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Prostata Asimmetrica

“Il nostro film è una profezia, non so se è la fine di un sistema, ma sta succedendo qualcosa di incredibile”. David Cronenberg

12 Giugno 2012

Folgorato dal romanzo pubblicato nel 2003 da Don De Lillo, Cronenberg ha scritto la  sceneggiatura di Cosmopolis in soli sei giorni. Gli integralisti della lettura hanno gridato al copia-incolla, al riporto proditorio sul grande schermo della pagina scritta, all'avere di fatto trovato nel libro una sceneggiatura già pronta. Comunque sia, i dialoghi sono talmente serrati da prendere subito il sopravvento sulle immagini, provocando uno sbilanciamento oggettivo, accentuato dall'essere il film per il 70% girato nell'interno ovattato di una limousine bianca. Identica a decine di altre che con i loro occupanti invisibili attraversano le strade di Manhattan (ricostruita a Toronto) salvo essere dotata di comunicazione ipertecnologica, blindata, con un'intercapedine in sughero.Quindi, come sempre: dimenticare il romanzo, non senza aver reso onore a De Lillo per avere con le sue suggestioni anticipato di cinque anni il tracollo finanziario del 2008. Dopo il controverso A Dangerous Method Cronenberg sembra avere voglia di affrancarsi dalle dinamiche assassine che in qualche modo rendono gemelli A History of violence e La promessa dell'assassino (affinità dovute non solo alla presenza decisiva di Viggo Mortensen) per impostare una nuova sfida fatta di sovrabbondanza di parola e di claustrofobia perdurante anche quando l'azione esce dalla limo.

Eric Paker è un ventottenne capitalista da combattimento, non solo finanziario: possiede e sa pilotare un caccia bombardiere russo, vuol farsi installare un poligono di tiro nel suo lussuoso appartamento di 48 stanze dell' Upper East Side, di una vecchia 38 Special pensa sia solo un giocattolino inaffidabile. Combatte contro l'odore di sesso che traspira dalla sua pelle causa una moglie aliena e inappetente, sposata poche settimane prima, compensandolo e incentivandolo con amplessi più o meno occasionali ma sempre molto parlati. Deve andare a farsi regolare il taglio di capelli dall'altra parte della città, ombelico del mondo in cui si aggira uno spettro. Quello del capitalismo. O forse lo spettro è lui. Perché è già morto. Un granello di sabbia ha inceppato il suo irresistibile meccanismo di arricchimento ipertrofico. Nello spazio di una giornata si compie il suo destino. Attraversando raffiche di dialoghi che riempiono anche i piani sequenza più lunghi l'ex vampiro Pattinson (scelta geniale) mette a dura prova la nostra concentrazione. E' difficile soffermarsi sul senso dell'enfasi con cui si chiede dove vadano a ricoverarsi di notte le lumousine quando il dialogo è già passato alla definizione del rapporto tra tecnologia e capitale. Sull'essersi fatto installare due ascensori, uno che viaggia a un terzo della velocità sulle note di Erik Satie e l'altro accompagnato dalle sonorità del suo defunto amico rapper, quando bisogna fare i conti con l'impegno e la progettualità che la violenza radicale richiede. Mentre asserisce che il tempo sta svanendo come unità di valore è il nostro tempo di riflessione a subire una compressione violenta.

Ciò fa di Cosmopolis un oggetto duro e puro, un prisma che scompone il fascio di luce del capitale finanziario facendone precipitare i colori nel buio di una notte attraversata da uomini e topi. Facendo rotolare sempre più dolorosamente questo giovane mostro, il cui più grande talento è stato sino a poche ore prima la capacità di previsione, lungo un dirupo su cui si affacciano amici complici consiglieri amanti, ma alla fine del quale aspetta irremovibile l'esaurimento del Potere. Del suo Potere, quanto in prospettiva del Sistema di Potere. Se l'asimmetria della prostata diagnosticata nella quotidiana visita medica è un banale difetto senza conseguenze, l'asimmetria risulta decisiva per la lettura di un possibile corto circuito in quel rapporto tra tecnologia e capitale che ci aveva intrigato all'inizio. Come nelle ragnatele di Spider i fili del racconto di Cronenberg si riannodano tutti in una relazione complessa che solo alla fine si rende decifrabile, lasciando appena sottotraccia le perversioni visive e mentali cui il suo cinema ci ha abituato. Scopriamo anche dove vanno a dormire le limo. Perché lì vicino, tra relitti di stampanti e monitor, si concede gli ultimi venti febbrili minuti di filosofia anch'essa asimmetrica, in quanto Icaro può solo riconoscere con poche soffocate battute l'ineluttabilità della sua caduta, assieme a quella di una lontana e letale moneta.

 
 

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