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2.9.2010
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Il buio su Piazza Alimonda - A cura di Lello Voce e Radio Sherwood
Il rincorrersi di sempre nuove notizie e indiscrezioni a proposito dell’omicidio di Carlo Giuliani, sostenuto dal tam tam dei media ci induce a pubblicare in anticipo su quanto previsto questo scritto. La speranza è che quanto qui offerto e le evidenze fotografiche e logiche che vi vengono esposte vogliano finalmente essere guardate con occhio scevro da pregiudizio poichè ciò che sta accadendo a proposito di Carlo Giuliani è un insulto evidente alla verità e alla ragione tanto quanto lo fu il "malore attivo" che fece precipitare Pinelli dalle finestre della questura di Milano. Questo scritto è un tentativo di fare il punto a proposito degli avvenimenti di Piazza Alimonda che hanno portato alla morte di Carlo Giuliani il 20 luglio del 2001, a Genova, durante le manifestazioni contro la riunione del G8.
Chi scrive e chi lo ha affiancato in questo lavoro non pretende di possedere la verità, ma non è disposto, per questo, ad accettare quella preconfezionata che gli offre chi comanda il gioco. Chi scrive inoltre si è formato una sua idea che non intende nascondere e cioè che Carlo Giuliani abbia provato a lanciare quell’estintore per legittima difesa nei confronti della minaccia "grave e imminente" costituita da quella pistola che spuntava dal Defender e che chi lo ha ucciso abbia compiuto un vero e proprio omicidio, ed è convinto altresì che allo stato delle cose sia quanto meno lecito e possibile mettere in dubbio che a sparare quei colpi sia stato il carabiniere Placanica. Ciò non toglie che tutti noi abbiamo messo il massimo impegno nell’esame spassionato dei dati in nostro possesso, convinti come siamo che solo la verità, quale che sia, possa ridare un senso ai drammatici fatti di Piazza Alimonda. Saremmo felici di constatare che tutti coloro che hanno avuto parte nelle vicende di cui parlerò abbiano avuto lo stesso impegno di onestà. Purtroppo non ne siamo certi. Le incongruenze e le contraddizioni delle versioni ufficiali sono tali e tante da farcene legittimamente dubitare. I risultati recentissimi delle perizie degli esperti nominati dal tribunale, col loro suggerire ipotesi di pallottole ’ballerine’ o ’intelligenti’, non fanno che confermare il nostro pessimismo. Non proveremo nemmeno, quindi, a contestare la tesi del ’rimbalzo’, poiché essa è semplicemente incredibile. Discutere invece in questa sede e senza dati obiettivi dell’ipotesi di una leggera deviazione, non cambierebbe di nulla la sostanza dell’analisi. Quindi ce ne asterremo, lasciando ai periti di parte civile il compito di contestarla e dimostrarne l’infondatezza. Voglio anche precisare che varie volte nel corso di questo scritto si fa riferimento ad altre inchieste ed analisi dedicate alla morte di Carlo. Come si vedrà non sempre condividiamo le conclusioni a cui esse arrivano, condividiamo con loro invece lo stesso obbiettivo e vogliamo preliminarmente sottolinearne l’importanza e ribadire che anche quando non siamo stati d’accordo, le nostre conclusioni devono alle analisi degli altri lo stimolo indispensabile di un dialogo senza il quale le righe che seguono non avrebbero potuto essere scritte, e crediamo che sia vero anche l’inverso. Questa analisi deve inoltre molto alle osservazioni che Paolo ha voluto riservare ai miei precedenti scritti. A volte avevo ragione io, a volte lui. Lo ringrazio comunque, soprattutto per quando, a parer mio, aveva torto. Non ringrazio affatto, invece, tutti coloro, e in special modo il fotografo Devin Asch, che pur essendo in possesso di materiale non lo hanno messo a disposizione di chi cerca di far luce su questa vicenda. Per quanto riguarda Asch, che ci sembra più interessato a percepire diritti d’autore che a collaborare alla risoluzione di questa vicenda, voglio sottolineare che se rispondesse alle reiterate richieste di fornire il suo materiale fotografico in un formato a risoluzione accettabile, alcune delle domande che sono sinora restate senza risposta, potrebbero forse avere soluzione. La mia speranza è che chi deve e può istituzionalmente farlo, voglia intervenire per accertare la rilevanza ai fini processuali delle foto in possesso di Asch. Quando per primo presi contatto con lui, Asch mi disse con chiarezza che si "aspettava di essere pagato" per l’utilizzo delle sue foto e non mi pare che abbia cambiato opinione. Lecito. Come credo sia lecito pensare il contrario. Radio Sherwood e chi scrive non hanno comunque le risorse finanziarie per soddisfare le richieste del fotografo. Questo lavoro è dedicato da noi tutti alla gentile e inflessibile fermezza di Haidi e al coraggio di Giuliano, Elena e Fabrizio, che hanno voluto onorarci della loro amicizia e della loro stima. E a Carlo, farfalla da combattimento. Le interviste che Haidi, Giuliano ed Elena hanno voluto concederci fanno da premessa a tutto quanto seguirà. [ Pubblicato on-line il 2 luglio 2002 ]
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