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La cucina di Qb: podcast e ricetta (fritelle)

"Semel in anno licet insanire."
Così i gli antichi sociologi latini definivano il periodo del Carnevale, considerato come una valvola di sfogo, ossia per "una volta all’anno è consentito esagerare".
Dopo centinaia d’anni i bimbi che si vestono con i costumi dei supereroi forse non sanno che ripetono gli stessi riti dei loro antenati, ma in modo meno spirituale. E noi siamo qui per parlarne insieme perchè se è vero che siamo quello che mangiamo è anche vero che ciò che mangiamo ha subito le mille contaminazioni dovute a millenni di storia, di scontri e di incontri, perchè, diciamocelo francamente, diverso è bello.

E’ un mondo difficile: abbiamo appena riposto le luminarie e piantato l’abete in giardino ed eccoci alle prese con il Carnevale, il carnem levare, ovvero l’abolizione della carne, che indicava il banchetto d’addio alla carne con il quale si apriva la Quaresima, periodo di astinenza e digiuno.
Anche se inserito in due periodi molto importanti per la cristianità, l’Avvento, con il Natale, e la Quaresima, con la Pasqua, di “religioso” il Carnevale non ha nulla, anzi nella notte dei tempi (come anche nelle notti dei tempi correnti) ogni occasione andava bene per festeggiare anche in momenti dell’anno in cui si sarebbe dovuti stare un po’ più riflessivi. Perchè? Beh, nell’antica Roma il mese di febbraio – da februare, purificare – essendo un periodo di passaggio tra una stagione agricola ed un’altra, serviva come espiazione per le anime dei defunti: A tutto ciò si univano i Lupercali, ovvero i riti legati alla fecondazione (un po’ come i pane e vin dell’epifania, dove l’anno vecchio se ne va e ci si prepara al risveglio fecondo della natura). Già Ovidio scriveva a proposito di questi riti, quasi iniziali, che comunque prendevano ispirazione dai Saturnali, dove Dionisio e le Baccanti avevano le idee ben chiare: scherzi e lazzi, carri mascherati e soprattutto tavole imbandite di ogni ben di dio. E nessuno ne veniva escluso nel senso che era considerato un obbligo per ogni singolo componente della comunità partecipare a questi riti propiziatori: ogni singola defezione sarebbe ricaduta su tutti gli altri.
Un modo diverso di “sacrificarsi” per gli altri: divertiti con noi e tutti godremo della buona sorte!
Cosa vi ricordano saturnali, riti di purificazione, anime dei defunti: halloween.
Sinceramente Halloween non sembra essere così distante dalle nostre consuetudini: in sintesi ci si mette in maschera per esorcizzare il culto dei morti in un periodo dell’anno di profonda trasformazione per la natura. Una differenza? Invece di scherzetto e dolcetto da noi solo dolcetto...e che dolcetto! Ma ne parleremo dopo.

Vuoi un coriandolo o una fritella?
Va bene che siamo reduci dalle gozzoviglie natalizie ma non è un po’ troppo “trappista” mangiare ritagli di carta? Beh, non è mica così strano. In molte lingue europee coriandolo si traduce con il termine confetto, in quanto la spezia coriandolo veniva usata per aromatizzare i confetti (prima che questi venissero farciti con la mandorla) che già nel medioevo venivano lanciati in segno beneaugurale, durante cerimonie o manifestazioni conviviali. Non era così insolito stranocchiare coriandoli osservando i carri allegorici sfilare lungo le strade del villaggio, dunque. Successivamente i confetti vennero sostituiti da palline di carta colorata, in quanto costavano meno dei dolcetti di zucchero, riservati comunque per occasioni speciali e, nel 1857, un ingegnere milanese, Enrico Mangili, le sostituì con i dischetti di scarto dei fogli bucherellati che si usavano come lettiere per i bachi da seta. E siccome era un genio dopo poco inventò anche le stelle filanti, utilizzando i nastri del telegrafo “scritti”.
E siccome siamo dei geni anche noi questa settimana ho deciso di premiarvi con 2 ricette di fritelle, una anche gluten-free.

Fritelle di Semolino
500 gr di latte crudo, 100 gr di semolino, 60 gr di zucchero semolato (l’ho aromatizzato con delle stecche di vaniglia), 3 uova, mezzo cucchiaino di lievito per dolci, un limone non trattato, un pizzico di sale, zucchero semolato per decorare, olio di semi per friggere (ho usato quello di soia).   Portare il latte, con lo zucchero ed un pizzico di sale, al bollore, unire la scorza grattugiata del limone ed il semolino a pioggia, mescolando prima con una frusta e poi con un mestolo di legno, abbassare il fuoco e lasciar cucinare lentamente per 10’. Lontano dal fuoco unire le uova, una alla volta, ed il lievito per dolci. Ottenuto un impasto omogeneo, scaldare in una casseruola abbondante olio di semi e versate la pastella a cucchiaiate (non tanto grandi, un cucchiaio da te abbondante). Girarle da una parte all’altra così da dorarle, scolare l’olio in eccesso con carta assorbente, decorarle ancora calde con lo zucchero semolato e gustarle.

Fritelle con mandorle ed uvetta
120 gr Maizena (o fecola), 120 gr farina 00 (o farina di riso), 80 gr di uvetta, 80 gr di mandorle in scaglie, 40 gr di zucchero a velo, 2 uova, 8 gr di lievito per dolci, un limone non trattato, latte crudo, un pizzico di sale, olio evo, zucchero a velo per decorare, un pizzico di sale.olio di semi per freggere (ho usato quello di soia).   Nella planetaria con la frusta a foglia lavorare la maizena, il lievito, il pizzico di sale, un cucchiaio d’olio evo e tanto latte freddo quanto sarà necessario per ottenere una pastella semidensa (versatelo a filo mentre la planetaria è al minimo). Lasciar riposare la pastella coperta per un paio d’ore a temperatura ambiente.
Mettere in ammollo l’uvetta nel passito e tostare le mandorle per qualche minuto in una padella antiaderente.
Riprendere l’impasto e sempre con il movimento della frusta al minimo  inserire le uova, una alla volta, lo zucchero a velo, la scorza grattugiata del limone, l’uvetta scolata ed asciugata, le mandorle tostate e la farina setacciata. Aumentare la velocità fino ad ottenere un impasto omogeneo e “morbido” alla vista  e versarne nell’olio bollente a piccole cucchiaiate. Far dorare le fritelle in ogni lato, asciugare dell’olio in eccesso, decorate con lo zucchero a velo e…buon appetito!

[ Pubblicato on-line il 4 febbraio 2010 ]
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