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Tre Allegri Ragazzi Morti Live Report

CSO Pedro, Padova - Sabato 21 aprile 2012

23 Aprile 2012
 - Momo

Siamo ai tempi supplementari, ma sembra di stare ai rigori.
C'è una parte di tour che serve a presentare il disco, come ad un pagano battesimo con i parenti a prendere bomboniere non liquide, fatte a forma di CD che ancora non è arrivato nei negozi. E, chiaramente, a brindare.

Poi c'è il tour estivo, il tour invernale. Il tour dell'anno dopo. Insomma, c'è un tour per tutte le stagioni. Quando però sono passati due anni dall'ultimo, spiazzante per genere, lavoro di una band, quando sai che "stanno lavorando per voi" ad una nuova opera, le cose cambiano.

C'è attesa, ci sono domande, ci sono i dubbi che fanno scontrare il "sì, ma nel tour di questo disco ho già timbrato il cartellino più volte" con il "chissà se fanno pezzi nuovi, chissà se sarà l'ultima occasione per riascoltarne alcuni vecchi tanto amati prima dell'avvento delle nuove tracce".

C'è anche il diluvio universale, arrivato dopo una giornata di (quasi)sole, ma gli animali da concerto sono tutti in salvo, perché al Pedro si sta al caldo e si sta per brindare ancora una volta ai Primitivi del Futuro.

Due band molto diverse accendono la legna sul palco, ed a braci già ben referenziate i Nostri salgono sul palco, anche questa volta in quattro, a dispetto del nome, con un Andrea Maglia, che ben conosce la band da migliaia di miglia, oltre a trovare il tempo per i suoi "Manetti!", freschi di pubblicazione.

La mescola delle gomme da pioggia sul palco è sufficientemente rodata, a fugare ancora una volta i dubbi di chi temeva il joint di reggae'n roll portato dall'ultima fatica degli Allegri.

Si comincia con una dichiarazione di poetica, come ogni artista coscienzioso sa che è giusto fare per rispetto di se stessi e del pubblico, e nessun pezzo come Mai come voi, forse, starebbe così bene. Il Pedro si è riempito e le luci, pur se infrangono lo spazio della vista, come diceva un altro cantante, si riflettono sulle maschere che parlano a quelli Quasi adatti a innamorarsi di un animale a pelo corto, che cantano felici scaldando le gambe. Arriva Il Principe in Bicicletta, a dispetto del diluvio, e i cori vanno a sbattere contro i muri che li restituiscono gentilmente alla sala, al soppalco ed al bar. Al centro sociale cantavano tutti, avrebbe detto un altro artista ancora, fosse ancora tra noi.

Dal Sogno del gorilla bianco torna a trovarci la Signorina Primavolta, per rilassare i corpi mentre l'anima brucia nell'attesa di ricordare Ogni Adolescenza con un consueto, adolescenziale, pogo. Quattro lettere molto interessanti che, nel loro ermetismo, costituiscono sempre un bel ricordo di un concerto.

Il vento fuori dalle mura del Pedro non deve spegnere la fiamma che arde, un po' come i ricordi de Il mondo prima che fa appiccicare numerose tonsille come magneti su un frigorifero fatto di graffiti.

Torniamo al passato, il più presente che c'è: quello dei Primitivi del Futuro, con un filotto composto da La Ballata delle Ossa, Codalunga, Puoi dirlo a tutti, La faccia della Luna.

È passato un bel po'di tempo. Davide sussurrava piano, in casa loro, le parole di quel primo singolo, che poi il 12/3/2010 diventavano "prova generale" in quel bellissimo antro che è il Tetris di Trieste, mai così pieno di persone. Puoi dirlo a tutti, assieme agli altri pezzi di un disco molto diverso dagli altri, fanno parte non solo degli affetti del pubblico, ma anche, e soprattutto, di un'opera eterogenea ma ben ammortizzata della (e dalla) stessa band. I suoni, gli spettatori, i musici sembrano fondersi bene, anche quando sul palco non si sentono bene, viaggiando tra continenti musicali spesso divisi dal mare. Sarà l'acqua che c'è fuori, ma qui nuotano bene, ed emergono bene, singolarmente, senza limitarsi a galleggiare.

Abbiamo tutti bisogno di carica. La band che la sta sfogando già da un po' sul palco, noi, lì sotto, per affrontare i pezzi successivi. Ecco che prima dell'encore, parte una tirata Voglio. Ricordo di aver rotto un'amicizia, in passato, solo perché una persona sosteneva fosse una lagna ripetitiva. Piuttosto che a un mio snobbismo ho sempre preferito pensare fosse suo. Mi sa che ho ragione, ma non importa.

Ricambio di birra e via, con Davide che torna sul palco senza Enrico e Luca a parlare della Tempesta, dopo che molti, viste le coincidenze più o meno recenti, scherzano sul connubio tra il nome dell'etichetta e le condizioni meteo dei loro eventi.
Ma niente sarà uguale per Mio Fratellino, con i suoi 22 anni fuori control. Del resto, anche Francesca ha gli anni che ha, ed io Sono Morto. Letteralmente, e vado a prepararmi per il djset in combinata con metà Soundpark. Dal fianco del palco seguo un bel medley Dub che inizia con Quindici anni già.

Dopo un po'arriva il Piccolo Cinema Onirico, seguito da Occhi Bassi. Tutti cantano un po'malinconici perché il concerto, tra un vaffanculo e l'altro, sta terminando con una Gionni Boy di recente memoria. È compito della Tatuata Bella chiudere il concerto, mentre si inizia già a montare la console per chiudere in danze la serata.

Forse i Tre Allegri Ragazzi Morti riusciranno a non fare invecchiare mai almeno una parte di me. Di certo continueranno a farmi pensare, a farmi riflettere, a far maturare con il sorriso. E non è poco, come direbbe un loro amico, con lo stesso tono di voce.

Ci vediamo la prossima volta. Io vi voglio bene.

Intervista ai TARM curata da Reneé

Le fotografie del live


Il live dei TARM

 
 

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