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Fragments From The Inside

Intervista a Eraldo Bernocchi

3 Ottobre 2014

Cosa imbarazzante assai è iniziare una chiaccherata con te, Eraldo. Il motivo? Non sai proprio da dove cominciare tanto vasta, multiforme, affollata di bella e famosa gente è la tua produzione.

Mettiamo ordine e facciamo i diligenti, anche per il famoso “pubblico giovane”: un impossibile breve compendio del tuo percorso artistico dai lontani anni '80 ad oggi.

Ciao Mirco…si parte da lontano…
Inizio nel 77 trascinato dal punk e dal metal. Suono insieme a gente che formerà varie bands indipendenti italiane che nel tempo raccoglieranno un bel po’ di successo. Mi stufo dopo un paio di anni, il rock mi sta stretto, suonare sempre le stesse cose mi angoscia. Sono un incubo per chi suona con me, cambio le parti ogni volta che andiamo in sala, non riesco a ripetermi. Dall’83 manipolo nastri, pedalini, elettronica, chitarre metal e tutto ciò che mi circonda e che fa rumore. Creo Sigillum S con Paolo Bandera e Luca Di Giorgio, da allora non ci siamo mai fermati.
Nel 92 incontro Petulia Mattioli e fondiamo Verba Corrige, un laboratorio culturale che pubblica dischi e azioni artistiche, e nel 94 incontro Laswell. Da allora non ho mai smesso di cercare, di muovermi e navigare tra i suoni.

Che ne dici se iniziamo ad analizzare il tuo lavoro, e conseguentemente la realtà nella quale ti muovevi, a decadi? Se tu sei d'accordo, tempo e spazio ne abbiamo.
Anni '80...con particolar riguardo al nome Sigillum S please…

Sigillum S l’abbiamo creato con l’intenzione di dare vita a uno spazio creativo aperto. una non-band. All’epoca tutti avevano una band e a me non fregava nulla di averne una. Lo trovavo riduttivo, limitante. Mi interessava il concetto di collaborazione (parola magica in Italia dove solo da poco si comincia a percepirne il senso). L’industrial e la sperimentazione ha dato a Sigillum S la possibilità di diventare qualcosa che oggi è diventato di culto. Fa un po’ ridere come stato raggiunto ma è così…hai sempre l’impressione che l’essere di culto sia tipo una pre-morte. Ecco, ora siamo di culto…possiamo chiudere gli occhi. Sorry, il mio humor nero non mi lascia mai in pace…
All’epoca si andava a fanzine, cassette duplicate in casa, ordini per posta. Tutto era più lento, a misura d’uomo, il tempo era tempo e non un concetto astratto e superficiale come ora che tutto procede parallelamente sui binari del web.
in quegli anni mi sono sparato un infinità di concerti, in Italia e all’estero. Sono stati la mia formazione.
Sigillum S resta il progetto più importante della mia vita, quello grazie al quale sono diventato ciò che sono e che mi accompagnerà fino alla fine dei miei giorni. Mi ritirerò a un certo punto, non si può rompere le palle con la propria musica per sempre, non sono Mozart, non sono Miles. Non ha senso che continui fino a 80 anni, mi annoierei io per primo figuriamoci gli altri. Ma Sigillum S resterà, fino a quando ci sono io, o Paolo o Luca o Petulia (che oggi è membro effettivo e si occupa, come logico, della parte immagine e video) continueremo la nostra ricerca..

Anni ’90

Proseguo con Sigillum S ma inizio a muovermi all’estero. Fondo Verba Corrige con Petulia Mattioli. Contatto artisti e managements, spesso vado a vuoto ma alla fine perseverare serve a qualcosa. Incontro Bill Laswell, tutta la cerchia che gli orbitava attorno, la scena di Brooklyn e molto altro. Mi hanno accettato come uno di loro, e da allora abbiamo sempre fatto cose insieme. Sono in parte diventati la mia famiglia, ci siamo supportati a vicenda quando era il momento. Chi non ha vissuto gli anni del Greenpoint Studio di Brooklyn non può sapere quanta energia e creatività ci fosse nell’aria, quante cose si facessero perchè si aveva voglia di fare, di registrare, di suonare. Forse solo Teho Teardo può capire quanto dico poichè abbiamo avuto percorsi simili. Sembrava quasi di essere tornati ragazzini in cantina…invece si stava in studio con Bill, passava Flavor Flav, Zorn, Grandmixer DXT, Niky Skopelitis, Kondo e molti altri. Ti poteva capitare di andare ad aprire la porta e ci trovavi Chris Blackwell, Mr Island Records in persona. Sono stati anni intensi ma fantastici.

I 2000 e oltre

Direi come sopra, non mi sono mai fermato….se non che creo insieme a Giacomo Bruzzo RareNoise Records e da lì parte tutta un’altra storia. Continuo a fare dischi, troppi forse e quindi riduco sempre di più. Sto ancora riducendo, ma è come una droga. Non riesco a smettere di fare musica, di missare. E’ più forte di me.

L'elenco degli artisti con cui collabori è decisamente imponente, nomi che appartengo all'immaginario di tutti noi, vecchi naviganti nostalgici con il vezzo della scoperta come ragione di vita. Riusciresti a fare un ritratto dei nomi per te più importanti o significativi con cui hai lavorato e tutt'ora lavori?

Bill Laswell su tutti. Devo molto a Bill, mi ha accolto, aiutato, stimato, dato contatti, insegnato ciò che so sul Music business. È stato come un padre, so che può sembrare esagerato, ma alla fine è così. Bill sa essere paterno come durissimo, anche con chi gli è vicino. A volte risulta incomprensibile ma è fatto così, mi ha insegnato a produrre sul serio e a interagire sul palco con gente che suona con la "S" maiuscola, gente che per me era irraggiungibile e che invece ho scoperto essere interessata a ciò che facevo o proponevo. Su tutto Bill mi ha raffinato il concetto di spazio, di silenzio in musica, di aspettare che accada qualcosa perché quando accade cambia il mondo. La lezione di Miles applicata a ogni genere musicale se vogliamo. La dinamica prima di tutto.
Harold Budd. Uno degli artisti con cui ho sognato di lavorare da sempre è alla fine è accaduto. Non facile, delicatissimo nel suonare il piano, essere nella stessa stanza e improvvisare con lui al piano acustico e io a quello elettrico è stata una delle esperienze più emozionanti che abbia mai provato. C'è stato un momento in cui ci siamo fermati, ognuno dei due aspettava che l'altro facesse qualcosa, che suonasse una nota. Dopo secondi che sembravano interminabili Harold ha lasciato cadere uno dei suoi accordi, che non sai come ma li tira fuori solo lui, e il mondo ha ripreso a girare. Il silenzio più emozionante della mia vita di musicista.
Sa essere molto severo e ha un senso dell'humour così british che quasi non ci credi che sia americano. Lui e Robin Guthrie insieme sono una coppia micidiale, non ho mai riso così di gusto come quando abbiamo registrato “winter garden”.
Giovanni Lindo Ferretti. A Giovanni voglio un mondo di bene, ormai sono quasi 20 anni che facciamo, a singhiozzo, cose insieme. Prima le produzioni per CPI, poi Codex, mentre lui è Zamboni sbriciolavano una storia quasi ventennale e io osservavo questo delirio svolgersi davanti ai miei occhi .Poi la Bottega di Bologna, che Giovanni voleva fortemente ma solo se io fossi stato con lui dall'inizio. Una buona parte dei nostri allievi oggi ha una strada autonoma, alcuni anche importante. Su tutti Lorenzo Esposito Fornasari che è il mio collaboratore più stretto in assoluto.
9 volte su 10 dove ci sono io c'è lui. È un cantante fantastico, un ottimo produttore e un professionista affidabile, quasi giapponese nel modo di lavorare, che è esattamente ciò di cui ho bisogno perchè è l’unico modo che conosco per lavorare.
E’ uno dei miei amici più stretti, e cosa non marginale, riesce a sopportare i miei lati più orrendi...Più di così non potrei chiedere. Non posso fare a meno della sua preziosa presenza e siamo così abituati a lavorare insieme che spesso dobbiamo forzare il distacco per evitare che uno diventi l’altro…
Raiz. Con lui il rapporto è ormai ventennale. Una voce unica, una persona fantastica dal lato umano. Abbiamo fatto un bel po' di cose insieme, e altre ne faremo. È uno di quei cantanti che entra in studio si mette davanti al microfono e estrae delle melodie da brivido al primo take come in “Corpus” di Ashes dove ancora una volta Laswell insegna. Arriviamo a Brooklyn al Greenpoint Studio di Bill. Montiamo i nastri e Raiz improvvisa sui brani giusto per vedere come si sentiva in cuffia e se quanto aveva preparato funzionasse o meno. Bill mi guarda e mi fa:"perfetto, una voce incredibile". Avevano già registrato tutto, Raiz non ci poteva credere, io neppure. Le voci che senti su Corpus sono il primo take. Ovviamente registrate magistralmente.
Mick Harris. Anche qui un lungo rapporto. Mick è energia pura, senza filtri, con tutti i pro e i contro. Adoro ciò che ha fatto con i Napalm Death e poi con Scorn. È una forza della natura, non conosce i compromessi. Mi spiace solo che per un malinteso il nostro rapporto dopo una vita si sia incrinato ma abbiamo fatto a tempo a fare tre dischi insieme e andare in tour divertendoci non poco. Mi manca. Mick è una delle poche persone che mi manca nella quotidianità.
Petulia Mattioli. In realtà il suo nome andrebbe in cima alla lista ma visto che stiamo parlando di musica arriva qui…
Senza di lei, oggi mia moglie, non sarei quello che sono, non ce l'avrei fatta. Mi ha supportato psicologicamente e economicamente quando io non guadagnavo nulla e lei si. Abbiamo una simbiosi totale nel lavoro e nella creatività, ci lasciamo dei progetti soggettivi per non impazzire o non litigare costantemente ma almeno la metà delle cose le facciamo insieme. Adoro le sue copertine, le sue immagini video caravaggesche, l'uso della luce e il fatto che anche lei è priva di ogni filtro. Diplomazia zero, in questo senso se già io lo sono poco lei lo è ancor meno.


Eraldo Bernocchi alla stregua di un 'multistilista' sempre pronto al cambiamento. I tuoi “salti” a volte risultano incredibili. Spiegaci come riesci ad immergerti in ambientazioni sonore che differiscono totalmente le une dalle altre e come vivi questa continua ‘bipolarità'.

Non lo so. Credo faccia parte di me. Come ho detto più volte mi interessa esplorare, navigare tra i suoni, incontrare persone e collaborare. Mi viene naturale registrare dell’ambient con Harold e la settimana dopo portare Sigillum S sul palco o incidere un nuovo brano di Obake.
Me lo hanno chiesto in molti. Credo si tratti di ciò che Bill chiama “the vision”, alla fine tutti quelli che fanno parte di una certa cerchia hanno una visione comune che è l’esplorazione , l’affrontare nuove sfide, il collaborare. Morirei dentro se suonassi lo stesso genere, se mi confrontassi sempre con le stesse persone. Mi annoio quando faccio musica da solo, nella maggior parte dei casi le mie cose “solo” sono sepolte negli hard disks perchè le trovo noiose, pretenziose, presuntuose. Due palle fare musica da soli, ho bisogno di scambiare. Chiaro che nel tempo ho dovuto diventare selettivo però l’attitudine resta quella.

Come vedi io non sto facendo nomi perchè desidero sia tu a descriverci, in prima persona, il tuo vissuto artistico. La trovo cosa più intima ed interessante per noi lettori/ascoltatori.
Facciamo uno sforzo non da poco e rimaniamo analitici: produzione discografica. Ovviamente anche questa ha dimensioni non da poco. Quali le produzioni alle quali sei indissolubilmente legato.

Sigillum S “23/20” perchè è la somma di tutta la nostra storia fino a oggi. Il primo album di Charged con Laswell e Kondo, “Corpus” di Ashes con Laswell e Raiz, “Codex” di Ferretti, lavorare con Giovanni è stato faticoso ma fantastico, un album capito poco quando uscì. Forse troppo scarno, e poi…senza chitarrine… a me e Giovanni non è mai fregato nulla, siamo orgogliosi di quel lavoro. “Fragments from the Inside” con Harold Budd perchè è stata la prima volta e regge il test del tempo abbastanza bene, “Winter Garden” sempre con Harold e in più Robin Guthrie perchè aggiungo Robin a Harold e mi si apre il mondo, Metallic Taste Of Blood il primo album e il primo di Obake. Sono le bands che non ho mai potuto avere e che ora ho perchè adesso sento di poterle avere.

Viaggiamo di link: produzioni discografiche/etichette discografiche. Che mi dici della RareNoise Records?

RareNoise è l'operazione di due pazzi che mentre tutto finisce decidono di fondare un etichetta discografica e il tempo, la critica e, ora, piano piano, le vendite, ci danno ragione. Giacomo Bruzzo, il mio socio, mi ha fatto ormai 8 anni fa questa proposta e io l'ho accettata. Non avevo soldi da investire ma ci ho messo il mio catalogo futuro, il mio nome, i miei contatti, la mia credibilità in certi ambienti. Ha funzionato. A fatica, ma ha funzionato. Ho una posizione molto chiara nei confronti del lato economico: non parlo di soldi con gli artisti, non tratto, non stilo contratti. Il rischio di rovinare amicizie è troppo alto ed è già accaduto un paio di volte perchè c’è chi si aspetta di avere la strada spianata in quanto amico o ricevere budgets più alti in virtù di rapporti decennali. Non è così. RareNoise si comporta nello stesso modo con tutti, me compreso che sono socio fondatore.
Siamo trasversali, non c'è un genere RareNoise, non siamo la ECM, ma ci siamo noi con le nostre follie, passiamo dal metal sperimentale all'ambient al free jazz fermandoci a metà strada al Dub e roba simile. Alla fine siamo stati riconosciuti per ciò che siamo, siamo RareNoise. Abbiamo un roster in crescita, un release schedule pieno ormai fino al 2016 e la fila di "nomi" fuori dalla porta che ci chiedono di uscire per noi. Di colpo RareNoise è l'etichetta di riferimento di certe menti creative. Lo dico con orgoglio, sono felice di tutto questo, Giacomo ha fatto un lavoro incredibile, ha sudato sangue e soldi per vedere del briciole...ma alla fine, se fai uscire qualità e non merda i risultati si vedono.
Non imponiamo nulla agli artisti, se non il fatto che dobbiamo, perché siamo costretti, lavorare a budget ridotti. Investiamo in agenzie stampa serie, preferiamo spendere per quello, paga di più un termini di visibilità e ci da la possibilità di crescere mediaticamente.

E come ti poni rispetto all'esplosione di musica diffusa digitalmente, che ne pensi delle varie piattaforme esistenti?

Più che di esplosione parlerei di imposizione. A parole, sulla carta, sono un'importante occasione per tutti i musicisti ma in realtà, almeno per me, sono la più grande truffa dell’ultimo decennio. L'unica degna di nota, e utilizzabile senza farsi venire la nausea, è Bandcamp che è intelligente e innovativa dando la possibilità di creare il proprio negozio virtuale a costo zero e chiedendo una fetta minima dei propri guadagni. Se invece mi chiedi di Spotify, o Pandora, tanto per fare due nomi ma la lista potrebbe essere molto più lunga...ti dico che li detesto. Loro fanno un sacco di soldi , noi no. Un esempio? Nell'ultimo statement della SIAE c'era uno dei miei brani che ha avuto più di 19.000 plays su Spotify e Telecom Music...vuoi sapere quanto era la mia fetta?
27 centesimi. Vogliamo parlarne? E’ crollato il mercato di un tempo, i dischi che si comperavano comunque. Oggi tutti scaricano, manco un centesimo pagherebbero per un disco. Napster è stato un disastro, ha legittimato il furto. So perfettamente che c'è chi pensa che la musica gratis sia un diritto in quanto cultura. Mi potrebbe anche andare bene se ci fosse qualcuno che mi stipendia e mi paga per ciò che faccio mensilmente.
Siccome così non è, scaricare, o peggio ancora perchè vuole essere complici di una truffa, ascoltare musica pagando un abbonamento a dei criminali resta per me cosa pessima. Dall'altro lato si è venuto a creare un mercato di gente che compera dischi sul serio, che li compera in vinile, che aspetta con ansia l'uscita di un album. Sono pochi ma sono quelli che ci permettono di sopravvivere. Io stesso negli ultimi anni ho diretto i miei sforzi verso altre forme di distribuzione della musica, come le sincronie, le colonne sonore Etc Etc. L'alternativa è cambiare mestiere, la gente sempre più raramente compera un album intero. Vanno per brani. Non c'è il prima e il dopo, c'è solo l’ora, l’adesso. C’è la playlist suggerita da questi coglioni che stanno trasformando la fruizione musicale in un’immensa compilation, come se la tua vita fosse un eterno aperitivo nel bar fighetto dove ascolti la musica del momento.
Fondamentalmente siamo fottuti noi musicisti ed è fottuto tutto l'indotto. Ad esempio: chi fa copertine un tempo veniva giustamente pagato per il lavoro che faceva perché la creatività, la professionalità si pagavano. Oggi anche loro prendono delle miserie. E non è questione dei soliti marchettari, quelli ci sono sempre stati ma la qualità li cancellava in un secondo, è questione che, salvo rari casi, le case discografiche vendendo poco pagano poco chi fa le copertine, chi fa la promozione, chi organizza concerti. Insomma, per tornare alla tua domanda. Bandcamp a parte le piattaforme di distribuzione digitale sono un cancro, e dei peggiori. Ovvio che qualche mio disco lo trovi anche li perché non posso obbligare altri musicisti o RareNoise a non metterceli, non sono un dittatore, ma la maggior parte delle mie cose non ci vanno, per principio. Si fottano, crepino.

Ora che hai descritto in modo esaustivo il paesaggio nel quale ti muovi passo alla domanda che tutti vorrebbero farti...eh si! Anche noi, a nostro modo, siamo terribilmente mainstream: Eraldo Bernocchi e Harold Budd, un binomio oramai consolidato. Vorremmo conoscere la storia dagli inizi fino ad oggi e oltre...

Nel 93, o giù di lì, tramite il manager di David Sylvian e dei King Crimson che lo contattò a nome mio, ebbi l'indirizzo di Harold e gli scrissi una lunga lettera. Sembra una vita fa quando ci si scrivevano lettere, non messaggi elettronici privi di ogni personalità. Passò un bel po' di tempo senza che nulla accadesse poi un giorno ecco che mi arriva una busta contenente una lettera di Harold scritta con una calligrafia perfetta, uno scritto d'altri tempi. Abbiamo iniziato a corrispondere, con dei buchi temporali, a volte di un paio di anni. Poi, nel 2001, venne a Roma a suonare con Bill e Wobble. Così, dopo quasi 10 anni ci incontrammo, e decidemmo di fare qualcosa insieme. Abbiamo dovuto aspettare che Marco Pierini, allora direttore di Palazzo delle Papesse a Siena, decidesse di produrre una video istallazione di Petulia Mattioli per poterne realizzare la colonna sonora dal vivo nel 2003. Da allora siamo sempre stati in contatto e Winter Garden è lo sforzo più recente, dove Harold mi ha chiesto se poteva coinvolgere anche Robin, che è uno dei miei riferimenti chitarristici più importanti. Mai stato più felice.

Visto che siamo in area ambient, qual'è la tua percezione riguardo questo genere, quali i cambiamenti – se esistono – o le incertezze. C'è un ricambio innovativo a livello di composizioni e di artisti che la propongono?

Non seguo tantissimo se devo essere onesto. Mi piace molto Tim Hecker, che però forse va oltre l’ambient essendo più articolato. Ascolto quasi tutti giorni Soma FM la radio su web. ogni tanto ci sono delle cose interessanti, mi annoto dei nomi e quando ho tempo mi metto a cercare o a scoprire di più.

Più in generale, il 'comparto elettronico' ti ispira ancora fiducia o si inizia a percepire una sorta di stanchezza generalizzata?

Lo trovo un pochino noioso, un pochino stantio. Se vuoi il lato peggiore, ed è surreale, è proprio il fatto che la tecnologia sia ormai a disposizione di sempre più persone, con conseguenze disastrose.
Invece di fornire strumenti per creare ed evolversi, la tecnologia ha completamente appiattito le menti di almeno due generazioni e si appresta a polverizzare il futuro delle prossime. Troppe possibilità, troppi suoni, troppi sintetizzatori virtuali. Poca ricerca, poca evoluzione, poca fatica. Tutto pronto, tutto veloce. Tutto vuoto. un compressore per la maggior parte dei ragazzi che fa musica è una cosa “a schermo”, non ne hannomai visto uno vero.

Ti scrivo un termine: “metal”. So che tra te e 'lui' è amore vero...e ti confesso apertamente che la cosa da sempre mi rende ansioso :)

Ho iniziato con il punk con il metal. Rimango sempre affezionato a queste due espressioni musicali. Il punk mi ha stufato dopo qualche tempo, a parte le forme più estreme di hardcore. Non ascolto i Clash da 20 anni ma ascolto i Discharge almeno una volta alla settimana, mi interessa l’energia.
Il metal resta una passione e la mia origine. Anche qui però, ho centinaia centinaia di dischi e CD , forse migliaia, però onestamente alla fine sono poche le cose che oggi mi piacciono veramente ancora, a parte quelle che ascolto perchè mi fanno ridere perchè tra i miei dischi c’è della roba che fa ribrezzo…ma che a 16 anni mi piaceva. Li tengo per farmi due risate con gli amici quando vengono a trovarmi.
Se escludiamo quelli per cui metal significa soltanto il chitarrone e il muro di amplificatori oggi è forse il genere musicale più aperto che ci sia. Il metal, e soprattutto il black metal, è ormai aperto a qualsiasi cosa. Dall'ambient, al drone metal, al metal sinfonico, al noise metal, c'è un mondo dentro il metal,s un mondo di cose, di persone che si incontrano e che hanno nel tempo finalmente capito anche che è molto interessante collaborare e creare nuovi progetti. Non si può dire altrettanto di altri generi, forse solo l’industrial è rimasto (nella maggior parte dei casi) aperto all’esplorazione.

E che mi dici di certo 'cannibalismo' noise.

Immagino tu ti riferisca a Mangiati Vivi, il duo che ho con Giovanni Mori/Le Cose Bianche.
Avevo voglia di un progetto che fosse violenza pura. Qualcosa che mi facesse provare qul fastidio unico che provo quando metto mano al rumore, un fastidio positivo. un po’ come il dentista. Giovanni era la persona giusta (lo so che ti stai chiedendo perchè non l’abbia fatto con Paolo Bandera…ma che senso avrebbe avuto? Alla fine sarebbe stato Sigillum S con un altro nome). Abbiamo coinvolto Paul Gillis che è il cantante dei Morgue Supplier un gruppo grind di Chicago con il quale ho collaborato tempo (sempre per inquietarti un po’) fa e Nicola Manzan di Bologna Violenta. Contribuiranno all’album e non oso immaginare i risultati. Il nome è un omaggio ai cannibal moivie che tanto amo, quelli anni 80, da Cannibal Holocaust in poi. Giovanni nutre la stessa passione per certo cinema. E’ un disco anche divertente alla fine, c’è un sacco di senso dell’humor nonostante la violenza sonora.

Eraldo Bernocchi è anche conosciuto come ottimo produttore. Chi e cosa ami produrre, fammi qualche nome con cui hai lavorato di recente.

Non ho fatto molto ultimamente. Ho poco tempo e lo devo usare al meglio per le mie cose. Ho prodotto due dischi degli Infection Code, Mingle, collaborato alla produzione di roba sperimentale. Faccio mastering, quello sì. Soprattutto roba elettronica o estrema. Mi piace produrre gente che ha le idee chiare, che non scende a compromessi. Credo che il ruolo del produttore sia quello di far fiorire il bello che c’è in ogni artista, valorizzare ciò che ha dentro, non di fare felice un pirla che sta seduto dietro a una scrivania e pensa di sapere tutto di musica e in realtà non capisce nulla. Non si tratta di imporre la mia visione, ho sempre rifiutato che qualcuno imponesse una visione a me, non lo farei mai ad altri. Mi chiamano perché amano il suono dei miei dischi e prima di tutto viene la band, non la label. Rispetto agli anni 90 produco di meno, si sono stufati di sperare che faccia qualcosa di carino, che gli serva su un vassoio d’argento il “prodottino” di plastica. Mi innamoro delle band con cui lavoro, le difendo come fossero figli, gli do consigli, li metto in contatto con legali per la stesura dei loro contratti, li metto in guardia e gli raccomando di non firmare mai contratti di edizioni perché “si fa così”. Col cazzo che “si fa così”. Le edizioni si pagano, non si regalano. Anche poco ma si pagano. Da noi c’è questa “tradizione” che quando firmi un contratto discografico di fianco trovi già quello editoriale perché “si fa così”…sai com’è, “investiamo su di te”, “siamo una grande famiglia”, “fratelli” e tutte le cialtronate che mi sono sentito raccontare per una vita. Puoi immaginarti quanto anelino a lavorare con me come produttore. Piuttosto lavoro per le spese vive, se ho tempo, ma non sarò mai complice di una visione imbecille della musica. I bassi non te li taglio quando misso, restano dove sono perché i ragazzi li vogliono così, perché mi hanno scelto per quel suono. Prendere o lasciare. Infatti lasciano…ma va bene così. Pochi ma buoni.

Allora Eraldo, “Nemo profeta in patria”: come hai vissuto e vivi il tuo essere musicista che opera essenzialmente all'estero. Ti senti parte integrante di un gran bel 'giro artistico internazionale' o, al pari di qualche musicista italiano per nulla riconosciuto in patria, cerchi la rivincita oltre confine.

Sono grato all'estero per avermi dato la possibilità di realizzare quello che avevo in mente. Ho trovato persone disponibili a supportarmi, che hanno capito quello che stavo facendo, mi hanno fornito anche gli strumenti per migliorarmi. Ma quando sono andato all'estero io avevo già realizzato numerosi album, solo che in questo paese non se ne era accorto nessuno a parte te, Vittore Baroni e pochi altri. Poi di colpo sono diventato quello che fa le cose con Bill Laswell, quello che fa i dischi con Tizio, Caio e Sempronio. Uno degno di nota, di considerazione, come se avere il timbro di un grande nome ti desse la patente di decenza e dignità. A quel punto sono uscito più spesso dalla sezione “Italia” (che sulla stampa specializzata è un po’ come il giudizio degli insegnanti che recita” si applica ma raggiunge appena appena la sufficienza”). Alla è fine rimasto tutto come prima, il solito orrendo provincialismo italiano che ci porta a creare musica derivativa, a non andare da nessuna parte, ad avere una professionalità inesistente. Italiani insomma. Certo, ho avuto la possibilità, e l'ho ancora, di lavorare con grandi nomi, di far parte di un bel circuito internazionale, di poter proporre progetti, ma mi sono sudato ogni gradino di questa scala, mi sono guadagnato la fiducia e la stima di queste persone quindi non si tratta di rivincita, si tratta di aver lavorato con professionalità rispettando scadenze, budgets e limiti.

Dammi un tuo parere spassionato – so che disponi della necessaria carica – sull'odierna situazione musicale italiana. Ovviamente mi riferisco al suono con la 'S' maiuscola...se per te esiste.

Esiste ma fa fatica. Mombu, Buffalo Grillz, Zu, Mingle, Deison, Zeus!, Deflore, The Haunting Green, Morkobot, Zolle, Ufomammut e molti altri. Le bands ci sono solo che fanno una fatica mostruosa. Se avessi tempo e danaro aprirei un’altra etichetta, più estrema di RareNoise, per supportare più gente possibile, per dimostrare a quei cialtroni che purtroppo hanno potere decisionale ed economico, che l’Italia non produce solo cagate come il finto hip pop o il rockettino da tre euro che riempie i palazzetti. Che non siamo solo Ligabue e i suoi 2 accordi. Questo paese è pieno di gente che sa fare musica, che la fa, che sa suonare, che ha un mondo di idee, che usa la famosa italianità per creare gran belle cose, peccato che poi si debba scontrare con dei muri di gomma, che poi gli manchi il professionismo, le strutture, il supporto.
Quindi sì. Il suono esiste ma boccheggia come un pesce rosso del luna park nel sacchetto di plastica.

Ci vorresti spiegare quali sono i limiti nel proporre innovazione o più semplicemente musica di qualità in questo paese?

Essere italiani. L’italianità è quella che distrugge la possibilità di essere dei professionisti in qualsiasi campo. E fa un po' sorridere perché dall'altro lato l’italianità è il nostro più grande pregio, la nostra più grande virtù, è la creatività, è l'arte d'arrangiarsi all'ennesima potenza. Ma proprio quest'arte d’arrangiarsi, che ci fa sopravvivere da secoli, ci uccide. L'italiano non vive, sopravvive, vivacchia, arriva alla fine del mese. Che siano artisti, che siano imprenditori, che siano scrittori che siano attori, alla fine se non guardi oltre potrai aspirare a diventare un Allevi, oppure un Servillo, insomma la mediocrità che riempie le sale.
Un esempio tragicomico è l’ultimo cartellone pubblicitario del teatro Manzoni di Milano, c’è il faccione largo della Ferilli a tutto campo e sotto la scritta “Io vado al Manzoni”. Ora, stiamo parlando di teatro porca puttana! Teatro. Strelher, Ronconi e tutti gli altri si rivoltano nella tomba. Capisci qual’è il livello?
Dall’altro lato non è solo colpa del “Sistema Italia” ma anche dell’italiano in quanto tale, della sua voglia di apparire, del suo sentirsi chissà cosa appena sale su un palco, del suo pensare di essere unico. C’è un mondo là fuori che ci fa a coriandoli non appena mettiamo un piede fuori.
Nessuno aspetta noi, nessuno aspetterà la band Pizza E Fichi che per fare un soundcheck ci mette 2 ore perché hanno fatto 10 concerti in vita loro e si sentono arrivati.
Basta leggere una qualsiasi intervista di Allevi per trovarci l’intero paese.
E’ tutto unico, geniale, troppo avanti e chi più ne ha più ne metta. Ma quando mai?
Siamo da sempre convinti di essere chissà cosa, ma in realtà la nostra storia ci ha mangiato, digerito e cagato da tempo. Siamo quelli che piangono se Maradona arriva all’aeroporto…capisci? Dove vorremmo andare? La musica rispecchia in gran parte questo nostro ciarpame.
Per tornare alla tua domanda che altrimenti faccio un comizio e non frega nulla a nessuno…
Non puoi proporre innovazione in un paese dove i giovani non vengono minimamente considerati a livello lavorativo, figuriamoci a livello artistico. I giovani sono ormai una forza lavoro da sfruttare fino a quando la barca naviga. E non ci sarà innovazione fino a quando avremo una cultura della musica, che relega questa professione a una sorta di hobby. Sai quante volte mi sono sentito chiedere ma tu di lavoro cosa fai? Faccio musica rispondevo. Appunto, ma di lavoro cosa fai? Compongo musica. Ah ok, tipo un artista, o un artistoide. Se avessi parlato con delle scimiie avrei ottenuto di più.
Ecco questa è l’Italia, dove vorresti andare? Stiamo qui a parlare di musica, ma in realtà e l'intera situazione italiana che è marcia.

Il ruolo della stampa italiana specializzata, delle varie webzines e blog più o meno blasonati. Fuori dai denti, che ne pensi?

Fino a quando la stampa specializzata continuerà ad avere un approccio tra virgolette “italiano" alla questione musicale noi non andremo da nessuna parte perché non esiste la musica italiana. Esiste la musica. Viaviamo su un pianeta che ne produce a volontà. Passo delle ore su youtube a scoprire oscure band metal libanesi o pachistane, piuttosto che gente che fa techno a Bangkok. Questa è la grandezza della rete e non possiamo pensare di restare fermi alla “sezione italia”. Moriremo. Sta già accadendo.

Dove ti stai muovendo in questo momento, a cosa e con chi stai lavorando.

Sto finendo il secondo album di Metallic Taste Of Blood con Colin Edwin dei Porcupine Tree, Roy Powell e Ted Parson (Godflesh, Killing Joke,Prong, Swans). Pensando a un eventuale album futuro con Harold, e uno forse con Robin. Preparo il tour di supporto al secondo album di Obake che è ormai in uscita. Aspetto che esca il primo album di Osso il mio nuovo progetto con i Morkobot. Sto iniziando a mettere insieme le idee per un nuovo Ashes (dopo 8 anni…), poi un nuovo Sigillum S con Tony Wakeford e un Sigillum S speciale per i 30 anni del progetto che ricorreranno l’anno prossimo. Poi Teho (Teardo ndr)ed io abbiamo ipotizzato di “incrociare gli spinotti”, magari l’anno prossimo e fare qualcosa insieme. Abbiamo sempre camminato fianco a fianco ma non abbiamo mai composto insieme. potrebbe uscire qualcosa di interessante.
Da ultimo c’è una serie di progetti che si stanno concretizzando ma che al momento non posso ancora rendere pubblici.

Pensi possa esistere un pensiero positivo per lo sviluppo della musica di qualità in Italia, se si quale potrebbe essere secondo te?

Credo che esista già, ma boccheggia. E’ il pesce rosso di cui ti parlavo prima. Bisogna che gli italiani diventino professionisti seri, molti lo sono ma la maggior parte ha un approccio “spannometrico”. Bisogna che il “sistema Italia” dia alla musica ciò che le compete, i libri hanno un IVA risibile la musica no e questo mi pare spieghi chiaramente quale sia l’approccio.
Fino a quando si parlerà di “sezione Italia” sulle riviste, fino a quando ci sarà merda come X Factor o Amici non si veicolerà mai il messaggio che la musica è una cosa seria, non basta una ragazzina che sa cantare e che ha la bella voce. E’ pieno il mondo di gente che canta divinamente mentre si spacca la schiena lavando il pavimento. Non serve a nessuno, se non al proprietario del pavimento.

 
 

http://www.eraldobernocchi.com
http://www.soundcloud.com/eraldo-bernocchi
http://www.sigillum-s.com
http://www.rarenoiserecords.com

 
 

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    Intervista a Eraldo Bernocchi di Mirco Salvadori
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