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William Somerset Maugham

La lettera (parte 2 di 4)

versione radiofonica integrale


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:
www.letturaealtricrimini.it


Voci: Donatella Ventimiglia e Franco Ventimiglia


Ai molti scrittori di noir dei giorni nostri andrebbe imposto di leggere un breve racconto di William Somerset Maugham, La lettera, che Adelphi ha mandato in libreria qualche anno fa: un’azione di grande semplicità, personaggi scolpiti con maestria, finale assolutamente noir. In poche pagine strepitose Maugham ci restituisce il ritratto di un ambiente che, appartenendo in ogni dettaglio all'inizio del secolo scorso (il racconto è stato scritto nel 1926) potrebbe parimenti essere il nostro. Difatti, ancora oggi, La lettera di Maugham, a oltre ottant'anni da quando nacque, resta un capolavoro, un perfetto gioiello di equilibrio narrativo.



Nella colonia inglese di Singapore, un caso giudiziario è sulla bocca di tutti: quello che vede coinvolta Leslie Crosbie, moglie di un importante proprietario terriero della zona, nell’omicidio, a colpi di revolver, di un altro possidente, Geoffrey Hammond, il quale avrebbe cercato di abusare di lei, in assenza del marito. All’apparenza si tratta di un caso di legittima difesa, tanto che l’avvocato della signora Crosbie, Mr. Joyce, è convinto che la giuria non avrà bisogno di prove particolari e di molto tempo per pronunciare un verdetto di assoluzione. Tuttavia, rimane dubbioso circa un elemento: perché la sua assistita ha scaricato il revolver addosso al suo aggressore, sparando addirittura quattro colpi a distanza ravvicinata? I dubbi si trasformano poi in certezze quando compare una lettera, scritta la notte dell’omicidio e indirizzata da Leslie a Geoffrey.


La scrittura di Maugham ha il dono di trasformarsi immediatamente in immagine, in luce, in tutte le declinazioni del bianco e nero, in tutte le luci e le ombre che il cinema, in particolare, ha saputo riflettere sulla sua opera. L’ambiguità e lo squallore morale, la decadenza sociale e culturale si ripercuote sul vivere quotidiano, sulle scelte che, consapevolmente o meno, indotte spesso dagli altri ci conducono a patti con il proprio io. In questa analisi dai toni oscuri dell’animo femminile, come è tipico di tutti i personaggi creati dallo scrittore britannico, non si salvano neppure gli uomini, deboli, mediocri, privi di personalità, vacui. Si lasciano condurre giù a fondo e ne restano distrutti, annientati. Ne viene fuori un ritratto apparentemente misogino della donna, ma il cinismo dell’opera getta fango su qualsiasi tipologia di esseri umani, neppure gli “schiavizzati” indigeni del luogo risultano possedere un’indole superiore, ma anzi sfruttano tutti quei mezzucci tipici della sopravvivenza. Le delineazioni dei caratteri ci riportano alle psicologie umane della tragedia greca, in realtà Leslie Crosbie è tanto universale quanto moderna, contemporanea. Le sue contraddizioni sono così forti, i suoi desideri così umani che è difficile poter anche solo pensare che sia collocabile solamente nel contesto della sua triste vicenda. La lettera è un’opera priva di ipocrisie intellettuali, facile, diretta, quasi rozza nella semplicità con la quale non risparmia niente e nessuno, eppure incapace di procrastinare giudizi, ma semplicemente fotografare fatti, luoghi, azioni di un mondo dalle strutture sociali che all’apparenza sembra defunto.



È un meccanismo semplice: la lettura diviene ben presto rapida, quasi vorace e così, inavvertitamente, si entra in un mondo tanto immaginifico quanto palpabile, odoroso, ora frastornato dal calore ora immerso nella mitologia della natura esotica.

Per restituire questa parola così intensa si è preferito, nella nostra lettura teatrale, improntata ad un minimalismo lieve, quasi in bianco e nero, mettere in scena il racconto invece che il testo teatrale scritto poco dopo.



La lettera si colloca nella produzione di William Somerset Maugham (1874 – 1965), grande scrittore e drammaturgo inglese del XX secolo, tra gli scritti di ambientazione esotica. Prevale in questi la tendenza a descrivere la vita delle colonie britanniche dell’Asia, nell'ultima fase dell'impero inglese. Tra i romanzi, vanno ricordati La luna e i sei soldi, ispirato alla vita del pittore Paul Gauguin, Il filo del rasoio, in cui il protagonista, un veterano americano della Prima Guerra Mondiale, lascia il suo paese per recarsi in India e trovare l’illuminazione, e Il velo dipinto (adattato recentemente per il cinema), storia di un medico inglese che decide di combattere il colera in una regione sperduta della Cina, per dimenticare il tradimento della moglie e riuscire a innamorarsi di nuovo di lei.


Tra i racconti, oltre a La lettera, bisogna far riferimento a Pioggia, che narra di un missionario e del suo tentativo di convertire una prostituta in un’isola del Pacifico. Tuttavia, mentre nei romanzi prevale una dimensione spirituale, tale da portare a concepire nell’Oriente un luogo nel quale trovare o ritrovare se stessi, nei racconti è evidente il pessimismo di Maugham, dove la tematica centrale è quella dell’isolamento degli inglesi in terra straniera e della loro progressiva alienazione.



La fama de La Lettera è soprattutto legata alla suggestiva versione cinematografica (1941) di William Wyler, che vide protagonista Bette Davis, cui però fu imposto, in ossequio a un discutibile moralismo, secondo il dettato del codice Hays di autocensura, un finale differente; ma il testo letterario La Lettera è altra cosa, il racconto si insinua nella vita di tre persone, consegnate a un oriente ancora misterioso, incomprensibile e incompreso, e riesce a farci percepire, con una facilità stupefacente, di quegli animi tormentati, ogni sfumatura, ogni piccola incrinatura”.

Nel maggio 2010 "Lettura e altri crimini" mette in scena, all’Auditorium Candiani di Mestre, lo spettacolo teatrale “La lettera” di W. Somerset Maugham con Franco Ventimiglia, Roberta Borghi, Santosh Dolimano, Luca Ventimiglia. I brani suonati in scena sono eseguiti da Luca Ventimiglia, il filmato è di Danilo Gaiotto, le luci di Fabio Cavolo, le foto di Akiko Miyake, la regia di Claudio Tesser e Franco Ventimiglia.

Claudio Tesser


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser


David Sylvian, Alchemy: An index of Possibilities (David Sylvian)
Orchestre Des Concerts De Paris (Jean-Marie Auberson, direttore - Pierre Fournier, violoncello), Il carnevale degli animali, Il Cigno (Camille Saint-Saëns)
Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, Roma (Tullio Serafin, direttore), Cavalleria rusticana, Intermezzo (Pietro Mascagni)
Chris Garneau, The leaving song (Chris Garneau)
Chris Garneau, ghost track da El Radio (Chris Garneau)
Joy Division, She's lost control (Joy Division)
David Sylvian, The department of dead letters (Fennesz/Parker/Sylvian/Tilbury)
Sigur Rós, Festival (Sigur Rós)
José Feliciano, Light my fire (Morrison/Manzarek/Krieger/Densmore)

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<![CDATA[Video interviste su MACAO]]>

Comunicato di Macao

Stamattina (ieri, ndr) alle 6.30 la polizia in tenuta antisommossa ha sgomberato la Torre Galfa a Milano.
Contro il potere illegittimo del denaro, invitiamo tutta la cittadinanza, unica in diritto di decidere le sorti di Macao, a partecipare all'assemblea pubblica che si terrà stamattina di fronte alla Torre, dove stanno già accorrendo in molti.

Riportiamo la dichiarazione del Prof. Alberto Lucarelli Assessore Beni Comuni del comune di Napoli, in merito alle occupazioni della Torre Galfa di Milano, del Teatro Valle di Roma e del Teatro Garibaldi di Palermo.

"I casi del Teatro Valle, del Garibaldi, di Macao ci impongono di ritornare ad interrogarsi sull’annosa distinzione tra legalità e legittimità. Non tutti gli atti legali, ovvero conformi ad una legge, ad una regola scritta sono legittimi (quante leggi circolano indisturbate nella società pur contenendo norme in contrasto con la Costituzione e i diritti umani?), così come non tutti gli atti illegali, ovvero in contrasto alla legge, sono illegittimi.
In sostanza vi sono occupazioni di proprietà pubbliche o private che oggettivamente sono illegali, in quanto in contrasto con le norme a difesa della proprietà, ma che tuttavia in alcuni casi trovano una loro legittimità attraverso forme di dissenso e di azione politica, in particolare nei momenti di crisi della rappresentanza e di negazione dei diritti sociali.
Talvolta la violenza legale delle regole può determinare l’insorgere di comportamenti illegali che tuttavia trovano la loro legittimità nel quadro politico, sociale ed economico, e nel recupero di una funzione sociale degli spazi."


(Alberto Lucarelli,
Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico,
Università di Napoli Federico II,
dal 1999 Componente della Commissione Rodotà
per la riforma del regime civilistico della proprietà pubblica
e per la difesa dei beni comuni)

La cultura non si sgombera.

 

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<![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Video interviste su MACAO]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Intervista a Fido Guido]]>

L'ultima volta che abbiamo intervistato Fido Guido era il 2007, oggi dopo vari anni vi proponiamo la nuova intervista di Fido Guido, fatta in occasione del suo ultimo lavoro "Realta e Cultura".

Potete ascoltare la nuova intervista nel player.

27/01/2007 - Intervista a Fido Guido (a cura di Mr.Robinson & Princelion)

Mr.Robinson: Siamo felicissimi di averti qui nell’Isola di Mr.Robinson perché spesso mettiamo le tue canzoni del tuo ultimo lavoro “Terra di conquista” e le usiamo per aprire il programma e per far sentire i Naufraghi (i nostri ascoltatori) in una vera e propria isola caraibica.

Fido Guido: Ne sono veramente onorato, mi fa un grande piacere perché è stato un disco che ha richiesto un sacco di lavoro e adesso con fatica, visto che sono diventato papà, da qualche mese sto cercando di mettere in piedi il prossimo lavoro, comunque sia significa che “terra di conquista” ha lasciato un buon segno.

MR: Benissimo, tanti auguri perché abbiamo un nuovo “Guidino”, come si chiama tuo figlio?

FG: Si chiama Mariella.

MR: Ah, Mariella una figlia allora. Diamo anche a lei il benvenuto nell’Isola di Mr.Robinson.

FG: Mariella mi sta dando un sacco di nuove ispirazioni anche perché dopo che diventi papà guardi molte cose le con occhi leggermente differenti, tante spinte vengono proprio dai bambini, sono convinto di questo.

MR: Allora aspettiamo il nuovo brano dedicato a tua figlia. Tu sei di Taranto giusto?

FG: Sì, esatto.

MR: Anche tu usi il dialetto come l’hanno usato nel Reggae i “Pitura Freska”, i “Sud Sound System” e tanti altri. Scrivi anche testi in italiano? Parlaci un po’ di questa scelta.

FG: Veramente cerco di buttar giù qualcosa in italiano anche se mi riesce più facile e più spontaneo scrivere in dialetto. La scelta di usare il dialetto è nata molto spontaneamente: come da voi, fra la gente della propria città, anche da me si parla quasi sempre dialetto specialmente tra amici. Scrivere canzoni in dialetto ti dà la possibilità di essere compreso all’istante da chi abita di fronte alla porta di casa tua. Secondo me, questa è la cosa che uno deve cercare di portare avanti: bisogna cercare di essere il più comprensivo possibile, almeno nel posto in cui abiti. Magari con tanti anni di lavoro, come hanno fatto i “Sud Sound System”, il dialetto diventa una “lingua”, molta gente si incuriosisce, va a spulciare i testi. Una cosa fondamentale, quando canti in dialetto, è mettere le traduzioni affiancate ai testi nei book dei dischi, perché se vuoi lasciare qualcosa anche alla gente che non sa il tuo dialetto devi quantomeno dare una spiegazione, come si faceva nei dischi di vinile tanti anni fa.

MR: Per chi non ti conosce: di cosa trattano i tuoi testi?

FG: Nel primo disco ci sono molte canzoni cantate sulle version giamaicane mentre sul secondo è stato fatto un lavoro molto più lungo: mi sono dedicato parecchio alle basi e al resto. I testi parlano esattamente delle cose di tutti i giorni visti dagli occhi di un ragazzo che ha un forte senso di coscienza per tutto ciò che ha attorno a partire dai problemi ambientali (nel posto in cui vivo viene distrutto l’ambiente, mi riferisco alle industrie, qui a Taranto l’ILVA che è il centro siderurgico di acciaio più grosso d’Europa che produce il 9% della diossina di tutta Europa) per arrivare alla disoccupazione che si vive qui. Ma anche di cose belle come il mare che abbiamo, il sole… Molti mi rimproverano il fatto che non faccio tante canzoni allegre, in stile Dancehall, però ho molte cose da dire per ciò che riguarda il mio territorio. Ho tanta voglia di comunicare alla gente quello che si vive qui.

MR: Infatti Ilario Galati scrive: “Fido Guido è portatore di ‘buone vibrazioni’, senza che però questo passi necessariamente per il politicamente corretto o l’edulcorato, a cominciare dall’intro nel quale Guido grida tutta la sua rabbia contro l’occupazione del territorio da parte della Marina Militare e della N.A.T.O. […]”

FG: Certo, l’ 80% della costa tarantina è occupata da vaste aree da parte della Marina Militare e adesso c’è anche la N.A.T.O. . Chi viveva di pesca non può più vivere di questa attività. Per cui l’intro di quel disco è una denuncia al fatto che Taranto è una città di pescatori e i pescatori ora non esistono quasi più perché non c’è più niente da pescare. Ho dato un bollettino tragico però purtroppo è così. Comunque la musica dà la possibilità di portare messaggi ovunque e sono convinto che molte coscienze cambino ascoltando i dischi, soprattutto i ragazzini che ascoltano molta musica, poi quando c’è un messaggio che li riguarda… insomma secondo me la musica fa tantissimo, molto più di tanti volantini, molto più di tante assemblee, ho cercato di farlo capire il più possibile all’interno di “Terra di conquista”.

MR: Come mai hai intitolato il tuo album “Terra di conquista”?

FG: “Terra di conquista”perché questa città da tanto tempo, come il sud in generale, viene presa di mira da imprenditori sciacalli o da speculazioni dello stato come per esempio l’acciaieria l’Italsider che prima era del governo italiano poi è passata ad un privato e i privati spesso e volentieri pensano ai comodi loro senza il rispetto della gente che abita in quel posto. Purtroppo questa è stata sempre una terra dove è stato fatto scempio. “Terra di conquista” tratta anche di un aspetto positivo: diventa “Terra di conquista” con le parole e con la musica, conquistare questa terra significa risvegliare le coscienze delle persone; immedesimati un attimo nei miei panni: vivo qui e c’è questa centrale enorme di cui nessuno parla che provoca 2100 morti all’anno di tumore a causa delle emissioni cancerogene 24 ore su 24, specialmente di notte e quest’industria è attaccata alla città e per chi nasce in questa città con questo mostro affianco arriva a 18-19 anni e non si rende conto di cos’ha di fianco e crede sia normale. Per cui “Terra di conquista” significa proprio questo, riprendersi un attimo quello che è il nostro territorio e quanto meno rendersi conto di come è stato ridotto da speculazioni e personaggi, che purtroppo ancora continuano ad essere impuniti; considera che 2100 morti all’anno di tumore sono un danno enorme che noi subiamo, significa 300.000 persone esposte quotidianamente a questo rischio senza che nessuno apra bocca e senza che ci sia un ministro della salute che dica: “questa gente và tutelata…vanno rispettati questi bambini perché sono uguali ai bambini di tante altre città dove magari ci sono parchi, verde, ecc.”. Quindi io in quel disco ho voluto fare una forte denuncia a tutto quello che è la realtà di questa grossa città. Mi auguro di non parlare sempre e solo della mia città ma voglio far fare attenzione a queste cose, uso il Reggae perché il Reggae è un genere che io amo: è diretto e piace a tutti, ai vecchi ai bambini. A me piace cantare le mie canzoni dove c’è gente coi capelli bianchi che canta, o bambini piccoli che salgono sul palco, è una cosa bellissima. Cerco sempre nei miei testi di trattare delle nostre radici e non di trattare di modelli esterni, uso il Reggae perché è bella la musica, perché è un linguaggio che è comprensibile da chiunque, puoi essere di qualsiasi stato e nazione. Usare il Reggae per scimmiottare questioni che non ti appartengono, mi sembra una cosa… (non la critico) che deve far riflettere un po’ tutti, perché noi abbiamo una storia lunghissima, dobbiamo metterci dentro il “nostro” sennò perdiamo di vista le nostre cose e le nostre conquiste fatte in tanti anni. Quindi credo che sia più giusto parlare delle nostre radici, della nostra storia e delle nostre problematiche e gioie.

MR: Tu usi le basi della Reggae music per esprimere questi argomenti, come è stato il passaggio, dal Punk al Reggae? ( abbiamo letto che suonavi con una band Punk ).

FG: Sì, da quando ho 12 anni ho sempre suonato Punk, ora ho smesso per ovvi motivi, perché mi dedico al Reggae a tempo pieno. In realtà molta gente può avermi criticato per questo passaggio e molta altra ha detto: “beh Guido sono contento che tu non hai muri nella musica”. Per me è stato un passaggio del tutto indolore, sono maturato passando dal Punk al Reggae, perché ho sempre ascoltato il Reggae e non vedo tanta differenza nei contenuti e nei messaggi che trasmettono questi due generi. I due generi nascono con una cosa comune di fondo: andare contro al capitale e andare contro a babilonia, se pensi capitale e babilonia sono più o meno la stessa cosa, capitalismo e babilonia (com’è interpretata dai rasta) rappresentano la stessa cosa. La spinta è sempre ribelle, quella di andare contro agli schemi già impostati che ti vengono imposti, a partire dalla scuola per arrivare alla televisione. Questi generi nascono tutti e due dalla strada. Quindi come prima mi poteva capitare di scrivere un pezzo Punk, ora con la stessa semplicità, scrivo un pezzo reggae nel mio dialetto ma credo che il Reggae sia più efficace. Quando suonavo con gli “S.F.C.” si cantava spesso in inglese e questo fatto era un po’ limitante per la comunicazione tranne nei momenti in cui finivano le canzoni e spesso si parlava con la gente. Sono contento di aver messo anima e corpo nella musica Reggae anche perché la porto avanti da solo e quindi mi dà tante soddisfazioni.

MR: Ti chiediamo un ultima cosa: puoi fare un saluto a tutti i Naufraghi (i nostri ascoltatori) dell’Isola di Mr.Robinson?

FG: Ti ringrazio Mr.Robinson, e faccio un saluto di cuore a tutti i ragazzi che ascoltano l’Isola di Mr.Robinson, ti ringrazio tanto anche per la pazienza che avete avuto ad ascoltare quello che avevo da dirvi, a presto, ciao! 


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<![CDATA[Mamba Nero - Il nuovo singolo di Sir Oliver Skardy]]>

Parafrasando la cantilena di un celebre motivetto del centro America, ripreso anche da un famoso Carosello degli anni sessanta, torna Sir Oliver Skardy con un nuovo singolo, Mamba nero che mette alla berlina i malcostumi della nostra povera Italia, tra suv e catastrofi, tra crisi e auto blu.

Implacabile come il Mamba nero del titolo, il serpente più veloce che esista, uno degli animali più pericolosi al mondo, Skardy inietta il suo letale veleno prendendo spunto da notizie di cronaca e come in una sorta di telegiornale presenta alla sua maniera i vizi di una società davvero poco edificante.

Il tutto è comunque condito da una sferzante ironia, all’insegna di quel politically scorrect che ha da sempre contraddistinto il suo stile, Skardy da perfetto Solito Idiota mette alla berlina il perbenismo di facciata: na volta i cambiava co la rivolusion, al massimo adesso co la liposuzion.
Quasi nessuno si salva da questo caustico affresco, nemmeno Bertolaso e chi ha cercato di speculare sulla tragedia del terremoto dell’Aquila: e quei co chel casso de videofonin, rivava i socorsi ma prima el bechin.

Nel finale Skardy parafrasa anche una celebre lirica della figura principe della musica reggae mondiale: dixeva Bob Marley c'è chi ama il potere, ben pochi hanno il potere di amare.

Nel nuovo singolo si intensifica la collaborazione con Paolo Baldini, bassista e co-produttore degli Africa Unite e leader della crew Alambic Conspiracy, con cui ha prodotto tra gli altri 3 Allegri Ragazzi Morti e Mellow Mood.
Una collaborazione iniziata con i missaggi dell’album Piragna (2010), continuata poi con la realizzazione di Piragna in dub (2011) e che per la prima volta con Mamba nero lo vede impegnato nelle vesti di produttore artistico.
Il brano uscirà nei più importanti digital store in due versioni differenti, una più melodica e giocosa Radio Version ed una Ragga Version, molto più aggressiva, oltre all’ormai immancabile Dub Version.

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<![CDATA[LNRipley - Bluroom Box1]]>

Sotto certi aspetti i ragazzi sono dei rivoluzionari.
Applicano nuovi metodi di distribuzione musicale, interagiscono in modo particolare e stuzzicante con il loro pubblico e rappresentano una ventata d’aria fresca in un panorama elettronico, stantio e spesso poco originale.

Misteriosi ed aleatori, gli LNRipley, collettivo musicale con base a Torino, ereditano il loro sound da dubstep e drum’n'bass, contaminandolo con svariate influenze e un’attitudine live senza precedenti.
La struttura di partenza, è quella di una comune rock band: basso e batteria. A questi elementi tradizionali,si aggiungono una sezione elettronica e un frontman dotato di un certo carisma, Mc Victor.

La loro missione invece, è quella di creare un flusso sonoro che riesca a comunicare con i loro ascoltatori, distruggendo in senso lato, muri, stucchi e pareti di tutte le dancefloor.
Dopo un continuo apprendistato a base di esplosivi live set su e giù per lo stivale, questo 2012 li vede uscire con il loro nuovo Ep, Bluroom Box 1, in vendita esclusivamente sui circuiti interattivi. Cinque tracce ad altissimo voltaggio, fra atmosfere dubstep made in UK e sonorità neurofunk, connotate dalle carismatiche liriche del vocalist.

L’ascolto di Bluroom Box 1, è letteralmente un viaggio. Si parte dai cattivissimi bassi di Morning blues, alle atmosfere dilatate e in crescendo di When the day is done, fino ad arrivare ad Out of Mind che, chiude la parte dubstep.
A creepers dinnerDuel invece, riflettono di più l’anima e l'attitudine drum’n'bass del collettivo. Intro e atmosfere pacate, si accoppiano a bassi e batterie ereditate dalla neurofunk più cattiva che si possa trovare in commercio.
Pulsazione dopo pulsazione, i loro brani invadono il cervello e rapiscono i movimenti del corpo.

Non c’è da niente da pensare, bisogna solo premere play.

Nota Bene:
Gli LNRipley saliranno sul palco
dello Sherwood Festival,
prima del concerto degli Aucan,
Sabato 7 Luglio 2012.
More info qui

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<![CDATA[Intervista a N'Toni Montano]]>

E’ uscito “RIGHT MOOD” disco d’esordio di “N’TONY MONTANO” per l’occasione ospite nella spiaggia dell’isola di Mr.Robinson.

Un lavoro intenso, semplice,  caratterizzato  dal connubio tra melodie new roots, dance hall, e gli strumenti  e le tecniche di esecuzione vocale di ispirazione prettamente tradizionale, dando vita a  quelle sfumature, quei sapori di un Calabria arcaica ormai quasi dimenticata.

Mr.Robinson- ben “naufragato” nell’isola di Mr.Robinson. Abbiamo tra le unghie il tuo disco d’esordio “RIGHT MOOD” un cd ,a nostro parere, fresco ed interessante . Quanto tempo è passato dal pensare di fare un disco come “Right mood” ad ora che finalmente è uscito ?

N’Tony Montano- in “RIGHT MOOD” ci sono dei pezzi che mi porto dietro da qualche anno anche se hanno avuto delle evoluzioni nel tempo, ma c’ero legato, e quindi ho voluto renderli ufficiali in questo album d’esordio. Il progetto all’inizio era un po’ più ampio, poi ho preferito limitarlo a questi 9 brani e già stò lavorando a nuove tunes. Comunque c’è voluto un’anno per realizzare il disco.

Mr.- Nei tuoi live usi le basi oppure suoni con la band?

‘Ntoni-Nei contesti live preferisco la musica suonata perche’ cerco di caratterizzarli con l’aggiunta di strumenti tradizionali, visto che provengo da una famiglia che li costruisce, e la musica reggae parla spesso di radici. Non bisogna mai dimenticare da dove si proviene per poi proseguire il viaggio,questo per me è essenziale.

Mr- “RIGHT MOOD” percorre diversi stili della musica jamaicana dal new roots alla dance hall.

‘Ntoni- si è un collage di tutte le sfaccettature di reggae che amo con quel tocco di personalità dettata dal dialetto e dalla ricerca di termini arcaici onomatopeici, mi piace l’effetto che ne esce.

Mr- ci sono diverse collaborazioni in questo tuo lavoro ..

‘Ntoni- In “Right mood”( la title track) c’è la combination con Maddawg anche lui di Catanzaro su suffer riddim lui canta prettamente in patois io in dialetto, ognuno si esprime con i propri mezzi e questo da un tocco particolare al brano. Il contenuto di questo pezzo è una dichiarazione d’amore nei confronti della musica come fosse una donna ed è una delle canzoni che tengo più a cuore.

Mr-Il punto di partenza di questo disco è una forte vibrazione che tu esprimi in dialetto userai questa energia per fare in futuro una canzone in inglese?

‘Ntoni-Per ora non ne sento la necessità anche perché sono partito cantando alla mia gente magari mi limiterò a fare qualche pezzo in italiano. Il pezzo nell’album che più esprime questo concetto in combination con Virtus penso sia “Simu d’accussì”.

Mr-Cosa pensi del fatto che oggi per un giovane artista come te vivere di musica sia un sacrificio ancora più gravoso di un tempo?

N’toni-Questo è il paradosso dei mezzi che abbiamo oggi che accorciano i tempi e aumentano le possibilità ma i dischi non si comperano pìù. Io se un disco mi piace tendo a comperare l’originale uno perché amo avere il disco fisico (spero siano ancora in tanti che facciano questo)e poi mi metto nei panni dei miei colleghi che fanno sacrifici per promuovere la loro roba e quindi penso sia il minimo da fare comperare un disco di un artista che si rispetta e si stima.

Mr-grazie per esere stato nella spiaggia dell’isola di Mr.Robinson in bocca al lupo e alla prossima.

‘Ntoni –grazie a voi bless!

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<![CDATA[Divagazioni Musicali del 15 maggio 2012]]>

La playlist della puntata del 15 maggio 2012.

Buon ascolto!

Groundation - Freedom taking ever da "The gathering of the elders"

Sierra Leone's Refugee All Stars - Jah come down da "Rise and shine"

Linton Kwesy Johnson - All we doin is defendin da"Live Stockholm 2002"

Angelique Kidjo - Gimme shelter da "Spirit raising"

Soul Rebel Brass Band - Sweet dreams are made of this da "Unlock your mind"

Soul Rebel Brass Band - Say na-hey da "Unlock your mind"

Dirty Dozen Brass Band - We gon roll da "Twenty dozen"

Les Blerots de R.A.V.E.L - Calmos da "Calmos"

Orchestre National des Berbes - Sympathy for the devil da "15 ans de scene"

Orchestre National des Berbes - Alaoui da "15 ans de scene"

Asian Dub Foundation - A history of now da "History of now"

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<![CDATA[Future, Landscape. A changing exhibition.]]>

Cosa rimane del paesaggio ai giorni nostri fra residui del passato e trasformazioni  produttive, abbandono e riqualificazione ambientale, nostalgie di un sentire la terra come luogo di appartenenza e visioni di un altro futuro possibile? La mostra vuole proporre una ricognizione ad ampio spettro fra luoghi descritti e luoghi immaginati, cogliendo del paesaggio le sue stratificazioni di naturale e artificiale, di aspetti esteriori e proiezioni interiori. La stessa forma espositiva è concepita come un dispositivo/organismo in grado di modificarsi, di trasformarsi: ad un nucleo iniziale di artisti, si aggiungeranno o prenderanno posto altri artisti, con altre opere e installazioni, e altri luoghi nei quali l’esposizione verrà riallestita e riformulata in seguito.

Artisti in mostra (26 maggio – 8 luglio): Bruno Estevan, Cristian Chironi, Marco Citron, Cuoghi  Corsello, Roberta Franchetto, Antonio Guiotto, Dritan Hyska, Hannes Lang, Dacia Manto, Tiziano Martini, Giovanni Morbin, Pavel Mrkus, Serse, Paolo Parisi, Eltjon Valle, Jonathan Vivacqua, Andreea Werner. 

Approfondimento

Due termini semplicemente accostati, messi vicini l’un altro: futuro, paesaggio con quel tanto di estraneità che comporta l’uso di una lingua diversa rispetto a quella propria, soprattutto se si riferisce a due termini così densi di significati. Del futuro sembra ormai si possa parlare solo in termini globalizzati, e con una lingua adeguata al processo di globalizzazione, mentre con il termine paesaggio sembra si possa al massimo richiamare, rispetto al più neutro e ubiquitario landscape, una condizione ormai passata, legata al termine ‘paese’, termine che rischia di suonare oggi desueto sia per descrivere la scala relazionale microlocale quanto quella nazionale. Si può ancora,  ai giorni nostri parlare di paese, e magari di genius loci, sentendo risuonarvi dentro l’origine etimologica derivante dal termine latino pagus – che stava ad indicare contrada e borgo, pieve e campagna -, considerando quali siano state le concrete conseguenze dell’aver concepito per decenni, come ci ricordava amaramente Rosario Assunto in un suo celebre studio, il paesaggio in termini di pura estensione spaziale? Eppure, dagli anni ’70 del secolo scorso, quando Assunto pubblicava il suo “Il paesaggio e l’estetica”, qualcosa sembra essere cambiato se ai nostri giorni, come vuole Gilles Clement, del paesaggio si viene ricomponendo una nuova, terza, condizione, che viene descritta nel suo “Manifesto del terzo paesaggio”. Condizione consapevolmente ibrida, e nondimeno vitale, dovuta alle pratiche di abbandono di modelli industriali, agricoli, turistici, ormai obsoleti, una condizione aperta piuttosto ad una nuova visione delle cose, grazie anche ad una diversa sensibilità generale.  

Riferirsi alle arti per affrontare e riflettere la complessità di tali tematiche indica che non possiamo affidarci solo agli strumenti disciplinari di tipo più propriamente analitico per osservare ciò che abbiamo intorno. Insomma se si vuole provare a comprendere la relazione fra ciò che del paesaggio ci viene riconsegnato dal passato (scarto da riciclare, frammento tutelabile, residuo di una modalità di rappresentazione estetica che può suonare anacronistica) e una sua condizione a venire, le arti possono coadiuvarci non poco. Offrendo, forse oggi più che in passato, spunti e suggestioni assai significativi per rappresentare e immaginare la nostra relazione con l’ambiente, con le sedimentazioni e le stratificazioni che appaiono indistricabili fra ciò che è artificiale e ciò che è naturale, fra ciò che è la realtà, il mondo esteriore, e ciò che invece costituisce il nostro mondo interiore.  

Un tema ‘classico’ come quello del paesaggio, da rivisitare dunque in tutte le sue possibili valenze: dalla descrizione alla visione di una condizione delle cose diversa dall’attuale, ma che in questa è intravedibile. Un paesaggio, così come un senso della natura e dell’ambiente, rivisitato  da artisti contemporanei che si trovano a lavorare in contesti fortemente antropizzati, contesti che sembrano aver perduto ogni aura, o dimensione simbolica, ma nonostante tutto vi si può ancora avvertire una tensione verso quella condizione dell’attesa, del non ancora, che fa di ogni paesaggio un possibile presagio, una forma di prefigurazione dell’avvenire. 

La stessa forma espositiva è concepita non staticamente, ma come dispositivo/organismo in grado di modificarsi, di trasformarsi, cangiante come il tema di cui si occupa: per questo a changing exhibition. Ad un nucleo iniziale di artisti, si aggiungeranno o prenderanno posto altri artisti, con altre opere e installazioni, e altri luoghi espositivi. 

Future, Landscape. A changing exhibition è il primo appuntamento della serie di attività previste dal progetto “Linea mobile. Progetti d’arte contemporanea fra le Dolomiti e la laguna di Venezia” che vede la collaborazione di Forte Marghera - Parco del Contemporaneo con Dolomiti Contemporanee, collaborazione aperta ad altre realtà associative come lo SPAC di Buttrio (UD). Il progetto nel suo complesso mira a costruire e mettere in rete una serie di soggetti associativi che operano specificatamente in relazione con il territorio e le arti contemporanee.

info@parcodelcontemporaneo.it

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<![CDATA[Il Pan Del Diavolo]]>

Mercoledì 20 Giugno 2012
@ Sherwood Festival
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova

@ Second Stage

Il Pan Del Diavolo
Piombo, polvere e carbone tour

Apertura cancelli dalle ore 19.00

1 € può bastare

Il pan del diavolo è un gruppo musicale siciliano Folk /Rock formato da Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo.
Suonano per l'etichetta indipendente La Tempesta. Il Gruppo nasce a Palermo nel 2006,nel 2008 vince il concorso Italia wave sicilia. Nel 2009 con l'uscita del primo Ep omonimo chiudono un tour di 80 concerti che presenta la band al pubblico nazionale. Il 15 gennaio 2010 esce Lp"sono all'osso" per la Tempesta dischi, ottimamente accolto dalla critica(5 stelle per RollingStone e disco del mese per Buscadero) ,l'album diventa finalista del Premio Tenco nella sezione"migliore opera prima".La Band ha attualmente all'attivo più di 200 concerti e il 6 febbraio 2012 annunciano sulla loro pagina Facebook che il 3 aprile uscirà il loro nuovo album intitolato Piombo, Polvere e Carbone.

http://www.ilpandeldiavolo.it/blog/

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<![CDATA[Alta Fedeltà del 14 Maggio 2012]]>

In rapprasentenza, una degna rappresentanza,  del trio Overband, Alberto De Rossi ci ha raccontato dei suoi esordi musicali e delle prime memorie musicali, di come si è formata la band il cui nome prende spunto dal programma tv Overland World Truck Expedition,ha difeso le cover, abbiamo sondato il suo background musicale, ci siamo indignati, arrabbiati, ma alla fine.....la musica, quella buona, vince su tutto!!!

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<![CDATA[Eclettica del 13 maggio 2012]]>

Dadamatto “il cantico delle creature”
Sycamore Age “romance” 
C+C=Maxigross “low-sir” 
Great Lake Swimmers “new wild everywhere”
Profumo di Vinile: Billie Holiday “strange fruit” -
Black Eyed Dog “when i was married to you”
Linfinity “miles”
Deadhorse “no particular night or morning”
The Pond “circle round a tree” 
Alessandro Fiori “il vento” 
Le immagini: Album d’Aprile di Marco Paolini
Le letture: La notte dell’oracolo di Paul Auster

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<![CDATA[Hip Hop Day (3° Edizione): Special Guest: Ghemon Scienz]]>

Domenica 01 Luglio 2012
@ Sherwood Festival
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova

@ Second Stage

Hp Hop Day 3° Edizione

1 € può bastare

Ore 17.30

Tavola Rotonda con il guest Ghemon Scienz, Max Mbassadò, PD City Connection.

Giornata dedicata alla cultura e musica Hip Hop non tanto come un principio quanto un mezzo per riappropriarsi della propria identità, diritti e libertà, forma libera e diretta di comunicazione spontanea aldilà dello star system. Musica e colonna sonora indipendente, dalla forte identità multiculturale capace di dar un senso appartenenza ad una comunità, un movimento che comunica attraverso un linguaggio universale. “Hip la conoscenza Hop il movimento”. Radio come cassa di risonanza, voce e forte segnale della comunità.

A seguire l'esperienza del progetto PD City Connection nato dalla sinergia delle realtà di Padova operative al C.S.O. Pedro.

Ore 20.00

Freestyle Battle hosted by Mbassadò, Dj Pinzee

Per iscrizioni alla Freestyle Battle: mbassado@yahoo.it con oggetto Battle
iscrizione da confermare in loco entro le Ore 19.30

Ore 23.00

Ghemon Scienz
Live show

Ghemon al secolo Gianluca Picariello, nato ad Avellino l’1 aprile 1982 .
Inizia le prime esperienze nel campo della musica rap nel 1996 e dopo 4 anni nel 2000 autoproduce il demo “Bloodstains” col nome di Sangamaro che viene recensito come uno”dei prodotti più interessanti dell’anno…”(AELLE, Aprile 2000), e che gli permette di acquisire una buona esperienza sia in studio che dal vivo.
Nei 2 anni successivi si sposta a Roma, dove tutt’ora risiede e dove da subito inizia a lavorare ai suoi nuovi progetti.
A Marzo 2005 entra a far parte del collettivo “Soulville Records”una sorta di network che coniuga un'etichetta discografica e un sito (www.soulville.it) che raccoglie artisti e ascoltatori, con gusti musicali simili, più vicini al soul e al rap dalle atmosfere sofisticate, cosiddetto “conscious”, presto diventata una stabile realtà della scena Hip Hop Italiana.
Nel 2006, Soulville pubblica gratuitamente "Ufficio Immaginazione", il primo Ep da solista di Ghemon, che riscuote notevoli consensi di critica e raggiunge quota 3000 downloads.
Dopo l'estate 2006, Ghemon fuoriesce dal collettivo "Soulville" per proseguire da solo la propria esperienza musicale.
Nel Marzo 2007, unendo le forze con il noto dj romano Fester Tarantino, viene pubblicato il mixtape/street album "Qualcosa Cambierà", 20 tracce di cui 11 inediti, autoprodotti e autodistribuiti, che fanno da preludio all'album "La Rivincita Dei Buoni", che vede la luce nel novembre del 2007.
Nello stesso mese Ghemon viene premiato alla decima edizione del MEI (il meeting delle etichette indipendenti che si tiene annualmente a Faenza) come "Hip Hop Brand New Artist 2007".
A metà del 2008 inizia a lavorare al suo quarto progetto ufficiale che si intitola "E poi, all'improvviso, impazzire" spalla a spalla con Fid Mella e Dj Tsura, formando anche il fantomatico gruppo "Ghemon & The Love Quartet" e che esce nel 2009. Il fortunato album riscuote successi di critica e pubblico. Vengono estratti 3 video, che vanno in rotazione sulle tv musicali italiane, e anche alcune testate estere si occupano di recensirlo.
Nel 2010 fa uscire gratuitamente dal sito www.blue-nox.com l'ep di 7 tracce chiamato "EMbrionALE" con lo pseudonimo di Gilmar. Il lavoro è una rielaborazione delle musiche del compositore Jon Brion, associate alle parole di Gilmar, personaggio dell'immaginazione dell'autore.
Il 25 Gennaio 2012 rilascerà un nuovo album intitolato "Qualcosa E' Cambiato/Qualcosa Cambierà vol.2" ideale prosecuzione del progetto iniziato nel 2007.

Ghemon aka Gilmar è membro di Blue Nox e Unlimited Struggle, e porta avanti una nutrita attività live accompagnato da Dj Tsura e da esponenti dei due collettivi di cui è rappresentante.

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<![CDATA[Snatura Rock del 13 maggio 2012]]>

h15:15 Intervista ai Uochi Toki
"Idioti" è il titolo dell'ultima fatica del duo Uochi Toki, appena uscito per La Tempesta e costituito dalla parola di Napo e dal suono di Rico. Sette album sono passati dal loro esordio e ormai non vi sono dubbi sulla validità della loro opera. Ascoltare con voracità le storie e i pensieri del narratore sciolto con i giacigli elettronici creati dal tranquillo manipolatore, mi lasciano sempre ammirata e colpita.

h16:00 Intervista ai Mosquitos
I Mosquitos da Frosinone li ritroviamo più in forma che mai per questo disco nuovo "Socialhaze" appena uscito per Fosbury e che tocca la quarta pagina della vita musicale del gruppo. Qualche cambio di formazione e da trio si ritrovano in sei per cogliere prontamente le cangianze psichedeliche per spazio e intensità. Un disco scuro, molto elettrico ma sempre attento alla melodia delle chitarre. Ne parliamo con il cantante Mario Martufi.

h16:30 Intervista agli Exilia
Masha canta negli Exilia che ormai sono arrivati con "Decode" al quinto album appena uscito per la tedesca ZYX. la Germania è stata fondamentale per l'evoluzione del successo del gruppo che facendo metal - per quanto contaminato - in Italia non trovano molti spazi. Da parte mia ho trovato molto interessante il progetto è la vocalità di Masha che cattura uno spasimo rock a cui non si resiste.

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<![CDATA[Snatura Rock del 13 maggio 2012]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Snatura Rock del 13 maggio 2012]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Buongiorno e arrivederci]]>

Ecco l'appello degli artisti di BUONGIORNO E ARRIVEDERCI:


Siamo un gruppo di artisti professionisti italiani che lavorano nel campo delle arti visive e performative, da anni impegnati in questo settore e con un lungo curriculum alle spalle.
Siamo stati invitati a partecipare ad un festival di artisti italiani organizzato in una galleria nel centro di Berlino, quartiere Mitte, la Emerson Gallery Berlin. 
Il nome del festival sarà BUONGIORNO E ARRIVEDERCI, due parole che gli stranieri riconoscono e un'espressione che per noi italiani può voler dire molto di più: attaccamento e amore stizzito e deluso per il proprio paese. 
Si tratta di una grande occasione per l’arte italiana contemporanea non mainstream, che difficilmente trova spazi e porte aperte nel nostro paese, una vetrina importante. 
Il festival avrà tra l’altro un ampio respiro sia temporale che di contenuti. Si aprirà l’1 di agosto e continuerà e si protrarrà per quasi due mesi, fino al 22 settembre. Il programma si strutturerà in tre blocchi: 
- arti visive e installazione: Barbara Fragogna 
- arti visive, installazione e performance: Jennifer Rosa e Greta Brisandola
- arti visive, installazione e performance: Andrea Penzo e Cristina Fiore
Rebecca Agnes 
Elisabetta Di Maggio 

La galleria che lo ospita riesce a coprire parte delle spese, ma per un periodo così lungo avremo bisogno di coprire le spese di alloggio, di trasporto delle opere e i viaggi per raggiungere Berlino nei giorni delle differenti performance. 
Chiediamo il vostro aiuto per poter sfruttare un’opportunità che purtroppo dobbiamo andare a cercarci fuori dall’Italia pur essendo artisti professionisti con esperienza, come potete vedere dai nostri siti web. Dal nostro e vostro paese, l’Italia, l’unico sostegno che riceviamo per essere presenti ad un festival che sceglie di avere come filo conduttore l’arte contemporanea italiana è il probabile patrocinato, dell’Istituto Italiano di Cultura a Berlino e dalla Regione Veneto.
A ciascun titolare di una delle quote che ci permetterà di essere presenti a Berlino come artisti italiani, oltre ad infinita riconoscenza, verrà inviata una mail personale di ringraziamento con foto d'autore dell'evento. 
Per chi parteciperà con la prenotazione di 5 quote, saremo lieti di farvi avere il nostro grazie inviandovi una copia cartacea del catalogo del festival autografato dagli artisti partecipanti.

- Barbara Fragogna -http://barbarafragogna.blogspot.de/

- Il gruppo Jennifer Rosa -www.jenniferrosa.org (http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/30012941)

- Andrea Penzo + Cristina Fiore - 
www.andreapenzo.it/ http://cantierecorpoluogo.blogspot.it/ 

-Elisabetta Di Maggio - www.viafarini.org/italiano/mostre/dimaggio.html

- Rebecca Agnes - www.rebeccaagnes.org/ 

- Greta Bisandola - www.gretabisandola.blogspot.com

EMERSON GALLERY BERLIN 
www.emerson-gallery.de

We are a group of Italian artists who work in the performing and visual arts field and by now we have a longstanding experience in doing what we love. 

We have been invited to take part to a festival of Italian artists organized by a Berliner gallery, the Emerson Gallery Berlin, which is right in the Mitte neighborhood. 

The name of the festival is “BUONGIORNO E ARRIVEDERCI”, which are two words that all foreign people understand and it is an expression that means much more to Italians: a strong attachment and a disappointed love for our own country. 

This is a great opportunity for non-mainstream Italian contemporary art which often finds it hard to have a way out in Italy: the one that we have been offered is really an important showcase. 

The festival will have a wide scope both in terms of contents and duration. It will open on the 1st August and will last almost two months, until the 22nd September. The program will develop in 3 main parts:

- visual arts and installation: Barbara Fragogna 
- visual arts, installation and performance: Jennifer Rosa and Greta Brisandola
- visual arts, installation and performance: Andrea Penzo and Cristina Fiore
Rebecca Agnes 
Elisabetta Di Maggio 


The gallery that will host the festival can cover only part of the costs, and for such a long period we will need to cover expenses for accommodation, transportation of our works and travel to get to Berlin in the different days of our performances. 
We ask your help to have an opportunity that we sadly have to look for outside Italy, despite our solid experience and professionalism, as you cans see in our websites. The only support that we get from our country, Italy, to take part to a festival that has as main topic Italian contemporary art is the probable patronage of the Italian Institute of Culture in Berlin and of the Veneto Region. 

To every and each “holder” of one of the shares that will allow us to be in Berlin as Italian artists, beside our infinite gratitude, we will send a personal email of thanks with an author picture of the event. 
To those who will support us by booking 5 shares, we will be happy to express our thankfulness sending you a copy of the festival’s catalogue signed by all of us. 


- Barbara Fragogna -http://barbarafragogna.blogspot.de/

- The group Jennifer Rosa -www.jenniferrosa.org (http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/30012941)

- Andrea Penzo + Cristina Fiore - 
www.andreapenzo.it  http://cantierecorpoluogo.blogspot.it/ 

-Elisabetta Di Maggio -www.viafarini.org/italiano/mostre/dimaggio.html

- Rebecca Agnes - www.rebeccaagnes.org/ 

- Greta Bisandola - www.gretabisandola.blogspot.com

EMERSON GALLERY BERLIN 
www.emerson-gallery.de

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<![CDATA[Diserzioni del 13 maggio 2012]]>
Vaga- mente
Liberata dal suono
Che lento esonda le sponde
che s’infiltra in ogni luogo da sperimentare
Fin  dentro lo sconosciuto inconscio
 
Xela - The Only Rose
Harold Budd/Cocteau Twins: The Ghost Has No Home
Helios: Not It Can
The Green Kingdom: Emerald Perspective
The Retail Sectors: Finally, People Unconsciously Hope That Their Savior Die
Snow In Mexico:  Prodigal Summer
Casilofi:  Tonight (Ft. Reena Riot)
Throwing Snow & Py: Wallow (Raffertie remix)
Face Heel: No Stars
Asa & Stumbleine: glow
Sina.: Remembrance
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<![CDATA[Opere d'arte bruciate a Berlino]]>



Giovedì 26.04.2012 alle 17.300h gli artisti Barbara Fragogna, Petrov Ahner, Miriam Wuttke, Chiara Mazzocchi, Alexander Rodin, Chris Rautenberg, Robert Förster, Josè Urhè e Martin Reiter bruceranno alcuni dei loro lavori prodotti nel Centro d’arte Tacheles di Berlino.

Gli artisti di Berlino – Mitte aderiscono all’ART WAR in Solidarietà al CAM di Casoria, Napoli. Come nel sud Italia anche a Berlino, la libertà dell'arte e della cultura nel suo complesso rischiano di soccombere sotto la struttura mafiosa del mondo degli affari e della politica. 

Gli sviluppi post-democratici dei nostri giorni ci vogliono fermare attraverso la distruzione del nostro lavoro. A causa della legge di questa società “giungla” non produciamo più Arte, il baratto della nostra vita per la democrazia deve cessare. Signor Monti, signora Merker, signor Wowereit, avete il dovere di prevenire il conflitto sociale verso cui stiamo irrimediabilmente precipitando!

Le nostre opere d’arte bruciano per dichiarare che la città di Berlino dovrebbe sviluppare, proteggere e preservare lo spazio creativo e culturale del Tacheles. Gli investitori privati, nonostante il fallimento delle loro imprese, continuano a perpetrare danni. Berlino potrebbe avere la sua opportunità di riscatto acquistando ad un prezzo vantaggioso l’area che include il Tacheles allo scopo di sviluppare un progetto per finanziare la città piuttosto che accondiscendere e quindi bruciare nel rogo della speculazione immobiliare.

Il colpo di stato neoliberale cerca di invaderci attrverso la distruzione del nostro lavoro. I bancari selvaggi bruciano gli strumenti di controllo che spesso mancano al governo la cui austerità favorisce ed alimenta l’iniziativa privata mafiosa e mette fine al concetto di comunità. A causa di questo oscuro rigurgito di feudalesimo non siamo più in grado di produrre e mostrare arte, a causa di questa battuta di arresto del progresso civile in cui “la liberà è del più forte” le opere d’arte del 21° secolo non sono più disponibili. 

L’educazione e la cultura sono il nutrimento di una società democratica, il CAM deve essere finanziato per poter continuare ad esistere e il Centro d’arte Tacheles deve essere acquistato dalla città di Berlino e deve quindi essere ulteriormente sviluppato.

Nel maggio del 2011 il CAM di Casoria, Napoli ha ricevuto asilo politico dal Tacheles e con la nostra azione di sostegno del 26 giugno 2012 confermiamo e continuiamo il rapporto di scambio tra Italia e Germania. LA GUERRA DELL’ARTE – e ancora di più… lo sfruttamento inumano di tutto e di tutti ci conduce in ultimo grado dentro ai forni crematori del mercato.

Questa non è una mera operazione decorativa che specula sugli abusi della politica a indebito vantaggio dell’arte contemporanea, questa è un’azione dell’Arte… - Tacheles Biennale2012 -

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<![CDATA[Strane Strade del 13 maggio 2012]]> ]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Real Festival 2012 - 30 Maggio / 03 Giugno 2012, Schio (VI)]]>

Real Festival, è un festival libero e indipendente che nasce dalla partecipazione di più associazioni e realtà, per la creazione di uno spazio cittadino di discussione, confronto ed elaborazione di pensieri e pratiche nuove.
Nel nome di questo festival sono racchiuse 4 parole chiave che sono:
Reddito, Energia, Ambiente e Lavoro.
In queste 5 giornate si affronteranno tramite dibattiti e incontri, il problema del lavoro, del reddito, della gestione del territorio e dei beni comuni.
Allo stesso tempo il R.E.A.L. Festival, è veicolatore di un altro modo di vivere il quotidiano.
Il mangiare sano, l'ascoltare buona musica e anche il bere buon vino diventa paradigma del buon vivere rispettando se stessi, gli altri e il territorio che ci circonda.

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<![CDATA[Crossover Zone 7 Maggio 2012]]>

Celebriamo il ritorno dei Soundgarden con la loro Live to Rise (colonna sonora del film The Avengers) per poi passare al momento del ricordo di MCA dei Beastie Boys che è mancato la scorsa settimana...R.I.P. MCA...
Poi Tripletta Angolo della Follia Compilation (Epsilon 9, Infinite Oort, D-lude) e doppietta Devotion più Skindred per quanto riguarda la Numetalzine.
Un altro pò di numetal per poi arrivare ad una tripletta molto più ruvida (Metallica, Machine Head entrambi di scena ad Udine il 13 Maggio, e i nostrani Kill The Klown). Chiudiamo con gli indimenticabili Glassjaw e i Sevendust Ft. Skin!!

Stay Tuned Kidz!!

Soundgarden - Live To Rise
Beastie Boys - Fight for your right to party
Epsilon 9 - I Want To Belive
Infinite Oort - Spasmo
D-Lude - Stay
Devotion - Paper Boy
Devotion - Nova
Skindred - Babylon
Beastie Boys - Sabotage
Clawfinger - Do What i Say
Deftones - Diamond Eyes
Metallica - Battery
Machine Head - Now I lay thee down
Kill The Klown - Unbreakable
Glassjaw - Siberian Kiss
Sevendust - Licking Cream

Gian @ CxZ

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<![CDATA[A Dispetto Della Discrezione del 12 maggio 2012]]>

Sperando vivamente di non ricordare la data di sabato 12 maggio 2012 come ultimo giorno delle pubblicazioni cartacee del Manifesto (a cui, ovviamente, va tutta la nostra solidarietà, umana e sociale), A Dispetto Della Discrezione affronta una puntata ricca di ospiti e di interessanti spunti. Dalle 17 alle 18 Carlo e Riccardo, voce e chitarra dei trevigiani A Flower Kollapsed, presentano ai nostri microfoni il loro terzo, omonimo disco per Macina Dischi: un concentrato furioso di distorsione, geometria, dissonanza e melodie appuntite, tra math-core e post-core, con un angosciato occhio rivolto verso la catastrofica situazione ambientale del nostro territorio. L'occasione di approfondire il tema dell'interazione sociale ci è offerto a cavallo tra le due ore, quando parliamo con Alvise Murazzi, del C.S.O. Pedro, dell'#occupyAltino parte 3 svoltosi ad inizio settimana (con particolare attenzione per il clamoroso successo della serata di martedì, con la proiezione pirata di Diaz: Don't Clean Up This Blood) e delle sue evoluzioni future: Fermenti da una parte, #occupyFrankfurt dall'altra. Infine, dalle 18.20 alle 19, Jester At Work, lo pseudonimo del cantante e chitarrista pescarese Antonio Vitale, svela i segreti del suo secondo disco, "Magellano": chi l'ha detto che per scrivere un disco folk bisogna avere, per forza, le verdeggianti colline del Vermont di fronte agli occhi?

Sparks - This Town Ain't Big Enough For The Both Of Us (da Kimono My House, 1974)

INTERVISTA AGLI A FLOWER KOLLAPSED

A Flower Kollapsed - Maimed (da A Flower Kollapsed, 2012)

A Flower Kollapsed - All Nature Is My Nature (da A Flower Kollapsed, 2012)

A Flower Kollapsed - Mud (da A Flower Kollapsed, 2012)

A Flower Kollapsed - Revolt (da A Flower Kollapsed, 2012)

A Flower Kollapsed - Uniformity (da A Flower Kollapsed, 2012)

A Flower Kollapsed - Details (da A Flower Kollapsed, 2012)

A Flower Kollapsed - Hollow Man (da A Flower Kollapsed, 2012)

David Krakauer - Tandal (da Pruflas: Book Of Angels, Vol. 18, 2012)

INTERVISTA AD ALVISE DEL C.S.O. PEDRO

Shannon Wright - You Baffle Me (da Let In The Light, 2007)

INTERVISTA A JESTER AT WORK

Jester At Work - The Branch (da Magellano, 2012)

Jester At Work - Estaçion 14 (da Magellano, 2012)

Jester At Work - Little Sad Song (da Magellano, 2012)

Jester At Work - Alphabet Tree (da Magellano, 2012)

Jester At Work - This Night Will Be Dead (da Magellano, 2012)

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<![CDATA[ReadBabyRead del 10 maggio 2012]]>

William Somerset Maugham

La lettera (parte 1 di 4)

versione radiofonica integrale


per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:

www.letturaealtricrimini.it


Voci: Donatella Ventimiglia e Franco Ventimiglia


Ai molti scrittori di noir dei giorni nostri andrebbe imposto di leggere un breve racconto di William Somerset Maugham, La lettera, che Adelphi ha mandato in libreria qualche anno fa: un’azione di grande semplicità, personaggi scolpiti con maestria, finale assolutamente noir. In poche pagine strepitose Maugham ci restituisce il ritratto di un ambiente che, appartenendo in ogni dettaglio all'inizio del secolo scorso (il racconto è stato scritto nel 1926) potrebbe parimenti essere il nostro. Difatti, ancora oggi, La lettera di Maugham, a oltre ottant'anni da quando nacque, resta un capolavoro, un perfetto gioiello di equilibrio narrativo.



Nella colonia inglese di Singapore, un caso giudiziario è sulla bocca di tutti: quello che vede coinvolta Leslie Crosbie, moglie di un importante proprietario terriero della zona, nell’omicidio, a colpi di revolver, di un altro possidente, Geoffrey Hammond, il quale avrebbe cercato di abusare di lei, in assenza del marito. All’apparenza si tratta di un caso di legittima difesa, tanto che l’avvocato della signora Crosbie, Mr. Joyce, è convinto che la giuria non avrà bisogno di prove particolari e di molto tempo per pronunciare un verdetto di assoluzione. Tuttavia, rimane dubbioso circa un elemento: perché la sua assistita ha scaricato il revolver addosso al suo aggressore, sparando addirittura quattro colpi a distanza ravvicinata? I dubbi si trasformano poi in certezze quando compare una lettera, scritta la notte dell’omicidio e indirizzata da Leslie a Geoffrey.



La scrittura di Maugham ha il dono di trasformarsi immediatamente in immagine, in luce, in tutte le declinazioni del bianco e nero, in tutte le luci e le ombre che il cinema, in particolare, ha saputo riflettere sulla sua opera. L’ambiguità e lo squallore morale, la decadenza sociale e culturale si ripercuote sul vivere quotidiano, sulle scelte che, consapevolmente o meno, indotte spesso dagli altri ci conducono a patti con il proprio io. In questa analisi dai toni oscuri dell’animo femminile, come è tipico di tutti i personaggi creati dallo scrittore britannico, non si salvano neppure gli uomini, deboli, mediocri, privi di personalità, vacui. Si lasciano condurre giù a fondo e ne restano distrutti, annientati. Ne viene fuori un ritratto apparentemente misogino della donna, ma il cinismo dell’opera getta fango su qualsiasi tipologia di esseri umani, neppure gli “schiavizzati” indigeni del luogo risultano possedere un’indole superiore, ma anzi sfruttano tutti quei mezzucci tipici della sopravvivenza. Le delineazioni dei caratteri ci riportano alle psicologie umane della tragedia greca, in realtà Leslie Crosbie è tanto universale quanto moderna, contemporanea. Le sue contraddizioni sono così forti, i suoi desideri così umani che è difficile poter anche solo pensare che sia collocabile solamente nel contesto della sua triste vicenda. La lettera è un’opera priva di ipocrisie intellettuali, facile, diretta, quasi rozza nella semplicità con la quale non risparmia niente e nessuno, eppure incapace di procrastinare giudizi, ma semplicemente fotografare fatti, luoghi, azioni di un mondo dalle strutture sociali che all’apparenza sembra defunto.



È un meccanismo semplice: la lettura diviene ben presto rapida, quasi vorace e così, inavvertitamente, si entra in un mondo tanto immaginifico quanto palpabile, odoroso, ora frastornato dal calore ora immerso nella mitologia della natura esotica.

Per restituire questa parola così intensa si è preferito, nella nostra lettura teatrale, improntata ad un minimalismo lieve, quasi in bianco e nero, mettere in scena il racconto invece che il testo teatrale scritto poco dopo.



La lettera si colloca nella produzione di William Somerset Maugham (1874 – 1965), grande scrittore e drammaturgo inglese del XX secolo, tra gli scritti di ambientazione esotica. Prevale in questi la tendenza a descrivere la vita delle colonie britanniche dell’Asia, nell'ultima fase dell'impero inglese. Tra i romanzi, vanno ricordati La luna e i sei soldi, ispirato alla vita del pittore Paul Gauguin, Il filo del rasoio, in cui il protagonista, un veterano americano della Prima Guerra Mondiale, lascia il suo paese per recarsi in India e trovare l’illuminazione, e Il velo dipinto (adattato recentemente per il cinema), storia di un medico inglese che decide di combattere il colera in una regione sperduta della Cina, per dimenticare il tradimento della moglie e riuscire a innamorarsi di nuovo di lei.



Tra i racconti, oltre a La lettera, bisogna far riferimento a Pioggia, che narra di un missionario e del suo tentativo di convertire una prostituta in un’isola del Pacifico. Tuttavia, mentre nei romanzi prevale una dimensione spirituale, tale da portare a concepire nell’Oriente un luogo nel quale trovare o ritrovare se stessi, nei racconti è evidente il pessimismo di Maugham, dove la tematica centrale è quella dell’isolamento degli inglesi in terra straniera e della loro progressiva alienazione.

La fama de La Lettera è soprattutto legata alla suggestiva versione cinematografica (1941) di William Wyler, che vide protagonista Bette Davis, cui però fu imposto, in ossequio a un discutibile moralismo, secondo il dettato del codice Hays di autocensura, un finale differente; ma il testo letterario La Lettera è altra cosa, il racconto si insinua nella vita di tre persone, consegnate a un oriente ancora misterioso, incomprensibile e incompreso, e riesce a farci percepire, con una facilità stupefacente, di quegli animi tormentati, ogni sfumatura, ogni piccola incrinatura”.

Nel maggio 2010 "Lettura e altri crimini" mette in scena, all’Auditorium Candiani di Mestre, lo spettacolo teatrale “La lettera” di W. Somerset Maugham con Franco Ventimiglia, Roberta Borghi, Santosh Dolimano, Luca Ventimiglia. I brani suonati in scena sono eseguiti da Luca Ventimiglia, il filmato è di Danilo Gaiotto, le luci di Fabio Cavolo, le foto di Akiko Miyake, la regia di Claudio Tesser e Franco Ventimiglia.

Claudio Tesser


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser


David Sylvian, Alchemy: An index of Possibilities (David Sylvian)
Orchestre Des Concerts De Paris (Jean-Marie Auberson, direttore - Pierre Fournier, violoncello), Il carnevale degli animali, Il Cigno (Camille Saint-Saëns)
Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, Roma (Tullio Serafin, direttore), Cavalleria rusticana, Intermezzo (Pietro Mascagni)
Chris Garneau, The leaving song (Chris Garneau)
Chris Garneau, ghost track da El Radio (Chris Garneau)
Joy Division, She's lost control (Joy Division)
David Sylvian, The department of dead letters (Fennesz/Parker/Sylvian/Tilbury)
Sigur Rós, Festival (Sigur Rós)
José Feliciano, Light my fire (Morrison/Manzarek/Krieger/Densmore)

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<![CDATA[Momostock del 10 maggio 2012]]>

Sigla: Zen Circus - I qualunquisti

Cosmetic - Lenta conquista
Manic Street Preachers - If you tolerate this your children will be next
Amor Fou - Alì
A Classic Education - Stay, son
Management del dolore post-operatorio - Auff!
Afterhours - Costruire per distruggere
Area - Gioia e rivoluzione
Red Light Company - Arts & Crafts
Gazebo Penguins - Wes Anderson (cover I Cani)
Love In Elevator - Autodamned

intervista a Francesco Valente (Love In Elevator)

Love In Elevator - Camilla's theme
Trailer Trash Tracys - You wish you were red
Mauro Ermanno Giovanardi - Io confesso
Sakee Sed - A.S.M.A. Los Angeles
I.C.O. - Polaris
Alberto Camerini - TV Baby
La Crus - Come ogni volta

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<![CDATA[Divagazioni Musicali del 8 maggio 2012]]>

La playlist della puntata del 8 maggio 2012.

Buon ascolto!

Violent Femmes - Dance motherfucker dance da "Add it up"

Gordon Gano - Run da "Hitting the ground"

Dan Sartain - Indian massacre da "Too tough to live"

Jack White - Sixteen saltines da "Blunderbuss"

Jack White - Freedom at 21 da "Blunderbuss"

Jack White - Love interruption da "Blunderbuss"

Southern Culture on the Skids - Bone dry dirt da "Kudzu ranch"

Southern Culture on the Skids - Devil's stomping ground da "Zombified"

Southern Culture on the Skids - Sinister purpose da "Zombified"

Frantic Flinstones - Haunted da "Freaked out and psyched out"

Guano Padano - Prairie fire da "2"

Guano Padano - Miss Chan da "2"

Mikelangelo & the Black Sea Gentlemen - On invisible wings da "Mikelangelo ..."

Thoose Poor Bastards - Glory amen da "Gospel haunted"

Thoose Poor Bastards - Wealth is death da "Gospel haunted"

Devil Makes Three - Black Irish da "Stomp and smash"

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<![CDATA[Alta Fedeltà del 30 Aprile 2012]]>

Il cuore di Salvo Ruolo è molto grande, contiene infatti due regioni: il Veneto e la sua natia Sicilia. In studio ha presentato il suo esordio da solista "Vivere ci stanca", prodotto da Antonio Gramentieri.

Il disco è un concentrato forte di canzoni d'autore ruvide, taglianti, ma anche morbide e meditate. E' un cantastorie crepuscolare Salvo Ruolo che strizza l'occhio al male dei nostri giorni.

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<![CDATA[Alta Fedeltà del 7 Maggio 2012]]>

Il nome del gruppo disorienta, il quartetto ferrarese non propone infatti dub, elettronica, bossanova e affini, e nemmeno metal. Il loro suono è  una miscela esplosiva di rock'n'roll, stoner, garage, heavy, e il tutto poggia sull'architettura perfetta di tre chitarre e una batteria che non fanno sentire la mancanza di un basso.

In studio ci hanno presentato il nuovo lavoro ancora fresco di stampa "Sorry, no dub", raccontato le loro prime memorie musicali, consigliato degli album da comprare e altri da evitare e ci hanno spiegato che lavorano soprattutto di sottrazione e che le canzoni nascono sempre quando manca qualcuno del gruppo.

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<![CDATA[Rapropos - Luca Gricinella]]>

Parlare di rap, o anche, più in generale, di cultura hip hop in Italia è sempre più difficile. La profezia “prima o poi Castagna mi parruccherà Diana Ross”, che Neffa cantava nel lontano 1998, sembra essersi concretizzata e fare da guida alla maggior parte delle nuove produzioni.Ecco perché Rapropos di Luca Gricinella appena pubblicato da quelli di Agenzia X, sembra descriverci un ambiente che a stento, con le nostre orecchie, saremmo in grado di riconoscere.

In Francia infatti il rap, nella maggior parte dei casi, ha mantenuto salde le sue radici. Per riprendere le parole di Grégory Curot, ex-caporedattore di Rap Mag, “il rap più che un genere musicale è un movimento”. Questa caratteristica gli ha permesso di attraversare, da capo a piedi, a più riprese e in momenti differenti, la società francese portando alla ribalta voci autorevoli del calibro di: NTM, IAM, Akhenaton, Keny Arkana, D'de Kabal. L'intento del saggio, però, non è portarci verso quella tendenza che sembra ormai dilagare in Italia: l'esterofilia. Anche il rap d'Oltralpe ha le sue zone d'ombra. Ma al contrario del nostro, anche nei suoi momenti più bui, proprio grazie anche ai paradossi creati, è sempre riuscito a fotografare ciò che ça vient dans la rue.

Rapropos risulta alla fine essere non solo la descrizione di un genere o fenomeno musicale. Al contrario, grazie all'attenta inquadratura sociologica dell'autore, ci regala un'istantanea di quello che l'attuale società francese rap-presenta.

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<![CDATA[Rennislandia del 3 maggio 2012]]>

Sigla: mùm - Rhubarbidoo

Niki & the dove
- Taylor
Edda Magnason - Jona
Agent fresco - Tempo
All we are - Trainspotting
SYKUR - Curling
Tilbury - Tenderloin
Cold mailman - Time is of the essence
Barr - The end of the road
Iceage - You're blessed

Sigla: mùm - Rhubarbidoo

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<![CDATA[Boxeur the Coeur - November Uniform]]>

Paolo Iocca non è certo un nome nuovo per la vivace scena bolognese né per la musica indipendente italiana. Già nei Franklin Delano e nei Blake/e/e/e, entrambe band di notevole spessore apprezzate anche all'estero, e in forza agli ...A Toys Orchestra dal vivo, Iocca è tornato quest'anno con il progetto solista Boxeur the Coeur.

Registrato prevalentemente in casa e co-prodotto insieme al newyorchese Shannon Fields, November Uniform è un disco dai riferimenti vari e lontani: dall'underground americano al kraut-rock, dal post-punk alla psichedelica indie-tronica fino alla musica etnica, ogni elemento trova una sua collocazione lungo la tracklist. L'iniziale Forewords svela l'affinità con gli Animal Collective e apre la strada al mondo fortemente emozionale di Our Glowing Days, brano raffinato e arricchito da un azzeccatissimo pianoforte preparato.

Suggestiva l'accoppiata tra l'ambient strumentale di Low Tide Lost At Sea e l'electro dancefloor oriented di Stormily Reassuring, potenzialmente una hit, ma l'episodio più alto dell'album è forse A Minimal Anthem. Ipnotica ed essenziale, questa traccia si sviluppa progressivamente attraverso una serie matematica di slittamenti armonici, riuscendo a essere pop e colta insieme.
November Uniform è un disco complesso, pieno di elementi e stratificazioni, ma avvincente e immediato allo stesso tempo: la prova matura di un musicista aperto alle contaminazioni e disposto a mettersi in gioco.

Imperdibile in concerto.

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<![CDATA[Snatura Rock del 6 maggio 2012]]>

h15:15 Intervista ai Grimoon
"Le Déserteur" è l'ultimo album dei veneti Grimoon, appena uscito per Macaco Records. Da anni i Grimoon presentano il loro progetto facendo coincidere la sensibilità cinematografica a quella musicale, contrapponendo i video relativi alle canzoni durante i live. La presenza delle storie, dei protagonisti del passato e dell'immaginario pittorico sono gli spunti e l'ago e il filo con cui queste canzoni addolcite dalla lingua francese della splendida Sonnen cantante e co-autrice delle canzoni assieme ad Alberto.

h16:30 Intervista ai Bad Love Experience
La Black Candy records licenzia un altro ottimo album dei livornesi Bad Love Experience. Un disco che intitolano "Pacifico" e non potevano scegliere aggettivo migliore per preparare i loro estimatori abituali al cambio di rotta che li porta a ridurre la loro parte garage rock e ampliare ed esporre un lato pop elettronico francese e soprattutto inglese. Comunque i ragazzi continuano ad essere fedeli ad un approccio sincero di affrontare la propria musica.

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<![CDATA[Snatura Rock del 6 maggio 2012]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Lo sguardo di Pina]]>

Un uomo alto e corpulento, dalla faccia stropicciata, entra in scena e prende posto sulla sedia. Ha l'aria confusa, sembra stanco, apparentemente capitato per caso in quel posto, si guarda attorno, saluta, controlla il cellulare "si, dice, nel caso chiamasse mia mamma, devo rispondere".
Così si presenta Pippo Delbono, per parlare di Pina Bausch o meglio, dello sguardo di Pina.

Pippo Delbono lo avevo sempre sentito nominare per fama ma non lo avevo mai visto in scena ne tanto meno dal vivo. Rimango inizialmente interdetta, ero venuta all'incontro per sentir raccontare di Pina Bausch non per guardare una persona che sembrava li per caso, ero abbastanza frastornata...
Poi scatta la molla, inizia a parlare a ruota libera di lui, dell'amore, del lavoro, della sua salute e di Pina, la donna, quel topolino, che gli cambiò totalmente la vita.
Lavorarono insieme per circa 7 mesi a Wuppertal (dove Pina aveva fondato la sede del suo teatro Tanztheater Wuppertal). Il rapporto che si instaurò dopo questa collaborazione fu di amicizia e stima sincera. Una donna molto particolare, Pina, silenziosa, osservatrice, curiosa che non giudicava le persone ma amava capirle per quello che erano e che potevano dare, certamente una donna non facile, ma unica.
Ringrazio Pippo Delbono per l'incontro che ha donato al pubblico ieri, al Ridotto del Teatro Verdi di Padova, ad una platea ridotta ma gremita di persone tutte attente e catturate da questo modo di fare un pò scazzato e dirompente, ogni sua parola trasudava un vissuto importante, energico e spesso mi sono ritrovata d'accordo con il suo punto di vista, su quello che diceva e affascinata da quello che raccontava.
Da Pina al teatro, alla scena contemporanea, gli argomenti sono stati molteplici ma tutti ben collegati tra di loro, l'uno richiamava l'altro.
Che linguaggi troviamo oggi in scena? Che cosa andiamo a vedere? Cosa cerchiamo?

Capita, almeno a me, di andare a teatro per sentirmi sommersa da imput che nella vita di tutti i giorni fatico a trovare a causa della routine, dello stress ecc. Mi capita di vedere spettacoli che alcune volte non hanno un significato preciso ma sono spesso i più potenti, quelli che ti lasciano un segno, quelli che ti fanno smuovere dentro parti di te che erano assopite.
La definizione di Pippo Delbono non potrebbe essere più indicata, il teatro deve essere assordante, perché fuori tutto lo è.
C'è bisogno di un senso? Quando fuori, nel mondo di tutti i giorni, capitano cose che non possono avere un senso? Perché allora non farsi trascinare dalle emozioni, da ciò che vediamo in scena senza per forza trovarne un significato?
Il corpo è un mezzo di comunicazione molto più potente della voce e la danza è un linguaggio che permette di dire cose che a voce sarebbero più complicate da mostrare.

Il dubbio è la libertà che abbiamo per raggiungere ciò che vogliamo.

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<![CDATA[#OccupyAltino - ATTO III ]]>

Abbiamo riaperto il cinema Altino!
Due giornate di proiezioni, dibattiti, esposizioni artistiche.

Programmazione:


LUNEDI' 7 Maggio

ore 16:00
Inizio proiezioni cinema:
“Black Block” - Documentario.
Regia e sceneggiatura di Carlo A. Bachschmidt (Fandango, Italia 2011, 76 Min)
- “Zorba il greco” (Alexis Zorbas).
1964, diretto da Michael Cacoyannis e basato sull'omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis.
- Cortometraggi

ore 18:00
Esposizione artistica di “DUSTY EYE”
(www.dustyeye.com)

ore 21:00
Assemblea Pubblica “BLOCKUPY FRANKFURT”

RISE UP! Dalle strade d'Italia alle piazze d'Europa: tutt* a Francoforte.Il 17/18/19 a Francoforte,nel luogo simbolo dove ha sede la Banca Centrale Europea, si svolgeranno le tre giornate europee di mobilitazione contro la dittatura della finanza e le politiche di austerity. Ne parliamo con:
- Argiris Panagopoulos (corrispondente del Manifesto da Atene e redattore della rivista Epohi)
- Attivisti della rete tedesca "Blockupy Frankfurt

dalle 22:30
Dj-set Jazz, Funk, Blues.

MARTEDI' 8 Maggio

ore 17:00
Esposizione artistica degli studenti del Liceo Modigliani

ore 18:30
FOGLIETTINI, QUASI!
L'imagin)-e Cre(-azione
Ludo Scenico

ore 21:00
Incontro dibattito:
“Quale futuro per il cinema Altino”
interventi e contributi dal Teatro Valle Occupato (Roma), Cinema Palazzo (Roma), MACAO (Milano), Teatro San Martino (Bologna), SALE Docks (Venezia).

Ore 22:30
Cinema Altino all'aperto. Prima Proiezione.
Nel vecchio progetto del cinema era stato programmato l'utilizzo del tetto come cinema, cercheremo di dare vita a tutto questo proiettando il film:

“DIAZ”, di Daniele Vicari.

Con Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Elio Germano, Davide Iacopini, Ralph Amoussou. (Fandango, Italia 2012, 120 Min).

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<![CDATA["Polenta e Kebab": detonazione di click nella rete]]>

Finalmente on line il video dell'imbarazzo!
Dopo essere stato cassato dall'emittente "Dee Jay Tv", il nuovo video dei Punkreas gira vorticosamente nella rete, conquistando circa 40.000 visualizzazioni in poche ore ed un posto di tutto rispetto nella home page del sito del quotidiano  "La Repubblica".
Non male per un prodotto definito "politicamente inopportuno", che sta avendo un ritorno pubblicitario ragguardevole e a tutto vantaggio della nota punk band italiana.

Il video tratta con ironia la fenomenologia leghista, descrivendo con l’umorismo che ha  sempre contraddistinto la band di Parabiago, riti pagan-padani degni di un grottesque inarrivabile, gestualità protoceloduristiche tipiche della “Nassiùn” che non c’è e che fa concorrenza solo a Narnia e connessioni con aspetti poco attinenti alla tradizione tutta lumbard che tanto rivendicavano queste strane creature verdi.
Strappa sorrisi sotto i baffi l’interpretazione di Luca “Zulù” Persico dei 99 Posse, non a caso tra gli interpreti del video e del medesimo brano in questione, piace tutto il cast impreziosito da affettuosi “cameo” per intenditori e l’ottima regia di Stefano Poletti.

Dopo averlo guardato con piacere, rimane solo da chiedersi cosa sarebbe successo di tanto sconveniente se fosse andato in onda su “Dee Jay Tv”? Le risposte a questa domanda arrivano copiose dai fans nella rete, è una gara di ipotesi sarcastiche senza tregua.
Forse, un certo pubblico laureato sotto l’ aquila nera a due teste, non l’avrebbe semplicemente capito. 

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<![CDATA[Eclettica del 6 maggio 2012 ]]>

C+C=Maxigross “low-sir” 
Fuel Fandango “shiny soul”
Aafke Romeijn “stella XVII”
Zero In On “lonely heart”
Stealing Sheep “i am the rain”
Deadhorse “no particular night or morning” 
Claudia Is On The Sofa “boy”
Ramona Falls “brevony”
Bjork “sacrifice (death grips remix)”
Profumo di Vinile: Bessie Smith “a good man is hard to find” 
Le immagini: Shrek di Andrew Adamson e Vicky Jenson
Le letture: Achille piè veloce di Stefano Benni

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<![CDATA[Diserzioni del 6 maggio 2012]]>

Cerchiamo lo specchio in basso,
non per lamentare il dolore
che sappiamo diffuso e profondo,
ma per romperlo e per trovare
le mappe di un'altra geografia
di una strategia d'uscita

 

Larvae: Exit Strategy
Attilio Novellino: Sirens
Good Weather For An Airstrike: Another Way Out
Asonat: On The Other Side
Wolfgang Voigt: Rückverzauberung 6
Black To Comm: Mirror
Anduin: Behind The Voyeur's Wall Of Glass
Strie: Hällilaul
James Blackshaw : The Snows Are Melted, The Snows Are Gone
Listening Mirror: Falling Under

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<![CDATA[American Dust - Richard Brautigan]]>

Nel 1982, quando scrisse American Dust (So the wind won’t blow it all away), il suo ultimo libro, Richard Brautigan era per molti un ex-talento della letteratura nordamericana: il suo capolavoro, Pesca alla trota in America, risaliva a ormai 15 anni prima, e l’alcolsimo e la depressione avevano ormai da tempo minato il fragile equilibrio di questo scrittore originalissimo, spesso catalogato come hippy o beat ma in realtà assolutamente inclassificabile: un vero genio naïf sbocciato chissà come dal cuore del Paese.

É per questo che il romanzo, oggi ripubblicato da Isbn nella collana Reprints, ha qualcosa di miracoloso: è miracolosa la mescolanza di tono leggero ed elegiaco, e l’urgenza di tenere insieme queste schegge di passato quando ormai anche il presente è scardinato, “prima che il vento si porti via tutto”.

American Dust mescola continuamente i piani temporali, seguendo il vagabondare dei ricordi della voce narrante mentre mette insieme i frammenti di un episodio traumatico e fondamentale accaduto nel 1948, quando egli aveva tredici anni e viveva nell’Oregon, sotto i cieli sterminati e piovosi del Nord-Ovest. Tramite la storia del bambino che, sparando alle mele in un campo con un fucile calibro .22, uccide accidentalmente l’amico che era con lui, pare parzialmente autobiografica, Brautigan porta alla luce i fantasmi personali che lo attanagliavano negli ultimi anni e quelli collettivi di un’America sempre in guerra con gli altri e con se stessa, eppure paradossalmente struggente ed indifesa come un bambino con un fucile in mano.

Un libro (ed una traduzione, di Enrico Monti) consigliatissimo a tutti.

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<![CDATA[Strane Strade del 6 maggio 2012]]>

Ospite di Strane Strade in questa puntata Cillo con la sua ottima selezione musicale e il suo omaggio ai Beastie Boys per la prematura morte di Adam Yauch

Blaze "My beat" (Island Rec)
Jovonn feat. Carole Sylvan "Somenthing 'bout dis love" (West End Rec)
James Mason "NightGruv" (Rush Hour Rec)
Raw Silk "Do it the music" (West End Rec)
Paul Jacobs "Soul Grabber part.1 (Aquarius Rec)
Michael Watford "So into you" (East West Rec)

Cillo selection

Beastie Boys "An open letter to NYC" (Capitol Rec)
Cosmic Metal Mother "Time is now" (Panacustica Rec)
SW. "Track 2" (Sued Rec)
Dj Raw Sugar "Disco land" (Gazeebo International Rec)
Reggie Dokes "Black children of the ghetto" (Philpot Rec)
Wally Badarou "Chief inspector" (Island Rec)
Back Street Band "Let's be lovers" (Jenk-Ai-Ron Rec)
Mary Jane Girls "All night long" (Motown Rec)
Solo Sounds "We're chilly" (SnJ Rec)
Padlock "Seventh Heaven" (Garage Rec)
Damon Lamar "Rising Sun" (Tetrode Music Rec)
Theo Parrish "Sweet sticky" (Sound Signature Rec)
Chris Gray "Moonchildren" (Downbeat Rec)
Visual "The music got me" (Prelude Rec)
Serious Intention "You don't know" (Easy Street Rec)
Dj Sotofett presents Bhatki Crew "Sunrise Mix" (Wania Dj Edition Rec)


Aqua Bassino "Baby c'mon /Ron Trent rmx" (F Communications)
Blofeld "Nexus remix" (Nuphonic) 

Vakula "Untitled" (Shevchenko)

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<![CDATA[A Dispetto Della Discrezione del 5 maggio 2012]]>

Pollini impazziti, felpe dimenticate in stazione, alberi segati per due ore di fila, influenze stagionali: poteva essere un pomeriggio migliore. E tanto male, in realtà, non lo è davvero stato. A Dispetto Della Discrezione ospita due gruppi tra di loro diversissimi per attitudine, suono, risultato finale. Dalle 17 alle 18 Marco, voce e chitarra de Il Triangolo, spiega ai nostri microfoni tutti i segreti che stanno dietro a "Tutte Le Canzoni", un disco musicalmente schieratissimo che si propone di essere un manuale beat per le prossime generazioni, che ha già spaccato in due la rete e che promette di far discutere ancora moltissimo. Psichedelia come se piovesse, invece, nella seconda ora, con la presentazione di "Anguane" degli Slumberwood da parte di Matteo: un disco complesso, molto stratificato, erede della tradizione patavina dei Jennifer Gentle e delle visioni allucinate di Syd Barrett, tra una citazione di Lynch, un cane infuriato contro un amplificatore per basso e un concerto torinese in cui ricreare ogni singola atmosfera del supporto fisico... Nel mezzo, presentazione del concerto sherwoodiano della Pat Metheny Unity Band, il prossimo 11 luglio, con il ripescaggio di un brano dell'ormai leggendario "Song X" del 1985, suonato ed inciso assieme ad Ornette Coleman.

Questa puntata è dedicata ad un grande uomo e ad uno straordinario musicista, Adam Yauch.

Il Triangolo - Le Forbici (da Tutte Le Canzoni, 2012)

INTERVISTA A IL TRIANGOLO

Il Triangolo - Battisti (da Tutte Le Canzoni, 2012)

Il Triangolo - Giurami (da Tutte Le Canzoni, 2012)

Il Triangolo - Nessuna Pietà Per Quelli Che Odiano Gli Anni '60 (da Tutte Le Canzoni, 2012)

Il Triangolo - Quando Isacco Gridò Contro Il Popolo (da Tutte Le Canzoni, 2012)

Il Triangolo - La Primavera (da Tutte Le Canzoni, 2012)

Connie Stevens - Sixteen Reasons (da YouTube)

Il Triangolo - Una Sola Preghiera (da Tutte Le Canzoni, 2012)

Ornette Coleman & Pat Metheny - Kathelin Gray (da Song X, 1985)

Slumberwood - 7th Moon Of Mars (da Anguane, 2012)

INTERVISTA AGLI SLUMBERWOOD

Slumberwood - Emerson Laura Palmer (da Anguane, 2012)

Slumberwood - Help Me Grampa (da Anguane, 2012)

Slumberwood - La Corsa Del Lupo (da Anguane, 2012)

Slumberwood - Harmonium (da Anguane, 2012)

Slumberwood - Anguane (da Anguane, 2012)

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<![CDATA[Il corpo del reato]]>

Margaret Hilda Thatcher è stata primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990, unica donna ad aver mai ricoperto questa carica.
Nell’insensata agiografia confezionata da Phyllida Loyd con The Iron Lady (peraltro meritato Oscar per Meryl Streep), c’è un momento in cui è possibile mettere a fuoco la vera personalità di questa inarrivabile donna di potere.
E’ quando il suo Stato Maggiore la mette al corrente dell’importanza strategica dell’incrociatore argentino Belgrano, nel pieno del conflitto per il possesso delle isole Falkland - Malvinas. Quando ordina senza esitazione di affondarlo  e di causare così 400 morti, nei suoi occhi c’è un lampo di gioiosa e autocompiaciuta crudeltà, di totale disprezzo per la vita umana, di verità finalmente, che vale tutto il film. In Hunger, opera prima del videoartista britannico Steve Mc Queen, possiamo invece ascoltare la sua vera voce nella primavera del 1981, durante la blanket and dirty protest attuata in Irlanda nel carcere di Long Kesh (soprannominato The Maze, il labirinto) dai militanti dell’IRA, l’esercito repubblicano di liberazione irlandese rinchiuso nel famigerato Blocco H, per protestare contro le umilianti e vessatorie condizioni di detenzione loro imposte dal governo britannico e perché venga loro riconsegnato lo status di prigionieri politici.

Quando proclama con la consueta durezza che non esistono reati e detenuti politici, ma solo crimini e criminali comuni e che nessuna forma di protesta potrà far arretrare di un solo passo il suo governo. Quando le sue parole perentorie formalizzano un salvacondotto indiscutibile per le forze di polizia penitenziaria, impegnate per ordine del governo in una sistematica e feroce operazione di smantellamento della solidità dei prigionieri attraverso ogni forma di violenza fisica e morale. Il baricentro del racconto è costituito dalla figura di Bobby Sands, militante di Provisional IRA di 27 anni, in carcere da quattro in ragione di una condanna a 14 per detenzione di armi e dallo sciopero della fame a oltranza da lui portato avanti per 66 giorni fino alla morte. Seguito da altri nove compagni che faranno la stessa fine prima di provocare uno dei rarissimi cedimenti nella politica di cocciuto cinismo della baronessa Thatcher.

Mc Queen aveva presentato Hunger a Cannes nel 2008 vedendosi assegnare la Caméra d’or, premio per l’opera prima. All’epoca tutti i nostri distributori, data la pericolosità del soggetto, l’avevano prudentemente scansato.
Ma il successo di Shame, protagonista nuovamente Michael Fassbender (Coppa Volpi a Venezia) ha convinto la Bim a rischiare, seppure in ritardo, tenendo verosimilmente d’occhio il terzo film che la coppia sta girando in questi giorni. Non è la prima volta che la vicenda politica e umana di Bobby Sands viene raccontata sul grande schermo, ma Mc Queen va oltre il racconto, trasfondendo nella narrazione tutto il suo talento di videoartista.
Procedendo per accumulo costringe la nostra attenzione a concentrarsi sui dettagli e sui silenzi molto prima di svelare il soggetto del film. La neve che cade sottile sul sudore di un uomo in divisa, le briciole che da un tovagliolo scivolano sul pavimento, le nocche insanguinate di una mano sono informazioni preliminari trattate come quadri, prima di portarci dentro celle lugubri, scure, quasi delle caverne oltre le porte blindate.
Eppure con pareti costituenti singolari opere d’arte, graffiti preistorici aggiornati in una sorta di pop art. Ci mettiamo un po’ a capire che il colore è fatto con gli escrementi dei prigionieri, che i resti di cibo sono brulicanti di vermi, che in cella non c’è niente, ma proprio niente, eccetto un materasso lurido sul pavimento e un bugliolo che viene periodicamente svuotato facendo scorrere i liquami sotto la porta. Non teme l’accusa di essere un esteta dell’immagine Mc Queen accompagnandoci dentro The Maze, illudendoci inizialmente di voler operare per sottrazione quando tra la visione fugace di un manganello fuori ordinanza impugnato da una guardia e una testa lacerata e sanguinante non colloca le immagini del pestaggio. Quando sembra voler privilegiare le atmosfere e le luci azzurrognole e livide, il solo rumore dei cancelli, dei passi, del vociare degli agenti. Quando i particolari di visi e mani, dei corpi nudi e delle rozze coperte che avvolgono prigionieri sporchi e infreddoliti sembrano dover costituire il centro del suo lavoro. Perché poi non ci risparmierà più niente.

Dalla protesta delle coperte e dello sporco, passando per lo sciopero della fame (hunger strike) che consapevolmente supera la soglia del non ritorno, fino alle ultime immagini di solitudine, di morte e di affiorare di memoria (il giovane attore che interpreta Sands da ragazzino gli assomiglia in modo straordinario) mentre la camera a mano barcolla e passato e presente si sovrappongono, Mc Queen non rinuncia a nulla della personale estetica che ritroveremo in Shame, dell’originalità del suo sguardo e della sua partecipazione in ordine al corpo nudo del protagonista, in entrambi i lungometraggi declinato in forme diverse di autodistruzione. Ma riesce a far sì che la sua scelta visiva diventi morale, che i nostri sentimenti siano progressivamente coinvolti in una vicenda di più di trent'anni fa. Che Storia e finzione si fondano in un duro e incontestabile atto d’accusa. Perché non vi siano dubbi si concede il lusso, a metà racconto, di spezzare il montaggio alternato e inchiodarci in un piano fisso americano di 15 minuti sulla conversazione tra Sands e padre Moran, cattolico e indipendentista, seduti a distanza ai lati di un tavolo, in cui sono le parole a occupare interamente la scena. Sono le motivazioni della protesta, il senso della lotta, le ragioni della politica e quelle degli ideali. Il valore della disobbedienza davanti alle prescrizioni ingiuste. L’incardinarsi della coscienza etica prima che politica quando non si è ancora usciti dall’adolescenza. La responsabilità di portare con sé altri giovani soldati di un esercito illegale verso un destino letale. Se valga di più, se sia moralmente condivisibile, morire o vivere per la causa. Dopo i rumori delle ossa rotte, dei corpi pestati contro le pareti, dei manganelli battuti sugli scudi, delle bastonate rabbiose, le ultime immagini sono quelle di un uomo che da solo si consuma in una lenta agonia in una prigione dell'Irlanda del Nord. Il corpo martoriato, la mente che vacilla, brandelli di pietà che affiorano persino tra i suoi carcerieri infermieri, lo sguardo dignitoso e muto dei suoi genitori. Non è il corpo di un eroe, né quello di un martire, ma un corpo che poteva essere il nostro, in quel tempo e in quel luogo. Lasciandoci dentro non l’immagine di un giovane uomo amante della vita che ha cercato la morte per l’indipendenza del suo Paese, ma quella di un corpo oggetto della consumazione di un reato.
Un reato politico.

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<![CDATA[Eclettica del 29 aprile 2012 ]]>

Sigur Ros “ekki múkk” 
Nude Beach “walkin' down my street” 
Zero In On “indignados (somebody stole the clouds)” 
Ramona Falls “brevony” - Drink To Me “future days”
Aafke Romeijn “stella XVII” 
Afterhours “padania”
A Thousand Fuegos “no up no down”
Fuel Fandango “talking”
Profumo di Vinile: The Jesus and Mary Chain “something's wrong”
Le immagini: Robin Hood di Wolfgang Reitherman -
Le letture: SXSW 2012 Keynote Speech di Bruce Springsteen

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<![CDATA[Take Five, jazz & dintorni del 3 maggio 2012 ]]>

In questa puntata si ascoltano una serie di novità discografiche edite soprattutto dalla etichetta varesina Abeat Records.
Nella decina di proposte spicca il nome di uno dei più prestigiosi e universalmente noti pianisti italiani, il Maestro Giorgio Gaslini (etichetta Cam), mentre fra gli altri troviamo, Massimo Morganti e Vittorio Mezza che, presto saranno ospiti di questo spazio musicale per presentare i loro nuovi dischi. Nella seconda parte della puntata, invece, grazie alla richiesta di una ascoltatrice, spazio al contrabbasso (e al basso elettrico , con Jaco Pastorius) attraverso l’ascolto di alcune perle di uno dei grandi di questo strumento, Charlie Haden, in dialogo volta per volta con un solista diverso.

Titolo traccia (autori) – esecutori – titolo disco (etichetta) – anno

01. take five (P.Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. lascia che io pianga (G.F.Handel) – Giorgio Gaslini – incanto (cam) - 2012

03. caravan (D.Ellington) – Vittorio Mezza – life process (abeat) - 2012

04. incertezze future (P.Musarò) - Jazz Accident & F.Bosso – play mobil (abeat) - 2012

05. falando de amor (A.C.B.Jobim) – Antonella Montrasio & Max de Aloe 4et – pingopingando (abeat) - 2012

06. bebel (A.C.B.Jobim) – Antonella Montrasio & Max de Aloe 4et – pingopingando (abeat) - 2012

07. cumpà (R. di Rosa) – Rosario di Rosa & Contemporary Kitchen – yawp ! (abeat) - 2012

08. like someone in love (Van Heusen/Burke) – Massimo Morganti 4et – musiplano (neuklang) - 2012

09. tie (A.Jasevoli) – Antonio Jasevoli Chamber Project – quiet journey (parco della musica) - 2012

10. mas que nada (J.Ben) – Felice Clemente & Javier Pérez Forte – Aire libre (crocevia di suoni) – 2012

11. misa chico ( E.Falù) - Felice Clemente & Javier Pérez Forte – Aire libre (crocevia di suoni) – 2012

12. come Sunday (D.Ellington) – Massimo Barbiero/Marcella Carboni/Maurizio Brunod – Kandinsky (splash) – 2012

13. dustin’off the bass (Dixon) – Rob Wasserman – covering all the bassist (grp) - 1994

14. song for Che (C.Haden) – Charlie Haden & Carlos Paredes – dialogues (polydor) - 1990

15. dinette (D:Reinhardt) – Charlie Haden/Christin Escoudé – duo (dreyfus) - 1991

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<![CDATA[Momostock del 3 maggio 2012]]>

Sigla: Zen Circus - I qualunquisti

Lo stato sociale - Sono così indie
Brunori sas - Paolo
Afterhours - Padania
Offlaga Disco Pax - Sequoia
Maria Antonietta - Saliva
Il Teatro degli Orrori - Non vedo l'ora
Frankie HI-NRG MC - Rap Lamento
Le Orme - Gioco di bimba
The Van Pelt - Yamato (where people really die)
Dente - Giudizio Universatile
Samuele Bersani - Psyco
Universal Sex Arena - Kill you
Wora Wora Washington - Radical bending
Altro - Passato
Derozer - Brancaday
Cold in Berlin - White horse
Yacht - Shangri-La
Le luci della centrale elettrica - Emilia paranoica
Il Pan del Diavolo - La velocità
Africa Unite - Stile

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<![CDATA[ReadBabyRead del 3 maggio 2012]]>

Blaise Cendrars



Prosa della Transiberiana e della piccola Jeanne De France





per info su Franco Ventimiglia e Claudio Tesser:


www.letturaealtricrimini.it





Legge: Sarah Ventimiglia


Blaise Cendrars
Presenza dello scrittore 50 anni dopo

A cinquanta anni dalla sua morte, lo scrittore di origine svizzera Blaise Cendrars, “l’Omero della Transiberiana”, ha acquisito un riconoscimento indubitabile nella storia della letteratura, al di là della dimensione mitica creata da qualche critico e magari da lui stesso alimentata.
Numerosi lavori – sostenuti e diffusi anche dall'Associazione Internazionale Blaise Cendrars e dal Centro di Studi Blaise Cendrars di Berna (CEBC) – hanno analizzato e messo a fuoco le tematiche e le forme dei suoi testi. Ora il bourlingueur (il giramondo) sta per entrare nella Bibliothèque de la Pléiade.

Nato il 1 settembre 1887 a La Chaux-de-Fonds (Neuchâtel, Svizzera), Frédéric Louis Sauser gira il mondo già a partire dalla sua infanzia: Napoli (dove frequenta la scuola internazionale), Basilea, Neuchâtel. Nel 1904 parte per San Pietroburgo dove rimarrà fino al 1907 come apprendista di M. Leuba, fabbricante d'orologi. Vive la “domenica rossa” a San Pietroburgo e la rivoluzione russa del 1905.
Nel 1907 rientra in Svizzera, a Neuchâtel. Legge Schopenhauer, Spitteler, Przybyszewski, Macchiavelli, Haeckel, Heine, Tolstoi, Dostoievski, Nietzsche.
In aprile 1911 torna a S. Pietroburgo e raggiunge a New York la sua futura moglie, Féla Poznanska. Nel 1912, inventa il suo nuovo nome Blaise Cendrars e scive il suo primo grande poema, Pasqua a New York. Nello stesso anno ritorna a Parigi dove conosce Apollinaire, Robert e Sonia Delaunay. Diventa abitudinario a Montparnasse dove frequenta Modigliani (che gli fa dodici ritratti), Soutine, Chagall, Léger, Cocteau, Max Jacob, Arthur Cravan. Prova a realizzare la rivista Zones insieme ad Apollinaire ma il progetto non verrà mai portato a termine (Successivamente Apollinaire utilizzerà questo titolo per una sua opera!). Nel 1913 appare a Parigi il suo poema più celebre, La Prosa della Transiberiana, "primo libro simultaneo", accompagnato dai colori di Sonia Delaunay. Volontario dai primi giorni della guerra, perde la mano destra al fronte nel settembre 1915. Convalescente, rientra a Parigi dove incontra Picabia (che gli fa un ritratto), Satie e Braque. E' naturalizzato francese. Dall'estate del 1917 a Méréville (Essonne), Cendrars si rimette a scrivere dalla mano sinistra. Nel 1921 lavora nello Studio Rinascimento a Roma e prepara il film La Venere Nera con la danzatrice indiana Dourga. Se fallisce però nel tentativo di diventare cineasta, la scoperta del Brasile gli regala il gusto del romanzo: L'Oro (1925) gli varrà una fama mondiale. Il libro sembra essere stato il preferito di Stalin e viene tradotto in tedesco, ceco, inglese. Dai romanzi ai racconti, dai saggi ai reportage, Cendrars costruisce allora la sua opera. Corrispondente presso l'armata inglese, poi ritirato a Aix-en-Provence durante la seconda guerra mondiale scrive, in un grande sussulto di creatività, il suo capolavoro, L'uomo fulminato, seguito da altri tre volumi di Memorie: La mano mozza (1945), Bourlinguer (1948), La lottizzazione del cielo (1949). Cendrars muore a Parigi il 21 gennaio 1961.

Dalla note del Convegno internazionale
Blaise Cendrars
Presenza dello scrittore 50 anni dopo

17 febbraio 2011
Istituto Svizzero di Roma
Sede di Venezia


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Métro di Parigi, Linea 2, Stazione di Belleville
Arvo Pärt, Silentium (Arvo Pärt)

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<![CDATA[Soul Revolution puntata del 1 maggio 2012]]>

I suoni di Soul Revolution questa volta ci portano a conoscere una band che si sta ritagliando un ruolo importante nella scena dei club jazz italiani e non solo (giusto per..il 6 maggio saranno al Blue Note di Tokyo..), stiamo parlando dei Papik capitanati dal loro leader Nerio Poggi.
Con Nerio in collegamento telefonico (ma era come averlo di fronte a noi tanto il tono dell'intervista era rilassato) parleremo di "Music Inside", secondo lavoro della band che uscirà il 10 maggio prodotto dalla casa bolognese della Irma Records.
Nerio ci svelerà moltissimi aneddoti musicali e non: di come si possa miscelare Ennio Morricone con Mary J. Blige, del ruolo di Mario Biondi nella fazenda, del download dalla rete visto da una prospettiva diversa e molto altro..
Enjoy!

Playlist:

1) Herbie Hancock "4 A.M."
2) Jeremy Steig "In the Beginning"
3) Sleep Walker feat Bembe Segue "River of Love"
4) Papik "Staying for Good"  from "Rhythm of Life" 2009, Irma
5) Papik feat. Ely Bruna "The Puzzle of Life" from "Music Inside" 2012, Irma
6) Papik feat. Wendy Lewis "Family Affair" from "Music Inside" 2012, Irma
7) Papik feat. Alan Scaffardi "Black & Gold" from "Music Inside" 2012, Irma
8) Papik feat. Paco Di Maso "Raccontami di Te" from "Music Inside" 2012, Irma
9) Papik feat. Ely Bruna "Rebirth" from "Music Inside" 2012, Irma

Siti consigliati:

http://www.irmagroup.com/it/papik/

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<![CDATA[Tutti i concerti del Mainstage 2012]]>

Sherwood Festival 2012... un festival indipendente

15 Giugno - 14 Luglio

Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova

Apertura cancelli:Tutti i concerti dalle ore 19.00
La domenica dalle ore 16.00
Cypress Hill dalle ore 18.00
Manu Chao da definire


Il Festival è molte cose insieme: l’espressione di una comunità sociale e politica che non ha mai smesso di sognare un mondo diverso e più giusto, ma anche uno spazio pubblico vivo, attraversabile da tutti e in cui la musica, il teatro, l’arte, la scrittura, gli incontri e i dibattiti sono l’occasione per ridurre le distanze di punti di vista, di età, di approccio che spesso rendono complesso il vivere insieme, in comune.

Acquista i biglietti on line
senza diritti di prevendita
su www.sherwood.it
Clicca qui

Main Stage

Venerdì 15 Giugno
The Zen Circus
1 € può bastare

Sabato 16 Giugno
Il Teatro Degli Orrori
13 € su www.sherwood.it - 13 € + d.d.p. nei circuiti abituali

Venerdi 22 Giugno
Subsonica
15 € su www.sherwood.it - 15 € + d.d.p. nei circuiti abituali

Lunedì 25 Giugno
Manu Chao
20 € su www.sherwood.it - 20 € + d.d.p. nei circuiti abituali

Mercoledì 27 Giugno
Cypress Hill + Everlast + Dope D.O.D.
30 € su www.sherwood.it - 30 € + d.d.p. nei circuiti abituali

Venerdì 29 Giugno
Caparezza
15 € su www.sherwood.it - 15 € + d.d.p. nei circuiti abituali

Sabato 30 Giugno
AltaVoz De Dia presents Josh Wink
18 € su www.sherwood.it

Mercoledì 04 Luglio
Tre Allegri ragazzi Morti
1 € può bastare

Venerdì 06 Luglio
Afterhours
18 € su www.sherwood.it - 18 € + d.d.p. nei circuiti abituali

Sabato 07 Luglio
Aucan + LNRipley
1 € può bastare

Martedi 10 Luglio
The Flaming Lips + Verdena
22 € su www.sherwood.it - 22 € + d.d.p. nei circuiti abituali
25 € al botteghino la sera del concerto

Mercoledì 11 Luglio
Pat Metheny Unity Band
35 € + d.d.p. (Platea numerata)

Venerdì 13 Luglio
Ascanio Celestini
1 € può bastare

Sabato 14 Luglio
Gogol Bordello
20 € su www.sherwood.it - 20 € + d.d.p. nei circuiti abituali

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