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Edo e i Bucanieri e Lo Stato Sociale live @ Sherwood Festival 2017

A cura di Matteo Molon

28 Giugno 2017

“In 2 è amore, in 3 è una festa”, così recita uno dei pezzi più celebri de lo Stato Sociale. 23 giugno, Sherwood e tutto l’indie della zona #sottopalco per la band bolognese, aperta da Edo e i Bucanieri. In più di 3 è un festone assurdo, aggiungerei.

Diciamocelo, una volta per tutte: andare seriamente ad un live del genere non porta a casa nulla: emozioni, ricordi, momenti topici. Lo Stato rappresenta l’anti serietà per eccellenza e ne sono consci, perciò dire facilmente “fanno schifo”, criticandoli con gli stessi canoni usati per musica più ricercata e ricca, non ha senso. È come criticare l’estate padovana perché è afosa e umidiccia: lati negativi portatori di altrettanti lati positivi. Fa parte dell’essenza, del gioco.

Il gruppo di punta sa come divertire la gente, svuotare il serbatoio dello stress, sono fenomeni pop senza grandi richieste e questo esserne Consapevoli li rende assai più spontanei ed efficaci di artisti che fanno dell’impegno debole, annacquato un mantra. Sono così superficiali nel pensare in grande senza rendersi conto delle cose più spicciole, ad esempio che si sbuffa dal sonno mentre “suonano”.

Quello che voglio dire è che è inutile fare gli snobboni se musicalmente lo Stato sia facile, estremamente facile, non distante da ciò che 20 anni fa poteva essere un Prezioso, un Gigi D’Agostino, un Molella, gli Eiffel 65. Sanno fare divertire, sanno Come farlo, perché hanno le competenze e conoscono i desideri di chi hanno davanti. Trovatemi un altro personaggio simile a Lodo, clownesco (nel senso buono del termine, preciso) con quella folta capigliatura bionda, riccia, sapiente nell’intrattenere facendo respirare emotivamente un piazzale intero.

Prima che musicisti sono intrattenitori, e mi ha portato a vederli assieme ad amici che solitamente non verrebbero ad un concerto di musica indipendente, gente che non segue le ultime uscite e sa giusto giusto chi è questo Calcutta che passa molto su Radio Deejay. Siamo a livello di pubblico nel confine fra mainstream e alternativo. Ritorna la cara e vecchia storia, sempre funzionante e avallata dai fatti, secondo cui qualcuno parte ascoltando un progetto come gli Stato e finisce con nello stereo altro di più ricco e tecnicamente pregevole. Allargare la base con senno serve a tutti perché la curiosità di ognuno non è mai scontata.

Un’amica mi dice: “ho iniziato ad ascoltare indie per loro”, e se adesso la trovi al TUO concerto, pagante, è anche un po’ merito di Lodo e compagnia. Lui stesso ribadisce gli anni passati da Turisti della Democrazia (2012), durante i quali la scena è cambiata, e si è liberi di fare “canzonette” dicendo quello che si vuole, sul palco e nelle interviste, senza risultare paradossali.

Il concetto è proprio questo: la libertà espressiva e la gioia derivata, collettiva, travolgente. La mia opinione è che il successo de Lo Stato Sociale nasca così, scavandolo in profondità.

Ho deciso di parlare della band di apertura in chiusura, perché voglio dargli il giusto spazio. Edo e la sua flotta di Bucanieri si fanno sentire con semplicità e stravaganza, accompagnano quattro tiri al canestro nel campetto della San Precario e mi ribadiscono il valore d’oro di momenti del genere, me ne ricorderò fra anni. Dettagli. Bucanieri attenti ai dettagli, ai passi di danza della loro musica da balera sulla pista dell’Euganeo.

Perciò facciamo come per l’ultimo amaro prima di andare via: parliamo, discutiamo, viviamo fino in fondo e apprezziamo i contrasti. La gioia nella semplicità e il dolore nello sforzo, abituati a premi perennemente conseguenti agli sforzi. A volta bisogna unicamente lasciarsi vivere: Jake Barnes in Fiesta di Hemingway.

 
 

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