<![CDATA[Noir | Sherwood - La migliore alternativa]]> http://www.sherwood.it/tags/11/noir/articles/1 <![CDATA[ReadBabyRead #126 del 23 maggio 2013]]>


Massimo Carlotto

La pista di Campagna (parte 2 di 4)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


Legge: Franco Ventimiglia


Cocaina

di Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giancarlo De Cataldo

Un vero e proprio romanzo, benché composto da tre racconti che scorrono veloci senza che quasi si avvertano le differenze, legati da una sottile linea bianca che regala alla storia una narrazione compatta e fluida che non t’aspetti in un prodotto collettivo.

Un poliziotto ribelle che combatte una banda di trafficanti e si ritrova sempre più solo. Una donna seduta in bar che ripercorre il propria dolorosissima storia d’amore e dipendenza. Un giovane shadow banker che opera per conto di una famiglia mafiosa in affari con il cartello del Sinaloa. Tre personaggi, tre storie diversissime ed esemplari, una sola vera protagonista: la cocaina, dea bianca che muove, intreccia, spezza i destini.
È la droga che più ha influito sulla società dagli anni Ottanta a oggi, è invasiva e trasversale. A raccontarcela in questo libro sono tre grandi autori del noir italiano: Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giancarlo De Cataldo.
L’idea, rivelano a Repubblica, è venuta a De Cataldo: «poi è iniziato un lungo corteggiamento. Mi piaceva fare un ragionamento comune su un fenomeno così potente e invasivo». Al quale i colleghi, accomunati dalla capacità di riconoscere la forza e la pervasività delle correnti criminali che percorrono il nostro Paese, non hanno saputo resistere.

Per l’occasione Carlotto ha riportato sulla pagina l’ispettore Giulio Campagna, e si è preparato con una lunga inchiesta sul campo, nelle città del Nordest: «ho girato all’alba, quando le donne delle pulizie smettono di lavorare e trovano un po’ di consolazione nella striscia consumata in fretta nei locali di periferia dove prendono il caffè. Un tiro e le paure di una vita sempre più precaria sembrano svanire. Lo stesso nei grandi parcheggi dove si ritrovano i lavoratori giornalieri dell’edilizia. O negli autogrill dove gli spacciatori aspettano i camionisti e i piccoli padroncini che si fermano per fare il pieno di benzina e di polvere bianca. Durante il boom era la droga dell’euforia, ora con la crisi è la droga della consolazione».

"Campagna osservò i volti segnati dalla stanchezza e dalla consapevolezza che nulla sarebbe cambiato nelle loro vite. Era proprio vero che la coca la sniffavano tutti, ricchi e poveri, laureati e ignoranti. Ma erano le aspettative che facevano la differenza. L’avvocato padovano che aveva arrestato insieme ai suoi amici il mese prima si era limitato ad alzare un sopracciglio. I giornali ne avevano scritto per giorni perché la Padova bene faceva sempre notizia. Ma le persone coinvolte si proteggevano a vicenda formando un’unica rete, e non sarebbe successo nulla perché gli interessi da difendere erano ben definiti. La coca serviva solo ad ammazzare la noia con un po’ di trasgressione nei salotti buoni dove ormai i pusher magrebini erano di casa.
Ma quegli sfigati che si spaccavano il culo pagati a ore o a metro quadro, arrampicati sui ponteggi, vivevano su un altro pianeta dove alzarsi tutte le mattine alle quattro era un motivo piú che sufficiente per sniffare un po’ della coca stratagliata di Pizzo.
Campagna li guardava e si sentiva un privilegiato".

Massimo Vincenzi, «la Repubblica»


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 1 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 2 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 3 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 12 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 4 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Canon 17 alla duodecima in contrappunto alla quinta (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Canon 16 alla decima in contrappunto alla terza (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 1 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 3 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 2 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 4 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 5 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 10 A 4 Alla Decima (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 6 A 4 In Stylo Francese (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 1 - Fugue simple (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 2 - Fugue simple (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 3 - Fugue simple (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 4 - Fugue simple (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 5 - Fugue en mouvement contraire N°1 (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 6 - Fugue double N°1 (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 7 - Fugue double N°2 (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - I. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - II. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - III. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - IV. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - V. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - VI. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - VII. Fuga (Johann Sebastian Bach)

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<![CDATA[ReadBabyRead #125 del 16 maggio 2013]]>


Massimo Carlotto

La pista di Campagna (parte 1 di 4)


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Legge: Franco Ventimiglia


Cocaina

di Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giancarlo De Cataldo

Un vero e proprio romanzo, benché composto da tre racconti che scorrono veloci senza che quasi si avvertano le differenze, legati da una sottile linea bianca che regala alla storia una narrazione compatta e fluida che non t’aspetti in un prodotto collettivo.

Un poliziotto ribelle che combatte una banda di trafficanti e si ritrova sempre più solo. Una donna seduta in bar che ripercorre il propria dolorosissima storia d’amore e dipendenza. Un giovane shadow banker che opera per conto di una famiglia mafiosa in affari con il cartello del Sinaloa. Tre personaggi, tre storie diversissime ed esemplari, una sola vera protagonista: la cocaina, dea bianca che muove, intreccia, spezza i destini.
È la droga che più ha influito sulla società dagli anni Ottanta a oggi, è invasiva e trasversale. A raccontarcela in questo libro sono tre grandi autori del noir italiano: Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giancarlo De Cataldo.
L’idea, rivelano a Repubblica, è venuta a De Cataldo: «poi è iniziato un lungo corteggiamento. Mi piaceva fare un ragionamento comune su un fenomeno così potente e invasivo». Al quale i colleghi, accomunati dalla capacità di riconoscere la forza e la pervasività delle correnti criminali che percorrono il nostro Paese, non hanno saputo resistere.

Per l’occasione Carlotto ha riportato sulla pagina l’ispettore Giulio Campagna, e si è preparato con una lunga inchiesta sul campo, nelle città del Nordest: «ho girato all’alba, quando le donne delle pulizie smettono di lavorare e trovano un po’ di consolazione nella striscia consumata in fretta nei locali di periferia dove prendono il caffè. Un tiro e le paure di una vita sempre più precaria sembrano svanire. Lo stesso nei grandi parcheggi dove si ritrovano i lavoratori giornalieri dell’edilizia. O negli autogrill dove gli spacciatori aspettano i camionisti e i piccoli padroncini che si fermano per fare il pieno di benzina e di polvere bianca. Durante il boom era la droga dell’euforia, ora con la crisi è la droga della consolazione».

"Campagna osservò i volti segnati dalla stanchezza e dalla consapevolezza che nulla sarebbe cambiato nelle loro vite. Era proprio vero che la coca la sniffavano tutti, ricchi e poveri, laureati e ignoranti. Ma erano le aspettative che facevano la differenza. L’avvocato padovano che aveva arrestato insieme ai suoi amici il mese prima si era limitato ad alzare un sopracciglio. I giornali ne avevano scritto per giorni perché la Padova bene faceva sempre notizia. Ma le persone coinvolte si proteggevano a vicenda formando un’unica rete, e non sarebbe successo nulla perché gli interessi da difendere erano ben definiti. La coca serviva solo ad ammazzare la noia con un po’ di trasgressione nei salotti buoni dove ormai i pusher magrebini erano di casa.
Ma quegli sfigati che si spaccavano il culo pagati a ore o a metro quadro, arrampicati sui ponteggi, vivevano su un altro pianeta dove alzarsi tutte le mattine alle quattro era un motivo piú che sufficiente per sniffare un po’ della coca stratagliata di Pizzo.
Campagna li guardava e si sentiva un privilegiato".

Massimo Vincenzi, «la Repubblica»


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 1 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 2 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 3 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 12 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Contrapunctus 4 (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Canon 17 alla duodecima in contrappunto alla quinta (Johann Sebastian Bach)
Jordi Savall w. Hespèrion XX, L'art de la fugue: Canon 16 alla decima in contrappunto alla terza (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 1 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 3 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 2 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 4 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 5 (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 10 A 4 Alla Decima (Johann Sebastian Bach)
Quartetto italiano, The Art Of Fugue, BWV 1080 - Contrapunctus 6 A 4 In Stylo Francese (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 1 - Fugue simple (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 2 - Fugue simple (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 3 - Fugue simple (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 4 - Fugue simple (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 5 - Fugue en mouvement contraire N°1 (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 6 - Fugue double N°1 (Johann Sebastian Bach)
Hermann Scherchen, L'art de la fugue: Contrepoint 7 - Fugue double N°2 (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - I. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - II. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - III. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - IV. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - V. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - VI. Fuga (Johann Sebastian Bach)
Kenneth Gilbert, Die Kunst Der Fuge (BWV 1080) - VII. Fuga (Johann Sebastian Bach)

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<![CDATA[ReadBabyRead #111 del 7 febbraio 2013
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Fred Vargas

Due racconti dalla raccolta “Scorre la Senna”

La notte efferata (parte 3 di 3)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
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Legge: Franco Ventimiglia


«Fine. Per quella sera non ne avrebbe più venduta nemmeno una. Troppo freddo, troppo tardi, le strade si erano svuotate, erano quasi le undici in place Maubert. L'uomo si diresse verso destra, spingendo il suo carrello, a braccia tese. Quei maledetti carrelli da supermercato non erano strumenti di precisione. Ci voleva tutta la forza dei polsi e una bella conoscenza dell'aggeggio per mantenerlo nella giusta direzione. Era testardo come un asino, si spostava di sbieco, resisteva. Bisognava parlargli, insultarlo, maltrattarlo; ma, come l'asino, permetteva di trasportare una bella quantità di mercanzia. Testardo ma fedele. Il suo carrello l'aveva chiamato Martin, per deferenza verso tutto il lavoro che si erano sciroppati gli asini di una volta».

Questo è l'incipit del racconto "Cinque franchi l'una" tratto dalla trilogia "Scorre la senna" di Fred Vargas, tre storie poliziesche, tre inquietanti, gelidi tocchi di atmosfera, tre crimini da risolvere per l'amato commissario Adamsberg. Da pochissimo, di tale racconto ("Le Marchand d'éponges" in lingua originale) è uscita in Francia la versione a fumetti, disegnata da Edmond Baudoin. Fred Vargas e Edmond Baudoin avevano già collaborato per il bellissimo graphic novel "I quattro fiumi", edito in Italia da Einaudi nel 2010.

Scorre la Senna è un libro senza precedenti nella produzione di Fred Vargas, una raccolta che riunisce gli unici tre racconti, inediti in Italia, mai pubblicati dalla scrittrice francese - Salute e libertà, La notte efferata e Cinque franchi l'una. Protagonista delle tre indagini il più amato tra i personaggi inventati da Vargas, Jean-Baptiste Adamsberg. E come sempre accade nelle indagini del commissario, ironia e mistero, crimini efferati e inattesi colpi di scena si alternano creando un'atmosfera inquietante sottolineata, anche qui, dai disegni in bianco e nero di Edmond Baudoin.

Nei tre avvincenti casi di Scorre la Senna i lettori di Vargas ritroveranno tutte le caratteristiche che hanno reso i suoi romanzi dei grandi successi. Se è necessario tutto l'intuito di Adamsberg per risolvere il caso al centro di Salute e libertà, e svelare gli insospettabili legami tra alcune minacciose lettere anonime e l'improvvisa comparsa di un barbone sulla panchina davanti al commissariato, a essere messa alla prova in Cinque franchi l'una è l'inventiva del commissario, alle prese con il testimone di un delitto poco propenso a collaborare. Mentre un omicidio commesso la notte di Natale, La notte efferata, è il punto di partenza per una indagine che svela uno scambio di identità e regala ai lettori una riflessione sul Natale decisamente lontana dalla retorica della ricorrenza.


Fred Vargas è uno pseudonimo. L'autrice ha deciso di adottarlo in omaggio alla sorella gemella Jo, una pittrice che nelle sue opere si firma appunto Vargas (Vargas è il cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza). Frédérique Audouin-Rouzeau (questo il vero nome della scrittrice), nata a Parigi il 7 giugno 1957, è figlia di una chimica e di un surrealista. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (Cnrs), ed è specializzata in medievistica. Per cinque anni ha lavorato sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Scrive ogni suo romanzo in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno. Rivede poi il testo per tre o quattro mesi, con il suo editor privilegiato: la sorella Jo. Scrive dall'85. Dal '92 ha pubblicato quasi un libro l'anno. È tradotta in 22 lingue ed è considerata l'anti-Patricia Cornwell. A tale proposito, ha dichiarato che «il poliziesco è una specie di favola, ironica o tragica o cerebrale. Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi (che nella realtà non esistono): un delitto è sempre semplice». Questo non le impedisce certo di dispiegare nei suoi romanzi una straordinaria visionarietà, unita a una capacità di indagine psicologica e alla passione per meticolose ricostruzioni ambientali.

Due righe sul protagonista. Jean-Baptiste Adamsberg, "spalatore di nuvole", nato nei Bassi Pirenei, è commissario di polizia del 13° arrondissement di Parigi, uomo lento, riflessivo, che, alle prese con casi intricati e apparentemente irrisolvibili, sembra brancolare nel buio finché non viene folgorato da una delle sue intuizioni geniali (in genere durante una delle sue camminate riflessive), lontane dal rigore della "classica" logica dell'investigatore, che lo conducono alla soluzione.


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joséphine Baker, J'ai deux amours (Scotto/Koger/Varna)
Anouar Brahem, Le pas du chat noir
Kode9 & The Spaceape Feat. Cha Cha, Time Patrol
Anouar Brahem, Toi qui sait
Patrick Bruel, Parlez-moi d'amour (Jean Lenoir)
Anouar Brahem, Rue du depart
Queens Of The Stone Age, Feel Good Hit Of The Summer (Nick Oliveri)
Queens Of The Stone Age, Better Living Through Chemistry (Nick Oliveri)
Kieran Hebden & Steve Reid, 25th Street
Anouar Brahem, Déjà la nuit
Queens Of The Stone Age, No one knows (Nick Oliveri)

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<![CDATA[ReadBabyRead #110 del 31 gennaio 2013
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Fred Vargas

Due racconti dalla raccolta “Scorre la Senna”

Cinque franchi l’una
La notte efferata

(parte 2 di 3)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

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Legge: Franco Ventimiglia


«Fine. Per quella sera non ne avrebbe più venduta nemmeno una. Troppo freddo, troppo tardi, le strade si erano svuotate, erano quasi le undici in place Maubert. L'uomo si diresse verso destra, spingendo il suo carrello, a braccia tese. Quei maledetti carrelli da supermercato non erano strumenti di precisione. Ci voleva tutta la forza dei polsi e una bella conoscenza dell'aggeggio per mantenerlo nella giusta direzione. Era testardo come un asino, si spostava di sbieco, resisteva. Bisognava parlargli, insultarlo, maltrattarlo; ma, come l'asino, permetteva di trasportare una bella quantità di mercanzia. Testardo ma fedele. Il suo carrello l'aveva chiamato Martin, per deferenza verso tutto il lavoro che si erano sciroppati gli asini di una volta».

Questo è l'incipit del racconto "Cinque franchi l'una" tratto dalla trilogia "Scorre la senna" di Fred Vargas, tre storie poliziesche, tre inquietanti, gelidi tocchi di atmosfera, tre crimini da risolvere per l'amato commissario Adamsberg. Da pochissimo, di tale racconto ("Le Marchand d'éponges" in lingua originale) è uscita in Francia la versione a fumetti, disegnata da Edmond Baudoin. Fred Vargas e Edmond Baudoin avevano già collaborato per il bellissimo graphic novel "I quattro fiumi", edito in Italia da Einaudi nel 2010.

Scorre la Senna è un libro senza precedenti nella produzione di Fred Vargas, una raccolta che riunisce gli unici tre racconti, inediti in Italia, mai pubblicati dalla scrittrice francese - Salute e libertà, La notte efferata e Cinque franchi l'una. Protagonista delle tre indagini il più amato tra i personaggi inventati da Vargas, Jean-Baptiste Adamsberg. E come sempre accade nelle indagini del commissario, ironia e mistero, crimini efferati e inattesi colpi di scena si alternano creando un'atmosfera inquietante sottolineata, anche qui, dai disegni in bianco e nero di Edmond Baudoin.

Nei tre avvincenti casi di Scorre la Senna i lettori di Vargas ritroveranno tutte le caratteristiche che hanno reso i suoi romanzi dei grandi successi. Se è necessario tutto l'intuito di Adamsberg per risolvere il caso al centro di Salute e libertà, e svelare gli insospettabili legami tra alcune minacciose lettere anonime e l'improvvisa comparsa di un barbone sulla panchina davanti al commissariato, a essere messa alla prova in Cinque franchi l'una è l'inventiva del commissario, alle prese con il testimone di un delitto poco propenso a collaborare. Mentre un omicidio commesso la notte di Natale, La notte efferata, è il punto di partenza per una indagine che svela uno scambio di identità e regala ai lettori una riflessione sul Natale decisamente lontana dalla retorica della ricorrenza.


Fred Vargas è uno pseudonimo. L'autrice ha deciso di adottarlo in omaggio alla sorella gemella Jo, una pittrice che nelle sue opere si firma appunto Vargas (Vargas è il cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza). Frédérique Audouin-Rouzeau (questo il vero nome della scrittrice), nata a Parigi il 7 giugno 1957, è figlia di una chimica e di un surrealista. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (Cnrs), ed è specializzata in medievistica. Per cinque anni ha lavorato sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Scrive ogni suo romanzo in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno. Rivede poi il testo per tre o quattro mesi, con il suo editor privilegiato: la sorella Jo. Scrive dall'85. Dal '92 ha pubblicato quasi un libro l'anno. È tradotta in 22 lingue ed è considerata l'anti-Patricia Cornwell. A tale proposito, ha dichiarato che «il poliziesco è una specie di favola, ironica o tragica o cerebrale. Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi (che nella realtà non esistono): un delitto è sempre semplice». Questo non le impedisce certo di dispiegare nei suoi romanzi una straordinaria visionarietà, unita a una capacità di indagine psicologica e alla passione per meticolose ricostruzioni ambientali.

Due righe sul protagonista. Jean-Baptiste Adamsberg, "spalatore di nuvole", nato nei Bassi Pirenei, è commissario di polizia del 13° arrondissement di Parigi, uomo lento, riflessivo, che, alle prese con casi intricati e apparentemente irrisolvibili, sembra brancolare nel buio finché non viene folgorato da una delle sue intuizioni geniali (in genere durante una delle sue camminate riflessive), lontane dal rigore della "classica" logica dell'investigatore, che lo conducono alla soluzione.


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joséphine Baker, J'ai deux amours (Scotto/Koger/Varna)
Anouar Brahem, Le pas du chat noir
Kode9 & The Spaceape Feat. Cha Cha, Time Patrol
Anouar Brahem, Toi qui sait
Patrick Bruel, Parlez-moi d'amour (Jean Lenoir)
Anouar Brahem, Rue du depart
Queens Of The Stone Age, Feel Good Hit Of The Summer (Nick Oliveri)
Queens Of The Stone Age, Better Living Through Chemistry (Nick Oliveri)
Kieran Hebden & Steve Reid, 25th Street
Anouar Brahem, Déjà la nuit
Queens Of The Stone Age, No one knows (Nick Oliveri)

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Fred Vargas

Due racconti dalla raccolta “Scorre la Senna”

Cinque franchi l’una (parte 1 di 3)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
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Legge: Franco Ventimiglia


«Fine. Per quella sera non ne avrebbe più venduta nemmeno una. Troppo freddo, troppo tardi, le strade si erano svuotate, erano quasi le undici in place Maubert. L'uomo si diresse verso destra, spingendo il suo carrello, a braccia tese. Quei maledetti carrelli da supermercato non erano strumenti di precisione. Ci voleva tutta la forza dei polsi e una bella conoscenza dell'aggeggio per mantenerlo nella giusta direzione. Era testardo come un asino, si spostava di sbieco, resisteva. Bisognava parlargli, insultarlo, maltrattarlo; ma, come l'asino, permetteva di trasportare una bella quantità di mercanzia. Testardo ma fedele. Il suo carrello l'aveva chiamato Martin, per deferenza verso tutto il lavoro che si erano sciroppati gli asini di una volta».

Questo è l'incipit del racconto "Cinque franchi l'una" tratto dalla trilogia "Scorre la senna" di Fred Vargas, tre storie poliziesche, tre inquietanti, gelidi tocchi di atmosfera, tre crimini da risolvere per l'amato commissario Adamsberg. Da pochissimo, di tale racconto ("Le Marchand d'éponges" in lingua originale) è uscita in Francia la versione a fumetti, disegnata da Edmond Baudoin. Fred Vargas e Edmond Baudoin avevano già collaborato per il bellissimo graphic novel "I quattro fiumi", edito in Italia da Einaudi nel 2010.

Scorre la Senna è un libro senza precedenti nella produzione di Fred Vargas, una raccolta che riunisce gli unici tre racconti, inediti in Italia, mai pubblicati dalla scrittrice francese - Salute e libertà, La notte efferata e Cinque franchi l'una. Protagonista delle tre indagini il più amato tra i personaggi inventati da Vargas, Jean-Baptiste Adamsberg. E come sempre accade nelle indagini del commissario, ironia e mistero, crimini efferati e inattesi colpi di scena si alternano creando un'atmosfera inquietante sottolineata, anche qui, dai disegni in bianco e nero di Edmond Baudoin.

Nei tre avvincenti casi di Scorre la Senna i lettori di Vargas ritroveranno tutte le caratteristiche che hanno reso i suoi romanzi dei grandi successi. Se è necessario tutto l'intuito di Adamsberg per risolvere il caso al centro di Salute e libertà, e svelare gli insospettabili legami tra alcune minacciose lettere anonime e l'improvvisa comparsa di un barbone sulla panchina davanti al commissariato, a essere messa alla prova in Cinque franchi l'una è l'inventiva del commissario, alle prese con il testimone di un delitto poco propenso a collaborare. Mentre un omicidio commesso la notte di Natale, La notte efferata, è il punto di partenza per una indagine che svela uno scambio di identità e regala ai lettori una riflessione sul Natale decisamente lontana dalla retorica della ricorrenza.


Fred Vargas è uno pseudonimo. L'autrice ha deciso di adottarlo in omaggio alla sorella gemella Jo, una pittrice che nelle sue opere si firma appunto Vargas (Vargas è il cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza). Frédérique Audouin-Rouzeau (questo il vero nome della scrittrice), nata a Parigi il 7 giugno 1957, è figlia di una chimica e di un surrealista. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (Cnrs), ed è specializzata in medievistica. Per cinque anni ha lavorato sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Scrive ogni suo romanzo in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno. Rivede poi il testo per tre o quattro mesi, con il suo editor privilegiato: la sorella Jo. Scrive dall'85. Dal '92 ha pubblicato quasi un libro l'anno. È tradotta in 22 lingue ed è considerata l'anti-Patricia Cornwell. A tale proposito, ha dichiarato che «il poliziesco è una specie di favola, ironica o tragica o cerebrale. Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi (che nella realtà non esistono): un delitto è sempre semplice». Questo non le impedisce certo di dispiegare nei suoi romanzi una straordinaria visionarietà, unita a una capacità di indagine psicologica e alla passione per meticolose ricostruzioni ambientali.

Due righe sul protagonista. Jean-Baptiste Adamsberg, "spalatore di nuvole", nato nei Bassi Pirenei, è commissario di polizia del 13° arrondissement di Parigi, uomo lento, riflessivo, che, alle prese con casi intricati e apparentemente irrisolvibili, sembra brancolare nel buio finché non viene folgorato da una delle sue intuizioni geniali (in genere durante una delle sue camminate riflessive), lontane dal rigore della "classica" logica dell'investigatore, che lo conducono alla soluzione.


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joséphine Baker, J'ai deux amours (Scotto/Koger/Varna)
Anouar Brahem, Le pas du chat noir
Kode9 & The Spaceape Feat. Cha Cha, Time Patrol
Anouar Brahem, Toi qui sait
Patrick Bruel, Parlez-moi d'amour (Jean Lenoir)
Anouar Brahem, Rue du depart
Queens Of The Stone Age, Feel Good Hit Of The Summer (Nick Oliveri)
Queens Of The Stone Age, Better Living Through Chemistry (Nick Oliveri)
Kieran Hebden & Steve Reid, 25th Street
Anouar Brahem, Déjà la nuit
Queens Of The Stone Age, No one knows (Nick Oliveri)

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<![CDATA[Il Noir a ReadBabyRead]]>


Il Noir a ReadBabyRead

Tutte le puntate dedicate al giallo



per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
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In chiusura di questo 2012 vi proponiamo non tanto una hit list quanto la selezione di letture di ReadBabyRead che riguarda un genere letterario a noi molto caro, sia per passione personale che per pregnanza sociale e politica, vale a dire il noir, di cui abbiamo esplorato una prima serie di autori e opere e che proseguirà nella prossima stagione.

Buone feste laiche di lotta a tutti

Franco Ventimiglia & Claudio Tesser





Fulvio Ervas, Commesse di Treviso [riduzione] (1/5)
[leggi articolo | scarica audio]

Fulvio Ervas, Commesse di Treviso (2/5)
[leggi articolo | scarica audio]

Fulvio Ervas, Commesse di Treviso (3/5)
[leggi articolo | scarica audio]

Fulvio Ervas, Commesse di Treviso (4/5)
[leggi articolo | scarica audio]

Fulvio Ervas, Commesse di Treviso (5/5)
[leggi articolo | scarica audio]


Massimo Carlotto, Storia di Gabriella, vedova di mala (1/2)
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Massimo Carlotto, Storia di Gabriella, vedova di mala (2/2)
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Massimo Carlotto, Il confronto (1/2)
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Massimo Carlotto, Il confronto (2/2)
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Raymond Chandler, Aspetterò (1/2)
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Raymond Chandler, Aspetterò (2/2)
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Dashiell Hammett, L'incubo verde
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Carlo Lucarelli, Il lato sinistro del cuore (1/2)
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Carlo Lucarelli, Il lato sinistro del cuore (2/2)
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Edgar Allan Poe, La lettera rubata (1/2)
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Edgar Allan Poe, La lettera rubata (2/2)
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William Somerset Maugham, La lettera [versione radiofonica integrale] (1/4)
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William Somerset Maugham, La lettera (2/4)
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William Somerset Maugham, La lettera (3/4)
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William Somerset Maugham, La lettera (4/4)
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Andrea Camilleri, Il giudice Surra (1/3)
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Andrea Camilleri, Il giudice Surra (2/3)
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Andrea Camilleri, Il giudice Surra (3/3)
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Carlo Lucarelli, La Bambina (1/4)
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Carlo Lucarelli, La Bambina (2/4)
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Carlo Lucarelli, La Bambina (3/4)
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Carlo Lucarelli, La Bambina (4/4)
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Maj Sjöwall e Per Wahlöö, Terroristi (1/4)
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Maj Sjöwall e Per Wahlöö, Terroristi (2/4)
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Maj Sjöwall e Per Wahlöö, Terroristi (3/4)
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<![CDATA[ReadBabyRead #103 del 13 dicembre 2012]]>


Maj Sjöwall e Per Wahlöö

Terroristi, Capitolo III (parte 4 di 4)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast

Legge: Franco Ventimiglia


"Negli ultimi tempi, be’, no, da sempre, per quanto io ricordi, le nazioni grandi e potenti del blocco capitalista sono state guidate da uomini che, secondo le vigenti norme giuridiche, sono puri criminali; uomini che, per avidità di potere e profitti finanziari, guidano la gente in un pozzo di egoismo, di lassismo e in una forma di pensiero basata completamente sul materialismo e sulla spietatezza nei confronti del prossimo." (Maj Sjöwall)

“Terroristi“ è l'ultimo episodio dei dieci romanzi della coppia svedese Maj Sjöwall e Per Wahlöö, nella vita moglie e marito, che dal 1965 al 1975 hanno scritto le avventure dell'ispettore Martin Beck, l'eroe della loro epica. Qui Martin Beck è alle prese con più casi contemporaneamente: l’omicidio di un regista pornografico e imprenditore del vizio; una strana rapina commessa, a detta dello sbrigativo procuratore, da una ragazza madre fuoriuscita da un mondo incantato; e infine, vicenda principale, l’attentato terroristico progettato contro un potente senatore americano in visita.

Sjöwall e Wahlöö, considerati i precursori del giallo scandinavo, con le loro opere ha rotto le tradizionali dinamiche del poliziesco, sopratutto di quello europeo, per portare la materia in una nuova dimensione, quella sociale, con il fine politico di denunciare la società neocapitalistica.

Maj e Per usano il romanzo giallo per mettere a nudo la Svezia, per raccontare cosa c'è veramente sotto la patina dorata della vita in giallo e blu. Dichiaratamente di sinistra, addirittura Wahlöö fu arrestata negli anni cinquanta per le sue attività politiche, sezionano la società svedese, sopratutto sulla strana convivenza di socialismo e capitalismo. Mai come in “ Terroristi” parlano del partito socialdemocratico, che con una mano tiene la bandiera del socialismo e del welfare, mentre con l'altra porta avanti un capitalismo spinto, con una profonda alleanza con gli Usa. E proprio la visita a Stoccolma di un senatore americano particolarmente conservatore (non è difficile riconoscervi Kissinger che stranamente è ancora in vita ai giorni nostri) è il corpo centrale del libro. Il senatore è l'obbiettivo dell'Ulag, un gruppo terroristico al soldo del miglior offerente, che ha già ucciso parecchi leader politici. Toccherà a Martin Beck coordinare la sicurezza della visita.

Il libro narra mirabilmente la crescente paranoia del governo e delle forze di sicurezza svedesi, soprattutto della Sapo, la polizia politica svedese, baluardo dell'anticomunismo. Beck è invece un funzionario molto critico verso la polizia, e la sua Squadra Omicidi è la migliore della polizia, poiché non picchia e non perseguita nessuno. Garantendo le libertà di manifestazione e di protesta, la sicurezza sarà quindi più difficoltosa. Sullo sfondo la vicenda sbieca di Rebecka Lind, una ragazza madre ribelle, accusata di una rapina in banca. Un grande intreccio, personaggi profondissimi, ma soprattutto quella maniera svedese di parlare del mondo con grande disillusione e sincerità, arrivando persino a far male. Qui i personaggi parlano ed esprimono opinioni che sono in realtà analisi sociali. Da qui parte quell'onda che poi crescerà con Henning Mankell, con Ian Rankin, Jo Nesbø, Anne Holt e tanti altri, quel modo di scrivere che sembra nascere da brutte situazioni, città sporche e gente corrotta, quasi erosa dalle proprie tenebre. Il sogno svedese è finito da un bel pezzo, anzi forse non è mai esistito, e il peggio è ancora da venire con l'omicidio del primo ministro Olof Palme nel 1986.

"Il tuo problema, Martin, è che fai il lavoro sbagliato. Nel momento sbagliato. Dalla parte sbagliata del mondo. Nel sistema sbagliato". Con questa significativa frase si chiude il romanzo "Terroristi".

Per Wahlöö morì nel 1975 di cancro, e la moglie Maj non se la sentirà di continuare da sola. Finì così una splendida avventura di dieci romanzi, tutti editi in Italia da Sellerio, che parlano attraverso un gruppo di poliziotti, di un mondo che fa schifo e si nasconde nell'ipocrisia. E questi romanzi l'ipocrisia la strappano via, fino a toccare i nervi scoperti della società svedese, che è anche la nostra società.

Massimo Argo


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Jimi Hendrix, All along the watchtower (Bob Dylan)
Stadler Trio & Friends, Divertimento in Si maggiore KV493 (Wolfgang A. Mozart)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV346-1 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Kathy Berberian, Chanson (Erik Satie)
Jimi Hendrix, Voodoo child (Jimi Hendrix)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV437 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Sigur Rós, Ba Ba (Sigur Rós)
Kathy Berberian, Air du poète (Erik Satie)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV549 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Jimi Hendrix, … and the Gods made love (Jimi Hendrix)
Kathy Berberian, Les canards, les cygnes, les oies (Igor Stravinsky)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV436 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Kathy Berberian, Tarantella (William Walton)
Stadler Trio & Friends, Divertimento in Si maggiore KV439 (Wolfgang A. Mozart)
Jimi Hendrix, Burning of the midnight lamp (Jimi Hendrix)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV438 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Kathy Berberian, Loosin yelav (anonimo)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV346-2 (Wolfgang Amadeus Mozart)

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<![CDATA[ReadBabyRead #102 del 6 dicembre 2012]]>


Maj Sjöwall e Per Wahlöö

Terroristi, Capitolo III (parte 3 di 4)


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Legge: Franco Ventimiglia


"Negli ultimi tempi, be’, no, da sempre, per quanto io ricordi, le nazioni grandi e potenti del blocco capitalista sono state guidate da uomini che, secondo le vigenti norme giuridiche, sono puri criminali; uomini che, per avidità di potere e profitti finanziari, guidano la gente in un pozzo di egoismo, di lassismo e in una forma di pensiero basata completamente sul materialismo e sulla spietatezza nei confronti del prossimo." (Maj Sjöwall)

“Terroristi“ è l'ultimo episodio dei dieci romanzi della coppia svedese Maj Sjöwall e Per Wahlöö, nella vita moglie e marito, che dal 1965 al 1975 hanno scritto le avventure dell'ispettore Martin Beck, l'eroe della loro epica. Qui Martin Beck è alle prese con più casi contemporaneamente: l’omicidio di un regista pornografico e imprenditore del vizio; una strana rapina commessa, a detta dello sbrigativo procuratore, da una ragazza madre fuoriuscita da un mondo incantato; e infine, vicenda principale, l’attentato terroristico progettato contro un potente senatore americano in visita.

Sjöwall e Wahlöö, considerati i precursori del giallo scandinavo, con le loro opere ha rotto le tradizionali dinamiche del poliziesco, sopratutto di quello europeo, per portare la materia in una nuova dimensione, quella sociale, con il fine politico di denunciare la società neocapitalistica.

Maj e Per usano il romanzo giallo per mettere a nudo la Svezia, per raccontare cosa c'è veramente sotto la patina dorata della vita in giallo e blu. Dichiaratamente di sinistra, addirittura Wahlöö fu arrestata negli anni cinquanta per le sue attività politiche, sezionano la società svedese, sopratutto sulla strana convivenza di socialismo e capitalismo. Mai come in “ Terroristi” parlano del partito socialdemocratico, che con una mano tiene la bandiera del socialismo e del welfare, mentre con l'altra porta avanti un capitalismo spinto, con una profonda alleanza con gli Usa. E proprio la visita a Stoccolma di un senatore americano particolarmente conservatore (non è difficile riconoscervi Kissinger che stranamente è ancora in vita ai giorni nostri) è il corpo centrale del libro. Il senatore è l'obbiettivo dell'Ulag, un gruppo terroristico al soldo del miglior offerente, che ha già ucciso parecchi leader politici. Toccherà a Martin Beck coordinare la sicurezza della visita.

Il libro narra mirabilmente la crescente paranoia del governo e delle forze di sicurezza svedesi, soprattutto della Sapo, la polizia politica svedese, baluardo dell'anticomunismo. Beck è invece un funzionario molto critico verso la polizia, e la sua Squadra Omicidi è la migliore della polizia, poiché non picchia e non perseguita nessuno. Garantendo le libertà di manifestazione e di protesta, la sicurezza sarà quindi più difficoltosa. Sullo sfondo la vicenda sbieca di Rebecka Lind, una ragazza madre ribelle, accusata di una rapina in banca. Un grande intreccio, personaggi profondissimi, ma soprattutto quella maniera svedese di parlare del mondo con grande disillusione e sincerità, arrivando persino a far male. Qui i personaggi parlano ed esprimono opinioni che sono in realtà analisi sociali. Da qui parte quell'onda che poi crescerà con Henning Mankell, con Ian Rankin, Jo Nesbø, Anne Holt e tanti altri, quel modo di scrivere che sembra nascere da brutte situazioni, città sporche e gente corrotta, quasi erosa dalle proprie tenebre. Il sogno svedese è finito da un bel pezzo, anzi forse non è mai esistito, e il peggio è ancora da venire con l'omicidio del primo ministro Olof Palme nel 1986.

"Il tuo problema, Martin, è che fai il lavoro sbagliato. Nel momento sbagliato. Dalla parte sbagliata del mondo. Nel sistema sbagliato". Con questa significativa frase si chiude il romanzo "Terroristi".

Per Wahlöö morì nel 1975 di cancro, e la moglie Maj non se la sentirà di continuare da sola. Finì così una splendida avventura di dieci romanzi, tutti editi in Italia da Sellerio, che parlano attraverso un gruppo di poliziotti, di un mondo che fa schifo e si nasconde nell'ipocrisia. E questi romanzi l'ipocrisia la strappano via, fino a toccare i nervi scoperti della società svedese, che è anche la nostra società.

Massimo Argo


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Jimi Hendrix, All along the watchtower (Bob Dylan)
Stadler Trio & Friends, Divertimento in Si maggiore KV493 (Wolfgang A. Mozart)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV346-1 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Kathy Berberian, Chanson (Erik Satie)
Jimi Hendrix, Voodoo child (Jimi Hendrix)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV437 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Sigur Rós, Ba Ba (Sigur Rós)
Kathy Berberian, Air du poète (Erik Satie)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV549 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Jimi Hendrix, … and the Gods made love (Jimi Hendrix)
Kathy Berberian, Les canards, les cygnes, les oies (Igor Stravinsky)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV436 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Kathy Berberian, Tarantella (William Walton)
Stadler Trio & Friends, Divertimento in Si maggiore KV439 (Wolfgang A. Mozart)
Jimi Hendrix, Burning of the midnight lamp (Jimi Hendrix)
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Maj Sjöwall e Per Wahlöö

Terroristi, Capitolo III (parte 2 di 4)


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"Negli ultimi tempi, be’, no, da sempre, per quanto io ricordi, le nazioni grandi e potenti del blocco capitalista sono state guidate da uomini che, secondo le vigenti norme giuridiche, sono puri criminali; uomini che, per avidità di potere e profitti finanziari, guidano la gente in un pozzo di egoismo, di lassismo e in una forma di pensiero basata completamente sul materialismo e sulla spietatezza nei confronti del prossimo." (Maj Sjöwall)

“Terroristi“ è l'ultimo episodio dei dieci romanzi della coppia svedese Maj Sjöwall e Per Wahlöö, nella vita moglie e marito, che dal 1965 al 1975 hanno scritto le avventure dell'ispettore Martin Beck, l'eroe della loro epica. Qui Martin Beck è alle prese con più casi contemporaneamente: l’omicidio di un regista pornografico e imprenditore del vizio; una strana rapina commessa, a detta dello sbrigativo procuratore, da una ragazza madre fuoriuscita da un mondo incantato; e infine, vicenda principale, l’attentato terroristico progettato contro un potente senatore americano in visita.

Sjöwall e Wahlöö, considerati i precursori del giallo scandinavo, con le loro opere ha rotto le tradizionali dinamiche del poliziesco, sopratutto di quello europeo, per portare la materia in una nuova dimensione, quella sociale, con il fine politico di denunciare la società neocapitalistica.

Maj e Per usano il romanzo giallo per mettere a nudo la Svezia, per raccontare cosa c'è veramente sotto la patina dorata della vita in giallo e blu. Dichiaratamente di sinistra, addirittura Wahlöö fu arrestata negli anni cinquanta per le sue attività politiche, sezionano la società svedese, sopratutto sulla strana convivenza di socialismo e capitalismo. Mai come in “ Terroristi” parlano del partito socialdemocratico, che con una mano tiene la bandiera del socialismo e del welfare, mentre con l'altra porta avanti un capitalismo spinto, con una profonda alleanza con gli Usa. E proprio la visita a Stoccolma di un senatore americano particolarmente conservatore (non è difficile riconoscervi Kissinger che stranamente è ancora in vita ai giorni nostri) è il corpo centrale del libro. Il senatore è l'obbiettivo dell'Ulag, un gruppo terroristico al soldo del miglior offerente, che ha già ucciso parecchi leader politici. Toccherà a Martin Beck coordinare la sicurezza della visita.

Il libro narra mirabilmente la crescente paranoia del governo e delle forze di sicurezza svedesi, soprattutto della Sapo, la polizia politica svedese, baluardo dell'anticomunismo. Beck è invece un funzionario molto critico verso la polizia, e la sua Squadra Omicidi è la migliore della polizia, poiché non picchia e non perseguita nessuno. Garantendo le libertà di manifestazione e di protesta, la sicurezza sarà quindi più difficoltosa. Sullo sfondo la vicenda sbieca di Rebecka Lind, una ragazza madre ribelle, accusata di una rapina in banca. Un grande intreccio, personaggi profondissimi, ma soprattutto quella maniera svedese di parlare del mondo con grande disillusione e sincerità, arrivando persino a far male. Qui i personaggi parlano ed esprimono opinioni che sono in realtà analisi sociali. Da qui parte quell'onda che poi crescerà con Henning Mankell, con Ian Rankin, Jo Nesbø, Anne Holt e tanti altri, quel modo di scrivere che sembra nascere da brutte situazioni, città sporche e gente corrotta, quasi erosa dalle proprie tenebre. Il sogno svedese è finito da un bel pezzo, anzi forse non è mai esistito, e il peggio è ancora da venire con l'omicidio del primo ministro Olof Palme nel 1986.

"Il tuo problema, Martin, è che fai il lavoro sbagliato. Nel momento sbagliato. Dalla parte sbagliata del mondo. Nel sistema sbagliato". Con questa significativa frase si chiude il romanzo "Terroristi".

Per Wahlöö morì nel 1975 di cancro, e la moglie Maj non se la sentirà di continuare da sola. Finì così una splendida avventura di dieci romanzi, tutti editi in Italia da Sellerio, che parlano attraverso un gruppo di poliziotti, di un mondo che fa schifo e si nasconde nell'ipocrisia. E questi romanzi l'ipocrisia la strappano via, fino a toccare i nervi scoperti della società svedese, che è anche la nostra società.

Massimo Argo


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Jimi Hendrix, All along the watchtower (Bob Dylan)
Stadler Trio & Friends, Divertimento in Si maggiore KV493 (Wolfgang A. Mozart)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV346-1 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Kathy Berberian, Chanson (Erik Satie)
Jimi Hendrix, Voodoo child (Jimi Hendrix)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV437 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Sigur Rós, Ba Ba (Sigur Rós)
Kathy Berberian, Air du poète (Erik Satie)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV549 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Jimi Hendrix, … and the Gods made love (Jimi Hendrix)
Kathy Berberian, Les canards, les cygnes, les oies (Igor Stravinsky)
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Kathy Berberian, Tarantella (William Walton)
Stadler Trio & Friends, Divertimento in Si maggiore KV439 (Wolfgang A. Mozart)
Jimi Hendrix, Burning of the midnight lamp (Jimi Hendrix)
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Maj Sjöwall e Per Wahlöö

Terroristi, Capitolo III (parte 1 di 4)


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Legge: Franco Ventimiglia


"Negli ultimi tempi, be’, no, da sempre, per quanto io ricordi, le nazioni grandi e potenti del blocco capitalista sono state guidate da uomini che, secondo le vigenti norme giuridiche, sono puri criminali; uomini che, per avidità di potere e profitti finanziari, guidano la gente in un pozzo di egoismo, di lassismo e in una forma di pensiero basata completamente sul materialismo e sulla spietatezza nei confronti del prossimo." (Maj Sjöwall)

“Terroristi“ è l'ultimo episodio dei dieci romanzi della coppia svedese Maj Sjöwall e Per Wahlöö, nella vita moglie e marito, che dal 1965 al 1975 hanno scritto le avventure dell'ispettore Martin Beck, l'eroe della loro epica. Qui Martin Beck è alle prese con più casi contemporaneamente: l’omicidio di un regista pornografico e imprenditore del vizio; una strana rapina commessa, a detta dello sbrigativo procuratore, da una ragazza madre fuoriuscita da un mondo incantato; e infine, vicenda principale, l’attentato terroristico progettato contro un potente senatore americano in visita.

Sjöwall e Wahlöö, considerati i precursori del giallo scandinavo, con le loro opere ha rotto le tradizionali dinamiche del poliziesco, sopratutto di quello europeo, per portare la materia in una nuova dimensione, quella sociale, con il fine politico di denunciare la società neocapitalistica.

Maj e Per usano il romanzo giallo per mettere a nudo la Svezia, per raccontare cosa c'è veramente sotto la patina dorata della vita in giallo e blu. Dichiaratamente di sinistra, addirittura Wahlöö fu arrestata negli anni cinquanta per le sue attività politiche, sezionano la società svedese, sopratutto sulla strana convivenza di socialismo e capitalismo. Mai come in “ Terroristi” parlano del partito socialdemocratico, che con una mano tiene la bandiera del socialismo e del welfare, mentre con l'altra porta avanti un capitalismo spinto, con una profonda alleanza con gli Usa. E proprio la visita a Stoccolma di un senatore americano particolarmente conservatore (non è difficile riconoscervi Kissinger che stranamente è ancora in vita ai giorni nostri) è il corpo centrale del libro. Il senatore è l'obbiettivo dell'Ulag, un gruppo terroristico al soldo del miglior offerente, che ha già ucciso parecchi leader politici. Toccherà a Martin Beck coordinare la sicurezza della visita. 

Il libro narra mirabilmente la crescente paranoia del governo e delle forze di sicurezza svedesi, soprattutto della Sapo, la polizia politica svedese, baluardo dell'anticomunismo. Beck è invece un funzionario molto critico verso la polizia, e la sua Squadra Omicidi è la migliore della polizia, poiché non picchia e non perseguita nessuno. Garantendo le libertà di manifestazione e di protesta, la sicurezza sarà quindi più difficoltosa. Sullo sfondo la vicenda sbieca di Rebecka Lind, una ragazza madre ribelle, accusata di una rapina in banca. Un grande intreccio, personaggi profondissimi, ma soprattutto quella maniera svedese di parlare del mondo con grande disillusione e sincerità, arrivando persino a far male. Qui i personaggi parlano ed esprimono opinioni che sono in realtà analisi sociali. Da qui parte quell'onda che poi crescerà con Henning Mankell, con Ian Rankin, Jo Nesbø, Anne Holt e tanti altri, quel modo di scrivere che sembra nascere da brutte situazioni, città sporche e gente corrotta, quasi erosa dalle proprie tenebre. Il sogno svedese è finito da un bel pezzo, anzi forse non è mai esistito, e il peggio è ancora da venire con l'omicidio del primo ministro Olof Palme nel 1986.

"Il tuo problema, Martin, è che fai il lavoro sbagliato. Nel momento sbagliato. Dalla parte sbagliata del mondo. Nel sistema sbagliato". Con questa significativa frase si chiude il romanzo "Terroristi".



Per Wahlöö morì nel 1975 di cancro, e la moglie Maj non se la sentirà di continuare da sola. Finì così una splendida avventura di dieci romanzi, tutti editi in Italia da Sellerio, che parlano attraverso un gruppo di poliziotti, di un mondo che fa schifo e si nasconde nell'ipocrisia. E questi romanzi l'ipocrisia la strappano via, fino a toccare i nervi scoperti della società svedese, che è anche la nostra società.

Massimo Argo


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Jimi Hendrix, All along the watchtower (Bob Dylan)
Stadler Trio & Friends, Divertimento in Si maggiore KV493 (Wolfgang A. Mozart)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV346-1 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Kathy Berberian, Chanson (Erik Satie)
Jimi Hendrix, Voodoo child (Jimi Hendrix)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV437 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Sigur Rós, Ba Ba (Sigur Rós)
Kathy Berberian, Air du poète (Erik Satie)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV549 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Jimi Hendrix, … and the Gods made love (Jimi Hendrix)
Kathy Berberian, Les canards, les cygnes, les oies (Igor Stravinsky)
Stadler Trio & Friends, Notturno KV436 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Kathy Berberian, Tarantella (William Walton)
Stadler Trio & Friends, Divertimento in Si maggiore KV439 (Wolfgang A. Mozart)
Jimi Hendrix, Burning of the midnight lamp (Jimi Hendrix)
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Carlo Lucarelli


La Bambina (parte 4 di 4)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

Lettura e altri crimini


Legge: Franco Ventimiglia



Giudici


Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

"Giudici" sembra un po' uno di quei film a più episodi, e di conseguenza più registi, in cui un tema centrale viene rappresentato con differenti poetiche. Nel caso del volume edito da Einaudi, nella collana Stile libero big, la figura del giudice/magistrato viene messa in scena da tre grandi scrittori italiani: Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli. In tutti e tre i racconti convivono l'uomo e il ruolo istituzionale, e nelle pieghe di questa convivenza emergono le difficoltà di una professione come quella del giudice. Camilleri, De Cataldo e Lucarelli scelgono esempi positivi, ma senza toni epici. Perché la grandezza morale del difensore dello Stato, del rappresentante della Legge, che fa di tutto per muoversi sempre dentro il sistema, dovrebbe essere un fatto normale, senza alibi. C'è una lettura del volume, quella storica, che conferisce alle diverse narrazioni un senso di corpo unico. Perché le tre diverse ambientazioni temporali (Post Unità d'Italia, Anni di Piombo, Oggi) dei racconti, evidenziano come la storia del nostro Paese, fin dalle sue origini, abbia viziato la corretta amministrazione della Giustizia, sgambettando il percorso dei suoi più integerrimi rappresentanti.

Il secondo racconto, "La Bambina" di Carlo Lucarelli, è ambientato nella Bologna del 1980, dove nelle frasi finali viene evocata la strage fascista alla Stazione del 2 agosto. Il brigadiere Ferrucci Ivano, detto Ferro, lavora nel servizio scorte. Ha 56 anni, di cui 37 passati in Polizia, ed è pronto ad andarsene in pensione. Un giorno, per un cambio di servizio, gli viene assegnata la protezione di un giudice donna, La Bambina, per l'appunto. Giovane, minuta, "topolina": gli ricorda molto sua figlia. L'incarico sembra piuttosto semplice, d'altro canto La Bambina sta seguendo solo un caso di bancarotta fraudolenta: "La scorta serve a quelli che fanno le inchieste sulla politica, serviva al povero Amato, ammazzato così alla fermata del tram". Il fatto è che dietro l'inchiesta apparentemente innocua seguita dalla Bambina si apre ben presto un abisso pericolosissimo che vede coinvolta quella parte di Stato che con uno Stato non dovrebbe mai avere nulla a che fare. E Valentina, questo il nome del giudice, riesce a capire sulla sua pelle e a costo di una vita, quanto possa essere pericoloso e difficile rappresentare la Legge. Una battaglia a suon di omicidi e altri efferati delitti. Una serie di crimini che modellano una storia torbida, dove gli attori sono poliziotti corrotti e istituzioni deviate.

Dopo Grazia Negro, l’ispettrice di polizia specializzata in crimini violenti e protagonista di diversi suoi romanzi, Lucarelli forgia un’altra eroina femminile. Un personaggio atipico, ma amabile e ammirevole.

Il racconto del giallista di Bologna è avvincente e ricco di colpi di scena, che lasciano senza fiato il lettore. Lo stile è quello tipico di Lucarelli: colmo di costruzioni paratattiche e paragrafi non troppo lunghi. Le descrizioni dei luoghi e dei protagonisti sono ben fatte e la scorrevolezza complessiva del testo è ottima. Lucarelli, che introduce ne "La Bambina" anche dei riferimenti musicali a Pino Daniele e ai Cure, si avvale di un fraseggio intenso ed efficace, un espediente narrativo che Lucarelli ha già utilizzato in passato con romanzi come "Un giorno dopo l’altro" e "Almost Blue", aggiungendo al racconto anche una colonna sonora che accresce il potenziale immersivo della narrazione, irretendo il lettore all’interno della vicenda. La storia è perfettamente organizzata e i personaggi dipinti con evidente, grande maestria.

Francesco Forestiero


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Atrocity Exhibition (Joy Division)
Pino Daniele, Je so' pazzo (Pino Daniele)
The Cure, A Forest (Robert Smith)
Joy Division, The Eternal (Joy Division)
Joy Division, Atmosphere (Joy Division)
Joy Division, Decades (Joy Division)
Caetano Veloso, Cuccuruccu Paloma (Alberto Iglesias)
Gianni Togni, Luna (Gianni Togni)
Astrud Gilberto, Manha De Carnaval (Luiz Bonfá/Antonio Maria)
Elis Regina, Fascinação (Fermo F.D. Marchetti/Maurice Dominique Feraudy)
Damien Rice, Eskimo (Hidden Track#2: "Silent Night" sung by Lisa Hanningan)
Joy Division, Love Will Tear Us Apart (Joy Division)
Quartetto Italiano, String Quartet #15 In A Minor, Op. 132, "Heiliger Dankgesang" (Ludwig Van Beethoven)

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<![CDATA[ReadBabyRead #96 del 25 ottobre 2012]]>


Carlo Lucarelli


La Bambina (parte 3 di 4)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

Lettura e altri crimini



Legge: Franco Ventimiglia



Giudici


Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

"Giudici" sembra un po' uno di quei film a più episodi, e di conseguenza più registi, in cui un tema centrale viene rappresentato con differenti poetiche. Nel caso del volume edito da Einaudi, nella collana Stile libero big, la figura del giudice/magistrato viene messa in scena da tre grandi scrittori italiani: Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli. In tutti e tre i racconti convivono l'uomo e il ruolo istituzionale, e nelle pieghe di questa convivenza emergono le difficoltà di una professione come quella del giudice. Camilleri, De Cataldo e Lucarelli scelgono esempi positivi, ma senza toni epici. Perché la grandezza morale del difensore dello Stato, del rappresentante della Legge, che fa di tutto per muoversi sempre dentro il sistema, dovrebbe essere un fatto normale, senza alibi. C'è una lettura del volume, quella storica, che conferisce alle diverse narrazioni un senso di corpo unico. Perché le tre diverse ambientazioni temporali (Post Unità d'Italia, Anni di Piombo, Oggi) dei racconti, evidenziano come la storia del nostro Paese, fin dalle sue origini, abbia viziato la corretta amministrazione della Giustizia, sgambettando il percorso dei suoi più integerrimi rappresentanti.

Il secondo racconto, "La Bambina" di Carlo Lucarelli, è ambientato nella Bologna del 1980, dove nelle frasi finali viene evocata la strage fascista alla Stazione del 2 agosto. Il brigadiere Ferrucci Ivano, detto Ferro, lavora nel servizio scorte. Ha 56 anni, di cui 37 passati in Polizia, ed è pronto ad andarsene in pensione. Un giorno, per un cambio di servizio, gli viene assegnata la protezione di un giudice donna, La Bambina, per l'appunto. Giovane, minuta, "topolina": gli ricorda molto sua figlia. L'incarico sembra piuttosto semplice, d'altro canto La Bambina sta seguendo solo un caso di bancarotta fraudolenta: "La scorta serve a quelli che fanno le inchieste sulla politica, serviva al povero Amato, ammazzato così alla fermata del tram". Il fatto è che dietro l'inchiesta apparentemente innocua seguita dalla Bambina si apre ben presto un abisso pericolosissimo che vede coinvolta quella parte di Stato che con uno Stato non dovrebbe mai avere nulla a che fare. E Valentina, questo il nome del giudice, riesce a capire sulla sua pelle e a costo di una vita, quanto possa essere pericoloso e difficile rappresentare la Legge. Una battaglia a suon di omicidi e altri efferati delitti. Una serie di crimini che modellano una storia torbida, dove gli attori sono poliziotti corrotti e istituzioni deviate.

Dopo Grazia Negro, l’ispettrice di polizia specializzata in crimini violenti e protagonista di diversi suoi romanzi, Lucarelli forgia un’altra eroina femminile. Un personaggio atipico, ma amabile e ammirevole.

Il racconto del giallista di Bologna è avvincente e ricco di colpi di scena, che lasciano senza fiato il lettore. Lo stile è quello tipico di Lucarelli: colmo di costruzioni paratattiche e paragrafi non troppo lunghi. Le descrizioni dei luoghi e dei protagonisti sono ben fatte e la scorrevolezza complessiva del testo è ottima. Lucarelli, che introduce ne "La Bambina" anche dei riferimenti musicali a Pino Daniele e ai Cure, si avvale di un fraseggio intenso ed efficace, un espediente narrativo che Lucarelli ha già utilizzato in passato con romanzi come "Un giorno dopo l’altro" e "Almost Blue", aggiungendo al racconto anche una colonna sonora che accresce il potenziale immersivo della narrazione, irretendo il lettore all’interno della vicenda. La storia è perfettamente organizzata e i personaggi dipinti con evidente, grande maestria.

Francesco Forestiero


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Atrocity Exhibition (Joy Division)
Pino Daniele, Je so' pazzo (Pino Daniele)
The Cure, A Forest (Robert Smith)
Joy Division, The Eternal (Joy Division)
Joy Division, Atmosphere (Joy Division)
Joy Division, Decades (Joy Division)
Caetano Veloso, Cuccuruccu Paloma (Alberto Iglesias)
Gianni Togni, Luna (Gianni Togni)
Astrud Gilberto, Manha De Carnaval (Luiz Bonfá/Antonio Maria)
Elis Regina, Fascinação (Fermo F.D. Marchetti/Maurice Dominique Feraudy)
Damien Rice, Eskimo (Hidden Track#2: "Silent Night" sung by Lisa Hanningan)
Joy Division, Love Will Tear Us Apart (Joy Division)
Quartetto Italiano, String Quartet #15 In A Minor, Op. 132, "Heiliger Dankgesang" (Ludwig Van Beethoven)

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info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead #95 del 18 ottobre 2012
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Carlo Lucarelli


La Bambina (parte 2 di 4)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

Lettura e altri crimini


Legge: Franco Ventimiglia



Giudici


Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

"Giudici" sembra un po' uno di quei film a più episodi, e di conseguenza più registi, in cui un tema centrale viene rappresentato con differenti poetiche. Nel caso del volume edito da Einaudi, nella collana Stile libero big, la figura del giudice/magistrato viene messa in scena da tre grandi scrittori italiani: Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli. In tutti e tre i racconti convivono l'uomo e il ruolo istituzionale, e nelle pieghe di questa convivenza emergono le difficoltà di una professione come quella del giudice. Camilleri, De Cataldo e Lucarelli scelgono esempi positivi, ma senza toni epici. Perché la grandezza morale del difensore dello Stato, del rappresentante della Legge, che fa di tutto per muoversi sempre dentro il sistema, dovrebbe essere un fatto normale, senza alibi. C'è una lettura del volume, quella storica, che conferisce alle diverse narrazioni un senso di corpo unico. Perché le tre diverse ambientazioni temporali (Post Unità d'Italia, Anni di Piombo, Oggi) dei racconti, evidenziano come la storia del nostro Paese, fin dalle sue origini, abbia viziato la corretta amministrazione della Giustizia, sgambettando il percorso dei suoi più integerrimi rappresentanti.

Il secondo racconto, "La Bambina" di Carlo Lucarelli, è ambientato nella Bologna del 1980, dove nelle frasi finali viene evocata la strage fascista alla Stazione del 2 agosto. Il brigadiere Ferrucci Ivano, detto Ferro, lavora nel servizio scorte. Ha 56 anni, di cui 37 passati in Polizia, ed è pronto ad andarsene in pensione. Un giorno, per un cambio di servizio, gli viene assegnata la protezione di un giudice donna, La Bambina, per l'appunto. Giovane, minuta, "topolina": gli ricorda molto sua figlia. L'incarico sembra piuttosto semplice, d'altro canto La Bambina sta seguendo solo un caso di bancarotta fraudolenta: "La scorta serve a quelli che fanno le inchieste sulla politica, serviva al povero Amato, ammazzato così alla fermata del tram". Il fatto è che dietro l'inchiesta apparentemente innocua seguita dalla Bambina si apre ben presto un abisso pericolosissimo che vede coinvolta quella parte di Stato che con uno Stato non dovrebbe mai avere nulla a che fare. E Valentina, questo il nome del giudice, riesce a capire sulla sua pelle e a costo di una vita, quanto possa essere pericoloso e difficile rappresentare la Legge. Una battaglia a suon di omicidi e altri efferati delitti. Una serie di crimini che modellano una storia torbida, dove gli attori sono poliziotti corrotti e istituzioni deviate.

Dopo Grazia Negro, l’ispettrice di polizia specializzata in crimini violenti e protagonista di diversi suoi romanzi, Lucarelli forgia un’altra eroina femminile. Un personaggio atipico, ma amabile e ammirevole.

Il racconto del giallista di Bologna è avvincente e ricco di colpi di scena, che lasciano senza fiato il lettore. Lo stile è quello tipico di Lucarelli: colmo di costruzioni paratattiche e paragrafi non troppo lunghi. Le descrizioni dei luoghi e dei protagonisti sono ben fatte e la scorrevolezza complessiva del testo è ottima. Lucarelli, che introduce ne "La Bambina" anche dei riferimenti musicali a Pino Daniele e ai Cure, si avvale di un fraseggio intenso ed efficace, un espediente narrativo che Lucarelli ha già utilizzato in passato con romanzi come "Un giorno dopo l’altro" e "Almost Blue", aggiungendo al racconto anche una colonna sonora che accresce il potenziale immersivo della narrazione, irretendo il lettore all’interno della vicenda. La storia è perfettamente organizzata e i personaggi dipinti con evidente, grande maestria.

Francesco Forestiero


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Atrocity Exhibition (Joy Division)
Pino Daniele, Je so' pazzo (Pino Daniele)
The Cure, A Forest (Robert Smith)
Joy Division, The Eternal (Joy Division)
Joy Division, Atmosphere (Joy Division)
Joy Division, Decades (Joy Division)
Caetano Veloso, Cuccuruccu Paloma (Alberto Iglesias)
Gianni Togni, Luna (Gianni Togni)
Astrud Gilberto, Manha De Carnaval (Luiz Bonfá/Antonio Maria)
Elis Regina, Fascinação (Fermo F.D. Marchetti/Maurice Dominique Feraudy)
Damien Rice, Eskimo (Hidden Track#2: "Silent Night" sung by Lisa Hanningan)
Joy Division, Love Will Tear Us Apart (Joy Division)
Quartetto Italiano, String Quartet #15 In A Minor, Op. 132, "Heiliger Dankgesang" (Ludwig Van Beethoven)

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<![CDATA[Cielo nero - Arnaldur Indriðason]]>

Ritorna in libreria Arnaldur Indriðason, il giallista islandese edito da Guanda che da qualche anno appassiona sempre più lettori italiani. Nel suo nuovo libro, Cielo nero, il caso affidato al detective Sigurður Óli è in apparenza quasi banale: un’aggressione finita male ai danni di Lína, impiegata scambista e ricattatrice dilettante. L’omicidio di Lína ha tutta l’aria di essere la reazione a uno dei ricatti a sfondo sessuale della donna, la cui vita era in superficie perfettamente normale. Sigurður ha ben altro a cui pensare: la separazione dall’amata BergÞora, i guai in cui si cacciano i suoi amici, nonché il dramma di Andrés, alcolista disadattato che cerca disperatamente di riprendersi la vita che gli è stata sottratta da giovanissimo e di mettersi in contatto con il detective per raccontargli la sua storia di orrore.

Ma la Reykjavík degli ultimi anni è una città più oscura di quello che sembra: con il progredire delle indagini sotto gli occhi di Sigurður si apre uno scorcio inquietante sulla bolla finanziaria islandese degli ultimi anni, che sul boom delle banche e dei mutui a basso interesse ha costruito progresso di cartapesta sul punto di crollare. Tutti in Islanda vogliono arricchirsi, e per i più la strada più facile è rappresentata dall’indebitamento, mentre negli ultimi piani dei palazzi delle banche d’affari si architettano piani per riciclare denaro sporco, evadere le tasse e trasformare i soldi pubblici in profitti privati. Anche Sigurður, animatore da giovane di un giornale liberale, sarà costretto a mettere in dubbio la propria ammirazione incondizionata per il “miracolo islandese” ed il suo disprezzo per i delinquenti comuni delle periferie, sprezzantemente definiti “reietti”.

Indriðason ha scritto un giallo avvincente e molto teso, che si muove fra il centro metropolitano di Reykjavík e i paesaggi spettacolari e desolati dei ghiacciai. Una storia senza lieto fine, quella di Cielo nero, che racconta la perdita dell’innocenza di un Paese nell’inseguimento del miraggio della speculazione finanziaria.

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<![CDATA[ReadBabyRead #94 dell'11 ottobre 2012]]>


Carlo Lucarelli


La Bambina (parte 1 di 4)


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Legge: Franco Ventimiglia



Giudici


Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

"Giudici" sembra un po' uno di quei film a più episodi, e di conseguenza più registi, in cui un tema centrale viene rappresentato con differenti poetiche. Nel caso del volume edito da Einaudi, nella collana Stile libero big, la figura del giudice/magistrato viene messa in scena da tre grandi scrittori italiani: Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli. In tutti e tre i racconti convivono l'uomo e il ruolo istituzionale, e nelle pieghe di questa convivenza emergono le difficoltà di una professione come quella del giudice. Camilleri, De Cataldo e Lucarelli scelgono esempi positivi, ma senza toni epici. Perché la grandezza morale del difensore dello Stato, del rappresentante della Legge, che fa di tutto per muoversi sempre dentro il sistema, dovrebbe essere un fatto normale, senza alibi. C'è una lettura del volume, quella storica, che conferisce alle diverse narrazioni un senso di corpo unico. Perché le tre diverse ambientazioni temporali (Post Unità d'Italia, Anni di Piombo, Oggi) dei racconti, evidenziano come la storia del nostro Paese, fin dalle sue origini, abbia viziato la corretta amministrazione della Giustizia, sgambettando il percorso dei suoi più integerrimi rappresentanti.

Il secondo racconto, "La Bambina" di Carlo Lucarelli, è ambientato nella Bologna del 1980, dove nelle frasi finali viene evocata la strage fascista alla Stazione del 2 agosto. Il brigadiere Ferrucci Ivano, detto Ferro, lavora nel servizio scorte. Ha 56 anni, di cui 37 passati in Polizia, ed è pronto ad andarsene in pensione. Un giorno, per un cambio di servizio, gli viene assegnata la protezione di un giudice donna, La Bambina, per l'appunto. Giovane, minuta, "topolina": gli ricorda molto sua figlia. L'incarico sembra piuttosto semplice, d'altro canto La Bambina sta seguendo solo un caso di bancarotta fraudolenta: "La scorta serve a quelli che fanno le inchieste sulla politica, serviva al povero Amato, ammazzato così alla fermata del tram". Il fatto è che dietro l'inchiesta apparentemente innocua seguita dalla Bambina si apre ben presto un abisso pericolosissimo che vede coinvolta quella parte di Stato che con uno Stato non dovrebbe mai avere nulla a che fare. E Valentina, questo il nome del giudice, riesce a capire sulla sua pelle e a costo di una vita, quanto possa essere pericoloso e difficile rappresentare la Legge. Una battaglia a suon di omicidi e altri efferati delitti. Una serie di crimini che modellano una storia torbida, dove gli attori sono poliziotti corrotti e istituzioni deviate.

Dopo Grazia Negro, l’ispettrice di polizia specializzata in crimini violenti e protagonista di diversi suoi romanzi, Lucarelli forgia un’altra eroina femminile. Un personaggio atipico, ma amabile e ammirevole.

Il racconto del giallista di Bologna è avvincente e ricco di colpi di scena, che lasciano senza fiato il lettore. Lo stile è quello tipico di Lucarelli: colmo di costruzioni paratattiche e paragrafi non troppo lunghi. Le descrizioni dei luoghi e dei protagonisti sono ben fatte e la scorrevolezza complessiva del testo è ottima. Lucarelli, che introduce ne "La Bambina" anche dei riferimenti musicali a Pino Daniele e ai Cure, si avvale di un fraseggio intenso ed efficace, un espediente narrativo che Lucarelli ha già utilizzato in passato con romanzi come "Un giorno dopo l’altro" e "Almost Blue", aggiungendo al racconto anche una colonna sonora che accresce il potenziale immersivo della narrazione, irretendo il lettore all’interno della vicenda. La storia è perfettamente organizzata e i personaggi dipinti con evidente, grande maestria.

Francesco Forestiero


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Atrocity Exhibition (Joy Division)
Pino Daniele, Je so' pazzo (Pino Daniele)
The Cure, A Forest (Robert Smith)
Joy Division, The Eternal (Joy Division)
Joy Division, Atmosphere (Joy Division)
Joy Division, Decades (Joy Division)
Caetano Veloso, Cuccuruccu Paloma (Alberto Iglesias)
Gianni Togni, Luna (Gianni Togni)
Astrud Gilberto, Manha De Carnaval (Luiz Bonfá/Antonio Maria)
Elis Regina, Fascinação (Fermo F.D. Marchetti/Maurice Dominique Feraudy)
Damien Rice, Eskimo (Hidden Track#2: "Silent Night" sung by Lisa Hanningan)
Joy Division, Love Will Tear Us Apart (Joy Division)
Quartetto Italiano, String Quartet #15 In A Minor, Op. 132, "Heiliger Dankgesang" (Ludwig Van Beethoven)

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<![CDATA[ReadBabyRead #93 del 4 ottobre 2012]]>


Andrea Camilleri

Il giudice Surra (parte 3 di 3)


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Legge: Franco Ventimiglia

“Giudici”

Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

"Giudici" sembra un po' uno di quei film a più episodi, e di conseguenza più registi, in cui un tema centrale viene rappresentato con differenti poetiche. Nel caso del volume edito da Einaudi, nella collana Stile libero big, la figura del giudice/magistrato viene messa in scena da tre grandi scrittori italiani: Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli. In tutti e tre i racconti convivono l'uomo e il ruolo istituzionale, e nelle pieghe di questa convivenza emergono le difficoltà di una professione come quella del giudice. Camilleri, De Cataldo e Lucarelli scelgono esempi positivi, ma senza toni epici. Perché la grandezza morale del difensore dello Stato, del rappresentante della Legge, che fa di tutto per muoversi sempre dentro il sistema, dovrebbe essere un fatto normale, senza alibi. C'è una lettura del volume, quella storica, che conferisce alle diverse narrazioni un senso di corpo unico. Perché le tre diverse ambientazioni temporali (Post Unità d'Italia, Anni di Piombo, Oggi) dei racconti, evidenziano come la storia del nostro Paese, fin dalle sue origini, abbia viziato la corretta amministrazione della Giustizia, sgambettando il percorso dei suoi più integerrimi rappresentanti.

Il primo racconto è "Il giudice Surra" di Andrea Camilleri. Lo scrittore siciliano narra di un inflessibile uomo di legge, di una persona mite che, senza saperlo, diventa un eroe per tutti gli abitanti di Montelusa, il piccolo paese siciliano in cui è ambientato il racconto. La storia si svolge in un periodo molto particolare: quello appena successivo all’unità d’Italia. Il giudice Surra, trasferitosi da Torino e ancora poco conoscitore del posto, entra in conflitto con un’organizzazione locale anomala: una strana associazione che si fa chiamare “Fratellanza”. Un gruppo di persone che presto verrà etichettato come “Maffia”. Inconsapevole del gioco sporco e della spietatezza di certa gente, Surra si troverà a fronteggiare un pericolo dopo l’altro e a combattere, inconsapevolmente, lo strapotere dei piccoli boss locali.

Il giudice Surra, seguendo i suoi meticolosi principi e sorprendendo i suoi stessi collaboratori, non solo riesce a scampare ai macabri avvertimenti e agli agguati del preoccupatissimo don Nené ma, ignorando spontaneamente l'esistenza dell'organizzazione mafiosa, al tempo già ben definita e perfettamente strutturata, è capace di far trionfare la giustizia trasformandosi in una sorta di eroe involontario. Camilleri, come spesso accade, infarcisce la sua narrazione con battute in siciliano e colora la storia con quell'ironia amara che da sempre caratterizza la sua scrittura.

Scritto in maniera impeccabile, Il giudice Surra è un racconto che ricorda i romanzi gialli del commissario Montalbano. Lo stile è lo stesso: periodi concisi ed essenziali, descrizioni veloci e scarne, dialoghi brevi e stringati alternati da parole in dialetto siculo. Camilleri, ancora una volta, si conferma un maestro nel tratteggiare le bellezze della sua terra. E lo fa con sagacia ed ironia, strizzando l’occhio al lettore. In più d’una occasione, riesce a strappare un sorriso a chi legge; a volte per le traversie del protagonista narrate con disinvoltura, altre volte per i termini adoperati, scelti saggiamente con acume e sagacia. È un racconto geniale, surreale, che lascia l'amaro in bocca.

Francesco Forestiero


Nota al racconto "Il giudice Surra"

Riporto qui un passo della relazione di don Pietro Ulloa che sicuramente, se l’avesse letto, assai avrebbe interessato il giudice Surra.
«Non vi è impiegato in Sicilia che non si sia prostrato al cenno di un prepotente e che non abbia pensato di trarre profitto dal suo ufficio. Questa generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Vi ha in molti paesi delle Fratellanze, senza riunione, senz’altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggere un funzionario, ora d’incolpare un innocente...»
Dunque il giudice Surra ignorò l’esistenza della Fratellanza, che già ai suoi tempi si chiamava maffia e che poi, strada facendo, perdette una effe.
La domanda è: se ne fosse stato al corrente, il suo atteggiamento sarebbe stato diverso?
Sinceramente, crediamo di no.
Crediamo anzi che il giudice, nel suo intimo, ne volle ignorare l’esistenza. Agi come se non ci fosse e, così facendo, inconsapevolmente l’annullò.

Andrea Camilleri


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Quartetto italiano, Quartetti per archi (Wolfgang Amadeus Mozart)
The Rolling Stones, Shake Your Hips (James Moore aka Slim Harpo)

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<![CDATA[Il Metodo del Coccodrillo]]>
Agorà Giorno II
 
Si riparte oggi al centro S. Gaetano con la presentazione de Il metodo del Coccodrillo, il primo romanzo che vede come protagonista Giuseppe Lojacono, nuovo personaggio della penna di Maurizzio De Giovanni.
 
 
Dalla Napoli degli anni '30, scenario delle avventure del commisario Ricciardi con cui De Giovanni si è fatto conoscere al pubblico, la narrazione si sposta nel tempo fino ad arrivare ai giorni nostri, mentre lo sfondo rimane quello della città partenopea la quale, però, appare sotto una luce totalmente differente.
La città infatti è ormai una metropoli, anonima, indifferente, fredda. Non vi è più traccia della dimensione di comunità e condivisione che si respirava invece negli altri racconti. Il male che vi si aggira, anche, è diverso.
 
Il Coccodrillo, come viene chiamato dai giornali il serial killer al centro della narrazione, è infatti un personaggio comune, che si può dire ispirato dall'Alberto Sordi di Un borghese piccolo piccolo. Metodico e paziente, la sua principale caratteristica è la sua capacità di apparire anonimo e di muoversi indisturbato all'interno di questo scenario fatto di distacco e isolamento. La violenza di cui è capace poi, appare sconosciuta e priva di una motivazione manifesta.
 
 de giovanni ritratto
 
La solitudine è ciò che forse caratterizza di più questo racconto. Di solitudini contrapposte come isole di un arcipelago. Lojacono infatti, è a sua volta un personaggio solo, abbandonato dai colleghi e guardato con sospetto dalla famiglia, trasferito a Napoli dalla Sicilia a seguito dell'accusa da parte di un Collaboratore di Giustizia, tormentato dal desiderio di dimostrare la propria innocenza.
 
Come ultima nota, possiamo dire che la scrittura di De Giovanni si caratterizza per la sua spontaneità. Non è una scrittura per così dire premeditata anzi, l'evolversi dei personaggi infatti non avviene sulle tracce di un percorso già segnato, di una trama già ampiamente prefigurata. Del resto il metodo stesso di scrittura, concentrato in tre settimane di full immersion in cui l'autore abbandona ogni velleità di vita sociale rinchiudendosi davanti al computer con profonda vergonga da parte della sua famiglia, a detta sua, richiede necessariamente un approccio del genere.
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<![CDATA[Che Dio ti aiuti, Bambola - L'ispettore Malatesta]]>

Nella sala SugarPulp del centro culturale San Gaetano, Carlo Callegari presenta il suo nuovo romanzo "che Dio ti aiuti, Bambola!" e accanto Lorenzo Mazzoni presenta la trilogia "L’ispettore Malatesta – Indagini di uno sbirro anarchico", con le illustrazioni di Andrea Amaducci.

Callegari ci descrive nel suo primo romanzo le vicende di un poliziotto infiltrato nel mondo della droga di Padova.Claudio Bambola, un personaggio
per sua natura ai limiti della legalità, ama circondarsi di personaggi surreali quanto lui che, a detta dello stesso autore, sonpo ispirati a personaggi reali.
Dalle "gemelle biologiche", esperte importatrici di marijuana e hashish privi di pesticidi; a Toni, un nano pistolero e spacciatore poligamo ("per non far torto a nessuno"); a Silvano detto "il Boa", un tossicodipendente in crisi religiosa che sente di doversi avvicinare a Dio.
Questa banda scalcinata farà la conoscenza di russi, libanesi e altri personaggi delle "zone nere" di Padova con tanto di inseguimento sul cavalcavia dell'Arcella, rendendo Che Dio ti aiuti, bambola! (edito da La Case) un thriller grottesco e ironico profondamente radicato nel territorio.

Callegari viso

Mazzoni, ferrarese, da vita a un personaggio nato dalla sua penna dopo la triste vicenda Aldovrandi, anche con l'intento di fare una critica al mondo della Polizia.
L'ispettore Malatesta, un ex ultras coi miti superati della Spal ferrarese e di Stursky & Hutch, si muove con disincanto (ma forse ancora con qualche ideale)
in un commisariato più disorganizzato di un souk e in una città, Ferrara, alla quale Mazzoni fa con questo ironico noir una dichiarazione di amore e odio.
Durante la presentazione Amaducci disegna e legge con enfasi irresistibile alcuni passi del romanzo, descrivendo l'insolito menage dell'Ispettore che convive in casa Malatesta con: madre fumatrice di marijuana, figlio incorreggibile fancazzista, ex moglie e relativo boyfriend palestrato.
La trilogia de L'ispettore Malatesta (Momentum Edizioni) promette molte risate, e neanche troppo amare.

Mazzoni viso
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<![CDATA[Venice Noir]]>
Un coro internazionale di voci letterarie riunito sotto la cura di Jakubowski ci racconta una Venezia nera e cupa, nell'ultima antologia della Akashic Book, casa editrice indipendente di New York fondata da Johnny Temple e che annovera una collana interamente dedicata a questo genere di libri. Il primo risale infatti alla fondazione della casa editrice nel '96.
 
La scelta di Jakuboswki, il quale non è nuovo a questo genere di lavori avendo curato già il precedente "Roma Noir" per la stessa collana, è caduta su Venezia per la sua peculiare capacità di suscitare percezioni estremamente differenti, e particolari.
 
 
Se infatti, come dice Lansdale, "Il Texas è uno stato mentale" allora sicuramente ha ragione Ferracini, uno degli scrittori che ha preso parte a questa antologia, a dire che Venezia è una categoria dello spirito. Una città davvero internazionale, che accoglie visitatori da tutto il mondo e vi si imprime indelebilmente in maniera diversa in ognuno è sicuramento lo scenario più adatto per una scrittura collettiva e transnazionale.
 
Non sono solo italiani a prendervi parte, e Jakubowski in veste di curatore ha sapientemente dosato gli autori in base alla provenienza e gli stili. Un lavoro, questo, in cui non è possibile affidarsi a dei criteri oggettivi ma solamente sull'istinto.
 
All'interno quindi trovano spazio racconti di diverso respiro, veri o verosimili, frutto della fantasia ed invenzione oppure delle esperienze degli autori. Con un unica regola imposta, che il racconto di ogni autore si svolgesse in una zona di Venezia diversa da quella degli altri.
 
Un'antologia di sicuro interesse, purtroppo al momento solo per chi mastica l'inglese e ha confidenza con l'acquisto online.
 
Curiosity:
Akashic Book ha raggiunto nel 2011 la prima posizione nella classifica Amazon.com con il libro illustrato "Go the Fuck to Sleep", nato quasi per scherzo a seguito di un update su facebook da parte dell'autore, esasperato dalla recente paternità.
La particolarità di questo libro sta anche nella involontaria campagna virale che l'ha preceduto, quando le copie in anteprima hanno cominciato a circolare via e-mail. Il libro ha infatti raggiunto la prima posizione nelle classifiche ben prima della sua data di pubblicazione.
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<![CDATA["Anni Zero" & "Incubi a Nordest" ]]>

Seconda presentazione della giornata nella saletta Sugarpulp del Centro Culturale San Gaetano, Alessandro Berselli presenta la sua raccolta di racconti "Anni Zero" e al suo fianco Alberto De Poli ci racconta la sua prima fatica letteraria "Incubi a Nordest".

Incontro Berselli e De Poli

Berselli ci presenta attraverso sei racconti i suoi "sconfitti", persone schiacciate dal quotidiano che reagiscono in maniera violenta.
Il libro, a detta dell'autore, non mira a raccontare il grande Male ma si concentra piuttosto sulla banalità correlata ad esso, il sottile filo per cui tutti potenzialmente potremmo trovarci nella situazione di scatenare gli orrori e le violenze insite in ogni essere umano.
Il tutto è reso ancora più interessante da un grande lavoro di caratterizzazione psicologica sui personaggi: ci troviamo di fronte ad "ordigni inesplosi", persone che potrebbero scegliere di vivere nella normalità e che invece intraprendono una strada più oscura; è un lavoro attento e sottile che porta il lettore a immedesimarsi con questi soggetti di confine.
"Anni Zero" (edito da ARPANet) è volutamente povero di descrizioni, uno stile diretto e pulito che si lascia alle spalle la canonica trafila di aggettivi per adottare espedienti più interessanti per coinvolgerci nella narrazione; come la presenza della musica che contorna i personaggi e la trama rendendo, al lettore che saprà prestare orecchio, estremamente godibile questo viaggio nel male.



La prima opera di De Poli intitolata "Incubi a NordEst" (2011, Edizioni La Gru) è un viaggio nella vita di un operaio trentenne, Adriano Biancon, che si trova a confrontarsi con il malessere della sua esistenza in un territorio che lo sta lentamente alienando e distruggendo.
Si inizia dagli anni bui della fabbrica, dal tormento della routine che uccide e della vita troppo monotona per essere tale, descritta con un realismo palpabile, dovuto in buona parte all'esperienza autobiografica delll'autore, da quella realtà grigia da cui Adriano cerca di fuggire in tutti i modi.
Sarà un viaggio in Brasile e un incontro misterioso a cambiare la vita del giovane operaio e a portarlo a scommettere su una vita diversa al di là dell'oceano.
Un trama che si snoda nei territori del Nordest italiano, descritto con l'occhio sincero e obbiettivo di chi porta ancora le cicatrici mentali di questa terra, una promettente opera prima in pieno stile Sugarpulp!

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<![CDATA[ReadBabyRead #92 del 27 settembre 2012]]>


Andrea Camilleri



Il giudice Surra (parte 2 di 3)


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Legge: Franco Ventimiglia

“Giudici”

Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

"Giudici" sembra un po' uno di quei film a più episodi, e di conseguenza più registi, in cui un tema centrale viene rappresentato con differenti poetiche. Nel caso del volume edito da Einaudi, nella collana Stile libero big, la figura del giudice/magistrato viene messa in scena da tre grandi scrittori italiani: Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli. In tutti e tre i racconti convivono l'uomo e il ruolo istituzionale, e nelle pieghe di questa convivenza emergono le difficoltà di una professione come quella del giudice. Camilleri, De Cataldo e Lucarelli scelgono esempi positivi, ma senza toni epici. Perché la grandezza morale del difensore dello Stato, del rappresentante della Legge, che fa di tutto per muoversi sempre dentro il sistema, dovrebbe essere un fatto normale, senza alibi. C'è una lettura del volume, quella storica, che conferisce alle diverse narrazioni un senso di corpo unico. Perché le tre diverse ambientazioni temporali (Post Unità d'Italia, Anni di Piombo, Oggi) dei racconti, evidenziano come la storia del nostro Paese, fin dalle sue origini, abbia viziato la corretta amministrazione della Giustizia, sgambettando il percorso dei suoi più integerrimi rappresentanti.

Il primo racconto è "Il giudice Surra" di Andrea Camilleri. Lo scrittore siciliano narra di un inflessibile uomo di legge, di una persona mite che, senza saperlo, diventa un eroe per tutti gli abitanti di Montelusa, il piccolo paese siciliano in cui è ambientato il racconto. La storia si svolge in un periodo molto particolare: quello appena successivo all’unità d’Italia. Il giudice Surra, trasferitosi da Torino e ancora poco conoscitore del posto, entra in conflitto con un’organizzazione locale anomala: una strana associazione che si fa chiamare “Fratellanza”. Un gruppo di persone che presto verrà etichettato come “Maffia”. Inconsapevole del gioco sporco e della spietatezza di certa gente, Surra si troverà a fronteggiare un pericolo dopo l’altro e a combattere, inconsapevolmente, lo strapotere dei piccoli boss locali.

Il giudice Surra, seguendo i suoi meticolosi principi e sorprendendo i suoi stessi collaboratori, non solo riesce a scampare ai macabri avvertimenti e agli agguati del preoccupatissimo don Nené ma, ignorando spontaneamente l'esistenza dell'organizzazione mafiosa, al tempo già ben definita e perfettamente strutturata, è capace di far trionfare la giustizia trasformandosi in una sorta di eroe involontario. Camilleri, come spesso accade, infarcisce la sua narrazione con battute in siciliano e colora la storia con quell'ironia amara che da sempre caratterizza la sua scrittura.

Scritto in maniera impeccabile, Il giudice Surra è un racconto che ricorda i romanzi gialli del commissario Montalbano. Lo stile è lo stesso: periodi concisi ed essenziali, descrizioni veloci e scarne, dialoghi brevi e stringati alternati da parole in dialetto siculo. Camilleri, ancora una volta, si conferma un maestro nel tratteggiare le bellezze della sua terra. E lo fa con sagacia ed ironia, strizzando l’occhio al lettore. In più d’una occasione, riesce a strappare un sorriso a chi legge; a volte per le traversie del protagonista narrate con disinvoltura, altre volte per i termini adoperati, scelti saggiamente con acume e sagacia. È un racconto geniale, surreale, che lascia l'amaro in bocca.

Francesco Forestiero


Nota al racconto "Il giudice Surra"

Riporto qui un passo della relazione di don Pietro Ulloa che sicuramente, se l’avesse letto, assai avrebbe interessato il giudice Surra.
«Non vi è impiegato in Sicilia che non si sia prostrato al cenno di un prepotente e che non abbia pensato di trarre profitto dal suo ufficio. Questa generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Vi ha in molti paesi delle Fratellanze, senza riunione, senz’altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggere un funzionario, ora d’incolpare un innocente...»
Dunque il giudice Surra ignorò l’esistenza della Fratellanza, che già ai suoi tempi si chiamava maffia e che poi, strada facendo, perdette una effe.
La domanda è: se ne fosse stato al corrente, il suo atteggiamento sarebbe stato diverso?
Sinceramente, crediamo di no.
Crediamo anzi che il giudice, nel suo intimo, ne volle ignorare l’esistenza. Agi come se non ci fosse e, così facendo, inconsapevolmente l’annullò.

Andrea Camilleri


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Quartetto italiano, Quartetti per archi (Wolfgang Amadeus Mozart)
The Rolling Stones, Shake Your Hips (James Moore aka Slim Harpo)

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info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead #91 del 20 settembre 2012]]>


Andrea Camilleri



Il giudice Surra (parte 1 di 3)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it

Legge: Franco Ventimiglia

“Giudici”

Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

"Giudici" sembra un po' uno di quei film a più episodi, e di conseguenza più registi, in cui un tema centrale viene rappresentato con differenti poetiche. Nel caso del volume edito da Einaudi, nella collana Stile libero big, la figura del giudice/magistrato viene messa in scena da tre grandi scrittori italiani: Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli. In tutti e tre i racconti convivono l'uomo e il ruolo istituzionale, e nelle pieghe di questa convivenza emergono le difficoltà di una professione come quella del giudice. Camilleri, De Cataldo e Lucarelli scelgono esempi positivi, ma senza toni epici. Perché la grandezza morale del difensore dello Stato, del rappresentante della Legge, che fa di tutto per muoversi sempre dentro il sistema, dovrebbe essere un fatto normale, senza alibi. C'è una lettura del volume, quella storica, che conferisce alle diverse narrazioni un senso di corpo unico. Perché le tre diverse ambientazioni temporali (Post Unità d'Italia, Anni di Piombo, Oggi) dei racconti, evidenziano come la storia del nostro Paese, fin dalle sue origini, abbia viziato la corretta amministrazione della Giustizia, sgambettando il percorso dei suoi più integerrimi rappresentanti.

Il primo racconto è "Il giudice Surra" di Andrea Camilleri. Lo scrittore siciliano narra di un inflessibile uomo di legge, di una persona mite che, senza saperlo, diventa un eroe per tutti gli abitanti di Montelusa, il piccolo paese siciliano in cui è ambientato il racconto. La storia si svolge in un periodo molto particolare: quello appena successivo all’unità d’Italia. Il giudice Surra, trasferitosi da Torino e ancora poco conoscitore del posto, entra in conflitto con un’organizzazione locale anomala: una strana associazione che si fa chiamare “Fratellanza”. Un gruppo di persone che presto verrà etichettato come “Maffia”. Inconsapevole del gioco sporco e della spietatezza di certa gente, Surra si troverà a fronteggiare un pericolo dopo l’altro e a combattere, inconsapevolmente, lo strapotere dei piccoli boss locali.

Il giudice Surra, seguendo i suoi meticolosi principi e sorprendendo i suoi stessi collaboratori, non solo riesce a scampare ai macabri avvertimenti e agli agguati del preoccupatissimo don Nené ma, ignorando spontaneamente l'esistenza dell'organizzazione mafiosa, al tempo già ben definita e perfettamente strutturata, è capace di far trionfare la giustizia trasformandosi in una sorta di eroe involontario. Camilleri, come spesso accade, infarcisce la sua narrazione con battute in siciliano e colora la storia con quell'ironia amara che da sempre caratterizza la sua scrittura.

Scritto in maniera impeccabile, Il giudice Surra è un racconto che ricorda i romanzi gialli del commissario Montalbano. Lo stile è lo stesso: periodi concisi ed essenziali, descrizioni veloci e scarne, dialoghi brevi e stringati alternati da parole in dialetto siculo. Camilleri, ancora una volta, si conferma un maestro nel tratteggiare le bellezze della sua terra. E lo fa con sagacia ed ironia, strizzando l’occhio al lettore. In più d’una occasione, riesce a strappare un sorriso a chi legge; a volte per le traversie del protagonista narrate con disinvoltura, altre volte per i termini adoperati, scelti saggiamente con acume e sagacia. È un racconto geniale, surreale, che lascia l'amaro in bocca.

Francesco Forestiero


Nota al racconto "Il giudice Surra"

Riporto qui un passo della relazione di don Pietro Ulloa che sicuramente, se l’avesse letto, assai avrebbe interessato il giudice Surra.
«Non vi è impiegato in Sicilia che non si sia prostrato al cenno di un prepotente e che non abbia pensato di trarre profitto dal suo ufficio. Questa generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Vi ha in molti paesi delle Fratellanze, senza riunione, senz’altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggere un funzionario, ora d’incolpare un innocente...»
Dunque il giudice Surra ignorò l’esistenza della Fratellanza, che già ai suoi tempi si chiamava maffia e che poi, strada facendo, perdette una effe.
La domanda è: se ne fosse stato al corrente, il suo atteggiamento sarebbe stato diverso?
Sinceramente, crediamo di no.
Crediamo anzi che il giudice, nel suo intimo, ne volle ignorare l’esistenza. Agi come se non ci fosse e, così facendo, inconsapevolmente l’annullò.

Andrea Camilleri


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Quartetto italiano, Quartetti per archi (Wolfgang Amadeus Mozart)
The Rolling Stones, Shake Your Hips (James Moore aka Slim Harpo)

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<![CDATA[ReadBabyRead #75 del 31 maggio 2012]]>

William Somerset Maugham

La lettera (parte 4 di 4)

versione radiofonica integrale


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it


Voci: Donatella Ventimiglia e Franco Ventimiglia


Ai molti scrittori di noir dei giorni nostri andrebbe imposto di leggere un breve racconto di William Somerset Maugham, La lettera, che Adelphi ha mandato in libreria qualche anno fa: un’azione di grande semplicità, personaggi scolpiti con maestria, finale assolutamente noir. In poche pagine strepitose Maugham ci restituisce il ritratto di un ambiente che, appartenendo in ogni dettaglio all'inizio del secolo scorso (il racconto è stato scritto nel 1926) potrebbe parimenti essere il nostro. Difatti, ancora oggi, La lettera di Maugham, a oltre ottant'anni da quando nacque, resta un capolavoro, un perfetto gioiello di equilibrio narrativo.



Nella colonia inglese di Singapore, un caso giudiziario è sulla bocca di tutti: quello che vede coinvolta Leslie Crosbie, moglie di un importante proprietario terriero della zona, nell’omicidio, a colpi di revolver, di un altro possidente, Geoffrey Hammond, il quale avrebbe cercato di abusare di lei, in assenza del marito. All’apparenza si tratta di un caso di legittima difesa, tanto che l’avvocato della signora Crosbie, Mr. Joyce, è convinto che la giuria non avrà bisogno di prove particolari e di molto tempo per pronunciare un verdetto di assoluzione. Tuttavia, rimane dubbioso circa un elemento: perché la sua assistita ha scaricato il revolver addosso al suo aggressore, sparando addirittura quattro colpi a distanza ravvicinata? I dubbi si trasformano poi in certezze quando compare una lettera, scritta la notte dell’omicidio e indirizzata da Leslie a Geoffrey.



La scrittura di Maugham ha il dono di trasformarsi immediatamente in immagine, in luce, in tutte le declinazioni del bianco e nero, in tutte le luci e le ombre che il cinema, in particolare, ha saputo riflettere sulla sua opera. L’ambiguità e lo squallore morale, la decadenza sociale e culturale si ripercuote sul vivere quotidiano, sulle scelte che, consapevolmente o meno, indotte spesso dagli altri ci conducono a patti con il proprio io. In questa analisi dai toni oscuri dell’animo femminile, come è tipico di tutti i personaggi creati dallo scrittore britannico, non si salvano neppure gli uomini, deboli, mediocri, privi di personalità, vacui. Si lasciano condurre giù a fondo e ne restano distrutti, annientati. Ne viene fuori un ritratto apparentemente misogino della donna, ma il cinismo dell’opera getta fango su qualsiasi tipologia di esseri umani, neppure gli “schiavizzati” indigeni del luogo risultano possedere un’indole superiore, ma anzi sfruttano tutti quei mezzucci tipici della sopravvivenza. Le delineazioni dei caratteri ci riportano alle psicologie umane della tragedia greca, in realtà Leslie Crosbie è tanto universale quanto moderna, contemporanea. Le sue contraddizioni sono così forti, i suoi desideri così umani che è difficile poter anche solo pensare che sia collocabile solamente nel contesto della sua triste vicenda. La lettera è un’opera priva di ipocrisie intellettuali, facile, diretta, quasi rozza nella semplicità con la quale non risparmia niente e nessuno, eppure incapace di procrastinare giudizi, ma semplicemente fotografare fatti, luoghi, azioni di un mondo dalle strutture sociali che all’apparenza sembra defunto.



È un meccanismo semplice: la lettura diviene ben presto rapida, quasi vorace e così, inavvertitamente, si entra in un mondo tanto immaginifico quanto palpabile, odoroso, ora frastornato dal calore ora immerso nella mitologia della natura esotica.

Per restituire questa parola così intensa si è preferito, nella nostra lettura teatrale, improntata ad un minimalismo lieve, quasi in bianco e nero, mettere in scena il racconto invece che il testo teatrale scritto poco dopo.



La lettera si colloca nella produzione di William Somerset Maugham (1874 – 1965), grande scrittore e drammaturgo inglese del XX secolo, tra gli scritti di ambientazione esotica. Prevale in questi la tendenza a descrivere la vita delle colonie britanniche dell’Asia, nell'ultima fase dell'impero inglese. Tra i romanzi, vanno ricordati La luna e i sei soldi, ispirato alla vita del pittore Paul Gauguin, Il filo del rasoio, in cui il protagonista, un veterano americano della Prima Guerra Mondiale, lascia il suo paese per recarsi in India e trovare l’illuminazione, e Il velo dipinto (adattato recentemente per il cinema), storia di un medico inglese che decide di combattere il colera in una regione sperduta della Cina, per dimenticare il tradimento della moglie e riuscire a innamorarsi di nuovo di lei.



Tra i racconti, oltre a La lettera, bisogna far riferimento a Pioggia, che narra di un missionario e del suo tentativo di convertire una prostituta in un’isola del Pacifico. Tuttavia, mentre nei romanzi prevale una dimensione spirituale, tale da portare a concepire nell’Oriente un luogo nel quale trovare o ritrovare se stessi, nei racconti è evidente il pessimismo di Maugham, dove la tematica centrale è quella dell’isolamento degli inglesi in terra straniera e della loro progressiva alienazione.



La fama de La Lettera è soprattutto legata alla suggestiva versione cinematografica (1941) di William Wyler, che vide protagonista Bette Davis, cui però fu imposto, in ossequio a un discutibile moralismo, secondo il dettato del codice Hays di autocensura, un finale differente; ma il testo letterario La Lettera è altra cosa, il racconto si insinua nella vita di tre persone, consegnate a un oriente ancora misterioso, incomprensibile e incompreso, e riesce a farci percepire, con una facilità stupefacente, di quegli animi tormentati, ogni sfumatura, ogni piccola incrinatura”.

Nel maggio 2010 "Lettura e altri crimini" mette in scena, all’Auditorium Candiani di Mestre, lo spettacolo teatrale “La lettera” di W. Somerset Maugham con Franco Ventimiglia, Roberta Borghi, Santosh Dolimano, Luca Ventimiglia. I brani suonati in scena sono eseguiti da Luca Ventimiglia, il filmato è di Danilo Gaiotto, le luci di Fabio Cavolo, le foto di Akiko Miyake, la regia di Claudio Tesser e Franco Ventimiglia.

Claudio Tesser


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser


David Sylvian, Alchemy: An index of Possibilities (David Sylvian)
Orchestre Des Concerts De Paris (Jean-Marie Auberson, direttore - Pierre Fournier, violoncello), Il carnevale degli animali, Il Cigno (Camille Saint-Saëns)
Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, Roma (Tullio Serafin, direttore), Cavalleria rusticana, Intermezzo (Pietro Mascagni)
Chris Garneau, The leaving song (Chris Garneau)
Chris Garneau, ghost track da El Radio (Chris Garneau)
Joy Division, She's lost control (Joy Division)
David Sylvian, The department of dead letters (Fennesz/Parker/Sylvian/Tilbury)
Sigur Rós, Festival (Sigur Rós)
José Feliciano, Light my fire (Morrison/Manzarek/Krieger/Densmore)


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<![CDATA[ReadBabyRead #74 del 24 maggio 2012]]>

William Somerset Maugham

La lettera (parte 1 di 4)

versione radiofonica integrale


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

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Voci: Donatella Ventimiglia e Franco Ventimiglia


Ai molti scrittori di noir dei giorni nostri andrebbe imposto di leggere un breve racconto di William Somerset Maugham, La lettera, che Adelphi ha mandato in libreria qualche anno fa: un’azione di grande semplicità, personaggi scolpiti con maestria, finale assolutamente noir. In poche pagine strepitose Maugham ci restituisce il ritratto di un ambiente che, appartenendo in ogni dettaglio all'inizio del secolo scorso (il racconto è stato scritto nel 1926) potrebbe parimenti essere il nostro. Difatti, ancora oggi, La lettera di Maugham, a oltre ottant'anni da quando nacque, resta un capolavoro, un perfetto gioiello di equilibrio narrativo.



Nella colonia inglese di Singapore, un caso giudiziario è sulla bocca di tutti: quello che vede coinvolta Leslie Crosbie, moglie di un importante proprietario terriero della zona, nell’omicidio, a colpi di revolver, di un altro possidente, Geoffrey Hammond, il quale avrebbe cercato di abusare di lei, in assenza del marito. All’apparenza si tratta di un caso di legittima difesa, tanto che l’avvocato della signora Crosbie, Mr. Joyce, è convinto che la giuria non avrà bisogno di prove particolari e di molto tempo per pronunciare un verdetto di assoluzione. Tuttavia, rimane dubbioso circa un elemento: perché la sua assistita ha scaricato il revolver addosso al suo aggressore, sparando addirittura quattro colpi a distanza ravvicinata? I dubbi si trasformano poi in certezze quando compare una lettera, scritta la notte dell’omicidio e indirizzata da Leslie a Geoffrey.


La scrittura di Maugham ha il dono di trasformarsi immediatamente in immagine, in luce, in tutte le declinazioni del bianco e nero, in tutte le luci e le ombre che il cinema, in particolare, ha saputo riflettere sulla sua opera. L’ambiguità e lo squallore morale, la decadenza sociale e culturale si ripercuote sul vivere quotidiano, sulle scelte che, consapevolmente o meno, indotte spesso dagli altri ci conducono a patti con il proprio io. In questa analisi dai toni oscuri dell’animo femminile, come è tipico di tutti i personaggi creati dallo scrittore britannico, non si salvano neppure gli uomini, deboli, mediocri, privi di personalità, vacui. Si lasciano condurre giù a fondo e ne restano distrutti, annientati. Ne viene fuori un ritratto apparentemente misogino della donna, ma il cinismo dell’opera getta fango su qualsiasi tipologia di esseri umani, neppure gli “schiavizzati” indigeni del luogo risultano possedere un’indole superiore, ma anzi sfruttano tutti quei mezzucci tipici della sopravvivenza. Le delineazioni dei caratteri ci riportano alle psicologie umane della tragedia greca, in realtà Leslie Crosbie è tanto universale quanto moderna, contemporanea. Le sue contraddizioni sono così forti, i suoi desideri così umani che è difficile poter anche solo pensare che sia collocabile solamente nel contesto della sua triste vicenda. La lettera è un’opera priva di ipocrisie intellettuali, facile, diretta, quasi rozza nella semplicità con la quale non risparmia niente e nessuno, eppure incapace di procrastinare giudizi, ma semplicemente fotografare fatti, luoghi, azioni di un mondo dalle strutture sociali che all’apparenza sembra defunto.



È un meccanismo semplice: la lettura diviene ben presto rapida, quasi vorace e così, inavvertitamente, si entra in un mondo tanto immaginifico quanto palpabile, odoroso, ora frastornato dal calore ora immerso nella mitologia della natura esotica.

Per restituire questa parola così intensa si è preferito, nella nostra lettura teatrale, improntata ad un minimalismo lieve, quasi in bianco e nero, mettere in scena il racconto invece che il testo teatrale scritto poco dopo.



La lettera si colloca nella produzione di William Somerset Maugham (1874 – 1965), grande scrittore e drammaturgo inglese del XX secolo, tra gli scritti di ambientazione esotica. Prevale in questi la tendenza a descrivere la vita delle colonie britanniche dell’Asia, nell'ultima fase dell'impero inglese. Tra i romanzi, vanno ricordati La luna e i sei soldi, ispirato alla vita del pittore Paul Gauguin, Il filo del rasoio, in cui il protagonista, un veterano americano della Prima Guerra Mondiale, lascia il suo paese per recarsi in India e trovare l’illuminazione, e Il velo dipinto (adattato recentemente per il cinema), storia di un medico inglese che decide di combattere il colera in una regione sperduta della Cina, per dimenticare il tradimento della moglie e riuscire a innamorarsi di nuovo di lei.


Tra i racconti, oltre a La lettera, bisogna far riferimento a Pioggia, che narra di un missionario e del suo tentativo di convertire una prostituta in un’isola del Pacifico. Tuttavia, mentre nei romanzi prevale una dimensione spirituale, tale da portare a concepire nell’Oriente un luogo nel quale trovare o ritrovare se stessi, nei racconti è evidente il pessimismo di Maugham, dove la tematica centrale è quella dell’isolamento degli inglesi in terra straniera e della loro progressiva alienazione.

La fama de La Lettera è soprattutto legata alla suggestiva versione cinematografica (1941) di William Wyler, che vide protagonista Bette Davis, cui però fu imposto, in ossequio a un discutibile moralismo, secondo il dettato del codice Hays di autocensura, un finale differente; ma il testo letterario La Lettera è altra cosa, il racconto si insinua nella vita di tre persone, consegnate a un oriente ancora misterioso, incomprensibile e incompreso, e riesce a farci percepire, con una facilità stupefacente, di quegli animi tormentati, ogni sfumatura, ogni piccola incrinatura”.

Nel maggio 2010 "Lettura e altri crimini" mette in scena, all’Auditorium Candiani di Mestre, lo spettacolo teatrale “La lettera” di W. Somerset Maugham con Franco Ventimiglia, Roberta Borghi, Santosh Dolimano, Luca Ventimiglia. I brani suonati in scena sono eseguiti da Luca Ventimiglia, il filmato è di Danilo Gaiotto, le luci di Fabio Cavolo, le foto di Akiko Miyake, la regia di Claudio Tesser e Franco Ventimiglia.

Claudio Tesser


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser


David Sylvian, Alchemy: An index of Possibilities (David Sylvian)
Orchestre Des Concerts De Paris (Jean-Marie Auberson, direttore - Pierre Fournier, violoncello), Il carnevale degli animali, Il Cigno (Camille Saint-Saëns)
Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, Roma (Tullio Serafin, direttore), Cavalleria rusticana, Intermezzo (Pietro Mascagni)
Chris Garneau, The leaving song (Chris Garneau)
Chris Garneau, ghost track da El Radio (Chris Garneau)
Joy Division, She's lost control (Joy Division)
David Sylvian, The department of dead letters (Fennesz/Parker/Sylvian/Tilbury)
Sigur Rós, Festival (Sigur Rós)
José Feliciano, Light my fire (Morrison/Manzarek/Krieger/Densmore)

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<![CDATA[ReadBabyRead #73 del 17 maggio 2012]]>

William Somerset Maugham

La lettera (parte 2 di 4)

versione radiofonica integrale


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Voci: Donatella Ventimiglia e Franco Ventimiglia


Ai molti scrittori di noir dei giorni nostri andrebbe imposto di leggere un breve racconto di William Somerset Maugham, La lettera, che Adelphi ha mandato in libreria qualche anno fa: un’azione di grande semplicità, personaggi scolpiti con maestria, finale assolutamente noir. In poche pagine strepitose Maugham ci restituisce il ritratto di un ambiente che, appartenendo in ogni dettaglio all'inizio del secolo scorso (il racconto è stato scritto nel 1926) potrebbe parimenti essere il nostro. Difatti, ancora oggi, La lettera di Maugham, a oltre ottant'anni da quando nacque, resta un capolavoro, un perfetto gioiello di equilibrio narrativo.



Nella colonia inglese di Singapore, un caso giudiziario è sulla bocca di tutti: quello che vede coinvolta Leslie Crosbie, moglie di un importante proprietario terriero della zona, nell’omicidio, a colpi di revolver, di un altro possidente, Geoffrey Hammond, il quale avrebbe cercato di abusare di lei, in assenza del marito. All’apparenza si tratta di un caso di legittima difesa, tanto che l’avvocato della signora Crosbie, Mr. Joyce, è convinto che la giuria non avrà bisogno di prove particolari e di molto tempo per pronunciare un verdetto di assoluzione. Tuttavia, rimane dubbioso circa un elemento: perché la sua assistita ha scaricato il revolver addosso al suo aggressore, sparando addirittura quattro colpi a distanza ravvicinata? I dubbi si trasformano poi in certezze quando compare una lettera, scritta la notte dell’omicidio e indirizzata da Leslie a Geoffrey.


La scrittura di Maugham ha il dono di trasformarsi immediatamente in immagine, in luce, in tutte le declinazioni del bianco e nero, in tutte le luci e le ombre che il cinema, in particolare, ha saputo riflettere sulla sua opera. L’ambiguità e lo squallore morale, la decadenza sociale e culturale si ripercuote sul vivere quotidiano, sulle scelte che, consapevolmente o meno, indotte spesso dagli altri ci conducono a patti con il proprio io. In questa analisi dai toni oscuri dell’animo femminile, come è tipico di tutti i personaggi creati dallo scrittore britannico, non si salvano neppure gli uomini, deboli, mediocri, privi di personalità, vacui. Si lasciano condurre giù a fondo e ne restano distrutti, annientati. Ne viene fuori un ritratto apparentemente misogino della donna, ma il cinismo dell’opera getta fango su qualsiasi tipologia di esseri umani, neppure gli “schiavizzati” indigeni del luogo risultano possedere un’indole superiore, ma anzi sfruttano tutti quei mezzucci tipici della sopravvivenza. Le delineazioni dei caratteri ci riportano alle psicologie umane della tragedia greca, in realtà Leslie Crosbie è tanto universale quanto moderna, contemporanea. Le sue contraddizioni sono così forti, i suoi desideri così umani che è difficile poter anche solo pensare che sia collocabile solamente nel contesto della sua triste vicenda. La lettera è un’opera priva di ipocrisie intellettuali, facile, diretta, quasi rozza nella semplicità con la quale non risparmia niente e nessuno, eppure incapace di procrastinare giudizi, ma semplicemente fotografare fatti, luoghi, azioni di un mondo dalle strutture sociali che all’apparenza sembra defunto.



È un meccanismo semplice: la lettura diviene ben presto rapida, quasi vorace e così, inavvertitamente, si entra in un mondo tanto immaginifico quanto palpabile, odoroso, ora frastornato dal calore ora immerso nella mitologia della natura esotica.

Per restituire questa parola così intensa si è preferito, nella nostra lettura teatrale, improntata ad un minimalismo lieve, quasi in bianco e nero, mettere in scena il racconto invece che il testo teatrale scritto poco dopo.



La lettera si colloca nella produzione di William Somerset Maugham (1874 – 1965), grande scrittore e drammaturgo inglese del XX secolo, tra gli scritti di ambientazione esotica. Prevale in questi la tendenza a descrivere la vita delle colonie britanniche dell’Asia, nell'ultima fase dell'impero inglese. Tra i romanzi, vanno ricordati La luna e i sei soldi, ispirato alla vita del pittore Paul Gauguin, Il filo del rasoio, in cui il protagonista, un veterano americano della Prima Guerra Mondiale, lascia il suo paese per recarsi in India e trovare l’illuminazione, e Il velo dipinto (adattato recentemente per il cinema), storia di un medico inglese che decide di combattere il colera in una regione sperduta della Cina, per dimenticare il tradimento della moglie e riuscire a innamorarsi di nuovo di lei.


Tra i racconti, oltre a La lettera, bisogna far riferimento a Pioggia, che narra di un missionario e del suo tentativo di convertire una prostituta in un’isola del Pacifico. Tuttavia, mentre nei romanzi prevale una dimensione spirituale, tale da portare a concepire nell’Oriente un luogo nel quale trovare o ritrovare se stessi, nei racconti è evidente il pessimismo di Maugham, dove la tematica centrale è quella dell’isolamento degli inglesi in terra straniera e della loro progressiva alienazione.



La fama de La Lettera è soprattutto legata alla suggestiva versione cinematografica (1941) di William Wyler, che vide protagonista Bette Davis, cui però fu imposto, in ossequio a un discutibile moralismo, secondo il dettato del codice Hays di autocensura, un finale differente; ma il testo letterario La Lettera è altra cosa, il racconto si insinua nella vita di tre persone, consegnate a un oriente ancora misterioso, incomprensibile e incompreso, e riesce a farci percepire, con una facilità stupefacente, di quegli animi tormentati, ogni sfumatura, ogni piccola incrinatura”.

Nel maggio 2010 "Lettura e altri crimini" mette in scena, all’Auditorium Candiani di Mestre, lo spettacolo teatrale “La lettera” di W. Somerset Maugham con Franco Ventimiglia, Roberta Borghi, Santosh Dolimano, Luca Ventimiglia. I brani suonati in scena sono eseguiti da Luca Ventimiglia, il filmato è di Danilo Gaiotto, le luci di Fabio Cavolo, le foto di Akiko Miyake, la regia di Claudio Tesser e Franco Ventimiglia.

Claudio Tesser


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser


David Sylvian, Alchemy: An index of Possibilities (David Sylvian)
Orchestre Des Concerts De Paris (Jean-Marie Auberson, direttore - Pierre Fournier, violoncello), Il carnevale degli animali, Il Cigno (Camille Saint-Saëns)
Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, Roma (Tullio Serafin, direttore), Cavalleria rusticana, Intermezzo (Pietro Mascagni)
Chris Garneau, The leaving song (Chris Garneau)
Chris Garneau, ghost track da El Radio (Chris Garneau)
Joy Division, She's lost control (Joy Division)
David Sylvian, The department of dead letters (Fennesz/Parker/Sylvian/Tilbury)
Sigur Rós, Festival (Sigur Rós)
José Feliciano, Light my fire (Morrison/Manzarek/Krieger/Densmore)

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info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead #72 del 10 maggio 2012]]>

William Somerset Maugham

La lettera (parte 1 di 4)

versione radiofonica integrale


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it


Voci: Donatella Ventimiglia e Franco Ventimiglia


Ai molti scrittori di noir dei giorni nostri andrebbe imposto di leggere un breve racconto di William Somerset Maugham, La lettera, che Adelphi ha mandato in libreria qualche anno fa: un’azione di grande semplicità, personaggi scolpiti con maestria, finale assolutamente noir. In poche pagine strepitose Maugham ci restituisce il ritratto di un ambiente che, appartenendo in ogni dettaglio all'inizio del secolo scorso (il racconto è stato scritto nel 1926) potrebbe parimenti essere il nostro. Difatti, ancora oggi, La lettera di Maugham, a oltre ottant'anni da quando nacque, resta un capolavoro, un perfetto gioiello di equilibrio narrativo.



Nella colonia inglese di Singapore, un caso giudiziario è sulla bocca di tutti: quello che vede coinvolta Leslie Crosbie, moglie di un importante proprietario terriero della zona, nell’omicidio, a colpi di revolver, di un altro possidente, Geoffrey Hammond, il quale avrebbe cercato di abusare di lei, in assenza del marito. All’apparenza si tratta di un caso di legittima difesa, tanto che l’avvocato della signora Crosbie, Mr. Joyce, è convinto che la giuria non avrà bisogno di prove particolari e di molto tempo per pronunciare un verdetto di assoluzione. Tuttavia, rimane dubbioso circa un elemento: perché la sua assistita ha scaricato il revolver addosso al suo aggressore, sparando addirittura quattro colpi a distanza ravvicinata? I dubbi si trasformano poi in certezze quando compare una lettera, scritta la notte dell’omicidio e indirizzata da Leslie a Geoffrey.



La scrittura di Maugham ha il dono di trasformarsi immediatamente in immagine, in luce, in tutte le declinazioni del bianco e nero, in tutte le luci e le ombre che il cinema, in particolare, ha saputo riflettere sulla sua opera. L’ambiguità e lo squallore morale, la decadenza sociale e culturale si ripercuote sul vivere quotidiano, sulle scelte che, consapevolmente o meno, indotte spesso dagli altri ci conducono a patti con il proprio io. In questa analisi dai toni oscuri dell’animo femminile, come è tipico di tutti i personaggi creati dallo scrittore britannico, non si salvano neppure gli uomini, deboli, mediocri, privi di personalità, vacui. Si lasciano condurre giù a fondo e ne restano distrutti, annientati. Ne viene fuori un ritratto apparentemente misogino della donna, ma il cinismo dell’opera getta fango su qualsiasi tipologia di esseri umani, neppure gli “schiavizzati” indigeni del luogo risultano possedere un’indole superiore, ma anzi sfruttano tutti quei mezzucci tipici della sopravvivenza. Le delineazioni dei caratteri ci riportano alle psicologie umane della tragedia greca, in realtà Leslie Crosbie è tanto universale quanto moderna, contemporanea. Le sue contraddizioni sono così forti, i suoi desideri così umani che è difficile poter anche solo pensare che sia collocabile solamente nel contesto della sua triste vicenda. La lettera è un’opera priva di ipocrisie intellettuali, facile, diretta, quasi rozza nella semplicità con la quale non risparmia niente e nessuno, eppure incapace di procrastinare giudizi, ma semplicemente fotografare fatti, luoghi, azioni di un mondo dalle strutture sociali che all’apparenza sembra defunto.



È un meccanismo semplice: la lettura diviene ben presto rapida, quasi vorace e così, inavvertitamente, si entra in un mondo tanto immaginifico quanto palpabile, odoroso, ora frastornato dal calore ora immerso nella mitologia della natura esotica.

Per restituire questa parola così intensa si è preferito, nella nostra lettura teatrale, improntata ad un minimalismo lieve, quasi in bianco e nero, mettere in scena il racconto invece che il testo teatrale scritto poco dopo.



La lettera si colloca nella produzione di William Somerset Maugham (1874 – 1965), grande scrittore e drammaturgo inglese del XX secolo, tra gli scritti di ambientazione esotica. Prevale in questi la tendenza a descrivere la vita delle colonie britanniche dell’Asia, nell'ultima fase dell'impero inglese. Tra i romanzi, vanno ricordati La luna e i sei soldi, ispirato alla vita del pittore Paul Gauguin, Il filo del rasoio, in cui il protagonista, un veterano americano della Prima Guerra Mondiale, lascia il suo paese per recarsi in India e trovare l’illuminazione, e Il velo dipinto (adattato recentemente per il cinema), storia di un medico inglese che decide di combattere il colera in una regione sperduta della Cina, per dimenticare il tradimento della moglie e riuscire a innamorarsi di nuovo di lei.



Tra i racconti, oltre a La lettera, bisogna far riferimento a Pioggia, che narra di un missionario e del suo tentativo di convertire una prostituta in un’isola del Pacifico. Tuttavia, mentre nei romanzi prevale una dimensione spirituale, tale da portare a concepire nell’Oriente un luogo nel quale trovare o ritrovare se stessi, nei racconti è evidente il pessimismo di Maugham, dove la tematica centrale è quella dell’isolamento degli inglesi in terra straniera e della loro progressiva alienazione.

La fama de La Lettera è soprattutto legata alla suggestiva versione cinematografica (1941) di William Wyler, che vide protagonista Bette Davis, cui però fu imposto, in ossequio a un discutibile moralismo, secondo il dettato del codice Hays di autocensura, un finale differente; ma il testo letterario La Lettera è altra cosa, il racconto si insinua nella vita di tre persone, consegnate a un oriente ancora misterioso, incomprensibile e incompreso, e riesce a farci percepire, con una facilità stupefacente, di quegli animi tormentati, ogni sfumatura, ogni piccola incrinatura”.

Nel maggio 2010 "Lettura e altri crimini" mette in scena, all’Auditorium Candiani di Mestre, lo spettacolo teatrale “La lettera” di W. Somerset Maugham con Franco Ventimiglia, Roberta Borghi, Santosh Dolimano, Luca Ventimiglia. I brani suonati in scena sono eseguiti da Luca Ventimiglia, il filmato è di Danilo Gaiotto, le luci di Fabio Cavolo, le foto di Akiko Miyake, la regia di Claudio Tesser e Franco Ventimiglia.

Claudio Tesser


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser


David Sylvian, Alchemy: An index of Possibilities (David Sylvian)
Orchestre Des Concerts De Paris (Jean-Marie Auberson, direttore - Pierre Fournier, violoncello), Il carnevale degli animali, Il Cigno (Camille Saint-Saëns)
Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, Roma (Tullio Serafin, direttore), Cavalleria rusticana, Intermezzo (Pietro Mascagni)
Chris Garneau, The leaving song (Chris Garneau)
Chris Garneau, ghost track da El Radio (Chris Garneau)
Joy Division, She's lost control (Joy Division)
David Sylvian, The department of dead letters (Fennesz/Parker/Sylvian/Tilbury)
Sigur Rós, Festival (Sigur Rós)
José Feliciano, Light my fire (Morrison/Manzarek/Krieger/Densmore)

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<![CDATA[ReadBabyRead #68 del 12 aprile 2012]]>

Edgar Allan Poe



La lettera rubata (parte 2 di 2)





per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:
www.letturaealtricrimini.it

Legge: Franco Ventimiglia


Jorge Luis Borges
Introduzione a La lettera rubata


All'opera scritta di un autore dobbiamo spesso aggiungerne un'altra forse più importante: l'immagine che di quest'uomo si proietta nella memoria delle generazioni.
Byron, ad esempio, è più duraturo e più vivido dell'opera di Byron. Edgar Allan Poe è più visibile ora di qualunque pagina da lui scritta, e assai più della somma di tali pagine.

Vi sono due scrittori americani senza i quali la letteratura del nostro tempo sarebbe inconcepibile, o almeno molto diversa da quella che è: Poe e Walt Whitman. Da Walt Whitman procedono il verso libero, l'amore per le folle e per le imprese della nostra epoca indaffarata.
Non meno ricco l'influsso di Poe, e assai più diversificato. Il concetto di arte come operazione dell'intelligenza e non come un dono dello Spirito venne formulato per la prima volta nel suo The Philosophy of Composition, che è del 1846, e si prolunga in Baudelaire, nel simbolismo e in Paul Valéry.
Cinque anni prima aveva pubblicato Murders in the Rue Morgue, che inventa il genere giallo e la cui progenie è innumerevole. La sua miglior prosa va cercata nel racconto fantastico, cui aggiunge una premeditazione e un rigore che fino allora non erano propri del genere.
Qualcuno lo accusò di imitare i romantici tedeschi. Poe replicò: "L'orrore non appartiene alla Germania; appartiene all'anima." Appartenne anche al suo destino.

Nacque a Boston nel 1809. Figlio di attori girovaghi, amava sognarsi discendente di un'antica stirpe normanna; tale anelito romantico non è meno reale delle povere circostanze della sua nascita. Orfano in tenera età, fu raccolto da un uomo d'affari, John Allan, di cui prese il cognome.
Coi genitori adottivi si recò in Inghilterra; gli anni che passò come alunno interno in un vecchio collegio si possono indovinare nello strano racconto William Wilson, in cui si gioca col tema del doppio. Meno credibile per quanto riguarda il viaggio in Russia, che occupò una parte tanto vasta nel suo dialogo. Tornato in patria studiò all'Università della Virginia, dove frequentò, col rischio prevedibile, la compagnia di bari. Poi sarebbe venuto I'alcool.
Nel 1827 si arruolò nell'esercito e fu cadetto all'Accademia Militare di West Point. Aveva già cominciato a pubblicare, senza alcun successo. La sua volontaria negligenza fece sì che lo congedassero.
Nel 1835 sposò la cugina Virginia Clemm, di tredici anni. A quanto pare il matrimonio non venne consumato. Nel 1845 la moglie morì di tubercolosi. Le circostanze sono complesse; si è detto che Edgar era innamorato della madre, Maria Clemm, e non della figlia. Durante questi dieci anni eseguì la parte migliore delle sue opere.
Vedovo, cercò l'intimità di altre donne, che gli ispirarono indimenticabili poesie.
Più di una volta il solitario disingannato pensò a quella porta aperta, il suicidio.
Perduto nei deliri dell'alcool morì in un ospedale di Baltimora. Un compagno di corsia avrebbe ricordato le sue ultime parole; erano quelle di uno dei suoi personaggi, il naufrago la cui morte sognò in Arthur Gordon Pym (1838), libro che prefigura Moby Dick ed è come un incubo del colore bianco. (Arthur Gordon Pym evidentemente una variazione di Edgar Allan Poe).

Le nevrosi e la povertà di Poe furono, indubbiamente, sventure, ma la vita gli concesse un'incessante felicità: l'invenzione e l'esecuzione di un'opera splendida. Si potrebbe anche dire che la sventura ne fu il necessario strumento.

Tranne che per qualche sfortunata incursione nel genere umoristico, la parola incubo è applicabile a quasi tutta la narrativa di Poe. Per questo libro abbiamo scelto quattro dei suoi racconti e il giallo The Purloined Letter. A differenza dei posteriori racconti di Wells, MS Found in a Bottle non vuoi sembrare veridico, ma è altrettanto concreto e possente delle allucinazioni; in The Facts in the Case of M. Valdemar l'orrore fisico si aggiunge ali'orrore del soprannaturale; in The Man of the Crowd i temi centrali sono la solitudine e la colpa; The Pit and the Pendulum è un'esaltazione graduale del terrore.
Il signor John Allan, al quale il figlio adottivo dette tanti giustificati dispiaceri, non sospettò mai che gli avrebbe anche dato un nome immortale. Ho scritto all'inizio di queste pagine due grandi nomi americani, Whitman e Poe. Il primo, come poeta, fu infinitamente superiore al secondo; ma ora Edgar Allan Poe è molto più vicino a me. Quasi settantanni fa, seduto sull'ultimo gradino di una scala che non esiste più, lessi The Pit and the Pendulum; ho dimenticato quante volte l 'abbia riletto o me lo sia fatto rileggere; so che non sono arrivato all'ultima e che ritornerò nel carcere quadrangolare che si restringe e nell'abisso del fondo.

da: E. A. Poe, La lettera rubata, Franco Maria Ricci, La Biblioteca di Babele, 1979


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser



Rosamunde Quartet, Langsamer Satz fur streichquartet (Anton Webern)        
Rosamunde Quartet, String Quartet n.2 (Dmitrij Šostakovič)
Rosamunde Quartet, String Quartet n.4 (Emil Frantisek Burian)

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<![CDATA[ReadBabyRead #67 del 5 aprile 2012]]>

Edgar Allan Poe



La lettera rubata (parte 1 di 2)





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Legge: Franco Ventimiglia


Jorge Luis Borges
Introduzione a La lettera rubata


All'opera scritta di un autore dobbiamo spesso aggiungerne un'altra forse più importante: l'immagine che di quest'uomo si proietta nella memoria delle generazioni.
Byron, ad esempio, è più duraturo e più vivido dell'opera di Byron. Edgar Allan Poe è più visibile ora di qualunque pagina da lui scritta, e assai più della somma di tali pagine.

Vi sono due scrittori americani senza i quali la letteratura del nostro tempo sarebbe inconcepibile, o almeno molto diversa da quella che è: Poe e Walt Whitman. Da Walt Whitman procedono il verso libero, l'amore per le folle e per le imprese della nostra epoca indaffarata.
Non meno ricco l'influsso di Poe, e assai più diversificato. Il concetto di arte come operazione dell'intelligenza e non come un dono dello Spirito venne formulato per la prima volta nel suo The Philosophy of Composition, che è del 1846, e si prolunga in Baudelaire, nel simbolismo e in Paul Valéry.
Cinque anni prima aveva pubblicato Murders in the Rue Morgue, che inventa il genere giallo e la cui progenie è innumerevole. La sua miglior prosa va cercata nel racconto fantastico, cui aggiunge una premeditazione e un rigore che fino allora non erano propri del genere.
Qualcuno lo accusò di imitare i romantici tedeschi. Poe replicò: "L'orrore non appartiene alla Germania; appartiene all'anima." Appartenne anche al suo destino.

Nacque a Boston nel 1809. Figlio di attori girovaghi, amava sognarsi discendente di un'antica stirpe normanna; tale anelito romantico non è meno reale delle povere circostanze della sua nascita. Orfano in tenera età, fu raccolto da un uomo d'affari, John Allan, di cui prese il cognome.
Coi genitori adottivi si recò in Inghilterra; gli anni che passò come alunno interno in un vecchio collegio si possono indovinare nello strano racconto William Wilson, in cui si gioca col tema del doppio. Meno credibile per quanto riguarda il viaggio in Russia, che occupò una parte tanto vasta nel suo dialogo. Tornato in patria studiò all'Università della Virginia, dove frequentò, col rischio prevedibile, la compagnia di bari. Poi sarebbe venuto I'alcool.
Nel 1827 si arruolò nell'esercito e fu cadetto all'Accademia Militare di West Point. Aveva già cominciato a pubblicare, senza alcun successo. La sua volontaria negligenza fece sì che lo congedassero.
Nel 1835 sposò la cugina Virginia Clemm, di tredici anni. A quanto pare il matrimonio non venne consumato. Nel 1845 la moglie morì di tubercolosi. Le circostanze sono complesse; si è detto che Edgar era innamorato della madre, Maria Clemm, e non della figlia. Durante questi dieci anni eseguì la parte migliore delle sue opere.
Vedovo, cercò l'intimità di altre donne, che gli ispirarono indimenticabili poesie.
Più di una volta il solitario disingannato pensò a quella porta aperta, il suicidio.
Perduto nei deliri dell'alcool morì in un ospedale di Baltimora. Un compagno di corsia avrebbe ricordato le sue ultime parole; erano quelle di uno dei suoi personaggi, il naufrago la cui morte sognò in Arthur Gordon Pym (1838), libro che prefigura Moby Dick ed è come un incubo del colore bianco. (Arthur Gordon Pym evidentemente una variazione di Edgar Allan Poe).

Le nevrosi e la povertà di Poe furono, indubbiamente, sventure, ma la vita gli concesse un'incessante felicità: l'invenzione e l'esecuzione di un'opera splendida. Si potrebbe anche dire che la sventura ne fu il necessario strumento.

Tranne che per qualche sfortunata incursione nel genere umoristico, la parola incubo è applicabile a quasi tutta la narrativa di Poe. Per questo libro abbiamo scelto quattro dei suoi racconti e il giallo The Purloined Letter. A differenza dei posteriori racconti di Wells, MS Found in a Bottle non vuoi sembrare veridico, ma è altrettanto concreto e possente delle allucinazioni; in The Facts in the Case of M. Valdemar l'orrore fisico si aggiunge ali'orrore del soprannaturale; in The Man of the Crowd i temi centrali sono la solitudine e la colpa; The Pit and the Pendulum è un'esaltazione graduale del terrore.
Il signor John Allan, al quale il figlio adottivo dette tanti giustificati dispiaceri, non sospettò mai che gli avrebbe anche dato un nome immortale. Ho scritto all'inizio di queste pagine due grandi nomi americani, Whitman e Poe. Il primo, come poeta, fu infinitamente superiore al secondo; ma ora Edgar Allan Poe è molto più vicino a me. Quasi settantanni fa, seduto sull'ultimo gradino di una scala che non esiste più, lessi The Pit and the Pendulum; ho dimenticato quante volte l 'abbia riletto o me lo sia fatto rileggere; so che non sono arrivato all'ultima e che ritornerò nel carcere quadrangolare che si restringe e nell'abisso del fondo.

da: E. A. Poe, La lettera rubata, Franco Maria Ricci, La Biblioteca di Babele, 1979


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser



Rosamunde Quartet, Langsamer Satz fur streichquartet (Anton Webern)        
Rosamunde Quartet, String Quartet n.2 (Dmitrij Šostakovič)
Rosamunde Quartet, String Quartet n.4 (Emil Frantisek Burian)

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<![CDATA[dieci piccoli noir del duemilaundici]]>

dieci piccoli noir del duemilaundici

una selezione di libri proposta da ReadBabyRead



Questa non vuole essere una top ten quanto piuttosto una selezione personale di dieci libri del 2011 che ho letto e gradito, insieme a moltissimi altri.
Per questo ho ristretto la scelta a un genere a me particolarmente caro, il noir, perché rappresenta un momento di passaggio letterario, culturale e sociale estremamente rilevante, dove viene a configurarsi la transizione dal concetto di soluzione a quello di problematizzazione della verità, che comporta altresì la messa in discussione del reale e dei parametri morali adottati dalla società.
Il cosiddetto noir del Duemila, che prende le mosse dal lontano "hard boiled" di Chandler e Hammett, passando per il noir mediterraneo introdotto da Izzo, si presenta come “giallo sociale”, legato cioè al contesto socio-storico-politico, differenziato ulteriormente per fattori geografico-linguistici.
Si può fare riferimento a Massimo Carlotto quando afferma: “L’Italia ha perso da tempo il senso della verità, il noir racconta i fatti, dà chiavi di lettura: in sostanza prova a ridare il senso della verità” (La Repubblica, 03.08.2001). Scrive a questo proposito Claudio Pellegrini nella sua introduzione all’antologia "Italian tabloid": “Con il noir il romanzo ha la possibilità di tornare all’impegno civile, alla lotta politica e culturale, alle scelte scomode, al coraggio di essere autori ed interpreti”

Di seguito i dieci noir del 2011 (in ordine alfabetico per autore) che ReadBabyRead ha scelto. Esistendo nel merito delle singole opere ottime recensioni, che peraltro condivido, ho ritenuto superfluo aggiungerne di mie.

In calce all'articolo potete trovare invece l'elenco, in ordine cronologico, degli autori (link) e delle opere, in una o più puntate, di ReadBabyRead 2011. 


Franco Ventimiglia




Andrea Camilleri
Carlo Lucarelli
Giancarlo De Cataldo
Giudici
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 11,00)

Il giudice Efisio Surra è catapultato da Torino a Montelusa, e con il suo candore e la sua tenacia vince la prima battaglia dell'Italia unita contro la Fratellanza, non ancora «Maffia» (Andrea Camilleri, Il giudice Surra).

Un giudice ragazzina si trova di colpo ridotta in clandestinità, nel bel mezzo di una guerra senza esclusione di colpi, alla fine degli anni Settanta (Carlo Lucarelli, La Bambina).
Un procuratore duella da una vita con il molto spregiudicato sindaco di Novere, e da una vita perde: fino a quando non capisce che il duello non era ad armi pari (Giancarlo De Cataldo, Il triplo sogno del procuratore).

Tre racconti. Tre grandi scrittori di oggi mettono al centro della loro osservazione la figura, carica di conflitti e tensioni, di chi ha scelto nella vita di amministrare la giustizia, per conto di tutti noi. E si collegano a una tradizione che va da Manzoni a Sciascia, da Dostoevskij a Kafka. (dalla quarta di copertina)


Massimo Carlotto
Alla fine di un giorno noioso
(2011, E/O, Noir mediterraneo, € 17,00)

Nel sequel di Arrivederci amore, ciao Carlotto torna nei panni di Giorgio Pellegrini. Lo avevamo lasciato mano nella mano con Martina, la donna in grado di riportarlo alla vita tranquilla dopo la morte di Roberta, e scampato al carcere grazie all’intercessione dell’avvocato Sante Brianese. Lo ritroviamo sposato e sempre legatissimo a Martina, proprietario di un locale, la Nena, che si rivela subito una copertura dorata per un covo di malaffare. È opera dell’avvocato Brianese, divenuto nel frattempo onorevole, sia l’attività di scouting di Pellegrini nei confronti di giovani escort straniere, sia il suo ruolo di raccordo tra i “benefits” dei corruttori e la soddisfazione dei bisogni dei corrotti, che si incontrano alla Nena per incrociare le loro domande e offerte.
Torniamo quindi a immergerci nel Nordest sempre caro all’autore, dove capitani d’industria in crisi delocalizzano in Romania ed ex operai diventati piccoli imprenditori cercano di rimanere a galla con ogni mezzo. Naturalmente a reperire il capitale ci pensano le cosche italiane e straniere, che hanno sempre bisogno di ripulire denaro sporco, ma ripulire investendo in attività produttive ha un costo (circa il 30%), che gli appalti pubblici non hanno. È a questo punto che fa il suo ingresso il vero grande protagonista di questo romanzo, quello che Carlotto chiama “il crimine creativo”: la politica.
Attraverso la corruzione la malavita si impossessa del territorio e attraverso le escort la corruzione diventa una prassi sociale. Si tratta in fondo di uno scambio come un altro: una volta c’era solo la tangente, adesso la tangente è resa più incisiva dalla presenza di giovani donne compiacenti. Nulla di strano, lo fanno tutti, e poco importa se ancora una volta la vita di Giorgio Pellegrini precipiterà nel baratro della violenza cieca e ingiustificata. Un noir puro, senza sbavature, un affondo alla parte oscura della società veneta, ma allo stesso tempo l’autopsia di un mondo criminale che sta subendo una vera e propria mutazione antropologica. E alla fine della lettura, con un certo sgomento, ci si chiede ancora una volta se esista davvero un confine tra fiction e realtà. (da Ibs.it)


Fulvio Ervas
L'amore è idrosolubile
(2011, Marcos y Marcos, € 17,00)

Fulvio Ervas è davvero al meglio in questa nuova avventura dell’ispettore Stuky: il tratto ironico e pungente, l’attenzione al mondo che ci circonda, il ritmo e l’assoluta piacevolezza della lettura ne fanno un noir poetico.
Ervas ha pubblicato da Marcos y Marcos "cinque ironici romanzi d'ambiente con morto" come li ha definiti Ermanno Paccagnini per indicare che la descrizione della realtà prevale sull'intreccio.
"I miei sono romanzi molto legati alla fisicità del territorio, anche perché amo la terra in modo viscerale - spiega Ervas che contro lo scempio degli ultimi trent'anni ha fatto vere e proprie battaglie -. Il Veneto ha un rapporto complicato con i suoi scrittori. Non voglio paragonarmi a grandi maestri, però ricordiamoci che Zanzotto è morto solo e che questa è la terra che ha perduto Meneghello, emigrato in Inghilterra. Qui funziona così: c'è uno zoccolo duro che ti ama moltissimo e un nucleo che ti guarda con sospetto. Io sono abbastanza militante, faccio parte di comitati contro le discariche e lo scempio del territorio, quindi ho una certa visibilità e magari anche l'attenzione di chi segue le mie battaglie". (Cristina Taglietti, da Corriere della Sera, 4.12.2011)


Francesco Guccini
Loriano Macchiavelli
Malastagione
(2011, Mondadori, Strade Blu, €18,00)

A tre anni di distanza dall’ultimo successo, torna la coppia formata da Francesco Guccini, cantautore nato Tra la via Emilia e il West, e Loriano Macchiavelli, creatore del personaggio letterario e televisivo di Sarti Antonio.
Insieme, i due narratori, hanno dato vita a una delle serie più interessanti del poliziesco italiano, con protagonista il maresciallo ex-partigiano Benedetto Santovito. Oggi abbandonano le atmosfere del dopoguerra e la vitale Bologna del passato per Casedisopra, un paese di montagna stranamente simile alla Pavana di Guccini.
Tra boschi insidiosi, osterie, vecchie abitudini paesane e nuove tendenze urbanistiche Guccini e Macchiavelli danno forma a un “noir appenninico” del tutto inedito in Italia, che condensa le tematiche della tutela del territorio e i luoghi gucciniani, con il classico plot poliziesco. È un romanzo affascinante, una storia di giovani che vivono e concentrano le loro ambizioni in vecchi posti, una grande lezione che l’Appennino continua a dare anche a chi non ha più tempo di ascoltarla. (da Ibs.it)


Anne Holt
L'unico figlio
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 18.00)

In un gelido e ostinatamente plumbeo febbraio norvegese, l'arrivo di un ragazzino in un orfanotrofio alle porte di Oslo è causa di grande scompiglio. Il dodicenne Olav infatti, sottratto alla patria potestà, pare infinitamente più adulto e cattivo degli altri compagni, e tutti i tentativi di pacificarlo sembrano fallire. Quando Agnes Vestavik, la direttrice dell'orfanotrofio, viene trovata nel suo ufficio, uccisa con un coltello da cucina, e Olav è scomparso, probabilmente dopo aver assistito al delitto, Hanne Wilhelmsen - ironica, determinata al punto della durezza, elegantemente gay - appena nominata soprintendente di polizia, decide di occuparsi del caso. Cosa che la porterà a scendere per le strade di Oslo, tra il peggior degrado ma anche nell'umanità più dolorosamente viva.
«Ecco, un personaggio così è perfetto per raccontare una storia come questa, che dimostra come la società, anche quella norvegese e scandinava, non sia perfetta per niente...» Carlo Lucarelli, la Repubblica. (da Wuz.it)


Petros Markaris
Prestiti scaduti
(2011, Bompiani, Narratori stranieri, € 18,90)

Dopo aver superato un infarto e accompagnato sua figlia Caterina all’altare, dopo aver rottamato la sua inseparabile Fiat Mirafiori per una Seat Ibiza e aver visto il suo vicino volar giù dalla finestra per i troppi debiti, adesso il commissario Charitos è costretto a fare i conti con un Paese a un passo dal fallimento.
Un killer spietato si sta vendicando sull’unica categoria che è riuscita a trarre beneficio dalla situazione, i banchieri, e probabilmente le stesse persone che oggi manifestano in piazza contro i tagli delle indennità e delle tredicesime domani saranno pronte a sostenere il giustiziere.
“In questo Paese ci sono due tipi di provocatori” - gli dice un giorno Ghikas, il comandante della polizia - “quelli che spaccano tutto e quelli che governano. Tu sei un poliziotto. Con chi stai?”- “Con quelli che governano.”
Risponde “a denti stretti” il commissario, e in questa mezza risposta c’è tutto il personaggio di Kostas Charitos e tutta l’abilità narrativa di Petros Markaris, uno tra i grande intellettuale della nostra epoca, marxista, che con una pennellata d’autore è capace di descrivere un mondo sconosciuto e complesso. Un poliziesco attualissimo, che inevitabilmente sfocia nel thriller finanziario, un libro da godersi fino all’ultima pagina. (da Ibs.it)
 

Jo Nesbø
Il leopardo
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 21,00)

Jo Nesbø è nato a Oslo nel 1960, da una famiglia di scrittori, lettori e cantastorie.
Prima di abbracciare il suo destino e diventare il più grande autore di crime norvegese si è cimentato in mille mestieri. Ha giocato a calcio nella serie A del suo paese, ha lavorato come giornalista freelance, ha fatto il broker in borsa. Cantante e compositore, si esibisce tutt'oggi regolarmente con la band norvegese dei Di Derre. Ha scritto qualcosa come quindici libri, spaziando dal giallo alla letteratura per l'infanzia, con esiti spesso geniali.
Il leopardo è l'ottavo capitolo della serie che ha come protagonista Harry Hole, detective specializzato in omicidi seriali, e che ha sancito il successo internazionale di Nesbø.
Dopo la tragedia che ha colpito di recente la Norvegia sarà difficile considerare delle esagerazioni, frutto della mente contorta dell'autore, ciò che leggiamo nei thriller, anche in quelli più cruenti.
Jo Nesbø ha superato se stesso: una trama intricata che Hole riuscirà a districare trovando il modo di incastrare tutti i pezzi del mosaico. Un'indagine in bilico tra la tecnologia più avanzata e quella, sempre vincente, del ragionamento, delle deduzioni, della ricerca delle contraddizioni nelle testimonianze, dello smascheramento degli alibi apparentemente inoppugnabili. Un'analisi psicologica molto raffinata per tutti i personaggi: ecco Nesbø non si limita a tracciare il profilo del killer per svelare le recondite motivazioni che spingono la mano dell'assassino.
Sulla poltrona dello psicanalista siedono tutti i personaggi perché nessuno è scevro da traumi che condizionano il loro comportamento spingendoli ad agire in un modo piuttosto che in un altro. Su tutti svetta Harry: con le sue debolezze, con la sua forza, con la sua perspicacia, con il suo alto senso di giustizia, può essere annoverato tra i grandi personaggi della letteratura di genere. (da Ibs.it)


Maj Sjöwall Per Wahlöö
Terroristi
(2011, Sellerio, La memoria, € 15,00)

Quando Maj Sjöwall e il suo compagno Per Wahlöö iniziarono a scrivere la serie del detective Martine Beck in Svezia negli anni 60', non si resero conto che ciò avrebbe cambiato il modo in cui avremmo considerato i poliziotti per sempre.
Terrorists è l'ultimo dei dieci libri scritti a quattro mani dalla coppia nel 1975, anno della morte prematura di Per. Un romanzo straordinario, avvincente, ironico, militante.
Maj Sjöwall e Per Wahlöö si conobbero nell'estate del 1962, e l'attrazione scattò immediatamente. La loro storia è molto bohémienne e svedese. Wahlöö era più grande di Sjöwall di nove anni, era sposato e aveva un figlio. Nelle fotografie somiglia un po' a Jethro Tull, tanti capelli, grande naso, grandi occhi, gran sorriso. Era membro del Partito Comunista. In passato era stato cronista di cronaca nera, era stato deportato dalla Spagna di Franco. Al tempo in cui avvenne l'incontro con Sjöwall era un giornalista politico piuttosto considerato. Sjöwall, giornalista e direttore artistico, sembrava più giovane dei suoi 27 anni. Era carina, dall'aspetto vagamente adolescenziale e mascolino. Una di quelle persone che che sono cool senza fare niente per esserlo.
Dieci anni, dieci libri. Ogni libro trenta capitoli, trecento capitoli in tutto. Ognuno di questi è focalizzato sullo stesso gruppo di poliziotti del Dipartimento Nazionale della Squadra Omicidi di Stoccolma, di mezza età e per lo più antipatici. Spesso accade molto poco. A volte per intere pagine fino alla fine. Per di più, ogni libro è una critica marxista della società. Il loro obiettivo - o "progetto", come lo chiamano gli autori - è quello di rispecchiare i problemi della società degli anni Sessanta in Svezia.
Le chiedo se la società che avevano prefigurato, e che temevano, si sia poi realizzata.
"Sì, interamente", risponde. "Tutto ciò di cui avevamo paura è successo, e in fretta. Le persone pensano a se stesse non come esseri umani, ma come consumatori. Il mercato detta le regole e questo non era così ovvio negli anni Sessanta, anche se si poteva presagire".
Allora "il progetto" è fallito?"
Sì!", ride. Mi sono accorta che ride molto. "È fallito. Per forza. Il problema è che la gente che leggeva i nostri libri la pensava già come noi. Niente è cambiato - noi abbiamo cambiato le nostre vite, tutto qua".
(da Louise France, Intervista a Maj Sjöwall, The Observer, 22 novembre 2009)



Antonin Varenne
Sezione Suicidi
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 18,00)

Meno anodino del titolo italiano, quello francese, Fakirs, porta immediatamente in primo piano il tema centrale di questo noir cupo e claustrofobico. È proprio una storia di fachiri, di corpi denudati e trafitti intorno ai quali si intrecciano dolore e piacere, voyeurismo e follia. Tra i suicidi su cui indaga il simpatico e sfigatissimo tenente Guérin, affetto come il suo vecchio pappagallo dal tic di scarnificarsi a sangue il cranio pelato, il più spettacolare è quello di un fachiro professionista: un gay sbarcato dagli Stati Uniti in certi locali notturni parigini un po' speciali, dove davanti alla clientela deliziata si esibisce appeso a ganci da macellaio. La sua morte in scena richiama a Parigi un suo vecchio amico, lo psicologo John P. Nichols, che ha scelto di vivere da eremita ecologista tra le montagne del Lot, praticando il tiro all'arco secondo i ben noti dettami zen. Quando apprendiamo che John è l'autore di una tesi sulla sindrome di san Sebastiano, che riguarda il torbido coinvolgimento degli spettatori di fronte alla tortura, cominciamo ad avvicinarci al segreto del fachiro suicida, radicato nel suo passato nell'esercito americano. In una Parigi trasgressiva e inquietante, le indagini di John e di Guérin finiscono per convergere, sino a una conclusione drammatica e per certi versi straziante.
Con Fakirs, pubblicato in Francia dall'editrice di Fred Vargas, Viviane Hamy, Varenne, definito come il Pennac nero, è approdato al successo, dopo due romanzi passati inosservati. La sola cosa che ha in comune con Vargas è il gusto tutto francese dell'osservazione psicologica lapidaria, nella tradizione dei grandi moralisti secenteschi. Per il resto, è quasi il suo contrario, e al posto della fantasia sbrigliata e dello humour surreale della creatrice di Adamsberg, impone al lettore l'illustrazione sistematica e martellante di un pessimismo compiaciuto senza vie di scampo.
«Oggi siamo tutti un po’ fachiri – dice Varenne – costretti a camminare su un doloroso tappeto di chiodi e cocci di bottiglia, senza sapere esattamente dove stiamo andando». Con Sezione suicidi – accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, che in Francia gli ha assegnato tre importanti riconoscimenti – Varenne si è meritato paragoni illustri, ma è riuscito insieme a imporsi come una voce originalissima del nuovo noir francese. (Mariolina Bertini)


Fred Vargas
La cavalcata dei morti
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 19,00)

Nel nuovo romanzo di Fred Vargas si entra seguendo una scia di briciole di pane che sono insieme il movente, l’alibi e la prova di un delitto tutto domestico che fa tenerezza. Da questo prologo, talmente potente da costituire quasi un racconto a sé, prende le mosse la nuova indagine del commissario Adamsberg.

Difficile, certo, trovare qualche nesso tra la mollica di pane e un piccione torturato e moribondo; tra il corpo carbonizzato di un magnate della finanza a Parigi e quello di un cacciatore massacrato in Normandia. E soprattutto, cosa c’entra in tutto questo la Schiera furiosa, la Caccia Selvaggia, quella cavalcata dei morti che secondo una leggenda trascina con sé i vivi condannati a morire per i loro peccati?

Uno dei migliori romanzi di Fred Vargas, così La cavalcata dei morti è stato definito dalla critica e dai lettori francesi, che in pochi giorni lo hanno mandato ai vertici delle classifiche di vendita.

Tre anni dopo Un luogo incerto, la regina dei romanzi a enigma sembra aver distillato in questa storia le migliori caratteristiche delle sue opere precedenti: la prosa cristallina che lavora sul dettaglio, la capacità di ritrarre i propri personaggi – anche quelli apparentemente minori - con grande umanità, il talento nel tenere insieme crimine e leggenda, immaginazione e concretezza, la complessità dell'intreccio e la completezza della soluzione.
E naturalmente in La cavalcata dei morti ricompaiono in tutto il loro splendore le figure che libro dopo libro continuano a meritarsi un posto speciale nel cuore dei lettori di tutta Europa: Adamsberg, Danglard, Veyrenc, Retancourt… E qui la Vargas compie l’ennesima magia: senza contraddire la loro storia, la loro psicologia, la loro visione del mondo, riesce ancora, sempre, a svelarci un loro lato sconosciuto, a renderli imprevedibili senza che cessino mai di essere famigliari.
Dice Fred Vargas in un'intervista all'Unità: "Anche se il romanzo poliziesco è una mitologia, io devo raccontare il contemporaneo. Anche l’Odissea era contemporanea per i suoi lettori. Quindi, anche se simbolica, riflette la nostra società. I miei personaggi sono gli umili, io li chiamo i trasparenti, alle prese con i nostri stessi problemi, col desiderio di giustizia, con i nostri idealismi contemporanei. Sono dei marginali, ma non dei perdenti, sanno cavarsela e districarsi. Nei miei libri non si vede che sono politicizzata, preferisco mostrare l’umanità e la disumanizzazione che incombe, questa è la mia prima preoccupazione. Credo in un’umanità singolare, senza semplificare, dove ognuno, anche un clochard, ha una grande ricchezza di estrinsecazioni". (Da Einaudi.it)


 

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<![CDATA[Zentropia - Adriano Barone]]>

Il corpo è rivoluzione. Non importa che giudizio abbiamo di esso, fatto sta che la sua presenza e manifestazione ci obbliga a compiere una scelta. Ed è un'Italia dilaniata da scelte conflittuali quella presentata in Zentropia di Adriano Barone appena uscito per Agenzia X sotto la collana Noir di Rivolta

Un paese mutilato da una non precisata guerra civile, che ci viene raccontato ripercorrendo le ultime ore di vita di un gruppo terroristico dedito a sovvertire la rigida morale post-guerra attraverso pratiche contra-sessuali. Nemico per eccellenza diventa il neonato culto dell'Asomatismo: una religione i cui adepti, rinunciando ad ogni proprietà e facendosi amputare i quattro arti, meditano sul nulla cercando di allontanare la realtà che li circonda.

Zentropia ci mostra così un mondo surreale fatto di corpi narcotizzati o ipersensibili, mutilati o perfezionati e che (forse) in fondo non si discosta poi così tanto da quello a cui noi siamo abituati. Infatti se anche il ritmo narrativo ci proietta in un altro tempo, le immagini che compaiono, seppur nella loro estremizzazione, sembrano ricalcare perfettamente quel mercato della carne (e non solo) che ogni giorno vediamo vomitare dallo schermo televisivo.

Per questo motivo, prendendo in prestito e parafrasando una frase degli Area, il libro che abbiamo davanti ci appare come: “un mitra (…) che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita, con il suono delle parole, si combatte una battaglia, che ci porta sulle strade della gente che sa amare”.

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<![CDATA[ReadBabyRead #44 del 27 ottobre 2011]]>

William Somerset Maugham

La lettera (parte 3 di 3)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it


Voci: Franco Ventimiglia e Roberta Borghi


Questa lettura è la registrazione dello spettacolo teatrale “La lettera” di W. Somerset Maugham, andato in scena il 29 maggio 2010 all’Auditorium Candiani di Mestre, con Franco Ventimiglia, Roberta Borghi, Santosh Dolimano, Luca Ventimiglia. I brani suonati in scena sono eseguiti da Luca Ventimiglia, il filmato è di Danilo Gaiotto, le luci di Fabio Cavolo, le foto di Akiko Miyake, la regia di Claudio Tesser e Franco Ventimiglia.

Ai molti scrittori di noir dei giorni nostri andrebbe imposto di leggere un breve racconto di William Somerset Maugham, La lettera, che Adelphi ha mandato in libreria qualche anno fa: un’azione di grande semplicità, personaggi scolpiti con maestria, finale assolutamente noir. In poche pagine strepitose Maugham ci restituisce il ritratto di un ambiente che, appartenendo in ogni dettaglio all'inizio del secolo scorso (il racconto è stato scritto nel 1926) potrebbe parimenti essere il nostro. Difatti, ancora oggi, La lettera di Maugham, a oltre ottant'anni da quando nacque, resta un capolavoro, un perfetto gioiello di equilibrio narrativo.

Nella colonia inglese di Singapore, un caso giudiziario è sulla bocca di tutti: quello che vede coinvolta Leslie Crosbie, moglie di un importante proprietario terriero della zona, nell’omicidio, a colpi di revolver, di un altro possidente, Geoffrey Hammond, il quale avrebbe cercato di abusare di lei, in assenza del marito. All’apparenza si tratta di un caso di legittima difesa, tanto che l’avvocato della signora Crosbie, Mr. Joyce, è convinto che la giuria non avrà bisogno di prove particolari e di molto tempo per pronunciare un verdetto di assoluzione. Tuttavia, rimane dubbioso circa un elemento: perché la sua assistita ha scaricato il revolver addosso al suo aggressore, sparando addirittura quattro colpi a distanza ravvicinata? I dubbi si trasformano poi in certezze quando compare una lettera, scritta la notte dell’omicidio e indirizzata da Leslie a Geoffrey.

La scrittura di Maugham ha il dono di trasformarsi immediatamente in immagine, in luce, in tutte le declinazioni del bianco e nero, in tutte le luci e le ombre che il cinema, in particolare, ha saputo riflettere sulla sua opera. L’ambiguità e lo squallore morale, la decadenza sociale e culturale si ripercuote sul vivere quotidiano, sulle scelte che, consapevolmente o meno, indotte spesso dagli altri ci conducono a patti con il proprio io. In questa analisi dai toni oscuri dell’animo femminile, come è tipico di tutti i personaggi creati dallo scrittore britannico, non si salvano neppure gli uomini, deboli, mediocri, privi di personalità, vacui. Si lasciano condurre giù a fondo e ne restano distrutti, annientati. Ne viene fuori un ritratto apparentemente misogino della donna, ma il cinismo dell’opera getta fango su qualsiasi tipologia di esseri umani, neppure gli “schiavizzati” indigeni del luogo risultano possedere un’indole superiore, ma anzi sfruttano tutti quei mezzucci tipici della sopravvivenza. Le delineazioni dei caratteri ci riportano alle psicologie umane della tragedia greca, in realtà Leslie Crosbie è tanto universale quanto moderna, contemporanea. Le sue contraddizioni sono così forti, i suoi desideri così umani che è difficile poter anche solo pensare che sia collocabile solamente nel contesto della sua triste vicenda. La lettera è un’opera priva di ipocrisie intellettuali, facile, diretta, quasi rozza nella semplicità con la quale non risparmia niente e nessuno, eppure incapace di procrastinare giudizi, ma semplicemente fotografare fatti, luoghi, azioni di un mondo dalle strutture sociali che all’apparenza sembra defunto.

È un meccanismo semplice: la lettura diviene ben presto rapida, quasi vorace e così, inavvertitamente, si entra in un mondo tanto immaginifico quanto palpabile, odoroso, ora frastornato dal calore ora immerso nella mitologia della natura esotica.
Per restituire questa parola così intensa si è preferito, nella nostra lettura teatrale, improntata ad un minimalismo lieve, quasi in bianco e nero, mettere in scena il racconto invece che il testo teatrale scritto poco dopo.

La lettera
si colloca nella produzione di William Somerset Maugham (1874 – 1965), grande scrittore e drammaturgo inglese del XX secolo, tra gli scritti di ambientazione esotica. Prevale in questi la tendenza a descrivere la vita delle colonie britanniche dell’Asia, nell‘ultima fase dell‘impero inglese. Tra i romanzi, vanno ricordati La luna e i sei soldi, ispirato alla vita del pittore Paul Gauguin, Il filo del rasoio, in cui il protagonista, un veterano americano della Prima Guerra Mondiale, lascia il suo paese per recarsi in India e trovare l’illuminazione, e Il velo dipinto (adattato recentemente per il cinema), storia di un medico inglese che decide di combattere il colera in una regione sperduta della Cina, per dimenticare il tradimento della moglie e riuscire a innamorarsi di nuovo di lei.

Tra i racconti, oltre a La lettera, bisogna far riferimento a Pioggia, che narra di un missionario e del suo tentativo di convertire una prostituta in un’isola del Pacifico. Tuttavia, mentre nei romanzi prevale una dimensione spirituale, tale da portare a concepire nell’Oriente un luogo nel quale trovare o ritrovare se stessi, nei racconti è evidente il pessimismo di Maugham, dove la tematica centrale è quella dell’isolamento degli inglesi in terra straniera e della loro progressiva alienazione.

La fama de La Lettera è soprattutto legata alla suggestiva versione cinematografica (1941) di William Wyler, che vide protagonista Bette Davis, cui però fu imposto, in ossequio a un discutibile moralismo, secondo il dettato del codice Hays di autocensura, un finale differente; ma il testo letterario La Lettera è altra cosa, il racconto si insinua nella vita di tre persone, consegnate a un oriente ancora misterioso, incomprensibile e incompreso, e riesce a farci percepire, con una facilità stupefacente, di quegli animi tormentati, ogni sfumatura, ogni piccola incrinatura”.

Claudio Tesser


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser


Ryuichi Sakamoto
, The Sheltering Sky
Luca Ventimiglia, Amado mio (Allan Roberts & Doris Fisher)
Alva Noto, Ryuichi Sakamoto, Morning
Luca Ventimiglia, As Time Goes By (Herman Hupfeld)
Ryuichi Sakamoto, Souzaburoh
Alva Noto, Ryuichi Sakamoto, Logic Moon
Alva Noto, Ryuichi Sakamoto, Iano
Harold Budd, Ruben Garcia, Daniel Lentz, Pulse Pause Repeat

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<![CDATA[ReadBabyRead #43 del 20 ottobre 2011]]>

William Somerset Maugham

La lettera (parte 2 di 3)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it


Voci: Franco Ventimiglia e Roberta Borghi


Questa lettura è la registrazione dello spettacolo teatrale “La lettera” di W. Somerset Maugham, andato in scena il 29 maggio 2010 all’Auditorium Candiani di Mestre, con Franco Ventimiglia, Roberta Borghi, Santosh Dolimano, Luca Ventimiglia. I brani suonati in scena sono eseguiti da Luca Ventimiglia, il filmato è di Danilo Gaiotto, le luci di Fabio Cavolo, le foto di Akiko Miyake, la regia di Claudio Tesser e Franco Ventimiglia.

Ai molti scrittori di noir dei giorni nostri andrebbe imposto di leggere un breve racconto di William Somerset Maugham, La lettera, che Adelphi ha mandato in libreria qualche anno fa: un’azione di grande semplicità, personaggi scolpiti con maestria, finale assolutamente noir. In poche pagine strepitose Maugham ci restituisce il ritratto di un ambiente che, appartenendo in ogni dettaglio all'inizio del secolo scorso (il racconto è stato scritto nel 1926) potrebbe parimenti essere il nostro. Difatti, ancora oggi, La lettera di Maugham, a oltre ottant'anni da quando nacque, resta un capolavoro, un perfetto gioiello di equilibrio narrativo.

Nella colonia inglese di Singapore, un caso giudiziario è sulla bocca di tutti: quello che vede coinvolta Leslie Crosbie, moglie di un importante proprietario terriero della zona, nell’omicidio, a colpi di revolver, di un altro possidente, Geoffrey Hammond, il quale avrebbe cercato di abusare di lei, in assenza del marito. All’apparenza si tratta di un caso di legittima difesa, tanto che l’avvocato della signora Crosbie, Mr. Joyce, è convinto che la giuria non avrà bisogno di prove particolari e di molto tempo per pronunciare un verdetto di assoluzione. Tuttavia, rimane dubbioso circa un elemento: perché la sua assistita ha scaricato il revolver addosso al suo aggressore, sparando addirittura quattro colpi a distanza ravvicinata? I dubbi si trasformano poi in certezze quando compare una lettera, scritta la notte dell’omicidio e indirizzata da Leslie a Geoffrey.

La scrittura di Maugham ha il dono di trasformarsi immediatamente in immagine, in luce, in tutte le declinazioni del bianco e nero, in tutte le luci e le ombre che il cinema, in particolare, ha saputo riflettere sulla sua opera. L’ambiguità e lo squallore morale, la decadenza sociale e culturale si ripercuote sul vivere quotidiano, sulle scelte che, consapevolmente o meno, indotte spesso dagli altri ci conducono a patti con il proprio io. In questa analisi dai toni oscuri dell’animo femminile, come è tipico di tutti i personaggi creati dallo scrittore britannico, non si salvano neppure gli uomini, deboli, mediocri, privi di personalità, vacui. Si lasciano condurre giù a fondo e ne restano distrutti, annientati. Ne viene fuori un ritratto apparentemente misogino della donna, ma il cinismo dell’opera getta fango su qualsiasi tipologia di esseri umani, neppure gli “schiavizzati” indigeni del luogo risultano possedere un’indole superiore, ma anzi sfruttano tutti quei mezzucci tipici della sopravvivenza. Le delineazioni dei caratteri ci riportano alle psicologie umane della tragedia greca, in realtà Leslie Crosbie è tanto universale quanto moderna, contemporanea. Le sue contraddizioni sono così forti, i suoi desideri così umani che è difficile poter anche solo pensare che sia collocabile solamente nel contesto della sua triste vicenda. La lettera è un’opera priva di ipocrisie intellettuali, facile, diretta, quasi rozza nella semplicità con la quale non risparmia niente e nessuno, eppure incapace di procrastinare giudizi, ma semplicemente fotografare fatti, luoghi, azioni di un mondo dalle strutture sociali che all’apparenza sembra defunto.

È un meccanismo semplice: la lettura diviene ben presto rapida, quasi vorace e così, inavvertitamente, si entra in un mondo tanto immaginifico quanto palpabile, odoroso, ora frastornato dal calore ora immerso nella mitologia della natura esotica.
Per restituire questa parola così intensa si è preferito, nella nostra lettura teatrale, improntata ad un minimalismo lieve, quasi in bianco e nero, mettere in scena il racconto invece che il testo teatrale scritto poco dopo.

La lettera
si colloca nella produzione di William Somerset Maugham (1874 – 1965), grande scrittore e drammaturgo inglese del XX secolo, tra gli scritti di ambientazione esotica. Prevale in questi la tendenza a descrivere la vita delle colonie britanniche dell’Asia, nell‘ultima fase dell‘impero inglese. Tra i romanzi, vanno ricordati La luna e i sei soldi, ispirato alla vita del pittore Paul Gauguin, Il filo del rasoio, in cui il protagonista, un veterano americano della Prima Guerra Mondiale, lascia il suo paese per recarsi in India e trovare l’illuminazione, e Il velo dipinto (adattato recentemente per il cinema), storia di un medico inglese che decide di combattere il colera in una regione sperduta della Cina, per dimenticare il tradimento della moglie e riuscire a innamorarsi di nuovo di lei.

Tra i racconti, oltre a La lettera, bisogna far riferimento a Pioggia, che narra di un missionario e del suo tentativo di convertire una prostituta in un’isola del Pacifico. Tuttavia, mentre nei romanzi prevale una dimensione spirituale, tale da portare a concepire nell’Oriente un luogo nel quale trovare o ritrovare se stessi, nei racconti è evidente il pessimismo di Maugham, dove la tematica centrale è quella dell’isolamento degli inglesi in terra straniera e della loro progressiva alienazione.

La fama de La Lettera è soprattutto legata alla suggestiva versione cinematografica (1941) di William Wyler, che vide protagonista Bette Davis, cui però fu imposto, in ossequio a un discutibile moralismo, secondo il dettato del codice Hays di autocensura, un finale differente; ma il testo letterario La Lettera è altra cosa, il racconto si insinua nella vita di tre persone, consegnate a un oriente ancora misterioso, incomprensibile e incompreso, e riesce a farci percepire, con una facilità stupefacente, di quegli animi tormentati, ogni sfumatura, ogni piccola incrinatura”.

Claudio Tesser


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser


Ryuichi Sakamoto
, The Sheltering Sky
Luca Ventimiglia, Amado mio (Allan Roberts & Doris Fisher)
Alva Noto, Ryuichi Sakamoto, Morning
Luca Ventimiglia, As Time Goes By (Herman Hupfeld)
Ryuichi Sakamoto, Souzaburoh
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Alva Noto, Ryuichi Sakamoto, Iano
Harold Budd, Ruben Garcia, Daniel Lentz, Pulse Pause Repeatì

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<![CDATA[ReadBabyRead #42 del 13 ottobre 2011]]>

William Somerset Maugham

La lettera (parte 1 di 3)


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Voci: Franco Ventimiglia e Roberta Borghi


Questa lettura è la registrazione dello spettacolo teatrale “La lettera” di W. Somerset Maugham, andato in scena il 29 maggio 2010 all’Auditorium Candiani di Mestre, con Franco Ventimiglia, Roberta Borghi, Santosh Dolimano, Luca Ventimiglia. I brani suonati in scena sono eseguiti da Luca Ventimiglia, il filmato è di Danilo Gaiotto, le luci di Fabio Cavolo, le foto di Akiko Miyake, la regia di Claudio Tesser e Franco Ventimiglia.



Ai molti scrittori di noir dei giorni nostri andrebbe imposto di leggere un breve racconto di William Somerset Maugham, La lettera, che Adelphi ha mandato in libreria qualche anno fa: un’azione di grande semplicità, personaggi scolpiti con maestria, finale assolutamente noir. In poche pagine strepitose Maugham ci restituisce il ritratto di un ambiente che, appartenendo in ogni dettaglio all'inizio del secolo scorso (il racconto è stato scritto nel 1926) potrebbe parimenti essere il nostro. Difatti, ancora oggi, La lettera di Maugham, a oltre ottant'anni da quando nacque, resta un capolavoro, un perfetto gioiello di equilibrio narrativo.

Nella colonia inglese di Singapore, un caso giudiziario è sulla bocca di tutti: quello che vede coinvolta Leslie Crosbie, moglie di un importante proprietario terriero della zona, nell’omicidio, a colpi di revolver, di un altro possidente, Geoffrey Hammond, il quale avrebbe cercato di abusare di lei, in assenza del marito. All’apparenza si tratta di un caso di legittima difesa, tanto che l’avvocato della signora Crosbie, Mr. Joyce, è convinto che la giuria non avrà bisogno di prove particolari e di molto tempo per pronunciare un verdetto di assoluzione. Tuttavia, rimane dubbioso circa un elemento: perché la sua assistita ha scaricato il revolver addosso al suo aggressore, sparando addirittura quattro colpi a distanza ravvicinata? I dubbi si trasformano poi in certezze quando compare una lettera, scritta la notte dell’omicidio e indirizzata da Leslie a Geoffrey.



La scrittura di Maugham ha il dono di trasformarsi immediatamente in immagine, in luce, in tutte le declinazioni del bianco e nero, in tutte le luci e le ombre che il cinema, in particolare, ha saputo riflettere sulla sua opera. L’ambiguità e lo squallore morale, la decadenza sociale e culturale si ripercuote sul vivere quotidiano, sulle scelte che, consapevolmente o meno, indotte spesso dagli altri ci conducono a patti con il proprio io. In questa analisi dai toni oscuri dell’animo femminile, come è tipico di tutti i personaggi creati dallo scrittore britannico, non si salvano neppure gli uomini, deboli, mediocri, privi di personalità, vacui. Si lasciano condurre giù a fondo e ne restano distrutti, annientati. Ne viene fuori un ritratto apparentemente misogino della donna, ma il cinismo dell’opera getta fango su qualsiasi tipologia di esseri umani, neppure gli “schiavizzati” indigeni del luogo risultano possedere un’indole superiore, ma anzi sfruttano tutti quei mezzucci tipici della sopravvivenza. Le delineazioni dei caratteri ci riportano alle psicologie umane della tragedia greca, in realtà Leslie Crosbie è tanto universale quanto moderna, contemporanea. Le sue contraddizioni sono così forti, i suoi desideri così umani che è difficile poter anche solo pensare che sia collocabile solamente nel contesto della sua triste vicenda. La lettera è un’opera priva di ipocrisie intellettuali, facile, diretta, quasi rozza nella semplicità con la quale non risparmia niente e nessuno, eppure incapace di procrastinare giudizi, ma semplicemente fotografare fatti, luoghi, azioni di un mondo dalle strutture sociali che all’apparenza sembra defunto.

È un meccanismo semplice: la lettura diviene ben presto rapida, quasi vorace e così, inavvertitamente, si entra in un mondo tanto immaginifico quanto palpabile, odoroso, ora frastornato dal calore ora immerso nella mitologia della natura esotica.
Per restituire questa parola così intensa si è preferito, nella nostra lettura teatrale, improntata ad un minimalismo lieve, quasi in bianco e nero, mettere in scena il racconto invece che il testo teatrale scritto poco dopo.

La lettera si colloca nella produzione di William Somerset Maugham (1874 – 1965), grande scrittore e drammaturgo inglese del XX secolo, tra gli scritti di ambientazione esotica. Prevale in questi la tendenza a descrivere la vita delle colonie britanniche dell’Asia, nell‘ultima fase dell‘impero inglese. Tra i romanzi, vanno ricordati La luna e i sei soldi, ispirato alla vita del pittore Paul Gauguin, Il filo del rasoio, in cui il protagonista, un veterano americano della Prima Guerra Mondiale, lascia il suo paese per recarsi in India e trovare l’illuminazione, e Il velo dipinto (adattato recentemente per il cinema), storia di un medico inglese che decide di combattere il colera in una regione sperduta della Cina, per dimenticare il tradimento della moglie e riuscire a innamorarsi di nuovo di lei.



Tra i racconti, oltre a La lettera, bisogna far riferimento a Pioggia, che narra di un missionario e del suo tentativo di convertire una prostituta in un’isola del Pacifico. Tuttavia, mentre nei romanzi prevale una dimensione spirituale, tale da portare a concepire nell’Oriente un luogo nel quale trovare o ritrovare se stessi, nei racconti è evidente il pessimismo di Maugham, dove la tematica centrale è quella dell’isolamento degli inglesi in terra straniera e della loro progressiva alienazione.

La fama de La Lettera è soprattutto legata alla suggestiva versione cinematografica (1941) di William Wyler, che vide protagonista Bette Davis, cui però fu imposto, in ossequio a un discutibile moralismo, secondo il dettato del codice Hays di autocensura, un finale differente; ma il testo letterario La Lettera è altra cosa, il racconto si insinua nella vita di tre persone, consegnate a un oriente ancora misterioso, incomprensibile e incompreso, e riesce a farci percepire, con una facilità stupefacente, di quegli animi tormentati, ogni sfumatura, ogni piccola incrinatura”.

Claudio Tesser


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Ryuichi Sakamoto, The Sheltering Sky
Luca Ventimiglia, Amado mio (Allan Roberts & Doris Fisher)
Alva Noto, Ryuichi Sakamoto, Morning
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Ryuichi Sakamoto, Souzaburoh
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Dashiell Hammett

L’incubo verde


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Legge: Franco Ventimiglia


La testa fiera su un corpo alto e affaticato, i capelli bianchi ben pettinati, gli occhi semichiusi dietro le lenti sottili, la mano sinistra ammanettata a quella di un ufficiale di polizia di colore, Dashiell Hammett, il creatore del genere poliziesco hard boiled e soprattutto uno tra i più grandi scrittori americani, si dirige verso il carcere con orgoglio e superbia. In questo patetico istante, fissato in una foto del 1951, si può leggere tutta la storia del romanzo nero americano: ribellione, sovvertimento dei valori al di là del fatto letterario, la definitiva conferma del suo inquietante “realismo”.L'accusato, già segnato dall'alcool, deve espiare il delitto di aver scritto, con la copertura di un genere sospetto, cinque romanzi e una cinquantina di racconti memorabili.La notte precedente al processo Lillian Hellmann, la compagna di Hammett, aveva cercato di convincerlo a dichiarare di non conoscere i nomi dei sottoscrittori, cosa che era oltretutto vera. Bastava questo per evitargli la galera. “Non permetterò che siano poliziotti o giudici a spiegarmi cosa vuol dire democrazia!” rispose Hammett e se ne andò a dormire.
Il giorno dopo fu arrestato senza che uno solo dei suoi migliori amici aprisse bocca: non William Faulkner, da un anno premio Nobel, assiduo delle stesse bottiglie di Hammett; tanto meno risulta che Hemingway si sia battuto per lui con lo stesso entusiasmo con cui solitamente cacciava elefanti in Africa o affrontava tori a Pamplona.
Sono passati ormai più di cinquant'anni dall'apparizione dei grandi romanzi scritti da Hammett, fondamentali per la letteratura contemporanea e decisivi per i suoi sviluppi negli anni a venire, quali “Red Harvest” (Piombo e sangue) e “The Dain Curse” (Il bacio della violenza).
Fino ad allora la letteratura poliziesca era stato un innocuo passatempo nel quale un vanitoso gentiluomo, annoiato dal denaro e quasi sempre maniaco, risolveva gli enigmi più sofisticati con la sola arma dell'intelligenza. Portatore dell'ideologia imperante, del razzismo, il romanzo poliziesco proponeva sempre la farsa di un enigma: perché il cameriere, o il cugino, o l'amante della cognata aveva assassinato la nonnetta con una ben calcolata dose di veleno nel tè del mattino?
Sarà Raymond Chandler colui che meglio di ogni altro valorizzerà Hammett - di cui apprezza soprattutto “Il Falcone Maltese” - sul suo notevole saggio “La semplice arte del delitto”: “Hammett tirò fuori il delitto dal calice di Murano e lo gettò nel vicolo (...) affidò l'assassinio a gente che lo commetteva per solide ragioni e non per sciorinare un cadavere - più o meno eccellente - al lettore.”.
La scrittura di Hammett è simile alle secche, perentorie informative degli investigatori dell'Agenzia Pinkerton per la quale egli aveva lavorato per molti anni. Forse i detectives che vi aveva conosciuto furono da lui sintetizzati nella figura dell'anonimo investigatore della Continental che attraversa molti suoi racconti e il suo capolavoro: Piombo e sangue.
Dashiell Hammett era marxista ed era entrato nel partito comunista americano fra il 1937 e il 1938, quando si guadagnava la vita scrivendo il testo del fumetto Agente Segreto X9 e, saltuariamente, copioni cinematografici che non sarebbero stati mai realizzati. Anche tralasciando di evocare l'ideologia di Hammett (che lui sosteneva dicendo: “forse cambierò idea il giorno che sarà scoperto qualcosa di meglio e di più giusto”), risulta evidente che la sua visione del mondo attraverso la letteratura consiste fondamentalmente in una minuziosa contestazione dell'ideologia capitalista, uno sguardo impietoso sull'ambizione, il denaro e il potere.
La sua morte, avvenuta il 10 gennaio 1961, quando Hammett aveva 67 anni, provocò commenti come questo di Louis Aragòn in Francia: “E' morto il più grande scrittore degli Stati Uniti”.
Era sopravvissuto due anni a Chandler. Spariva così tutta la generazione che aveva creato un genere letterario marginale e disprezzato dalla maggioranza degli “intellettuali” del suo tempo.
Come per tutti i grandi della letteratura, la scrittura di Hammett emerge nitidamente nei racconti.

Ne "L’incubo verde” (The Green Elephant, 1923), Joe Shupe, un danese, è stato definito "un operatore non specializzato nel mondo del crimine" dal suo amico Doc Haire, un ladro d'appartamenti famoso in tutto il Nord-Ovest. In questo momento, con scarsi lavoretti di poco conto, Joe è inattivo a San Francisco. Mentre si trova in piedi davanti a un palazzo, assiste a una rapina in corso nella banca di fronte. La polizia cattura cinque rapinatori, ma il sesto sfugge, inciampa, lascia cadere una valigetta vicino a Joe, e scompare. Joe afferra la borsa e fa un giro tortuoso per raggiungere la sua camera d'albergo. Apre la borsa e trova un numero enorme di biglietti verdi. In delirio, Joe si butta sul denaro, comincia a contarlo e smette quando arriva a 50.000 dollari, che gli sembrano a occhio e croce un terzo del bottino. Si compra il giornale e legge di una rapina da 250 mila dollari ai danni della Fourth National Bank. E' in preda alla confusione, non sa che fare di tutto quel denaro, si ficca una doppia manciata di banconote nelle tasche, pensando a come nascondere quel pacco enorme di bigliettoni. Passa tutta la notte su un treno per Seattle, vaga per la città, ha paura di fare qualsiasi cosa con il bottino che tiene in braccio, e lo stringe a sé talmente forte che alla fine due poliziotti si insospettiscono e lo arrestano. Joe in fondo è felice di essere arrestato di nuovo, è una liberazione.


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Robert Wyatt, Round Midnight (Thelonius Monk)
Miles Davis, Round Midnight (Thelonius Monk)
Bill Evans, Round Midnight (Thelonius Monk)

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<![CDATA[SugarPulp Festival 2011 - Terzo Giorno]]>

Domenica 2 Ottobre, centro culturale San Gaetano


Giornata conclusiva per la prima edizone dello Sugarpulp Festival, ultime ore per immegersi nel mondo della barbabietola da zucchero e per fare incetta di libri, fumetti e presentazioni rigorosamente in stile Noir-Pulp.

 

Ultimo pomeriggio di presentazioni al centro culturale San Gaetano di Padova a farci compagnia ci sono Francesco Ferracin (Una vasca di troppo, Fanucci Editore, pag. 232, euro 16,00 ) e Paolo Zardi (Antropometria, Neo Edizioni, 175 pp., € 15,00 ) entrambi alla loro prima pubblicazione
Ferracin intesse sapientemente strade nere di vendetta che collegano Mestre alla Germania e perfino al Giappone: percorsi di cruda violenza che turbano e sconvolgono la facciata perbenista della provincia veneziana.
Se “Una vasca di troppo” ci porta a viaggiare per migliaia di chilometri a volo d'uccello tra la Yakuza e la malavita balcanica di Mestre la raccolta “Antropometria” ribalta la nostra visione, diventando lente d'ingrandimento di ogni centimetro di pelle o tessuto umano, indagando il corpo e la quotidianità delle mura domestiche.
Zardi (ingegnere di professione ma scrittore per passione) raccoglie sedici racconti che hanno come “fil rouge” i cambiamenti radicali, le scelte spiazzanti e imprevedibili che sconvolgono le vite di persone “normali”. Il corpo è al centro della scena, scandagliato, misurato e sviscerato nei suoi minimi particolari e lo stile di Paolo Zardi si sposa perfettamente con i temi trattati dando risalto ad ogni più piccolo particolare.

 

Pierluigi Porazzi autore del thriller mozzafiato L'ombra del falco è uno che viene dal Nord Est. Omar Di Monopoli, autore di una trilogia western, è invece pugliese a tutti gli effetti. L'agorà dello SugarPulp Festival li ha messi a confronto sul tema del territorio: "Far West Italia, Nord Est e Salento a confronto".
Ai nostri microfono Omar Di Monopoli ci ha parlato del suo ultimo "La legge di Fonzie" (Isbn, 2010), della sua passione per il western e della Puglia che ci racconta con il suo stile unico.

Finiamo l'itervista e subito a correre nell'Agorà. Carlotta Lovat, Giulia Belloni, Marcello Pozza e Fabio Franceschi si confrontano su "Presente e futuro dell'editoria".
Scattiamo qualche foto, ma per noi è tempo di big!

L'emozione sale, i peli si rizzano.
Intervistiamo, a distranza di pochi minuti:

Joe R. Lansdale

Victor Gischler

Nella sala SugarPulp vediamo di sfuggita la presentazione in contemporanea di Thomas Tono (Il profumo di Emma) e di Adamo Dagradi (La felicità dei cani). Abbiamo il tempo solo per un paio di scatti.

Massimo Carlotto e Tim Willocks presentano i loro romanzi, ma noi fremiamo per la gran chiusura. Anche qui una manciata di scatta.

La stupenda targa SUGARPRIZE creata in esclusiva per SugarPulp da Kenny Random passa dalle mani di Giacomo Brunoro a quelle di Joe R. Lansdale.
Ovazione.
Siamo stanchi morti, ma andiamo via con una sola, chiara, certezza: l'anno prossimo non ci perderemo un solo secondo di questo festival.

 

Ringraziamo di cuore i ragazzi di SugarPulp per la loro gentilezza e disponibilità. Un abbraccio particolare a Giacomo Brunoro, Matteo Righetto e Matteo Strukul.
Lunga vita al Pulp. SugarPulp.

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<![CDATA[ReadBabyRead #40 del 29 settembre 2011]]>

Raymond Chandler

Aspetterò (parte 2 di 2)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it


Legge: Franco Ventimiglia


Rappresentante, assieme a Dashiell Hammett, del genere letterario giallo “hard boiled”, affermatosi alla fine degli anni Trenta, Raymond Chandler (creatore della celeberrima figura del poliziotto privato Philip Marlowe, antieroe cinico e sprezzante di un mondo deludente, servitore di nessuno), è considerato inizialmente, e a torto, poco più di un brillante artigiano, ma viene più tardi rivalutato come un vero e proprio scrittore a tutto tondo, anzi una sorta di intellettuale prestato al giallo, un eccentrico esponente del modernismo. Nei suoi migliori racconti, ancora più chiaramente che nei romanzi, si percepisce la grande natura poetica di cui è intrisa la sua opera.
Protagonista di “Aspetterò” non è Philip Marlowe, ma pur sempre un detective, il poliziotto privato d’un albergo, per l’esattezza: Tony Reseck, un ometto d’origine polacca, piccolo, di mezz’età, panciuto, occhi grigio mare e belle dita da prestigiatore. Di solito dopo l’una di notte l’atrio dell’albergo è regno suo, ma ora Reseck non riesce a restarvi solo, c’è una ragazza dai capelli rossi che non sa dormire e indugia attaccata alla radio. Reseck s’interessa a lei: c’è qualcosa che non torna nelle faccende di questa ragazza. Naturalmente, lui è un uomo cauto e, quando qualcuno lo chiama fuori dell’albergo, qualcuno dai modi troppo sbrigativi, esigenti, sicuri, qualcuno che si porta dietro una masnada di sicari, Reseck dice di sì alle intimazioni, assicura che allontanerà la ragazza, lo farà, non vuole guai, è pronto ad abbandonarla in balìa dei suoi cacciatori. Lo dice, ma non lo fa: non è un fegataccio Reseck, eppure non lo fa, li vuole, i guai. Resta ad aspettarli accanto alla ragazza che finalmente si è addormentata, che continua a dormire, immobile, con quell’abbandono raccolto di molte donne e di tutti i gatti, il respiro impercettibile sommerso dal mormorio della radio. Anzi, Reseck, si appoggia addirittura alla spalliera d’una sedia e chiude tranquillamente gli occhi.Un racconto che vale “The Killers” di Ernest Hemingway. Un racconto tragico, roco, gentile: Tony Reseck è più ancora di Philip Marlowe vicino a Raymond Chandler, quasi troppo vicino.




Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Brad Mehldau, Song Song

Charlie Haden, Contigo en la distancia en nosotros (Cesar Portillo De La Cruz, Tania Castellanos)

Billy Holiday – Tricky remix, Strange fruit (Abel Meerpol)
Brad Mehldau, Blame it on my youth (Levant, Heyman)
Ryuichi Sakamoto, Gohatto: Piano version
Robert Wyatt, Rainining in my heart

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<![CDATA[ReadBabyRead #39 del 22 settembre 2011]]>

Raymond Chandler

Aspetterò (parte 1 di 2)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it


Legge: Franco Ventimiglia


Rappresentante, assieme a Dashiell Hammett, del genere letterario giallo “hard boiled”, affermatosi alla fine degli anni Trenta, Raymond Chandler (creatore della celeberrima figura del poliziotto privato Philip Marlowe, antieroe cinico e sprezzante di un mondo deludente, servitore di nessuno), è considerato inizialmente, e a torto, poco più di un brillante artigiano, ma viene più tardi rivalutato come un vero e proprio scrittore a tutto tondo, anzi una sorta di intellettuale prestato al giallo, un eccentrico esponente del modernismo. Nei suoi migliori racconti, ancora più chiaramente che nei romanzi, si percepisce la grande natura poetica di cui è intrisa la sua opera.
Protagonista di “Aspetterò” non è Philip Marlowe, ma pur sempre un detective, il poliziotto privato d’un albergo, per l’esattezza: Tony Reseck, un ometto d’origine polacca, piccolo, di mezz’età, panciuto, occhi grigio mare e belle dita da prestigiatore. Di solito dopo l’una di notte l’atrio dell’albergo è regno suo, ma ora Reseck non riesce a restarvi solo, c’è una ragazza dai capelli rossi che non sa dormire e indugia attaccata alla radio. Reseck s’interessa a lei: c’è qualcosa che non torna nelle faccende di questa ragazza. Naturalmente, lui è un uomo cauto e, quando qualcuno lo chiama fuori dell’albergo, qualcuno dai modi troppo sbrigativi, esigenti, sicuri, qualcuno che si porta dietro una masnada di sicari, Reseck dice di sì alle intimazioni, assicura che allontanerà la ragazza, lo farà, non vuole guai, è pronto ad abbandonarla in balìa dei suoi cacciatori. Lo dice, ma non lo fa: non è un fegataccio Reseck, eppure non lo fa, li vuole, i guai. Resta ad aspettarli accanto alla ragazza che finalmente si è addormentata, che continua a dormire, immobile, con quell’abbandono raccolto di molte donne e di tutti i gatti, il respiro impercettibile sommerso dal mormorio della radio. Anzi, Reseck, si appoggia addirittura alla spalliera d’una sedia e chiude tranquillamente gli occhi.Un racconto che vale “The Killers” di Ernest Hemingway. Un racconto tragico, roco, gentile: Tony Reseck è più ancora di Philip Marlowe vicino a Raymond Chandler, quasi troppo vicino.




Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Brad Mehldau, Song Song

Charlie Haden, Contigo en la distancia en nosotros (Cesar Portillo De La Cruz, Tania Castellanos)

Billy Holiday – Tricky remix, Strange fruit (Abel Meerpol)
Brad Mehldau, Blame it on my youth (Levant, Heyman)
Ryuichi Sakamoto, Gohatto: Piano version

Robert Wyatt, Rainining in my heart

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<![CDATA[La rivoluzione delle api - Serge Quadruppani]]>

Il nuovo libro di Serge Quadruppani, La rivoluzione delle api, è un noir inaspettato sotto molti punti di vista. Noi della redazione avevamo già avuto modo di saggiarne il contenuto e lo stile già ai tempi del #rogodilibri, quando l'autore ci aveva concesso un estratto in anteprima inserito poi all'interno dell'opuscolo distribuito durante le giornate del 27 e 28 Gennaio (http://archive.sherwood.it/Due-giorni-contro-il-rogodilibri).

Pubblicato nella collana Verdenero di Edizioni Ambiente, questo racconto è prima di tutto un tuffo nelle Alpi, nei loro colori e sapori. Attraverso un intreccio di eventi che attraversa ecologismo radicale ed ingegneria sociale, servizi collusi e giornalisti timidi la penna fulminante di Serge Quadruppani, responsabile della traduzione delle opere di Andrea Camilleri nel paese d'oltralpe, tratta temi decisamente attuali con occhi decisamente critici, pur tenendo un atteggiamento di sapiente ironia.

Cosa si nasconde dietro la sparizione delle api? Che esperimenti conduce la multinazionale Sacropiano nella Val Pellice, tali da lasciare alle proprie spalle una scia di sangue? A queste domande si troveranno a dover dare risposta il commissario della Direzione Nazionale Antimafia Simona Tavianello insieme al marito Marco, commissario da poco in pensione, quando il caso li farà inciampare sul cadavere di uno dei responsabili del colosso del Bio-tech durante la loro vacanza in Piemonte.

Nel tentativo di districare questo mistero i protagonisti entreranno a contatto con personaggi quasi tutti singolari e spesso bizzarri (tra questi farà la sua fugace apparizione anche un personaggio dei romanzi di Andrea Camilleri) ma tutti in grado di far riflettere e pensare, davvero, il lettore.

La rivoluzione delle api merita anche e sopratutto per la caratterizzazione originale della protagonista: agli antipodi rispetto al canone della sexy poliziotta, Simona Tavianello è un'ultracinquantenne lievemente sovrappeso eppure vivace ed affascinante, un'antivelina amante della vita, del cibo e del sesso. Serge Quadruppani ha promesso che la ritroveremo anche nel prossimo romanzo per Einaudi.

 

Link Utili:

La pagina del libro sul sito di Edizioni Ambiente

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<![CDATA[ReadBabyRead #18 del 28 aprile 2011]]>


Massimo Carlotto

Il confronto (parte 2 di 2)

per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it

Legge: Franco Ventimiglia

L’idea di raccogliere in un unico volume tutte le avventure dell’Alligatore pubblicate tra il ‘95 e il 2002 è stata suggerita da molti lettori nel corso degli anni, impazienti di ritrovare in libreria un nuovo romanzo. In effetti sono passati un bel po’ di anni dall’ultima inchiesta narrata nel Maestro di nodi e ora, dopo aver trovato una storia “giusta” per Marco Buratti e i suoi soci, posso annunciare il suo ritorno.
Nel frattempo questa raccolta (davvero completa perché oltre ai romanzi contiene anche i racconti pubblicati da case editrici diverse che lo vedono protagonista) offre al lettore la possibilità di conoscere a fondo l’Alligatore e i suoi soci Beniamino Rossini e Max la Memoria, e le loro evoluzioni nel tempo.
Sono sempre stato convinto che i personaggi seriali non debbano rimanere perennemente uguali a sé stessi mentre il tempo passa e il mondo che li circonda subisce trasformazioni profonde.
Nel caso dell’Alligatore le trasformazioni sono quelle del ricco e “criminale” nordest italiano, crocevia per eccellenza di traffici di ogni tipo, dove troppo spesso si sono create commistioni tra economia legale e illegale.
E il personaggio è stato creato e modellato in questa prospettiva narrativa. Marco Buratti è un investigatore senza licenza con sette anni di galera alle spalle e anche i suoi soci provengono da esperienze “toste”. Nulla a che vedere con gli onestissimi personaggi della tradizione italiana, che ho ritenuto fin dall’inizio poco adatti a sguazzare nelle paludi fangose dove sguazza l’Alligatore a caccia della “sua” verità.
Fin dall’esordio della serie moltissimi lettori mi hanno chiesto quanto di biografico c’era in Buratti. In realtà molto poco anche se con il mio personaggio condivido due grandi passioni: il blues e il calvados.
Entrambi amiamo ascoltare la “musica del diavolo” e “bagnarci il becco” con il distillato di sidro, con la sola differenza che l’Alligatore regge l’alcol molto peggio del suo autore.
Infine abbiamo condiviso l’amicizia per Remammo Rossini, l’unico personaggio realmente esistito. Ora ci ha lasciati ma continuerà a vivere nelle future avventure dell’Alligatore. D’altronde se non ci fosse lui a proteggerlo e farsi largo tra i cattivi, mostrando i muscoli e le canne delle sue pistole, Marco non riuscirebbe mai ad arrivare sano e salvo alla fine del romanzo.

Massimo Carlotto 

L’Alligatore è uno dei personaggi che più profondamente hanno innovato la scena letteraria del romanzo giallo in Italia, contribuendo all’affermazione internazionale del noir mediterraneo. Quando apparve nel 1995 con il primo romanzo della serie, La verità dell’Alligatore), fu come un fulmine a ciel sereno: un investigatore che usciva di galera, aveva pochissima fiducia nelle istituzioni, era ossessionato dalla giustizia e dalla verità al punto di accettare solo casi in cui era stato fatto un torto ai più deboli, svolgeva le sue indagini con l’aiuto di un malavitoso vecchio stampo e di un bizzarro “analista” d’informazioni reduce dei movimenti politici degli anni Settanta.
Subito i lettori capirono che questo personaggio non era una pittoresca invenzione per movimentare il giallo tradizionale, bensì il soggetto necessario per raccontare l’Italia contemporanea, il groviglio tra economia e criminalità, le contraddizioni della giustizia e della politica.

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e vive in Sardegna. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto, oltre ad Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003), i seguenti romanzi: La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (premio Dessi 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo, L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006) e La terra della mia anima. Nel 2007, oltre questa raccolta, L’Alligatore (E/O), pubblica, con Francesco Abate, Mi fido di te (Einaudi) e il graphic novel Dimmi che non vuoi morire, con Igort (Mondadori). Nel 2008 pubblica, con i Mama Sabot, Perdas de fogu (Einaudi) e Cristiani di Allah (E/O). Del 2009 sono L’albero dei microchip, con Francesco abate (Verde Nero), e L’amore del bandito (E/O), che segna il ritorno dell’Alligatore. Nel prossimo mese di maggio 2011 è prevista l’uscita del nuovo romanzo Alla fine di un giorno noioso, dove, a dieci anni dall’uscita di Arrivederci amore ciao, torna l’indimenticabile Giorgio Pellegrini. I suoi libri sono pubblicati o in corso di pubblicazione in vari paesi. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Berlin Philharmonic Orchestra (Herbert Von Karajan, Gundula Janowitz), Ein Deutsches Requiem, Op. 45 – 5 (Johannes Brahms)

Vienna Philharmonic Orchestra (Leonard Bernstein), Piano Concerto 2 In B Flat, Op. 83 - 3. Andante (Johannes Brahms)

Brian Eno, Before And After Science (Brian Eno, Dieter Moebius, Hans Roedelius)

Gavin Bryars, Jesus' blood never found me yet

Brian Eno, Riverside

Brian Eno, Alhondiga

Sviatoslav Richter, Piano Sonata In A Flat, H 16/46 – 2, Largo (Franz Joseph Haydn)

Salvatore Accardo, 24 Capricci, Op. 1 - Capriccio 4 In Do (Niccolò Paganini)

Sviatoslav Richter, Piano Sonata In A Flat, H 16/46 – 2, Adagio (Franz Joseph Haydn)

Gavin Bryars, My first homage

Brian Eno, Music for airports, 2/1

Brian Eno, Music for airports 2/2

Gavin Bryars, Hi-Tremolo

Salvatore Accardo, 24 Capricci, Op. 1 - Capriccio 1 In Mi (Niccolò Paganini)

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<![CDATA[ReadBabyRead #17 del 21 aprile 2011]]>


Massimo Carlotto

Il confronto (parte 1 di 2)

per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it

Legge: Franco Ventimiglia

L’idea di raccogliere in un unico volume tutte le avventure dell’Alligatore pubblicate tra il ‘95 e il 2002 è stata suggerita da molti lettori nel corso degli anni, impazienti di ritrovare in libreria un nuovo romanzo. In effetti sono passati un bel po’ di anni dall’ultima inchiesta narrata nel Maestro di nodi e ora, dopo aver trovato una storia “giusta” per Marco Buratti e i suoi soci, posso annunciare il suo ritorno.
Nel frattempo questa raccolta (davvero completa perché oltre ai romanzi contiene anche i racconti pubblicati da case editrici diverse che lo vedono protagonista) offre al lettore la possibilità di conoscere a fondo l’Alligatore e i suoi soci Beniamino Rossini e Max la Memoria, e le loro evoluzioni nel tempo.
Sono sempre stato convinto che i personaggi seriali non debbano rimanere perennemente uguali a sé stessi mentre il tempo passa e il mondo che li circonda subisce trasformazioni profonde.
Nel caso dell’Alligatore le trasformazioni sono quelle del ricco e “criminale” nordest italiano, crocevia per eccellenza di traffici di ogni tipo, dove troppo spesso si sono create commistioni tra economia legale e illegale.
E il personaggio è stato creato e modellato in questa prospettiva narrativa. Marco Buratti è un investigatore senza licenza con sette anni di galera alle spalle e anche i suoi soci provengono da esperienze “toste”. Nulla a che vedere con gli onestissimi personaggi della tradizione italiana, che ho ritenuto fin dall’inizio poco adatti a sguazzare nelle paludi fangose dove sguazza l’Alligatore a caccia della “sua” verità.
Fin dall’esordio della serie moltissimi lettori mi hanno chiesto quanto di biografico c’era in Buratti. In realtà molto poco anche se con il mio personaggio condivido due grandi passioni: il blues e il calvados.
Entrambi amiamo ascoltare la “musica del diavolo” e “bagnarci il becco” con il distillato di sidro, con la sola differenza che l’Alligatore regge l’alcol molto peggio del suo autore.
Infine abbiamo condiviso l’amicizia per Remammo Rossini, l’unico personaggio realmente esistito. Ora ci ha lasciati ma continuerà a vivere nelle future avventure dell’Alligatore. D’altronde se non ci fosse lui a proteggerlo e farsi largo tra i cattivi, mostrando i muscoli e le canne delle sue pistole, Marco non riuscirebbe mai ad arrivare sano e salvo alla fine del romanzo.

Massimo Carlotto 

L’Alligatore è uno dei personaggi che più profondamente hanno innovato la scena letteraria del romanzo giallo in Italia, contribuendo all’affermazione internazionale del noir mediterraneo. Quando apparve nel 1995 con il primo romanzo della serie, La verità dell’Alligatore), fu come un fulmine a ciel sereno: un investigatore che usciva di galera, aveva pochissima fiducia nelle istituzioni, era ossessionato dalla giustizia e dalla verità al punto di accettare solo casi in cui era stato fatto un torto ai più deboli, svolgeva le sue indagini con l’aiuto di un malavitoso vecchio stampo e di un bizzarro “analista” d’informazioni reduce dei movimenti politici degli anni Settanta.
Subito i lettori capirono che questo personaggio non era una pittoresca invenzione per movimentare il giallo tradizionale, bensì il soggetto necessario per raccontare l’Italia contemporanea, il groviglio tra economia e criminalità, le contraddizioni della giustizia e della politica.

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e vive in Sardegna. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto, oltre ad Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003), i seguenti romanzi: La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (premio Dessi 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo, L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006) e La terra della mia anima. Nel 2007, oltre questa raccolta, L’Alligatore (E/O), pubblica, con Francesco Abate, Mi fido di te (Einaudi) e il graphic novel Dimmi che non vuoi morire, con Igort (Mondadori). Nel 2008 pubblica, con i Mama Sabot, Perdas de fogu (Einaudi) e Cristiani di Allah (E/O). Del 2009 sono L’albero dei microchip, con Francesco abate (Verde Nero), e L’amore del bandito (E/O), che segna il ritorno dell’Alligatore. Nel prossimo mese di maggio 2011 è prevista l’uscita del nuovo romanzo Alla fine di un giorno noioso, dove, a dieci anni dall’uscita di Arrivederci amore ciao, torna l’indimenticabile Giorgio Pellegrini. I suoi libri sono pubblicati o in corso di pubblicazione in vari paesi. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Berlin Philharmonic Orchestra (Herbert Von Karajan, Gundula Janowitz), Ein Deutsches Requiem, Op. 45 – 5 (Johannes Brahms)

Vienna Philharmonic Orchestra (Leonard Bernstein), Piano Concerto 2 In B Flat, Op. 83 - 3. Andante (Johannes Brahms)

Brian Eno, Before And After Science (Brian Eno, Dieter Moebius, Hans Roedelius)

Gavin Bryars, Jesus' blood never found me yet

Brian Eno, Riverside

Brian Eno, Alhondiga

Sviatoslav Richter, Piano Sonata In A Flat, H 16/46 – 2, Largo (Franz Joseph Haydn)

Salvatore Accardo, 24 Capricci, Op. 1 - Capriccio 4 In Do (Niccolò Paganini)

Sviatoslav Richter, Piano Sonata In A Flat, H 16/46 – 2, Adagio (Franz Joseph Haydn)

Gavin Bryars, My first homage

Brian Eno, Music for airports, 2/1

Brian Eno, Music for airports 2/2

Gavin Bryars, Hi-Tremolo

Salvatore Accardo, 24 Capricci, Op. 1 - Capriccio 1 In Mi (Niccolò Paganini)

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<![CDATA[ReadBabyRead #16 del 14 aprile 2011]]>


Massimo Carlotto

Storia di Gabriella, vedova di mala (parte 2 di 2)


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Legge: Franco Ventimiglia


L’idea di raccogliere in un unico volume tutte le avventure dell’Alligatore pubblicate tra il ‘95 e il 2002 è stata suggerita da molti lettori nel corso degli anni, impazienti di ritrovare in libreria un nuovo romanzo. In effetti sono passati un bel po’ di anni dall’ultima inchiesta narrata nel Maestro di nodi e ora, dopo aver trovato una storia “giusta” per Marco Buratti e i suoi soci, posso annunciare il suo ritorno.
Nel frattempo questa raccolta (davvero completa perché oltre ai romanzi contiene anche i racconti pubblicati da case editrici diverse che lo vedono protagonista) offre al lettore la possibilità di conoscere a fondo l’Alligatore e i suoi soci Beniamino Rossini e Max la Memoria, e le loro evoluzioni nel tempo.
Sono sempre stato convinto che i personaggi seriali non debbano rimanere perennemente uguali a sé stessi mentre il tempo passa e il mondo che li circonda subisce trasformazioni profonde.
Nel caso dell’Alligatore le trasformazioni sono quelle del ricco e “criminale” nordest italiano, crocevia per eccellenza di traffici di ogni tipo, dove troppo spesso si sono create commistioni tra economia legale e illegale.
E il personaggio è stato creato e modellato in questa prospettiva narrativa. Marco Buratti è un investigatore senza licenza con sette anni di galera alle spalle e anche i suoi soci provengono da esperienze “toste”. Nulla a che vedere con gli onestissimi personaggi della tradizione italiana, che ho ritenuto fin dall’inizio poco adatti a sguazzare nelle paludi fangose dove sguazza l’Alligatore a caccia della “sua” verità.
Fin dall’esordio della serie moltissimi lettori mi hanno chiesto quanto di biografico c’era in Buratti. In realtà molto poco anche se con il mio personaggio condivido due grandi passioni: il blues e il calvados.
Entrambi amiamo ascoltare la “musica del diavolo” e “bagnarci il becco” con il distillato di sidro, con la sola differenza che l’Alligatore regge l’alcol molto peggio del suo autore.
Infine abbiamo condiviso l’amicizia per Remammo Rossini, l’unico personaggio realmente esistito. Ora ci ha lasciati ma continuerà a vivere nelle future avventure dell’Alligatore. D’altronde se non ci fosse lui a proteggerlo e farsi largo tra i cattivi, mostrando i muscoli e le canne delle sue pistole, Marco non riuscirebbe mai ad arrivare sano e salvo alla fine del romanzo.

Massimo Carlotto 

L’Alligatore è uno dei personaggi che più profondamente hanno innovato la scena letteraria del romanzo giallo in Italia, contribuendo all’affermazione internazionale del noir mediterraneo. Quando apparve nel 1995 con il primo romanzo della serie, La verità dell’Alligatore), fu come un fulmine a ciel sereno: un investigatore che usciva di galera, aveva pochissima fiducia nelle istituzioni, era ossessionato dalla giustizia e dalla verità al punto di accettare solo casi in cui era stato fatto un torto ai più deboli, svolgeva le sue indagini con l’aiuto di un malavitoso vecchio stampo e di un bizzarro “analista” d’informazioni reduce dei movimenti politici degli anni Settanta.
Subito i lettori capirono che questo personaggio non era una pittoresca invenzione per movimentare il giallo tradizionale, bensì il soggetto necessario per raccontare l’Italia contemporanea, il groviglio tra economia e criminalità, le contraddizioni della giustizia e della politica.

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e vive in Sardegna. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto, oltre ad Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003), i seguenti romanzi: La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (premio Dessi 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo, L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006) e La terra della mia anima. Nel 2007, oltre questa raccolta, L’Alligatore (E/O), pubblica, con Francesco Abate, Mi fido di te (Einaudi) e il graphic novel Dimmi che non vuoi morire, con Igort (Mondadori). Nel 2008 pubblica, con i Mama Sabot, Perdas de fogu (Einaudi) e Cristiani di Allah (E/O). Del 2009 sono L’albero dei microchip, con Francesco abate (Verde Nero), e L’amore del bandito (E/O), che segna il ritorno dell’Alligatore. Nel prossimo mese di maggio 2011 è prevista l’uscita del nuovo romanzo Alla fine di un giorno noioso, dove, a dieci anni dall’uscita di Arrivederci amore ciao, torna l’indimenticabile Giorgio Pellegrini. I suoi libri sono pubblicati o in corso di pubblicazione in vari paesi. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.



Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Berlin Philharmonic Orchestra (Herbert Von Karajan, Gundula Janowitz), Ein Deutsches Requiem, Op. 45 – 5 (Johannes Brahms)

Vienna Philharmonic Orchestra (Leonard Bernstein), Piano Concerto 2 In B Flat, Op. 83 - 3. Andante (Johannes Brahms)

Brian Eno, Before And After Science (Brian Eno, Dieter Moebius, Hans Roedelius)

Gavin Bryars, Jesus' blood never found me yet

Brian Eno, Riverside

Brian Eno, Alhondiga

Sviatoslav Richter, Piano Sonata In A Flat, H 16/46 – 2, Largo (Franz Joseph Haydn)

Salvatore Accardo, 24 Capricci, Op. 1 - Capriccio 4 In Do (Niccolò Paganini)

Sviatoslav Richter, Piano Sonata In A Flat, H 16/46 – 2, Adagio (Franz Joseph Haydn)

Gavin Bryars, My first homage

Brian Eno, Music for airports, 2/1

Brian Eno, Music for airports 2/2

Gavin Bryars, Hi-Tremolo

Salvatore Accardo, 24 Capricci, Op. 1 - Capriccio 1 In Mi (Niccolò Paganini)

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<![CDATA[ReadBabyRead #15 del 7 aprile 2011]]>

Massimo Carlotto

Storia di Gabriella, vedova di mala (parte 1 di 2)


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it


Legge: Franco Ventimiglia

L’idea di raccogliere in un unico volume tutte le avventure dell’Alligatore pubblicate tra il ‘95 e il 2002 è stata suggerita da molti lettori nel corso degli anni, impazienti di ritrovare in libreria un nuovo romanzo. In effetti sono passati un bel po’ di anni dall’ultima inchiesta narrata nel Maestro di nodi e ora, dopo aver trovato una storia “giusta” per Marco Buratti e i suoi soci, posso annunciare il suo ritorno.
Nel frattempo questa raccolta (davvero completa perché oltre ai romanzi contiene anche i racconti pubblicati da case editrici diverse che lo vedono protagonista) offre al lettore la possibilità di conoscere a fondo l’Alligatore e i suoi soci Beniamino Rossini e Max la Memoria, e le loro evoluzioni nel tempo.
Sono sempre stato convinto che i personaggi seriali non debbano rimanere perennemente uguali a sé stessi mentre il tempo passa e il mondo che li circonda subisce trasformazioni profonde.
Nel caso dell’Alligatore le trasformazioni sono quelle del ricco e “criminale” nordest italiano, crocevia per eccellenza di traffici di ogni tipo, dove troppo spesso si sono create commistioni tra economia legale e illegale.
E il personaggio è stato creato e modellato in questa prospettiva narrativa. Marco Buratti è un investigatore senza licenza con sette anni di galera alle spalle e anche i suoi soci provengono da esperienze “toste”. Nulla a che vedere con gli onestissimi personaggi della tradizione italiana, che ho ritenuto fin dall’inizio poco adatti a sguazzare nelle paludi fangose dove sguazza l’Alligatore a caccia della “sua” verità.
Fin dall’esordio della serie moltissimi lettori mi hanno chiesto quanto di biografico c’era in Buratti. In realtà molto poco anche se con il mio personaggio condivido due grandi passioni: il blues e il calvados.
Entrambi amiamo ascoltare la “musica del diavolo” e “bagnarci il becco” con il distillato di sidro, con la sola differenza che l’Alligatore regge l’alcol molto peggio del suo autore.
Infine abbiamo condiviso l’amicizia per Remammo Rossini, l’unico personaggio realmente esistito. Ora ci ha lasciati ma continuerà a vivere nelle future avventure dell’Alligatore. D’altronde se non ci fosse lui a proteggerlo e farsi largo tra i cattivi, mostrando i muscoli e le canne delle sue pistole, Marco non riuscirebbe mai ad arrivare sano e salvo alla fine del romanzo.

Massimo Carlotto 


L’Alligatore è uno dei personaggi che più profondamente hanno innovato la scena letteraria del romanzo giallo in Italia, contribuendo all’affermazione internazionale del noir mediterraneo. Quando apparve nel 1995 con il primo romanzo della serie, La verità dell’Alligatore), fu come un fulmine a ciel sereno: un investigatore che usciva di galera, aveva pochissima fiducia nelle istituzioni, era ossessionato dalla giustizia e dalla verità al punto di accettare solo casi in cui era stato fatto un torto ai più deboli, svolgeva le sue indagini con l’aiuto di un malavitoso vecchio stampo e di un bizzarro “analista” d’informazioni reduce dei movimenti politici degli anni Settanta.
Subito i lettori capirono che questo personaggio non era una pittoresca invenzione per movimentare il giallo tradizionale, bensì il soggetto necessario per raccontare l’Italia contemporanea, il groviglio tra economia e criminalità, le contraddizioni della giustizia e della politica.


Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e vive in Sardegna. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto, oltre ad Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003), i seguenti romanzi: La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (premio Dessi 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo, L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006) e La terra della mia anima. Nel 2007, oltre questa raccolta, L’Alligatore (E/O), pubblica, con Francesco Abate, Mi fido di te (Einaudi) e il graphic novel Dimmi che non vuoi morire, con Igort (Mondadori). Nel 2008 pubblica, con i Mama Sabot, Perdas de fogu (Einaudi) e Cristiani di Allah (E/O). Del 2009 sono L’albero dei microchip, con Francesco abate (Verde Nero), e L’amore del bandito (E/O), che segna il ritorno dell’Alligatore. Nel prossimo mese di maggio 2011 è prevista l’uscita del nuovo romanzo Alla fine di un giorno noioso, dove, a dieci anni dall’uscita di Arrivederci amore ciao, torna l’indimenticabile Giorgio Pellegrini. I suoi libri sono pubblicati o in corso di pubblicazione in vari paesi. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Berlin Philharmonic Orchestra (Herbert Von Karajan, Gundula Janowitz), Ein Deutsches Requiem, Op. 45 – 5 (Johannes Brahms)

Vienna Philharmonic Orchestra (Leonard Bernstein), Piano Concerto 2 In B Flat, Op. 83 - 3. Andante (Johannes Brahms)

Brian Eno, Before And After Science (Brian Eno, Dieter Moebius, Hans Roedelius)

Gavin Bryars, Jesus' blood never found me yet

Brian Eno, Riverside

Brian Eno, Alhondiga

Sviatoslav Richter, Piano Sonata In A Flat, H 16/46 – 2, Largo (Franz Joseph Haydn)

Salvatore Accardo, 24 Capricci, Op. 1 - Capriccio 4 In Do (Niccolò Paganini)

Sviatoslav Richter, Piano Sonata In A Flat, H 16/46 – 2, Adagio (Franz Joseph Haydn)

Gavin Bryars, My first homage

Brian Eno, Music for airports, 2/1

Brian Eno, Music for airports 2/2

Gavin Bryars, Hi-Tremolo

Salvatore Accardo
, 24 Capricci, Op. 1 - Capriccio 1 In Mi (Niccolò Paganini)

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<![CDATA[Intervista a Massimo Carlotto]]>

Il 28 Marzo 2011 è una data da segnarsi assolutamente in Agenda.
Radio Sherwood a partire dalle 21.30 ha avuto l'onore e il piacere di ospitare Massimo Carlotto, uno dei principali e più affermati scrittori italiani. L'autore di autentiche gemme nel panorama letterario italiano come "Arrivederci Amore Ciao", "Nord Est", "L’oscura immensità della morte","Niente, più niente al mondo" e ovviamente il ciclo dell’alligatore, suo personaggio più famoso, sarà nei nostri studi per una chiaccherata sulla letteratura, sul nostro territorio e ovviamente sulla musica.
Un Evento del genere non poteva che aver bisogno di un cast d’eccezione e quindi ben quattro trasmissioni (Alta Fedeltà, Nordest Boulevard, Around The Blues e Crossover Zone) si fonderanno per dare vita ad una serata semplicemente Speciale.
Il tutto condito dal Blues di Claudio Bertolin che ci ha accompagnato per tutta l’intervista!!

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<![CDATA[ReadBabyRead #5 del 30 dicembre 2010]]>

Fulvio Ervas 

Commesse di Treviso (parte 5 di 5)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

www.letturaealtricrimini.it

Riduzione: Fulvio Ervas e Claudio Tesser
Legge: Franco Ventimiglia

Una sarabanda con l’ispettore Stucky, italo-iraniano nato a Venezia, trasferito alla questura di Treviso, commesse molestate, una di colore assassinata, la campagna acquisti natalizi, la stampa scatenata, il questore e il segretario del vescovo che premono perché si risolva il mistero, ristabilendo un clima più propizio ai riti del Natale.
Un giallo leggero ed ironico che mette di fronte, allo specchio, l’immagine di una bella città e certe sue inquietudini: l’accoglienza dei foresti, gli amori diversi, la frammentazione del territorio. 
Dietro alla bellezza urbanistica, occasioni di riflessione sui nostri stili di vita riassunti, emblematicamente, nelle sedute di analisi di Max Pierini, gestore di discarica, eroe e martire della raccolta differenziata, genio della piccola impresa familiare al margine dei margini. 
Perché gran parte di quello che vediamo nelle vetrine finisce nelle discariche, infernale ombelico di un certo mondo, a ricordarci che “il superfluo è rassicurante, capace di mostrare quanta strada sia stata percorsa tra il sapere di non avere nulla e il credere di avere tutto”.
Sino allo soluzione del caso, un venticinque dicembre di riconciliazione senza santità.

Fulvio Ervas



Fulvio Ervas è nato nell’entroterra veneziano il 23 luglio 1955, senza sapere che Albert Einstein era morto da qualche mese. Quando ne avrà coscienza, si iscriverà a un liceo con la presunzione di doversi costruire una cultura scientifica. Inspiegabilmente attratto da tutti gli animali diversi dall’uomo, si laurea in Scienze Agrarie, con un’inquietante tesi sulla “Salvaguardia della mucca Burlina”. Insegna Scienze Naturali nell’Impero della pubblica istruzione, e di questo ci racconta in Follia docente, ma è assediato da altre storie. In treno, nell’orto, vicende e personaggi gli si affollano in testa, e non gli danno pace finché non si sentono in salvo su una pagina. Insieme alla sorella Luisa ha pubblicato "La lotteria" (Premio Calvino 2001) e "Succulente". Dopo "Commesse di Treviso", "Pinguini arrosto", e "Buffalo Bill a Venezia", "Finché c’è prosecco c’è speranza" è il quarto romanzo (il quinto è in arrivo) che vede protagonista l’ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano. Fulvio Ervas vive in provincia di Treviso con la famiglia e un numero imprecisato di animali domestici.


Nel febbraio 2011 Franco Ventimiglia e Claudio Tesser mettono in scena, al Rivolta di Marghera, con Sherwood Open Live, una riduzione teatrale di Commesse di Treviso.


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser



Lamb
, Blessing in disguise

Thelonious Monk, I surrender, dear (H.Barris-G. Clifford)

Malia, Yellow daffodils (Malia-Manoukian)

Orb, Spanish castle in space (A.Paterson-J. Le Mesurier- G.Pratt)

Orb, Star 6+7,8,9

Tom Waits, Blue valentines

Seigen Ono, Julia (S. Ono)

St. Germain, La goutte (L. Navarre)

Mary Margareh O'Hara, I don't care (M.M. O'Hara)

Thelonious Monk, Sweet and lovely (G. Arnheim-J. Lemare-H. Tobias)

Wyclef Jean, Guantanamera (J.Marti-P. Seeger-J.Orbun-J. Diaz- N.Jean-L. Hill-J. Duplessis)

Dinu Lipatti, Impromptu in sol maggiore (F. Schubert)

Thelonious Monk, Off minor

Icona, Femme fatale (Lou Reed)

Orb, A huge ever growing

Thelonious Monk, Crepuscule with Nellie

Orb, Perpetual dawn (A. Paterson-E. Maiden-J. Nelson-S. Phillips-M. Glover)

Joni Mitchell, Both sides now (J. Mitchell)

The Rolling Stones, Love in vain (Robert Johnson)

Tricky, Poems (Tricky-T. Hall)

Thelonious Monk, North of the sunset

Thelonious Monk, Ruby my dear

The Rolling Stones, Winter (Jagger-Richards)

Orb, A huge ever growing (Paterson-Cauty-Darlow-Lipson-Wolley-Horn)

Otis Redding, White Christmas (I. Berlin)

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<![CDATA[ReadBabyRead #4 del 23 dicembre 2010]]>

Fulvio Ervas 

Commesse di Treviso (parte 4 di 5)



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www.letturaealtricrimini.it



Riduzione: Fulvio Ervas e Claudio Tesser
Legge: Franco Ventimiglia



Una sarabanda con l’ispettore Stucky, italo-iraniano nato a Venezia, trasferito alla questura di Treviso, commesse molestate, una di colore assassinata, la campagna acquisti natalizi, la stampa scatenata, il questore e il segretario del vescovo che premono perché si risolva il mistero, ristabilendo un clima più propizio ai riti del Natale.
Un giallo leggero ed ironico che mette di fronte, allo specchio, l’immagine di una bella città e certe sue inquietudini: l’accoglienza dei foresti, gli amori diversi, la frammentazione del territorio. 
Dietro alla bellezza urbanistica, occasioni di riflessione sui nostri stili di vita riassunti, emblematicamente, nelle sedute di analisi di Max Pierini, gestore di discarica, eroe e martire della raccolta differenziata, genio della piccola impresa familiare al margine dei margini. 
Perché gran parte di quello che vediamo nelle vetrine finisce nelle discariche, infernale ombelico di un certo mondo, a ricordarci che “il superfluo è rassicurante, capace di mostrare quanta strada sia stata percorsa tra il sapere di non avere nulla e il credere di avere tutto”.
Sino allo soluzione del caso, un venticinque dicembre di riconciliazione senza santità.


Fulvio Ervas



Fulvio Ervas è nato nell’entroterra veneziano il 23 luglio 1955, senza sapere che Albert Einstein era morto da qualche mese. Quando ne avrà coscienza, si iscriverà a un liceo con la presunzione di doversi costruire una cultura scientifica. Inspiegabilmente attratto da tutti gli animali diversi dall’uomo, si laurea in Scienze Agrarie, con un’inquietante tesi sulla “Salvaguardia della mucca Burlina”. Insegna Scienze Naturali nell’Impero della pubblica istruzione, e di questo ci racconta in Follia docente, ma è assediato da altre storie. In treno, nell’orto, vicende e personaggi gli si affollano in testa, e non gli danno pace finché non si sentono in salvo su una pagina. Insieme alla sorella Luisa ha pubblicato "La lotteria" (Premio Calvino 2001) e "Succulente". Dopo "Commesse di Treviso", "Pinguini arrosto", e "Buffalo Bill a Venezia", "Finché c’è prosecco c’è speranza" è il quarto romanzo (il quinto è in arrivo) che vede protagonista l’ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano. Fulvio Ervas vive in provincia di Treviso con la famiglia e un numero imprecisato di animali domestici.


Nel febbraio 2011 Franco Ventimiglia e Claudio Tesser mettono in scena, al Rivolta di Marghera, con Sherwood Open Live, una riduzione teatrale di Commesse di Treviso.

Le Musiche, scelte da Claudio Tesser


Lamb
, Blessing in disguise

Thelonious Monk, I surrender, dear (H.Barris-G. Clifford)

Malia, Yellow daffodils (Malia-Manoukian)

Orb, Spanish castle in space (A.Paterson-J. Le Mesurier- G.Pratt)

Orb, Star 6+7,8,9

Tom Waits, Blue valentines

Seigen Ono, Julia (S. Ono)

St. Germain, La goutte (L. Navarre)

Mary Margareh O'Hara, I don't care (M.M. O'Hara)

Thelonious Monk, Sweet and lovely (G. Arnheim-J. Lemare-H. Tobias)

Wyclef Jean, Guantanamera (J.Marti-P. Seeger-J.Orbun-J. Diaz- N.Jean-L. Hill-J. Duplessis)

Dinu Lipatti, Impromptu in sol maggiore (F. Schubert)

Thelonious Monk, Off minor

Icona, Femme fatale (Lou Reed)

Orb, A huge ever growing

Thelonious Monk, Crepuscule with Nellie

Orb, Perpetual dawn (A. Paterson-E. Maiden-J. Nelson-S. Phillips-M. Glover)

Joni Mitchell, Both sides now (J. Mitchell)

The Rolling Stones, Love in vain (Robert Johnson)

Tricky, Poems (Tricky-T. Hall)

Thelonious Monk, North of the sunset

Thelonious Monk, Ruby my dear

The Rolling Stones, Winter (Jagger-Richards)

Orb, A huge ever growing (Paterson-Cauty-Darlow-Lipson-Wolley-Horn)

Otis Redding, White Christmas (I. Berlin)

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<![CDATA[ReadBabyRead #3 del 16 dicembre 2010]]>

Fulvio Ervas 

Commesse di Treviso (parte 3 di 5)



per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

www.letturaealtricrimini.it



Riduzione: Fulvio Ervas e Claudio Tesser
Legge: Franco Ventimiglia



Una sarabanda con l’ispettore Stucky, italo-iraniano nato a Venezia, trasferito alla questura di Treviso, commesse molestate, una di colore assassinata, la campagna acquisti natalizi, la stampa scatenata, il questore e il segretario del vescovo che premono perché si risolva il mistero, ristabilendo un clima più propizio ai riti del Natale.

Un giallo leggero ed ironico che mette di fronte, allo specchio, l’immagine di una bella città e certe sue inquietudini: l’accoglienza dei foresti, gli amori diversi, la frammentazione del territorio. 
Dietro alla bellezza urbanistica, occasioni di riflessione sui nostri stili di vita riassunti, emblematicamente, nelle sedute di analisi di Max Pierini, gestore di discarica, eroe e martire della raccolta differenziata, genio della piccola impresa familiare al margine dei margini. 
Perché gran parte di quello che vediamo nelle vetrine finisce nelle discariche, infernale ombelico di un certo mondo, a ricordarci che “il superfluo è rassicurante, capace di mostrare quanta strada sia stata percorsa tra il sapere di non avere nulla e il credere di avere tutto”.
Sino allo soluzione del caso, un venticinque dicembre di riconciliazione senza santità.

Fulvio Ervas



Fulvio Ervas è nato nell’entroterra veneziano il 23 luglio 1955, senza sapere che Albert Einstein era morto da qualche mese. Quando ne avrà coscienza, si iscriverà a un liceo con la presunzione di doversi costruire una cultura scientifica. Inspiegabilmente attratto da tutti gli animali diversi dall’uomo, si laurea in Scienze Agrarie, con un’inquietante tesi sulla “Salvaguardia della mucca Burlina”. Insegna Scienze Naturali nell’Impero della pubblica istruzione, e di questo ci racconta in Follia docente, ma è assediato da altre storie. In treno, nell’orto, vicende e personaggi gli si affollano in testa, e non gli danno pace finché non si sentono in salvo su una pagina. Insieme alla sorella Luisa ha pubblicato "La lotteria" (Premio Calvino 2001) e "Succulente". Dopo "Commesse di Treviso", "Pinguini arrosto", e "Buffalo Bill a Venezia", "Finché c’è prosecco c’è speranza" è il quarto romanzo (il quinto è in arrivo) che vede protagonista l’ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano. Fulvio Ervas vive in provincia di Treviso con la famiglia e un numero imprecisato di animali domestici.


Nel febbraio 2011 Franco Ventimiglia e Claudio Tesser mettono in scena, al Rivolta di Marghera, con Sherwood Open Live, una riduzione teatrale di Commesse di Treviso.

Le Musiche, scelte da Claudio Tesser


Lamb
, Blessing in disguise

Thelonious Monk, I surrender, dear (H.Barris-G. Clifford)

Malia, Yellow daffodils (Malia-Manoukian)

Orb, Spanish castle in space (A.Paterson-J. Le Mesurier- G.Pratt)

Orb, Star 6+7,8,9

Tom Waits, Blue valentines

Seigen Ono, Julia (S. Ono)

St. Germain, La goutte (L. Navarre)

Mary Margareh O'Hara, I don't care (M.M. O'Hara)

Thelonious Monk, Sweet and lovely (G. Arnheim-J. Lemare-H. Tobias)

Wyclef Jean, Guantanamera (J.Marti-P. Seeger-J.Orbun-J. Diaz- N.Jean-L. Hill-J. Duplessis)

Dinu Lipatti, Impromptu in sol maggiore (F. Schubert)

Thelonious Monk, Off minor

Icona, Femme fatale (Lou Reed)

Orb, A huge ever growing

Thelonious Monk, Crepuscule with Nellie

Orb, Perpetual dawn (A. Paterson-E. Maiden-J. Nelson-S. Phillips-M. Glover)

Joni Mitchell, Both sides now (J. Mitchell)

The Rolling Stones, Love in vain (Robert Johnson)

Tricky, Poems (Tricky-T. Hall)

Thelonious Monk, North of the sunset

Thelonious Monk, Ruby my dear

The Rolling Stones, Winter (Jagger-Richards)

Orb, A huge ever growing (Paterson-Cauty-Darlow-Lipson-Wolley-Horn)

Otis Redding, White Christmas (I. Berlin)

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<![CDATA[ReadBabyRead #2 del 9 dicembre 2010]]>

Fulvio Ervas 


Commesse di Treviso (parte 2 di 5)



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Riduzione: Fulvio Ervas e Claudio Tesser
Legge: Franco Ventimiglia



“Una sarabanda con l’ispettore Stucky, italo-iraniano nato a Venezia, trasferito alla questura di Treviso, commesse molestate, una di colore assassinata, la campagna acquisti natalizi, la stampa scatenata, il questore e il segretario del vescovo che premono perché si risolva il mistero, ristabilendo un clima più propizio ai riti del Natale.
Un giallo leggero ed ironico che mette di fronte, allo specchio, l’immagine di una bella città e certe sue inquietudini: l’accoglienza dei foresti, gli amori diversi, la frammentazione del territorio. 
Dietro alla bellezza urbanistica, occasioni di riflessione sui nostri stili di vita riassunti, emblematicamente, nelle sedute di analisi di Max Pierini, gestore di discarica, eroe e martire della raccolta differenziata, genio della piccola impresa familiare al margine dei margini. 
Perché gran parte di quello che vediamo nelle vetrine finisce nelle discariche, infernale ombelico di un certo mondo, a ricordarci che “il superfluo è rassicurante, capace di mostrare quanta strada sia stata percorsa tra il sapere di non avere nulla e il credere di avere tutto”.
Sino allo soluzione del caso, un venticinque dicembre di riconciliazione senza santità”.


Fulvio Ervas



Fulvio Ervas è nato nell’entroterra veneziano il 23 luglio 1955, senza sapere che Albert Einstein era morto da qualche mese. Quando ne avrà coscienza, si iscriverà a un liceo con la presunzione di doversi costruire una cultura scientifica. Inspiegabilmente attratto da tutti gli animali diversi dall’uomo, si laurea in Scienze Agrarie, con un’inquietante tesi sulla “Salvaguardia della mucca Burlina”. Insegna Scienze Naturali nell’Impero della pubblica istruzione, e di questo ci racconta in Follia docente, ma è assediato da altre storie. In treno, nell’orto, vicende e personaggi gli si affollano in testa, e non gli danno pace finché non si sentono in salvo su una pagina. Insieme alla sorella Luisa ha pubblicato "La lotteria" (Premio Calvino 2001) e "Succulente". Dopo "Commesse di Treviso", "Pinguini arrosto", e "Buffalo Bill a Venezia", "Finché c’è prosecco c’è speranza" è il quarto romanzo (il quinto è in arrivo) che vede protagonista l’ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano. Fulvio Ervas vive in provincia di Treviso con la famiglia e un numero imprecisato di animali domestici.


Nel febbraio 2011 Franco Ventimiglia e Claudio Tesser mettono in scena, al Rivolta di Marghera, con Sherwood Open Live, una riduzione teatrale di Commesse di Treviso.



Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser



Lamb
, Blessing in disguise

Thelonious Monk, I surrender, dear (H.Barris-G. Clifford)

Malia, Yellow daffodils (Malia-Manoukian)

Orb, Spanish castle in space (A.Paterson-J. Le Mesurier- G.Pratt)

Orb, Star 6+7,8,9

Tom Waits, Blue valentines

Seigen Ono, Julia (S. Ono)

St. Germain, La goutte (L. Navarre)

Mary Margareh O'Hara, I don't care (M.M. O'Hara)

Thelonious Monk, Sweet and lovely (G. Arnheim-J. Lemare-H. Tobias)

Wyclef Jean, Guantanamera (J.Marti-P. Seeger-J.Orbun-J. Diaz- N.Jean-L. Hill-J. Duplessis)

Dinu Lipatti, Impromptu in sol maggiore (F. Schubert)

Thelonious Monk, Off minor

Icona, Femme fatale (Lou Reed)

Orb, A huge ever growing

Thelonious Monk, Crepuscule with Nellie

Orb, Perpetual dawn (A. Paterson-E. Maiden-J. Nelson-S. Phillips-M. Glover)

Joni Mitchell, Both sides now (J. Mitchell)

The Rolling Stones, Love in vain (Robert Johnson)

Tricky, Poems (Tricky-T. Hall)

Thelonious Monk, North of the sunset

Thelonious Monk, Ruby my dear

The Rolling Stones, Winter (Jagger-Richards)

Orb, A huge ever growing (Paterson-Cauty-Darlow-Lipson-Wolley-Horn)

Otis Redding, White Christmas (I. Berlin)

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Fulvio Ervas 

Commesse di Treviso (parte 1 di 5)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

www.letturaealtricrimini.it


Riduzione: Fulvio Ervas e Claudio Tesser
Legge: Franco Ventimiglia


Una sarabanda con l’ispettore Stucky, italo-iraniano nato a Venezia, trasferito alla questura di Treviso, commesse molestate, una di colore assassinata, la campagna acquisti natalizi, la stampa scatenata, il questore e il segretario del vescovo che premono perché si risolva il mistero, ristabilendo un clima più propizio ai riti del Natale.
Un giallo leggero ed ironico che mette di fronte, allo specchio, l’immagine di una bella città e certe sue inquietudini: l’accoglienza dei foresti, gli amori diversi, la frammentazione del territorio. 
Dietro alla bellezza urbanistica, occasioni di riflessione sui nostri stili di vita riassunti, emblematicamente, nelle sedute di analisi di Max Pierini, gestore di discarica, eroe e martire della raccolta differenziata, genio della piccola impresa familiare al margine dei margini. 
Perché gran parte di quello che vediamo nelle vetrine finisce nelle discariche, infernale ombelico di un certo mondo, a ricordarci che “il superfluo è rassicurante, capace di mostrare quanta strada sia stata percorsa tra il sapere di non avere nulla e il credere di avere tutto”.
Sino allo soluzione del caso, un venticinque dicembre di riconciliazione senza santità”.

Fulvio Ervas


Fulvio Ervas è nato nell’entroterra veneziano il 23 luglio 1955, senza sapere che Albert Einstein era morto da qualche mese. Quando ne avrà coscienza, si iscriverà a un liceo con la presunzione di doversi costruire una cultura scientifica. Inspiegabilmente attratto da tutti gli animali diversi dall’uomo, si laurea in Scienze Agrarie, con un’inquietante tesi sulla “Salvaguardia della mucca Burlina”. Insegna Scienze Naturali nell’Impero della pubblica istruzione, e di questo ci racconta in Follia docente, ma è assediato da altre storie. In treno, nell’orto, vicende e personaggi gli si affollano in testa, e non gli danno pace finché non si sentono in salvo su una pagina. Insieme alla sorella Luisa ha pubblicato "La lotteria" (Premio Calvino 2001) e "Succulente". Dopo "Commesse di Treviso", "Pinguini arrosto", e "Buffalo Bill a Venezia", "Finché c’è prosecco c’è speranza" è il quarto romanzo (il quinto è in arrivo) che vede protagonista l’ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano. Fulvio Ervas vive in provincia di Treviso con la famiglia e un numero imprecisato di animali domestici.

Nel febbraio 2011 Franco Ventimiglia e Claudio Tesser mettono in scena, al Rivolta di Marghera, con Sherwood Open Live, una riduzione teatrale di Commesse di Treviso.


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lamb, Blessing in disguise

Thelonious Monk, I surrender, dear (H.Barris-G. Clifford)

Malia, Yellow daffodils (Malia-Manoukian)

Orb, Spanish castle in space (A.Paterson-J. Le Mesurier- G.Pratt)

Orb, Star 6+7,8,9

Tom Waits, Blue valentines

Seigen Ono, Julia (S. Ono)

St. Germain, La goutte (L. Navarre)

Mary Margareh O'Hara, I don't care (M.M. O'Hara)

Thelonious Monk, Sweet and lovely (G. Arnheim-J. Lemare-H. Tobias)

Wyclef Jean, Guantanamera (J.Marti-P. Seeger-J.Orbun-J. Diaz- N.Jean-L. Hill-J. Duplessis)

Dinu Lipatti, Impromptu in sol maggiore (F. Schubert)

Thelonious Monk, Off minor

Icona, Femme fatale (Lou Reed)

Orb, A huge ever growing

Thelonious Monk, Crepuscule with Nellie

Orb, Perpetual dawn (A. Paterson-E. Maiden-J. Nelson-S. Phillips-M. Glover)

Joni Mitchell, Both sides now (J. Mitchell)

The Rolling Stones, Love in vain (Robert Johnson)

Tricky, Poems (Tricky-T. Hall)

Thelonious Monk, North of the sunset

Thelonious Monk, Ruby my dear

The Rolling Stones, Winter (Jagger-Richards)

Orb, A huge ever growing (Paterson-Cauty-Darlow-Lipson-Wolley-Horn)

Otis Redding, White Christmas (I. Berlin)

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