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Building Virtuality Through The Sound

Intervista a Edisonnoside

25 Dicembre 2016

Usare il suono al pari di una matrice su cui allineare gli elementi che sviluppandosi andranno a comporre la formula algebrica capace di unire calcolo matematico e purezza visionaria, una costruzione virtuale che passa attraverso la musica trasformandosi in visione. Andiamo a conoscere Edisonnoside, uno di questi alchimisti abitanti dell'universo virtuale, li dove l'esperienza immersiva è regola.

 

First of all: spiegami il significato del tuo moniker, sempre ne abbia uno.

Il moniker è una cosa che mi porto dietro da un sacco di tempo, ben prima di iniziare a far musica sotto questo nome, la cosa è molto semplice: mi ero fissato con i nomi palindromi e numerologia dei palindromi, così giocando con le parole e alcune lettere del mio nome è uscito “edisonnoside” che se lo separi lo puoi leggere ed is on no side, e mi piaceva il fatto che ed (daviDE) non fosse da nessun lato. Tutto qui, un piccolo gioco di parole che è rimasto nel tempo

Davide Cairo aka Edisonnoside, età non ancora 30 anni, nato in Italia ma residente...poi ce lo spiegherai con calma. Raccontaci con calma chi sei e cosa hai combinato dall'inizio fino ad ora

Cercherò di essere il più conciso possibile. Sono nato e cresciuto in provincia di Venezia, precisamente a Mirano, e come quasi tutti mi sono dovuto trovare qualcosa da fare per ammazzare il tempo e i pochi stimoli che la provincia ti da, così ho iniziato ad ascoltare i dischi che avevo in casa e ad innamorarmi della musica fino a quando a circa 13 anni ho deciso di iniziare ad imparare le canzoni che tanto mi piacevano, mi son comprato una chitarra e ho iniziato a suonare. Ho passato l’adolescenza così, suonando la chitarra e ascoltando tutto quello che viene definito “classic rock”.

All’università ho veramente capito che la cosa che mi più mi piaceva era il suono, non tanto lo strumento, così ho iniziato a produrre musica , affinare gli ascolti e studiare tutta la parte tecnica aiutato anche dagli studi che stavo facendo, mi sono laureato in informatica applicata alla musica a Milano.

Post Università, anche a cause di frustranti esperienze con varie band, ho deciso di “mettermi in proprio” e fare musica sotto il nome edisonnoside e nel 2010 ho fatto uscire il mio primo EP. Da lì in poi sono stato molto in giro, ho vissuta a Londra nel 2010/2011 per poi ritornare in italia dove ho veramente iniziato a fare questo lavoro infatti a fine 2011 sono stato preso a Fabrica, la residenza artistica del gruppo Benetton a Treviso, in qualità di compositore e sound designer, li ci sono rimasto per più di tre anni dove ho imparato quasi tutto, conosciuto gente incredibile e fatto un sacco di progetti che mi hanno portato a suonare in giro per l’europa e ad esporre lavori in giro per il mondo, sono stato molto fortunato da quel punto di vista.

Finita l’esperienza di Fabrica sono ritornato a Londra, ormai da 2 anni.

 

Quando ti è scattato il bisogno di partire oltre Manica e perché?

Mi sono trasferito a Londra a inizio 2015, finita l’esperienza di Fabrica sentivo il bisogno di nuovi stimoli che non riuscivo a trovare in Italia, avevo bisogno di uscire dalla mia “comfort zone” e cacciarmi nei guai, in senso positivo, avevo bisogno di far fatica per tirar fuori il meglio e avere qualcosa da raccontare.

In più volevo staccare dall’italia e far fruttare tutto quello che avevo imparato negli anni precedenti.

Già che ci siamo e prima di iniziare a parlare del tuo suono, una descrizione della realtà musicale della metropoli inglese. Continua ad essere fucina di idee o la crisi identitaria ha colpito anche in terra d'Albione.

Faccio fatica sinceramente a darti un giudizio, credo che tutto sia molto collegato alla tua esperienza personale, sicuramente non è la Londra che mi ricordavo nel 2010 ma ero anche un ragazzino che non aveva visto quasi nulla. Però di sicuro c’era un’atmosfera più di scoperta, la città era ancora in espansione e c’erano molti più spazi per eventi underground. Dal punto musicale c’è molta confusione, non ci sono generi predominanti tolto il Grime che è una scena bellissima ma con cui non riesco a relazionarmi molto. Però sei a Londra quindi in un modo o nell’altro ci sono serate incredibili o festival con lineup da sogno, è solo un po’ più difficile trovare le cose belle perchè c’è tanto e alle volte troppo.

Quali le diversità musicali e non solo, incontrate tra Inghilterra e Italia

Oddio ci sono moltissime diversità sia culturali che musicali, però ti dico che sinceramente l’Italia sta bene dal punto di vista musicale, almeno per la musica elettronica, in proporzione sta meglio dell’inghilterra sotto certi aspetti, in Italia le persone hanno molta voglia di scoprire cose nuove edi organizzare eventi di qualità, e dal lato musicale ci sono molti artisti italiani che producono musica di alto livello e soprattutto originale, insomma c’è quella bella sensazione di quando si fanno cose belle per la prima volta e tutto è un’eccitante novità.

Londra offre qualsiasi cosa quindi ci sono micro scene che si raccolgono attorno ad un ristretto numero di Club in cui alla fine poi girano le stesse persone.

Quello che manca all’italia è un network più stretto tra gli artisti, ognuno è un po’ per i fatti suoi, c’è più individualismo, a Londra se riesci ad entrare nel giro che ti interessa i musicisti si aiutano tra loro un bel po’.

Veniamo al tuo lavoro: come si definisce Edisonnoside e che sound esplora e propone

Io mi definisco un musicista elettronico e sound artist. la mia produzione si concentra principalmente sull’interconnessione tra musica elettronica, nuove tecnologie e visual art.

Cerco di esplorare la relazione tra percezione sonora e visuale puntando ad espandere i confini dell’esperienza sonora oltre i formati convenzionali.

Non ho un suono preciso o definibile, cerco di spaziare il più possibile, per me è importante che le sensazioni che voglio trasmettere siano il più definite possibile senza impormi nessun paletto quindi senza restringere la mia palette di suoni.

Però se vuoi una mini descrizione direi che le tracce sono un elettronica scura e sfuocate con ampi spazi e un soundscape ricco di elementi eterogenei.

 

Ascoltando il tuo album, Mono No Aware, ho notato molti riferimenti alla vecchia e sempre ottima old school elettronica anni '90/'00. Quali sono i tuoi ascolti formativi

Non sei il primo a dirmi che in Mono No Aware ci sono riferimenti all’elettronica degli anni ‘90, mi fa piacere anche se sinceramente non ho ascoltato nulla di quel periodo mentre lavoravo al disco. A dir la verità mentre lavoro ad un disco ascolto pochissima musica e spesso vado a recuperare cose che so a memoria e che ormai ho metabolizzato, la ricerca la faccio prima quando ancora non so che sto facendo un disco.

Però ho molti ascolti formativi che appartengono agli anni 2000 gente tipo Telefon Tel aviv o Godspeed You Black Emperor, Radiohead di Kid A/ Amnesiac. Però le cose che forse più mi hanno influenzato per questo disco, a posteriori, sono stati artisti come Forest Sword o Tim Hecker, dischi come Dark Red di Shlohmo, un sacco di colonne sonore italiane anni ‘70 (Ortolani, Tempera, Bixio, Morricone, Ferrio e Umiliani) , Dalhous e David Borden, Arca e Oneohtrix Point Never

Produzione prima e dopo il 'salto tecnologico' di cui parleremo in seguito. Cosa hai prodotto a livello discografico e come ti sei mosso...DIY, contratti con labels 'classiche', net labels…

Sono passato un po’ per tutte le strade che ogni musicista indipendente può percorrere.

Il mio primo EP è stato mixato e prodotto da me e messo su bandcamp, poi ho fatto uscire Sadly By Your Side con Fabrica Musica e li ovviamente sono stati investiti un po’ di soldi nel mix e master del disco e ovviamente nel progetto in sé in quanto abbiamo realizzato una App per iOS e un libro e l’unione delle 2 cose creava la versione originale del disco ma in ogni caso entrambe le cose avevano vita propria.

Ho avuto un po’ di uscite per Bad Panda Records, a mio avviso la miglior net label in circolazione anche grazie a Claudio la persona che ci sta dietro. Ora Mono No Aware esce per Loyal To Your Dreams, una neonata Label italiana che però ha già fatto uscire lavori bellissimi di Delta Club e Matilde Davoli, che per altro ha curato il mix e master del mio disco.

I ragazzi di LTYD li ho conosciuti qui a Londra e siamo diventati molto amici e quando mi hanno offerto di far uscire il disco con loro sono stato molto contento perchè sono fermamente convinto che i risultati migliori si ottengono quando la stima reciproca è al pari del rapporto professionale.

Veniamo al tuo ultimo disco, Mono No Aware. Ce la fai una bella panoramica spiegandoci i numerosi contenuti e non solamente musicali

Mono No Aware è, innanzitutto, un disco di musica elettronica che io descrivo come un tuffo profondo nel vuoto e nella confusione, un tentativo comprendere la complessità di amore e odio, un modo cristallizzare momenti nel tempo ed accettare che ciò che prospera deve decadere.

Partendo da questo concept e dalla necessità di esplorare nuove possibilità musicali, ho sviluppato un’app musicale in Realtà Virtuale, un'esperienza audiovisiva che dà all'utente la possibilità di perdersi in un vuoto infinito popolato solamente di artefatti sonici che guidano l’esplorazione dello spazio attraverso i suoni del disco stesso oppure di trovare una via d’uscita grazie ad essi.

Nella mia carriera mi sono sempre focalizzato sulla musica elettronica in connessione con le nuove tecnologie e le arti visive cercando sempre di esplorare la relazione fra percezione sonora e visiva, questo progetto non poteva essere da meno.

Il concept e l’immaginario del disco mi hanno portato quasi naturalmente a lavorare con la Realtà Virtuale, voglio che sia molto chiaro, non sono partito dalla tecnologia perché è di moda ( non lo era molto quando ho iniziato un anno fa) piuttosto mi sono domandato quale tecnologia mi desse la possibilità di veicolare al meglio i contenuti del disco e il VR era la cosa che mi sembrava più naturale.

 Il concetto della App, la direzione artistica e lo sviluppo sono stati realizzati da me e da Stefano Ottaviano, un Art Director, ora grande amico che ho conosciuto a Londra è che ha creduto nel progetto aiutandomi nella realizzazione e nello sviluppo.

Partendo dal concetto e dall'Artwork di copertina, realizzato da Cecilia Cairo, abbiamo creato un ambiente che rispecchia le sensazioni presenti dietro la musica, combinandole in uno spazio virtuale esplorabile che, con 'aiuto dell’ Audio 3D, attiva un'esperienza multisensoriale dove il suonoè la forza trainante dell’esplorazione, in questo mondo che lentamente si svela attorno a te.

Ora per altro stiamo lavorando ad una nuova versione che uscirà ad un certo punto di Gennaio, non appena siamo soddisfatti di tutti i cambiamenti.

Per ora la App è su iOS e Android ed è sviluppata per Google Cardboard che per altro ho realizzato con l’artwork del disco e che sono allegati al Vinile.

Come siete riusciti ad affrontare un progetto tecnologico del genere senza un adeguato budget a disposizione

Il progetto lo abbiamo affrontato quasi a costo zero. Ci sono una serie di cose che ci hanno permesso di portarlo a casa senza enormi somme di denaro, la prima cosa si connette ad un paio di domande fà quando ti dicevo che la stima e il rapporto professionale sono cose fondamentali mi riferivo anche a queste situazioni, infatti i ragazzi di LTYD mi hanno aiutato moltissimo per la parte di finalizzazione del disco che ha mixato e masterizzato Matilde (non potevo chiedere di meglio) e hanno seguito la parte di stampa dei dischi, degli store digitali e ora della comunicazione. Una parte sostanziale dei costi è stata coperta da una campagna Indiegogo che abbiamo fatto a Luglio scorso e che ci ha permesso di coprire i costi di stampa dei vinili e dei Google Cardboard.

C’è stata tanta tanta pazienza ed impegno da parte mia che una volta finito il disco mi sono messo a studiare e imparare come programmare in Unity 3D per VR, è stato un processo molto lungo e spesso complesso, con molti momenti morti in cui mi sono trovato davanti a difficoltà che hanno richiesto settimane però alla fine è stato un bel processo personale, chiaramente con un budget importante avrei potuto rivolgermi a qualche agenzia e accorciare di molto i tempi ma così non è stato perciò non mi restava altro che rimboccarmi le maniche e capire come fare, sono un tipo abbastanza cocciuto.

In ultima sempre per il progetto VR ho avuto la fortuna di conoscere Stefano Ottaviano, il coautore della app. Stefano rientra in quella categorie di persone incredibili che stimo molto e che nonostante non fossimo ancora amici all’epoca e non ci fosse nessun budget si è dato disponibile ad aiutarmi in questo progetto potenzialmente infinito.

Quindi alla fine per rispondere alla domanda : ci sono riuscito grazie alla pazienza, l’impegno, poche ore di sonno e soprattutto alla fiducia delle persone attorno a me che hanno creduto in un progetto che non avevano né visto né ascoltato..

Come in ogni intervista, chiedo al sound artist di turno di spiegare anche l'aspetto tecnico del proprio lavoro, strumentazione, hardware ecc. ecc. giusto per gli esoterici all'ascolto

Io di base sono un Laptop Musician quindi la maggior parte del lavoro lo faccio a computer con Ableton Live, lavoro molto con editing audio ed effetti, molte parti del disco sono sample totalmente stravolti, distrutti e ricomposti.

Ho usato moltissimo l’iPad per comporre parti delle tracce magari quando ero in viaggio o in mezzi pubblici in particolar modo ho usato Korg Gadget, una delle mie app preferite.

Dal punto di vista hardware ho qualche macchinetta e outboard, nulla di incredibile, ho avuto in prestito un Korg minilogue e qualche Korg Volca.

In Mono No Aware ho usato moltissimo le Ondes Martenot (sempre attraverso una App, purtroppo non ho i soldi per possedere una versione vera) che poi ho sostituito live in una chitarra super processata suonata con l’eBow.

Ho usato molte registrazioni ambientali che ho fatto con il mio Zoom portatile.

Ci sono piani elettrici distorti che suonano come delle chitarre e molti synth che principalmente ho realizzato con le versioni software del Jupiter e del Prophet.

Saresti in grado di dirmi qual'è la tua visione del popular electronic sound odierno, esiste un nuovo fiorire di idee o la dubstep ha rappresentato l'ultimo grande sommovimento all'interno di una realtà ora nuovamente ferma (ovviamente ti sto trasmettendo il mio personale punto di vista, non so se da te condiviso)

No non penso che la Dubstep sia stato l’ultima cosa interessante e che ora siamo fermi nella musica elettronica anzi. Sono successe un sacco di cose dalla dubstep il problema è che sono successe velocemente e in ordine sparso.

Pensa a gente come Arca o Onehotrix, la loro musica è astratta e impossibile da incastrare in un genere eppure sono arrivati a produrre per Bjork o Kenye nel caso di Arca o l’ultimo disco di Anhoni per Onehotrix. La techno ha avuto un’evoluzione interessantissima e si è smarcata dalla sottocultura arrivando ad un pubblico molto più ampio.

Tutta la scia di new world music o come vuoi chiamarla che è cara all’italia grazie ad artisti come Clap! Clap! sta regalando dischi bellissimi.

Penso che dobbiamo smettere di vedere la musica elettronica come una divisione in sottogeneri o movimenti definiti, viviamo in un momento storico in cui i contorni sono molto sfumati tutto influenza tutto e si muove con una velocità a cui ci stiamo a fatica abituando, il fatto è che la Dubstep forse è stato l’ultimo movimento musicale che partendo dall’underground é arrivato molto presto al pop, è definito, ha delle caratteristiche precise e degli elementi sonori ricorrenti perciò riconducibile ad una forma precisa e quindi imitabile, queste caratteristiche ritengo appartengano ad un mondo sempre più lontano. Oggi è tutto confuso c’è molta più libertà, è che si fa molta fatica a individuare una direzione ed eventualmente un trend, ma sinceramente meglio, chi se ne frega dei trend.

 

Presenterai il nuovo lavoro live? Come e dove?

Ho tutte le intenzioni di presentare Mono No Aware dal vivo il più possibile, credo che le cose si definiranno meglio con l’inizio del 2017.

Nel frattempo ho fatto un po’ di date in italia con un set puramente musicale che sto continuando ad evolvere, l’idea è di realizzare una parte Visuale che lo accompagni cercando di integrare l’estetica e i contenuti visuali del progetto. Devo solo iniziare a mettermi davanti al computer e programmare i Visual, non so quanto ci vorrà ma è sicuramente una cosa che vedrà la luce il prima possibile.

In programma un rientro in Italia o si sta troppo bene a Londra?

Il rientro in Italia è sempre in programma, Londra è una città tanto bella quanto difficile e molto costosa, poi ci sono le novità politiche: Brexit, quindi intanto voglio capire cosa succede da quel punto di vista ma in generale vado dove mi porta questo viaggio, se vedo che stare a Londra è produttivo come lo è stato fino ad oggi cerco di restarci se invece vedo che tornare in Italia è una possibilità concreta o necessaria per questioni di concerti o lavoro allora torno molto volentieri senza rimpianti, nel frattempo sono qui con una piccola lista di cose ancora da fare.

 

CONTATTI:

http://soundcloud.com/edisonnoside

https://edisonnoside.bandcamp.com/

 
 

 
 

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    Intervista a Edisonnoside - di Mirco Salvadori
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