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La rivoluzione è un salto dal trampolino

Melanconia e rivoluzione - Marco Mazzeo

Editori Internazionali Riuniti, 2012

21 Giugno 2012

La melanconia, passione-chiave dell’uomo occidentale fin dai poemi omerici, gode da secoli di cattiva fama: il nome “malinconia” o “melanconia” viene infatti per lo più usato come sinonimo di “depressione” o “tristezza nostalgica”, ed essa è collegata all’immobilismo e all’incapacità di muoversi nel mondo, al blocco patologico di chi non riesce ad agire: una passione, dunque, decisamente impolitica. Così in Lutto e melanconia di Freud, ma anche negli studi di genere di J. Butler e in quelli di matrice post-coloniale di P. Gilroy, in cui la melanconia è passione subalterna e reattiva, tipica “del padrone o del servo”.

Marco Mazzeo, nell'originale e stimolante Melanconia e rivoluzione, recentemente pubblicato da Editori Riuniti (dove l'autore in parte rielabora il seminario tenuto al centro sociale ESC per il ciclo “Le passioni della crisi”), dimostra però che non è sempre stato così: nel capitolo XXX dei Problemata di Aristotele, in cui viene delineato per la prima volta il profilo della melanconia, tale passione risulta il frutto di uno squilibrio rispetto alla norma (anomalía) per eccesso di presenza di bile nera (mélaina cholé), segno dell’inadeguatezza rispetto allo stato di cose presenti propria di chi è disadatto al mondo perché non ne conosce le regole. Mazzeo è attento a recuperare, soprattutto dalla tradizione aristotelica e ippocratica, la fondamentale natura bipolare della melanconia, schiacciata dalla tradizione occidentale tutta sul versante depressivo: tramite la riscoperta del versante maniacale, ebbro e demoniaco, l'autore intende recuperare la capacità attiva e potenzialmente innovativa del sentimento: esso viene visto come passione complessa e “contraddittoria”, innanzitutto rispetto a se stessa.

Il senso di inappartenenza dei melanconici rispetto al mondo si può tradurre non solo nell’intorpidimento inerte, ma anche nell’azione vòlta al mutamento dell’esistente, e può essere assimilato alle performance sportive dell’arrampicata e del salto con gli sci (vedi La grande estasi dell’intagliatore Steiner di W. Herzog), dove si è alle prese con limiti (e conflitti normativi) che si dimostrano essere tali solo dopo essere stati superati. Anche i malinconici insomma, sembra dire Mazzeo, hanno diritto alla loro rivoluzione.

 
 

TITOLO: Melanconia e rivoluzione: antropologia di una passione perduta

AUTORE: Marco Mazzeo

EDITORE: Editori Internazionali Riuniti

ANNO: 2012

PAGINE: 160

PREZZO: 16 €

 
 

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