<![CDATA[Fumetti | Sherwood - La migliore alternativa]]> http://www.sherwood.it/tags/65/fumetti/articles/1 <![CDATA[Real Festival 2013 a Fabbrica Alta (Schio)]]>

Programma:

Giovedì 30 Maggio

Apertura con aperitivo musicale
Ore 18:30

Rassegna "Parla come mangi": Cibo sano in corpo sano - con Gianni Costa dell'agriturismo Cà dell'Agata (Zugliano)

Live:

Il Duo (Gioele Pagliaccia, Giulio Campagnolo + special guest Antonio Gallucci)

Supersonic Plumps


Venerdì 31 Maggio

Alle 18:30: Assemblea studentesca

Ore 21 Puntuali

Eterea Postbong Band special 3D mapping show

Uochi Toki special 3D projections show


Sabato 1 Giugno

Dibattito sul Lavoro a cura di ADL Cobas

Ore 21 Puntuali

Les Totems Zion Beat 

Ska-J Venice Ska-Jazz


Domenica 2 Giugno ORE 15

Mercatino/Incontro Gruppi Acquisto Solidale

Arcadia dei bambini

Dibattito sull'Ambiente

Ore 18:

Zercalcare e Claudio Calia presentano "Ogni maledetto lunedì su due" e "Dossier tav"

Ore 21 Puntuali

Spettacolo teatrale "Grazie di tutto!" a cura di Mr Theo e Dr Thill

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<![CDATA[Raccolta di Alessandro Baronciani - Booktrailer]]>

Grande come una cartolina, spesso come una bibbia, cartonato e telato.
Un po' in bianco e nero, un po' in bicromie, un po' a colori. Orizzontale.
Tutte le storie brevi, anche quelle mai stampate prima. Dentro ci troverete storie di provincia, baci, amori ma anche orsi enigmatici, piloti di robot, Topolino uscito da un film di David Lynch, incubi e sogni stralunati.

Alessandro Baronciani è un autore tra i più amati della scena del fumetto e dell'illustrazione italiana. A cavallo tra due generazioni, il grande narratore pesarese fruga nei cassetti, tra le vecchie storie dei tempi delle autoproduzioni, e assembla una concatenazione di ricordi potentissimi, inanellati come tracce di un greatest hits, ma spesso rari come B-side. Il risultato è un volume dalla forma atipica, piccolo ed orizzontale, con una raffinata copertina telata, che sancisce l'inizio della collaborazione di Ale Baronciani con BAO Publishing


Alessandro Barociani
sarà

Venerdì 17 Maggio

al CSO Pedro di Padova




 
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<![CDATA[Storie brevi e senza pietà - Marco Taddei e Simone Angelini]]>

Storie brevi e senza pietà è l'esordio al fumetto della coppia Marco Taddei ai testi e Simone Angelini ai disegni: un oggetto editoriale che già dalla presentazione si presenta originale e non scontato. Intanto, la scelta di raccogliere storie brevi - e ribadirlo nel titolo! - in un volume è una boccata d'aria in un panorama in cui il termine merceologico - dunque al di là del bene e del male - "graphic novel" viene ormai utilizzato anche per descrivere storie a fumetti di due pagine.

Ma l'altra cosa che stupisce di questo libro, che si presenta molto ordinato, in una edizione dignitosa, e una gabbia della tavola piuttosto regolare su tre strisce di due vignette per tutta la sua durata, è l'utilizzo maturo del linguaggio del fumetto. Non dico che entrambi gli autori non abbiano qualche meccanismo da rodare, che sui disegni non ci sia nessun lavoro da fare - soprattutto a fronte della coraggiosa scelta di Angelini di cambiare stile e strumenti in ogni storia -, che a volte scrittura e disegno potrebbero intrecciarsi meglio: ma il lavoro dei due mi conferma che stanno nuotando nel mare giusto, tra i pochi che si propongono di "ragionare il fumetto" in termini che non siano di "disegno" o "scrittura", tralasciando il delicato intreccio tra i due.

Il libro presenta 10 storie brevi e, davvero, senza pietà. Attribuirci per forza una definizione significherebbe tentare di ridurne la portata, vedo questo libro molto affine al fenomeno della Poetry Comics, dove "disegno al servizio del testo" non significa replica didascalica di ciò che è scritto in forma di illustrazione, ma contributo narrativo alla scansione del testo nella realizzazione di un'opera "unica" in cui il disegno, spesso "prendendo la tangente" in un modo che solo al fumetto è consentito fare, produce senso al pari del testo.

I temi dei piccoli racconti sono tra i più vari ma uniti da un sottile filo surrealista: da un mondo invaso dai gatti alla crudele morte dell'ultimo dinosauro sulla terra, fino all'uomo che bevendo l'ennesimo Campari ignora il messaggio di aiuto recapitatogli da un altro mondo tramite un piccolo omino apparso nella sua bocca.

Tutte storie in cui il "senza pietà" si esplicita sotto forma di una "occasione persa" per l'umanità tutta di meritarsela, la definizione di "umani".

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<![CDATA[Tizzoni d’inferno speciale Cartoomics]]>

Il podcast sul mondo del fumetto, condotto e ideato da Tito Faraci. Approfondimenti, preziosissime segnalazioni, ospiti d’eccezione e citazioni di Tex Willer alla corte di uno dei più produttivi autori italiani.

O, "quella volta che i nostri tre tizzoni d’inferno andarono a Cartoomics ad arpionare il maggior numero di grandi fumettisti e anche chi fa altro nella vita".

Direttamente da Cartoomics, le grandi interviste che Tito Faraci e i suoi timidi pard hanno fatto alla fiera del fumetto di Milano, che si è tenuta dal 15 al 17 marzo 2013.

Si inizia con Alfredo Castelli, si continua con Mario Gomboli parlando di Diabolik, poi si scivola fra i cosplayer aiutati da Eleonora Caruso (grande amica, grande appassionata di fumetti, e grande autrice con il romanzo Comunque vada non importa), si rimane tra i cosplayer con una breve intervista alle tre Lady Oscar che Giulio e Matteo rincorrevano dalla prima mattina, e poi si va alla pausa musicale. (Festeggiamo insieme i 30 anni di Holy Diver, il primo disco solista di Dio.)

Si riprende con una chiacchierata col texiano Fabio Civitelli e si abbandona, per un momento, il mondo dei fumettisti con Giuliano Dottori, chitarrista degli Amor Fou: e con lui ci accompagnamo alla seconda pausa musicale. (Tito sceglie un pezzo di John Grant, che sta facendo molte cose belle.)

Si riprende con un fumettista ben noto all’estero, Andrea Mutti, e si chiude con chi i fumetti li fa, nella pratica, da una vita, ovvero Marco Marcello Lupoi di Panini. Ah no, non chiudiamo davvero così: non poteva mancare un’intervista al buon Tito Faraci: che non si dica che nessuno lo intervista, a Tizzoni d’inferno!

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<![CDATA[Tourette 17: un podcast delle elementari (con Sarah Spinazzola)]]>

Il podcast culturale condotto da Matteo Scandolin e Giulio D’Antona, in persona.
I vostri quaranta minuti settimanali di segnalazioni, riflessioni, spunti e cazzeggio.

Il network compie un anno e a fare compagnia a Matteo e Giulio c’è Sarah Spinazzola, autrice del romanzo Il mio regalo sei tu, edito da Marcos y Marcos nel 2012. Prima di entrare nel merito, e nei meriti, di Sarah si entra nei demeriti di Twitter, con un articolo del New York Times che si domanda quanto il social network da 140 caratteri debba influire sulla vita lavorativa delle persone, per quanto orrende siano, e nei meritevoli ambiti di fumettisti emeriti, grazie a un'intervista a Ed Brubaker, scovata su Conversazioni sul fumetto, e a How to fake a moon landing, un libro che esplora le teorie complottiste pseudo-scientifiche. Sarah racconta (quando le vene permesso) del suo libro e del suo rapporto con le stroncature (una e due) prima di cedere ai colpi delle battute agghiccianti dei conduttori e dell’Angolo del maniaco, oggi tra il macabro e il tecnico con una stampante 3D che riproduce gli scheletri di vari animali.

Il “milanesi” di questa puntata è dedicato a Enzo Jannacci. Ciao.

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<![CDATA[“Habemus papam” l’avevamo detto alle 17e15, noi - Tourette, s2e15]]>

Pubblichiamo oggi, sabato 23 marzo, la puntata registrata il 14 marzo: chiediamo scusa.

Dieci giorni fa, nel frattempo, ci occupavamo di cosplayer, già prima di Cartoomics: in Giappone si va alle cerimonie di laurea vestiti come i personaggi dei manga. Giulio schiumerebbe. Ma prima abbiamo parlato un po’ del Papa nuovo, di film che sembrano aver anticipato gli eventi, e degli atei e agnostici che prendono strane iniziative leggermente estremiste. E alla fine, per non farci mancare l’ovvio, abbiamo cercato di demolire Educazione siberiana e analizzato, per L’Angolo del Maniaco, un client di posta dall’aria più che vintage.

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<![CDATA[Tizzoni d'inferno: Moreno Burattini]]>

Burattini, editor in chief di Zagor, ha lavorato anche a Lupo Alberto, Cattivik, Comandante Mark e naturalmente Cico. È un autore di teatro, fanzinaro emerito e ha un blog dal titolo meraviglioso: Freddo cane in questa palude.

Moreno Burattini detiene il record di tavole di Zagor, oltre 20.000, e vanta il primato di aver scritto più storie di Guido Nolitta (Sergio Bonelli), il suo creatore.

Tito e Moreno si lasciano andare in un preziosissimo e commovente ricordo di Bonelli. Divertente e bellissimo.

Dopo aver sottolineato l’importanza di fumetti come Maus, ma anche come il Lando dei tempi d’oro o chicche indimenticate come Il Montatore, per la loro sfumatura sociale, arriviamo alla conclusione che il fumetto incide sulla realtà ma non deve darsi la realtà come obbiettivo.

Moreno consiglia la serie Le Storie Bonelli, collana di uscite d’autore autoconclusive. In particolare la prima uscita Il boia di Parigi, scritta da Paola Barbato e disegnata da Giampiero Casertano.

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<![CDATA[Tizzoni d'inferno: Mauro Boselli]]>

L’ospite dell’ottava puntata di Tizzoni d’inferno è Mauro Boselli, responsabile di Tex per Sergio Bonelli Editore: è la prima volta che vediamo Tito Faraci tremare di paura!

Mauro Boselli ha creato Dampyr, tanto per capirci.

Tito e Mauro dedicano alcuni minuti a Decio Canzio, scomparso a inizio 2013

Il fumetto consigliato da Mauro è Sweet Salgari, opera di quel Paolo Bacilieri che già passò per le forche caudine dei nostri tizzoni d’inferno

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<![CDATA[Alessandro Baronciani Raccolta 1992 - 2012]]>

Grande come una cartolina, spesso come una bibbia, cartonato e telato.
Un po' in bianco e nero, un po' in bicromie, un po' a colori. Orizzontale.

Tutte le storie brevi, anche quelle mai stampate prima. Dentro ci troverete storie di provincia, baci, amori ma anche orsi enigmatici, piloti di robot,  Topolino uscito da un film di David Lynch, incubi e sogni stralunati.

Trovate tutto sul sito di Bao. Compreso il pre-ordine!

 
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<![CDATA[Zerocalcare presenta Un polpo alla gola]]>

Molte persone sono accorse al Cso Pedro per la presentazione padovana di Un polpo alla gola, l'ultimo libro di Zerocalcare.
Un autore la cui fama è esplosa nel corso dell'ultimo anno, tra le molteplici ristampe della sua prima autoproduzione (courtesy by Makkox, nel ruolo di mecenate con lo sguardo aguzzo), La profezia dell'armadillo, poi ristampato a "colori 8-bit" da Bao Publishing, che in più lo ha immediatamente messo al lavoro uscendo con Un Polpo alla Gola giusto in tempo per Lucca Comics & Games 2012.

Anche grazie al suo blog, in cui ogni due settimane pubblica gratuitamente una nuova storia a fumetti, condivisa di volta in volta da migliaia di persone, il fenomeno Zerocalcare ormai sembra non conoscere limiti, forse proprio perché, come detto nell'intervista con Claudio Calia per presentare il suo ultimo lavoro per la prima volta a Padova, "mentre degli anni '80 sappiamo tutto, nessuno ha ancora mai raccontato gli anni '90".
E come ce li racconta lui non ce li racconta nessun altro: d'altronde, per quale altro autore avete mai visto persone in fila disposte ad aspettare anche quattro ore, di notte, pazientemente, per una dedica personalizzata?

Zerocalcare nasce nella grande famiglia dei centri sociali e non ha potuto fare a meno di esordire con un saluto a Zuzzu e Zeno (di quest'ultimo dice "non l'ho mai conosciuto, ogni volta che vengo a Padova sta ai domiciliari"), vittime della repressione padovana giusto in questi giorni, e da lì in questa breve intervista incalzato dalle domande ripercorre a ritroso i passi più significativi della sua carriera, dal Polpo alla gola alla Profezia dell'armadillo, dal blog alla sua esperienza internazionale e digitale con la Zuda Comics (ex sottoetichetta del marchio DC Comics).

Guarda il video
Intervista a ZeroCalcare
"Un polpo alla gola"

a cura di Claudio Calia

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<![CDATA[Tizzoni d'inferno: Jacopo Cirillo]]>

Cosa succederebbe se il mondo, tutto il mondo, considerasse la letteratura all’altezza del fumetto?

Non siamo abituati a una situazione simile, vero? …

Ok, potete aprire gli occhi e svegliarvi, purtroppo siamo sempre nel mondo reale: Tito Faraci conduce una puntata molto “What if?” con ospite Jacopo Cirillo di Finzioni (e giovane autore Disney!), e per una volta anche Giulio D’Antona e Matteo Scandolin partecipano alla festa. Ma non rubano l’argenteria. Davvero.

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<![CDATA[The Best of 2012]]>

Raccogliamo in un unico articolo il meglio della produzione 2012 per i collaboratori di Sherwod.it. Libri, musica e fumetti che vale la pena avere.

Take Five: il miglior jazz & dintorni del 2012
di Juliano Peruzy, Take five

Dieci dischi per l'armageddon
Crossover Zone in una speciale variante della classifica di fine anno

RACCONTAgli SHERWOOD FOTOLa redazione foto di Sherwood.it vi propone il suo progetto di fine anno!
di SherwoodPhoto

Il Noir a ReadBabyReadTutte le puntate dedicate al giallo
di ReadBabyRead

Il noir che viene dal nord
di Unknown

5 fumetti per cominciare il 2013
5 + 1 consigli di lettura per cominciare al meglio il 2013!
di SherwoodComix

L'autunno Snaturato
Cadono, assieme alle foglie, tutti i podcast di Snatura Rock
di
Snatura Rock

2012 - Partitura per la fine del Mondo
ovvero l'inutile tentativo di narrare il mio anno sonoro
di Diserzioni

I migliori dischi italiani del 2012
Almeno secondo me.
di Marco Bidin

Dieci bambole per la luna d'agosto
La classifica pe(n)sante di A Dispetto Della Discrezione

2012 dischi per finire il 5. 5 dischi per finire il 2012
La mia personalissima classifica
di Momo

Soul Revolution: Best of 2012 
di Soul Revolution

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<![CDATA[5 fumetti per cominciare il 2013]]>

5 libri + 1 per cominciare l'anno con i migliori fumetti usciti nel 2012. 5 consigli di lettura, più un importante recupero storico, per suggerire percorsi di lettura per avvicinarsi al linguaggio delle nuvole disegnate.

Un polpo alla gola
Zerocalcare

Un polpo alla gola - copertina
La conferma del grande talento di ZeroCalcare dopo l'incredibile successo de La profezia dell'armadillo.

Una storia lunga, un noir esistenziale raccontato con la solita fragranza e scoppiettante vitalità dall'autore più chiacchierato dell'anno.

 

La banda Stern
Luca Enoch, Claudio Stassi

La banda Stern - copertina
Enoch e Stassi fanno un ottimo lavoro di ricostruzione per riportare alla luce eventi troppo scomodi per poter essere raccontati:
c'è stato un terrorismo in Israele che vorrebbero cancellare dalla memoria.



I segreti del Quai d’Orsay, Cronache diplomatiche voll. 1 e 2
Abel Lanzac, Christophe Blain

I segreti del Quay D'orsay - copertina

Un trattato a fumetti, divertente e ben raccontato, sui dietro le quinte della politica francese.

Un “dietro le quinte” fatto di adulazioni e ambizione, meschinità, slanci di grandeur e compromessi.


Hicksville
Dylan Horrocks

Hicksville - Copertina

Una storia d'amore sui fumetti, a fumetti.

Il capolavoro del fumetto neozelandese in una nuova, imperdibile edizione, impreziosita da una nuova prefazione disegnata dall'autore.

Con Hicksville, Dylan Horrocks ha vinto i maggiori premi internazionali del settore in Francia e in America.


Sul pianeta perduto
A. Serra, P. Bacilieri

Sul pianeta perduto - copertina

Se c'è aria di novità attorno al fumetto popolare italiano non guardate altrove e fidatevi, parte da qui.

Una storia per ragazzi "a la" Myazaki raccontata dai sorprendenti disegni di Bacilieri.

Un incredibile viaggio verso l'ignoto!


Ristampa dell'anno

Ranxerox - Edizione Integrale
S. Tamburini, T. Liberatore, AA. VV.

Ranxerox l'integrale - copertina
Assurdo che fino ad oggi uno dei fumetti italiani più diffusi e conosciuti al mondo non godesse di una ristampa integrale e organica di tutte le sue storie.

Il Comicon di Napoli intraprendendo una nuova attività editoriale colma finalmente questa lacuna.

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<![CDATA[Piccola Cucina Cannibale vince il Premio Napoli]]>

Se vi è capitato di leggere i miei appuntamenti degli scorsi giorni, avrete intuito che sono stato un po’ a spasso. Nel caso vi fosse caduto l’occhio sui miei account facebook e twitter, avreste un’idea un po' più chiara di cosa ho combinato tra Napoli e Roma.
Performance dal vivo di Piccola Cucina Cannibale nel teatro dell’Accademia di Napoli,il giorno dopo aperitivo e conferenza stampa alla mostra delle quattro opere "visive" nel contesto della Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi (organizzata con la collaborazione di Associazione Kolibrì e Napoli Comicon), e nella serata premiazioni al teatro Mercadante. E Piccola Cucina Cannibale ha vinto nella categoria "ibridi letterari".

Poi ve la racconto meglio. E’ che ho saputo che c’è chi non usa facebook e twitter a questo mondo, per cui cercherò di tanto in tanto di aggiornarvi qui su cosa combino lì.

Qui trovate una galleria fotografica dedicata alla gita a Napoli.
E qui maggiori info su Piccola Cucina Cannibale.

Qui invece, il sito della Fondazione Premio Napoli.

Aloa!
c.

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<![CDATA[Davide Toffolo - Pagina a fumetti sulle Pussy Riot ]]>

Pubblichiamo, di seguito, il fumetto del nostro amico Davide Toffolo (eltofo) in merito alla sentenza delle "Pussy Riot" apparso sulla "Lettura" de Il Corriere della Sera.

Buona lettura!


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<![CDATA[I Cacciatori. Una canzone a fumetti di Tre allegri ragazzi morti]]>

È questo il regalo che riceveranno le prime mille persone che entreranno al Rivolta sabato 8 dicembre 2012. Un fumetto (gigante!) realizzato da Davide Toffolo su una nuova canzone tratta da Nel giardino dei fantasmi (secondo alcuni la più bella): I Cacciatori.

I cancelli del Rivolta apriranno alle 18:00, troverete tutte le informazioni che vi servono andando sul sito www.latempesta.org. Da oggi anche gli orari delle esibizioni dei gruppi.

La prevendita è sul sito www.sherwood.it (nel box giallo sulla destra)

Lo ripetiamo perché ci sembra importante: per chi viene da lontano il treno è una bella comodità, il Rivolta dista 10 minuti a piedi dalla Stazione di Mestre.

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<![CDATA[Dossier TAV, una questione democratica - Claudio Calia]]>

Il Novecento si apre in Italia all’insegna del manifesto futurista. Un inno all’acciaio e alla velocità. Ed è cosi che ha pure inizio Dossier Tav, operazione di citizen-journalism che l’autore, Claudio Calia, ha voluto compiere per chiarire una delle questioni più discusse di questi ultimi anni: il Tav. E’ davvero come dice il Pres. Del Consiglio Monti, opera imprescindibile? Che senza si rischia di rimanere tagliati fuori dall’Europa? O forse gli abitanti di quella valle, e tutte le persone che si sono a loro uniti in questi anni, hanno ragione a sollevare dubbi e a battersi contro un’opera che vedono come inutile e dannosa?

Un’operazione importante quella che fa Claudio Calia. Perché fino ad oggi abbiamo sempre sentito opinioni su quanto accade in Val di Susa. Ma dei fatti? Del perchè e come sono state prese certe decisioni, c’è una memoria condivisa? Un’operazione sicuramente complessa quella di scrivere la storia del Tav in Val di Susa.

E l’intenzione dell’autore è chiara: “ricostruire un contesto, una storia, una narrazione che non sia costretta in un articolo di duemila battute. Sapere chi, quando ha fatto cosa e perché. Come si è sviluppato il progetto e da quanto, cosa è una causa e cosa è un effetto”.

Perché per formarsi quell’opinione di cui molti si riempiono la bocca “è fondamentale – precisa Calia - mettere in fila ciò che si sa”. Raccogliere le informazioni prima di tutto, metterle in fila senza pregiudizio alcuno, e solo a quel punto farsi un’opinione. Non è quindi un’opera, concedetemi il termine, ideologica. Non si parte dall’essere pro o contro, ma dai fatti. Poi ognuno, ma solo dopo avere messo in fila i fatti, un’opinione se la può fare. E che c’è di male se dopo avere valutato tutti gli aspetti, uno poi si trova a non condividere la posizione del premier Monti e di coloro che l’hanno preceduto?

La storia del Tav comincia negli anni Novanta. Sono caduti governi, cambiati vertici delle Ferrovie delle Stato, sono state modificate leggi, hanno militarizzato una valle intera e bisogna sapere il perché.

E’ un dovere morale, mi verrebbe dire.

La lettura è scorrevolissima. Appassiona dalla prima pagina. Una minuziosa ma sempre asciutta analisi di quanto da quel lontano 1990 è avvenuto. Dalle pressioni della Fondazione Agnelli alla morte di Sole e Baleno al carcere delle Vallette, da Perino, leader No Tav, ai politici (ci sono tutti, all’insegna della par condicio, in un Paese in perenne campagna elettorale). Ci sono gli episodi più drammatici come l’occupazione militare della valle e la caduta di Luca Abbà dal traliccio. C’è l’episodio dell’attivista che si rivolge al coetaneo carabiniere chiamandolo pecorella. C’è l’uso mediatico di questo o quell’episodio. Ma soprattutto c’è la storia di una valle incantata che oggi è come paralizzata dalla presenza di militari che proteggono cantieri inoperosi.

Si smonta pezzo per pezzo la questione costi benefici e quella ambientale. Ma lo si fa senza mai forzare, senza mai dare l’impressione di essere schierati per partito preso, anche se è ovvio che poi una posizione, una volta messi insieme i pezzi, la si deve prendere. Lo si fa mettendo insieme i dati. I fatti.

La capacità di sintesi dell’autore, le tavole, ci portano a immergersi completamente in questa vicenda. Una occasione da non perdere per chi ne vuole sapere di più, ma anche per chi è scettico su chi si mobilita a difesa della valle.

Notizie e dati imprescindibili per chi vuole dire la sua sulla questione, ma chiariamoci. Non che questo mettersi fuori a osservare dell’autore sia asettico e freddo. Al contrario, si possono dare informazioni e fare giornalismo obiettivo e allo stesso tempo suscitare emozioni.

E’ quello che accade affrontando Dossier Tav.

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<![CDATA[Maradona - Graphic Novel di Paolo Castaldi]]>

Undici tocchi in dieci capitoli. Undici tocchi che non sono solo le volte in cui Diego Armando Maradona ha toccato il pallone prima di metterlo alle spalle di Shilton, quel pomeriggio dell’ottantasei all’Azteca.
Undici tocchi che possono essere una o più vite che si incontrano, che si incrociano.

Quel goal all’Inghilterra è il punto di partenza di Maradona, la graphic novel di Paolo Castaldi edita da Becco Giallo.
Un’avventura a fumetti che ci porta più che nella vita del campione, di cui nel bene o nel male si sa più o meno tutto, ma nella vita di coloro che grazie a lui hanno vissuto un sogno, una favola che nessuno più potrà riscrivere ma che tutti, proprio tutti, potranno raccontare.

Sì, perché nelle giocate di Diego Armando Maradona, el pibe de oro, c’è la vita di milioni di persone. Prevalentemente povere, messe alla prova dalla vita, ma ricche di voglia di rivalsa, dalla voglia di vivere. Che poi tutto questo sia solo un sogno, o l’effimero che può dare la vittoria di una squadra di calcio, non sta a noi valutarlo.
Ed è questa la chiave di lettura che dà l’autore.

Ed è una scelta che convince quella di mostrarci il Diego che amiamo attraverso gli occhi degli argentini feriti dalla tragedia delle Falkland dopo avere vissuto regime, il dramma dei desaparecidos e anche una guerra tragica e ingiusta.
Il Diego capo-popolo che conduce la brigata Davide contro il gigante Golia. Come accadde nei favolosi anni napoletani, che occupano gran parte di questa opera a fumetti. Le storie degli operai del Sud emigrati in Piemonte che si ammalano come accade a Casale Monferrato a causa dell’eternit, o quelli che sostengono turni snervanti nelle fabbriche. Gente che vide il Napoli battere le grandi potenze calcistiche, ed economiche del Nord.

Questo azzurro che emerge nelle tavole, leggero ma intenso, è il colore di Diego. Del suo Napoli, dell’Argentina. Non una scelta solo estetica, mi verrebbe da dire, ma il punto colore della vita; sottolineo vita, di un campione. Ed è, proprio per questo, anche un fuoriclasse, un Dio pagano che può cadere. Perché non c’è essere che non ha delle debolezze. Ma se per i suoi detrattori sono questi gli aspetti da evidenziare, per chi lo ha amato è un valore in più, perché lo rende umano, vero. Un essere speciale sì, ma umano. Con una dote, quella sì unica, di sapere regalare dei sogni, delle favole, delle emozioni. Che si trasformino poi in gioia o tragedia, questo ha poca importanza. Ma tutto dannatamente intenso. Come Diego.

Paolo Castaldi poteva percorrere la strada della biografia, dell’agiografia o semplicemente raccontare vita e opere del campione. Ha scelto di raccontare emozioni, di dargli un volto, una figura, un colore. Quel punto di azzurro che è la vita di Diego Armando Maradona.

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<![CDATA[Il mondo della musica è cambiato]]>

In pochi anni è avvenuta una rivoluzione.
D'altronde, quando avvengono, son così. Veloci, fulminee, senza ritorno.

Oggi Alessandro Baronciani sul suo blog ha pubblicato una striscia che ci ha fatto pensare.
A quello che siamo ora, a quello che eravamo, a quello che vorremo diventare.

Noi abbiamo il cambiamento inciso nel nostro dna e da sempre tentiamo di farci travolgere dalle rivoluzioni tentando di diventarne parte integrante.
Senza la paura di provare e di sbagliare.

La forza delle immagini è innegabile, così come il linguaggio del fumetto è dirompente.
Non potevamo che fermarci a leggere questa "striscia", a pensare a tutto quello che evoca e a farla rimbalzare sul nostro sito.

Abbiamo belle cose in ballo per tentare di rispondere a questo vuoto reale.
Voi come avete sopperito?
Vi manca?

Lasciateci un commento.
Ovunque, come voi sapete fare.

Per vedere tutta la striscia clicca qui

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<![CDATA[Valentina Pirata - Guido Crepax]]>

Recensire l'opera di un autore così importante e capace come Guido Crepax non è certo impresa semplice: un elogio alla bravura? Un'analisi dettagliata della storia?

No, non scriverò nulla di tutto ciò.

Ammetto che conosco poco Crepax, il suo nome mi era noto perchè famoso, ma non l'avevo mai letto per intero e con attenzione. Ed è stata una bella sorpresa!

Naturalmente il fatto di non conoscere L'astronave Pirata, di cui questo fumetto è il sequel, mi priva di informazioni utili alla comprensione totale, e devo dire che prima di scrivere questa recensione avrei voluto studiarmi l'autore per filo e per segno.

Poi però ho pensato: quanti saranno i ragazzi che, spinti da curiosità o anche solo dal caso, prenderanno in mano Valentina Pirata per la prima volta, senza sapere di avere tra le mani un gioiellino?

Così ho deciso di avere un occhio il più possibile fresco e ingenuo e scrivere semplicemente com'è stato leggerlo.

Sin dalle prime pagine sono chiare l'abilità artistica e la maestria dell'artista: alcune tavole mi sono sembrate veri e propri quadri, tratto preciso e- mi sbilancio- perfetto nella ricerca del dettaglio. Wow.

L'abilità narrativa è altrettanto d'impatto, pagina dopo pagina rivela una miscela di generi sapientemente orchestrata. Autoironia geniale nell'introduzione (parte che ho apprezzato molto), che vede Valentina rispondere alle domande serrate – e colte!- di un giornalista riguardo lei stessa e il rapporto con Crepax, in un fiorire di riferimenti letterari e cinematografici; poi via alla storia, continuamente giocata su due piani, realtà e sogno, che si intersecano e si confondono continuamente. Il ritmo di lettura accelera quando ci ritroviamo immersi nei combattimenti e rallenta quando torniamo a Valentina che legge il libro al figlio.

Lei stessa decide cosa sognare e come far proseguire la storia: ne è parte attiva, pilota la trama ed il lettore a suo piacimento.

Eccezionale, c'è poco da dire.

 Leggere Valentina Pirata è stata un'esperienza intrigante che alla fine mi fa dire: wow, ho voglia di approfondire questo autore. Mi sembra di avere un mattoncino di storia del fumetto in più.

 Complimenti alla casa editrice per la riedizione. Ottima scelta.

Valentina pirata
di Guido Crepax
Black Velvet Editrice
f.to: 19,4x26,4
Brossurato con bandelle
B&N
56 pagine
Euro 8,90
ISBN: 978-88-96197-78-3

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<![CDATA[Tavola Rotonda sul fumetto]]>

Una partenza tutta all'insegna del fumetto per questa seconda edizione di Sugarpulp, tantissimi i nomi per questa prima tavola rotonda che introduce i protagonisti degli eventi che si susseguiranno per queste tre giornate ricche di barbabietole!

Il pantheon di sceneggiatori e disegnatori per l'apertura dello SugarPulp può contare su penne di diversa estrazione: Alessandro Vitti, creatore Di Red Dread, adattamento a fumetto dell'eroina di Matteo Strukul; Pasquale Ruju, cardine negli ultimi anni delle avventure di Tex per Bonelli Editore; Tito Faraci, creatore della raccolta Einaudi Topolino Noir; Stefano Tamiazzo, dal tratto più orientale e più legato alle ambientazioni tra il fantastico e lo Steampunk; Niccolò Farai, autore di tavole dedicate a Lovecraft e collaboratore oltreoceano per "Heavy Metal".
Il giusto inizio per avere una panoramica degli argomenti e dei protagonisti di questi tre giorni di rosso e nero letterario.

L'elemento che accomuna i protagonisti di questa tavola rotonda è una condivisa passione per il genere Noir, che caratterizza per diversi aspetti la produzione di ognuno di loro. Tutti, in un modo o nell'altro si rifanno a quello che Ruju definisce "non un genere, ma una prospettiva di vedere il mondo".
Anche Tex Willer, icona del Western all'italiana, e Topolino, considerato per lo più un personaggio di storie per ragazzi e bambini, hanno intrapreso più fosche avventure investigative nelle mani di questi autori, su cui avremo mondo di puntare meglio i nostri riflettori nei prossimi incontri.
Forse perché, come sostiene Faraci parlando del suo adattamento disneyiano, i tratti dell'eroe noir erano già tutti già presenti: ciò che caratterizza un eroe noir è infatti l'essere una persona comune, catapultata in situazioni criminali ben più grandi di lui, con le quali si confronta nel tentativo di salvare innanzitutto se stesso. Un personaggio apparentemente semplice quindi, che cresce e si evolve assieme alla storia.

Inevitabilmente sorgono durante la discussione domande d'interesse più commerciale. In primis sul crescente interesse del pubblico per il noir che, come risponde Ruju, rappresenta un mercato fiorente anche a causa del desiderio del lettore di cercare un eroe quotidiano in cui sia possibile identificarsi.
L'attenzione poi viene a cadere anche sul formato privilegiato dal fumetto noir. Qui a farla da padrone è le mini-serie. La quale offre il vantaggio allo sceneggiatore di proporre una storia completa in un arco temporale ristretto, consentendo un'evoluzione dei protagonisti che invece nelle serie normali non è possibile realizzare e di intercettare un pubblico oggigiorno molto più mutevole ed in grado di cambiare repentinamente interessi.
Di contro, il rapido ciclo di vita di questo formato impedisce una fidelizzazione da parte del lettore, condizionando fortemente il suo suo successo editoriale ad il "qui ed ora", contrariamente alle classiche serie ad albi che possono contare sulla possibilità di accrescere nel tempo il numero di lettori.

Ultima nota dell'incontro è il rapporto con la propria professione di sceneggiatori. Profondamente differente è infatti la scenggiatura di un fumetto da quella di un film, spiega Farai. Nella prima lo scrittore è un controllo molto più rigido sulla scena, oltre che sul soggetto del racconto in sé. Un privilegio che anche gli scrittori di altri generi non possono che invidiare.

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<![CDATA[Stream Out#4: Dylan Horrocks ospite di Sherwood.it]]>

Martedì 2 ottobre 2012
@ Sherwood
Vicolo Pontecorvo 1/a - Padova
Dalle ore 19.00
- Aderisci all'evento su Facebook

Dopo la pausa estiva "Stream out", il format di Sherwood.it inaugurato la scorsa stagione, riaccende le telecamere per ospitare Dylan Horrocks  (autore di "Hicksville").
Prima dell'intervista all'autore neozelandese avremo il piacere di ospitare l'inaugurazione della mostra "Possibilità" di Claudia Vatteroni.

Puntata #4 di Stream out (Prove tecniche di indipendenza), il format di Sherwood, live e in streaming video su www.sherwood.it

La trasmissione è aperta al pubblico
Ingresso libero

Guarda la registrazione della puntata

Dalle ore 19.00

Aperitivo con Claudia Vatteroni che inaugurerà la mostra "Possibilità", una selezione di opere della pittrice.

Alle ore 21.00

Sherwood Comix presenta:

A spasso per Hicksville con Dylan Horrocks

Dopo la presenza al Treviso Comic Book Festival, e prima di recarsi a Francoforte a ritirare l'ennesimo premio per il suo Hicksville, Dylan Horrocks sarà ospite di Sherwood Comics per una trasmissione dedicata al fumetto con uno degli autori più influenti al mondo. L'incontro è aperto al pubblico.

DYLAN HORROCKS (Auckland, Nuova Zelanda, 1966) è diventato famoso grazie a Hicksville, apparso originariamente nei dieci numeri di «Pickle», pubblicato negli Stati Uniti dalla Black Eye, edito in Italia da Black Velvet Editrice.

Hicksville è stato considerato “Libro dell’anno” dalla rivista americana «Comics Journal» ed è stato nominato da tre dei suoi critici come uno dei “100 libri più importanti del secolo”. Dylan Horrocks ha vinto un Eisner Award nel 2002 come “Miglior talento meritevole di maggior riconoscimento” e ha ricevuto numerose nomination per l’Ignatz Award, l’Harvey Award e il Prix d’Alph’Art.

Dopo aver scritto per la DC comics le serie The Names of Magic, Hunter: The Age of Magic e Batgirl, ha iniziato a lavorare per la canadese Drawn & Quarterly ad «Atlas», il seguito di Hicksville. Attualmente realizza diversi webcomics che compaiono sul suo sito http://hicksvillecomics.com.

HICKSVILLE, il libro

«La storia ufficiale del fumetto è una storia di frustrazione. Di potenziale non realizzato, di artisti che non hanno mai avuto l’opportunità di realizzare il loro capolavoro, di storie che non vennero mai raccontate… oppure vennero epurate da supervisori dalla mentalità ristretta… un medium imprigionato in un ghetto e ignorato da innumerevoli persone che avrebbero potuto esaltarne le potenzialità…»

Nascosto in un angolo remoto della Nuova Zelanda si trova Hicksville, un paese tranquillo dove gli abitanti sono gentili e appassionati di fumetti. Ma quando il giornalista Leonard Batts vuole scrivere un articolo su Dick Burger, superstar del fumetto mondiale originaria della cittadina, deve scoprire un oscuro segreto sul passato del disegnatore che nessuno è disposto a rivelare e che riguarda, tra le altre cose, anche la biblioteca nascosta nel faro del paese dove si trovano romanzi a fumetti di autori come Picasso, Dalì, Hemigway e tanti altri che avrebbero potuto cambiare la storia di questo linguaggio, spesso considerato a torto solo per bambini, e anche quella dell’arte del XX secolo.

Sulla scia di autori come Vila-Matas, Philip Roth e Murakami Haruki, Dylan Horrocks non ci racconta solo come si sia formata la Biblioteca di Babele del fumetto, ma anche qual è il prezzo da pagare in cambio di fama e successo, quali siano i meccanismi dell’industria dell’intrattenimento globalizzato, quali i compromessi a cui si deve sottostare e come questi minino la propria creatività, nel fumetto come nel cinema, nel romanzo o in qualsiasi campo artistico.

Pubblicato con grande successo fin dalla sua prima apparizione nel 1998, Hicksville è un’ironica e divertente storia sui pericoli dell’arte e una tormentata meditazione sulla nostalgia e sul rimpianto di ciò che è stato e di come questo influenzi il presente, un grande romanzo a fumetti sul fumetto, che usa le stesse storie a fumetti per mostrarci come le storie possono cambiare noi stessi e il mondo che ci circonda.

Hicksville
di Dylan Horrocks
Black Velvet Editrice
ISBN - EAN: 9788896197424
Pagine: 272
Formato cm: 16,5 x 24
Legatura: Cartonato
22,00€

Claudia Vatteroni
Il linguaggio parlato con perfetta padronanza da Claudia Vatteroni è espressionista, si avvale di colori spesso violenti e disturbanti, di linee spezzate, di contorni volutamente spessi, ed è usato dall'artista per esasperare e scarnificare il dato reale e figurativo e renderlo espressione di forza creativa.
www.claudiavatt.it

Una concezione ironica e tagliente dell'arte in cui passioni, desideri, aspirazioni e considerazioni sociali vengono quasi liberati e si esprimono nel modo più spontaneo e diretto possibile, contro ogni schema formale o regola compositiva.

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<![CDATA[Zerocalcare: bio]]>

Zerocalcare sul finire del 2011 ha quasi 28 anni e per un sacco di tempo ha fatto soprattutto fumettacci sulle fanzine fotocopiate e locandine per concerti punk hardcore. Oltre ad un numero sterminato di autoproduzioni nel circuito dei centri sociali, ha collaborato anche con il quotidiano Liberazione (pagina delle illustrazioni, ormai chiusa), il settimanale Carta (chiuso), i mensili XL di Repubblica (spazio italian undergrund, (chiuso) e Canemucco (chiuso) e la divisione online della DC comics, Zuda.com (chiusa).

Tra le collaborazioni che non è riuscito a far chiudere c’è il settimanale Internazionale, l’annuale antologia del fumetto indipendente Sherwood Comix, la Smemoranda e frescafresca pure la rivista Mamma!.

Alla fine del 2011 ha dato alle stampe il suo primo libro, “La profezia dell’armadillo”, autoprodotto si, ma da Makkox.

A Ottobre 2012 è uscito il secondo, “Un polpo alla gola“, edito da Bao Publishing.

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<![CDATA[Sherwood Comix - Sound'n Comics 2012]]>

Sherwood Festival
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
15 giugno - 14 luglio 2012

Quest'anno il fumetto si intreccia con la caratteristica principale del Festival, la musica, ospitando delle performance di disegno dal vivo che costituiranno una parte delle scenografie dei concerti del mainstage.

Saranno nostri ospiti: Alberto Corradi, Akab, Laura Scarpa, Massimo Giacon, Paolo Castaldi, Elisabetta Benfatto, Zerocalcare e Davide Toffolo.

Alberto Corradi
Venerdì 15 giugno con gli ZEN CIRCUS

Dal 2006 la sua serie “Mostro & Morto” è pubblicata mensilmente sul magazine La Repubblica XL, mentre dal 2010 la nuova serie “Conte Vlad” esce per la rivista Linus. Nel 2006 è entrato a far parte del movimento Pop Surrealist italiano. Nel corso di una manciata di anni la sua produzione artistica è cresciuta esponenzialmente, prendendo parte a personali e collettive al fianco di artisti pop italiani e internazionali. Tra i suoi libri l'antologia Regno di Silenzio (NPE) e il romanzo autobiografico Smilodonte (Black Velvet Editrice).
Il suo blog: http://ossario.blogspot.com

Akab
Sabato 16 giugno con IL TEATRO DEGLI ORRORI

La sua passione per il tratto nasce con la pittura e trova sbocco nel fumetto; è uno dei fondatori dello Shok Studio, per il quale ha lavorato sulla miniserie “Morgue”. Ha collaborato con le principali case editrici statunitensi, Marvel, Dark Horse, DC Comics. In Italia si segnala la sua collaborazione ai progetti Innocent VictimQuebrada: ogni uomo per se stesso” e Bonerest. La sua sperimentazione lo porta verso il cinema, e dopo una lunga serie di cortometraggi, animazione classica e in flash, nel 2003 esce “Mattatoio“, lungometraggio da lui scritto e diretto, selezionato per la 60a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sezione Nuovi Territori, a cui fa seguito “Il corpo di Cristo”. Fa parte del Collettivo Dummy con cui ha realizzato Le 5 fasi (edizioni BD).
Blog: mattatoio23.blogspot.com

Laura Scarpa
Venerdì 22 giugno con i SUBSONICA

Ha pubblicato su «Linus», «Alter», «Orient Express», «Il Corriere dei Piccoli», «Snoopy», «Ragazza In», «Lupo Alberto Magazine», «Mondo Naif», «Blue», «Touch» e «ANIMAls». Ha scritto e disegnato storie per ragazzi e per adulti, i suoi personaggi più importanti sono: Dana e i Lince, Sara dai capelli blu, e Martina. Ha realizzato i libri a fumetti Moll Flanders, Venturina Veneziana, Amori lontani (Kappa Edizioni), Cuori di carne (Coniglio Editore), Come la vita, su testi di Carlos Trillo (Mare Nero) ed ha scritto di fumetti con Praticamente Fumetti e L’arte delle sceneggiatura (Coniglio Editore). La sua ultima produzione è il libro illustrato Caffè a colazione (dal tlog omonimo), sempre per Coniglio Editore. Dirige i magazine: «Scuola di Fumetto», «ANIMAls» (e il free magazine in pdf ComicsWeb). Ha due blog: cook&(comic)book e fumi e fumetti e un tlog: caffè a colazione. Ha fondato l’Associazione Culturale ONLUS ComicOut, per la diffusione e la conoscenza del fumetto.

Massimo Giacon
Sabato 23 giugno con AMOR FOU + MARIA ANTONIETTA

Contribuisce ad alcune storiche testate italiane di fumetto intellettuale e underground. Parte della sua attività consiste nel creare nuove collezioni di oggetti per Alessi. Nel 2007, Piccola biblioteca Oscar Mondadori pubblica il suo libro illustrato Amami su testi dello scrittore Tiziano Scarpa. E' nel 1980 che esordisce nel fumetto disegnando sul mensile Il Mago di Mondadori, proseguendo poi con Frigidaire, Tempi Supplementari, Frizzer, Linus, Alter Linus (Milano Libri/Rizzoli), Dolce Vita, Tic, Nova Express (Granata Press), Cyborg (Telemaco), Mondo Mongo (Phoenix), Blue (Coniglio). Collabora, in qualità di illustratore, a La Gola, Alfabeta, Elle, Per Lui, Glamour, Rockerilla, Rumore. Pubblica due raccolte di storie brevi, Mecanostorie, che contengono lavori realizzati su testi di Mimì Colucci (Primo Carnera, 1985) e Rattletown (Granata Press, 1995). Nell'aprile del 2009 è uscito Boy Rocket, edito da Black Velvet, insieme allo sceneggiatore Mimì Colucci. Fra i suoi personaggi, Zom-Boy per la testata Baribal e Bogie per XL, rivista di Repubblica. Nel 2011 ha presentato la sua ultima novità a fumetti: "La quarta necessità", su sceneggiatura di Daniele Luttazzi, edizioni Rizzoli Lizard.
Il suo sito: http://www.massimogiacon.com/

Paolo Castaldi
Venerdì 29 giugno con CAPAREZZA

Nel 2009 pubblica la prima parte del romanzo a fumetti “Nuvole rapide” per edizioni Volier, cui seguirà il secondo e ultimo volume nel 2010. Nel febbraio 2011 con la casa editrice BeccoGiallo esce “Etenesh, l’odissea di una migrante”. Premio Boscarato nell'ambito della manifestazione Treviso Comic Book Festival come Autore Rivelazione dell’Anno nel 2011, è attualmente al lavoro sul suo secondo graphic novel per BeccoGiallo, previsto per l'autunno 2012, sulla figura di Diego Armando Maradona.
Il suo sito: http://www.biancoruvido.com

Elisabetta Benfatto
Sabato 30 giugno con JOSH WINK

E' autrice di fumetti e racconti illustrati, illustratrice, graphic designer. Nel 2004, con il web comic Variazioni, è stata ospite al Festival International de la bande dessinée di Angoulême. Ha pubblicato sue storie brevi sulla rivista ANIMAls, Coniglio Editore. Nel 2010 ha disegnato la graphic novel Anna Politkovskaja, su sceneggiatura di Francesco Matteuzzi per BeccoGiallo editore. Insegna illustrazione presso la sede di Padova della Scuola Internazionale di Comics.
I suoi blog sono: www.elisabettabenfatto.blogspot.com e www.portfoliobenfatto.blogspot.com

ZeroCalcare
Mercoledì 4 luglio con I TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI

Autore rivelazione dell'anno, Zerocalcare ha 28 anni e per un sacco di tempo ha fatto soprattutto fumettacci sulle fanzine fotocopiate e locandine per concerti punk hardcore. Oltre ad un numero sterminato di autoproduzioni nel circuito dei centri sociali, ha collaborato anche con il quotidiano Liberazione (pagina delle illustrazioni, ormai chiusa), il settimanale Carta (chiuso), i mensili XL di Repubblica (spazio italian underground, chiuso) e Canemucco (chiuso) e la divisione online della DC comics, Zuda.com (chiusa). Tra le collaborazioni che non è riuscito a far chiudere c’è l’annuale antologia del fumetto indipendente Sherwood Comix, la Smemoranda e frescafresca pure la rivista Mamma!. Ha da poco dato alle stampe il suo primo libro, “La profezia dell’armadillo”, autoprodotto si, ma da Makkox (e di prossima pubblicazione in una nuova versione a colori per Bao Publishing). E' redattore e disegna per la rivista ANTIFA!nzine, prodotta dal Centro Sociale Corto Circuito di Roma.
Il suo sito: http://www.zerocalcare.it

Davide Toffolo è uno tra gli autori più originali e più amati sulla scena del fumetto italiano. A lui si deve la nascita di riviste come "Dinamite", "Mondo Naif" e "Fandango". La sua ricerca sul linguaggio lo ha portato a dedicare questi ultimi anni al romanzo a fumetti: dalla biografia del pugile friulano Primo Carnera a Pasolini, fino a Il Re bianco, la storia del gorilla albino dello zoo di Barcellona, Tres! Fumetti per il teatro e L'inverno d'Italia (tutti pubblicati da Coconino Press). Toffolo è anche la voce del gruppo rock Tre allegri ragazzi morti.

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<![CDATA[ANTIFA!nzine n. 3 - Anteprima]]>

Speciale Lo Spazio Bianco
ANTIFA!nzine: la responsabilità politica del fumetto
Intervista a Claudio Calia, Emiliano Rabuiti e Toni Bruno, ed in esclusiva il numero 2 in download gratuito!

Prefazione del n. 3
I FASCISTI SONO DEGLI INSETTI? SÌ.
GLI INSETTI SONO FASCISTI?
NON SEMPRE. ANZI.

Sì, è vero.Dall’unione concettuale di “insetti” e di ANTIFA!nzine viene naturale, alle nostre sinossi, ipotizzare storie in cui mosche ca$$apoundine, o di altre formazioni neofasciste, armeggiano nel loro ambiente naturale: la merda. Ma nel coinvolgere gli autori “fissi” e le guest star di questo numero, abbiamo proposto due mood per realizzare i loro racconti. Ecco la chiamata alle armi:

INSETTI (badmood) Si insediano in posti impensabili, mangiano avanzi e merda, spesso sono in guerra tra loro e potrebbero conquistare il mondo dato che sono la stragrande maggioranza, ma sono troppo persi nelle loro fragili esistenze. Gli insetti possono essere una metafora perfetta delle vite che molti esseri umani portano avanti inconsapevolmente, non con cattiveria, peggio! Un ottuso senso dell’istinto li porta a spaccarsi la schiena per nutrire la regina fino a schiattare di fatica, a costruire tele per irretire altri insetti, a chiudersi nei loro carapaci per evitare il contatto con altri. Le fobie dei nostri tempi nelle loro piccole fragili vite, la debolezza di un’esistenza che dura solo un giorno, un giorno inconsapevole. L’orrore per gli esseri piccoli e striscianti è uno specchio e un  presagio, perché sappiamo di essere solo sacchi di carne pronta a trasformarsi in tanti piccoli insetti, tocca solo avere pazienza.

INSETTI (goodmood) Si organizzano e vincono, per loro l’uguaglianza è sopravvivenza, combattono ed evolvono, sanno benissimo che il pianeta è il loro, ma non lo prendono, perché è meglio che ci siano altre forme di vita più grosse. Vuol dire più cibo per tutti.Gli insetti sono il futuro in cui tutti gli individui si muovono con l’unico scopo di preservare la specie. Colonizzano senza distruggere, mangiano senza sprecare, vivono la vita in un batter d’ali.

Da questi due scenari, sono scaturite le storie e i racconti presenti in questo numero che, tra gli “ospiti” vede partecipi Officina Infernale e Misesti con due storie autoconclusive, come lo è anche quella di  Bruno. Le tavole di Calia e Romano continuano invece la storia futuribile iniziata sul numero due e per la prima volta anche la “nostra” superstar ZeroCalcare pubblica le prime dieci tavole di una storia che vedrà la conclusione nel prossimo numero. Spataro, invece, ci delizia con le sue vignette antifasciste mentre Kirapuntozero, la nostra cuginetta di Burp! - deliri grafico intestinali, illustra il racconto di Marco Lupo del collettivo letterario Terranullius. Torna anche il racconto scritto dal collettivo del Corto Circuito, illustrato da Romano. L’intervista dal mondo dell’autoproduzione questa volta punta il faro su Teiera, ottimo esempio di progetto autoprodotto. Insomma, come avevamo scritto e promesso, ANTIFA!nzine è una rivista in continuo movimento, che vede nella staticità un limite e dunque si muove in libertà per essere il più accattivante possibile, proponendo storie e racconti che oltre a divertire e appassionare, cercano anche di stimolare qualche riflessione sull’oggi e sulla realtà, guardando il mondo “dal basso e da sinistra” e da una prospettiva sicuramente partigiana.

CORTO COMIX CREW

SOMMARIO

I FASCISTI SONO DEGLI INSETTI? SÌ
- a cura di Corto Comix Crew
ALL YOU NEED IS MONEY (ep. 2)
- di Alex Tirana
VOCI DALL’AUTOPRODUZIONE: intervista a Cristina Spanò
- a cura di Emiliano Rabuiti
COPSVILLE
- di ZeroCalcare
FOTTUTO FRANZ
- di Marco Lupo - illustrazioni di Kirapuntozero
STORIE DI ORDINARIA FOBIA
- di Toni Bruno
STORIE DI CORTO: Clandestino in questo mondo
- di Lorenzo Face - illustrazioni di Gianluca Romano
CRONACHE DAL BASSO (ep. 2)
- di Claudio Calia e Gianluca Romano
NAZIKILLER
- di Officina Infernale
LO SCIAME
- di Stefano Misesti
L’ANGOLO DI SPATARO
- di Alessio Spataro

Sabato 28 aprile presentazione con gli autori presso il festival di fumetto Napoli Comicon.

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<![CDATA[Piccola Cucina Cannibale]]>

Domenica 26 Febbraio
dalle ore 17.30 in poi
@ Casa dei Beni Comuni
Via Zermanese, 4 - Treviso 

Presentazione di 
Piccola Cucina Cannibale 

Lello Voce & Claudio Calia 
Live act 

+ Prima Proiezione del Booktrailer
Regia di Alberto Girotto

Piccola Cucina Cannibale  
di Lello Voce, Frank Nemola, Claudio Calia
Libro + CD - Squi[libri] Editore

In un tempo di migrazioni anche le arti migrano: la poesia innanzi tutto, che è arte migrante per eccellenza. E poiché non si migra mai da soli, la poesia qui incontra prima di tutto la sua sorella gemella, la musica, e poi le immagini e le parole disegnate del fumetto. 
A partire dai testi di Lello Voce, nel loro accordarsi con le musiche di Frank Nemola, nel loro slittare nei segni dei fumetti di Claudio Calia, prende corpo la ‘macchina celibe’ di Piccola cucina cannibale: una plaquette di poesia, un’opera di poetry-comix, un CD di spoken music. 
Con la complicità di autori ed interpreti quali Paolo Fresu, Michael Gross, Antonello Salis, Canio Loguercio, Rocco De Rosa, Maria Pia De Vito, Luca Sanzò, Paolo Bartolucci, Stefano La Via. 

A seguire Aperitivo cannibale  

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<![CDATA[I fumetti disegnati male di Davide La Rosa]]>

Ciao Davide, presentati ai lettori di Sherwood.it…

Un saluto a te Emiliano e a tutti i lettori di Sherwood.it. Io sono Davide La Rosa. Sono nato a Como nel 1980. Faccio fumetti disegnati male. Ho due gomiti. E un giorno morirò. 

Speriamo il più tardi possibile!!! Lo dico da egoista: e dopo come farei senza leggere quotidianamente il tuo esilarante sito? Comunque...Quando hai cominciato a fare fumetti?

Ho cominciato da piccolissimo, facevo dei fumettini... poi ho smesso e nel 2001 ho ricominciato seguendo un corso a Bologna (con Semerano, Catacchio, Parisi e Francesco Mattioli). Io feci il corso per imparare a sceneggiare. Solo che poi nessuno disegnava quello che scrivevo e così ho deciso di disegnare le mie storie... e poi, incoraggiato da Emiliano Mattioli, li ho messi in internet sul mio blog. 

Mattioli Santo Subito!!! A mia memoria, oltre all'istrionico Mattioli, solo tu e il Dr.Pira siete diventati noti nel mondo del fumetto per i vostri “fumetti disegnati male”. Trovi affinità tra il tuo lavoro e quello del creatore dei “Fumetti della Gleba”, nonché componente dei Superamici?

Caspita non sapevo di essere noto nel mondo del fumetto. Grazie! In realtà non sono noto per niente in quel mondo... o se lo sono non me lo fanno capire. Di solito molti -non tutti- mi guardano con disprezzo e/o non mi considerano neanche. Comunque sì, non sapere disegnare è una discriminante, che non dovrebbe esserci, nel fumetto. Il Dr. Pira, che stimo tantissimo, ed è  il sommo maestro di tutti noi che facciamo fumetti disegnati male. Con il Dottor Pira ho poco in comune. Abbiamo due grandi differenze... la prima è che lui è molto più bravo di me... e la seconda è che abbiamo un approccio all'anatomia totalmente differente. Ti ringrazio per questa domanda perché mi permetti di dire una cosa.  

Dilla! Dilla!

Alcuni che leggono i miei fumetti dicono “E' molto Dr. Pira”. Ecco questa cosa non l'ho mai capita. Che senso ha? Guardano solo i disegni e non leggono le storie, vizio molto diffuso in Italia soprattutto in molti editori. E anche ammesso che guardino solo i disegni che senso ha dire che disegniamo uguale? Solo perché disegniamo male? Perché non lo dicono anche di due che disegnano bene?  

Ad esempio?

Ora faccio un paragone azzardato ma serve per fare capire il mio punto di vista... E' come dire: “Sì, è bravo quel Raffaello però disegna bene... anche Michelangelo disegnava bene... quindi Raffaello copia Michelangelo”. Pure io e il Dr. Pira abbiamo due stili differenti. Non ci sto paragonando a Raffaello e a Michelangelo... ripeto. Detto questo rinnovo la mia piena stima per il Dr. Pira e i Superamici. Tra l'altro il Dottor Pira, Tuono Pettinato e Ratigher  erano sul primo numero di “Fumetti disegnati male”. 

Giusto! Parlaci un po' di quell'esperienza autoprodotta che, fin dalla testata, era, anche alla luce di quello che hai appena detto, provocatoria...e divertentissima però!

Ti ringrazio. Non era provocatoria in maniera voluta. Quando io ed Emiliano Mattioli, da una sua idea di partenza, la fondammo volevamo solo dare spazio a chi non sapeva disegnare e veniva emarginato da quelli bravi. Noi siamo dell'idea che siamo brutti fuori e belli dentro. La cosa buffa è che molti di quelli che ci criticano fanno fumetti intimisti dove passa il concetto che la bellezza sta dentro. 

Il tuo stile grafico “bambinesco” è apprezzato solo dai lettori di fumetti o anche da persone cosiddette normali? Quelle cioè che non sono appassionate del medium...

Togli pure le virgolette, oppure spostale e mettile su “Il tuo stile grafico”... E' proprio bambinesco. Molti dei miei lettori non leggono i fumetti. Come dicevo prima: alcuni lettori in Italia, educati male da parecchi editori, non capiscono che nel fumetto il disegno è funzionale alla storia... e non che la storia è un contorno a dei bei disegni. Generalizzo, lo so, ma per me è un male molto diffuso in Italia... solo che se lo dico io che non so disegnare sembro uno che porta acqua al suo sordido mulino. E poi il 94,78% dei lettori vogliono leggere i fumetti intimisti... Dio solo sa perché… E considerando che Dio non esiste non lo sa nessuno! 

Eccoci! Dio, e la religione in generale, sono spesso al centro dei tuoi sberleffi. E non a caso il tuo primo libro, edito da Casini Editore nel 2009, è proprio Dio. Perché ti scagli così spesso contro questi temi?

Io una volta, da bambino, ero credente. Poi sono diventato ateo. Cosa è successo in mezzo? Mi sono sempre venute alla mente domande di tipo religioso. Andavo a Messa e a dottrina e non capivo un sacco di cose. Non tanto quello che dicevano ma le incongruenze che c'erano in quello che mi dicevano. Domandavo e il prelato mi rispondeva ridendo. A dottrina, non so ora, ma ai miei tempi sì, mi insegnavano che morire è bello se lo fai per Gesù! Non direttamente ma ti decantavano le gesta dei martiri... Vedevo scene splatter sui libri di Catechismo... Mi domando perché il MOIGE non dica mai niente contro queste cose e se la prende con One Piece, per dirne una, perché si picchiano un po'. Per quando mi riguarda trovo Dio una figura inesistente che ha la stessa credibilità di Superman o Doraemon. La religione ha più credibilità solo per il principio della “Teiera di Russel”. Tutto qui.  

Scusa, cosa è la “Teiera di Russel”?

La “Teiera di Russel”, per farla breve, è un principio filosofico. Tale principio si basa su una metafora. Se uno dicesse che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera che orbita ma che non si può vedere perché troppo piccola -anche per i telescopi- e che quindi bisogna fidarsi di quella affermazione senza prove quel tale verrebbe preso per pazzo. Ma se l'esistenza di tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità o di eresia. Ecco, questo principio che ho spiegato velocemente serve a far capire come mai così tanta gente da 2000 anni crede a cose che non stanno né in cielo né in terra. 

Che rapporto personale hai dunque con la religione?

Molti mi dicono che la dovrei ignorare se mi dà fastidio. A me fa paura la religione. E forse ci scherzo per esorcizzare tale paura. Ci muore la gente... E' motivo, da sempre, di divisioni e fanatismo... E i capi delle religioni giocano sul potere che ha la religione per manovrare le masse. Io nei miei fumetti metto le domande a cui non ho mai avuto risposta dai preti. Non mi fraintendere: non voglio in nessun modo dare risposta a queste domande... Spero sempre che qualcuno me le dia.  

Perché solo il cattolicesimo?

Perché è l'unica religione che conosco bene. E questo perché a scuola non ti insegnano altro che il cattolicesimo... Ok, io potrei informarmi sulle altre religioni ma non ne ho tempo ora come ora… E poi ho letto tutta la Bibbia... è il perfetto manuale per diventare ateo. E poi è la cosa migliore per mettere in difficoltà i credenti. Quelli invasati, dico.  

Il tuo ultimo libro, Zombie Gay in Vaticano, autoprodotto e disegnato dalla brava Vanessa Cardinali, ancora una volta, con grande ironia e sarcasmo, sbeffeggia la Chiesa, le sue gerarchie e la sua burocrazia. Tu e la disegnatrice l'avete presentato all'ultima Lucca ed è stato un successo, tanto è che avete stampato una seconda tiratura. Io l'ho trovato esilarante e, nella sua demenzialità, denso di significato e contenuti. Vivendo noi in una succursale del Vaticano, hai ricevuto critiche feroci?

Sono molto contento che ti sia piaciuto. Stranamente non ho ricevuto critiche feroci... o se è successo non me ne sono accorto. La mia più grande paura era che se la prendesse la comunità gay. Già il fatto che ci debba essere una comunità è sintomo di come vanno male le cose nel Mondo... è come se facessero una comunità di quelli a cui piacciono le bionde!!! Comunque, dicevo, la mia più grande paura era che il mondo gay se la prendesse… Per fortuna non è successo... in fondo questo fumetto è una critica alla Chiesa, specialmente al suo lato omofobo. 

Ma infatti!!! Nei tuoi fumetti, oltre al succitato Dio, utilizzi spesso personaggi ricorrenti, dal Trio Occhialuto Antifascista all'Ispettore Smullo, da Mussolini fino alla Pimpa. Ecco, io sono particolarmente affezionato alle tue storie con la cagnolina bianca a pois rossi. Perché l'hai scelta come bersaglio?

Non so perché io l'abbia presa di mira. Io ho due teorie. La prima è che la parte di me adulta sta cercando di uccidere il mio fanciullino interno, quello di pascoliana memoria. Colpendo uno dei simboli della mia infanzia... Però, come vedi, la Pimpa è sempre viva... muore sempre ma la volta dopo è ancora viva... Diciamo che muore sempre perché si dà troppa importanza alla fine di una storia e non all'inizio. Forse. La seconda teoria è che, di recente, ho scoperto di avere un albo della Pimpa del 1987. In tale albo c'è una scena splatter in cui la Pimpa si taglia con le forbici ed inizia a grondare sangue... fiotti e fiotti di sangue. Avevo 7 anni e quella fu la mia prima esperienza con lo splatter.  

Ok, chiaro. Tornando al tuo ruolo di sceneggiatore, credo che i tuoi fumetti abbiano un grande seguito perché, nella loro surrealtà, hanno sempre un ottimo ritmo comico, tempi giusti e godano del “tormentone” ben riuscito. Ci ho preso, secondo te?

Per prima cosa grazie. Per il resto... ti giuro che non lo so. Cioè io mi metto lì alla scrivania e improvviso quello che mi passa per la testa. E, come dicevo sopra, ogni tanto ci metto le mie domande a sfondo religioso. Non sto mai a pensare ai tempi comici perché se lo dovessi fare li sbaglierei clamorosamente. Credo che la mia sia solo fortuna. 

Parlerei allora più di “capacità innata”! Davvero, da un punto strettamente fumettistico credo tu abbia una grande capacità di sceneggiatura e, da un punto di vista “contenutistico”, tu sia in grado di sintetizzare in poche vignette argomenti “alti” e complessi. Oltre alla religione, cosa sono le altre cose di questa società che ti mettono paura? E che, di conseguenza, cerchi di esorcizzare con i tuoi fumetti?

Oddio “Capacità innata”... troppo buono. Ti ringrazio tanto per tutte queste cose che vedi in ciò che faccio... sono contento che tu le veda. Ma sono pochi i canali “Ufficiali” del fumetto che vedono questo in me. Tant'è che vengo, nel settore, poco considerato... anzi quasi per niente. Un altro elemento abbastanza ricorrente è la televisione... Credo che la TV sia un ottimo mezzo utilizzato malissimo. Almeno in Italia è così... ma mi pare che anche da altre parti del Mondo non siano messi meglio. La TV va saputa guardare. Io, da cultore del trash, guardo un sacco di programmi brutti, come Isola dei famosi, Sanremo, X factor, ecc)... Certi programmi se non li si guarda per quello che sono, ovvero il nulla, c'è rischio che ci condizionino. Credo che un programma come il “Grande Fratello” sposti più voti di un programma di Santoro o di Bruno Vespa... dico sul serio. Poi mi fanno paura gli alieni... quelli che fanno vedere in tv con la testa grossa e gli occhi giganti. Mi mettono il terrore... Spero che per questa affermazione io non venga preso per una sorta di Borghezio spaziale. Io non vedo l'ora di incontrare gli alieni. Ma, ripeto, mi fanno paura come li rappresentano il più delle volte… 

A proposito di “alieni”, oltre al succitato Mussolini (che in tutte le tue storie implode!), spesso ti scaglia anche contro i neofascisti nostrani, Forza Nuova in primis. Cosa pensi di loro?

Penso che essi siano degli squilibrati... leghisti e fascisti -che sono praticamente la stessa cosa- sono due piaghe di questa nostra Italia. Sono razzisti, ignoranti. E chi li comanda non fa altro che legittimare la parte più bassa. Una volta legittimata da quelli che loro pensano siano leader perdono quel pudore che la società ha messo su alcune tematiche (razzismo, omofobia, ecc) e si lasciano andare perchè tanto la loro “Guida” dice che è giusto. Durante le crisi economiche, tra l'altro, questi individui si moltiplicano di numero. 

Per concludere: quanto hai sofferto per il furto della salma, ritrovata dopo mesi, di Mike Bongiorno?

Ho sofferto per il ritrovamento. Il furto della bara è stata una cosa geniale. Ok, è una cosa orrenda rubare un corpo... soprattutto per la famiglia del defunto. Però quando sparì la salma si aprì una nuova, e libera, corsia in quella autostrada sempre congestionata di traffico che è la narrazione. Il furto di Mike ci ha fatto capire cosa significa la frase “La morte è l'inizio di un nuovo viaggio”. Sapere Mike in giro era bellissimo... lo immaginavo in mille e più avventure nella sua cassa di legno. Poteva essere ovunque. Anche nello spazio. Poteva essere come un novello monolite nero di “2001 Odissea nello spazio”. Io personalmente, una volta morto, vorrei che la mia salma fosse spostata a destra e a manca in fuga verso tante avventure (comunque più di 6 avventure). Chi ha rubato Mike ha esorcizzato la morte. L'ha fatta diventare una grande avventura... e poi è finito tutto. Che cosa triste. 

Tristissima, sono d'accordissimo! Grazie mille Davide e…non vediamo, noi lettori, l'ora del tuo prossimo libro!

Grazie di cuore per questa bella intervista... è stata divertente e stimolante. Ancora un caro saluto a te Emiliano e a tutti i lettori di Sherwood.it.

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<![CDATA[Phonx]]>

Paolo Bacilieri è uno dei migliori autori italiani contemporanei. Se è divenuto tale, e in quanto tale conosciuto ai più, lo si deve anche ai lavori realizzati nel "secolo scorso". Magari rimasti inediti, o pubblicati all'estero o editi da piccolissime case editrici in poche copie.

Black Velvet, oltre a Kappa Edizioni, ha il merito di aver riproposto alcuni di questi lavori: Barokko nel 2004, Durasagra - Venezia Uber alles nel 2006 e Phonx nel 2011.

Phonx, lavoro del 1995, è difficilmente definibile. Se la base è quella di un racconto hard-boiled, si mescolano all'interno con naturalezza elementi horror, porno e fantascientifici.

Generi amalgamati in una narrazione ellittica, che non procede linearmente ma per sbalzi in avanti e indietro nella linea temporale. Salti che non danneggiano la narrazione, anzi, la rendono ancora più fruibile.

Comincia con Ignazio e Carmen, i protagonisti principali del racconto, in un appartamento. Fanno sesso e sembrano una, più o meno normale, coppia. Capiamo poi che si tratta di una sequestrata e di uno dei suoi rapitori, che ha fatto fuori il socio grazie al feeling erotico scattato con la vittima. Da lì in poi è un susseguirsi di situazioni surreali, assurde, spiazzanti e concatenate messe in scena da personaggi bizzari.

Ne sono un esempio il fratello gemello di Carmen, disagiato con poteri "esp", in grado di entrare in contatto telepatico con la sorella, grazie alla masturbazione e all'eccitazione sessuale. O ancora: il padre dei due, l'industriale BB.Bone, dalle fattezze e dai modi di Kingping, la nemesi di Devil oppure il padrone di casa in cui si svolge buona parte della storia: il sadomaso serial-killer perfido, perverso e depravato.

Personaggi e situazioni che animano una storia pulp in cui l'autore catapulta il lettore, anche grazie alla cifra stilistica che lo contraddistingue. Sebbene il segno non sia ancora la 100% quello sicuro e personale del Bacilieri di oggi, vediamo all'opera un autore già pienamente maturo e in via di definizione di quello stile così personale e unico che lo rende immediatamente identificabile.

Le linee morbide, continue e modulate, i fitti tratteggi a comporre retini fatti a mano per le campiture, cura del dettaglio, presenza fondamentale del lettering e delle onomatopee "disegnate", ormai marchio di fabbrica dell'autore. Si vedono ancora le influenze di autori come Magnus, Manara o Pazienza, mangiati, digeriti e fatti propri per una definizione di uno stile unico e personale.

Il libro contiene anche l'inedito racconto "Marcia asciutta", sempre all'incirca dello stesso periodo.

Un motivo in più per non sfarsi fuggire questo bel libro, immancabile nella biblioteca di ogni fan dell'autore o di chi, comunque, ami il linguaggio del fumetto.

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<![CDATA[Sherwood Open Live: ZeroCalcare + Louder than a bomb]]>

Venerdì 11 Gennaio 2013@ C.S.O. PedroVia Ticino, 5 - Padova

Apertura Stagione 2013

Sherwood Open Live & Sherwood Comix presentano:

ore 21.00

Presentazione di

“Un Polpo alla Gola”

il nuovo fumetto di

ZeroCalcare

con Michele Rech e Claudio Calia

 

ore 22.30 – Open act

Move On Fam

(PD City)

ore 23.30 - Live set

Louder Than a Bomb

U.Net & DJ Stile (RomeZoo)

live drawing

Zerocalcare

 

Ingresso dalle 20.00 1 €, dalle 22.30 3 €

Un Polpo alla Gola

Tre amici, un comprensorio scolastico, un segreto. E quindici anni dopo, scoprire che ciascuno di loro credeva che il segreto fosse uno solo, ma che ognuno aveva il suo. E che ce n'era uno, più grande, che nessuno di loro sapeva.
Il secondo, attesissimo libro di “Zerocalcare” lo conferma come un narratore intelligente, delicato, spietato nei confronti delle proprie debolezze, che forse sono quelle di tutti noi. Una storia lunga spezzata in tre momenti della crescita del giovane Calcare, accomunati dalla persistente sensazione di avere un polpo alla gola.

ZeroCalcare

ZeroCalcare sul finire del 2011 ha quasi 28 anni e per un sacco di tempo ha fatto soprattutto fumettacci sulle fanzine fotocopiate e locandine per concerti punk hardcore. Oltre ad un numero sterminato di autoproduzioni nel circuito dei centri sociali, ha collaborato anche con il quotidiano Liberazione (pagina delle illustrazioni, ormai chiusa), il settimanale Carta (chiuso), i mensili XL di Repubblica (spazio italian undergrund, chiuso) e Canemucco (chiuso) e la divisione online della DC comics, Zuda.com (chiusa). Tra le collaborazioni che non è riuscito a far chiudere c’è il settimanale Internazionale, l’annuale antologia del fumetto indipendente Sherwood Comix, la Smemoranda e frescafresca pure la rivista Mamma!. Alla fine del 2011 ha dato alle stampe il suo primo libro, “La profezia dell’armadillo”, autoprodotto si, ma da Makkox. A Ottobre 2012 è uscito il secondo, “Un polpo alla gola“, edito da Bao Publishing.

Louder than a bomb

Louder than a bomb è un esperimento musical-letterario che intende presentare il nuovo libro di u.net in modo originale, accattivante e, soprattutto, molto coinvolgente.
“Durante la golden age la musica divenne impegnata, rumorosa, esplicita nelle proprie affermazioni e richieste. In quel periodo il rap voleva richiamare l’attenzione sui problemi e scatenare una presa di coscienza” (Positive K).
Louder than a bomb è un viaggio attraverso le origini e l’esplosione della golden age dell’hip hop, il periodo in cui da cultura underground radicata nell’ambiente urbano divenne un fenomeno mainstream, con largo seguito nelle aree suburbane. Il volume raccoglie una serie di racconti orali dei protagonisti e alcuni brevi saggi introdotti da una cronologia su politica, moda, sport e cinema dell’America nera degli anni ottanta, ed è completato da una panoramica sulla scena londinese che mette in risalto il primo impatto dell’hip hop in Europa. “u.net” con il suo stile narrativo sincopato costruisce un collage di immagini, digressioni, salti temporali, agganci e aperture per presentare i diversi argomenti, come in un cut & paste di una produzione rap. Il suo obiettivo è sempre quello di fornire al lettore gli strumenti utili a comprendere un movimento culturale in rapporto alla complessità del periodo storico. Louder Than a Bomb, un mix tra una lezione di storia Hip Hop e uno spettacolo teatrale, offre una visione del tutto peculiare sulla nascita di questa cultura, partendo dagli anni 70 nel Bronx, e sulla rivoluzione musicale, estetica e lirica che la portò a conquistare di prepotenza il mainstream durante gli anni 80. Durante le due ore di spettacolo, u.net illustrerà l’evoluzione dell’Hip Hop da genere musicale underground e radicato nell’ambiente urbano, a fenomeno mainstream con largo seguito nell’America suburbana, attraverso il racconto di aneddoti, episodi, sfide e l’analisi dell’impatto dell’evoluzione tecnologica. Allo stesso modo, DJ stile utilizza magistralmente i vinili per illustrare quell’evoluzione, e le relative conseguenze, a livello musicale, impreziosendo la selection con un’abilità nel cutting e mixing che in Italia trova pochi rivali. Lo spettacolo è composto da più sezioni (Originators; Jam; Hip Hop on Vynil; Rebel Art, Technology, Def Jam, Class of 1986; Competition; Early stages of Hip Hop in London) nelle quali u.net e DJ Stile creano un collage di immagini, digressioni, salti temporali, agganci e aperture per presentare i diversi argomenti, come in un cut & paste di una produzione rap. Partecipano: Melvin Van Peebles, Last Poets, Kool Herc, Keith Haring, Patti Astor, Rick Rubin della Def Jam, Run DMC, Just Ice e Chuck D dei Public Enemy e molti altri.

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<![CDATA[Sherwood Open Live: Chiusura 2012]]>

Venerdi 07 Dicembre@ C.S.O. PedroVia Ticino, 5 - Padova

Sherwood Open Live

Chiusura 2012

Sherwood Open Live e Improvvisatore Involontario presentano:

"Balla Coi Loop" (Capitolo II°)


Ore 20.30
Presentazione del libro\fumetto“Dossier TAV, una questione democratica”(Edizioni BeccoGiallo, 28 novembre 2012)
Ivan Grozny intervista l'autore Claudio Calia

ore 21.30
Spettacolo teatrale “Il Filo di Arianna”Un progetto a cura di Auló Teatro e MetaArte
con Valentina Parisi e Davide Filippi, Installazioni Aulo’Teatro,
Regia di Manuela Frontoni

ore 22.30
Concerto:
I musicanti di Braina(il collettivo Improvvisatore Involontario ospiterà il collettivo Gallo Rojo con il concerto della formazione)
Dimitri Sillato: piano, violino
Valeria Sturba: violino elettrico, theremin, elettronica
Vincenzo Vasi: voce, theremin, elettronica, basso elettrico

Dalla Mezzanotte in poi:
"Musiche d'Orgy"Jam Session, porta il tuo strumento; invitiamo tutti i musicisti, scrittori, attori, mimi, pittori, artisti, ecc. Prima dell'inizio della Jam ci sarà una lavagnetta da riempire con i nomi dei partecipanti ai vari set.

Ingresso dalle 20.00 1 €, dalle 22.30 3 €

“Balla coi loop” (di Improvvisatore Involontario) appuntamento mensile al C.S.O. Pedro (PD) che vedrà nella stessa serata dibattiti, concerti, presentazioni di progetti del collettivo, nuove uscite, e "Musiche D'Orgy" sessions d'improvvisazione aperta a tutti (musicisti, attori, lettori, mimi, pittori, artisti, calciatori, nullafacenti, nullatenenti ecc. ecc.)

Il collettivo Improvvisatore Involontario ospiterà il collettivo Gallo Rojo con il concerto della formazione "I Musicanti di Braina" : Dimitri Sillato (piano, violino), Valeria Sturba (violino elettrico, theremin, elettronica), Vincenzo Vasi (voce, theremin, elettronica, basso elettrico) Tre elementi che portano sul palco le proprie anime, tre modi di concepire la musica, il minimalismo, il pop, il free e l'elettronica sono solo alcune delle influenze reciproche assorbite a vicenda vivendo sotto lo stesso tetto. Il repertorio spazia da brani originali a cover ardite e improvvisazione radicale, linguaggio che li unisce in questo progetto.

Dalla Mezzanotte in poi: "Musiche d'Orgy"
Jam Session, porta il tuo strumento; invitiamo tutti i musicisti, scrittori, attori, mimi, pittori, artisti, ecc. Prima dell'inizio della Jam ci sarà una lavagnetta da riempire con i nomi dei partecipanti ai vari set.
"Musiche D'orgy": è un nuovo appuntamento musicale mensile, curato da Improvvisatore Involontario,un incontro tra musicisti e non, con esperienze musicali diverse che hanno in comune la voglia di suonare musica d'improvvisazione. L’intento dell’iniziativa è quello di aggregare i musicisti mettendoli in condizione di conoscersi suonando e favorire uno scambio di idee e pratiche musicali. Alcuni punti fermi del progetto:
- I musicisti partecipanti agli incontri dovranno suonare con un'attenzione particolare verso l'aspetto sperimentale e dell'improvvisazione, non si suoneranno brani o standards jazz. Questa non è una Jam Session Jazz!
- La musica deve essere totalmente estemporanea ed improvvisata...particolare interesse alla creazione di strutture estemporanee.
- Ogni serata è articolata in 3 o 4 miniset da quindici minuti ciascuno, dove si alterneno gruppi formati con anticipo; le formazioni sono create in maniera eterogenea per creare, di volta in volta, connotazioni timbriche e strumentali differenti
- I gruppi si decideranno in serata in base alle presenze.

“Il Filo di Arianna” è una performance teatrale itinerante in cui il teatro interagisce con l'arte visiva. Al centro della performance ci sono le storie e le vicende di nove donne che nel corso del Novecento hanno combattuto per affermare i propri diritti o per difendere i diritti dei più deboli e emarginati. In qualche modo ci piace pensare che tali donne siano tutte ribelli. Esse, hanno però dovuto conciliare la ribellione con il loro essere donna. In che modo l’essere donna condiziona le azioni che si compiono e le scelte che si fanno, qui e ora, in Occidente, agli albori di un nuovo secolo? E’ uno svantaggio o una risorsa? O semplicemente non conta? I condizionamenti sono altri e riguardano uomini e donne, indistintamente? Le donne che vengono raccontate sono: Anna Maria Mozzoni, pioniera italiana del femminismo, si è battuta affinché le donne avessero il diritto di voto. Rigoberta Menchù, donna che non ha rinunciato ad essere donna nella lotta per il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni. Ding Zhin, una madre di Tiananmen che ha trasformato il dolore in lotta per la verità. Vandana Shiva, una vita spesa per tutelare la natura e i diritti delle donne, nella convinzione che entrambe racchiudano un sapere originario. Mu Sochua, parlamentare cambogiana, in difesa delle donne vittime di abusi domestici. Frida Khalo, pittrice e attivista politica, innamorata della vita e della sua arte. Schirin Ebadi, iraniana, prima mussulmana a ricevere il nobel per la pace, si è battuta per i diritti delle donne e dei bambini. Anna Politkovskaja, giornalista russa e attivista per i diritti umani silenziata dal regime. Miriam Makeba, una voce contro la discriminazione razziale.
Questa performance nasce dalla necessità di indagare, attraverso l’essere donna, le spinte proprie dell’essere umano verso la partecipazione al proprio tempo; essere protagonisti del cambiamento attraverso l’affermazione del proprio pensiero, un pensiero non conforme alla regola, una volontà di rinnovare ciò che ci circonda. Questo lavoro si nutre della vicinanza con gli spettatori, il loro sguardo, che spostandosi nello spazio scenico aiuta a raccontare una storia che è di rottura rispetto a quelle a cui ci hanno abituati. Una storia in cui i muri innalzati non hanno scalfito le idee, perché nutrite, nonostante le barriere, di coraggio e volontà. Libertà, solitudine, dolore, arte, sensibilità, cuore, non-violenza, coraggio sono solo alcune delle parole che rappresentano queste nove donne, che hanno portato davanti all’umanità tutta, la lotta al femminile, una lotta pregna della forza dell’essere madre, generatrice di vita. La performance s’inserisce al meglio in spazi non convenzionalmente teatrali, ma in luoghi in cui il quotidiano ha plasmato le pietre, il legno e le fondamenta.

“Dossier Tav, una questione democratica”. Claudio Calia, Edizioni BeccoGiallo28 novembre 2012, Collezione Cronaca Storica (128 pagine, brossura, b/n, 14.00 euro).
Il Novecento si apre in Italia all’insegna del manifesto futurista. Un inno all’acciaio e alla velocità. Ed è cosi che ha pure inizio Dossier Tav, operazione di citizen-journalism che l’autore, Claudio Calia, ha voluto compiere per chiarire una delle questioni più discusse di questi ultimi anni: il Tav. E’ davvero come dice il Pres. Del Consiglio Monti, opera imprescindibile? Che senza si rischia di rimanere tagliati fuori dall’Europa? O forse gli abitanti di quella valle, e tutte le persone che si sono a loro uniti in questi anni, hanno ragione a sollevare dubbi e a battersi contro un’opera che vedono come inutile e dannosa? Un’operazione importante quella che fa Claudio Calia. Perché fino ad oggi abbiamo sempre sentito opinioni su quanto accade in Val di Susa. Ma dei fatti? Del perchè e come sono state prese certe decisioni, c’è una memoria condivisa? Un’operazione sicuramente complessa quella di scrivere la storia del Tav in Val di Susa. E l’intenzione dell’autore è chiara: “ricostruire un contesto, una storia, una narrazione che non sia costretta in un articolo di duemila battute. Sapere chi, quando ha fatto cosa e perché. Come si è sviluppato il progetto e da quanto, cosa è una causa e cosa è un effetto”. Perché per formarsi quell’opinione di cui molti si riempiono la bocca “è fondamentale – precisa Calia - mettere in fila ciò che si sa”. Raccogliere le informazioni prima di tutto, metterle in fila senza pregiudizio alcuno, e solo a quel punto farsi un’opinione. Non è quindi un’opera, concedetemi il termine,ideologica. Non si parte dall’essere pro o contro, ma dai fatti. Poi ognuno, ma solo dopo avere messo in fila i fatti, un’opinione se la può fare. E che c’è di male se dopo avere valutato tutti gli aspetti, uno poi si trova a non condividere la posizione del premier Monti e di coloro che l’hanno preceduto? La storia del Tav comincia negli anni Novanta. Sono caduti governi, cambiati vertici delle Ferrovie delle Stato, sono state modificate leggi, hanno militarizzato una valle intera e bisogna sapere il perché. E’ un dovere morale, mi verrebbe dire. La lettura è scorrevolissima. Appassiona dalla prima pagina. Una minuziosa ma sempre asciutta analisi di quanto da quel lontano 1990 è avvenuto. Dalle pressioni della Fondazione Agnelli alla morte di Sole e Baleno al carcere delle Vallette, da Perino, leader No Tav, ai politici (ci sono tutti, all’insegna della par condicio, in un Paese in perenne campagna elettorale). Ci sono gli episodi più drammatici come l’occupazione militare della valle e la caduta di Luca Abbà dal traliccio. C’è l’episodio dell’attivista che si rivolge al coetaneo carabiniere chiamandolo pecorella. C’è l’uso mediatico di questo o quell’episodio. Ma soprattutto c’è la storia di una valle incantata che oggi è come paralizzata dalla presenza di militari che proteggono cantieri inoperosi. Si smonta pezzo per pezzo la questione costi benefici e quella ambientale. Ma lo si fa senza mai forzare, senza mai dare l’impressione di essere schierati per partito preso, anche se è ovvio che poi una posizione, una volta messi insieme i pezzi, la si deve prendere. Lo si fa mettendo insieme i dati. I fatti. La capacità di sintesi dell’autore, le tavole, ci portano a immergersi completamente in questa vicenda. Una occasione da non perdere per chi ne vuole sapere di più, ma anche per chi è scettico su chi si mobilita a difesa della valle. Notizie e dati imprescindibili per chi vuole dire la sua sulla questione, ma chiariamoci. Non che questo mettersi fuori a osservare dell’autore sia asettico e freddo. Al contrario, si possono dare informazioni e fare giornalismo obiettivo e allo stesso tempo suscitare emozioni. E’ quello che accade affrontando Dossier Tav.

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<![CDATA[Beta: i robottoni sbarcano nel fumetto Made in Italy]]>

Presentiamo la recensione a cura del sito Lo Spazio Bianco di Beta vol. I di Luca Vanzella e Luca Genovese, due autori che collaborano dalla prima edizione con Sherwood Comix e il cui lavoro abbiamo visto crescere negli anni. Grazie a Lo Spazio Bianco per il permesso di riprodurre la recensione.

Tutti quelli come me cresciuti negli anni ’80 hanno probabilmente ricordi della loro infanzia scanditi dagli orari dei cartoni animati giapponesi, quando ancora qualcuno sosteneva fossero fatti al computer e veicolassero messaggi di eccessiva violenza. Erano anni in cui assistevamo a quelle storie incuranti dei doppiaggi sbagliati, dei tagli indiscriminati, degli adattamenti che tradivano l’originale, inconsapevoli di chi fossero autori e animatori: tanta era la potenza di quei cartoni da superare anche le sforbiciate (ora censorie, ora semplicemente goffe) dei responsabili della programmazione televisiva italiana e riuscire addirittura a imporsi come immaginario di una generazione che sarebbe poi cresciuta assieme alla propria consapevolezza sul Giappone, su manga e anime.

Tra le gesta di orfanelle, campioni sportivi, spadaccine e maghette, il genere dei “robottoni” è stato forse quello più sfruttato; da Mazinga a Jeeg Robot, da Daitarn 3 a Gundam, passando per una pletora di personaggi a volte incredibilmente maturi, altre volte banali e stereotipati, ma comunque capaci di far affezionare e di esaltare i propri spettatori, complici tra gli altri i primi esempi di merchandising (che, per noi, erano semplicemente giocattoli).

Beta è certamente un omaggio a quell’immaginario giapponese fatto di alabarde spaziali, raggi laser, pugni rotanti e lanci di componenti.
È uno dei  suoi elementi distintivi e probabilmente la prima e più importante scintilla che ha spinto Vanzella e Genovese a creare questo fumetto. È il motivo per cui questo volume è disseminato di strizzate d’occhio ai suoi ispiratori, ai robottoni componibili, alle armi speciali, ai “mostri lanciati da Vega”. Tutti elementi che faranno riaffiorare piacevoli ricordi ai lettori e agli spettatori, allora innocenti e inconsapevoli, oggi magari informati e appassionati.

Ma sarebbe sbagliato pensare che l’aspetto della nostalgia e dell’omaggio sia l’unico motivo di interesse di quest’opera. Così come farebbe un buco nell’acqua chi pensasse a uno scimmiottamento di storie, stile di narrazione, o disegno.
Beta è un fumetto scritto e disegnato in maniera impeccabile.

Luca Vanzella crea una storia classicheggiante, da manuale del genere, ma che tiene incollato il lettore con una sceneggiatura tesa e incalzante, con colpi di scena ben inseriti e misteri da svelare quanto basta; i protagonisti si rifanno a topos classici dell’avventura moderna, ma senza rinunciare a dare loro uno spessore e a farli recitare, dando a ognuno il giusto spazio e il giusto peso all’interno della vicenda.

La trama vede al centro della storia Dennis, figlio di uno dei creatori dei primi robot, chiamato a diventare il pilota di Spartacus, arma fondamentale nella lotta dell’umanità contro dei mostri biomeccanici creati da uno scienziato malvagio. La storia è lineare ma i tasselli che si svelano mano a mano suggeriscono ci sia molto di più oltre a quello che appare in superficie, qualcosa che nemmeno Dennis sa e che qualcuno non vuole fargli scoprire.
Sullo sfondo un’ambientazione assimilabile a quella ucronica degli stessi cartoni animati citati, collocabile tra gli anni ’70 e ’80 ma dove l’evoluzione tecnologica ha raggiunto livelli superiori a quelli attuali. Una fantascienza dai toni quasi nostalgici, sospesa tra innovazione e rivisitazione del passato.

Il reparto grafico presenta un Luca Genovese in gran forma, che mutua dal fumetto giapponese l’irregolarità nella forma delle vignette a pieno servizio dell’azione e della leggibilità; a questo proposito, c’è da segnalare come in alcune tavole non sia semplicissimo seguire i combattimenti tra robot in maniera chiara e intuitiva, ma che questo sia anche interpretabile come un modo per sottolineare la freneticità dell’azione, la cacofonia del metallo che si contorce e stride. Nella costruzione della tavole mostra di aver appreso la lezione fondamentale del manga, senza per questo snaturare il suo tratto che, pur lasciando intuire tra le ispirazioni senz’altro fumetti e autori del Sol Levante, per esempio nel mecha design o nell’uso massiccio dei retini, è distante dall’essere inquadrabile in definizioni di scuole o generi.
Degna di nota la soluzione,  peculiare e sintomatica di come poter sopperire alle mancanze tecniche del fumetto (il sonoro in questo caso), utilizzata per identificare a chi appartengano le nuvolette nei dialoghi fuori campo nelle scene corali, inserendo nei ballon stessi il profilo del loro “proprietario”.

Bella l’edizione curata da Bao Publishing, in un formato che ricalca quello dei tankoban giapponesi di formato più grande, con sovra copertina con “effetto speciale”, che riproduce il simbolo di Spartacus ritagliato  (ma occhio, a rischio rottura), e carta spessa e pesante.

Un’ultima considerazione personale relativa alla scelta di pubblicare la storia in due volumi a distanza di un anno l’uno dall’altro, con la conseguenza di proporli a 16 euro l’uno.
Un prezzo e una periodicità che secondo me rischiano di essere un ostacolo alla diffusione di Beta a fronte di un parco lettori che è potenzialmente maggiore rispetto a una qualche graphic novel, cui nel formato e nel prezzo si avvicina quando invece il suo collocamento a livello commerciale appare più prossimo a quello dei manga seriali.
Se i nomi di Vanzella e Genovese non sono di primo richiamo (e in un mondo perfetto lo sarebbero), si può comunque ipotizzare che Beta avesse elementi per garantirsi una base potenzialmente più ampia rispetto a molti volumi da fumetteria tra cui cercare lettori e curiosi. L’effetto nostalgia, su cui gli stessi editori di manga puntano con certe riproposte d’antan; l’aderenza al formato e allo spirito tipici del manga, che buon seguito hanno non solo tra ragazzini; l’esistenza di un pubblico di spettatori a fronte della programmazione di anime a tema robotico, proposti anche in prima serata sui canali digitali; infine, in prospettiva, la considerazione che i robot, trainati dal successo dei tre Transformer, saranno probabilmente uno dei temi caldi dei prossimi colossal hollywoodiani.

In questa ottica, il costo, che sfora sia il riferimento dei 9,90 – prezzo dei volumi Panini con sovraccoperta e diverso formato -  sia il confine mentale dei 15€ e si assesta assai lontano dai prezzi dei manga popolari, anche di quelli in edizione da libreria, oltre alla diluizione delle uscite, potrebbero giocare a suo sfavore. Forse pubblicare volumi con metà foliazione, per mantenersi sotto le suddette soglie, garantendo una periodicità così trimestrale fino alla prossima Lucca Comics, avrebbe permesso di arrivare a più persone, senza per questo sminuire il lavoro degli autori e facendo pesare meno l’attesa tra una uscita e l’altra, che in un fumetto incentrato su azione, misteri e doppi giochi ha il suo peso.

Beta è in conclusione un volume atipico, di non immediato collocamento nel settoriale panorama delle uscite fumettistiche, e in quanto tale forse necessita di un lavoro più complesso di promozione per evitare che sfugga ai propri lettori potenziali di riferimento. Questo sarebbe un peccato, vista la cura e la qualità del lavoro svolto dai suoi autori.

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<![CDATA[ANTIFA!nzine n. 2]]>

Presentato in anteprima durante la manifestazione Attraversamenti Multipli (18 novembre 2011) a Roma, il secondo numero di ANTIFA!nzine è finalmente realtà!

Tra le sue pagine potrete sfogliare:

- Nuove storie a fumetti di Toni Bruno, Alex Tirana, ZeroCalcare e Gianluca Romano & Claudio Calia!

- Un racconto di Roberto Mandracchia direttamente dalla redazione di TerraNullius e illustrato da La Tram, una intervista a Simone Lucciola a cura di Emiliano Rabuiti, l'angolo di Alessio Spataro, e tanto altro ancora!

Ed in occasione dell'uscita del numero 2, la redazione ha deciso di rendere disponibile in download gratuito il numero uno in pdf!

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<![CDATA[Limbo - Quaderni del nordest]]>

In esclusiva per Sherwood.it presentiamo due estratti dal libro selezionati appositamente dal disegnatore, Gianmaria Liani, che ringraziamo per la disponibilità.

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Di seguito il comunicato stampa di presentazione del volume:

Un viaggio a fumetti lungo il Nordest italiano si rivela il mezzo migliore per tentare di capire una terra di cui tutti parlano, ma che in pochi conoscono davvero.

In una qualsiasi provincia del Nordest, butterata dal cemento e ingentilita dalla cartellonistica stradale, si incontrano, si sfiorano o si evitano accuratamente uomini e donne tragicamente normali. O comicamente anormali. Il territorio sfigurato, e ora anche alluvionato, è lo specchio di quello che sono diventati o stanno diventando. Eppure proseguono incessantemente verso una meta che non conoscono nemmeno loro.

Personaggi affaccendati e trafelati, stanchi ma veloci, percepiscono in modo vago e discontinuo la metamorfosi locale e personale, ma la subiscono passivamente. E a chiunque chieda loro «Sei felice?», questi rispondono entusiasti: «Sono felice».

Un tragicomico spaccato antropologico ambientato in una delle aree geografiche italiane che ha subito maggiori cambiamenti nell'arco dell'ultimo decennio. Una realtà rappresentata dai media spesso in forma superficiale e stereotipata, che si rivela essere molto più di una semplice "locomotiva d'Italia", e che va ben oltre le imprese e la politica.

Storie di persone e di luoghi, icone di un presente che ha divorato ingordamente il passato, lasciando vuoti spesso incolmabili e un senso di perdita lento e straziante.

Una straordinaria graphic novel che celebra una terra martoriata dalle recenti alluvioni, ma già pronta a rinascere.

LIMBO
QUADERNI DEL NORDEST
di Elena Lori, Gianmaria Liani
Kappa Edizioni
ISBN 978-88-7471-343-1
17x24, Bm 144 pp, b/n

LIMBO - Presentazioni a Nordest

MERCOLEDI 16 NOVEMBRE (ore 18:00)
Libreria  Feltrinelli PADOVA
Via San Francesco 7, Padova
tel. 049 8754630      

VENERDI 18 NOVEMBRE (ore 18:00)
Libreria Feltrinelli  TREVISO
Via Cavova 2, Treviso
tel. 0422 590430      

VENERDI 25 NOVEMBRE (ore 18:00)
Libreria Feltrinelli MESTRE
Piazza XVVII ottobre 1, Mestre
tel. 0412381311

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<![CDATA[Zerocalcare - La profezia dell'armadillo]]>

Un'autoproduzione, o meglio, una vera e propria produzione da parte di Makkox, per l'esordio sulla lunga distanza di Zerocalcare, autore che oltre a Il Canemucco di Makkox, conta decine e decine di collaborazioni con realtà più o meno autoprodotte del fumetto indipendente, tra cui le recenti per Sherwood Comix e ANTIFA!nzine, e una curiosa esperienza per gli USA attraverso l'ex portale dedicato alle giovani promesse del fumetto internazionale ZudaComics, sponsorizzato nientepopòdimenoche dalla DC Comics di Superman e Batman.

In anteprima su Sherwood.it, la copertina, quattro tavole del volume ed il bel booktrailer prodotto per l'occasione.

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<![CDATA[Un lutto collettivo]]>

Il quotidiano La Provincia mi ha chiesto un ricordo di Sergio Bonelli, uscito questa mattina e che ripropongo anche a voi con questo post. E' un modo per condividere un dolore e per ricordare una persona che è stata importante. Per me forse decisiva. Ho cercato di interpretare il senso di una vita dedicata al fumetto, nella quale le relazioni personali sono state veramente speciali, rivolgendomi non agli addetti ai lavori ma semplicemente a chi aveva anche solo sentito parlare dei suoi fumetti.La notizia della sua morte è stata molto dolorosa. Non eravamo preparati. Era ancora molto attivo e presente. Non si era ancora ritirato e i 70 e passa anni li portava sempre molto bene. C'eravamo visti in primavera, in occasione della mostra dedicata ai 25 anni di Dylan Dog e mi salutò con un abbraccio molto forte. Ho ricordi intensi. Come tanti tanti tanti altri. Qua a Cremona e dintorni penso per esempio a Giancarlo, Gallo, Rudy o il giornalista Fabio.Ci sarà tempo per rileggere la sua avventura, ricostruirne pregi e difetti. Ora è il momento di accettare che se ne è andato per sempre. Il lutto collettivo sta coinvolgendo tantissimi lettori. I messaggi sul sito sono migliaia. Attendiamo di sapere data e luogo dei funerali che, se saranno pubblici, vedranno una grande partecipazione.

ps: purtroppo, il giornale locale ha scambiato la foto di Sergio con quella del padre Gian Luigi. Errori di questo tipo abbondano in questi giorni. Bello invece il titolo della redazione: "Tex, l'eroe della stanza accanto".

TEX, L'EROE DELLA STANZA ACCANTO

C'era una volta un bambino che aveva per papà un inquieto romanziere e per mamma una scrupolosa editrice. Entrambi i genitori facevano fumetti. Il papà li scriveva e la mamma li pubblicava. Quando le sceneggiature erano pronte, venivano assegnate ad altri autori che le disegnavano. Una volta ricevute, la mamma le faceva stampare in forma di giornaletti che poi approdavano nelle edicole. Era un'attività artigianale, talvolta un po' anomima. Per i giovani lettori di allora esistevano solo i grandi eroi dei cineromanzi a fumetti. Ma per quel bambino i grandi eroi erano di casa. Bastava una consegna improrogabile e poteva capitare che il disegnatore si fermasse da loro, magari disegnando sino a tarda notte. Quei personaggi, il piccolo Sergio Bonelli, li vedeva nascere nella stanza di fianco alla sua. Poi, da ragazzino, cominciò ad aiutare in redazione come factotum: spedizioniere, magazziniere, grafico, insomma, tutte quelle commissioni che necessitavano di un ragazzo sveglio e veloce.
La passione e il rispetto che Sergio Bonelli ha sempre nutrito per il fumetto nascono proprio in questo contesto famigliare e imprenditoriale, dove si potevano trovare anche i tipici valori di una certa Milano che sapeva produrre senza rinunciare a relazioni umane rispettose del lavoro altrui. Ad un certo punto, il giovane Bonelli comincia ad affiancare la madre Tea nella conduzione della casa editrice ed a collaborare come autore. Il confronto con il padre Gian Luigi, creatore del già mitico Tex Willer, era inevitabile. “Potresti scrivere Paperino” gli diceva. E in effetti la verve di Sergio era diversa, ma non meno vincente, perché dalla sua penna nacquero personaggi come Zagor e Mister No. Per anni, Bonelli ha scritto e pubblicato fumetti, conquistandosi pian piano la posizione di leader del mercato italiano. A metà degli anni settanta, i suoi personaggi erano ormai i più diffusi, superati solo dal settimanale Topolino. Poi è arrivata una prima crisi della stampa popolare, con la televisione. Ma la casa editrice ha sempre cercato di rispondere investendo in nuovi progetti. Ha creato nuovi personaggi popolari come Dylan Dog e Nathan Never. Ha variato il proprio classico formato “bonelliano” (il giornalino formato Tex, per intenderci), lanciando nuove collane speciali. E' insomma rimasto il più importante editore italiano puntando sempre e comunque sul fumetto, invece di abbandonarlo o svenderlo. L'ultima collana a colori dedicata a Tex e prodotta con Repubblica – L'Espresso ha avuto un successo talmente straordinario da sbriciolare ogni record di tiratura e durata, nel settore dei “collaterali” da edicola.
Negli anni ottanta, abbiamo incontrato Sergio Bonelli, in occasione delle prime iniziative cremonesi proposte prima da Arcicomics e poi dal Centro Fumetto “Andrea Pazienza”. Bonelli era stato addirittura Presidente onorario nazionale di Arcicomics e ce lo ricordava sempre divertito. La sua disponibilità non solo verso di noi, ma nei confronti di tutte le iniziative culturali promosse dagli appassionati, era proverbiale. Non solo ha prodotto alcune mostre indimenticabili, come “La ballata di Tex”, allestita a Cremona nel 1989, ma ha sostenuto tanti altri eventi che hanno contribuito a far conoscere e ammirare il fumetto italiano ed i suoi autori. L'ultimo di questi, la mostra dedicata ai venticinque anni di Dylan Dog, allestita proprio a Cremona in Santa Maria della Pietà.
La sua casa editrice era ed è ancora oggi un appartamento dove si può essere accolti e ricevuti con sorprendente cordialità. Un appartamento pieno di fumetti e tavole originali, dove puoi incontrare l'editore, i suoi redattori e spesso leggendari autori, pronti a fare quattro chiacchiere e magari a bere un caffè nel piccolo cucinotto, che si trova proprio nella sede.Così, grazie anche ad una memoria fuori dal comune, Bonelli sapeva gratificare i tanti appassionati e addetti ai lavori che incontrava. Ricordo che durante una visita in casa editrice, mi accolse con uno dei nostri numeri di Schizzo aperto e completamente sottolineato e appuntato. Noi facevamo una fanzine e l'editore Bonelli l'aveva letta dall'inizio alla fine e ci portava le sue osservazioni e le sue critiche, concedendoci lo stesso tempo che avrebbe magari poi dedicato ad un vero giornalista di un grande giornale.
Ecco, forse, uno dei suoi punti di forza: Sergio Bonelli era un lettore come noi, magari di gusti diversi, ma con la stessa passione. Alcuni generi di fumetto non li apprezzava ed è sempre stato attento ad evitare “contaminazioni” inopportune, mantenendo intatte le caratteristiche di base dellesue serie. Eppure, poteva capitare che qualche segno “alternativo” lo colpisse favorevolmente, perché vedeva la qualità del segno, dietro lo stile apparentemente fuori dagli schemi. Bonelli amava il buon disegno e ha collezionato una galleria incredibile di tavole e illustrazioni originali, degne di un prestigioso museo, tutte appese nella sede-appartamento della casa editrice.

Qui a Cremona siamo in tanti a ricordarlo. Aveva amicizie anche al di fuori del mondo del fumetto, con cui magari coltivava la sua nota e grande passione per i viaggi. E poi Sergio Tarquinio, il nostro grande pittore, che per anni ha anche disegnato alcuni dei fumetti più belli della sua casa editrice. E poi quei ragazzi del Centro Fumetto, che erano cresciuti anche sui suoi Tex e Zagor, a cui dava del tu, come ci si conoscesse da sempre. In questo momento sono in tantissimi in tutta Italia a piangerlo e ricordarlo come una persona cara e importante. Si sapeve dei suoi acciacchi., ma la sua morte è arrivata inaspettata, suscitando in tutti grande commozione. E forse anche la sensazione (e anche un po' il timore?) che con questo lutto si chiuda una stagione fondamentale del fumetto italiano. Sui fumetti bonelliani si sono formati milioni di giovani lettori, molti dei quali hanno proseguito anche da adulti. Sergio Bonelli è stato il principale artefice di un processo che possiamo considerare, senza enfasi, come un bellissimo momento nazionale di educazione alla lettura. Grazie Sergio e grazie ai tuoi eroi e ai valori umani che ci hanno trasmesso.

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<![CDATA[Puck Comic Party]]>

In vista dell’imminente uscita di“Puck Comic Party” proponiamo quattro chiacchiere con Ivan Manuppelli, la mente e il braccio - aiutato da Sergio Ponchione, Tom Bunk e Piero Tonin - di quello che si annuncia un libro immancabile nelle librerie degli amanti del fumetto underground, indipendente e autoprodotto.

Ciao Ivan, quale è stata l'idea per cui hai deciso di imbarcarti in questa impresa?

L'idea è nata dopo la realizzazione del CAVAFUMETTO, l'inserto speciale dedicato a Osvaldo Cavandoli contenuto in Puck#1. Quella era una storia con 30 disegnatori italiani, per lo più amici e collaboratori dell'artista scomparso, uniti in un unico progetto artistico alla "Chi ha incastrato Roger Rabbit?", dove si incrociavano personaggi e stili grafici di universi paralleli ma finora lontani.
Quell'esperimento mi ha fatto capire che questo è il momento storico ideale per una operazione collettiva di autori: oggi è ancora attiva la gran parte degli artisti underground degli anni '60-'70, la vecchia guardia italiana disegna ancora a ritmi impressionanti (Gavioli, Perogatt, Rebuffi, Dossi, Gatto, Cimpellin...), c'è l'ondata "new wave" degli anni '80-'90 che è maturata e si è solidificata, e c'è tutta una nuovissima generazione di talenti incazzati che non vedono l'ora di dimostrare quello che sanno fare. Questo momento è una sorta di confine generazionale, e PUCK COMIC PARTY mi è sembrata la soluzione migliore per immortalarlo.

Quale è la differenza principale tra Cavafumetto e Puck Comic Party?

A differenza del Cavafumetto, dove diversi autori convivono nelle stesse vignette rispettando una sceneggiatura già scritta e molto vincolante, in PUCK COMIC PARTY abbiamo voluto dare la completa e assoluta libertà narrativa agli autori coinvolti.
Non è una operazione nuovissima, la facevano già i surrealisti chiamandola "Cadavere Squisito". E anche nel fumetto ci sono dei precedenti: qui in Italia ci hanno provato gli amici di "Monipodio!" e negli USA è famoso l'esperimento di Art Spiegelman ("The Narrative Corpse") con 69 autori a scrivere e disegnare la stessa storia. Alcuni veterani di queste prime operazioni sono presenti anche nel COMIC PARTY. E anche lo stesso Spiegelman, che per impegni di lavoro non ha potuto parteciparci, ci ha mandato una bella email di incoraggiamento.

Due anni di lavorazione sono tanti ma, per il numero di autori coinvolti nemmeno troppi. Ci racconti un po' questi due anni di intesa attività?

All'inizio è stato complicato. Gestire 170 talenti del fumetto indipendente e dare al tutto una struttura organica è come dirigere un fottuto kolossal. E io sono così ossessionato dal risultato, quando faccio una cosa,che potrei davvero pensarci 24 ore al giorno. Per certi momenti è stato così, ma poi ho capito che PUCK COMIC PARTY ha una sua vita propria e non c'è bisogno di indirizzarlo molto. I punti più belli di questa storia sono proprio quelli dove la trama scorre libera in un susseguirsi di gag comiche. E il fatto che ci siano voluti 2 anni, e 170 anime, ha dato al tutto il fascino di un racconto universale. Tutta la trama respira le nuove preoccupazioni di questi ultimi anni: dal disastro petrolifero nel Golfo del Messico a una sorta di comune bisogno di scappare e salvarsi. Sono molto soddisfatto di questa storia corale, che non si prende mai sul serio.

Come hai coinvolto gli autori?

La maggior parte degli autori è stata contattata via e-mail, soprattutto gli ospiti internazionali.
Alcuni disegnatori, poi, mi hanno aiutato ad allargare il giro: Denis Kitchen ad esempio mi ha consigliato un piccolo gruppo di agguerriti undergrounder della prima generazione, che qui in Italia sono ancora sconosciuti perchè hanno animato la parte più "oscura" del movimento... quella più lontana dai riflettori.
Altri artisti invece non hanno internet, e sono dovuto andare ad arruolarli di persona. Come il grande Gino Gavioli, Leone Cimpellin o Lucio Tomaz della Gamma Film. Ad ogni autore ho lasciato una settimana di tempo per realizzare 3 vignette. Paradossalmente il più veloce di tutti è stato proprio Gavioli, quasi 90enne, che me le ha disegnate praticamente sul momento.

Nelle tante storie c'è un filo conduttore? O ogni storia è a sè?

Le regole di un "Cadavere Squisito" sono sempre le stesse, sono gli artisti coinvolti a fare la differenza. Nel COMIC PARTY ogni autore ha scritto e disegnato 3 vignette di una unica storia corale, con l'unica condizione di seguire l'artista precedente e provocare il successivo. Ed è molto interessante scoprire come autori lontanissimi tra loro (un ex hippie della East Coast convertito al porno e un disegnatore per periodici cattolici) possano raccontare le stesse cose con la stessa finalità di intenti.

Quali, e perchè, sono gli autori - diciamo - per cui sei particolarmente fiero di aver coinvolto?

Molti degli artisti coinvolti sono stati fondamentali per la mia formazione artistica, sia come autore che come direttore di una rivista indipendente come "PUCK!". Come anticipato sul blog, nel COMIC PARTY ho cercato di riunire i massimi rappresentanti di quelle riviste che hanno aperto la strada all'editoria indipendente: Il Male, Frigidaire, Mad Magazine, Punk!, Puzz, Insekten Sekte, lo Shock Studio. Gente come Max Capa, Vincenzo Sparagna, Matteo Guarnaccia, Akab, John Holmstrom, Jay Lynch... senza di loro probabilmente non avrei mai avuto l'input per fare quello che faccio ora. E ancora mi fa strano vederli riuniti in un unico progetto. Ci sono anche personaggi che ho preso in prestito dall'iconografia rock. Winston Smith, che solitamente fa collage e che quando ho visto per la prima volta mi ha aperto un mondo. Oppure il fantomatico The Mad Peck (che è stato un bel casino da arruolare), che negli anni '60 disegnava poster per Janis Joplin e le leggendarie recensioni della rivista Creem.
Non voglio fare il paraculo, ma credo di essere legato a tutti gli artisti coinvolti. E infatti sono andato a scegliermeli uno ad uno.
Se dovessi farti soltanto 3 nomi improbabili, soltanto 3, ti direi questi: gli Air Pirates, Daniele Luttazzi e Giovanni Romanini. Gli Air Pirates (Ted Richards, Gary Hallgren e  Dan O'Neill) sono famosi per essere i primi ed unici fumettisti underground a vincere una causa legale contro la Disney. Delle vere e proprie leggende.
Luttazzi è un genio della comicità senza regole, e non si merita tutto questo massacro mediatico da quelle stesse persone che lo hanno eletto a paladino.
Romanini invece è il braccio destro di Magnus, uno dei grandi reduci del Fumetto Nero. E ha disegnato una sequenza nel suo stile inconfondibile. Significa molto per me.

Un volume del genere avrebbe potuto essere anche prodotto da un editore ma tu hai scelto, ancora una volta, la sana via dell'autoproduzione. Perchè?

C'è prima di tutto un problema logistico. Finchè "PUCK!" si mantiene autonomo so quello che succede: i soldi ricavati servono alla stampa successiva e stop. E se mancano, mi invento qualcosa per trovarli. Tutto è sulle mie spalle, non ci sono sorprese dell'ultima ora o qualche coglione più in alto di me che per vincere le proprie frustrazioni mi parla di "trend" o di "marketing". E gli autori, che sanno riconoscere un progetto sincero da una marchetta, accettano di lavorare anche gratis se non li fai cadere nelle solite logiche di mercato.
Faccio questa rivista da più di 10 anni ma solo oggi posso finalmente dichiarare che le vendite dello scorso "PUCK!" sono servite a ripagarmi i debiti con il tipografo e anche a finanziare questo nuovo progetto. Siamo finalmente in attivo, cazzo!
Detto questo, non sono contrario a priori alla presenza di un Editore. Ma se c'è un Editore, ed è un Editore vero, questo deve garantirmi di poter pagare tutti gli artisti che finora non sono riuscito a pagare. E deve darmi completa carta bianca su tutto, a partire dalla scelta delle collaborazioni.
Perchè le cose belle si fanno con i grandi nomi, ma anche con la gente improbabile su cui solitamente non si scommette.
Ma poi basta parlare di editori!
Quello che mi serve è una segretaria!

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<![CDATA[Un fumetto in vista del 17 settembre a Venezia]]>

Questa storia, parte del libro in (lenta) lavorazione "Il gioco dei fumetti", è apparsa originariamente sul primo numero di ANTIFA!nzine, rivista autoprodotta dal Centro Sociale Corto Circuito di Roma.


Visto il tema, in accordo con l'autore la proponiamo per la prima volta in edizione integrale online a ridosso della manifestazione "Venezia è un bene comune" di Sabato 17 novembre.

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<![CDATA[Vita da Paz - Franco Giubilei]]>

Per chi scrive questa recensione Andrea Pazienza non è stato solo il più grande rappresentante del fumetto italiano, ma un amico, un maestro e un compagno di scuola. Pur essendo separati da una differenza incolmabile di anni, Pazienza è riuscito a parlarmi ma soprattutto a raccontarmi di quelle sensazioni che attraversano ognuno di noi nei momenti più belli ma anche più difficili della nostra vita. Era questa la sua straordinaria forza: riuscire a sintetizzare con il disegno e il testo la realtà che lo circondava. In fondo, riprendendo le parole di Vincino, Andrea non cercava altro che il segno del tempo.

Quindi non appena mi è capitato tra le mani Vita da Paz di Franco Giubilei recentemente pubblicato per Black Velvet Editrice, non nascondo di essere stato istintivamente perplesso e diffidente. Un po' come quando all'uscita di Astarte (Fandango, 2010) ho letto che la prefazione era stata curata da Roberto Saviano, ormai completamente calato nel ruolo di tuttologo nazionale. Subito mi è sembrato un tentativo di porre dei confini e dei limiti ad una vita che per volere del suo stesso autore sono sempre stati rifiutati (vi ricordate la celebre frase: “La pazienza ha un limite, Pazienza no!” ?). Tuttavia, con grande piacere, mi sono dovuto ricredere. Infatti Franco Giubilei “rinuncia” ad imporre la sua parola al capitolo Pazienza, preferendo dare voce a chi, quegli anni, li ha vissuti e condivisi con la rockstar del fumetto italiano. Ecco quindi prendere parola le donne amate (Isabella, Betta, Marina,), gli amici (come Marcello D'Angelo, Gino Castaldo) o i compagni di strada (come Marcello Jori, Vincino, Filippo Scozzari).
Il ritratto che ne esce non vuole essere definitivo, sarebbe una pretesa impossibile, tutt'al più rende più nitidi i contorni della sua figura. Attraverso le diverse testimonianze viene soprattutto approfondito quel mondo che Pazienza abilmente tratteggiava, la sua esistenza, invece, riusciamo solo a sbirciarla o a spiarla ma è giusto che sia così. Infatti nella realtà quotidiana non ci viene mai offerta l'occasione di conoscere qualcuno in una sola volta (e spesso neanche passandoci tutta la vita) perché quindi pretendere la stessa cosa da un libro?

Se volete “realmente” conoscere  Andrea Pazienza leggete i suoi lavori, che già sono ricchi, per l'occhio attento, di particolari interessanti. Non cercate di andare oltre e forzare le cose, ma fatevi bastare quello che già abbiamo. Se invece siete curiosi di ciò che circondava la rockstar del fumetto italiano e al nome di Freak Antoni o Traumfabrik il vostro encefalogramma rimane piatto allora passate in libreria e prendete Vita da Paz.

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<![CDATA[Salvare ANIMAls]]>

ANIMAls Fumetti, storie, la vita e nient'altro è una rivista di fumetti edita da Coniglio Editore e diretta da Laura Scarpa, di cui trovate in edicola in questi giorni il numero 24: numero speciale estivo col quale la rivista si gioca la sua stessa esistenza.

Ma torniamo indietro di un paio di passi.

ANIMAls è una rivista che presenta storie brevi, a volte lunghe parcellizzate in puntate, di tanti autori italiani e internazionali, i contributi di scrittori e illustratori che aprono i loro taccuini agli occhi dei lettori, più alcune rubriche fisse tra cui le immancabili recensioni e pagine della posta. Un concetto di rivista affascinante, come punto di partenza per la scoperta di tanti autori e stili da tutto il mondo, solo per citare alcuni dei presenti nel numero in questione, da Fior dopo i suoi successi ad Angouleme e Napoli Comicon con Cinquemila chilometri al secondo, a Makkox che ci diverte quotidianamente con le sue vignette su Il Post, da Baudoin che abbiamo visto in libreria con I quattro fiumi scritto da Fred Vargas, a Tiziano Scarpa con un racconto inedito.

Questo solo per soffermarci su questo numero, cosa che non rende interamente merito alla rivista, se non citiamo che ha pubblicato anche Gipi, Bacilieri, Toffolo, Cattani, Scozzari, tra gli altri e per rimanere solo all'Italia.

In questo ANIMAls è riuscita a darsi anche un buon equilibrio, tra la presentazione di cose nuove e chicche del passato, con le prime che abbondano rispetto alle seconde, e la pubblicazione di esordienti o grandi ritorni al fumetto.

Ecco, per tornare a noi, ANIMAls dopo ventiquattro numeri ed uno speciale sembra che sia a forte rischio di chiusura e dal blog della rivista parte l'invito a promuovere il numero 24, che rimarrà in vendita per tutto il mese di agosto, e a far conoscere la rivista in generale.
L'edicola è un mondo difficile, e ancora di più per un prodotto particolare come questo, per coprire la distribuzione nazionale si è obbligati a stampare decine di migliaia di copie, la diffusione delle nuove tecnologie poi la rende sempre meno accattivante, meno di passaggio. I fumetti vi sopravvivono in una manciata di formati e probabilmente la rivista non ha ancora trovato un suo spazio e una sua riconoscibilità tra Topolino, Tex, l'allegato al quotidiano del momento e l'ultimo numero di LancioStory.

La rivista stessa si sta ponendo queste questioni e riflette, anche affidandosi a un questionario aperto ai lettori, sulla distribuzione più opportuna, sulla preferenza o meno per una eventuale versione digitale, sul suo futuro.

Ma per non limitarci a un elenco di nomi, magari sconosciuti ai più: ma cosa ci trovate su ANIMAls?

Storie pensate per un pubblico maturo, dalle riflessioni sulla crisi economica di Seth Tobocman alla dissezione chirurgica delle relazioni amorose disegnate da Bastien Vivès, carnet di viaggio illustrati che vanno dall'Oaxaca testimoniata da Peter Kuper alla Venezia di Lorenzo Mattotti, e ancora dai racconti giornalistici di Joe Sacco alle stralunate avventure dello Zeno Porno di Paolo Bacilieri, racconti inediti e interviste ai maggiori scrittori italiani, e insomma... tutto tranne che quello che vi aspettereste da una rivista di fumetti dedicata a chi i fumetti li legge già, e molto differente dal concetto che chi non legge i fumetti potrebbe avere di una rivista di fumetti.

ANIMAls è un ottimo trampolino di lancio per conoscere il fumetto contemporaneo e i suoi autori, orientarsi tra i titoli sempre più presenti in libreria, una mappa organica di quanto di culturalmente interessante possa accadere oggi nel presente, con i fumetti al centro ed il mondo come punto di osservazione. Non priva di mancanze (un po' di musica?) e difetti, è comunque in costante miglioramento, un posto evidentemente "vivo" ed in continuo divenire.

E penso che, a partire da questo numero 24 ora in edicola, possa facilmente trovare lettori tra chi è interessato alle cose del mondo e vuole offrire, magari proprio perché ne ha sentito riguardo a questa campagna, al fumetto una possibilità di raccontargliele. E' importante che una rivista del genere rimanga in edicola e non sia vincolata alla distribuzione nelle librerie specializzate perché perderebbe proprio la sua caratteristica più importante: intrecciare un dialogo con i non lettori di fumetti alla scoperta di questo magnifico linguaggio.

Una volta trovato l'autore giusto, il mood che fa per voi, ci sono mondi interi da scoprire, diamo ad ANIMAls la possibilità di continuare il suo percorso e offrirci ancora fumetti e sguardi differenti e interessanti da tutto il mondo. Questo numero 24 è un ideale, e consigliabile, punto di partenza.

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<![CDATA[Compagni d'appartamento - Sylvain Runberg & Christopher]]>

La vita è un bordello. Di questi tempi, poi, non ne parliamo.
C'è una specifica fascia d'età, identificabile nell'arco di vita che parte dalla fine degli studi universitari e che termina chissà dove, che soffre, in maniera più spiccata, di una malattia che si chiama precarietà.
In Italia si è cominciato a riconoscerla formalmente dal 2003. Allo stato attuale non si sono ancora trovate cure capaci di sconfiggerla.
In Francia si è diffusa poco più tardi e qui è stata sfiorata la pandemia, nota ai più come CPE, immediatamente stroncata sul nascere dal fuoco e dalla rabbia.
I protagonisti di “Compagni d'appartamento”, fumetto scritto da Sylvain Runberg, disegnato da Christopher e da poco pubblicato in Italia dalla casa editrice Black Velevet, rappresentano in maniera impeccabile il paradigma di un giovane malato di precarietà. Poco importa che sia ambientato in Francia perché questa è una storia che non ha confini.
Jean-Michel, Toine e Julien sono diventati amici condividendo un appartamento durante gli studi universitari. Il primo è un neo laureato in marketing alle prese con il primo impiego, l'altro è un aspirante musicista in crisi emotiva che si sfonda di canne dalla mattina alla sera e l'ultimo è un quasi professore disciplinato e meticoloso che si infila in amori complicati.
Dopo la dipartita del quarto storico coinquilino che ha trovato l'amore e la felicità all'estero, i tre sono costretti a cercare un nuovo compagno per dividere l'affitto.
Nella ricerca incontreranno una serie di sfigati senza precedenti, fino all'arrivo di Max, giovane studente squattrinato, anche se di buona famiglia, che scompiglierà le loro vite.
Sarà un periodo di feste furibonde, incontri ravvicinati con le forze di polizia e di casini imminenti.
Ma la loro vita continua. Non meno irrequieta.
Fra lavori di merda, rapporti difficili con i genitori, continue insoddisfazioni, depressioni cosmiche, ripicche, tradimenti, illusioni, amori cervellotici, i giovani protagonisti si accorgeranno ben presto di aver vissuto comunque un'esperienza che ha cambiato loro la vita e che li ha portati dove non avrebbero mai pensato di andare.

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<![CDATA[Sherwood Open Live: Presentazione Antifa!nzine n.2]]>

Venerdì 13 Gennaio
@ C.S.O. Pedro
Via Ticino, 5 - Padova

Riapre Sherwood Open Live:

ore 20.30
Presentazione della casa vinicola "Fratelli Poggi", Affi (VR):
degustazione di:
- Bardolino Classico doc.
- Valpolicella Classico doc.

www.cantinepoggi.it

ore 21.00
Presentazione del nuovo numero di ANTIFAnzine!

con gli autori Claudio Calia e ZeroCalcare

in più ZeroCalcare presenterà anche il suo primo libro "La profezia dell'armadillo".

Tra le pagine del secondo numero di "ANTIFAnzine!" potrete trovare le nuove storie a fumetti di Toni Bruno, Alex Tirana, ZeroCalcare e Gianluca Romano & Claudio Calia; un racconto di Roberto Mandracchia, direttamente dalla redazione di TerraNullius e illustrato da La Tram; un'intervista a Simone Lucciola a cura di Emiliano Rabuiti; l'angolo di Alessio Spataro, e tanto altro ancora!

Antifa!nzine #2 (novembre 2011)
Impaginazione: Daniele Magrelli
Immagine di copertina: Toni Bruno
Redazione Corto Comix: Toni Bruno, Claudio Calia, Semir Corirossi, Daniele Magrelli, Emiliano Rabuiti, Gianluca Romano, Fabio Scaramella, Zerocalcare.

Dalle 22.30 
Dj set Ska - Rocksteady - Early Reggae
con Adrenalink Crew from Marghera 

Ingresso 2 € posson bastare!


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<![CDATA[Genova 2011 #ioricordo a fumetti]]>

A dieci anni dal G8 di Genova ospitiamo alcuni pensieri e racconti a fumetti da parte di un nutrito gruppo di autori, perché se è vero - come pensiamo sia vero - che la memoria è un ingranaggio collettivo, questa può e deve essere tramandata anche col linguaggio del fumetto.

Gli autori delle storie sono:

- il sottoscritto con alcune tavole a tema realizzate dal 2001 al 2003

- ZeroCalcare con AFAB

- Toni Bruno con Tarli e cicale

- Gianluca Romano con Io li odio i revivals

- Cisco Sardano

- Andrea DEF Medda

- Jacopo Frey e Nicola Gobbi

Tutti autori che provengono dalle esperienze di Sherwood Comix, ANTIFA!nzine e Burp! Deliri Grafico Intestinali, quella scena del fumetto indipendente che intendiamo valorizzare nella nuova incarnazione online di Sherwood, oltre che - come è già stato e sarà - nelle nostre proposte editoriali.

Dal resoconto in cronaca diretta di ZeroCalcare al racconto dell'inizio di una propria consapevolezza politica di Jacopo Frey, con queste storie pensiamo di contribuire alla lettura dei fatti di Genova G8 e della loro ripercussione ai nostri giorni in quel modo laterale che spesso solo al fumetto è concesso.

Presentiamo le storie in gallerie di immagini per una rapida anteprima web, ed in formato pdf per una lettura più approfondita.

Convinti - se no che autori saremmo? - che un fumetto possa dire più di tante parole, la presentazione di queste storie finisce qui augurandovi buona lettura e buone, conseguenti, riflessioni.

Con un pensiero a Carlo, alle centinaia di feriti, ai perseguitati nei processi.

Col cuore a Genova.

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<![CDATA[Sherwood Comix 2011 ]]>

Martedì 28 giugno 2011
ore 20.00
@ Sherwood Festival (Bar vela)
Park Nord Stadio Euganeo, Padova


Sherwood Comix: Aperitivo con Massimo Giacon, Burp! e ANTIFA!nzine
Ritorna il tradizionale appuntamento col fumetto e i suoi autori


Prima dell'esibizione live sul secondstage dello Sherwood Festival, Massimo Giacon parteciperà ad un aperitivo informale con l'autore insieme a Mimì Colucci, e dedicheranno ai partecipanti il loro ultimo libro, Boy Rocket (Black Velvet).
Ospiti della serata anche gli autori di ANTIFA!nzine (la prima volta a Padova!) e Burp! Deliri Grafico Intestinali al tavolo da disegno.

Dopo l'aperitivo, e lo spettacolo di Massimo Giacon & The Blass, si continua nello spazio Critical Book & Wine.

Massimo Giacon
nasce a Padova nel 1961. Dal 1980 lavora a Milano sospeso tra le sue diverse attività di fumettista, illustratore, designer, artista e musicista. Protagonista sin dai primi anni Ottanta del rinnovamento del fumetto italiano scaturito da riviste come "Frigidaire", "Alter", "Dolce Vita", proseguendo con "Cyborg", "Nova Express", "Black", "Blue". Inizia a collaborare nel 1985 con lo studio di architettura Sottsass Associati, proseguendo la sua attività nel design con collaborazioni con Matteo Thun, Studio Mendini, Sieger design, e progetti per Olivetti, Memphis, Artemide, Alessi, Swatch, Philips, Ritzenhoff, Telecom. Nel 1990 inizia un’attività artistica che gli è valso numerose mostre personali e collettive in Italia, Svizzera , America , Grecia, Portogallo. Nel 1994 inizia a occuparsi di grafica per reti telematiche, siti web, e CD-rom. Dopo un decennio di attività musicale con diversi gruppi, nel 1996 esce il suo primo album solista “Horror Vacui”, nel 2003 esce il secondo “ Nella città Ideale”. Ha disegnato inoltre arazzi, tappeti, ceramiche, oggetti per la cucina, prodotto illustrazioni pubblicitarie, collaborato con stilisti e riviste di moda ("Romeo Gigli", "Elle", "Glamour"), creato allestimenti per esposizioni internazionali, e animazioni per la televisione. Insegna a Milano all’istituto Europeo di Design. Attualmente sta continuando il suo lavoro nel design per Alessi e la sua attività artistico-performativa. Ha pubblicato un Oscar Mondadori insieme allo scrittore Tiziano Scarpa (Amami), le sue strisce a fumetti sono pubblicate regolarmente sul mensile XL di Repubblica.

ANTIFA!nzine
Prima pubblicazione della neonata etichetta Corto Comix, legata al Centro Sociale Corto Circuito di Roma, ANTIFA!nzine esordisce su scala nazionale al NapoliComicon 2011 segnando il tutto esaurito nei primi due giorni di manifestazione. La redazione è composta da Emiliano Rabuiti, Toni Bruno, ZeroCalcare, Gianluca Romano, Semir Corirossi e Claudio Calia, il primo numero, 48 pp. più copertina a colori rigorosamente autoprodotte, contiene storie e disegni inediti di Alex Tirana, Toni Bruno, Stefano Misesti, Claudio Calia, Gianluca Romano, ZeroCalcare e Alessio Spataro.

Burp! Deliri Grafico Intestinali
Rivista che nasce nel 2009 presso il centro sociale TPO di Bologna formata da un collettivo di autori che frequentano il corso di fumetti dell'Accademia e impegnati in mille progetti (Global Warming con Sherwood Comix, ma anche albi monografici, commistioni musicali con il gruppo Il Suicidio dell'Uomo Falena e tanti altri). Burp! può vantare di diffondere un numero di copie tale che farebbe l'invidia di qualunque editore di fumetti di media grandezza ma non solo. Oltre alle storie del collettivo di autori originario ogni numero presenta un'intervista ad un autore "esterno" (Alberto Corradi, Giuseppe Palumbo e Massimo Semerano tra gli intervistati finora) cui spetta anche il disegno del Burp! Toy, originale pupazzo di carta da tagliare e costruire che caratterizza la quarta di copertina di tutti i numeri.

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<![CDATA["Carlo Giuliani, Il ribelle di Genova" - F. Barilli, M. De Carli]]>

Non sono qui per chiedervi
nè vita nè perdono, ma per
mostrare a tutti chi veramente
sono: non un assassino, un
ladro o un traditore, ma un
essere qualunque, con una
testa e un cuore.
Carlo Giuliani

Questa frase che chiude il libro ne racchiude il senso dell'intero, riuscito, progetto. Una intervista ai genitori e la sorella di Carlo Giuliani che sposta l'attenzione da quel fotogramma che tutti conosciamo come iconografia di Genova G8 - un ragazzo con un estintore tra le mani che fronteggia un defender dei carabinieri - alla vita di quel ragazzo, quel genovese, ucciso dopo tre ore di cariche sanguinose, immotivate, nella sua città.
E così Carlo diventa una persona a 360° gradi, non più solo l'icona di movimento, non più il soggetto di un coro indignato: un ragazzo, per quanto la propria vita possa essere ricostruita dai propri genitori e parenti più stretti.

Il libro è orchestrato in capitoli che scandiscono le interviste a Giuliano, Haidi e Elena Giuliani: esordisce Elena indossando il passamontagna del fratello, continua Giuliano, giocando anche graficamente con il nastro di scotch adesivo che Carlo indossava al braccio quando è morto, Haidi con un estintore, quel famoso estintore, per continuare ricostruendo il racconto della cronaca, personale e individuale di Carlo, di quel giorno.

E così le cose che Carlo indossava quel giorno, quelle per cui tutti lo conoscono, quel passamontagna, quello scotch, quell'estintore, sono il punto di partenza per allargare la nostra visuale alla vita, nel suo complesso, di un ventitreenne indignato delle sorti del mondo, come tanti, come sono stati in tanti.

Lungi dal mitizzare la sua figura, gli autori riescono nel difficile compito di non scadere nel compassionevole - per quanto stiamo parlando pur sempre di un'intervista ai parenti di un ragazzo ucciso - o nell'esaltarlo come un "eroe", riportandoci brutalmente alla tremenda realtà dei fatti, alla loro dimensione totalmente umana: quello che è successo a Carlo sarebbe potuto succedere a tutti, può ancora succedere, è risuccesso.

Francesco Barilli e Manuel De Carli realizzano un fumetto ben montato, a partire dal concetto iniziale fino alle transizioni da vignetta a vignetta  - la sorella che guarda il passamontagna e invertendo il punto di vista il lettore guarda la sorella con gli occhi del passamontagna -  e da pagina a pagina  - il sorriso di Carlo quando trova il rotolo di scotch, a chiudere una tavola -, il disegno in mezza tinta rievoca, per scelte di regia e di realizzazione manuale, una curiosa commistione di generi, dove io vedo influenze da certo fumetto francese passando per i manga fino a sfumature di Silvio Cadelo, in un risultato comunque omogeneo e personale di un autore in costante crescita.

Un libro che consiglierei di regalare al classico conoscente - quello che ognuno di noi ha tra i suoi scheletri nell'armadio - che nel parlare dei fatti del G8 cerca di fare differenze, di dividere tra buoni e cattivi, questi altri sono vittime mentre Giuliani se l'è cercata, ed altre corbellerie che purtroppo tocca sentire di tanto in tanto.

Una storia a fumetti che ci restituisce l'umanità di un ragazzo ucciso da un carabiniere, a Genova, Italia, il  20 luglio del 2001.

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<![CDATA[Sherwood Comix 2011: "Carlo Giuliani, il ribelle di Genova"]]>

Lunedì 11 luglio 2011
ore 19.30
@ Sherwood Festival (Critical Book & Wine)
Park Nord Stadio Euganeo, Padova

Aperitivo con Manuel De Carli, disegnatore del volume Carlo Giuliani, il ribelle di Genova, scritto da Francesco Barilli in libreria per BeccoGiallo Editore in occasione del decennale dai fatti di Genova 2001. Come anteprima della serata dedicata all'anniversario, un appuntamento imperdibile col fumetto di realtà targato BeccoGiallo.

Il libro:
Genova, 20 luglio 2001.
Durante gli scontri al vertice G8 muore un manifestante in Piazza Alimonda. Le prime testimonianze sono confuse: chi parla di un colpo di pistola, chi di un sasso, chi di un lacrimogeno. Solo in serata, una foto dell’agenzia Reuters elimina ogni dubbio: un ragazzo di spalle (si scoprirà essere il ventitreenne Carlo Giuliani) col passamontagna e un estintore sollevato sopra la testa, e una pistola che spunta da una camionetta dei carabinieri.
A 10 anni di distanza, gli autori ripercorrono quei tragici momenti assieme ai familiari di Carlo (Haidi, Giuliano ed Elena). Non solo la cronaca di un omicidio, né una semplice contro-inchiesta: è anche – e soprattutto – il ricordo di un ragazzo nelle parole di chi lo ha cresciuto, conosciuto e amato.

Carlo non è un martire, né un eroe, è un ragazzo che ha reagito ad una profonda ingiustizia.
Giuliano Giuliani

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<![CDATA[Burp! n. 6 - Editoriale e anteprima]]>

Finalmente è uscit*!

“Ammazza oh, ce ne avete messo di tempo per uscire!” - chiederà il lettore - “ perchè tu non potevi entrare?” risponderà l'autore di BURP! Tutto preso a controllare che la propria storia sia venuta stampata bene. Sono passati due anni ma la passione è la stessa.

Quando abbiamo iniziato ad incamminarci sul marciapiede delle autoproduzioni bolognesi si stava larghissimi, non c'era praticamente nessuno. Oggi anche grazie al nostro lavoro la situazione è un po' diversa, se ci camminate occhio alla cacca che potreste pestare. Per fortuna non tutto è merda e gli intervistati speciali di questo numero ne sono la dimostrazione esatta, abbiamo infatti come ospiti i cugini romani della Cortocomix crew che ci parlano della neonata rivista ANTIFAnzine che farà tremare tutti i fasci non ancora rientrati nelle fogne!

Tra di loro nomi tutt'altro che neonati da Alessio Spataro, allo zio Claudio Calia fino alle giovani mani a nostro avviso tra le migliori nel
panorama nazionale Zerocalcare, Gianluca Romano e Toni Bruno. Proprio Zerocalcare ci onora di uno spettacolare toy che è tutto un programma di come gli antifanzinari (e non solo loro) intendano le lotte. La nascita di realtà quali Cortocomix ci spingono davvero ad andare avanti ed anche grazie a loro BURP! c'è. Nonostante non vi siano ne una periodicità fissa, ne un formato, ne una struttura abbiamo voglia di continuare a fare fumetti da cesso tanto per citare la storia di DEF e Disgrà sulla manifestazione del 14 dicembre scorso a Roma, che trovate su questo numero.

Noi cambiamo forma: siamo prima gazzelle, poi leoni, poi rinoceronti poi aquile.

Arrivando a questo numero 6 partirei dalla “esagerata” copertina del nostro sir Ryan Lovelock, impegnato nel disegnare mostri al chilo con un'attenzione maniacale al dettaglio che faccio fatica a descrivervi d'altronde se state leggendo quest'articolo lo sapete già. Poi il sempre più presente Joe “fuck yeah” Tondelli che lancia una specie di what if sul pianeta terra partendo in questo numero con la serie Mondo Zombie, alla quale daremo ampio spazio in futuro. Il tutto si apre con un prequel disegnato da un Nicola Gobbi perfettamente a suo agio nel rendere i non morti. Da non perdere.

Poi La nostra Kira.0 con in coppia con Valerio “sub comandate campos” Camposeo ci aprono gli occhi sulla triste realta dei manicomi e del t.s.o. Ancora sulle nostre pagine il ritorno della Manu Cafferini alla sua terza pubblicazione sul BURP! poi un nuovo fotoromanzo dell'eclettico Tommy Di Lauro, suoi i Biodomestici. Autore tra l'altro col progetto Protobom dei mini spot che annunciavano l'uscita del numero che avete in mano. La romantica Ileana Longo Goffo illustra un racconto di Ap ma non solo e poi la bravissima Daria stavolta da sola e tanta, ma tanta roba ancora.

Che aspettiamo quindi, lo leggiamo sto numero 6 o no?

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<![CDATA[NIENTE di Remy Charlip e Eric Dekker]]>

NIENTE

di Remy Charlip e Eric Dekker


"Buffa come un film di Tati e altrettanto stralunata, questa piccola storia scritta ed elegantemente disegnata nel 2005 da Remy Charlip ed Eric Dekker va bene per i piccoli (specie se ipnotizzati dalla pubblicità televisiva), ma anche per adulti spot-dipendenti, insomma per tutti coloro che il marketing aziendale definisce lietamente consumatori (in pratica, un indifferenziato “niente” cui si può rifilare qualunque cosa, da un detersivo miracoloso a Berlusconi).(…)" [Francesca Lazzarato, Il Manifesto, 11 dicembre 2007].

Se non lo conoscete, affrettatevi ad acquistare NIENTE (orecchio acerbo, 10 euro). Questo libretto apparentemente innocuo, che qui potete guardare e leggere sotto forma di video, non sfigurerà nella vostra biblioteca, neppure accanto a Das Kapital di Karl Marx o a Ohio Impromptu di Samuel Beckett. Contro il consumismo, contro il vuoto, contro questo assordante silenzio di valori.

Franco Ventimiglia

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<![CDATA[Salviamo l'acqua dai rifiuti!]]>

Questa storia a fumetti, scritta da Claudio Calia e illustrata da Alberto Talami del duo Lise/Talami, è stata ospitata in un opuscolo distribuito per le scuole della Provincia di Padova nel 2008.

Libretto prodotto da Associazione YaBasta (cui bisogna rivolgersi per ottenere il libretto, impreziosito da una vasta parte redazionale) col patrocinio del Centro Servizi Volontariato della Provincia, lo riproponiamo in vista della scadenza referendaria: due sì per l'acqua bene comune!

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<![CDATA[Elezioni fumettologiche]]>

Se Vince Pisapia e Striscia La Moratti sono i due blog che accompagneranno a fumetti (a partire da lunedì 23 maggio) gli ultimi giorni di campagna elettorale a Milano. Così presenta il progetto Matteo Stefanelli, critico e opinionista ideatore dell'iniziativa:

[..] Lo spiegone potrebbe quindi suonare così: in questo clima, e sull’onda di un sentimento da “fine di una stagione”, a un gruppo di persone che vive il fumetto come passione e come mestiere, è parso inevitabile “partecipare al dibattito” col proprio lavoro. E allora ecco nato un (doppio) blogprogetto, montato in quattro e quattr’otto, che offrirà per i prossimi 7 giorni il proprio modo – le strips – di commentare, giocare, seguire la prospettiva di un possibile/probabile/auspicabile cambiamento storico. [...]

Già disponibili le prime due strisce, Pierz su Sevincepisapia e Massimo Giacon su Striscialamoratti.

Buone letture!

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<![CDATA[Sangue amaro, di Jessica Abel, Gabe Soria e Warren Pleece]]>

Se il titolo vi ha suggerito una storia di vampiri ci avete preso. Una storia anomala però, con una prospettiva che scardina l'immaginario collettivo sui vampiri. Niente trasformazioni in pipistrelli o lupi, mantelli ottocenteschi o allergie alle trecce di aglio. Ma vita vera e realistica, solo, per l'eternità e con la necessità di nutrirsi di sangue umano. Il protagonista è un ventenne di Los Angeles diventato vampiro e dipendente, a tutti gli effetti, di chi l'ha reso tale. Solo che si rifiuta di bere sangue umano e sopravvive a stento con dei surrogati. Lavora come commesso nel drugstore del suo Maestro. Insomma, una vita piatta e modesta, amara appunto, come quella di tanti suoi coetanei umani. La scossa, e il là narrativo, arriva dall'incontro con una giovane e bella dark di cui si innamora. Presa di mira però anche da un altro ricco e più affascinante vampiro...

La penna dei due sceneggiatori, Abel e Soria, dà vita ad una intrigante e scorrevole "fiaba metropolitana", alternando sapientemente momenti comici e brillanti a momenti suggestivi e di tensione che rendono la lettura appassionante e allo stesso tempo leggera e intensa. Grazie anche ai disegni dell'illustratore e fumettista inglese Pleece, realistici ma essenziali, con un'ottima caratterizzazione dei movimenti e delle espressioni, che rendono il fumetto un piccolo gioiellino per ritmo, regia e sviluppo grafico.

Sangue Amaro
Jessica Abel, Gabe Soria, Warren Pleece
Black Velvet Editrice
Colore, 190 pp.
16,50 euro

Vedi la scheda del libro sul sito della casa editrice

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