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Riflessioni di un meta-viaggiatore dell'in(de)finito

Pensieri generati dall'ascolto di Reflection, ultimo lavoro di Brian Eno

4 Febbraio 2017

solo quando si trovò sulla soglia della cecità Nietzsche smise di leggere le opere altrui e si concentrò sulla scrittura delle proprie, senza più maestri, né guru” (L.V. Arena – Brian Eno Filosofia Per Non Musicisti – Mimesis 2014)

 

L'ho accolto in casa con una certa freddezza, un comportamento che si addice quando l'ospite risulta troppo ingombrante o gli si vuol celare l'ansietà dell'incontro. L'ho tenuto in disparte per un lungo periodo, lasciando che la mia curiosità ancora galleggiasse assieme al battello che per qualche tempo è rimasto ormeggiato a Palazzo Tè, in quel di Mantova.

Una mostra, un disco che hanno saputo nuovamente colpirmi nell'intimo anche se qualcosa di ancora più nascosto e lontano mi sussurrava che non era abbastanza, ci voleva di più, più giù, più in fondo.

  Ho posato il nuovo cd di Eno nel lettore una settimana fa, da una settimana sto levitando ben oltre i territori conosciuti, viaggio mentre il tempo si annienta e l'idea stessa del confine da raggiungere diventa un racconto lontano, immerso nel ricordo di un passato indefinito mentre continuo a volare leggero tra un rimbalzo e l'altro di note che si confrontano tra loro nell'istante senza fine di un riflesso.

 Quando uscì Reflection, un mese fa circa, sentii il bisogno di esprimermi usando però modalità di scrittura diverse. Cercavo un approccio più scientifico, cattedrattico, lucido e distaccato. Dovevo valutare ciò che ascoltavo seguendo pareri, ricordi, tesi, calcoli che apparivano nei vari testi letti, pagine che avevano come minimo comune denominatore Brian Eno, uno dei maggiori assertori del “non insegnamento”, praticamente era pura contraddizione.

 “E' una tragedia che l'educazione sia giunta al punto di dirti che non dovresti provare a farti tue teorie sulla filosofia, ma soltanto imparare ciò che ha detto o fatto il filosofo” (Brian Eno, Lezione alla Red Bull Music Academy)

 Conoscevo questo suo lato, così come conosco l'appartenenza della musica di Eno alla scuola cosiddetta popular. Quando ti imbatti nei suoi suoni sai che non stai viaggiando nel paludato e stretto spazio del pensiero contemporaneo, lì dove anche la non regola è regola ferrea da seguire sullo spartito sospeso nell'assenza del non silenzio. Sai che Mr. Le Baptiste de la Salle ha senz'altro guardato – non certo studiato - quegli spartiti ma lo ha fatto con ancora vivo il ricordo delle piume che adornavano il suo costume, in quel tempo lontano trascorso assieme all'altro Brian, nei Roxy Music.

Credo sia fondamentale tenere a mente le sue origini per meglio comprendere il suo percorso. Così come è importante conoscere il motivo che lo ha indotto a lasciare il palco imbellettato del rock per andare alla ricerca della materia primaria, il vero suono che non ha bisogno di frontmen, assoli impossibili di synth, folle ondeggianti sotto al palco. Un'idea, un viaggio iniziati nel 1975 con Discreet Music o, come asserisce lui stesso, nel '73 con Robert Fripp o forse con la prima traccia musicale da lui registrata alla Ipswich Art School nel 1965.

 Penso al suo lungo percorso di crescita, di ascolto infinito, di instancabile ricerca. Penso al nostro notevole debito nei suoi confronti. A come ora, per esempio, possiamo facilmente dare un indirizzo musicale ambient alla nostra etichetta digitale informando velocemente e con precisione coloro che non conoscono la nostra linea editoriale. Penso mentre il suono fluido continua a sgorgare da casse mai sazie del suo silenzioso e dolce fluire.

 Ascolta Reflection qui

 Più scrivo e più mi allontano dallo stile che intendevo usare. Tutte le nozioni acquisite esplodono al rallentatore davanti ai miei occhi mentre l'immagine sfocata prende forma. E' un enorme sfera di suono, quella che sto attraversando. Si espande in continuazione mentre le note che la compongono si rigenerano senza fine. Il pensiero matematico si unisce a quello filosofico e il tutto si nutre di musica. Suono illimitato, questo il motivo della nascita di Reflection, la app creata da Eno assieme a Peter Chilvers, capace di generare all'infinito molteplici suoni, mai simili tra loro. Un viaggio che il lettore del cd non può permettersi, fermando a 54 minuti circa la sua corsa silenziosa. Una sorta di compromesso con il mercato musicale, o ciò che ne è rimasto. Racchiudere un lavoro di tale portata all'interno di un cd equivale a far crescere una splendida balena azzurra all'interno di una boccia per i pesci rossi ma...così funzionano le cose.

Insisto nell'ascolto o forse è l'ascolto che mi ha inglobato trasportandomi in luoghi lontani da me stesso. L'attesa dell'usuale e famigliare tocco di pianoforte è vana. Sono le macchine e la loro sensibilità ultramondo a governare questo spazio. L'uomo ha interagito con loro il tempo necessario per istruirle. Per noi un lungo dialogo appena iniziato. Per loro, abituate alle distanze incommensurabili degli anni luce, uno spazio temporale breve come il brillare di un lampo. Forse sta giungendo il tempo dell'abbandono da parte dell'uomo dell'idea stessa di musica suonata, irrigidita dentro regole di stile o ritmiche. Forse è ora di incontrarsi non più negli spazi riempiti di assordante e antica elettricità o canonica e colta elettronica. Forse è giunto il momento di abbracciare il silenzio e il suono che esso trasporta, capace di avvolgere e rigenerare anche anche l'ambiente che ci circonda.

Utopie?

  “...non è tanto una questione di suonare ma di saper ascoltare” Brian Eno

--> Brian Eno – Reflection – Warp - Gennaio 2017

--> Brian Eno/ Peter Chilvers – Reflection – Opal – 2017 (generative app)

 

Lettura consigliata:

--> Leonardo Vittorio Arena – BRIAN ENO Filosofia Per Non Musicisti – Mimesis 2014

 
 

 
 

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