
Quattro ragazzi animano le gesta essenziali, ruvide e incisive di queste canzoni molto cantate e la scelta dell’italiano con dei testi per niente banali che ravvisano le loro dinamiche trasportate nei testi e nei nodi degli intrecci melodici, li porta a aumentare le voci positive sul loro nome.
In che modo il vostro percorso musicale personale vi ha portato a formare i Management del Dolore Post-Operatorio?
Purtroppo è dalla tenera età di undici anni (sedici anni fa) che ci vediamo tutti i giorni, prima o poi doveva succedere.
Quali dischi di altri, riascoltandovi avete riconosciuto tra i vostri ascolti?
Non abbiamo capito la domanda, comunque Domenico Modugno è sempre il top.
Cos'è la musica per voi? Come la vivete come musicisti che fanno musica e come estimatori che la ascoltano?
Il compito di ogni artista è di far pensare il pubblico in modo differente. In questo senso vediamo la musica come modo di far capire che ci sono mille modi di pensare e di non credere che esista un modo per avere ragione.
Come dividete i vostri compiti compositivi?
A livello compositivo siamo piuttosto individualistici, in partenza, per poi coadiuvare il tutto all'interno di una regia collettiva "manageriale". L'embrione musicale nasce dalle mani del nostro chitarrista, le cui note si (con)fondono nei deliri testuali del nostro frontman. Capita quasi sempre che "quelle parole" si approprino subito di "quella musica" e non la lascino più. Poi, a misfatto compiuto, tutto il Management prepara la cena da consumarsi davanti ad un caminetto, ognuno sapendo benissimo quali ingredienti utilizzare.
Vi siete sentiti ispirati dal vostro dolore. In che modo siete partiti da lì?
Il dolore più che un'ispirazione è un punto dal quale si guarda la vita in una prospettiva differente. Per esempio, una persona che non riesce a trovare l'amore, difficilmente proverà dolore non trovando il prosciutto al supermercato.
Il dolore fisico ospedaliero è soprattutto fotografico, come mai questa scelta?
La fotografia è un'immagine della realtà, ma non è la realtà. Perché una fotografia è immobile e la realtà no. Tutto, nel nostro lavoro, è un modo per spiegare che ogni piccola cosa ha il suo significato, ma che quel significato potrà variare tra o ogni sette secondi. Si deve sempre dire qualcosa e cercare di smentirsi l'attimo dopo.
Tra le canzoni "Signor Poliziotto" vi porta al canto corale che da l'idea della forza dell'uomo che sogna dovendoseli guadagnare di continuo i propri sogni. Da cosa è nata questa canzone?
Da un aneddoto su Leo Ferré.
"Il Numero 8" che chiude il disco rivela le due facce della stessa medaglia. Ma se una ragazza, romanticamente, vi indica i gabbiani che volano sul mare, voi le ricordate che sono appena tornati dal sorvolare una discarica? Fino a che punto siete o vi sentite cinici?
Non si tratta di cinismo!!! Questo è amore! Significa godersi il volo del gabbiano prima che torni alla discarica. E significa che la vita è bella e brutta allo stesso tempo e che dobbiamo lavorare sodo per goderci ogni piccolo pezzetto di felicità, e accettare anche il dolore perché c'è, è un dato di fatto. Non bisogna per forza cambiare il mondo, ma cambiarlo per un attimo, per quell'attimo. E poi tutto come prima, forse.
Qual è stata la prima canzone del disco? E ha 'plagiato' il modo di comporre e sentire le altre canzoni?
Non abbiamo "studiato" per comporre il disco. Sono tanti piccoli pezzi della nostra vita. Non sappiamo dire come un pezzo della nostra vita abbia influenzato l'altro, ma ogni brano ha avuto il suo trattamento speciale. Finito un brano, abbiamo cominciato a pensare all'altro, senza fregarci troppo di cosa avevamo fatto prima.
"Irreversibile" ha per me il testo più bello del disco: mi ha colpito molto. Com'è nato quindi soprattutto il testo?
Da una discussione con un amico che studiava statistica. Affermava che quando il grado di entropia delle cose arriva ad un stato di irreversibilità, allora c'è bisogno di un nuovo "disordine" per trovare un nuovo equilibrio. Poi abbiamo fatto un collegamento con la bibbia, ed abbiamo capito che infondo anche Dio quando le cose andavano male, ha messo a ferro e fuoco mezzo mondo. Infatti anche nel vangelo, Gesù vede il mercato all'interno del tempio e si incazza come una bestia prendendo a calci tutte le bancarelle.
Chi volete ricordare tra gli ospiti e come sono stati importanti per la riuscita delle canzoni?
Emanuele Fusaroli è un figo. Emiliano Audisio (Linea 77) pure. Un bacio e un abbraccio quindi a tutti, pure alla Zizza ad Andù e a Pepé.
Dove e come è stato registrato il disco?
A Ferrara, nello studio di Emanuele Fusaroli. E' stato registrato con il suo banco caldo, acceso ininterrottamente da cinque anni. Abbiamo bevuto molto per trovare le sonorità giuste.
Col senno di poi cosa vi piacerebbe cambiare del vostro "Auff!!"?
Niente!
Come presenterete il disco dal vivo?
Dal vivo suoniamo più incazzati, tutto qui! Il disco è studiato per essere suonato senza un orchestra.
Quelle del disco sono tutte le canzoni che avete finite o tenete da parte altro materiale?
Abbiamo da parte (in testa) materiale per altri quindici dischi. vi annoieremo ancora per molto, che vi piaccia o no!
Per avere il disco cosa bisogna fare e per tenere d'occhio le vostre date dove bisogna andare?
Sul nostro sito c'è tutto.
www.managementdeldolorepostoperatorio.it
Francesca Ognibene
Per inserire un commento devi effettuare il login utilizzando il modulo in alto a destra.
Sei nuovo? Registrati subito utilizzando il modulo di iscrizione che trovi qui.
loading...