Bunna degli Africa Unite, è venuto a trovarci nel nostro piccolo “studio”al Rototom Sunsplash 2006. Con l’occasione abbiamo fatto un’intervista al cantante di un gruppo storico della scena Reggae nazionale e non: gli Africa Unite.
MR:ROBINSON: Quante volte hai partecipato al Rototom Sunsplash fino ad ora?
BUNNA: Sinceramente non le ho contate, però credo che siamo mancati solo un paio volte come Africa Unite, di cui una sono venuto con i Bluebeathers, quindi io sono mancato solo una volta. Il Sunsplash è sempre una bel evento, mi ricordo quando ancora facevamo i primi Sunsplash nel piccolo parco del Rototom a Spilimbergo, ora le cose sono cambiate, siamo cresciuti tutti quanti, siamo cresciuti noi, l’organizzazione, le strutture, il cast, e tutto quanto, quindi…abbiamo fatto un viaggio assieme, nel senso che con il nostro lavoro ed il loro diffondiamo questo ritmo, questa musica; sono queste le ragioni per cui in questi anni il reggae è diventato così popolare. La scena italiana ed il pubblico è sicuramente cresciuto, grazie a questo lavoro, ecco.
MR: È appena uscito il vostro nuovo lavoro: “CONTROLLI”, vuoi parlarcene un po’, com’è nata questa nuova idea?
B: Guarda, questo è un lavoro che è nato così come nascono tutti i lavori degli Africa Unite, assolutamente in modo spontaneo, è un lavoro che sicuramente risente un po’ di cambiamenti. Nella formazione sono cambiate delle cose: è cambiato il nostro vecchio bassista; non c’è più la sezione fiati; e quindi anche il fatto di non avere certi strumenti a disposizione del gruppo fa sì che il suono cambi. È cambiato anche grazie all’ ingresso di Paolo Baldini, il nuovo bassista, che è anche il bassista di B.R.Stylers, che ha coprodotto il novo disco, e quindi ci ha messo anche molto “del suo”: del suo sapore, della sua conoscenza, del Reggae e del Dub. Quindi il gruppo risente sicuramente di queste cose.
È un disco magari più elettronico se vuoi, non in modo negativo del termine, comunque bisogna rendersi conto che siamo nel 2006 e bisogna trovare delle strade nuove, sperimentare delle cose nuove. È chiaro che sperimentare delle cose diverse dal solito è sempre molto rischioso, uno deve essere conscio del fatto che magari certa gente capisce e altra meno. Penso che trovare delle soluzioni nuove, rendere il Reggae una musica attuale, non può far riferimento a quello che era Marley, sono passati 30 anni ormai, anche se il nostro rispetto per lui rimane e rimane sicuramente il nostro riferimento. Bisogna trovare, come dicevo, un modo per attualizzare questo genere per interessare le nuove generazioni. Questo è un disco, al di là di quello che si dice, che ha dentro molto Reggae ha un sapore di questi tempi e se si guarda anche alla Giamaica e all’Europa si trovano dei gruppi che fanno Reggae e in questi l’elettronica viene usata, quindi perché non usarla? Bisogna farci solo un po’ l’orecchio.
MR: Immagino che: sia tu che gli altri musicisti ascoltiate del Reggae…
B: …Non tutti.
MR: …Tu cosa ascolti? Cosa ti piace ascoltare in questo periodo?
B: Alla fine all’interno degli Africa Unite gli ascolti e i gusti sono molto eterogenei, questo è anche il motivo per cui i nostri dischi risultano essere molto contaminati; ognuno ci mette un po’ del suo e quindi ognuno cerca di mettere qualcosa di quello che è abituato a sentire e di quello che apprezza di più. Io ascolto molto Reggae, ascolto il Reggae vecchio, il Reggae Roots, ascolto Rocksteady, lo Ska, grazie anche ai Bluebeathers, che mi hanno fatto scoprire questo mondo di cui non conoscevo così tanto. Poi gli ascolti, come dicevo, sono molto diversi, Madaski è più interessato a quello che è il suono elettronico: il Dub, magari quello più elettronico, il Dub inglese; Paolo Baldini ascolta abbastanza Reggae Roots ma anche lui è ascolta più Dub, poi c’è anche il nostro chitarrista che ha una formazione Rock e il suo sapore va in quella direzione. Il nostro batterista ascolta anche del Jazz, quindi capisci che la formazione è molto eterogenea, e questo può essere anche un bene nel senso che la contaminazione alla fine è che produce sicuramente qualcosa di nuovo, perché comunque attenersi alle regole e ai canoni che purtroppo il Reggae detta, è abbastanza limitante se vuoi stare dentro a quel “modus” di suonare. Quindi è bello anche un po’ andare a sconfinare, chiaramente con tutto quello che ne segue.
MR: Penso che la sperimentazione sia sempre una bella cosa e fa crescere sicuramente. Ti faccio una domanda magari retorica, per quanto riguarda l’attuale Giamaica: si parla di omofobia, c’è questo problema che qualche artista non riesce ad esibirsi in Italia a causa delle proprie liriche, se vuoi rispondere o se vuoi dare una tua opinione su questo lo puoi fare tranquillamente, oppure no, non c’è problema. Anche perché se ne parla molto e tante volte magari a sproposito.
B: Sono d’accordo. Devo dire in prima battuta che sono contento che certe situazioni e certi festival diano dei segnali forti a questi artisti che cantano questi testi che vanno contro a quello che è lo spirito del Reggae originario. Il Reggae dovrebbe essere una musica che parla di tolleranza, di unità, non di discriminazione, mi sembra un paradosso. Artisti addirittura giamaicani, nati nella patria del Reggae, che poi alla fine cantano testi a volte molto pesanti, dire: “Bruciamo tutti i Gay” mi sembra una cosa veramente molto molto pesante. Sono convinto e sono d’accordo che certi festival mettano dei paletti e dicano: “non facciamo venire artisti che cantano determinati testi”. D’altro canto mi fa anche sorridere, cioè vedo che certi artisti sono poco credibili: un anno magari sono “conscious” o “Rastafarian” e l’anno dopo si mettono contro gli omosessuali, mi sembra veramente allucinante, mi sembrano un po’ schiavi del loro personaggio, un anno sono una cosa e l’anno successivo ne sono completamente un’altra. Chiaramente io penso che l’influenza dell’Hip-Hop americano, quello più legato al machismo, all’uomo, influisca e condizioni anche la musica giamaicana. È già successo ai tempi dello Ska, quando la musica americana ha condizionato la musica dell’isola fino ad arrivare al Rocksteady e al Reggae, sfortunatamente i condizionamenti della musica americana negli ultimi anni sono abbastanza deleteri, e quindi devo dire che condivido pienamente la scelta, come dicevo prima, di non far suonare gli artisti che predicano certe cose e sono convinti di certe posizioni e mi fa ridere come uno possa essere una cosa un anno e l’anno dopo un’altra, mi chiedo come possa essere possibile. In Europa questo fatto per fortuna non accade, forse perché c’è una coscienza un po’diversa. In Giamaica sembra sempre che sia tutto un gioco, purtroppo non è così…
MR: Bunna, ti ringraziamo tantissimo per aver dedicato all’ISOLA DI MR.ROBINSON questi minuti, e “in bocca al lupo” per questa sera sei sempre gentilissimo, grazie.
B: Grazie a voi! A presto.
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[ Pubblicato on-line il 20 luglio 2006 ]