<![CDATA[ webzine | Sherwood - La migliore alternativa]]> http://www.sherwood.it <![CDATA[Male Di Miele]]>

"Sono fermamente convinta che tutti debbano poter decidere sul proprio corpo". Valeria Golino.

La boccetta di Lamputal si deve assumere tutta, tassativo, anche se è amarissima. Poi restano tre minuti circa per la cioccolata, o il Cointreau, o la vodka, o quello che più ci piace. E' l'ultimo desiderio del condannato a morte che si è impadronito dell'esecuzione della sentenza. Pagando il giusto per un servizio proibito, ma attento e preciso. Di quella particolare professionalità che connota le condotte clandestine. Un protocollo dettagliato che comprende anche la gestione della colonna sonora. Non induce dolore ed è arrestabile in qualsiasi momento: la giovane donna con i guanti di lattice chiederà se vogliamo interrompere tutto fino a quando non verrà superata la soglia del non ritorno. Il Lamputal è un barbiturico utilizzato per sopprimere i cani, di libera vendita in Messico. Miele lo va a prendere, ne organizza l'uso, segue il paziente (lo chiama così). E’efficiente e puntuale. A lavoro terminato se ne va con una busta gonfia di banconote. Suicidio assistito.

Valeria Golino, classe 1966, decine di film all’attivo come attrice, una che si sente straniera sia negli Stati Uniti che a casa propria, per il suo lungometraggio d’esordio alla regia si è ispirata al romanzo “A nome tuo” di Mauro Covacich (Einaudi) concorrendo alla stesura della sceneggiatura. Accolto molto positivamente a Cannes 2013, ma distribuito in misura forse troppo modesta da noi, Miele è un’opera prima tutt’altro che banale. Non solo per la scelta del soggetto, reso attuale da un confronto politico e culturale incapace di imboccare la strada della modernità, ma soprattutto per la sua chiave di affrontamento, che evita la trappola della presa di posizione di parte, come è invece stato per Bellocchio con il suo pur appassionato Bella addormentata, evidentemente riferito al caso Englaro. Golino mette in scena una storia molto contemporanea con stile asciutto, senza ammiccamenti al pubblico, in grado di emozionare senza scivolamenti nel melodramma. Esibisce la condivisione della scelta della trentenne Irene (Miele è il suo nome di battaglia) che non è ne ideologica ne umanitaria. E’un lavoro: difficile, rischioso, illegale, ma vissuto come necessario.

Dopo le prime inquadrature che ci fanno solo intuire cosa accade dietro le vetrate d’epoca di un’abitazione benestante seguiamo Jasmine Trinca, per la prima volta davvero convincente, in una sorta di doppio binario. Quello che la porta dai frequenti viaggi in Messico in giro per l’Italia a contatto con diversi strati sociali a praticare il suo servizio a malati terminali, indossando sempre la stessa divisa di angelo della morte, esibendo sempre lo stesso sguardo distaccato e professionale. Quello che la porta a sfiancarsi in bicicletta o in estenuanti nuotate nel mare d’inverno, con qualche intervallo di sesso superficiale, con qualche improvviso e inspiegabile dolore al petto, fino a che non incontra il settantenne ingegner Grimaldi, un Carlo Cecchi ancora e come sempre impeccabile. Che le provoca un corto circuito imprevedibile: dopo essersi fatto consegnare e pagato il kit le rivela di avere una salute di ferro, la sua sofferenza è la noia, il non desiderare più nulla. Sa essere cinico e sgarbato, eppure affascinante e colto. Quando Miele gli ringhia addosso di non essere un sicario lui le risponde “la gente malata non ha più diritto di me”. Dritto al cuore del problema.

Miele è un film importante. Per stessa ammissione di Golino ha come riferimento Le invasioni barbariche di Denys Arcand, che dieci anni fa fece riflettere senza sentimentalismo e senza cinismo sugli stessi argomenti. Quando Grimaldi critica l’estetica suicida del gettarsi dal quinto piano non si può evitare il ricordo di Mario Monicelli, quando argomenta sull’avere (bene) vissuto abbastanza il pensiero va a Lucio Magri, quando i suoi ragionamenti concorrono a modificare lo sguardo di Miele pensiamo al vuoto normativo che ci riguarda. E’ un mestiere quello di Miele, ma, come le sibila Iaia Forte in attesa di sbarazzarsi del fratello, “è proprio un mestiere di merda”. Così quando finalmente Irene (non più Miele) può verificare l’effetto delle correnti ascensionali del mausoleo Suleiman Kamuni di Istanbul, a noi resta il tempo per verificare la risposta delle nostre riflessioni a una questione cinematografica ed etica che ci ha catturato fino all’ultimo fotogramma. Senza espedienti, senza enfasi, senza colpi bassi. E chiederci se non c’è un’altra battaglia da fare.

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<![CDATA[Ciao Don Gallo. Ci incontreremo ancora su quella strada.]]>

"Agitatevi, abbiamo bisogno del vostro entusiasmo. Organizzatevi, abbiamo bisogno della vostra forza. Studiate, abbiamo bisogno della vostra intelligenza".

Con queste parole Don Gallo ha aperto il suo intervento l'ultima volta che abbiamo avuto il piacere di ospitarlo. Era il dicembre scorso ed era passato per un saluto al Cso Pedro, a Padova.

La stretta forte con cui Don Gallo ci ha lasciato quella sera è quella che noi oggi vogliamo dare a tutta la comunità di San Benedetto e alle persone a lui più vicine.

Sono tanti i ricordi che ci tornano alla mente oggi, nel giorno in cui Don Andrea Gallo ci ha lasciato.

Sono ricordi di momenti vissuti insieme a lui e alla comunità di San Benedetto al Porto. A Genova nel 2001 durante le manifestazioni contro il G8 e allo Stadio Carlini.
E poi dopo, in tanti momenti di lotta e discussione con la generosità e l'intelligenza di un uomo che ha sempre vissuto, come noi, in "direzione ostinata e contraria".

"Io che sto per morire vi dico non lasciate che la democrazia muoia. Su la testa! Riconquistiamo il nostro futuro, tutti insieme" gridava Don Gallo al Pedro con l'entusiasmo e la passione che ci ha sempre trasmesso.

Ci saremo dovuti incontrare ancora tra qualche mese, il 10 luglio allo Sherwood Festival per un tuo spettacolo teatrale.

Ti ricorderemo in quella giornata ma lo faremo ogni giorno continuando a percorrere insieme a tanti altri quella strada che in questi anni abbiamo percorso insieme a te. Quella strada per la giustizia sociale e per i diritti, per un cambiamento, per un mondo nuovo.
Quella strada che ci ha fatto incontare.

Ciao Gallo

La foresta di Sherwood



...e le genti che passeranno mi diranno che bel fior..
Un disegno di Claudio Calia

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<![CDATA[Brasiliando #genteboa]]>

Indispensabili e costosi, quasi mai portano i risultati promessi. Stando allo sport, a parte pochissimi casi isolati, possiamo ricordare le Olimpiadi di Barcellona e poco altro, le manifestazioni sportive di queste dimensioni hanno spesso lasciato dietro di loro scandali e debiti. Macerie, insomma.

Ma quello che sta accadendo in Brasile è difficilmente decifrabile. E' un territorio troppo vasto, una sorte di continente a sé. Ha un'economia in crescita che sfugge la crisi con politiche liberiste da una parte e protezioniste dall'altra. La condizione di molti di quelli che vivevano sotto la soglia di povertà è migliorata ma non tutto è risolto. Se gli eventi in programma porteranno benefici o come sostengono alcuni analisti porteranno a sgonfiarsi quella che vedono come una "bolla" dal punto di vista economico, è tutto da vedere. Troppo presto, troppo prematuro sbilanciarsi su questo.

Non dimentichiamo che stiamo parlando di un territorio vastissimo, quasi un continente a sé. Che per di più ha un rapporto con lo sport molto speciale. La pratica sportiva è diffusa. Che ci siano o meno strutture, che sono comunque molto presenti. E gli spazi all'aperto, come spiagge e parchi offrono molteplici soluzioni per chi vuole fare sport.

"Brasiliando" è una sintesi attraverso suoni e immagini del Brasile che si affaccia al mondo. Con la scelta di lasciare che sia esso stesso a raccontarsi con i suoi suoni e i suoi colori. E con la passione per il calcio che è parte stessa della cultura del Paese.

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<![CDATA[Divise - spettacolo teatrale]]>

Nuovo appuntamento verso il Vicenza Pride organizzato dall'Assemblea contro la discriminazione e il pregiudizio "We want Sex", previsto per domenica 26 maggio presso lo spazio sociale "Bocciodromo” in via Rossi 198 a Vicenza.

Per la prima volta nella nostra città, andrà in scena "Divise", lo spettacolo teatrale scritto e diretto da Ila Covolan con Mara Pieri che formano il collettivo "Goghi & Goghi", ospite a Vicenza in questo week end per laboratori sui generi e teatralità.

Divise” è uno spettacolo sul genere e sul lavoro , un viaggio dentro frammenti di immagini, collage di luoghi comuni e meno comuni, su uomini, donne e soggettività al lavoro. Su un palco sommerso da immacolati rotoli di carta igienica bianca, che si trasformano in scale, torri, sedie, pesi, materassi, zattere, si snodano e si intrecciano spaccati di realtà lavorative delle più diverse. Uno spettacolo su donne che lavorano ma non sono pagate, su donne che vengono sfruttate, su uomini che non si addomesticano alla maschilità egemonica, su donne che si ribellano e su uomini in transizione, su donne barbute che non sono adatte per il marketing, sul razzismo introiettato, sull’agismo subdolo, sui giochi di potere, sulla retorica della sicurezza, sulla meschinità del precariato. “Divise” è uno spaccato crudo, tagliente, cinico, sull’ambiguità che il concetto di lavoro ha assunto nel contemporaneo, sugli attimi in cui il concetto di lavoro si stacca da quello di autodeterminazione, da quello di reddito, e diventa un universo in cui la sicurezza è un fatto personale, e il controllo è determinante per combattere la crisi. Un solo corpo in scena, in transizione continua tra i generi e le identità; poche parole,

a dipingere squarci di realtà tenera e violenta; azioni sceniche che costruiscono e abbozzano immagini che a poco a poco si distruggono, si trasformano. Brevi, intensi frammenti di storie che si intrecciano, con la scomoda consapevolezza che il controllo sui corpi è sempre vigile, e si fa oppressivo quando essi si rifiutano di incarnare le costruzioni culturali di genere.

L'inizio è previsto alle ore 20.30 con ingresso a 5 euro e prenotando al numero 340/3793658, sarà possibile cenare a partire dalle ore 19.30.

Il Collettivo Goghi&Goghi nasce informalmente nel 2004 ed ufficialmente nel 2010 dall’incontro tra Mara Pieri, attrice e performer, e Ila Covolan, autrice e fotografa. Fin dall’inizio la ricerca artistica di Goghi&Goghi è stata orientata alla fusione e commistione dei reciproci linguaggi, attraverso la sperimentazione e l’indagine di più generi artistici, dal teatro alla performance, dalla fotografia alle installazioni e ai video. In particolare, l’attività di Goghi&Goghi è fortemente legata a temi quali le discriminazioni e in generale l’ambito LGBTQ* (Lesbico, Gay, Bisex, Trans, Queer), attraverso lavori che riconducono all’intersezionalità delle lotte, alla lotta al pregiudizio, alla sovversione delle normatività. Inoltre, la loro ricerca artistica si è concentrata principalmente sul legame tra queste tematiche e altri filoni, quali quello della malattia e dell’emarginazione. Attualmente, Goghi&Goghi lavora a Trento, dove collabora con diverse realtà locali.

Lo spettacolo fa seguito al workshop di immaginari sui generi "DI-Vision", sempre a cura di “Goghi & Goghi”, che si terrà sabato 25 maggio da ADA-LAB , via Battaglione Framarin 42 e al quale è ancora possibile iscriversi contattando e chiedendo informazioni alla mail: adalab@autoproduzioni.net

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<![CDATA[Music between spring and summer]]>

E' tempo di novità, infatti come sempre il No Stop radiofonico di Sherwood continua costantemente ad essere aggiornato con EP di artisti emergenti.
Siamo giunti alla penultima settimana di maggio, il No Stop ha preso piede e la nostra tracklist musicale di settimana in settimana si fa sempre più ricca per poter soddisfare tutte le richieste e i gusti musicali.
Siamo nel limbo tra primavera ed estate, pochi appuntamenti ancora, per poi lasciarci a quelle che saranno le "Summer Holidays" e ritrovarci a settembre.
Ma, zero paura!
Non vi faremo mancare nulla.
Oggi 21 maggio abbiamo fatto per voi una selezione degli artisti che sono all'alba del loro percorso, ma comunque validi più di altri che di facciata hanno solo il nome.
Vi proponiamo sonorità che variano dall'indie al post rock.


Inoltre ringraziamo tutte le etichette, senza le quali questo nostro progetto non sarebbe possibile:

A Buzz Supreme, Muleta Dischi, Mk Records, Shyrec, Jaiag Records, Magmatiq Records, Picicca Dischi, Monotreme Records, Believe Digital.


Cover cd No stop



Eccovi come promesso i 12 brani della settimana:


Lazy Deazy - Sevilla

Muleta - Moriremo Increduli

Citizen Kane - Ombre

Federico Cimini - Un militare

Coco Roise - Villain

Divanofobia - Non farti corrompere

SignA - Blueberry Road

Giuradei - Senza di noi

Niagara - Seal

Wora Wora Washington - LN

Avekey - What you are

Lume - Bad Daughter

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<![CDATA[Italeñas, la nuova scheggia di Za]]>

di David Chierchini, Matteo Keffer e Davide Morandini (Italia 2013, durata 6')

Prodotto da Zalab con il sostegno di Open Society Foundation

Melina e Domenica, due giovani poco più che maggiorenni accomunate dalla stessa storia.

Melina, nata in Italia, ha visto l’Ecuador solamente per un breve periodo all’età di quattro anni e proprio per questo viene privata dallo Stato italiano del diritto di essere riconosciuta come cittadina.

Domenica, la giornalista che racconta la sua storia alla radio, con lei condivide la stessa sorte. Di origini peruviane, vive in Italia da 22 anni ma per la mancanza della cittadinanza, nonostrante sia iscritta all’Ordine non può aprire un progetto gironalistico autonomo. La loro, come quella di moltissimi altri giovani a cui è negato questo riconoscimento formale, è una storia tremendamente normale e proprio per questo agghiacciante.

Il racconto è diventato un cortometraggio, la nuova "Scheggia di Za" ospitata proprio nella giornata di lancio di oggi da moltissimi siti web che hanno aderito all’iniziativa di ZaLab.

ITALEÑAS from Za Lab on Vimeo.

Sinossi
Italeñas unisce le storie di Melina e Domenica. Melina è una ragazza diciannovenne nata in Italia cui è stata rifiutata la cittadinanza perché è stata in Ecuador (il paese di origine dei suoi genitori) per meno di un anno quando ne aveva quattro. Melina e suo padre Omero hanno contattato Domenica, una giornalista peruviana che vive in Italia da 22 anni e si occupa di tematiche legate all'immigrazione. In una trasmissione radiofonica Domenica racconta la storia di Melina e parla dell'iniquità della legge italiana sulla cittadinanza. Un’ingiustizia parallela a quella che anche Domenica subisce, giornalista in Italia da anni, non può diventare direttrice di una testata perchè cittadina straniera.

è possibile sostenere l'iniziativa "Insieme per lo Ius Soli" diffondendo il video di Italeñas su blog e social network

Scheda Tecnica
Fotografia: Matteo Keffer
Montaggio: Guido M. Coscino
Musiche Gianmarco De Candia
prodotto con li sostegno di Open Society Foundations
con il patrocinio di Comitato Italiano per Unicef

Premi e proiezioni
chiediamo a tutti di aderire all’iniziativa, diffondendo il video di Italeñas su siti, blog, facebook e twitter, e utilizzando il semplice claim comune INSIEME PER LO IUS SOLI (hashtag #proiussoli) ed il logo dell'iniziativa.


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<![CDATA[Real Festival 2013]]>

Programma:

Giovedì 30 maggio

ore 18.30
Parla come mangi - "Cibo sano in corpo sano"
L'agricoltura naturale come base fondante della nostra salute.
Interverrà Gianni Dalla Costa dell'Agriturismo Cà
Dell'Agata(Zugliano).

Apertura con aperitivo musicale

Duo - Gioele Pagliaccia, Giulio Campagnolo + special guest Antonio Gallucci
Supersonic Plumps
https://www.facebook.com/events/111362589038745/

Venerdì 31 maggio

ore 17.00
Assemblea Studentesca

ore 21.30
Eterea Postbongband - Uochi Toki
Special 3D Mapping Show
https://www.facebook.com/events/150397571808536/

Sabato 1 giugno

ore 18.30
Dibattito sul lavoro
La crisi epocale che stiamo attraversando costringe tutti noi a pensare e
sperimentare dei percorsi nuovi e alternativi in grado di produrre un vero
cambiamento. Quali? Ne discuteremo assieme parlando di reddito minimo di
cittadinanza, lotte nei luoghi di lavoro e diritto per tutti ad
un’esistenza degna.

ore 21.30
Skaj - Les Totemps Zion Beat
https://www.facebook.com/events/389662041148695/

Domenica 2 giugno

ore 10.00
Mercato dei produttori locali e Mercatino dello cambio e del riuso

ore 16.00
Arcadia dei bambini 
Planetario digitale itinerante Globe
Una cupola gonfiabile di 5 metri di diametro e alta 3,2 metri al centro
della quale è collocato un proiettore digitale in grado di riprodurre
migliaia di stelle sulla volta celeste tra le quali andremo a spasso
guidati da un simpatico studioso dell'universo.
Info e prenotazioni (non obbligatorie): larcadiadeibambini@yahoo.it

ore 18.00
Zerocalcare e Claudio Calia 
presentano
Ogni maledetto lunedi su due” e “Dossier Tav
https://www.facebook.com/events/152276064946040/

A seguire

Verso il 7-8-9 Giugno a Venezia.
Dibattito contro le grandi opere: I NO che migliorano l'ambiente, a
cura di: "Sotto la neve pane, Rete dei Comitati dell'Alto Vicentino"
con
NO Dal Molin, NO MUOS, NO Grandi Navi, NO Valdastico Nord

ore 21.00
Mr Theo e Dr Thil presentano Grazie di tutto! Uno spettacolo sulla crisi,
per la crisi, in piena crisi!

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<![CDATA[Padova - Art is not a crime]]>

Già più di mille, ad un giorno dalla sua uscita,le visualizzazioni al video, che risponde in rima, alle accuse mosse dal neosindaco Ivo Rossi e dall'assessore Andrea Colasio. Al microfono e alle produzioni Mekoslesh aka Slashbeatz, che strofa su strofa decostruisce l'attacco della giunta, portando avanti la voce di chi, sulla sua pelle, vive quotidianamente il mondo dell'arte di strada.

Non solo una presa di posizione, ma anche l'articolazione di una voce corale, che troppo spesso i media locali volutamente ignorano, per dar spazio, invece, a chi continuamente cerca di creare un clima di insicurezza, a puro scopo elettorale.

In merito a questo, il C.S.O. Pedro Sabato 18 Maggio, nella serata di chiusura della stagione hip hop, dedicherà i propri spazi a far rivivere le 4 arti, mostrando come la vera alternativa al problema non sia la criminalizzazione, ma la valorizzazione attraverso la condivisione e la discussione. In apertura l'esibizione di Mekoslesh aka Slashbeatz.

Di seguito il comunicato del C.S.O. Pedro, uscito l'11 maggio sulla questione graffiti:
"E’ sorprendente quante cose si possono imparare leggendo sui muri di una città: i muri, se non lasciati brutalmente spogli, sanno narrare storie di genti comuni e di popoli in lotta, possono suggerire utili consigli di vita ad un passante sconosciuto, o ancora fornire ad un turista quei curiosi dettagli di vicende urbane che sfuggono pure alla più aggiornata guida del Touring". [testo liberamente preso dalla rete]

Da giorni sui quotidiani locali non si legge altro che le dichiarazioni dell'assessore alla Cultura Colasio, subite accolte dal neosindaco Ivo Rossi, rispetto alla questione dei graffiti in città. Si parla di “vandalismo”, di “distruzione” dell'architettura e di “degrado” del centro storico a causa di tutte le tags, stencil e scritte sui muri di Padova. La proposta politica segue di conseguenza a queste dichiarazioni: bisogna “adottare una linea dura”, secondo i nostri amministratori, con schedature dei gruppi dei graffitari e intensificando il controllo della polizia minicipale e della videosorveglianza; il Comune promette, oltretutto, di costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento di eventuali danni alle strutture colpite dai “vandali”. Ma chi sono questi “vandali”? Che realtà sociale e culturale esprimono? Di indagare, conoscere i soggetti di cui si parla, provare ad avere un confronto con loro, non sembra essere intenzione né di Colasio né di Rossi.

E' molto meglio identificare come priorità politica una questione marginale, piuttosto che fare emergere quali siano i problemi reali legati alla sfera culturale padovana. Tanti sono i luoghi relegati all'incuria e al degrado che restano chiusi alla cittadinanza e a tutti coloro che potrebbero esprimere le loro forme d'arte, cultura, conoscenza, creando degli spazi di aggregazione e confronto. Basta fare i nomi del Concordi (poco importano le promesse di Rossi), dell'Altino e del Mignon, giusto per elencarne alcuni. Ma non solo: esistono a Padova progetti adeguati per far esprimere i writers, permettendo così a zone lasciate al degrado di essere recuperate e restituite alla socialità?

Il fenomeno del writing non può assolutamente essere assimilato al giovanilismo, al ribellismo delle nuove generazioni che non hanno rispetto per la storia dell'architettura. Il writing è stata anche una pratica che ha voluto far emergere istanze politiche, esprimere un senso comune esistenziale, un'idea di socialità alternativa. Banalizzare e criminalizzare il writing, contrapponendogli la street art, è solamente una mossa strumentale.

Il Comune utilizza la sempre in voga distinzione buoni/cattivi per mostrare la sua apertura nei confronti dell' Arte della bomboletta (con la “a” maiuscola) giusta, armoniosa, che si integra perfettamente con le già presenti opere cittadine, che quindi ha bisogno di essere promossa con mostre e finanziamenti; al contrario del writing, colpevole di “macchiare” con forme non consone i muri della città e non meritevole dell'attenzione dell'assessorato alla Cultura. Ma chi ha stabilito questa visione di arte? Chi decide su quali forme siano artistiche o meno? La street art e il writing sono due pratiche che applicano concetti estetici e sociali diversi, avendo entrambi delle origini particolari, ma che utilizzano una stessa “materia prima”: i muri dello spazio urbano.Le parole d'ordine della “guerra ai vandali”, alla luce di questa realtà dei fatti, nascondono un'altra prospettiva che con la libertà d'espressione e la cultura ha poco a che fare.

L'amministrazione sta cercando di legittimare il nuovo governo di Rossi facendo leva sul bacino medio del suo elettorato, presentando una Padova ligia e ordinata, severamente controllata e che criminalizza chi non rientra dentro i suoi parametri; una Padova tutelata e decorata, che però lascia spazi vuoti e abbandonati e limita la libertà di espressione.

Come CSO Pedro abbiamo sempre stretto un forte rapporto con i writers, credendo che i loro graffiti fossero anche veicolo di relazioni sociali differenti, di promozione culturale e musicale legata all'hip hop ed esibizione di spaccati di vita eterogenei. I muri del centro sociale, e di via Ticino, sono stati a più riprese superficie di stili differenti di espressione del writing, come è successo nemmeno un mese fa quando abbiamo ridipinto assieme a tanti writers le facciate del cortile e dell'edificio. Abbiamo sempre creduto che i muri non dovessero essere mai muti, mai silenti, ma sempre capaci di narrare cose e storie differenti, che cambiano nel tempo.Per questo invitiamo tutti e tutte a partecipare alla presentazione del progetto di ristrutturazione del CSO Pedro venerdì 17 alle 20.

Un momento di discussione collettiva in cui sarà possibile informarsi, conoscere la concezione del writing e confrontarsi realmente con chi vive questa esperienza in prima persona, al di là di qualsiasi pregiudizio benpensante e precostituito. Invitiamo anche i giornalisti e le figure istituzionali che si sono espresse al riguardo, ricordando che il parlare di un argomento, il fare informazione, deve sempre partire da una precondizione e da un'etica di fondo: conoscere dall'interno la situazione e far parlare i soggetti interessati.

CSO Pedro

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<![CDATA[Delirirock Contest, hanno vinto i Modigliani ]]>

Due di loro hanno 18 anni, il leader ne ha 26. La formazione con cui stanno suonando adesso è attiva da tre mesi, ma hanno già vinto uno dei più
ambiti premi nell’underground musicale. Sono i “Modigliani” i vincitori
dell’edizione 2013 del DeliRiOCK contest, il concorso organizzato in
cantina a Riese Pio X, nel Trevigiano, alla Caneva dei Biasio, a margine
dell’evento Calici di Parole. Una due giorni di letteratura, musica e arte
che ha visto la partecipazione di decine di scrittori e ospiti di caratura
nazionale e che ha unito l’alta ristorazione a degustazioni di vino. Tra
tutti, citiamo Pierpaolo Capovilla, leader del Teatro degli Orrori, che si
è esibito sabato sera.

I vincitori adesso avranno la possibilità di realizzare una linea di
bottiglie della “Caneva dei Biasio” personalizzata con la loro etichetta
in una tiratura limitata, ma non solo. Apriranno il prossimo anno la prima
data al Vinile Club, la discoteca di Rosà storica nell’ambiente rock,
passeranno in radio con Musica Attiva e il loro disco, in lavorazione,
sarà distribuito da Up to you, label digitale. Un premio simbolico, ma che
di fatto proietta Andrea (chitarra e voce), Enrico (basso) e Sofia
(voce e percussioni) ad altissimi livelli. Il loro genere è il pop-rock,
scrivono canzoni di tre minuti dando il massimo dell'importanza alla
melodia, come i gruppi pop degli anni Sessanta. La formazione madre è
operativa dal 2010. Le edizioni del loro singolo 'Paul McCartney'
sono state acquisite dalla Warner Chappel Music (l'etichetta di
Ligabue, Muse e altri artisti di livello internazionale). I loro idoli? I
Beatles.

Le altre band che hanno ottenuto riconoscimenti dalla giuria di qualità,
rappresentante del mondo dei live veneti, sono stati gli Autumn’s Rain,
che suoneranno all’Home Festival la prima settimana di settembre a
Treviso; i Genus Caput live all’Urlo Festival (7-8 giugno, Castelfranco
Veneto); gli Opium the Folks suoneranno al Diego Armando; Radio Sheerwood
garantirà visibilità e interviste alla Adovabadan Jazz Band; Keepon
recensirà i Margareth, che peraltro sono stati scelti anche dal New Age
per un live. Press Music invece pubblicherà una pagina dedicata ai
Ibrevidiverbi.

Ufficio Stampa Calici di Parole

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<![CDATA[I Ministri live report]]>

È successo ancora, i Ministri hanno spaccato di nuovo con il loro ultimo album “Per Un Passato Migliore” e con il relativo Tour Promozionale 2013! C’è poco da fare, in Italia i ministri che valgono ci sono eccome, solo che non si trovano seduti in Parlamento con le spalle coperte e le pance all’ingrasso, i ministri che valgono, anzi i Ministri con la “M”, si trovano sopra ai migliori palchi italiani più o meno underground, intenti ad investirti l’anima con la loro musica e i loro testi che sono impossibili da far rientrare in un genere preciso; c’è chi li definisce indie, chi punk, chi alternative rock, niente di più sbagliato. I Ministri sono i Ministri e basta, sono Davide “Divi” Autelitano, basso, voce e uno dei migliori front-man che l’Italia possa desiderare di avere oggi, sono Federico Dragogna, penna, chitarra e sosia nostrano di Dave Grohl, e sono Michele “Michelino” Esposito, batteria e cuore pulsante del trio, accompagnati nei loro live spesso e volentieri dall’enigmatico F Punto, o Effe Punto, o magari solo F, che, non c’è che dire, vorremmo tutti vedere un po’ più spesso avvolto dai suoi meravigliosi pantaloncini rosa.

I Ministri sono tornati in zona Venezia lo scorso sabato 4 maggio 2013 al C.S.O. Rivolta, luogo a loro particolarmente caro che ha avuto occasione di ospitarli più volte, luogo in cui assistere a un loro concerto significa partecipare, stranamente dato che si tratta di un centro sociale piuttosto spazioso, ad un’esperienza più intima rispetto a quando li si vede in altri contesti (per quanto mi riguarda mi riferisco ad esempio al New Age Club di Roncade, all’Estragon di Bologna, allo Sherwood Festival di Padova, che li vedrà nuovamente protagonisti questa estate, alla Fnac di Verona), forse perché al Rivolta palco e pubblico sono realmente vicini o forse perché non c’è mai quel senso di sovraffollamento (e credetemi, di gente ce n’era eccome) che generalmente ti comprime facendoti sì godere tutto lo spirito del vivere un live in mezzo alla gente come te, ma lasciandoti un po’ meno possibilità di godere appieno del tuo rapporto con chi sta suonando on stage.

“Per Un Passato Migliore”, l’ultima fatica dei Ministri, è un lavoro che arriva subito diretto, com’è nel loro stile, e che con linee semplici, pulite e graffianti ti spara nelle orecchie testi che diventano subito tuoi non perché essi siano troppo semplici ma piuttosto perché si tratta di liriche “essenziali”, intendendo con questa definizione la capacità di riassumere nelle loro parole tutta l’essenza, appunto, dei sentimenti che l’uomo di oggi sta vivendo, con un sarcasmo a tratti arrabbiato e quasi violento che si adatta a chiunque. Com’è spesso accaduto per i loro pezzi, anche le tracce di “Per Un Passato Migliore” rendono decisamente meglio dal vivo perché è in quel preciso momento che le si può toccare con mano, quando Divi si lancia dal palco per venire a cantarti sopra la testa durante “Il Bel Canto” o quanto celebra con l’ormai rituale crowd surfing la fine del live sulle note di “Abituarsi Alla Fine” andando a salutare ad uno ad uno, o almeno provandoci, tutte le persone che hanno urlato per un’ora e mezza con lui.

Quello di sabato 4 maggio è stato il quinto concerto nel giro di sette giorni per i Ministri, tra i quali nel bel mezzo è d’obbligo sottolineare la loro presenza al Concerto del Primo Maggio a Roma, occasione in cui, come sottolinea Divi durante il live al Rivolta, qualcuno non ha saputo comprendere l’ironia del pezzo “La Pista Anarchica”, apprezzatissimo invece dai fan veneti che l’hanno cantata con tutto il loro fiato in gola così come hanno fatto con il resto delle nuove canzoni che sembrano davvero aver fatto centro a giudicare dal coinvolgimento con cui vengono pogate sotto al palco, come “Spingere”, “Comunque”, “Mammut”, “Stare Dove Sono”, “Mille Settimane”, “Le Nostre Condizioni” e via dicendo. Ovviamente per chi li segue dagli esordi, da “I Soldi Sono Finiti” primo album inciso con il nome di Ministri e non più Ministri del Tempo, il vero tuffo al cuore arriva quando partono “I Nostri Uomini Ti Vedono”, “Non Mi Conviene Puntare In Alto”, “La Mia Giornata Che Tace” oppure “Tempi Bui”, “Diritto Al Tetto” o ancora “Il Sole”, “Gli Alberi”, “Mangio La Terra”, “Noi Fuori”. È sempre così che funziona quando segui da tempo un gruppo che vale davvero, che si mantiene umile e concentrato sulla relazione che intrattiene con il suo pubblico, che ai tuoi ennesimi complimenti ti risponde con un “Sono contento che il disco nuovo ti sia piaciuto, alla fine suoniamo per questo, per la gente che ci segue e per parlargli il più sinceramente possibile” (parole di Michele Esposito a un mio messaggio su Facebook, n.d.r.), ti viene il magone a pensare a quanto li stimi e a quanto sappiano stupirti ogni volta e così, quando arriva la canzone con cui li hai conosciuti o alla quale sei particolarmente legato ormai da tempo, ecco che parte il momento “emozione-malinconia-miagitoesputofuoriilcuore” e non puoi fare altro che tentare di urlare più forte e provare a saltare più in alto.

Ammetto che in un solo articolo è praticamente impossibile riassumere e spiegare che cosa si prova durante un concerto dei Ministri, l’unica cosa che posso fare è quella di consigliare a chi li giudica esclusivamente dall’ascolto dei loro album di provare ad assistere a un loro live, perché solo una volta che avrete visto Federico Dragogna che suda e si agita come un indemoniato sulla sua chitarra e F Punto che dalla parte opposta entra quasi in trance con la sue sei corde, solo quando avrete ascoltato il basso, la voce e le presentazioni taglienti di Divi, magari sostenendolo durante le sue “surfate” sul pubblico, solo dopo che avrete seguito il ritmo di Michele Esposito mentre percuote il rullante della sua batteria senza sosta, solo dopo aver vissuto veramente tutto questo potrete aver capito i Ministri e solo allora potrete formulare un giudizio davvero completo. Secondo me, quando li avrete assaggiati non riuscirete più a farne a meno, perché ogni volta il rito si ripete allo stesso modo ma con un sapore totalmente diverso, perché “io le cose non le voglio solo capire, io le cose le voglio mangiare” (cit. “Mangio La Terra”, Ministri) e con i Ministri è esattamente questo che si deve fare, li si deve “mangiare”, parola di chi li ha visti ormai una decina di volte e vorrebbe potersi gustare un loro concerto ogni sacrosanta sera della settimana!

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<![CDATA[Bonnie "Prince" Billy - Da Arise Therefore a I see a Darkness]]>

Siamo arrivati alla fine di questo quarto audioforum Gold Soundz, e non potrebbe esserci modo migliore per salutarci: l'ultimo appuntamento è stato dedicato a Will Oldham, geniale cantautore americano che negli anni si è nascosto dietro a diversi pseudonimi (Palace, Palace MusicPalace Brothers,Palace Songs) per poi scegliere definitivamente di farsi chiamare



Bonnie 'Prince' Billy

Abbiamo ascoltato insieme alcuni estratti da due album fondamentali per capire la sua poetica:

l'ultimo inciso a nome Palace Music, ARISE THEREFORE (1996), e il debutto con il moniker attuale, I SEE A DARKNESS, uscito nel 1999. È stata un'occasione per scoprire e riascoltare insieme un personaggio per molti versi enigmatico, capace di rileggere con grande originalità la musica folk americana dell'ultimo secolo, creando canzoni moderne e antichissime allo stesso tempo.

Un autore di canzoni definitivamente posto nell'Olimpo dei più grandi da Johnny Cash, che poco prima di morire ha voluto reinterpretare proprio la sua splendida I See a Darkness.

A guidarci nell'ascolto: Davide Colussi dell'Università di Milano Bicocca.

Guarda la registrazione integrale

dell'ultimo appuntamento di

Gold Soundz

su

Bonnie 'Prince' Billy - Da Arise Therefore a I see a darkness

(Martedì 30 aprile 2013 - Studi di Sherwood)

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<![CDATA[Calici di Parole e Delirirock Festival]]>

L’EVENTO

Una cantina, due palchi, decine di musicisti, scrittori e sommelier, centinaia di occhi e un festival rock che evolve e diventa acustico.

È questo “Calici di Parole”, l’evento per gli amanti del vino e della musica che organizza la Caneva dei Biasio a Cendrole di Riese Pio X l’11 e il 12 maggio 2013 e che ospita il DeliRiOCK Contest. Nelle precedenti edizioni del festival si sono esibiti Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Giulio Casale degli Estra, Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Cisco dei Modena City Ramblers e Marco di Maggio dei Di Maggio Connection.

CAPOVILLA E I LIVE

L’headliner dell’evento è Capovilla, voce prima di One Dimensional Man e poi di Teatro degli Orrori, che porterà in scena “Confessioni di un teppista”, reading in tre atti nel quale interpreta Sergej Esenin, il più grande ed amato poeta russo della prima metà del Novecento che cantò la rivoluzione bolscevica, ma con sguardo di dolore e rammarico. Accompagnato da Kole Laca alle tastiere e alle "diavolerie elettroniche", Capovilla interpreterà alcuni componimenti fra i più noti del poeta: fra questi "L'Uomo Nero", "Lettera della Madre" e "Risposta".

Ad anticipare il live di Capovilla un contest acustico che radunerà il top del Veneto emergente. Si esibiranno dieci band, scelte da una giuria composta dagli event manager, dai titolari dei locali e dai professionisti dei live in Veneto: blogger, giornalisti, dj, musicisti. Special guest della serata sono i Public, che faranno da spalla allo stesso Capovilla. Queste le dieci band selezionate dalla giuria: Genus Caput, Ibrevidiverbi, Hd Holden, Margareth, Fishbowl, Opium the folks, Adovabadan Jazz Band, Modigliani, Le Laite e Autumn's Rain.

LIBRI E SCRITTORI

Tra una band e l’altra, sono programmate presentazioni e chiacchierate informali con scrittori a cura di Finzioni Magazine (www.finzionimagazine.it), uno dei blog letterari più letti d'Italia, punto di riferimento per lettori e case editrici. Vi saranno ospiti di livello nazionale, come Mattia Signorini che ha appena pubblicato il suo ultimo romanzo Ora con Marsilio, seguito dalla presentazione di In territorio nemico, un libro da guinness dei primati, scritto da 115 autori. Tra gli altri scrittori citiamo Ostrega, Stefano Bregolin, Marcello Ubertone, Massimiliano Nuzzolo, Francesco Bommartini, Michele Benetello, Antonio "Tony Face" Bacciocchi, Ettore Berno, Marco Balestracci, Boris Brollo e Ulderico Bernardi.


LA LOCATION

Il wine shop della Caneva dei Biasio, l’antica cantina di famiglia e la trattoria immergeranno i partecipanti in un'atmosfera elegante e suggestiva, circondati da botti di legno, damigiane e bottiglie di vino.

Nel giardino di fronte alla cantina alcuni writers daranno prova della loro bravura, mentre a contorno vi sarà una mostra fotografica pensata dallo staff di Wine Photo di Mogliano, organizzatori di un contest internazionale di immagini legate al vino.

A completare le due giornate la “mostra del libro” con editori locali (Santi Quaranta Editore e Del Noce Editore) e librerie (Libreria Massaro, Libreria Costeniero e Torre di Libri).

Per finire, è programmata anche una sezione apposita per gli appassionati dei dischi in Vinile e un piccolo spazio espositivo con oggetti di artigianali di legno. A pranzo e a cena è possibile prenotare nel ristorante della Caneva, che propone menù a tema con abbinamenti cibo-vino (antipasto, primo e secondo, bevande e caffè a 15 euro, prenotazione consigliata 0423 483153).

I PARTNER

La giuria di qualità che giudicherà le band è composta da rappresentanti di locali specializzati nel live (Vinile Club, Home Rock Bar, New Age, Garage Club, Diego Armando), organizzatori di Festival (Radio Sherwood, Home, Vinile, Urlo), event manager (Last Nite, Catch a Fire, Slumb, D1events, DelirioCaneva, Artslive), etichette indipendenti e promoter musicali (Up To You, Garrincha Dischi, Soviet Studio), dj (Alessandro Doro da Rock Biz di Radio Piter Pan), studi di registrazione (I want), riviste e siti di settore (Lahar Magazine, Rockon.it, Press Music, KeepOn) e giornalisti delle testate locali (Daniele Quarello e Federico Cipolla della Tribuna di Treviso, Sebastiano Pozzobon di Antenna Tre). L’evento è inserito nelle iniziative legate al Giro d’Italia.

Calici di Parole è un evento organizzato dall’agenzia Comunicazione Live, che si avvale a livello musicale della partnership di Home Rock Bar, Vinile Club, ArtsLive e Last Nite e del supporto logistico della struttura di cantina e ristorante della Caneva dei Biasio di Cendrole. Media Partner dell'evento è Enoteca Letteraria.

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<![CDATA[Appello al mondo della musica e della cultura ]]>

7, 8 e 9 giugno 2013

Giornate internazionali d'incontro e di lotta contro le "Grandi Opere". Salvare Venezia dalla distruzione, dall'ignoranza, dall'arroganza dei poteri forti si può, si deve.

Cari amici,

rivolgiamo questo appello al mondo della musica, della letteratura, delle arti visive e performative, della creatività. Vorremmo invitarvi a partecipare ad una grande iniziativa di incontro e di lotta che si svolgerà a Venezia venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 giugno 2013.

In queste giornate giungeranno a Venezia dall’Italia e dall’estero tanti comitati territoriali (No Tav - Val di Susa, No Muos - Niscemi, No Ponte sullo Stretto di Messina, No Notre Dame des Landes - Paris, Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti - Taranto, Comitato Lasciateci Respirare - Padova Marghera …) che come noi lavorano quotidianamente e concretamente, approfondendo l’inchiesta, la denuncia, lo studio delle alternative, ma anche attraverso l’azione diretta, per la salvaguardia del proprio territorio, cercando di far valere propri diritti alla salute, all’abitare, all’autodeterminarsi nel proprio territorio, secondo il principio della democrazia partecipativa. Vorremmo coinvolgervi nella nostra battaglia contro una presenza ingombrante e dannosa che minaccia la bellezza della nostra città e la sicurezza delle nostre vite.

Il Comitato No Grandi Navi - Laguna Bene Comune è nato a Venezia il 6 gennaio  2012 dall’incontro di diverse realtà, associazioni e singoli cittadini, uomini e donne di diversa estrazione, orientamento politico, sensibilità. Medici e pescatori, lavoratori precari e pensionati, studenti e docenti, accomunati dall’obbiettivo di interrompere un traffico in costante aumento di navi evidentemente incompatibili con una città millenaria, patrimonio dell’Unesco, propulsivo e ricettivo centro storico-culturale di valore incalcolabile, il cui equilibrio geomorfologico, già alterato da decenni di cementificazione e speculazioni di ogni tipo, è messo a dura prova ogni giorno dal passaggio di cinque, sei, sette navi da crociera.

Vi chiediamo di farvi interpreti della legittima rabbia e della gioiosa vitalità di un territorio fragile ma coraggioso, di un’isola felice che troppo spesso è stata definita “città morta”, e invece è più viva che mai - e i tanti musicisti, scrittori e artisti che ci abitano questo lo sanno bene.

Per chi invece non conosce da vicino la nostra città, per chi non avesse mai assistito all’orrida sfilata di questi mostruosi giganti marini, è possibile fare dei paragoni: immaginiamo una sorta di Corviale semovente che ogni giorno si muove su e giù da Via dei Fori Imperiali a Piazza San Pietro. La sproporzione risulterebbe lampante, ma il problema non è certo solo di natura estetica. Immaginiamo ancora qualche centinaio di pullman turistici stipati tra Palazzo Vecchio e la Loggia dei Lanzi mentre attendono, con il motore acceso per tutto il giorno, la fuoriuscita dei turisti al termine della visita degli Uffizi. Senza contare che il carburante utilizzato dalle navi da crociera è inquinante circa tremila volte più di quello di un’autovettura. Si calcola che le emissioni di ognuna di queste navi siano pari a quelle prodotte da quattordicimila automobili. Venezia non è destinata a scomparire per sua natura, per un destino ineluttabile e crudele, ma dalle precise scelte di istituzioni lontane attente solo agli interessi che ne stanno firmando la condanna a morte. 

Per questo, alzare la voce contro l’ingiustizia di decisioni imposte dall’alto, dal Ministero dei Trasporti, dall’Autorità Portuale, dalla Capitaneria di Porto, è fondamentale, per chi a Venezia ci vive e per chi vuole goderne la peculiare, irripetibile bellezza, nel rispetto della sua storia, delle sue tradizioni, della sua biodiversità.

Salvare Venezia e la sua Laguna da un sistema speculativo corrotto e spregiudicato, dalla distruzione e dall’ignoranza, dall’arroganza dei poteri forti, è oggi più che mai urgente e decisivo, pretendere per essa l’adozione di un modello di sviluppo sostenibile e la difesa della democrazia, legittimo e necessario.

Altro elemento assai curioso: la controversa questione del rispetto della quiete pubblica. Di sera, a Venezia è quasi impossibile fare musica (date le ordinanze che impongono limitazioni ferree in quanto a orari, spazi e generi musicali). Esistono infatti due soli spazi in tutto il centro storico in cui sia possibile suonare ed ascoltare la musica oltre le 23, non a caso gli unici spazi autogestiti, grazie a un percorso di anni di occupazione, dunque ancora fuori della legalità formale. Come se questo coprifuoco non bastasse ad intristire e annoiare le serate della popolazione, soprattutto di quella giovanile, si osserva un’anomalia del “sistema-vetrina” in cui tutto sembra assopito, irrigidito e sotto controllo: le navi da crociera emettono a qualsiasi ora rumori assordanti. Di giorno la voce borbottante del capitano che invita a usufruire di tutti i comfort e i servizi commerciali offerti s’insinua nelle case di Santa Marta e nelle aule universitarie di San Basilio, di notte i monotoni e prepotenti beat da discoteca di bassa lega. Oltre il danno, la beffa. Come a sottolineare che a chi è in crociera è concesso il divertimento, anche a costo di disturbare chi lavora, chi studia, chi riposa a pochi metri di distanza.

E’ il momento di riprendersi dal basso spazi di socialità, informazione, produzione e movimentazione culturale. Nelle serate tra il 7 e il 9 giugno, vogliamo che la musica, le parole, le danze riempiano le nostre calli e risuonino nei nostri cuori. Mettiamo a disposizione queste serate per chiunque volesse esprimere con noi il dissenso e la convinzione che un’altra Venezia, una Venezia in cui turista e residente, abitante ed esercente possano convivere in un rapporto armonico di scambio e rispetto reciproco, è possibile.

Tutti sono invitati a partecipare, portando il proprio contributo materiale o immateriale: una presenza, un gesto, un simbolo, un testo, un’immagine, una canzone, uno slogan, un coro.

Più semo e meio stemo!

Cari amici,

rivolgiamo questo appello al mondo della musica, della letteratura, delle arti visive e performative, della creatività. Vorremmo invitarvi a partecipare ad una grande iniziativa di incontro e di lotta che si svolgerà a Venezia venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 giugno 2013.

In queste giornate giungeranno a Venezia dall’Italia e dall’estero tanti comitati territoriali (No Tav – Val di Susa, No Muos – Niscemi, No Ponte sullo Stretto di Messina, No Notre Dame des Landes – Paris, Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti – Taranto, Comitato Lasciateci Respirare - Padova Marghera …) che come noi lavorano quotidianamente e concretamente, approfondendo l’inchiesta, la denuncia, lo studio delle alternative, ma anche attraverso l’azione diretta, per la salvaguardia del proprio territorio, cercando di far valere propri diritti alla salute, all’abitare, all’autodeterminarsi nel proprio territorio, secondo il principio della democrazia partecipativa. Vorremmo coinvolgervi nella nostra battaglia contro una presenza ingombrante e dannosa che minaccia la bellezza della nostra città e la sicurezza delle nostre vite.

Il Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune è nato a Venezia il 6 gennaio  2012 dall’incontro di diverse realtà, associazioni e singoli cittadini, uomini e donne di diversa estrazione, orientamento politico, sensibilità. Medici e pescatori, lavoratori precari e pensionati, studenti e docenti, accomunati dall’obbiettivo di interrompere un traffico in costante aumento di navi evidentemente incompatibili con una città millenaria, patrimonio dell’Unesco, propulsivo e ricettivo centro storico-culturale di valore incalcolabile, il cui equilibrio geomorfologico, già alterato da decenni di cementificazione e speculazioni di ogni tipo, è messo a dura prova ogni giorno dal passaggio di cinque, sei, sette navi da crociera.

Vi chiediamo di farvi interpreti della legittima rabbia e della gioiosa vitalità di un territorio fragile ma coraggioso, di un’isola felice che troppo spesso è stata definita “città morta”, e invece è più viva che mai – e i tanti musicisti, scrittori e artisti che ci abitano questo lo sanno bene.

Per chi invece non conosce da vicino la nostra città, per chi non avesse mai assistito all’orrida sfilata di questi mostruosi giganti marini, è possibile fare dei paragoni: immaginiamo una sorta di Corviale semovente che ogni giorno si muove su e giù da Via dei Fori Imperiali a Piazza San Pietro. La sproporzione risulterebbe lampante, ma il problema non è certo solo di natura estetica. Immaginiamo ancora qualche centinaio di pullman turistici stipati tra Palazzo Vecchio e la Loggia dei Lanzi mentre attendono, con il motore acceso per tutto il giorno, la fuoriuscita dei turisti al termine della visita degli Uffizi. Senza contare che il carburante utilizzato dalle navi da crociera è inquinante circa tremila volte più di quello di un’autovettura. Si calcola che le emissioni di ognuna di queste navi siano pari a quelle prodotte da quattordicimila automobili. Venezia non è destinata a scomparire per sua natura, per un destino ineluttabile e crudele, ma dalle precise scelte di istituzioni lontane attente solo agli interessi che ne stanno firmando la condanna a morte. 

Per questo, alzare la voce contro l’ingiustizia di decisioni imposte dall’alto, dal Ministero dei Trasporti, dall’Autorità Portuale, dalla Capitaneria di Porto, è fondamentale, per chi a Venezia ci vive e per chi vuole goderne la peculiare, irripetibile bellezza, nel rispetto della sua storia, delle sue tradizioni, della sua biodiversità. Salvare Venezia e la sua Laguna da un sistema speculativo corrotto e spregiudicato, dalla distruzione e dall’ignoranza, dall’arroganza dei poteri forti, è oggi più che mai urgente e decisivo, pretendere per essa l’adozione di un modello di sviluppo sostenibile e la difesa della democrazia, legittimo e necessario.Altro elemento assai curioso: la controversa questione del rispetto della quiete pubblica. Di sera, a Venezia è quasi impossibile fare musica (date le ordinanze che impongono limitazioni ferree in quanto a orari, spazi e generi musicali). Esistono infatti due soli spazi in tutto il centro storico in cui sia possibile suonare ed ascoltare la musica oltre le 23, non a caso gli unici spazi autogestiti, grazie a un percorso di anni di occupazione, dunque ancora fuori della legalità formale. Come se questo coprifuoco non bastasse ad intristire e annoiare le serate della popolazione, soprattutto di quella giovanile, si osserva un’anomalia del “sistema-vetrina” in cui tutto sembra assopito, irrigidito e sotto controllo: le navi da crociera emettono a qualsiasi ora rumori assordanti. Di giorno la voce borbottante del capitano che invita a usufruire di tutti i comfort e i servizi commerciali offerti s’insinua nelle case di Santa Marta e nelle aule universitarie di San Basilio, di notte i monotoni e prepotenti beat da discoteca di bassa lega. Oltre il danno, la beffa. Come a sottolineare che a chi è in crociera è concesso il divertimento, anche a costo di disturbare chi lavora, chi studia, chi riposa a pochi metri di distanza.

E’ il momento di riprendersi dal basso spazi di socialità, informazione, produzione e movimentazione culturale. Nelle serate tra il 7 e il 9 giugno, vogliamo che la musica, le parole, le danze riempiano le nostre calli e risuonino nei nostri cuori. Mettiamo a disposizione queste serate per chiunque volesse esprimere con noi il dissenso e la convinzione che un’altra Venezia, una Venezia in cui turista e residente, abitante ed esercente possano convivere in un rapporto armonico di scambio e rispetto reciproco, è possibile.

Tutti sono invitati a partecipare, portando il proprio contributo materiale o immateriale: una presenza, un gesto, un simbolo, un testo, un’immagine, una canzone, uno slogan, un coro.

Più semo e meio stemo!

Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune


Per sottoscrivere l'appello: chicca@sherwood.it


Mandateci foto, video, canzoni, insomma...tutto quello che vi viene in mente per dire NO alle Grandi Navi a Venezia!

Primi firmatari:

Sandrone Dazieri - scrittore

Zerocalcare - Fumettista

Claudio Calia - Fumettista

Lello Voce - Poeta, scrittore

Roan Johnson - Regista

Assalti Frontali

Carlo Virzì - Regista, sceneggiatore e musicista

ZaLab - http://www.zalab.org

TARM - Tre Allegri Ragazzi Morti

Fausto Paravidino - drammaturgo, attore e regista.

Herman Medrano & the GroovyMonkeys

Gianni Stoppelli - attore teatrale

Bestie Rare

Modena City Ramblers

Rio Terà

Piccola Bottega Baltazar

Brunori Sas

Luca Bassanese

Urbancode

Laura Scarpa - fumettista

Associazione ComicOut

Class Action JAZZ 5ET

Vasco Brondi - Le luci della centrale elettrica

Francesco Forni - Collettivo Angelo Mai

 Ilaria Graziano - Collettivo Angelo Mai

Flavio Cogo - storico e critico letterario

Ulisse Fiolo - musico

Andrea Segre - regista

Nanni Balestrini

Lucio Angelini - scrittore

Cristiano Prakash Dorigo, scrittore

Bert Theis, artista

Lo Stato Sociale

Francesca D'Este - attrice

Teatro Valle Occupato

Ferruccio Pinotti - giornalista, scrittore

Antonio Mazzeo, giornalista e scrittore

Irene Petris, Teatro

The gang band

The spineless man

Cesare Basile

Teatro Coppola

Teatro dei Cittadini, Catania

Regne Freise, scenografa, pittrice

The Atom Tanks

Milena Cuccurullo, ricercatrice, Napoli

Ferdinando Mazzitelli, artista

Chiara Bortoli, danzatrice , performer, coreografa

Roberta Da Soller. attrice, organizzatrice.

GIUFA'

MACAO - Milano

Ex Asilo Filangeri - La balena - Napoli

Rossella Biscotti, artista

Soul Riot

Teatro Pinelli Occupato - Messina

Teatro Garibaldi aperto - Palermo

Corrado Zunino - Giornalista "La Repubblica"


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Pietro Paletti, già conosciuto come membro dei R’s, si presenta con il suo progetto solista “Ergo Sum”, anticipato nel 2012 da un EP “Dominus”. Il disco sulla lunga distanza esce per Foolica Records, etichetta che continua a non sbagliare un colpo, perché da sempre restia a pubblicare dischi cantati in italiano, qui soggiace e apre lo stesso le porte della sua casa discografica. In effetti ne valeva la pena.

Com'è nata in te l'esigenza di un progetto solista, da bassista dei R's quale sei e continui ad essere?

È stato ed è un processo naturale. Con gli R’s ci siamo tolti delle belle soddisfazioni ma serviva uno stimolo nuovo per andare avanti. Mi sentivo di approfittare della pausa momentanea per dedicarmi a qualcosa di più intimo.

Dopo un primo EP, "Dominus" (che hai diffuso l'anno scorso), oggi ti presenti con un CD "Ergo Sum". Nel periodo di composizione dell’EP, le canzoni di questo disco esistevano già? Come hai sviluppato e curato questo progetto?

È partito tutto dalla volontà di sperimentare la scrittura in italiano: un esercizio di stile insomma ma ho trovato che le cose che annotavo erano molto personali. L’EP è stato un esperimento ben riuscito e con Nicola di Foolica abbiamo deciso di andare avanti e fare un disco.

Da ragazzino, quanto hai amato le canzoni di Lucio Battisti? E chi altro ascoltavi?

Battisti lo conosco relativamente poco e di recente. È uno di quegli autori che sono nell’aria talmente tanto che si radicano in te anche se non lo cerchi e non è tra i tuoi ascolti abituali. Da bambino ricordo più i dischi di Paolo Conte, Battiato e Mina che ascoltava mio padre. Quelli sì che li sento nel dna.

Cosa ti aspetti da una tua canzone? Che cosa deve avere?

Il ritmo e una melodia efficace ma non banale sono forse le cose a cui penso di più durante la scrittura. Ovviamente le cose che dico devono essere necessariamente vere per essere capite poi dal fruitore. Una canzone deve inoltre soddisfare me, so che è banale, ma se una cosa non mi convince lascio perdere.

Pensando al cantato in italiano e al progetto solista, ci si avvia verso l'osservazione intima di sé o si racconta di una storia andata male. Come mai secondo te?

Come dicevo prima,la Veritàè importante nella scrittura. Solo se le cose le ho vissute riesco a sentire l’efficacia di ciò che racconto.

La disomogeneità delle canzoni è una cosa che hai cercato? Perché in questo modo sei riuscito ad aumentare l'intensità dei suoni e il disco che dura solo ventisei minuti scarsi non si percepisce ma al contrario lo si apprezza.

Anche qui credo che sia tutto una cosa abbastanza naturale. Credo che mi annoierei se facessi tutte canzoni simili. Mi piacciono diverse cose in musica pertanto attingo da più stili cercando però di dare uniformità ad un ipotetico disco. Ovviamente la produzione aiuta questo processo.

Cosa ti ha dato finora questo progetto solista? In che modo ti sei sentito cresciuto?

È un’esperienza nuova, sono da solo a fare quasi tutto. Solo il fatto di scrivere in italiano è una bella sfida per me. È stato un bel viaggio introspettivo che ha investito più lati della mia vita e non solo quello musicale. Mi sta arricchendo parecchio.

Nelle canzoni di "Ergo Sum", sei ad un passo dalla disperazione, quanto ad un passo dall'autoironia. Come hai trovato l'equilibrio per non tuffarti né nell'una né nell'altra? 

L’equilibrio è parte di me. O almeno è parte della ricerca che faccio. La verità sta nel mezzo, nel centro. Non sono mai stato estremo in nulla. Mi piace trovare il giusto bilanciamento per tenermi attento e vigile.

La scelta invece della copertina, dove sei nudo, ti porta dritto verso l'autoironia. Com'è avvenuta questa decisione drastica?

Non trovo che la copertina sia autoironica. E’ semplicemente un immagine che indica quanto mi sia messo a nudo nel disco. Credo altresì che l’autoironia sia di vitale importanza, lo si evince dai testi del disco.

Dove e come è stato registrato il disco?

Tutte le persone che hanno collaborato con me sono amici, gente che mi conosce intimamente e di cui mi fido. Questo lo trovo importante se parlo in maniera così intima e profonda di me. Abbiamo registrato all’EDAC studio di Cantù e al Godz studio di Milano. Mixato al Mono Studio a Milano con Matteo Cantaluppi. E una grossa mano me l’ha data Sergio Maggioni che ha curato la produzione del disco. A lui devo molto!

Foolica Records ha pubblicato il disco, come succede per The Record's. Cos'ha detto Nicola (appunto Foolica) del disco quando l'ha ascoltato la prima volta?

Nicola è un fratello ormai, ci vogliamo bene e ci conosciamo da parecchio. È molto indulgente e credo che si fidi molto di me, anche se magari ad un primo ascolto le cose non lo convincono al massimo. Dice la sua sempre ed è molto utile il suo parere.

Quante canzoni nuove hai da parte?

Ho un po’ di idee in tasca ora, sto scrivendo parole, frasi, sto studiando una nuova direzione, sicuramente non mi piace stare fermo o fossilizzarmi sulle stesse sonorità.

Hai delle date stabilite che vuoi segnalarci?

Sono molte le date quest’estate. Vi invito a controllare la mia pagina Facebook cercando “Paletti”: lì le potete trovare tutte perché aggiorno la pagine frequentemente.

Per avere l'album cosa bisogna fare?

Lo si trova nei negozi, almeno nelle città più importanti, lo si può acquistare su Itunes o Amazon, ma soprattutto ai miei concerti!

Francesca Ognibene

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<![CDATA[Taranto - Il business del vento]]>

Questa non è propriamente una storia di veleni. Ma potrebbe diventarlo. Nella tromentata estate tarantina del 2012 non è stata solo l'Ilva a catalizzare l'attenzione dell'allora Ministro dell'Ambiente Corrado Clini e dei tecnici del dicastero. Due giorni prima di quell'ormai famoso 26 luglio, che con il sequestro degli impianti del siderurgico ha dato il via al lungo braccio di ferro non ancora concluso tra il lavoro e la salute, tra il Governo e i magistrati, il ministro Clini firmava il Decreto di compatibilità ambientale per un parco eolico nella rada esterna del porto di Taranto, di concerto con il Ministero dei Beni e della Attività culturali.  

 Il progetto del parco eolico in mar Grande, presentato nel 2010 dalla Societ Energy spa e poi ceduto tramite fitto di ramo d'azienda alla Beolico s.r.l, società italofrancese, prevede la realizzazione di un parco eolico "near shore", cioè vicino alla costa, costituito da 10 aerogeneratori, ognuno di tre megawatt di potenza, capace di generare trenta megawatt di energia. Le 10 turbine, alte 110 metri ciascuna, saranno disposte in due diverse aree del Mar Grande: sei esterne alla diga foranea e quattro esterne al molo polisettoriale. Le torri si ergeranno sul mare fino ad un'altezza equivalente a un grattacielo di 40 piani ciascuna, e convoglieranno l’energia prodotta alla rete nazionale attraverso un cavo sottomarino lungo circa due chilometri, che genererà a sua volta un campo elettromagnetico. Per sorreggere le giganti pale si dovrà scavare nel fondale marino fino a  35 metri per un diametro di 5. I trenta megawatt di energia saranno utilizzati per rendere il porto di Taranto autonomo sul piano del fabbisogno energetico. Una megaopera da circa 80 milioni di euro che occuperà uno specchio di mare di 110 ettari, distante 100 metri dalla costa e 7 chilometri in linea d'aria dal centro di Taranto. 

La Commissione del ministero dell'Ambiente ha motivato il via libera  negando che il parco eolico alteri un paesaggio «il cui sfondo è costituito dalle grandi infrastrutture per la movimentazione dei container e quindi già fortemente alterato nella sua naturalità». Aggiunge inoltre che «non si ritiene che il progetto costituisca un elemento detrattore e nocivo delle qualità paesaggistiche, anzi si può, al contrario, riconoscere a questo progetto il merito di aver identificato correttamente il numero massimo di aerogeneratori compatibili con il sito e la loro collocazione coerente con lo stato di fatto». Coerente con lo stato di fatto, dice il ministero, cioè un'opera che non può rovinare ciò che è gia deturpato. Ammesso che deturpare un paesaggio già devastato dalla grande industria possa essere considerato un male minore, nonstante i pareri negativi espressi dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici, dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Taranto. 

Chi dice no

«È appena il caso di osservare – scriveva già nel 2010 la Soprintendenza – che lo specchio acqueo in cui si colloca l'impianto, fa da sfondo ad un tratto costiero, da un lato caratterizzato dall'area industriale, e dall'altro dalla presenza delle Isole Cheradi, con particolare riferimento all'Isola di San Pietro. All'interno dell'area industriale insistono complessi monumentali quali il compendio demaniale Abbazia benedettina di S. Maria della Giustizia e la Masseria e Torre di Mondello, sottoposti alle disposizioni di vincolo storico-architettonico. Inoltre, con affaccio diretto verso il molo polisettoriale, insiste il quartiere residenziale di Lido Azzurro. Nonostante le modifiche apportate negli ultimi 50 anni – fa notare ancora la Soprintendenza – l'area costiera a Nord di Taranto interessata, conserva tratti ancora integri dell'originaria configurazione, quale la Punta Rondinella e quel che resta dell'Isola di San Nicolicchio, oltre ai complessi monumentali già citati, che potrebbero costruire i punti di forza di un'auspicabile risistemazione dell'area industriale che coniughi gli aspetti tecnologici propri degli impianti produttivi e delle attività portuali con i caratteri paesaggistici, archeologici e monumentali del sito. In un futuro scenario che veda le attività produttive dell'area meglio integrate nel contesto, il mare assume un ruolo centrale, legato anche alle origini mitologiche della città, che vedono in questa costa sbarcare Taras a cavallo di un delfino. Sembrerebbe dunque che alle alterazioni prodotte lungo la costa, il progetto in esame voglia avviare un'analoga azione questa volta sul mare, quel mare fino ad ora tenuto fuori dal processo di stravolgimento del paesaggio». Al contrario di quanto sostenuto dal Ministero per i Beni artistici e culturali, la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici ha bocciato dunque il progetto, considerandolo una significativa alterazione del paesaggio, che mortificherebbe la visione del mare e dell'orizzonte marino. 

La Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, invece, pur riconoscendo che le perforazioni necessarie all'installazione dei pali potrebbero provocare la perdita di eventuali relitti o altri resti archeologici sedimentati nel fondale marino, ha rilasciato parere positivo, prescrivendo però gli obblighi di effettuare prospezioni archeologiche subacque e di porre sotto controllo archeologico qualsiasi lavoro interfersica con il fondale marino. Il Ministero per i Beni e la Attività culturali, rilasciando il via libera, ha comunque ammesso che «sebbene l'impianto eolico proposto interferisca con le libere visuali dai territori costieri vincolati, l'area oggetto della realizzazione ha come sfondo, nelle diverse visuali, una zona fortemente industrializzata».

 I fondali marini

Lo stesso Ministero dell'Ambiente, nel decreto di compatibilità ambientale, ha introdotto alcune prescrizioni in merito soprattutto alla pericolosità degli scavi da effettuare sui fondali marini, fortemente contaminati. Lo specchio di mare su cui si ergeranno le turbine non è balneabile perché inquinato da decenni di scarichi industriali e fognari,  ciò non toglie che la movimentazione dei sedimenti dovuta ai lavori di peforazione possa provocare un'ulteriore contaminazione delle acque. Il pericolo, altamente probabile, è che andando a perforare il fondale si sollevino e rimettano in circolazione sabbie e polveri contaminate sedimentate. Il Ministero ha perciò previsto che, al fine di minimizzare la dispersione dei sedimenti, i lavori dovranno essere effettuati utilizzando teli e gomme di contenimento sino alla profondità del fondale. Il materiale di risulta dragato, sabbie e fanghi altamente inquinati, dovrà essere riutilizzato o comunque smaltito di concerto con la Regione Puglia. 

E che dire dell'impatto che, sia i lavori di scavo e realizzazione dell'opera, sia la messa in esercizio delle turbine, potrebbero avere sulla popolazione marina? Il mar Jonio è popolato da numerosi delfini e l'attività di pesca è ancora una delle principali eonomie cittadine, nonostante anche questa abbia risentito dell'inquinamento marino causato soprattutto dall'Arsenale militare. A tal proposito, il Ministero ha prescritto che durante le fasi di battitura del  palo e di lavorazioni rumorose in genere, si dovrà "verificare visivamente" la presenza di cetacei nell'arco di 1 miglio e tramite il posizionamento di segnalatori idrofoni fino a una distanza di 10 km dall'area del cantiere. 

Ma non è solo il rumore e la pericolosità per gli animali a preoccupare gli scettici dell'eolico. Molti studii hanno dimostrato che il livello acustico del rumore per una centrale di 10 aerogeneratori scende al di sotto del livello di quiete solo ad una distanza di 1500-2000 metri. In assenza ancora di dati certi e normative a riguardo, l’Accademia della Medicina Francese ha raccomandato la sospensione dell’installazione di aerogeneratori di potenza superiore a 2,5MW a meno di 1500 metri dalle abitazioni e uno studio dell’Associazione inglese per lo Studio del Rumore raccomanda una distanza di un miglio. Uno studio dell’Università di Groningenii sui residenti in prossimità delle torri eoliche in Olanda ha rilevato che «il rumore è l’aspetto che provoca più disturbo delle pale eoliche, da questo e da precedenti studi sembra che il rumore delle torri eoliche sia relativamente irritante: allo stesso livello sonoro causa più fastidiodel traffico stradale o aereo. Un carattere sibilante è notato da tre su quattro persone». 

Eolico in Italia

Inutile ricordare che l'energia eolica è alternativa ai tradizionali combustibili fossili, dal momento che è rinnovabile, pulita in quanto non produce gas a effetto serra.  Secondo il Rapporto statistico del Gestore Servizi energetici, a fine 2011 in Italia erano presenti 807 impianti eolici, per una potenza efficiente lorda di 6.936 MW e un aumento percentuale, in termini numerici, rispetto all'anno precedente del 66%. Le prime stime del 2012 parlano invece di 7.970 MW. In Puglia a fine 2011 erano presenti 257 impianti per un potenza complessiva di 1.393,5 MW. Secondo il Rapporto delll'Associzione europea dell'energia eolica Pure Power, Wind Eenrgy Targets for 2020 and 2030iv, la capacità di produzione di energia eolica in Italia nel 2020 sarà compresa tra i 15.000 e i 18.000 MW. Un incremento con il quale necessariamente si dovrà fare i conti quando gli impianti arriveranno a fine vita, oggi stimata in 25 anni di media. L'Osservatorio sull'impatto dell'energia eolica in Italiav denuncia che «Un importante impatto invisibile, perché ancora ignorato e negato, consiste nel problema del destino dei basamenti delle torri eoliche al termine delle vita operativa degli impianti. A fine vita, l’unica soluzione percorribile per la rimozione di un basamento consiste nella distruzione dei pali per mezzo di idonei sistemi di perforazione, la rimozione dei materiali di risulta estratti ed il riempimento con materiale idoneo. Tale operazione ha un costo medio di almeno 100 €/m di pali e, avendo il basamento uno sviluppo lineare in pali di almeno 2.000 m, il suo costo complessivo per singolo impianto ammonterebbe ad almeno 300.000 €, tenendo conto di tutti i costi relativi al trasporto ed allo smaltimento dei materiali di risulta. Se nel computo generale dei costi esterni dell’energia eolica questo valore venisse correttamente conteggiato, tutti i parametri economici sarebbero cambiati, sia in termini di resa generale che di costo corrente dell’energia prodotta». Ciò significa che oltre ai costi che già oggi ricadono sulle casse pubbliche in termini di incentivi all'eolico, lo Stato dovrà sostenere anche il costo dei danni ambientali e della rimozione dei basamenti che ammonterebbero a circa 500mila euro per aerogeneratore. «In ogni caso la previsione di 15.000 MW comporterà un costo di bonifica pari a non meno di 7 miliardi a carico dello Stato» conclude l'Osservatorio Via dal Vento 

La domanda, oggi, dovrebbe venire spontanea: in una città già stretta nella morsa dell'inquinamento provocato dalla grande industria, è giusto autorizzare un nuovo megaimpianto con troppi "se" e poche certezze? Il consiglio comunale tarantino ha già dato una risposta circa un mese fa, esprimendo parere negativo. Un parere non vincolante ma che comunque sarà espresso dai rappresentanti dell'ente civico all'interno della Conferenza dei Servizi programmata per il 10 aprile al Ministero dell'Ambiente e poi rinviata. «Il nostro no è convinto – ha dichiarato al Corriere del Mezzogiorno il consigliere Filippo Iliano, presidente della commissione Ambiente in Comune - perché quell’impianto rischia di deturpare il paesaggio e perché a Taranto in passato si sono detti troppi sì a Ilva, Eni, Cementir e discariche». È sicuramente un terreno minato, non solo metaforicamente, quello in cui oggi si trovano a muoversi gli amministratori tarantini, guidati da un sindaco finito sotto inchiesta giudiziaria per la vicenda Ilva. Nella città del siderurgico più grande d'Europa, con le più alte percentuali di malattie oncologiche del resto d'Italia, la città della fabbrica di calcestruzzi Cementir, della  raffineria Eni, del nuovo progetto di raffinazione del petrolio dei giacimenti lucani di Tempa Rossa, delle tre discariche per rifiuti speciali, tre inceneritori autorizzati (più il progetto di combustione del cdr della stessa Cementir), delle cozze distrutte perché contaminate, l'alternativa potrebbe essere portata dal vento ma quello che i cittadini di Taranto chiedono non è sicuramente una nuova realtà industriale che metta i profitti prima della tutela dell'ambiente e del paesaggio, il lavoro prima della salute. Sarebbe davvero un smacco per la città che, dopo 50 anni, si ribella al ricatto del dover scegliere tra salute e lavoro, ritrovarsi di fronte alla costa 10 colossi rotanti in nome dell'industria locale specializzata e dell'occupazione che il parco porterebbe in città. Una storia già sentita. 

 

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<![CDATA[Sovverti la normatività]]>

Il collettivo Goghi & Goghi arriva, finalmente, a Vicenza per un week end anticonvenzionale che si articolerà in due diverse proposte e locations.

La 2 giorni, sabato 25 e domenica 26 maggio, è organizzata dall'assemblea permanente "We Want Sex" per approfondire ed contrastare il pregiudizio e le discriminazioni nell'ambito LGBTQ (Lesbico, Gay, Bisex, Trans, Queer), verso il Vicenza Pride che si terrà in giugno.


Programma:



Sabato 25 maggio


DI_VISION
Laboratorio di immaginari sui generi



A partire dal proprio vissuto e dalle proprie immagini, il workshop propone di sperimentare nuovi modi per immaginarsi nel proprio genere, stimoli per scoprire il genere nel suo arcobaleno di possibilità, e soluzioni creative affinchè il genere sia una scelta e non un’imposizione o una scomoda casualità.

Il workshop è aperto a donne, transgender e FtoM.

Maggiori informazioni previa pre-iscrizione. Si richiedono: un abbigliamento comodo e di colore nero; un oggetto collegato al proprio lavoro o che immaginiamo legato al lavoro che ci piacerebbe avere.

orario: dalle 10-13 e dalle 16-20 // in mezzo, una lunga pausa pranzo in compagnia.

dove: ADA Lab – Via Btg. Framarin 42, Vicenza

costo: 30 euro a persona, compresi i materiali di trucco per il workshop
Per il pranzo è chiesta un’offerta libera per sostenere le spese di ADA Lab.
Iscrizione: Il numero di partecipanti è limitato: iscriviti subito inviando una mail a adalab@autoproduzioni.net



Domenica 26 maggio


h. 11.30-14.00 - Brunch freegan con Goghi&Goghi @ADA Lab, Via Btg. Framarin 42 Vicenza

Il brunch è aperto a tutt* ed è richiesta un'offerta libera.



DIVISESpettacolo teatrale scritto e diretto da Ila Covolan con Mara Pieri



Divise” è uno spettacolo sul genere e sul lavoro. “Divise” è un viaggio dentro frammenti di immagini, collage di luoghi comuni e meno comuni, su uomini, donne e soggettività al lavoro.
Brevi, intensi frammenti di storie che si intrecciano, con la scomoda consapevolezza che il controllo sui corpi è sempre vigile, e si fa oppressivo quando essi si rifiutano di incarnare le costruzioni culturali di genere.

Inizio ore 20.30

Ingresso: 5 euro

Dove: c.s. Bocciodromo, Via Rossi 198 - Vicenza

Dalle 19.30 cena vegetariana su prenotazione al numero 340/3793658

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<![CDATA[Tempi bui - Petros Markaris]]>

Petros Markaris, l’inventore del popolare commissario Kostas Charitos, non è nuovo al tema della drammatica attualità greca. Dal 2010, si è infatti dedicato al progetto di quella che ha chiamato “trilogia della crisi”: in Italia sono già apparsi Prestiti scaduti e L’esattore, mentre il terzo romanzo è atteso entro l’anno.

Chi non vuole aspettare tanto, può mitigare l’attesa con Tempi bui, recentemente tradotto in italiano (come gli altri libri di Markaris) dalla casa editrice Bompiani.

In questa raccolta di articoli, pubblicata dall’editore tedesco di fiducia di Markaris, la prestigiosa Diogenes Verlag, nel 2012, e tradotta con tempismo in italiano, lo scrittore mette però da parte lo schermo della finzione narrativa e si occupa direttamente del tema della crisi economico-finanziaria.

Gli articoli, apparsi tutti originariamente in lingua tedesca in giornali come il mitico taz di Berlino, affrontano diversi aspetti della recente crisi greca, seguendola nel suo decorso a partire dal 2009, quando solo una minoranza si rendeva conto della gravità di quello che sarebbe successo al Paese. Gli articoli forniscono una prospettiva senza sconti con cui analizzare quanto è successo nell’Ellade a partire dall’inizio della crisi, ma l’analisi di Markaris non si ferma al passato recente: anche per la sua delicata posizione nello scacchiere geopolitico, quella della Grecia moderna è stata una storia travagliata e anomala, dalla guerra civile del 1946-1948 alla giunta dei colonnelli, dall’imporsi del Partito Socialista governato in maniera “baahtista” da Papandreou, all’entrata nella CEE. Come noto, con il moltiplicarsi di clientelismo e corruzione, e con la responsabilità decisiva di una classe politica inadeguata, il Paese è scivolato in un declino a cui la cecità della Troika ha saputo rispondere solo con i due memorandum, che dettano la spietata agenda dell’austerità. L’autore analizza con acume la situazione politica, soffermandosi soprattutto sull’ascesa inquietante di Alba Dorata e sul crollo di consenso dei vecchi partiti di massa, Pasok e Neà Demokratia nelle recenti elezioni.

Ma, da scrittore e intellettuale, Markaris non si limita ad una lettura dell’attualità greca: egli è anche interessato alla sopravvivenza “morale” del Paese, che dopo l’ubriacatura dell’illusione della ricchezza facile, culminata con le Olimpiadi del 2004, si ritrova smarrito di fronte alla recessione. Senza nostalgie per il passato, sembra suggerire l'autore, è anche nella cultura “resistente” di nomi come quelli di Ritsos, Seferis, Theodorakis che la Grecia potrebbe trovare gli anticorpi per una riscossa.

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<![CDATA[Intervista ai iVenus]]>

Il gruppo di Savona torna con il secondo album sulla lunga distanza “Dasvidanija”, appena uscito per la neonata Dreamin Gorilla Records. Un disco dalla forte carica emotiva, dove la spontaneità è insita nelle canzoni. Tali genuini avvicendarsi di eventi quotidiani e spesso condivisibili, liberano certi meccanismi e così le storie rimangono dentro e chi ascolta rivive gli attimi espressi in musica. Ne parliamo con Cash aka Luca Cascella.

Oggi parliamo del vostro secondo album, "Dasvidanija", ma prima di diventare gruppo e prima di diventare musicisti, avete avuto altre passioni artistiche?

Altre passioni no. Tra l’altro io in particolare ho avuto un primo approccio alla musica quasi traumatico. Obbligato dai miei genitori, quando avevo sette anni, a frequentare lezioni di pianoforte, mi esercitavo su una pianola Roland E-28 e ogni giovedì pomeriggio, mentre i miei amichetti andavano al parco giochi, mi toccava entrare in uno stanzino che puzzava di fumo dove il mio maestro mi terrorizzava per sessanta minuti con noiosi esercizi per imparare a suonare la musica classica. Dopo poco mi comprai il mio primo disco, “Original Prankster” degli Offspring, e la mia vita prese una piega leggermente diversa.

A Savona come vivete la vostra musica? Ci sono sale prove, locali, sensazioni buone che si confanno con il vostro gusto?

Stanno chiudendo tutto. Da noi si prova nei garage umidi e si cerca di suonare il più possibile, soprattutto fuori da Savona, anche se qualche giorno fa la nostra cittadina ci ha dato una bella soddisfazione, offrendoci la possibilità di presentare il disco nel garage di un centro commerciale il quale ha finanziato tutto. È arrivata tantissima gente che si è letteralmente massacrata per noi e da Savona non ce lo saremmo mai aspettato. Forse qualcosa sta cambiando.

"Dasvidanija" esce, come era successo per l'esordio "Tanz" e per l'EP "Venus In Furs", per DreaminGorilla. Ci raccontate di questa etichetta?

È una piccola etichetta indipendente che punta molto sulle realtà Savonesi. Noi siamo stati il primo gruppo pubblicato e pian piano vorremmo mettere in testa alla gente chiusa di qui che non c'è solo la discoteca. È dura, ma pian piano, gli sforzi ripagano. In poche parole: “Trasformiamo questa città in un'altra cazzo di città”

In questi cinque anni di vita del gruppo, come avete raffinato il vostro modo di scrivere e comporre le vostre canzoni? Cosa avete abbandonato e cosa siete riusciti a rafforzare?

Abbiamo inserito più sinth sicuramente, lavorando molto sui suoni e curando i testi. Siamo stati molto puntigliosi. Doveva essere tutto perfetto, ma il modo di scrivere rimane lo stesso, ovvero: dobbiamo provare qualcosa di forte. Io in particolare ho bisogno di subire un trauma d'amore per scrivere una bella canzone, almeno l'idea mi deve uscire di getto, poi al resto si lavora con calma in saletta e in studio. Per Dasvidanija ci siamo affidati al nostro caro batterista che si è preso la briga di registrare ogni traccia e insieme al fonico di fare uscire un mix con la cosiddetta “Pacca” e ci sono riusciti; invece per i Sinth abbiamo avuto il piacere di lavorare con Brian Burgan, noto Sound Designer di Lecco e anche lui ha fatto un ottimo lavoro.

Da quale canzone inizia la composizione di "Dasvidanija"? E in qualche modo la prima canzone finita ha dato una direzione precisa alle altre?

Tutto è nato con “Grazielle”, uscita per caso durante una prova in sala. Questa canzone ha dato una direzione importante al disco, con i riff di tastiera pop che caratterizzano anche Dasvidanija, sarà dura liberarsene.

I vostri testi da una parte sembrano confortarti e rassicurarti come foste l'amico che ti tira su, dall'altra insistete su pensieri negativi a cui bisogna rassegnarsi. Come nascono? Quando e come si uniscono alla musica?

Dipende dal pezzo, se si parla d'amore, nasce di getto e poi viene ripreso alla fine. Quando il brano è arrangiato e quasi completo si ritorna al contenuto, alle parole, alle rime, alle assonanze, un esempio lampante è “Settembre”. Le altre canzoni, invece, rimangono con un testo che ripete la solita frase all'infinto finché non si decide di registrare un disco, “Rembrandt” ne è la prova, io continuavo a cantare: “Lasciamelo dire, lasciamelo dire” ovunque e un bel giorno è entrato nel testo. In ogni caso parlando sempre delle solite cose, come l'amore o la società, cerchiamo di farlo nella maniera meno banale possibile. Ogni tanto ci riesce meglio altre meno.

"Dasvidanija" la title track è un meraviglioso esempio di canzone cinica che sputa veleno in un ventaglio di armonie. Come nasce?

La melodia di Dasvidanija nasce in montagna, dopo aver litigato per una cazzata in vacanza con la mia ex-ragazza, quando ho imbracciato la chitarra e facendo l'idiota bofonchiavo “mi perdonerai, mi perdonerai” ma finiva lì. Un bel giorno, a distanza di mesi, l'abbiamo ripresa e fatta diventare una canzone. Come ogni disco de iVenus lasciamo scrivere un testo ad un nostro fan, Sergio Freccero, che fa parte del collettivo Tre Di Notte che sporadicamente pubblica una rivista underground omonima. Sergio nel disco precedente aveva scritto il testo di “Verde Atomica”, mentre per questo si è imbattuto proprio in quella che è diventata la nostra title track.

"Ventricoli" sembra una sorta di confessione arrabbiata e con un ritornello alla Giorgio Canali, raggiunge una sostanziale immediatezza mantenendo il suo aplomb. Come nasce?

Per una storia d'amore finita male, una storia che non poteva durare, che mi opprimeva, una storia che era una prigione. L'amore ti può far perdere la testa o far passare la voglia di amare, ecco il senso di ventricoli: abbiamo preso il simbolo dell'amore e lo abbiamo usato “nell'altra maniera”, quella meccanica. Tra l’altro, grazie per il complimento, Giorgio Canali ha sfornato un paio dischi che ascolto sempre.

Dove e come è stato registrato l'album? Raccontateci quei giorni. Quando avete riso? Per cosa vi siete arrabbiati?

Ci siamo chiusi in una casa diroccata sulle alture liguri, in mezzo alla natura, alla tranquillità. Ti dirò, la registrazione è stata la parte, insieme all'arrangiamento, meno divertente, anzi per niente divertente. Si puntava a fare le cose bene, c'era tanta aspettativa, tanta concentrazione e si puntava alla perfezione. È stato frustrante, ma ora quando metto il disco in macchina mi gaso un bordello e sono fiero di quello che è uscito. Rabbia vera non ce n'è mai stata ma i momenti dell’arrangiamento delle canzoni sono stati duri da superare per divergenze varie, quattro teste sono difficili da mettere d'accordo.

Chi ha contribuito alla buona riuscita del disco?

Simone, il nostro batterista in primis, ha fatto un lavoro eccezionale, poi sicuramente il fonico, Giampiero Ulacco, e tutti quelli che ci hanno prestato anche un po’ di strumentazione, come Mazzi e Zibba.

Per avere il vostro album cosa bisogna fare?

Siamo distribuiti da Believe Digital per il web e siamo su Itunes, Amazon, Spotify, Soundcloud, Rockit. Inoltre siamo distribuiti da Audioglobe per avere il disco fisico. Fortunatamente suoniamo abbastanza da poter raggiungere un bel po’ di persone. Ad esempio: https://itunes.apple.com/album/dasvidanija/id615668294?l=ja&v0=9988&ign-mpt=uo%3D1

Dove vi piacerebbe andare a suonare e dove invece andrete a suonare per la vostra felicità?

Sherwood Festival è una tappa che nella mia vita vorrei fare. Con il Dasvidanija Tour abbiamo già aperto ai Ministri a Torino all'Hiroshima, apriremo per la nostra felicità ai Linea 77 il 4 Maggio al Koko di Biella e anche se non dovrei dirlo apriremo quest'estate a Lo Stato Sociale. Si sta rivelando un bell'anno.

Francesca Ognibene

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<![CDATA[Intervista ai Collisions]]>

Leonello Tarabella da anni studia la tecnologia informatica applicata alla musica jazz che si esprime visivamente attraverso il riconoscimento gestuale, incontra il musicista Alessandro Baris che suona la batteria. Insieme ci raccontano la loro collisione

Due musicisti si sono incontrati per costruire e compiere una performance audio visiva col sistema di riconoscimento gestuale, diventato tuo motivo di ricerca e interesse dal 2008. Come nasce innanzitutto questa tua strada tra tecnologia e musica?

In realtà la ricerca inizia molto prima del 2008 perché la tecnologia utilizzata nella performance è stata ideata, progettata e realizzata come attività di ricerca CNR a partire dalla metà degli anni ’90, dove era già attiva una ricerca sull’informatica musicale. Il mio mestiere è infatti quello di ricercatore CNR presso l’Area della Ricerca di Pisa dove ho potuto sviluppare tutte le mie idee di musicista, relative all’argomento. Ed in effetti la tecnologia ha raggiunto il livello di efficienza e di utilizzabilità nel decennio successivo grazie soprattutto all’elevata potenza di calcolo dei personal computer che aumentava via via in modo considerevole e realmente operativo.

Un batterista come Alessandro Baris ci è sembrato perfetto per questo incontro. Come vi siete conosciuti e compresi?

Un’altra attività che ho svolto negli ultimi venti anni è stata quella di tenere un corso di Informatica Musicale presso la Facoltà di Informatica dell’Università di Pisa, in seguito al quale ho scritto un libro didattico/divulgativo di prossima edizione. Tra i tanti studenti che hanno svolto la loro tesi di laurea e che, come si può immaginare erano anche musicisti,  uno di essi mi ha presentato Alessandro Baris, che non è solo batterista, ma anche e soprattutto compositore particolarmente interessato alla tecnologia informatica applicata alla musica. L’intesa è stata immediata a tutti i livelli sia umani che di intenti progettuali.

Il DVD ci porta a pensare ad una sorta di allenamento prima della performance. Quanta composizione e quanta improvvisazione ci sono dentro al progetto?

Mi fa piacere che questo aspetto risulti evidente. Infatti tutta la performance è stata pensata e progettata come “dialogo” tra i due strumenti. Certamente la parte che più mi riguarda ha bisogno di una lunga e paziente fase di programmazione (nel senso più propriamente informatico) che implementa strutture e sonorità sintetiche. Ma è poi il momento esecutivo vero e proprio che “genera” la musica: sì, la parte dell’improvvisazione è presente ed importante. La tecnologia è stata progettata proprio per dare la possibilità, una volta che la composizione è stata preparata attraverso una meticolosa programmazione, di improvvisare nel senso più propriamente musicale e per la precisione jazzistico. Una particolare attenzione è stata posta per preparare l’esecuzione, quello che tradizionalmente viene chiamato “l’affiatamento”.

In cosa consiste la tecnologia gestuale che utilizzi? 

Si tratta di sistemi e dispositivi realizzati in modo originale e proprietari nell’attività di ricerca, che sono basati sulla tecnologia dei raggi infrarossi e sull’elaborazione in tempo reale di immagini ripresi da telecamera.  Le informazioni estratte dalla gestualità delle mani vengono usate per controllare in tempo reale algoritmi di sintesi audio attivi sul computer.  È in questo modo che è possibile suonare in modo estemporaneo ed improvvisativo. L’extra content del DVD lo racconta in modo essenziale ma preciso, e lo si può vedere sulla pagina facebook di Collisions, all'indirizzo https://www.facebook.com/photo.php?v=343847372393137. Ulteriori informazioni sulla mia personale attività di ricerca invece le si possono trovare sul mio sito web  http://tarabella.isti.cnr.it.

Da cosa parti? Quali sono i punti cardine su cui ti orienti?

Beh si tratta in ogni caso di un atto creativo. Ed in questo caso tutto, ma proprio tutto, deve essere inventato. Voglio dire: quando si compone musica per strumenti tradizionali, si tiene presente il sistema di riferimento tonale delle dodici note della scala temperata e dell’armonia, delle sonorità degli strumenti e anche della gestualità che gli strumenti, in un certo senso, impongono. Ma nel caso della musica informatica controllata da dispositivi originali, tutto deve essere inventato: sonorità, strutturazione, gestualità, spazio d’azione per l’esecuzione estemporanea, eccetera. Un’idea musicale deve essere sviluppata e realizzata attraverso opportuna programmazione e non è una cosa immediata. Per avere una situazione che durerà durante la performance pochi minuti c’è bisogno di giorni e giorni di sedute davanti al computer.

La batteria quanto ti è d'aiuto? Come la prostri alle tue manovre musicali? E cosa accadrebbe con un altro strumento aggiunto? Si perderebbe la parte minimale?

Una risposta articolata per entrambe le domande. Penso, dopo il risultato, che la batteria sia l’unico strumento che faccia la giusta “coppia”  con il sistema informatico. La “collisione” è per l’appunto l’incontro tra due mondi distanti tra loro: quello primordiale delle percussioni e quello tecnologicamente avanzato dell’informatica. Perciò, più che un utilizzo per le “mie” manovre  musicali, direi che ciò che risulta è un dialogo equilibrato tra questi due mondi. Devo dire di più: molte di quelle che io chiamo “situazioni” o “microcosmi” musicali, le avevo preparate e proposte prima dell’incontro con Alessandro. Con lui le abbiamo ripensate insieme per dare loro una nuova strutturazione organica che a noi piace definire  “narrazione”. Mi è difficile pensare ad un altro strumento diverso dalla batteria.

Dove e come è stato registrato il disco?

Abbiamo registrato nel Teatro di Lari, un piccolo borgo medievale vicino Pisa, avvalendoci della  collaborazione di due cari amici come Ivan Rossi alla regia audio e Giuliano Kraft (e la sua troupe della TV d’Area del CNR di Pisa) alla regia video. La ripresa video ed audio è stata fatta in un pomeriggio, mentre per il montaggio abbiamo impiegato qualche mese.

Quando pensi alla tua musica cosa ti viene in mente?

Questa è una domanda difficile... cioè, la risposta è difficile. Sai, la musica, per chi la fa, è sempre estraniante ed introspettiva, perciò è un po’ come andare in un’altra dimensione.

Il tuo approccio alla musica, potrebbe essere paragonato a quello di un cantante, che usa la propria voce come uno strumento. Come lo vivi?

Lo vivo da jazzista...La mia formazione accademica è quella di informatico e quella musicale è nell’ambito della musica jazz. Io suono il sassofono contralto e quindi il mio approccio (e tutta la tecnologia informatica che ho sviluppato) è nella direzione della riproposta in chiave tecnologica della filosofia della musica jazz.

Quali musicisti ti hanno ispirato per questo disco e chi ti ha 'folgorato' a vent'anni, quindi negli anni della formazione?

...anche prima dei miei vent’anni sono stato folgorato, come dici tu,  da Bird (Charlie Parker), da John Coltrane, Eric Dolphi, Cannonbal Adderley...

Com'è nata la collaborazione con Ema records che ha prodotto il disco?

Avevo già prodotto con loro un CD (solo musica) qualche anno fa e quindi li ho ricontattati in occasione di questo DVD.

Presenterete dal vivo questo DVD?

Certo, è l'aspetto che più ci interessa. Stiamo lavorando per intensificare appunto l'attività live, a partire dal prossimo autunno, con l'ausilio manageriale e promozionale di Promorama. Per ora abbiamo suonato principalmente in Toscana e in Emilia Romagna, riscuotendo consensi sia negli spazi prettamente culturali quanto in club indie rock.

Per avere il DVD a casa, cosa bisogna fare?

È disponibile nella sezione “shop” del nostro sito www.collisionsmusic.com, dove in apertura si può guardare un breve trailer che riassume gli episodi del DVD. Per ordinarlo basta inviare una mail a info@collisionsmusic.com

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<![CDATA[No grandi navi a Venezia]]>


I Tre Allegri Ragazzi Morti
annunciano le giornate dell'8 e 9 Giugno
contro le grandi navi a Venezia
dal palco del Rivolta PVC





Comunicato:

A Venezia, circa trent’anni fa, nasceva la madre di molte anomalie: la concessione unica da parte dello Stato al Consorzio Venezia Nuova dei lavori di salvaguardia. Il Consorzio ha potuto così dragare a favore di un ristretto gruppo di imprese private miliardi di euro di fondi pubblici, solo in parte confluiti in quella mostruosità ingegneristico ambientale detta MOSE. Guarda caso la Mantovani Spa dell’Ing. Baita (recentemente arrestato per falsa fatturazione e costituzione di fondi neri) è la principale azionista del Consorzio insieme alle altre aziende che sono state efficacemente descritte come il cuore del “sistema Galan”. L’ex governatore è stato infatti il braccio politico di un sistema economico che ha prodotto politiche di “sviluppo” completamente al di fuori di ogni controllo democratico. Una storia di affari e cemento che si sono riversati sulla nostra regione, a suon di concessioni uniche, project financing e commissariamenti, senza che i cittadini e le comunità locali potessero mai influire sulle più importanti decisioni.

La Mantovani Spa ha dunque grandi interessi in città: oltre al Mose, tra le altre cose, c’è lo scavo dei canali portuali e la vergognosa operazione speculativa sul Lido di Venezia (il “buco” del Palacinema, L’ex Ospedale al Mare e la mega darsena di San Nicolò.

Infine, a Venezia, il “sistema Galan” trova nell’Autorità Portuale e nella VTP (Venezia Terminal Passeggeri) due snodi importanti. La prima, per volere di Berlusconi e dell’ex governatore del Veneto, è presieduta da Paolo Costa, la seconda da Sandro Trevisanato entrambi impegnati nel difendere l’indifendibile per garantire il passaggio delle grandi navi in laguna, gli interessi delle lobby affaristiche e quelli delle multinazionali degli armatori. Il tutto contro il diritto dei cittadini alla salute, alla sicurezza e soprattutto contro il loro diritto di decidere del proprio territorio.

Le grandi navi sono l’ultima versione veneziana delle grandi opere. Una versione elefantiaca, un mastodontico insulto alla città, una seria minaccia alla salute dei cittadini, alla sicurezza del patrimonio storico monumentale di Venezia e alla sopravvivenza dell’ecosistema lagunare. Questo sfregio è sotto gli occhi del mondo intero.

Adesso è il momento di dire basta! Per questo il Comitato No Grandi NaviLaguna Bene Comune ha deciso di lanciare una grande mobilitazione, nazionale ed internazionale, per le giornate dell’otto e nove giugno. Due giorni di lotta e di incontro di chi, in città, in Veneto e in Europa si batte contro le grandi opere.

Già perché le meganavi sono, in fondo, l’espressione più visibile di un sistema affaristico-politico che ha corrotto la vita di questa regione per troppi anni, con gravissimi danni economici, sociali e ambientali.
Il momento è arrivato per una grande mobilitazione dei cittadini, contro le grandi opere e per un modello di sviluppo diverso e partecipato, per una nuova stagione di democrazia a difesa dei beni comuni.

Il momento è arrivato per disfarci dei “poteri forti” che inquinano la vita di questa città.La chiamata parte da Venezia verso tutti i suoi cittadini; verso quei movimenti (dal No Dal Molin al No Tav al No Muos) che in regione, in Italia e in tutta Europa si battono contro cemento, inquinamento, corruzione e grandi opere; verso l’amministrazione comunale che deve mettersi al servizio di questa domanda di cambiamento

Tutti a Venezia l’8 e il 9 giugno.



Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune

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<![CDATA[Il businness delle bonifiche]]>

Le Storie di Veleni che anche in questa rubrica raccontiamo ci dicono chiaramente che in Italia è necessaria una enorme bonifica del territorio. La cabina di regia di questa enorme opera è nelle mani del Ministero dell’Ambiente. Ma sono mani sicure? Direttori generali del Minambiente finiti sotto inchiesta per disastro ambientale, altri che non hanno controllato le aziende che operavano nelle bonifiche. Siamo sicuri che le bonifiche non siano un settore dove perdurino cattivi costumi e malaffare? A rimetterci, come sempre, è la nostra salute ed il nostro territorio.

Il “metodo Mascazzini”

Gianfranco Mascazzini è stato lo storico direttore del Ministero dell’Ambiente. Per decenni cambiavano i ministri di diverso colore politico, ma lui, nel suo ufficio al Ministero di Viale Cristoforo Colombo restava sempre al suo posto fino alla pensione nel 2010. Il suo nome è al centro di numerose inchieste. Inchieste sporche che parlano di inquinamento infame. Come quella della Procura della Repubblica di Napoli sullo smaltimento del percolato prodotto nelle pessime discariche campane che veniva sversato nei depuratori che sfociavano direttamente in mare. Inchiesta nella quale Mascazzini risulta essere un cinico deus ex machina. << A Terzigno portateci i rifiuti più puzzolenti tanto è gente da quarto mondo>> così nelle intercettazioni telefoniche l’ex direttore del Ministero. Ma il manager è coinvolto anche in inchieste sugli sprechi di denaro pubblico come quella della Procura della Repubblica di Udine sugli sperperi per la bonifica dell’area lagunare di Marano e Grado. Lo avevano anche nominato commissario straordinario per la rimozione delle macerie del terremoto de L’Aquila. Per un giorno. Infatti poche ore dopo aver ricevuto l’incarico fu arrestato su mandato della Procura di Napoli.

Tra il 2007 ed il 2010, periodo in cui Gianfranco Mascazzini è ancora direttore generale del Ministero dell’Ambiente, vengono pianificate le bonifiche più importanti della storia recente del paese. I siti più devastati dall’inquinamento, quelli in cui il danno per la salute del territorio e dei cittadini è molto compromessa. Opere decisamente dispendiose. E’ il caso del litorale domitio tra Napoli e Caserta, con l’area del giuglianese e le famose discariche Resit 1 e Resit 2 in cui sono stati sversati per anni rifiuti tossici tanto che per i tecnici della Procura della Repubblica di Napoli dal 2064 l’acqua di quel territorio non sarà più potabile a causa dell’inquinamento irreversibile delle falde. Sempre in Campania viene programmata la bonifica della discarica di Pianura e quella di Napoli Est dove la presenza delle raffinerie di petrolio hanno inquinato profondamente i suoli. Ed ancora la collina di Pitelli a La Spezia con le sue quattro vasche dove sono stati interrati veleni derivanti dalla produzione di armi, la darsena del porto di Taranto, l’area lagunare di Marano e Grado in Friuli, l’area ex Sisas nei comuni di Pioltello e Rodano in provincia di Milano, la Valle del Basento in Basilicata ed altri ancora. Siti che vengono definiti S.I.N. – siti di interesse nazionale – rispetto ai quali viene considerata di somma urgenza la bonifica, sono 57 e sono stati costituiti dal decreto Ronchi n.22 del 1997. In quei due anni vengono realizzati accordi di programma e protocolli di intesa tra il Ministero e le Regioni ed i Comuni interessati, sotto l’attenta regia tecnica di Gianfranco Mascazzini. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente l’ammontare complessivo di questi lavori è pari a diverse centinaia di milioni di euro. Lavori vengono affidati tutti ad una unica società, la Sogesid. Una società pubblica, infatti le quote della spa sono controllate dal Ministero dell’Ambiente. Le più grandi opere di bonifica del paese passano per l’affido diretto da parte del Ministero ad una sua stessa società. Mascazzini ha prima pianificato la spesa da direttore del Ministero per sedersi poi comodamente nel ruolo di consulente della Sogesid, come lui stesso ha ammesso in una delle tante audizioni a cui è stato sottoposto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Sebbene la Sogesid sia una azienda pubblica è quanto mai singolare che colui il quale aveva apposto la sua firma ai principali incarichi forniti all’azienda ne diventi poi consulente.

Affidi diretti. Ma a spigarci il perché è proprio Gianfranco Mascazzini. Durante la sua audizione alla commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti il 12 aprile del 2011, all’onorevole del Partito Democratico Alessandro Bratti che gli chiedeva se non ci fosse stata qualche forzatura nei continui affidi alla Sogesid, Mascazzini spiega la sua filosofia. <<Reputo fondamentale l’intervento in house. Come si fa ad immaginare che qualcuno faccia un operazione così complessa? Come si fa ad immaginare che non sia lo Stato? Vi immaginate le mani della camorra nello smaltimento delle macerie de L’Aquila?>>. Il deputato Bratti controbatte << Ma non mi venga a dire che la Sogesid è l’unica al mondo in grado di fare questo lavoro>>, Mascazzini risponde accorato <<No, ma Sogesid è lo Stato!>>. Il punto non è che l’intervento di bonifica dei territori venga effettuato dallo Stato. Tutt’altro, potrebbe, come suggerisce Mascazzini, essere di garanzia per i cittadini. Ma mentre dei 57 S.I.N. solo uno è stato bonificato, la Sogesid ha speso solo nel 2012 anno la bellezza di 4,3 milioni di euro in consulenze esterne, ovvero in incarichi come quello elargito allo stesso Mascazzini dopo il pensionamento dal Ministero. La stessa Sogesid compie incarichi di progettazione e studi di fattibilità per conto del Ministero che dovrebbero invece essere svolti da altri organismi statali come l’ISPRA – Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale – o le Agenzie regionali per l’ambiente.

Dal 2009 al 2011 la Sogesid ha beneficiato complessivamente di 426 milioni di euro per studi, progetti e tutto quello che rientrava nella filosofia di Gianfranco Mascazzini, il quale individuava i siti da bonificare ed i metodi di bonifica, ma prima della loro realizzazione le casse della Sogesid dovevano essere ben foraggiate. In cinque anni – 2008/2012 – un solo sito bonificato e quasi 500 milioni di euro di fondi messi a disposizione con una spesa molto rilevante per consulenze ed affini. 
Le bonifica dei territori è nelle mani di Sogesid e dello Stato, ma chi ci salverà dai manager pubblici? I magistrati infatti indagano su una serie di frodi che vedono sotto accusa proprio il “metodo Mascazzini”. E’ il caso della bonifica di Marano e Grado in Friuli, l’ex area della industria Caffaro che ha inquinato il territorio con le sue attività. Secondo i magistrati i lavori di bonifica sarebbero eccessivamente costosi quanto scadenti ed inefficaci. Uno degli esempi è il “sarcofago” subacqueo che i sommozzatori dei Carabinieri hanno constatato essere forato e danneggiato pochi anni dopo la sua installazione. Altro esempio è il recente scandalo della bonifica dichiarata ma mai effettuato dell’ex area Italsider di Bagnoli. Anche in questo caso la regia per la bonifica di quell’area, definita dal Ministero come S.i.n. Bagnoli-Coroglio, era sotto la supervisione di Mascazzani che risulta tra gli indagati da parte del pool di giudici della Procura di Napoli che indaga su Bagnoli. Mentre i tecnici sostenevano di aver effettuato la bonifica dell’area delle ex acciaierie, la realtà dei fatti ci racconta di una semplice movimentazione del terreno. Azione che non solo non ha per nulla significato la bonifica del sito – per la quale diversi metri di terreno in profondità devono essere esportati e smaltiti come fanghi inquinanti – ma ha peggiorato la situazione liberando gli agenti inquinanti nell’aria e nel terreno circostante.   

Bonifiche businness internazionale

Quando non ci si affida al pubblico spesso le cose vanno addirittura peggio. Ma sempre con lo stesso esito, bonifica non effettuata o un nuovo disastro ambientale proprio lì dove si doveva sanare. E’ il caso della bonifica dell’area ex SISAS di Pioltello e Rodano in provincia di Milano. Lì per smaltire la fuliggine, i fanghi pericolosi ed il nerofumo, provenienti dall’area da bonificare, ci si è rivolti ad una azienda Spagnola la Befesa che avrebbe dovuto lavorare questi rifiuti per renderli non nocivi presso i suoi impianti di Nerva in Andalucia. Invece nelle discariche della Befesa le terre di bonifica finivano così com’erano senza nessun trattamento. Un territorio da sanare nel Nord Italia ed i suoi veleni spostati a Sud della Spagna. Commissario straordinario per la bonifica di Pioltello e Rodano, ovvero colui che avrebbe dovuto vigilare sull’operato della Befesa, è l’avvocato Luigi Pelaggi, erede di Mascazzini nel ruolo di direttore tecnico del Ministero dell’Ambiente, nonché membro del cda di Sogesid e di Acea. Alla commissione di inchiesta sui rifiuti che si è occupata del caso della bonifica di Pioltello e Rodano, Pelaggi ha assicurato che da parte italiana tutto è avvenuto secondo le norme. A curare lo smaltimento in Italia è la Daneco, ditta che spesso si ritrova nelle vicende legate ai rifiuti nel nostro paese. La procura della Repubblica di Milano ha aperto un'inchiesta sul caso Pioltello-Rodano mettendo sotto inchiesta anche Luigi Pelaggi per una presunta tangente pagata dalla Daneco al direttore del Ministero. Lo stesso Pelaggi è indagato anche dalla Procura di Napoli nell’inchiesta sul SISTRI, il sistema di monitoraggio e tracciabilità dei rifiuti industriali, che si concentra sul sistema di subappalti messo in piedi dalla concessionaria Selex – di proprietà di Finmeccanica – guidata da un amico di vecchia data di Pelaggi, Sabatino Stornelli. Un inchiesta questa, che si intreccia anche con quella sulla P4 che segue il filone Bisignani – Milanese. Pelaggi è stato anche consulente della Selex di Stornelli, nonché responsabile degli affari pubblici della Pirelli Real Estate. Insomma uomo dai grandi affari e dalle tinte fosche che proprio recentemente ha visto l’esecuzione di una raffica di arresti. Un a rete nella quale è finito anche l’ex sottosegretario Malinconico. Ma il nome di Luigi Pelaggi compare anche in quello che è stato il caso dell’Ilva di Taranto. Dopo la prima inchiesta della procura, alla metà di agosto emerge una inchiesta bis che riguarderebbe le modalità di svolgimento dei sopralluoghi della commissione tecnica che deve valutare le emissioni della fabbrica. Nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta, l’avvocato esterno dell’Ilva, l’avvocato Perli di Milano, comunica al ragionier Fabio Riva dell’Ilva, che ha incontrato Pelaggi rispetto alle visite della commissione. Perli riferisce quanto riportato da Pelaggi ovvero che la commissione ha accettato il 90 per cento delle loro osservazioni e la visita riguarda il 10 per cento restante. Perli aggiunge che non avranno sorprese e comunque la visita della commissione in stabilimento va un po’ pilotata.

Declassamento dei S.i.n e chiusura di Sogesid

Il 18 luglio scorso nel presentare il decreto sulla spending review il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha annunciato la chiusura della Sogesid entro il 31 dicembre 2013. Per il Ministro c’è da prevedere un commissariamento come fase transitoria prima della chiusura. Oltre al danno di aver speso centinaia di milioni di euro per progetti e studi vedendo la bonifica di solo uno dei 57 siti di interesse nazionale da liberare dai veleni ci sarà la beffa per i cittadini di non avere più il soggetto attuatore. Con la chiusura di Sogesid infatti verrà a mancare chi deve fare le bonifiche con un prevedibilissimo ritardo ulteriore delle procedure di bonifica. Appare infatti improbabile che la Sogesid svolga in un solo anno quello che non ha fatto dal 2006 ad oggi, ovvero da quando ha cominciato a riceve gli incarichi per le bonifiche dei S.i.n. Le bonifiche dunque resteranno ferme.

Sembre l’ex Ministro Corrado Clini nei primi giorni del 2013 ha provveduto con apposito decreto alla derubricazione di alcuni S.i.n. Alcune zone – diciotto in tutto – hanno perso lo “status” si S.i.n. e la competenza per la loro bonifica è passata alle Regione. Bisognerà capire come gli enti locali interverranno nella bonifica di questi luoghi, molti dei quali già attenzionati dal sistema “Mascazzini/Pelaggi – Sogesid”. Resta incerta infatti la disponibilità economica degli enti locali per la bonifica degli ex S.i.n. Cosi’ come non è chiaro che fine faranno gli altri S.i.n. su cui la Sogesid stava lavorando, quando la stessa società alla fine dell’anno sarà sciolta. Di certo Corrado Clini potrà dire che non si era accorto di nulla mentre i colleghi direttori Pelaggi e Mascazzini operavano in quel modo. Eppure era tutto sotto i suoi occhi. Corrado Clini infatti prima di fare il ministro era dirigente del Ministero dell’Ambiente, collega a pari grado dunque di Mascazzini e Pelaggi. Uno che la sapeva lunga probabilmente. Secondo una recente rivelazione del settimanale “L’Espresso” dai file resi pubblici da parte di Wikileaks, Corrado Clini veniva considerato dall’amministrazione Usa e dal dipartimento di stato americano, “l’uomo in grado di spostare la posizione dell’Italia su quella degli Stati Uniti in merito ai rispetto dei parametri del protocollo di Kyoto”.
Belle gatte da pelare per il neo ministro Andrea Orlando che quanto prima dovrà esporre un piano proprio su questi temi.

In Italia c’e’ un’emergenza bonifiche senza precedenti. Un’emergenza che da un lato tutti sottacciono, dall’altro in molti hanno usato per costruire un andamento della spesa pubblica che quando non è stata criminale – ma su questo si esprimerà la magistratura – è quando meno anomala.
Intanto qui si muore. Il nostro territorio è pesantemente inquinato da un modello si sviluppo industriale intensivo ed inquinante che ha avvelenato i territorio. Le bonifiche sono la sola cura per fermare il biocidio.

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<![CDATA[Bonnie 'Prince' Billy - Da Arise Therefore a I see a darkness]]>


Martedì 30 Aprile 2013

ore 19.30
Studi di Sherwood
vicolo Pontecorvo 1/a - Padova

Siamo arrivati alla fine di questo quarto audioforum Gold Soundz, e non potrebbe esserci modo migliore per salutarci: l'ultimo appuntamento sarà dedicato a Will Oldham, geniale cantautore americano che negli anni si è nascosto dietro a diversi pseudonimi (Palace, Palace Music, Palace Brothers, Palace Songs) per poi scegliere definitivamente di farsi chiamare



Bonnie 'Prince' Billy

Ascolteremo insieme alcuni estratti da due album fondamentali per capire la sua poetica:

l'ultimo inciso a nome Palace Music, ARISE THEREFORE (1996), e il debutto con il moniker attuale, I SEE A DARKNESS, uscito nel 1999. Sarà l'occasione per scoprire e riascoltare insieme un personaggio per molti versi enigmatico, capace di rileggere con grande originalità la musica folk americana dell'ultimo secolo, creando canzoni moderne e antichissime allo stesso tempo.

Un autore di canzoni definitivamente posto nell'Olimpo dei più grandi da Johnny Cash, che poco prima di morire ha voluto reinterpretare proprio la sua splendida I See a Darkness.

A guidarci nell'ascolto ci sarà: Davide Colussi dell'Università di Milano Bicocca.

L'appuntamento è nella sede di Sherwood (vicolo Pontecorvo 1/A a Padova) alle ore 19:30. L'ingresso costerà 2 euro.

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<![CDATA[Democracy & Revolutions]]>

Nel giorno della festa della Liberazione, 25 Aprile, si è svolto il progetto “Democracy and Revolutions” nato da un’idea dell'associazione Xena e delle associazioni Fuori Target, Spin associação e JF Carnide nell'ambito di un finanziamento del programma europeo Gioventù in Azione.

Il Progetto

DEMOCRACY & REVOLUTIONS” è un progetto che si svolgerà parallelamente in Italia e in Portogallo e avrà come obiettivo quello di promuovere e incoraggiare il pensiero critico e il dibattito sulla democrazia e la partecipazione attiva dei cittadini.

L’attività principale ha avuto luogo il 25 aprile 2013, attraverso la realizzazione di video interviste, sia ai partecipanti delle manifestazioni celebrative del 25 Aprile, sia a persone fuori dal contesto delle manifestazioni, in modo da mettere in atto un confronto tra partecipanti e non.

Dopo aver raccolto queste testimonianze, sarà svolto un lavoro di ricerca d’immagini storiche relative al 25 aprile 1945, da confrontare con quelle raccolte nel 2013.

Il progetto si concluderà con un meeting di quattro giorni a Lisbona, occasione di confronto interculturale e di sperimentazione democratica. 

Le interviste

Giovani volontari si sono suddivisi in diverse città d’Italia (Padova, Mira, Udine, Montebelluna, Copertino) e si sono dedicati a intervistare persone di età differenti, soprattutto giovani, con il fine di riflettere insieme e incoraggiare il pensiero critico. Durante le video interviste sono state poste domande come:

Il 25 Aprile è ancora importante? Perché? Qual è la tua definizione di democrazia? Qual è la tua definizione di partecipazione? Qual è il tuo contributo per la democrazia e la partecipazione? La libertà è più o meno importante della sicurezza?

Il gruppo di volontari di Padova ha partecipato sia alla cerimonia ufficiale a Palazzo Moroni, sia allo spettacolo intitolato “Spartaco, 1944 – Viaggio di un Rivoluzionario”, organizzato da Rifondazione Comunista in piazza delle Erbe.

 

Foto e Articolo di Chiara Cucchiara

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<![CDATA[Le pioniere della musica elettronica - Johann Merrich]]>

Le pioniere della musica elettronica, libro con cui Johann Merrich prosegue ed espande le interessanti ricerche che da anni i conoscitori del suo blog e della sua attività hanno imparato a conoscere, è un libro importante per venire a contatto con “l’altro lato” della musica elettronica, quello femminile, spesso ignorato o snobbato, ma che in realtà è in grado di riservare molte sorprese.

L’autrice affronta quest’avventura con un’ammirabile attitudine: la sua è una posizione di parte (la stessa Johann-Giulia è una musicista attiva nella promozione dell’elettronica femminile), ma, come affermato nella premessa, nel libro non si troveranno polemiche contro il maschio “porco e sciovinista”: è nella stessa scrittura, nel collage di vite spesso straordinarie delle artiste, che il libro raggiunge il suo obiettivo, quello di illuminare un universo creativo rimasto troppo a lungo nell'ombra e che merita senz'altro di essere conosciuto meglio.

Fin a partire dagli esperimenti pionieristici di Lady Ada Lovelace, la figlia di Lord Byron che è stata la vera inventrice della musica elettronica nell’Inghilterra vittoriana, e dal rapporto di Lucie Bigelow, Clara Rockmore e Johanna Beyer con Leon Theremin, l’inventore dell’omonimo strumento musicale basato sugli oscillatori, la storia attraverso cui l'autrice ci conduce è decisamente affascinante, anche per i non addetti ai lavori. Le successive e decisive tappe saranno le pionieristiche attività del BBC Radiophonic Workshop nell’Inghilterra della seconda guerra mondiale e soprattutto la fervida atmosfera dei campus americani degli anni ’60, dove la nascita dei primi sintetizzatori analogici (Moog e Buchla Box su tutti) si accompagna al diffondersi della prima “vera” musica elettronica, con colonne sonore e performance live.

In tutto questo percorso, la presenza femminile, a volte sottotraccia (tecniche di laboratorio, assistenti etc...) è stata fondamentale: molti sono i nomi di artiste e performer che si intrecciano a quelli più noti di teorici e musicisti del calibro di Varèse, Cage, Ussachevsky e tanti altri; e forse pochi sanno che Walter Carlos, l’autore del celebre Switched on Bach (1968) che dimostrò per la prima volta le potenzialità del sintetizzatore, nel 1972 decise di diventare Wendy, per mezzo di un’operazione chirurgica.

La nascita del MIDI a metà degli anni Ottanta e la diffusione di synth digitali sempre più maneggevoli segna il passaggio verso la contemporaneità dell’elettronica: dopo una storia quasi centenaria, il futuro dell’elettronica, anche femminile, resta ancora tutto da scrivere.

P.S.: La rivelazione sconvolgente sul padre della musica barocca raccontata nell’introduzione vale da sola il libro... Leggere per credere!

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<![CDATA[Battles - Mirrored]]>

Un vero supergruppo della scena indipendente è il protagonista del penultimo appuntamento di questa edizione dell'audioforum Gold Soundz.

L'album d'esordio dei

Battles

band che può contare su Ian Williams dei Don CaballeroJohn Stanier degliHelmet e sul virtuoso della chitarra Tyondai Braxton, è uno dei pochi casi in cui i nomi altisonanti dei musicisti coinvolti hanno portato ad un lavoro veramente degno di nota.

Mirrored

uscito nel 2007, è riuscito in pochi anni ad imporre un nuovo standard per il math-rock più cerebrale, dove la tecnica dei musicisti si unisce a capacità espressive non comuni. Un grande risultato certificato dalla prestigiosa etichetta Warp Records, che l'ha scelto come una delle sue poche release non dedicate alla musica elettronica.

A guidarci nell'ascolto:
Marco Biasio, conduttore del programma A Dispetto della Discrezione suSherwood.it e collaboratore del sito Storiadellamusica.it

Guarda la registrazione integrale

del settimo appuntamento di

Gold Soundz

su 

Mirrored dei Battles

(Martedì 23 Aprile 2013 - Studi di sherwood)

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<![CDATA[Sparklehorse - Good Morning Spider]]>

Il sesto appuntamento di Gold Soundz - Audioforum di ascolti indipendenti ha reso omaggio ad un grande cantautore ancora poco conosciuto dal grande pubblico, purtroppo tragicamente scomparso tre anni fa.

Mark Linkous, leader del progetto Sparklehorse, ha prodotto tra metà anni '90 e primi anni 2000 alcuni dei più struggenti esempi di musica americana degli ultimi vent'anni, a metà tra tradizione e innovazione, guadagnandosi la stima e la collaborazione di colleghi come PJ HarveyTom WaitsRadiohead eFlaming Lips.

Il disco che abbiamo ascoltato è il suo secondo lavoro Good Morning Spider, uscito nel 1998. Un album nato da un lungo periodo di convalescenza dopo che un'overdose di valium, alcol e antidepressivi l'aveva mandato in coma due anni prima, ma toccato dalla grazia di un'ispirazione assoluta, divisa tra tenere ballate acustiche ed esplosioni elettriche.

A guidarci nell'ascolto Denis Brotto, del Dipartimento di Discipline Linguistiche e Comunicative dello Spettacolo dell'Università di Padova.

Guarda la registrazione integrale

del sesto appuntamento di

Gold Soundz

su

Good Morning Spider degli Sparklehorse

(Martedì 16 Aprile 2013 - Studi di Sherwood)

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<![CDATA[Roma - La spirale di cemento]]>

Preambolo

Il 18 aprile 2013 una ricerca effettuata dall’Istituto Eures Ricerche Economiche e Sociali dal titolo “La mobilità a Roma, tra esperienza e utopia” ha raccontato ai romani quello che già sapevano. Roma soffoca nel traffico. In media un cittadino romano trascorre 14 giorni del suo anno incastrato tra le auto percorrendo il tragitto casa-lavoro. I giorni diventano 22 nel caso dei pendolari. A Roma l’offerta di trasporto pubblico locale su gomma è pari a 174 km ogni 100 Km² di superficie comunale contro i 546 di Torino, 505 a Firenze e 355 di Napoli. La conseguenza è inevitabile: quasi il 48% dei romani sceglie il mezzo privato. In 700 mila.

Questa situazione non è un caso. Roma si è espansa, fin dall’inizio del secolo scorso, in maniera disordinata. Senza andare troppo indietro nel tempo, negli ultimi 15 anni Roma ha vissuto e vero e proprio secondo boom edilizio che non è stato accompagnato da un adeguato sviluppo del trasporto pubblico. Solo per dare un dato, dal 2003 al 2007, l’anno prima dello scoppio della crisi economica, sono stati costruiti 10 mila alloggi privati all’anno, in tutto circa 52 mila unità[1].. E dal 2008 ad oggi, sono circa 18 mila gli ettari ‘consumati’ dal cemento[2].

Le case nel primo decennio degli anni 2000 hanno aumentato in media del 50 per cento il loro valore. Sono diventate inaccessibili e i romani, oltre 160 mila romani per la precisione, tra il 2003 e il 2010 hanno lasciato la città per trasferirsi in provincia pur continuando a lavorare a Roma. E’ aumentato il traffico, è aumentato il consumo di suolo anche nei comuni dell’area metropolitana romana.

Roma è il comune più esteso d’Italia con circa 129 mila ettari e, almeno sulla carta, circa i due terzi del suo territorio sono vincolati. Secondo quanto riportato da uno studio di Legambiente elaborato dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia dal titolo ‘Il consumo di suolo in Italia’, a Roma tra il 1993 e il 2008 la trasformazione di suoli agricoli in urbanizzati è aumentata del 12 per cento, con 4.800 ettari trasformati che nella Capitale equivalgono a tre volte il tessuto storico della città. Come riporta la presentazione dello studio, si arriva quasi all’estensione dell’intero comune di Bolzano. In questo lasso di tempo sono scomparsi 4.384 ettari di aree agricole, il 13 per cento del totale, e 416 di bosco[3].

A tutto questo si aggiungono i suoli che, da Piano regolatore (Prg), sono edificabili. Quello approvato nel 2008 prevedeva circa 65 milioni di metri cubi. Di questi, oggi si stima ne restino da realizzare ancora 35. Negli ultimi mesi di vita del consiglio comunale dell’amministrazione Alemanno, sono approdate in consiglio una sessantina di delibere urbanistiche che contenevano oltre 24 milioni di metri cubi extra-Prg e nuovo consumo di suolo pari a quasi a 770 ettari[4]. Grazie all’opposizione dei comitati cittadini, solo una ventina di queste delibere è stata approvata. Ora il consiglio comunale si è sciolto. Roma si prepara all’elezione del nuovo sindaco. Eppure, in pochi hanno abbassato del tutto la guardia.

La spirale del cemento

Negli ultimi anni, stretti tra il patto di stabilità e il commissariamento del debito cittadino, si è affermata l’idea che se le casse comunali sono vuote, è il territorio cittadino che può ripagare i servizi, in particolare il prezioso trasporto pubblico. La vivibilità della città è stata legata indissolubilmente al consumo del suo territorio e alle modalità dell’utilizzo del suo tessuto urbano

Il prolungamento metro B - È accaduto per esempio per il finanziamento del prolungamento della linea B della metropolitana da Rebibbia, attuale capolinea, fino a Casal Monastero oltre il Grande Raccordo Anulare. Ai 556 milioni di euro per la sua realizzazione, ne mancavano all’appello 255. Sei terreni sono stati così venduti ai privati che hanno vinto la gara d’appalto per la costruzione della linea, un gruppo di imprese formato da Salini spa, Ansaldo spa e Vianini Lavori spa. A cui se ne aggiunge un settimo, messo all’asta separatamente. In cambio, si legge sul bando di gara, sui terreni possono essere proposte operazioni di «valorizzazione immobiliare» da attuare anche in deroga alla pianificazione vigente. In totale, si stima oltre 700 mila metri cubi di cemento.

Il caso Romanina - Sempre per pagare una linea di trasporto, in questo caso una metropolitana di superficie, l’amministrazione Alemanno ha puntato sul cemento. O meglio, tentato. Perché la delibera è tra quelle che non sono riuscite a passare. Ma l’esempio pone in maniera molto chiara a cosa si va in contro quando si pensa di poter monetizzare ogni operazione sul territorio. Si tratta della delibera relativa alla cosiddetta centralità Romanina. Le centralità sono dei quartieri attrattivi di funzioni, previsti dal Piano regolatore. Il terreno su cui sorgerà la Romanina è appena fuori dal Grande raccordo anulare, sulla direzione dell’autostrada per Napoli. I soldi per realizzare la metro, secondo quanto dichiarato dagli amministratori, non ci sono. Così si è tentato di recuperarli con un aumento di cubature da un milione e 129 mila metri cubi a quasi due milioni. All’aumento totale delle cubature si è aggiunto anche quello percentuale della porzione residenziale che da poco più di 300 mila metri cubi sarebbe dovuta passare a oltre un milione. Ma non solo. Degli ‘oneri concessori’ aggiuntivi versati dal costruttore, che in questo caso è Sergio Scarpellini, per questo mare di nuovi appartamenti circa 66 milioni sono destinati a finanziare una metropolitana che ne costa quasi 400. In una scheda informativa relativa all’opera, la quadratura del cerchio. Il bando per l’affidamento dei lavori potrà contemplare la necessità di vendere aree, da valorizzare, al futuro costruttore della linea. Proprio come per il prolungamento della metro B. La delibera non è stata nemmeno discussa in consiglio, ma un problema rimane. Una linea di trasporto tra il capolinea della metro Anagnina e il (futuro) capolinea della metro C a Torre Angela serve non solo al nuovo grande quartiere in progetto alla Romanina, ma a collegare anche l’Università di Tor Vergata, oggi raggiungibile solo con gli autobus.

Il consumo di suolo e la valorizzazione dell’esistente

Non solo il consumo di suolo. Molti dei progetti osteggiati dai comitati cittadini riguardano proprio progetti edilizi che insistono sul tessuto cittadino.  Un caso emblematico riguarda la vecchia Fiera di Roma. L’area dell’ex Fiera è situata in una zona centrale, molto appetibile, lungo la via Cristoforo Colombo, a pochi passi dall’Eur. È di proprietà della Fiera di Roma spa, che tra gli azionisti ha la Camera di Commercio e il Comune di Roma. Questa società possiede anche la nuova Fiera di Roma, circa 60 ettari costruiti in mezzo ai campi lungo l’autostrada per Fiumicino. La valorizzazione dell’area della vecchia Fiera di Roma era stata pensata per rientrare di parte degli investimenti che la stessa proprietà aveva fatto per realizzare la nuova struttura. L’amministrazione Veltroni, che aveva dato il via al progetto, prevedeva presso i vecchi padiglioni la realizzazione di 288 mila metri cubi di costruzioni, il 60 per cento appartamenti con una quota residua di uffici e negozi e una parte di spazi da dedicare ad attività per i bambini. 288 mila metri cubi. Troppi per i cittadini e per il Municipio XI che si opposero al progetto. La paura era quella che cubature troppo elevate, e troppe case, avrebbero avuto un impatto negativo sulla qualità della vita del quartiere, già densamente popolato. Il progetto non passa e la palla passa all’amministrazione Alemanno che decide di rilanciare arrivando a 294 mila metri cubi, di cui il 65 per cento di case di lusso. Dopo una serie di annunci e rinvii, anche questo progetto si è arenato. Ma il destino dell’area, praticamente inutilizzata da quasi dieci anni, si ripresenterà sul tavolo della prossima amministrazione.

Compensazioni

Una delle più grandi battaglie urbanistiche della storia recente di Roma si è giocata attorno alla necessità di difendere aree verdi, ambientalmente sensibili, dall’avanzata del cemento. Alla fine degli anni ottanta un’intensa battaglia politica portata avanti dalle associazioni ambientaliste e in difesa del territorio riuscì a far approvare una variante al vecchio Prg del 1965, in cui si definivano i confini delle aree da vincolare su cui andavano cancellate le previsioni edificatorie contenute nel vecchio Piano. Alla fine degli anni novanta, la sua applicazione ebbe però delle conseguenze non indifferenti per la città. I costruttori rinunciarono alle previsioni edificatorie cancellate dalla variante ma in cambio chiesero che parte di quelle previsioni venissero spostate altrove con il meccanismo dell’equivalenza economica. E così da circa due milioni di metri cubi si arriva quasi a cinque milioni in tutta la città. Parte di questo cemento sta atterrando ancora oggi. Si chiamano compensazioni. È il caso del programma Palmarola-Lucchina, in discussione proprio in questi mesi. 170 mila metri cubi di cemento, di cui il 95 per cento nuove abitazioni, si abbatteranno su un’area di 31 ettari che il Prg destinava a “Verde pubblico e servizi pubblici”. Anche qui si sono fatte sentire le proteste dei cittadini, alle prese tutte le mattine con il traffico congestionato e con mezzi pubblici straripanti di pendolari.

Le compensazioni di Alemanno - A questo punto è necessario tornare alle sessanta delibere di Alemanno. A poche ore dallo scioglimento dei lavori dell’assemblea capitolina, una manciata di delibere è riuscita a passare. Due di queste riguardano proprio le compensazioni. Due proposte relative a due terreni: ‘Santa Fumia’ e ‘Mandriola’. Facendo leva su una sentenza del Consiglio di Stato che obbliga il comune a compensare un’area cancellata successivamente alla variante sopra esposta, le due delibere approvano lo ‘spostamento’ di previsioni edificatore extra Prg. 160 mila metri cubi la prima, 170 circa la seconda. Oltre 300 mila metri cubi fuori da qualsiasi pianificazione.

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<![CDATA[Wora Wora Washington - Brain Rock]]>

Go down Records ha appena prodotto un album tributo ai Frigidaire Tango, seminale band post punk/wave, che nei primi anni 80' è stata tra le prime a importare e imporre certe sonorità in terra italica.

Il disco, pubblicato poche settimane fa', è intitolato:

Artisti Vari risuonano i Frigidaire Tango
(Go down Records, 2013)

Tra i tanti partecipanti, ci sono anche i Wora Wora Washington, che omaggiano la storica band di Bassano del Grappa reinterpretando in maniera "energica"

Brain Rock
un cavallo di battaglia del repertorio dei Frigidaire Tango.

Shyrec, l'etichetta dei Wora Wora Washington, ha prodotto un video, per dare "rilievo" a questa operazione, montando immagini tratte da Industrial Britain un
documentario del 1933 diretto da Robert Flaherty.



Guarda il video dei
Wora Wora Washington
che hanno reinterpretato
Brain Rock
dei Frigidaire Tango

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<![CDATA[RadioSàlvati! del 22 aprile 2013]]>

Ciao cari ascoltatori e benritrovati a questa nuova (e dodicesima puntata!) con RadioSàlvati!

Oggi abbiamo parlato dell'imprevedibilità della Vita, ed in particolare di come si possa considerare questo fattore imponderabile che permea l'esistenza di tutti noi.

Milan Kundera in uno dei suoi libri più celebri in assoluto (“L’insostenibile leggerezza dell’essere”) scrive queste parole: 

Un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più 
casi fortuiti intervengono a determinarlo. Soltanto il caso può 
apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla.”

Gran parte della puntata è stata incentrata sulla figura di Nelson Mandela, attivista politico sudafricano, premio Nobel per la Pace nel 1993 e figura leggendaria nella lotta per i diritti umani e contro l'apartheid. 

Buon ascolto!

PLAYLIST

Eptadone - SKIANTOS
Woman - WOLFMOTHER
Oye Como Va - SANTANA
Santamarta - SKA-J
Dreaming Of You - THE CORALS
Fat Bottomed Girls - QUEEN
Rebel Rebel - DAVID BOWIE
Il Bandito e il Campione - FRANCESCO DE GREGORI

Davide

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<![CDATA[Battles - Mirrored]]>

Martedì 23 Aprile 2013
ore 19.30
Studi di Sherwood
vicolo Pontecorvo 1/a - Padova

Un vero supergruppo della scena indipendente è il protagonista del penultimo appuntamento di questa edizione dell'audioforum Gold Soundz.

L'album d'esordio dei

Battles

band che può contare su Ian Williams dei Don Caballero, John Stanier degli Helmet e sul virtuoso della chitarra Tyondai Braxton, è uno dei pochi casi in cui i nomi altisonanti dei musicisti coinvolti hanno portato ad un lavoro veramente degno di nota.

Mirrored

uscito nel 2007, è riuscito in pochi anni ad imporre un nuovo standard per il math-rock più cerebrale, dove la tecnica dei musicisti si unisce a capacità espressive non comuni. Un grande risultato certificato dalla prestigiosa etichetta Warp Records, che l'ha scelto come una delle sue poche release non dedicate alla musica elettronica.

A guidarci nell'ascolto:
Marco Biasio, conduttore del programma A Dispetto della Discrezione su Sherwood.it e collaboratore del sito Storiadellamusica.it

L'appuntamento è nella sede di Sherwood (vicolo Pontecorvo 1/A a Padova) alle ore 19:30. L'ingresso costerà 2 euro.

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<![CDATA[Annullato l'OpenDay al Dal Molin del 4 maggio]]>

Il comando statunitense ha deciso di annullare l’open day della nuova base militare al Dal Molin programmato per il prossimo 4 maggio: "motivi di ordine pubblico", spiegano dalla Ederle, hanno indotto i militari a rinunciare all’iniziativa.

Dopo l’arroganza di un mese fa, la rinuncia.
A fine marzo, i comandi statunitensi avevano annunciato in pompa magna l’apertura alla cittadinanza della nuova base, dopo che uno studio commissionato dagli stessi militari avrebbe dimostrato che il cantiere non ha prodotto alcun danno al sistema idroeologico.

Ora, la doppia smentita
i generali a stelle e strisce annunciano la propria disponibilità a collaborare con l’amministrazione comunale per individuare le cause - prodotte dalla nuova base - dei continui allagamenti dell’area e dell’affioramento d’acqua al Parco della Pace e, poco dopo, annunciano l’annullamento dell’open day del 4 maggio.

L’idea che migliaia di NoDalMolin potessero varcare - come annunciato - i cancelli della struttura militare li ha fatti desistere:
hanno qualcosa da nascondere che temono. I danni che hanno prodotto e quelli che produrranno. E sanno di essere un corpo estraneo in un tessuto sociale che ha dimostrato in questi anni di non voler essere complice della guerra.

Dall’arroganza alla coda di paglia:
gli statunitensi, forti della loro prepotenza che gli ha garantito l’imposizione della nuova base, si rinchiudono nel fortino. Noi continueremo a dire che quel fortino lo vogliamo vedere riconvertito: questa terra è la nostra terra, e non vogliamo lasciarla essere strumento delle basi di guerra.

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<![CDATA[Piano nazionale amianto]]>

Avezzano, esterno giorno. Il professore di scuola media Giuseppe C. ha deciso di intervenire in prima persona su un tubo ostruito. Prende una mazzetta e inizia a demolirne una parte. Orgoglioso, mostra il risultato. L’amianto sfaldato, spezzato, volatile, non lo spaventa. «Mica sto lì a respirarlo. E poi se avessi chiamato una ditta specializzata, quanto avrei pagato? Mica posso permettermelo? Tanto, fanno tutti così»

È con quesiti di questo tipo che deve vedersela il piano nazionale amianto presentato qualche giorno fa a Casale Monferrato, l’epicentro della tragedia nazionale dell’amianto, dal ministro della Salute Renato Balduzzi.

Linee di intervento per un’azione coordinata delle amministrazioni statali e territoriali”, si legge nel frontespizio.

Di intervento non c’è molto, nel piccolo dossier scaricabile dal sito del ministero, ma tanti buoni propositi, quelli sì. Insieme a un timing molto risicato che riguarda solo alcuni aspetti di questo problema che ogni anno miete, solo in Italia, almeno 3000 vittime.

Con un picco che ancora deve arrivare ed è previsto per il 2015-2020. Le tonnellate di amianto che ancora ricoprono tetti, tubature, sono inserite nelle intercapedini o sono finite in discariche improvvisate e abusive, sono 32 milioni.

Depositi per inertizzazione, discariche per il corretto smaltimento: assolutamente insufficienti.

Costi per la rimozione legale: troppo elevati, e variabili, di regione in regione.


I registri poco obbligatori

Se all’inizio del ‘900 ad ammalarsi erano soprattutto gli operai, i minatori, i lavoratori che tutti i giorni erano al contatto con la fibra di asbesto, oggi non è più così. A Casale Monferrato sono caduti i giardinieri, i postini, parrucchieri, e così nel resto d’Italia: complice una malattia che ha un’incubazione che può durare anche 30 anni, è spesso molto difficile trovare l’eziologia e capire dove è stato respirato l’amianto killer.

A meno che non ci si trovi di fronte a un lavoratore esposto.

Si chiama mesotelioma pleurico il tumore che ha la firma, il marchio, dell’avvelenamento da amianto. Ma i registri obbligatori che dovrebbero funzionare in ogni regione, a volte sono dei miraggi.
«Il registro nazionale dei mesoteliomi - c’è scritto nel documento del ministero – si struttura come un network ad articolazione regionale. Presso ogni amministrazione regionale è istituito un centro operativo».

Ma ad esempio alcuni operai che lavoravano per una ditta esterna che si occupava della manutenzione degli impianti geotermici a Larderello, colpiti da asbestosi e anche da mesotelioma, non solo non erano stati “registrati” come ammalati di amianto, ma in due casi è stata errata anche la diagnosi. Venivano curati per un’asma bronchiale. Avevano i polmoni pieni di fibre di asbesto. E non è il solo caso: l’Osservatorio nazionale amianto, la più rappresentativa associazione di vittime, con ha una sede quasi in ogni capoluogo di provincia, più volte ha denunciato casi di “diagnosi errate”.

L’avvocato Ezio Bonanni, specializzato proprio in cause di questo tipo è il presidente dell’Ona. Le ultime denunce riguardano i casi di amianto in aviazione.

Proprio qualche giorno fa è morto uno degli associati, Nunzio Pierini, uno dei volti più noti, portavoce del problema nella sua categoria. Non ce l’ha fatta, dopo una lunga malattia: «In molti casi – ci aveva raccontato un paio di mesi fa, quando lo avevamo sentito telefonicamente – il mesotelioma non viene diagnosticato. In alcune categorie lavorative come la mia, non siamo considerati ufficialmente esposti, e quindi si tende a nascondere la reale implicazione della situazione nel suo complesso». Nunzio Pierini è venuto a mancare una settimana fa a Lanciano, ma la sua battaglia verrà portata avanti dai suoi colleghi, e dall’Osservatorio.


Screening? Questo sconosciuto

Il ministero della Salute ha ancora molto da fare sul fronte della raccolta delle informazioni, dello screening e dell’epidemiologia. «Occorre sviluppare la raccolta dati su questi tumori – c’è scritto nel rapporto – e sulla loro possibile origine professionale». In alcuni casi, in verità, bisogna proprio iniziare da zero.

Inoltre in base alle informazioni raccolte proprio presso gli archivi regionali, in molti casi c’è poco scambio di dati tra i Renam e le banche dati dell’Inail, dell’Istat e dell’Inps. Un altro problema che rende difficile, in alcuni casi impossibile, capire fino in fondo l’entità del problema. I medici hanno l’obbligo di segnalare ai registri regionali ogni nuova diagnosi di mesotelioma. Ma, come abbiamo visto, non accade sempre.


Regioni a due velocità

Le regioni dovrebbero anche aiutare la sorveglianza sanitaria degli esposti ad amianto per formare un archivio epidemiologico. Ma basta scendere verso Sud, in Italia, e si entra nel buco nero dell’informazione in merito. È lo stesso ministero a prendere atto dei limiti: «Sulla mappatura – c’è scritto – c’è ancora molto da fare, come testimoniano le numerose criticità riscontrare. Tra l’altro, le informazioni fornite dalle regioni non sono omogenee e sono in larga misura carenti i dati sulle industrie, sulle scuole e sugli ospedali. Inoltre la partecipazione della popolazione spesso non ha corrisposto alle attese e alle richieste di informazioni da parte dell’ente pubblico».

Con queste premesse, difficile ipotizzare la riuscita del piano che tra l’altro deve rosicchiare fondi per il suo funzionamento a quelli a disposizione per i tumori rari.

Sembra una guerra tra poveri.


Bonifiche cercansi

Se dalla prevenzione ci spostiamo alla bonifica, il quadro diventa ancora più problematico: il ministero ha mappato 34 mila siti che contengono amianto. In 19 regioni. Vuol dire che due regioni non hanno fornito dati, e sono Sicilia e Calabria. Dal governo si ipotizza un sistema incentivante, dei premi su chi fornisce dati: il tutto per favorire la trasmissione di informazioni che dovrebbero già essere obbligatorie per legge.

Ma si sa che in Italia, il termine “obbligatorio” spesso si accompagna al condizionale.

Eppure il ministero è ottimista: in 3-5 anni, promette, saranno bonificati gli edifici scolastici. «Il reperimento delle risorse finanziarie – si ipotizza nel Piano – può essere coadiuvato da interventi di defiscalizzazione delle attività di bonifica. Ad esempio, il sistema incentivante per la sostituzione delle coperture con pannelli fotovoltaici ha già dato ottimi risultati in quelle regioni che lo hanno praticato. È anche da prevedere l’esclusione dei fondi destinati alla bonifica dell’amianto dal “Patto di stabilità”.


I 500 buchi neri

Ci sono ben 500 luoghi di allarme sociale dove cioè è urgente la bonifica, dove non si sa dove infilare l’amianto tirato giù dai tetti, dal cemento, pescato nelle discariche abusive. Cave e miniere dismesse, scrive il ministero, potrebbero essere luoghi da tramutare in discariche, ma l’opposizione dei residenti è in agguato e poi servirebbe una modifica legislativa.


La giungla legislativa

Nel frattempo, è arrivata in Italia una ditta francese che propone l’inertizzazione del minerale: lo trasforma in una sorta di vetro, rendendolo non solo innocuo, ma anche utile per massetti stradali, pavimentazioni, muri di cinta. Insomma, da un minerale tossico potrebbe uscirne uno utile. Con costi ridotti, anche ambientali, soprattutto rispetto all’ipotesi discarica.

Per spingere verso soluzioni del genere però servirebbe, oltre alla volontà politica, anche una modifica legislativa: significa mettere mano a un ginepraio di norme, leggi e lacciuoli che coinvolgano anche gli enti locali. Allo stato attuale, sono almeno 100 i testi legislativi che coabitano nel nostro sistema, spesso cozzando l’uno contro l’altro. Il ministro Balduzzi ha promesso di redigere un testo unico..

Ma anche qui, si tratta di una promessa fuori tempo massimo: l’ennesima in un testo che non ha valore di legge, fatta dal ministro uscente, in un governo sfiduciato.

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<![CDATA[Pistoletto porta i suoi Stracci al Louvre]]>

25 aprile 2013 - 2 settembre 2013
opening 24 aprile 2013
Musée du Louvre, Parigi Sala della Maquette, Dipartimento dei Dipinti, Dipartimento di Antichità orientali,
Dipartimento di Antichità greche, etrusche e romane e Giardino delle Tuleries

 “Année 1. Le Paradis sur Terre”, curata da Marie-Laure Bernadac, sarà allo stesso tempo retrospettiva e prospettiva.

Passato, presente e futuro dialogheranno.
Infatti, le opere di Pistoletto si relazioneranno con i capolavori della collezione permanente del Louvre, i visitatori entreranno nell'opera d'arte attraverso le superfici specchianti, e il simbolo del Terzo Paradiso, ricorrente negli ultimi lavori del maestro, richiamerà il tempo a venire, rappresentato in un’opera monumentale creata appositamente per il museo parigino.

Nell'area dedicata alla statuaria classica troveremo le celeberrima Venere degli stracci, i Quadri Specchianti omaggeranno i maestri del Rinascimento italiano quali Piero della Francesca, Paolo Uccello e Leonardo da Vinci.

Sui bastioni del museo saranno inoltre poste delle scritte, “Amate le differenze!”, “Love difference”, “Il Tempo del Giudizio”, a narrare le contraddizioni dell’epoca attuale.

Una sezione della mostra, con un allestimento interattivo curato da Studio Azzurro, sarà dedicata interamente a Cittadellarte, fondazione istituita da Pistoletto nel ’98, vera e propria fucina di idee e di innovazione, che si occupa di portare l’attività artistica in tutti i settori della vita sociale.

Oltre alla mostra, è previsto un programma di eventi, incontri, dibattiti dedicati all’artista nel Giardino delle Tuileries, e la replica della performance teatrale Anno Uno, rappresentata nell’81 in collaborazione con 21 abitanti di Conchiglia, nell’Auditorium del Louvre.

Il museo dei musei, il santuario dell'arte tutta, celebra dunque un emblematico esponente dell'Arte Povera, corrente tutta italiana.

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<![CDATA[Raccolta di Alessandro Baronciani - Booktrailer]]>

Grande come una cartolina, spesso come una bibbia, cartonato e telato.
Un po' in bianco e nero, un po' in bicromie, un po' a colori. Orizzontale.
Tutte le storie brevi, anche quelle mai stampate prima. Dentro ci troverete storie di provincia, baci, amori ma anche orsi enigmatici, piloti di robot, Topolino uscito da un film di David Lynch, incubi e sogni stralunati.

Alessandro Baronciani è un autore tra i più amati della scena del fumetto e dell'illustrazione italiana. A cavallo tra due generazioni, il grande narratore pesarese fruga nei cassetti, tra le vecchie storie dei tempi delle autoproduzioni, e assembla una concatenazione di ricordi potentissimi, inanellati come tracce di un greatest hits, ma spesso rari come B-side. Il risultato è un volume dalla forma atipica, piccolo ed orizzontale, con una raffinata copertina telata, che sancisce l'inizio della collaborazione di Ale Baronciani con BAO Publishing


Alessandro Barociani
sarà

Venerdì 17 Maggio

al CSO Pedro di Padova




 
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<![CDATA[Affondata sul lavoro - L'Italia tra crisi e rabbia di Gabriele Polo]]>

Presentazione di

Affondata sul lavoro - L'Italia tra crisi e rabbia

di Gabriele Polo


Giovedì 18 aprile 2013 alle ore 18.00
Libreria Feltrinelli di Padova

Di cosa si tratta:

La sintomatica parabola del Nord Est fai-da-te
in cui si rispecchia Torino orfana della Fiat.

Un viaggio – perfino sociologico prima che giornalistico - nelle piaghe dell’Italia in crisi anche di identità.
Gabriele Polo, già direttore del manifesto, ha raccolto i reportages “sul campo” realizzati fra giugno e novembre 2012 nel libro Affondata sul lavoro. L’Italia fra crisi e rabbia (ediesse, pagine 152, euro 12). Si torna così finalmente a vedere, toccare, capire la Grande Depressione finalmente al di là degli stereotipi interessati e della retorica ufficiale.
Accompagnati da Polo, è un viaggio al termine delle illusioni in libertà: vale per il capitalismo alla Marchionne, come per le coop “rosse”.

Al centro dell’indagine storie di donne e uomini: lavoratori sempre più spesso espulsi dal mercato, non più garantiti o invisibili. Il ritratto realistico dei 150 anni di un’Italia ben diversa dalle celebrazioni. Un’inchiesta vecchio stile che rimette a fuoco le immagini virtuali. Il racconto dell’ex quinta potenza economica in declino. La diagnosi impietosa del cortocircuito fra lavoro e benessere, opere grandi e piccoli imprenditori, persone e merci, popolo e cricche del potere. Insomma, una lettura preziosa… della nostra storia.

Gabriele Polo discute il suo libro
giovedì 18 alle ore 18 alla libreria Feltrinelli di Padova

con
Paolo Cacciari ed Ernesto Milanesi.

Quarta di copertina:

Gabriele Polo, taccuino in mano e occhio allenato alla realtà dei fatti, tra il giugno e il novembre del 2012 fa un viaggio nell’Italia del lavoro per il quotidiano di cui è stato anche direttore, il manifesto, proprio mentre il tarlo della crisi sta erodendo il tessuto economico e sociale del paese. Va nella Torino orfana «non dichiarata» della Fiat, visita i luoghi della ex locomotiva produttiva del Nord-Est con i suoi distretti in rapida trasformazione, referta le crisi d’identità delle province lombarde e la mutazione genetica delle cooperative emiliane, esplora infine le «difficili continuità» di un Sud sempre in bilico tra sviluppo e regressione. Ma racconta soprattutto storie di donne e uomini al lavoro, o da questo espulsi, che provano a resistere, a volte anche a immaginare un futuro positivo che possa offrire nuove occasioni. Lavoratori più o meno «garantiti» o «invisibili» nelle cui esperienze, percezioni e azioni, il bisogno si mescola con l’identità.
Oggi la memoria del suo viaggio è raccolta in questo libro, ed è il ritratto impietoso del paese visto nelle terre del benessere economico ora in declino, lacerate in profondità dal trionfo del liberismo in economia e del berlusconismo in politica; di un paese che nel celebrare i suoi 150 anni ha visto, in questa drammatica congiuntura politico-economica, riaffiorare tutti i nodi irrisolti della sua storia.

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<![CDATA[Sparklehorse - Good Morning Spider]]>

Martedì 16 Aprile 2013
ore 19.30
@ Studi di Sherwood
vicolo Pontecorvo 1/a - Padova

Il sesto appuntamento di Gold Soundz - Audioforum di ascolti indipendenti renderà omaggio ad un grande cantautore ancora poco conosciuto dal grande pubblico, purtroppo tragicamente scomparso tre anni fa.

Mark Linkous, leader del progetto Sparklehorse, ha prodotto tra metà anni '90 e primi anni 2000 alcuni dei più struggenti esempi di musica americana degli ultimi vent'anni, a metà tra tradizione e innovazione, guadagnandosi la stima e la collaborazione di colleghi come PJ Harvey, Tom Waits, Radiohead e Flaming Lips.

Il disco che ascolteremo sarà il suo secondo lavoro Good Morning Spider, uscito nel 1998. Un album nato da un lungo periodo di convalescenza dopo che un'overdose di valium, alcol e antidepressivi l'aveva mandato in coma due anni prima, ma toccato dalla grazia di un'ispirazione assoluta, divisa tra tenere ballate acustiche ed esplosioni elettriche.

A guidarci nell'ascolto ci sarà Denis Brotto, del Dipartimento di Discipline Linguistiche e Comunicative dello Spettacolo dell'Università di Padova.

L'appuntamento è nella sede di Sherwood (vicolo Pontecorvo 1/A a Padova) alle ore 19:30.
L'ingresso costerà 2 euro.

Sul sito di Sherwood si possono trovare i podcast video dei precedenti incontri di Gold Soundz.

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<![CDATA[Intervista a Keny Arkana ]]>


Keny Arkana è col suo tour ospite del TPO di Bologna. Data attesa considerato fossero diversi anni che non passava dalla nostra penisola. Una occasione per tantissima gente che la segue da anni e per noi per conoscere la rapper francese più politicizzata, che ha saputo cantare la rabbia dei giovani francesi cresciuti nell'era Sarkozy. Ed erano proprio i rapper ad alimentare il dibattito politico e aprire questioni che nessuno voleva affrontare, come la vita dei giovani nelle banlieu, la repressione dei movimenti politici, il razzismo e tutto ciò che ne consegue. Anni dal punto di vista musicale molto stimolanti che ha visto la scena rap francese imporsi al grandissimo pubblico.

Ora però le cose sono cambiate. Ma lei no. Keny Arkana a trent'anni dimostra di non avere abbandonato il percorso scelto da giovanissima.


"I rappers non mi vedono di buon occhio. Sono considerata un po' naif, una un po' "fighetta" intellettualmente. E anche ingenua. Ma la verità è che le cose che mi interessano sono fuori dal contesto della musica attuale. Per la maggior parte dei rappers, sono una matta perché io canto temi sociali e politici. Ma sono quelle le cose che mi appassionano. Canto la mia militanza, in un contesto dove i testi che vanno per la maggiore parlano di soldi e di successo".


Militanza come scelta di vita.

 

"Anche perché come detto la scena rap non è più interessata a certi argomenti, forse non sono più di moda. Quindi io pratico la mia militanza in contesti di tutt'altro tipo da quelli musicali".


Il rap e la moda. Un rapporto quasi indissolubile…


"Non può essere che i nostri desideri e i nostri sogni siano quelli che ogni giorno ci vengono mostrati. Io ambisco a costruire una società diversa. E questo lo posso fare solo insieme agli altri, attraverso un un percorso comune. Questa è la mia vita ed è ovvio che sia questo quello che canto".


C'è sempre un sorriso a sottolineare ogni sua risposta. Come ad evidenziare che sono le ragioni del cuore che l'hanno portata fino a qui. E non a caso indica il luogo dove ci troviamo come una conseguenza naturale del suo percorso. Musicale e di vita.

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<![CDATA[Televisione - Carlo Freccero]]>

Cos’ha da dirci oggi la televisione, il mezzo di comunicazione sicuramente più importante della seconda metà del XX secolo ma che a prima vista sembra oggi improvvisamente invecchiato, superato senza rimpianti da Internet e dall’informazione “do-it-yourself”? Eppure alzi la mano chi fra di noi non segue almeno una delle serie TV americane figlie di Lost e Twin Peaks, più belle dei film; e anche le recenti elezioni, con la rimonta di Berlusconi dovuta secondo tutti gli analisti alla sua costante presenza sugli schermi, stanno a dimostrare che la televisione non è forse poi tanto superata come sembra...

Per capirne l’evoluzione, dalle origini del servizio pubblico “pedagogico”  e monocanale all’attuale situazione tipicamente postmoderna in cui passato, presente e futuro convivono sincronicamente, è interessante il recente Televisione (Bollati Boringhieri, 2013) di Carlo Freccero, sicuramente il massimo esperto italiano del medium televisivo. Grazie all’agile panoramica storica offerta dall’autore, ripercorriamo almeno 60 anni di storia italiana vista attraverso la prospettiva televisiva, dalla RAI in bianco e nero alla nascita delle TV “libere”, dalla creazione dell’impero berlusconiano al suo tramonto e all’alba di un futuro possibile: canali digitali specializzati e creativi, ibridazione con altri media, coinvolgimento in prima persona dello spettatore nella produzione di materiale visivo di qualità (Current TV) e nella creazione del palinsesto.

La televisione, come ogni altro medium, non fornisce semplicemente un modo neutrale di veicolare un contenuto, e cambia chi ne fa uso; e come ogni altro sistema di comunicazione, possiede un proprio specifico linguaggio, che va sfruttato al meglio se se ne vogliono esercitare tutte le potenzialità. Come spiega Freccero, se trent’anni di monopolio della televisione commerciale sono andati di pari passo con lo slittamento del concetto di democrazia da “tutela delle minoranze” a “dittatura della maggioranza”, non semplicemente propagandando, ma preparando il terreno culturale del berlusconismo, oggi la massa di spettatori può trovare nelle nuove tecnologie e nei nuovi approcci la forza per “fare massa” (J. Baudrillard), rifiutando di identificarsi in un leader e di sperare nella figura di un salvatore, per prendere in mano il proprio destino: è quello che, in vari modi e talvolta contraddittoriamente, ci hanno dimostrato negli ultimi anni primavera araba, indignados e #occupy.

Per chi vuole farsi un'idea di cosa sta succedendo oggi nel mondo della comunicazione mainstream, Televisione è probabilmente il punto migliore da cui partire.

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<![CDATA[L'11 giugno esce il nuovo album dei Beady Eye]]>

Quest'anno la Columbia Records ci vuole proprio stupire.
Dopo l'uscita di "The Next Day" l'ultimo album di David Bowie, che molti attendevano con ansia ma per il quale ormai nessuno ci sperava più, è arrivata la notizia del nuovo album dei Beady Eye.

Gruppo inglese formatosi nel 2009 a seguito dello scioglimento degli Oasis, mantenedo la formazione precedente ad esclusione di uno dei due fratelli Gallagher, Noel, d'altronde è storia ormai nota dei numerosi litigi che contornavano l'ex band.

Beady Eye - Album BE

I Beady Eye hanno registrato a Londra il loro nuovo album intitolato "BE" che uscirà ufficialmente l'11 giugno; prodotto da Dave Sitek, sarà distribuito dalla Columbia Records.

Come per Bowie, la Columbia Records assieme alla band composta da Liam Gallagher, Gem Archer, Andy Bell e Chris Sharroc, ha anticipato l'uscita del disco con il brano inedito "Flick of the Finger".

Possiamo annunciare che sono ritornate le sonorità Brit tipiche degli Oasis, con un connubio di suoni tipici caratteristici dei Beatles.



Beady Eye - Flick Of The Finger


Woke up this morning, I was late, off out on the dark side
With the moon and the room on the wrong side
I took a needle, sewed myself right back at the seams
I saw my universal gleam

I see the wonder of life there up on the wall
Just taking a walk in the sun
In time, in just a second like the ghost of a bad idea
I feel myself getting the fear

Come on, have we decided if we like being part of the plan
That’s started shifting and there’s nowhere to land?
In time, it doesn’t matter if all the best tickets are sold
And only your stories are told

And now, you go and tell me
That you hear every word I say
But the future gets written today
Yeah, the future gets written today

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<![CDATA[Quaglie Combattenti]]>

Nella nostra cultura il soggetto, quindi l'individuo, non esiste
Atiq Rahimi

Le prime immagini sono di una tenda leggera, mossa dal vento. Sagome scure di uccelli migratori in volo. Uno solo di loro va in direzione opposta. O almeno così mi è sembrato di percepire. Comunque sia è questa la determinazione che progressivamente prende forma in Come pietra paziente, di Atiq Rahimi. Le sagome si riflettono in una ciotola d'acqua in cui rinfresca una benda una giovane donna senza nome: sarà lei a prendere il volo. A liberarsi un po' alla volta della sua vita precedente per reinventarne una nuova, in direzione ostinata e contraria. Possiamo ascoltarla mentre racconta di sé alla sua “pietra paziente”, quella che la credenza vuole possa ascoltare ciò che le donne devono tacere fino a quando non va in pezzi, liberando la confidente dal suo dolore. La sua pietra è un uomo, un combattente mujaheddin con una pallottola nel collo. Suo marito. Immobile, assente, muto. Solido. Lo accudisce, gli parla. “Tu sei quello ferito, io sono quella che soffre”.

Afghano, classe 1962, fuggito nel 1984, rifugiato politico in Francia, formatosi artisticamente a Parigi, Rahimi trae il suo secondo lungometraggio (Sygué Sabour) da un suo stesso romanzo, sceneggiandolo assieme a Jean Claude Carrière e ambientandolo in qualche luogo tra le montagne, forse attorno a Kabul. Girando in farsi (ma per noi colonizzati è in italiano) nei colori e nella luce che rendono inconfondibili quelle coordinate geografiche. Organizzando una combinazione tra racconto morale e suggestione visiva di avvincente progressione. In una confezione cinematografica asciutta e senza orpelli eppure densa di atmosfera e di suggestioni. Un lavoro di casting impeccabile con al suo centro la protagonista, la giovane iraniana Golshifteh Farahani, attrice versatile e qui di rara intensità. Il racconto senza segreti e senza pudori della sua vita al marito in coma assomiglia a una lunga seduta di autocoscienza, in cui l'affetto e la devozione resi obbligatori dal contesto culturale subiscono una sorta di dissolvenza incrociata con l'emergere di una nuova consapevolezza di sé. Ed è difficile non restare incantati da questo inarrestabile processo di trasformazione.

Attraverso i suoi gesti e le sue parole possiamo mettere a valore quei pensieri sparsi che costituiscono il nostro povero bagaglio di conoscenza in ordine a ciò che costituisce nel concreto il sistema delle relazioni sociali e delle dinamiche culturali di quelle genti, in particolare se riferito alla condizione dell'essere donna. Scopriamo di padri le cui uniche carezze sono state riservate alle loro quaglie da combattimento, padri che hanno venduto figlie dodicenni per onorare debiti di gioco. Mariti rappresentati dal proprio ritratto e dal proprio pugnale il giorno delle nozze, concentrati unicamente sulla loro anima e sul loro orgoglio anche durante i rapporti sessuali. La loro aridità fatta di mancanza di parola, di gesto, di considerazione. O semplicemente la loro mancanza, perché da un quarto di secolo in guerra. In una guerra in cui non è più comprensibile chi lotta contro chi. Scopriamo che la giovane donna ha dovuto iniziare a difendersi da questo mondo molto presto. Per non essere umiliata e condannata all'emarginazione. Per non essere violentata. Per restare viva.

Attraverso la voce della protagonista Rahimi racconta la sofferenza di milioni di donne, inserendo nel racconto innumerevoli spunti di riflessione. La parola che è stata negata in quanto donna diventa un flusso rivelatore incontenibile e liberatorio. Tratteggia nitidamente un quadro dominato da una società patriarcale, connotata dalla frustrazione sessuale e dalla supremazia della religione. Ma apre anche sguardi non convenzionali su un universo femminile che dietro le mura domestiche e sotto gli indumenti che coprono i volti cerca vie di sopravvivenza alla tirannia culturale fino ad affrancarsene definitivamente nell'unica maniera possibile, la prostituzione. Una narrazione, che potrebbe essere universale, di riconquista del diritto alla dignità, all'affetto, al piacere. Di ridefinizione della consapevolezza del proprio corpo e dei propri desideri, di affrancamento dal dominio maschile e religioso, ma anche di salvezza tutt'altro che certa, di assunzione consapevole di rischio. Quando uscendo di casa indossa risolutamente il burqa il vento lo gonfia sui suoi fianchi, creando ripetutamente un disegno particolare. Ci si mette un po' a realizzare che sono le ali di un uccello.


Guarda il trailer di
Come pietra paziente(Syngué Sabour)
di
Atiq Rahimi

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<![CDATA[RadioSàlvati! Puntata dell'8 aprile]]>

Ciao a tutti e benritrovati alla decima puntata di RadioSàlvati!

Nella puntata di oggi abbiamo affrontato un'altra annosa questione dell'animo umano: a cosa possiamo credere? Conviene davvero credere in qualcosa oppure potremmo vivere serenamente anche senza porci nessun problema di sorta?

RadioSàlvati! si è confermato anche stavolta uno spazio di condivisione a 360 gradi, grazie all'insostituibile spirito di iniziativa del Pubblico in ascolto che non ha fatto mancare la sua voce e le sue opinioni a riguardo.

Spunti di riflessione interessanti e tanta buona musica: gli ingredienti essenziali di una nuova puntata di RàdioSalvati! da godersi in tutta tranquillità in podcast ;)

Buon ascolto!

PLAYLIST

Volunteers - JEFFERSON AIRPLANE
Ten Out Of Ten - PAOLO NUTINI
Voglio Volere - LUCIANO LIGABUE
Winter Winds - MUMFORD & SONS
Firth Of Fifth - GENESIS
Per Noi Romantici - FRANCO CALIFANO

Davide

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<![CDATA[Intervista agli Africa Unite - Rivolta PVC]]>

Gli Africa Unite son tornati. Sono passati esattamente 20 anni dal tour di Babilonia e Poesia, quarto disco della band che vide gli Africa Unite protagonisti in più di cento date tra Italia, Olanda e Inghilterra.

Al Rivolta PVC, stessa formazione del 1993. Stessi strumenti. Stessa crew. Stessa scaletta.

Ecco cosa hanno detto ai microfoni della Sherwood WebTv. Con un aneddoto finale di Sergio..

Intervista a Madaski, Paolo "L'Angelo" e Cato

Intervista a Bunna, Max Casacci e Papa Nico

Intervista a Sergio

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<![CDATA[The Shins - Oh, Inverted World, il quinto appuntamento di Gold Soundz]]>

Superata la metà del nostro audioforum salutiamo l'alternative rock degli anni '90 e ci addentriamo nell'indie pop dei 2000: l'appuntamento di martedì 9 aprile è dedicato a:


The Shins
e al loro album di debutto

Oh, Inverted World

Piccolo riassunto per chi non conoscesse la band americana: in questo disco e nei tre successivi James Mercer e compagni hanno rivitalizzato la scena indipendente con una ricetta fatta di melodie semplici ma indimenticabili, atmosfere vintage anni '60 e testi misteriosi e malinconici.

Oh, Inverted World (uscito nel 2001 per la Sub Pop Records) ha imposto da subito la band come protagonista del mondo indie, grazie all'efficacia della ballata agrodolce New Slang (usata anche nella colonna sonora del film Garden State) e all'alternarsi di luci ed ombre degli altri brani, che la registrazione volutamente in bassa fedeltà non fa che accentuare.

A guidarci nell'ascolto dell'album:
Paola Lunardelli - collaboratrice di Goldsoundz.it.



Guarda la registrazione integrale
del quinto appuntamento di
Gold Soundz
su
Oh, Inverted World dei The Shins
(Martedì 2 Aprile 2013 - Studi di Sherwood)


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Martedì 9 Aprile 2013
ore 19.30
@ Studi di Sherwood
vicolo Pontecorvo 1/a - Padova

Superata la metà del nostro audioforum salutiamo l'alternative rock degli anni '90 e ci addentriamo nell'indie pop dei 2000: l'appuntamento di martedì 9 aprile (sempre alle 19:30 nella sede di Sherwood, in Vicolo Pontecorvo 1/A, a Padova) sarà dedicato a:


The Shins
e al loro album di debutto

Oh, Inverted World

Piccolo riassunto per chi non conoscesse la band americana: in questo disco e nei tre successivi James Mercer e compagni hanno rivitalizzato la scena indipendente con una ricetta fatta di melodie semplici ma indimenticabili, atmosfere vintage anni '60 e testi misteriosi e malinconici.

Oh, Inverted World (uscito nel 2001 per la Sub Pop Records) ha imposto da subito la band come protagonista del mondo indie, grazie all'efficacia della ballata agrodolce New Slang (usata anche nella colonna sonora del film Garden State) e all'alternarsi di luci ed ombre degli altri brani, che la registrazione volutamente in bassa fedeltà non fa che accentuare.

A guidarci nell'ascolto dell'album ci sarà:
Paola Lunardelli - collaboratrice di Goldsoundz.it.

L'appuntamento è nella sede di Sherwood
(vicolo Pontecorvo 1/A a Padova)
alle ore 19:30.
L'ingresso costerà 2 euro.

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<![CDATA[Il mare distrutto di Taranto]]>

Quella che stiamo per raccontatare è la storia di come hanno distrutto il mare di Taranto. Quella città che non può servirsi, come vorrebbe, delle sue ricchezze marine, oltre che già, di gran parte del suo territorio.


La ricchezza perduta dei due mari

di Gaetano De Monte


E’ chiamata la città dei due mari. Il Mar Piccolo, specialmente, che in un tempo non troppo lontano era battuto dai pescatori giorno e notte, ed era ricoperto, quasi per intero, di allevamenti di cozze. Quegli stessi mitili ora avviati alla distruzione forzata, a causa dell’avvelenamento prodotto, in tutto il corso del Novecento, dagli scarichi dell’arsenale militare. Già all’inizio del secolo, infatti, la Marina militare, avviando la costruzione di una grande muraglia a protezione e difesa del cosiddetto interesse nazionale privò la città dell’affaccio sul mar Piccolo che allora era caratterizzato dalla presenza di sorgenti di acqua dolce sottomarine di origine carsica note come "citri" che svolgevano una funzione regolatrice del sistema biomarino, limitando, così, gli aumenti di salinità e di temperatura durante il periodo estivo e rifornendo costantemente il sistema di una, non certo trascurabile, massa d’acqua ( circa un milione di tonnellate di acqua al giorno). (vedi nota 1)

Miscelando acqua dolce e acqua salata, dunque, e attraversato da correnti ben temperate, il mar Piccolo era dotato delle condizioni ideali per favorire la crescita dei pesci. Ma in quel bacino d’acqua che un tempo carezzava la città e la sfamava, non c’è soltanto dal 1889 l’arsenale della marina militare italiana. C’è infatti, anche, la S.a.r.a.m, acronimo di scuola addestramento reclute aeronautica militare, ubicata sul secondo seno del Mar Piccolo, realizzata dalla Marina militare negli anni 1914-15 per ospitare la stazione idrovolanti che dal 1923 “appartiene”, è proprio il caso di dirlo, all'Aeronautica Militare, divenuta infine dal 1° novembre 1977, la sede della Scuola Addestramento Reclute. Ma non solo, perché questa base ospita anche il centro operativo Namsa Sud, organismo della Nato che si occupa di fornitura, manutenzione, approvvigionamento, trasporto, assistenza tecnica per circa 30 sistemi d'arma e apparati delle nazioni che aderiscono al sistema di difesa Nato, e a cui l'Aeronautica Italiana assicura la vigilanza esterna e l'assistenza logistica. Si tratta in sostanza, di un deposito sotterraneo di rifornimento: il più grande del Sud Italia, che serve tutte le basi aeree dell’Italia meridionale e viene periodicamente rifornito con petroliere che entrando nel bacino del mar Piccolo espongono quelle acque, e i cittadini stessi, a gravi rischi.

Ma quel lago salato, da cento anni, ormai, è una zona quasi totalmente militarizzata.
È un’area sottoposta a segreto militare, una zona di interesse nazionale e dell’alleanza atlantica. Pertanto non è possibile sottoporre quel particolare specchio d’acqua alle analisi delle acque per poter rilevare eventuali tracce, di prodotti chimici e residui di idrocarburi,agenti inquinanti e cancerogeni, ma anche di eventuali rifiuti tossici e speciali. Ai fanghi inquinati dei fondali in Puglia c'è da stare attenti. La scorsa settimana i carabinieri del Noe di Lecce hanno scoperto che 20 mila tonnellate di fanghi del dragaggio del porto, in particolare dell’area ex Belleli, sono stati stoccati illecitamente e tombati nelle campagne tra Brindisi e Taranto, sepolti tra gli ulivi, con il loro concentrato di piombo e cromo. 

L’altro mare, il Grande, rimasto nell’immaginario collettivo “come il luogo della sfida e del pericolo: il serbatoio dei sogni e delle paure, la strada senza ritorno per quella minoranza di marinai che hanno levato l’ancora per lidi sconosciuti, salutati con invidia dai tanti che sono rimasti attaccati allo scoglio antico” (vedi nota 2), è come se fosse stato nascosto, in larga parte, dalle numerose servitù militari presenti. Anche, qui, una base navale a comando italiano dotata di alcune infrastrutture Nato, come quelle per il rifornimento. Iniziata a costruire alla metà degli anni ottanta, mentre la “cortina di ferro” che separava Europa occidentale ed orientale stava per crollare e la guerra fredda per finire.

Ed anche il modello di difesa Nato stava per mutare. Fu così, dunque che a Taranto si impose la costruzione della nuova base militare, atta ad ospitare l'unità dell'Alleanza Atlantica, inclusi i sottomarini a propulsione nucleare. Nonostante l'energia nucleare sia stata bandita dalle navi civili per la sua intrinseca pericolosità, ed i reattori di cui sono dotati i sommergibili siano del tutto identici a quelli delle centrali nucleari. Sono solo più piccoli, con minore potenza, ma comportano allo stesso tempo un maggiore rischio di fuoriuscita di radioattività, in quanto sono meno schermati e protetti, per poter mantenere la leggerezza e la manovrabilità del mezzo. Le poche indagini fatte fin ora segnalano una presenza, seppure debole, di Cesio radioattivo nei fondali. Ma anche qui, il segreto militare di fatto ha sempre impedito i monitoraggi necessari al rilevamento dei livelli di radioattività nelle acque, nonostante, appunto, diversi studi indipendenti abbiano già rilevato tracce di Cesio 137, che sono imputabili solo al transito di unità militari a propulsione nucleare. (vedi nota 3) Senza pensare, poi, che i reattori dei sottomarini a propulsione nucleare, sono soggetti ad urti e scontri, come è già avvenuto, in realtà, tante altre volte nella storia.

Con cosa? Con una delle circa 350 petroliere che ogni anno giungono nel porto di Taranto (vedi nota 4). Dato che sul lato est di Mar Grande, si trova la grande raffineria Eni che affina il petrolio che giunge dalla Basilicata. Lungo la Strada Statale 106, la via del sole, direttrice laterale che congiunge l’asse viario dello Jonio con l'Adriatico, e che collega Taranto a Reggio Calabria. Due luoghi urbani dove si specchia il passato e il presente del mito della modernizzazione industriale, consumata e fallita nell’estremo lembo del meridione italiano. E ci mancò davvero poco che la Gas Natural ci realizzasse anche un rigassificatore, nel porto di Taranto, proprio a circa 700 metri da quella raffineria. Solo la potenza di un movimento, allora, erano i primi anni del 2000, riuscì a bloccare quell’ennesima opera inutile ed impattante. In quel mare che i tarantini chiamano il “Grande”, e che si apre a perdita d’occhio oltre il ponte girevole, (la lingua di ferro che collega la città vecchia alla nuova) di cui la città non ne detiene praticamente più la sovranità (vedi nota 5).

Il porto ed i suoi traffici regnano sul mare di Taranto. A fare la parte del leone c'è la società armatoriale taiwanese Evergreen, che, impiegando poco più di 700 lavoratori a termine, dal 2001 a oggi ha visto i suoi bilanci crescere vertiginosamente. E da qualche mese, allo stesso tempo, precipitare con la stessa repentinità, in seguito al blocco delle navi cariche di minerali dirette all’Ilva. Il 10 aprile prossimo, intanto, a Roma, nella sede del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti si terrà la conferenza dei servizi che dovrà dare l’ultimo, definitivo, consenso ad una maxi opera che rischia di prefigurarsi come l’ennesimo scempio ambientale. Un progetto presentato nel 2008, che a Luglio 2012 ha ottenuto il parere positivo della commissione V.i.a. - la valutazione di impatto ambientale - e della V.a.s. - la valutazione di impatto strategico - da parte del Ministero dell’Ambiente, per installare in mar Grande, a circa 100 m della costa, tra punta rondinella e la foce del fiume Tara, dieci aereo generatori posti su torri alte ben 110 m, dalla potenza complessiva di 30 megawatt di energia elettrica. A completare l'opera la realizzazione dei relativi cavi sottomarini per la conduzione dell’energia che, immessa nella rete nazionale , dovrebbe alimentare proprio il porto mercantile. Un progetto da circa 63 milioni di euro, per la cui realizzazione, sia la Regione Puglia che la sovrintendenza ai beni paesaggistici e per ultimo anche il comune di Taranto ( parere non vincolante) hanno espresso parere negativo. Ma il Ministero, a sua volta, ha già respinto le opposizioni degli enti locali, e così la maxi opera si farà.

Non va certamente meglio lungo la costa ionica – salentina, in provincia, un mare in massima parte cristallino ed incontaminato ma la cui ricchezza viene continuamente messa a rischio dalla pessima gestione di depuratori e scarichi a mare da parte di istituzioni e amministrazioni pubbliche. E’ di qualche giorno fa la notizia, che la holding facente capo all’ex senatore del psi Nicola Putignano già coinvolto in qualche vicenda giudiziaria da cui è passato comunque indenne, si è aggiudicato l’appalto per la costruzione di un depuratore, la cui realizzazione è stata fortemente contestata dalle comunità locali, e che servirebbe alcuni comuni della provincia orientale, Sava, Manduria, Avetrana e le loro rispettive marine. Un’opera avversata, dunque, perché prevede lo scarico dei reflui a mare. Che danneggerebbe per sempre un’oasi incontaminata, un’area di interesse comunitario come la fascia costiera denominata Torre Colimena facente parte dell'agro del Comune di Manduria. Preoccupa che la giunta regionale e soprattutto l’ex Assessore alle Opere Pubbliche, Fabiano Amati, non abbiano ascoltato minimamente il grido di dolore delle comunità locali consentendo un vero è proprio scempio. Sia il presidente della Regione Puglia, che l'Acquedotto Pugliese si sono sempre rifiutati, infatti, di ritirare il bando per la costruzione del depuratore consortile di Sava e Manduria, che prevede, appunto, lo scarico a mare dei reflui. L'acquedotto pugliese e il presidente Vendola hanno sostenuto fino alla fine, che lo scarico a mare è l'unica soluzione possibile, in barba alla volontà degli enti locali, alle direttive della comunità europea sul rispetto dell'ambiente, sulla balneabilità delle acque, ed infine, sul trattamento delle acque reflue. E tutto per permettere all’azienda del potentissimo ex senatore di fare scempio della nostra costa orientale, dopo che ormai più di dieci anni fa ha speculato su quella occidentale. All'epoca Putignano con i soldi di un finanziamento comunitario pari a circa duecento miliardi di lire, iniziò l’edificazione a Castellaneta del progetto “Principessa”, dal nome della pineta "Principessa”, una grande area rurale, al limite della costa, al centro dello Jonio. Il progetto prevede la nascita di hotel a cinque stelle, villaggi residence, decine di ristoranti, campi da tennis ed anche un campo da golf, il tutto edificato al confine della riserva biogenetica Stornara. Tutto a beneficio della speculazione edilizia.
Sempre nella provincia orientale, Lizzano, piccolo comune della provincia circondato da vitigni, ulivi, e da un mare cristallino. Un luogo che doveva essere un’oasi nella provincia avvelenata, ma che oggi presenta notevoli problemi ambientali, paragonabili, fatte naturalmente le debite proporzioni, a quelli della stessa zona industriale di Taranto.

La discarica Vergine sorge proprio su questo territorio. A complicare il quadro ambientale del piccolo comune c’è anche qui, la questione dello smaltimento acque reflue del depuratore consortile. Che vengono convogliate nel canale naturale Li Cupi ed attraverso il quale vengono scaricate, poi, proprio nel tratto di mare fiore all’occhiello della marina di Lizzano denominato Il canale. Un sistema di smaltimento, che dal 2009, ha però fatto registrare le prime disfunzioni igienico-sanitarie. Un torrente naturale, il Li Cupi, deputato alla sola raccolta delle acque piovane e che ha visto, poi, crescere a dismisura la sua portata a causa dell’affluenza degli scarichi provenienti dal depuratore. Causando grossi problemi agli agricoltori, i quali sono danneggiati dallo straripamento periodico del canale, che provoca l'allagamento costante dei terreni, con ripercussioni sulle coltivazioni. Ai cittadini, che sono esposti a pericolose contaminazioni della falda. E ai turisti, costretti alla balneazione in acque che stando ad analisi effettuate dall’associazione "AttivaLizzano", e contestate, però dall’Arpa, conterrebbero alte concentrazioni di batteri fecali. I diversi casi di gastroenteriti, dermatiti e infezioni cutanee insorgenti nella popolazione, specie nel periodo estivo, costrinsero nel maggio scorso il sindaco ad emanare un’ordinanza urgente con la quale si dispose il convogliamento in deroga delle acque reflue in falda, fino al 30 settembre di quest’anno. Solo un palliativo, però, giunto anche tardivamente, che ha consentito parzialmente di recuperare in extremis la stagione balneare, ma che non ha risolto i problemi a monte.

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<![CDATA[Storie di veleni]]>

L’ambiente è un bene di tutti, la sua difesa, la promozione di politiche di stampo ambientale e la diffusione di una coscienza ambientale non possono non essere concepite come nuove sfide per il giornalismo, che in questa fase, deve necessariamente riscoprire e ridefinire il proprio ruolo. Ad una crescente attenzione da parte di diversi segmenti sociali alle tematiche ambientali, infatti, non corrisponde un'adeguata offerta di informazione di qualità. Questo perché manca uno specifico sguardo critico sui temi ambientali, a vantaggio di una saturazione: tutti fanno e scrivono di tutto, facendo purtroppo scadere la generale qualità dell'informazione su questi temi.

Del resto, abbiamo sperimentato come negli ultimi anni una rinnovata consapevolezza e necessità di partecipazione alle decisioni che riguardano l'ambiente e la salute hanno saputo radicare nei territori lotte e proteste spesso risultate anche vincenti, o comunque portatrici di una fondamentale coscienza ambientale nelle persone che abitano territori devastati e contaminati. Un processo popolare dal basso che è caratterizzato da una voglia radicale di affermare un altro modello di sviluppo possibile, lontano e distante dal capitalismo devastatore, energivoro ed avvelenatore. Di sicuro non hanno reso giustizia a queste realtà i media tradizionali, appiattiti su rappresentazioni standardizzate, quando non colpevoliste, come nel caso dei movimenti No Tav, della battaglie condotte contro politiche autoritarie e non rispettose di una sostenibilità ambientale che appare oggi l'unica strada possibile per contrastare il cambiamaneto climatico e una crisi economica che mette in pericolo paesaggi e risorse naturali, troppo spesso svendute in nome del profitto e soprattutto la salute e le condizioni di vita di chi abita (e lavora) nei territori.

Sappiamo anche che in materia ambientale non sempre è semplice far comprendere processi (industriali ed affaristici) e scontri (tra lobby, politici e territori). Spesso ci troviamo davanti a vicende molto intricate che restano per lo più incomprensibili all'opinione pubblica ed anche ai nostri mondi. Abbiamo imparato quanto sia importante il lavoro di inchiesta per mettere al servizio dei movimenti e dei comitati informazioni, denunce, ecc. ecc. Abbiamo però anche compreso come spesso la definizione e descrizione di vicende complesse è difficile da rendere in maniera sintetica e chiara.

Non si può non ammettere però che in questo paese l'opinione pubblica non è adeguatamente informata sulle vicende ambientali. E pochissimo raccontano anche i media main stream. E pochissimo, spesso, sanno anche i giornalisti.
Pensiamo sia il caso di mettere a sistema la nostra conoscenza e dimestichezza nel cercare, comprendere e raccontare intrecci e affari, per costruire una rubrica che, in maniera organizzata e sistematica, serva anche da "mappatura" dei principali ambiti ed interessi politico-economici che oggi mettono a rischio i territori che abitiamo.

La “mission” è quella di rendere le vicende ambientali e gli affari che vi girano intorno più semplici e leggibili a tutti. Per questo abbiamo deciso di lanciare una nuova rubrica fissa su Global Project. Uno spazio di approfondimento ed inchiesta per mettere a disposizione dei movimenti, dei comitati e degli utenti stessi di Global Project una lettura critica di vicende a volte intricate e troppo spesso ignorate dai media main stream. Ogni settimana ospiteremo un contributo diverso.

Collaboreranno all'inchiesta giornalisti indipendenti che hanno fatto dell'impegno contro le ingiustizie ambientali un tratto qualificante del loro lavoro.

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<![CDATA[Non è mai colpa di nessuno: il nuovo film di Andrea Prandstraller]]>

Lunedì 8 aprile alle ore 21.00 al cinema Multisala Astra a Padova verrà presentato "Non è mai colpa di nessuno", il nuovo film di Andrea Prandstraller.

Il film, che parla delle morti bianche attraverso gli occhi di due ragazzi (interpretati da Giacomo Potì e Marco Andreatta), vanta un cast d'eccezione con nomi quali Giancarlo Previati e Nicoletta Maragno. Si è occupato del suono Francesco Liotard.

Non è mai colpa di nessuno 
Una produzione The Movie Company
regia Andrea Prandstraller
soggetto e sceneggiatura Marco Pettenello, Andrea Prandstraller
Fotografia Andrea Treccani
Suono presa diretta Emanuele Cecere
Costumi Donatella Cianchetti
Scenografia Elina Vaakanainen
Musiche Piccola Bottega Baltazar
Montaggio Claudio Cormio
Organizzazione Susanna Graffi

Con Giacomo Potì, Marco Andreatta, Marina Artigas, Giancarlo Previati, Nicoletta Maragno, Giulio Canestrelli, Michele Modesto Casarin, Jacopo Salmaso, Alessandro Bressanello, Mirko Artuso.

Morte bianca all’ombra del Petrolchimico
Il nuovo film di Andrea Prandstraller: una tragedia individuale in quella più generale del declino di Marghera. In attesa di andare alla Mostra del Cinema
di Barbara Codogno

Marghera. Non è mai colpa di nessuno. Un titolo che è già un pugno allo stomaco perché in questa Italia, troppo spesso e per troppe cose è davvero così. Non è mai colpa di nessuno è il nuovo film di Andrea Prandstraller, regista padovano da sempre impegnato in film e documentari di forte denuncia sociale. È il 2006 quando Prandstraller e Marco Pettenello - nipote di Mazzacurati - scrivono tutta d'un fiato, seduti nella cucina di Prandstraller, la sceneggiatura di questo film che dapprima titolano Nudi alla meta. Conoscendo Prandstraller è facile immaginare quella cucina, semplice, scarna, immersa nel fumo delle tante sigarette che si accendono e si spengono, seguendo il filo luminoso dell'idea.

Un anno dopo quella sceneggiatura vince il rinomato premio Solinas, storie vere per il cinema: «Quando una sceneggiatura vince questo premio - spiega Prandstraller - ha una corsia preferenziale di produzione, di solito ne fanno subito il film». Di solito. Perché dipende da cosa si racconta, questa sceneggiatura. Così il film resta nel cassetto fino a quando Prandstraller non lo iscrive al bando indetto dalla Veneto Film Commission che gli assegna un piccolo finanziamento.

Prandstraller ci mette il resto e alla fine lo realizza. Giusto l'estate scorsa il primo ciak del girato tra Marghera e Venezia. Con due esordienti: Giacomo Potì di Padova e Marco Andreatta di Treviso. Anche gli altri attori protagonisti sono tutti veneti: Giancarlo Previati, Nicoletta Maragno, Mirco Artuso, Michele Casarin, Giulio Canestrelli.

Il film, che ha caratteristiche molto territoriali, racconta la storia di una famiglia in cui il padre, ex petrolchimico, ha ora una piccola società: «Moltissime fabbriche hanno chiuso - racconta Prandstraller - e quelle grosse che funzionano ancora hanno questa modalità: il lavoro viene spostato fuori. Il lavoro che una volta facevano le persone assunte oggi lo fanno le piccole aziende, lo appaltano e subappaltano. Questo è l'andazzo generale di Marghera e Fincantieri».

Non è mai colpa di nessuno mostra la parte in ombra del nord est. A dire il vero da tempo non più così luccicante. In questo film, l'operaio uscito dal Petrolchimico ha ora una piccola ditta di manutenzioni idrauliche che fornisce manodopera e manufatti proprio al suo ex datore di lavoro. In azienda ci lavorano lui, il figlio maggiore - la famiglia è composta da altri due fratelli minori e dalla madre- un solo operaio italiano e poi indiani, marocchini e un argentino. L'azienda prende un grosso appalto proprio mentre deve portarne a termine un altro. Così accelerano il ritmo di produzione e non si concedono tregua. In una di queste interminabili notti di lavoro non stop succede un incidente. Un operaio, per la stanchezza accumulata, commette un tragico errore e l'argentino viene gravemente ustionato.

Il film prosegue con l'arrivo in Italia della figlia dell'argentino, venuta ad assistere il padre che, sfortunatamente, morirà. Il nucleo del film tocca un tema delicatissimo: il tema delle morti bianche. I morti sul lavoro. Una piaga per la nostra società civile. Gente che muore perché non c'è sicurezza, non ci sono controlli. Perché fondamentalmente c'è ancora moltissimo sfruttamento. «Tutto viene viene visto da un'angolazione particolare - spiega Prandstraller - gli occhi di uno fratelli minori, un ragazzino diciottenne. Potremo anche dolorosamente definirlo un film di formazione.

Questo è il mio modo di fare politica, oggi». E per chi conosce Prandstraller - basti ricordare il suo: Polvere. Il grande processo dell'amianto - sa che questo regista, di grande talento, ha sempre lavorato con impegno politico, sociale e civile. Sapremo il 20 luglio se Venezia ha selezionato o meno questo suo nuovo film. Prandstraller è una voce fuori dal coro, una voce che in quest'Italia ci farebbe davvero tanto bene poter vedere e ascoltare.

Tratto da Il Mattino di Padova

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<![CDATA[Selton - Saudade]]>

Saudade è una parola brasiliana praticamente intraducibile nelle altre lingue. Possiamo tentare di spiegarla con un ampio giro di parole, ma nessuna definizione sarà mai abbastanza precisa. Perché, giustamente, la saudade si vive, non si spiega.

Sicuramente è un sentimento che appartiene ai Selton, quattro giovani brasiliani (di Porto Alegre) trapiantati a Milano passando da Barcellona. Con questo terzo disco, Saudade, Daniel, Ricardo, Eduardo e Ramiro compiono un ulteriore passo in avanti nella ricerca della propria identità di band: meno demenziale, meno (un po' meno) beatlesiana, più (un po' più) tropicalista.

Il riferimento principale resta sempre il magico quartetto di Liverpool, traccia indelebile nella loro formazione musicale e nella loro crescita come gruppo, ma quella facilità melodica e quel modo di impastare le voci, che vengono direttamente da lì, qui si tingono di altri colori. Più esotici, ancora più estivi, come le tinte calde della copertina.

Non è un disco nato in poco tempo (realizzato grazie a una campagna di crowdfunding e prodotto insieme a Tommaso Colliva), si sente nelle pieghe delle canzoni che dietro c'è un lavoro lungo, di prove e aggiustamenti, di impressioni e scambi di opinione. Rispetto ai due precedenti gli arrangiamenti sono più raffinati, la scrittura è più matura. Eppure, come ogni disco dei Selton, arriva subito, entra in testa e non va più via. Saranno i ritornelli, saranno i coretti, sarà che mischiano italiano, inglese e portoghese e sembrano più accattivanti e simpatici di tutti gli altri (e simpatici lo sono davvero).

Come si può non amare il samba elettrico di Quem Nim Giló – Saudade (in collaborazione con Arto Lindsay, tra l'altro) o il pop brioso di Across the Sea?
Come si fa a non sorridere sulle note di Piccola Sbronza (insieme a Dente)
L'atmosfera estiva da spiaggia al tramonto (ma una spiaggia di quelle così belle che paiono finte) ci abbraccia dall'inizio alla fine con i suoi profumi e i suoi colori.

Tra canzone d'autore moderna e rock alternativo, melodie super-pop e contaminazioni sonore alla Vampire Weekend (vedi Vado Via o You're Good), un briciolo di nostalgia Sixties e un po' di sana spensieratezza giovanile, i Selton cancellano il grigio di questi mesi e ci portano l'estate. Grazie!

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<![CDATA[Storie brevi e senza pietà - Marco Taddei e Simone Angelini]]>

Storie brevi e senza pietà è l'esordio al fumetto della coppia Marco Taddei ai testi e Simone Angelini ai disegni: un oggetto editoriale che già dalla presentazione si presenta originale e non scontato. Intanto, la scelta di raccogliere storie brevi - e ribadirlo nel titolo! - in un volume è una boccata d'aria in un panorama in cui il termine merceologico - dunque al di là del bene e del male - "graphic novel" viene ormai utilizzato anche per descrivere storie a fumetti di due pagine.

Ma l'altra cosa che stupisce di questo libro, che si presenta molto ordinato, in una edizione dignitosa, e una gabbia della tavola piuttosto regolare su tre strisce di due vignette per tutta la sua durata, è l'utilizzo maturo del linguaggio del fumetto. Non dico che entrambi gli autori non abbiano qualche meccanismo da rodare, che sui disegni non ci sia nessun lavoro da fare - soprattutto a fronte della coraggiosa scelta di Angelini di cambiare stile e strumenti in ogni storia -, che a volte scrittura e disegno potrebbero intrecciarsi meglio: ma il lavoro dei due mi conferma che stanno nuotando nel mare giusto, tra i pochi che si propongono di "ragionare il fumetto" in termini che non siano di "disegno" o "scrittura", tralasciando il delicato intreccio tra i due.

Il libro presenta 10 storie brevi e, davvero, senza pietà. Attribuirci per forza una definizione significherebbe tentare di ridurne la portata, vedo questo libro molto affine al fenomeno della Poetry Comics, dove "disegno al servizio del testo" non significa replica didascalica di ciò che è scritto in forma di illustrazione, ma contributo narrativo alla scansione del testo nella realizzazione di un'opera "unica" in cui il disegno, spesso "prendendo la tangente" in un modo che solo al fumetto è consentito fare, produce senso al pari del testo.

I temi dei piccoli racconti sono tra i più vari ma uniti da un sottile filo surrealista: da un mondo invaso dai gatti alla crudele morte dell'ultimo dinosauro sulla terra, fino all'uomo che bevendo l'ennesimo Campari ignora il messaggio di aiuto recapitatogli da un altro mondo tramite un piccolo omino apparso nella sua bocca.

Tutte storie in cui il "senza pietà" si esplicita sotto forma di una "occasione persa" per l'umanità tutta di meritarsela, la definizione di "umani".

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