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Birthh live @ Sherwood Festival 2017

A cura di Matteo Molon

8 Luglio 2017

Il concerto di Birthh a Sherwood Festival di martedì 27 giugno mi ha lasciato testimonianza di un processo artistico in continua evoluzione, relativo alla personalità della cantante toscana.

Alice Bisi, nome vero di Birthh, ha capacità autoriali. Melodie interessanti, arrangiamenti minimali e calibrati, testi intensi valorizzati dalla voce velata dalla malinconia indossata. Ho amato tantissimo “Born in the Woods”, considerandolo uno degli Lp più interessanti usciti negli ultimi anni in Italia.

La release in tutta la sua compostezza ha saputo farsi conoscere tra il pubblico acquisendo un’integra credibilità, non è poco. Quante band escono, fanno il botto con qualche brano, e poi si perdono nell’hype del primo disco, pieno di riempitivi?

Alice invece ha dimostrato di essere sincera, di mettersi moralmente a nudo nelle canzoni, costruendo un album diventato lungo e profondo percorso dentro l’emotività. In sunto: è credibile. Credibile perché è difficile se non impossibile contestare la veritiera semplicità della scrittura. Non va mai sopra le righe senza cedere all’estrema dose di noia tipica di altri autori suoi colleghi. Non è presente alcun artificio in “Born in the Woods”.

L’artista imbriglia le mancanze, declinate nelle varie “Loveless”, “Lifeless”, “Hopeless”, “Hearthless”, riunendole in un unico grande buco nero gravitante attorno la pulsione creativa; ne sente gli influssi, gli effetti, e li mette in musica. Il disco è un percorso costante di perdita, di crescita, e di apprendimento della realtà cruda e pura per cui migliorarsi è imparare a gestire il proprio lato oscuro. Fragilità, ansia, sentimenti spezzati, luoghi distanti e sogni alla deriva. La forza di Alice è la capacità di rappresentare il suo mondo senza filtri.

Capiamo, dunque, perché la data era tanto attesa. La musica dal vivo è un profondo atto di condivisione e comprensione collettiva, empatica, dove finiamo di essere uno e ci ritroviamo in molti, pieni dell’esperienza vissuta, la quale va a sopperire i nostri vuoti. Molto del lavoro lo fa l’artista superando l’attività in studio, esprimendoci appieno la personalità.

La timidezza dimostrata da Birthh sul palco da un lato ha reso tutto più intimo e personale, arrivando alle corde già toccate dall’album, reso alla perfezione, ma dall’altro pare sia una veste che la limita troppo nell’espressione della reale potenza, umana ed artistica. Ed è per questo che all’inizio facevo riferimento a un percorso in evoluzione. Sta letteralmente sbocciando e definendo l’identità fra i rami chiaroscuri del tempo.

 
 

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