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Nov
2014

Formigoni...è cattivo!!! - Sherwood Festival, Padova - 16 Luglio 2011

Elio e le storie tese Live Report

Intervista, foto e report

18 Luglio 2011

Report

Un anno fa, nel contesto di villa Camerini, a Piazzola sul Brenta, gli Elii avevano recitato la parte, un po’ compassata, di gruppo ormai globalmente familiare, aperto a tutte le fasce d’età, evitando gli aspetti più pruriginosi del loro repertorio e consegnando un concerto stilisticamente impeccabile, ma un po’ freddo sotto l’aspetto puramente relazionale e finanche parco nella scelta delle canzoni, quasi come se, con la mancata esecuzione dei classici, fosse venuta a mancare anche un pizzico di concretezza in zona realizzativa. Trecentosessantacinque giorni dopo, ed un soundcheck tardo pomeridiano sotto gli occhi, il concetto non cambia: il complessino si è stancato di suonare sempre i soliti brani e va alla ricerca degli episodi via via meno conosciuti dal grande pubblico. L’operazione antologica è altresì apprezzabile, per un duplice motivo. Permette, anzitutto, di riscoprire veri e propri evergreen in potenza, che solo una mancata sovraesposizione non ha fatto diventare tali (o ha ristretto, perlomeno, alla sola cerchia delle Fave). E, strano a dirsi, mette quasi alla prova gli EelST, fa loro fronteggiare un passato da molti ormai dimenticato e testa la prontezza tecnica dell’oggi con quella degli anni d’oro unanimemente riconosciuti, dalla vittoria/non vittoria di Sanremo a ritroso nel tempo.

Il bello è che, pur cambiando pelle innumerevoli volte nel corso degli anni, e concedendo al pubblico una varietà coloratissima e zappiana di melting pot musicali, lirici e politici (nel senso apartitico del termine), gli Elii davvero non riescono mai a stancare – il che, è bene sottolinearlo, è cosa ben differente dal deludere puro e semplice –. Così dicendo, a distanza di quattro anni dall’ultima performance sherwoodiana, vestiti di tutto punto con delle tonache da mistica buddista, sfrangiati freak e turbanti in testa, i sei meneghini, accompagnati come sempre dal poliedrico “artista a sé” Mangoni, neoeletto consigliere comunale a Milano, in una lista civica pro-Pisapia, con 1068 preferenze, calcano nella prima serata di sabato le assi del palco. Demandato il compito di rompere il ghiaccio alla consueta introduzione strumentale di psichedelia space anni ’70 (per tutte le informazioni sul fatto che sappiano suonare da dio, prego rivolgersi altrove: qui ormai lo si dà per scontato), la scaletta inanella in effetti una sorpresa dietro l’altra. Allo spettatore poco addentro alla materia musicale pare, a tratti, quasi una tenzone per suonare il brano dimenticato da più tempo. Tocca prima a Pagàno, micidiale fusion dai contrappunti percussionistici giocati su tempi che più dispari non si può, poi addirittura a Carro, storica canzone degli inizi che manda in brodo di giuggiole l’appassionato e sollazza il neofita.

L’argomento della serata pare essere il concerto dei Modà a Codroipo. O forse la situazione politica italiana attuale. Magari l’elezione di Mangoni. O il vecchio repertorio da tempo obliato. Non importa di cosa si parli, purché si parli. La celeberrima canzone eseguita poche volte si rivela essere, tra i boati di approvazione, Servi Della Gleba: e sia mai che tutti i servi della gleba presenti, alla pari di Faso, decidano di smetterla con le scope nel culo e mandino a quel paese la loro fidanzata, pardon, quel puttanone, groove di basso permettendo. Il Pinocchio più triviale e boccaccesco del Nuovo Millennio si racconta nel funambolico funk di Burattino Senza Fichi, una delle grandi riscoperte della serata ed ideale vetta comica della serata, assieme all’incredibile medley di metà concerto che vede gli Elii mettere assieme, quasi alla rinfusa, Tonza Patonza (?!?), La Visione feat. Dargen Mangoni D’Amico, La Chanson, Discomusic, una straordinaria Bunga Bunga, infilata con nonchalance tra la sorpresa di tutti (nota bene: Mangoni in mutande, con addosso la maschera di Berlusconi, è quasi meglio del Michael Jackson impersonato l’anno scorso!) e l’immancabile Born To Be Abramo, ideale spartiacque della serata, come di consueto preda di nutriti singalong ed entusiasmi collettivi.

Scrollatisi di dosso le pastoie dei personaggi, Elio e le Storie Tese ridiventano quindi persone, musicisti straordinari, amici divertenti e divertiti, sospesi, nel rapportarsi al pubblico, da un misto di sarcasmo e autoironia. La partita è vinta ancora prima di cominciare: il coltello è privo di lama ed il manico è saldamente nelle loro mani. Il Vitello Dai Piedi Di Balsa, assente all’appello dell’anno scorso, mette tutti quanti d’accordo, giovani e piccini, adulti ed anziani, donne e uomini: sulle ultime note dell’ancora migliore reprise si scatena il flauto traverso che apre la strada a El Pube. La giostra non accenna a fermarsi: dove non intervengono gli strumenti ci sono l’intrattenimento, gli sketch, l’improvvisazione, i balletti. Dall’ultimo (per poco?) “Studentessi” il pubblico interviene attivamente su Parco Sempione e la grottesca presentazione caricaturale di Formigoni, moderatamente sul fantastico andante old-proggish style di Plafone – strumentalmente parlando, una delle cose miglior mai scritte dai sei –, educatamente sulla superflua Ignudi tra i nudisti, quasi un intermezzo per esaltare le doti canore della vocalist Paola Folla. Il meglio, in realtà, è altrove. Strappa un’ovazione, ad esempio, l’incredibile Essere Donna Oggi ed il suo misofemminismo ostentato con sicumera, aldilà di ogni giudizio benpensante, settario o a compartimento stagno: le ragazze presenti sotto il palco non possono far altro che togliere le maschere di genere dai propri volti e concedersi ad una risata liberatoria. Che è poi il rumore di fondo di ogni concerto degli Elii: il ridere sciocco, demenziale, nonsense via catarsi. Si torna a casa con in mente la figura di un Mangoni/Mercury preso a spintoni durante un interminabile Rock And Roll, la perplessità di risentire dopo dodici anni una trascurabile Caro 2000 (quando si dice il revival dissennato…), il “Forza Panino!” urlato a tutta birra durante la splendida Tapparella, in chiusura, oppure ancora lo strepitoso solipsismo di Christian Meyer, le lap dance e gli sfilatini fallici, i Modà dietro le quinte, la piccola fitta di delusione per non aver visto – è il termine più adeguato – la commedia umana di Supergiovane.

Cinquant’anni e non sentirli. Oggi più che mai: quanta classe per dei musicisti prestati al cabaret.

Intervista ad Elio, Faso e Rocco Tanica

Intervista a Mangoni

Foto

 
 

elioelestorietese.it/

www.myspace.com/elioelestorietese

 
 

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