero una mente, un tessuto sociale, un’utopia: quella del fondamentalismo capitalista del libero mercato. Il nuovo, attesissimo libro di Naomi Klein – l’autrice di No logo, che il “New York Times” ha definito “la bibbia di un movimento” e si è dimostrato uno dei testi più influenti degli ultimi anni – smonta il mito del trionfo pacifico e democratico dell’economia di mercato. Solo uno shock provocato da un cataclisma naturale o dalla violenza intenzionale della guerra, del terrorismo, della tortura – può trasformare il “politicamente impossibile” in “politicamente inevitabile”. Sono parole del guru dell’ultraliberismo, Milton Friedman, che i suoi zelanti discepoli hanno messo in pratica con sconcertante abilità. Così, il trauma dell’11 settembre ha permesso a Bush di appaltare ad aziende private la sicurezza interna e la guerra all’estero; la ricostruzione dopo l’uragano ha cancellato in un attimo le case popolari e le scuole pubbliche di New Orleans; l’onda dello tsunami ha allontanato dalle coste centinaia di migliaia di pescatori, liberando le spiagge per nuovi villaggi turistici. Naomi Klein è l’autrice di No logo, bestseller internazionale tradotto in 28 lingue. Ha una rubrica sul “Guardian” e su “The Nation”. Nel 2003 ha pubblicato una raccolta di articoli, Recinti e finestre. Nel 2004 ha realizzato con il regista Avi Lewis The Take, un documentario sull’occupazione delle fabbriche in Argentina, presentato a Venezia e premiato al festival dell’American Film Institute di Los Angeles. Negli ultimi tre anni si è dedicata alla stesura di questo libro, studiando in particolare la ricostruzione in Iraq, che ha commentato con articoli o interviste per la Cnn, la Bbc, la Rai, il “Los Angeles Times” e il “Washington Post”. ******************************************
Nell’Europa travolta dalla furia nazista, l’epopea tragica ed efferata di un ufficiale delle SS, Maximilien Aue. Le Benevole ci fa rivivere gli orrori della guerra dal punto di vista dei carnefici. «Non ho alcun rimpianto: ho fatto il mio lavoro, tutto qui». È una storia che «vi riguarda: vedrete che vi riguarda». Nato in Alsazia da padre tedesco e madre francese, Maximilien Aue dirige sotto falso nome una fabbrica di merletti nel nord della Francia. Svolge bene il suo lavoro, è un uomo preciso ed efficiente. Preciso ed efficiente, del resto, lo era stato anche negli anni del nazismo, quando fra il 1937 e il 1945, aveva fatto carriera nelle SS in Germania. Pur essendo un nazionalsocialista convinto, il giovane e brillante giurista era entrato per caso nel corpo, punta di diamante del Reich hitleriano: fermato dalla polizia dopo un incontro omosessuale, aveva accettato di arruolarsi per evitare la denuncia, grazie anche all’intercessione di Thomas Hauser, un giovane ufficiale che in seguito sarà sempre al suo fianco nei momenti decisivi. Nel 1941 Max è sul fronte orientale, dove nell’ambito delle Einsatzgruppen dà il suo contributo al genocidio di ebrei, zingari e comunisti. Trasferito nel Caucaso e poi nella Stalingrado accerchiata dall’Armata rossa, sopravvive miracolosamente a una grave ferita alla testa. Durante la convalescenza ristabilisce per la prima volta dopo molti anni i contatti con la madre che vive in Costa Azzurra con il secondo marito, un uomo d’affari francese. A lei attribuisce, con odio feroce, sia la scomparsa del padre, sia il distacco da Una, la sorella gemella, alla quale sin dall’infanzia è legato da un mai risolto rapporto incestuoso. I fatti sanguinosi legati a questo soggiorno in Costa Azzurra rimangono anche per lui avvolti in una fitta nebbia. Grande affresco epico e tragico, non romanzo storico, ma storia assoluta in cui sembrano condensarsi i temi di tutta la letteratura occidentale, dall’Orestea di Eschilo a Vita e destino di Vassilij Grossman, Le Benevole ci fa rivivere gli orrori della Seconda guerra mondiale dal punto di vista terribile e ripugnante dei carnefici. Trascinato dalla corrente della Storia e inseguito da fantasmi che, come le furie «benevole» dei Greci, le Eumenidi, cercano vendetta, Maximilien Aue è parte di noi, la parte più nera. E forse l’impresa e lo scandalo di questo grande romanzo, come ha scritto lo storico Pierre Nora, sono proprio quelli di «ricondurre all’umano l’inumano totale». Jonathan Littell è nato a New York nel 1967. Le Benevole è la sua prima opera letteraria. Scritta in francese e pubblicata nell’agosto del 2006, ha ottenuto il Prix Goncourt e il Grand Prix du Roman de l’Académie Française. È in corso di traduzione in tutte le principali lingue ******************************************
“Un libro talmente vero e talmente utile che ti fa chiedere: come ho fatto finora a farne senza?” (Booklist). Questo libro è dedicato a chi sul posto di lavoro subisce abusi di ogni tipo da parte di superiori e colleghi e a tutti coloro i quali hanno il potere e il dovere (oltre che l’interesse) di cambiare le cose. In questo volume, di grande leggibilità e al contempo condotto con estrema serietà nei contenuti e ricchezza di esempi, Robert I.Sutton affronta il problema del mobbing da un punto di vista originale: le conseguenze economiche che esso provoca alle aziende. Gli “stronzi”- un termine che non consente eufemismi, come sostiene l’autore – provocano danni enormi non solo alle loro vittime ma anche alla performance aziendale nel suo complesso, a tutti quelli che ne subiscono di riflesso gli effetti e, non ultimo a se stessi. Le conseguenze, in termini economici, emergono dagli studi effettuati negli Usa e in Europa sui costi derivati dell’aumento del Turnover (il 25% delle vittime del bullismo e il 20% di chi semplicemente vi assiste lasciano il posto di lavoro), dall’assenteismo, dal calo della dedizione al lavoro. Sutton non si limita però alla sola analisi della situazione ma fornisce, in termini chiari e inequivocabili, suggerimenti pratici sia ai dipendenti che ai manager per creare un luogo di lavoro vivibile e veramente produttivo. Ricco di umorismo e di un sano buon senso, ma imbattibile dal punto di vista tecnico/pratico/scientifico pur non essendo un freddo manuale di management, Il metodo antistronzi è l’unico testo che può salvarti davvero la vita. Permettendoti anche di non trasformarti in uno di loro. Basta fermarsi in tempo. Robert I. Sutton è titolare a Stanford della cattedra di tecnica aziendale innovativa. Laureatosi in psicologia applicata al posto di lavoro, ha creato lo Stanford Technology Venture Program (STVP), mirato al pensiero lineare e multidisciplinare all’interno del marketing. E’ o è stato consulente per le maggiori aziende americane ed europee, dalla Pepsi alla Nokia, dalla Nike all’IBM. Autore di altri best-seller (già sotto contratto per Elliot Edizioni), ha rinunciato a pubblicare il suo ultimo libro con la prestigiosissima Harvard University Press perché i responsabili editoriali non gradivano il termine “stronzo” (che poi è stato addirittura censurato sulla classifica del New York Times!). ******************************************
È possibile lasciarsi alle spalle il proprio destino restando fedeli a se stessi? Si può attraversare il dolore dell’amore senza voltarsi indietro? L’Argentina del ’78 e i mondiali di calcio, un gruppo di ragazzi che di giorno lavora alle fabbriche e di notte si trova in uno spiazzo sterrato per surreali partite di pallone, Dani che continua a pensare a Manuel, il fratello di cui ha perso le tracce nella Santiago del Cile di qualche anno prima, e l’arrivo di Luz, la donna affascinante e misteriosa che si è incisa il suo passato nel nome. Alluminio è un romanzo sulla paura e sulla speranza del ritorno, un tentativo di esplorare la segreta prossimità tra le forme dell’amore e le forme dell’abbandono. Luigi Cojazzi, Colli Orientali del Friuli annata 1976, dopo una laurea in filosofia all’università di Padova ha lavorato in Colombia come osservatore internazionale in zone di conflitto. Attualmente svolge l’attività di redattore presso una casa editrice di narrativa, traduce saggistica e romanzi, e viaggia quando può. Tra le traduzioni recentemente pubblicate: J. Starr, Cattivi pensieri a Manhattan; J.L. Fournier, Io, Dio (Meridiano zero 2006, 2005). Aderisce alla campagna di Greenpeace “Scrittori per le foreste”, per la stampa dei libri in carta riciclata ******************************************
Alberto, il giovane e geniale pittore di alberi inconclusi, con l’arroganza e la durezza di una sfida continua; Stefano, lo studente, con il desiderio di essere all’altezza dell’amico, però più fragile, più intimidito; Chiara, la ragazza, con la sua innocente ma sensuale naturalezza. I due ragazzi dividono lo stesso appartamento; la ragazza, che ama il pittore, è nomade nello studio. Mattia Signorini è nato nel 1980 e vive in Veneto. Il suo romanzo d’esordio, Severo American Bar (peQuod, 2004), finalista al premio Kihlgren e al premio Tondelli, è stato un piccolo caso nell’editoria indipendente. Ristampato più volte, ha raggiunto grazie al passaparola un numero sempre maggiore di lettori. Per saperne di più su di lui, visitate il suo sito. Links: ******************************************
Sette nomi, sette volti, sette storie sbagliate: popolano le nostre città, abitano nel nostro stesso condominio, li incrociamo per strada senza accorgercene, o facendo finta di non vedere. Davide Musso è nato a Milano nel 1974. Da giovane sognava di diventare un famoso chitarrista heavy metal e di incantare i fan con la sua fluente chioma. Quando, suo malgrado, ha iniziato a seguire le orme del padre lungo la china di una calvizie senza scampo, ha venduto la mitica Fender Stratocaster nera e si è dato alla scrittura, interessandosi in particolare di tematiche sociali. ******************************************
Trieste, 1973: un bambino, durante una cena in famiglia, scopre che esiste un posto magico chiamato “Paesi dell’Est”. Lì, dove le foto a colori vengono in bianco e nero, c’è anche una città divisa da un muro gigante che si può pasticciare senza che nessuno dica niente. Di giorno, poi, al posto del filo spinato stendono dei rotoloni di marzapane buono. Ha più senso rimanere a Ovest? Le prime, eccentriche avvisaglie di una dissidenza inconsapevole quanto profonda hanno il candore dell’adolescente che snobba Rivera per Sparwasser, onesto pallonaro della Germania Est. Ormai ragazzo, per tutti diventa Tito: rifiuta sdegnato la Vespa 50 per scorrazzare col Tomos A3 jugoslavo. Ma in lui si accendono subito ambizioni e entusiasmi, dopo una vacanza-premio coi genitori, a Budapest, movimentata dalla compagnia di una serafica spia in fuga… Fino al periodo universitario che, tra il sogno di coniugare capitalismo e socialismo e la passione per la musica dark anni ’80, gli dà occasione di tornare oltre cortina: sullo sfondo dell’imminente caduta del Muro, un viaggio per le capitali dell’Est con la fidanzata filoamericana Simona e l’amica Anna, accompagnata dallo scapestrato punk Sony-boy. Gli ostelli lerci, le folli e alcoliche scorribande notturne e gli imprevisti, lasciano emergere insospettabili affinità elettive: un’illuminazione, per Tito, che lo spingerà a una drastica scelta di vita e ad un incontro inatteso. Heman Zed ha 40 anni. Dopo aver viaggiato per l’Europa, lavorando come dj, importatore di abbigliamento fetish e anelli per body-piercing, decide di stabilirsi a Padova, dove collabora con un’associazione no-profit impegnata in progetti sociali multimediali. È un appassionato studioso di storia contemporanea. La cortina di marzapane è il suo primo romanzo. ******************************************
Kronshtadt 1921, Russia. Una rivolta durata appena 18 giorni si chiude nel modo più crudele. L’insurrezione dei marinai dell’isola del mar Baltico viene sedata dalle guardie rosse, guidate da Leon Trotski, a pochi anni di distanza dalla Rivoluzione d’Ottobre. Un estratto Gianni-Emilio Simonetti, nato a Roma, vive sul Lago Maggiore. ****************************************** Nella stessa rubrica
Luigi Cojazzi presenta il suo primo libro "Alluminio" Riduzione teatrale del libro "La cortina di Marzapane" Guerra alla terra - I conflitti nel mondo per la conquista delle risorse |
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