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Two Birds One Stoned e Piero De Checchi live @ Sherwood Festival 2017

A cura di Matteo Molon

24 Giugno 2017

Sto fumando mentre entro al Festival e l’aria è afosa come mai prima quest’anno. Il 21 di giugno lo ricorderò come l’inizio “marcio” dell’estate. Cerco di capire, rallentando il passo, come godermi la serata senza soffrire troppo la calura.

Per fortuna Piero de Checchi sul second stage suona in solo la sua chitarra e le note blues fanno il clima di Frisco bay; tutto sembra meno pesante. Il clima, in senso concreto e mentale, viene rinfrescato e la bravura di Piero, in apertura dello show, è quella di trasmettere empaticamente la componente “sociale” del genere, ovvero la condivisione sincera di dolori e piaceri della vita terrena. Davanti al palco lo percepisci si stia bene per La Musica.

Il blues mi piace in quanto, tramite la sua schiettezza cruda, riesci a buttare giù intere giornate sfigate, svogliate, senza bisogno di tante domande, analisi, solo i giusti pensieri. Se ne può trarre una visione romantica, atemporale: diventiamo rockstar, bluesman, come li si voglia chiamare, contenti di noi. La nostra identità quadre. Si starebbe ore al banco del bar a parlare e conoscere forestieri, donne e sogni, senza paure.

Senza parole mi lasciano i Two Birds One Stoned. Etichetta Red Eyes Dischi, punk blues da rivendicazione del personale diritto al volume alto e all’evasione. Scheletro semplice: 2 figure, chitarra elettrica-voce e batteria. Ho con me degli amici che non li conoscono e ne vengono conquistati immediatamente. Ma andiamo per gradi.

Conosco la band per com’è su disco, live mi stranisce e per metabolizzarla ci voglio 10 buoni minuti buoni, giusto il tempo di cancellare l’idea precedente e farsene un’altra dove in carne e ossa sei consapevole spacchino tutto. E per “tutto” intendo sbraitare alla fine di ogni pezzo incitandoli a continuare senza pause. Fumante Fermento.

Del “fermento” riprendo il concetto siccome il loro “gusto” trova perfetta coincidenza con una birra artigianale in particolare, presa nell’omonimo stand di Sherwood. Tengo in mano la Common Grounds di Magic Rock, birrificio inglese ideatore di questa Triple Coffee Porter, dai definiti sentori di caffè controbilanciati sul palato da rifiniture di cioccolato e vaniglia, le quali giungono sul finale per giovarci di quel contrasto amaro/dolce tanto soddisfacente.

I Two Birds One Stoned sono così: ruvidi, eccessivi nel suono, nella presenza, nella scrittura dei pezzi, ma precisi nelle chiusure. Uno stacco, un’impronta finale che ti farebbe esclamare solamente il “Long Live Rock ‘n Roll” di Rainbow-iana memoria. Note blues, rapidità punk, attitudine hard rock.. anzi, “pestoni” hard rock, come si usa in gergo definire un incedere arrogante. Alla fine però conta poco, semmai conta quello che scoli giù tutto assieme.

Rimango perennemente sorpreso, e amabilmente colto da un’irrefrenabile desiderio di muovermi, pogare, sbattendo gli uni contro gli altri, dalla capacità della musica di aggregare e democratizzare emozioni e pulsioni. Non eravamo tantissimi sottopalco ma il sentire era affine.

Appena finiscono di suonare, mi fiondo dal chitarrista a dirgli: “avete la stessa energia dei Japandroids!” (simili per stile e formazione) e ne rimane soddisfatto. Per questo vale sempre la pena andare (anche) ai concerti “piccoli” della propria città: talvolta le proposte più forti stanno a due passi casa. La fama vale due spicci in confronto alla schiettezza fisiologica dei palchi.

 
 

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