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Approfondimenti d'arte di "Nordest Boulevard on stage"

Gino Rossi-Emanuele Convento: tra passato e presente

a cura di Alice Arcaro, Elena Donatello, Laura Poli, Silvia Zanardi

28 Giugno 2012

Emanuele Convento  dedica il video “Humus: fogli di Gino Rossi”  all’omonimo pittore,  attivo tra  Parigi, Venezia e Burano negli anni che vanno dal il 1907 al  1923.

Si accenna al periodo più buio di Rossi quando, di fronte ai drammi della prima guerra mondiale, alla prigionia e a crisi familiari, venne ricoverato nel manicomio di Sant’Artemio di Treviso dal 1925 fino alla morte avvenuta nel 1947. Passi di un uomo costretto in uno spazio che non può valicare, mani che si arrendono all’evidenza della reclusione: è così che la regia di Convento cerca di trasmettere l’impotenza e il crollo dell’artista. Le immagini dei fogli di carta che galleggiano sull’acqua sembrerebbero quasi rievocare i momenti di irrequietezza e instabilità con cui l’artista dovette convivere. Nella terza parte si ha l’omaggio esplicito ai disegni manicomiali del pittore, alcuni comprensibili forse solo ai suoi percorsi mentali mentre altri rievocano il cubista Braque.

Nonostante i giudizi negativi a una sua mostra alla Fondazione Bevilacqua La Masa al lido di Venezia nel 1925 e i frequenti rifiuti delle sue produzioni, le sue opere lo consacrano come uno tra i più grandi pittori all’origine dell’arte moderna in Italia. Conflitto tra qualità insuperabile e bisogno di rinnovamento del linguaggio artistico sarà il leit motiv di tutta la sua produzione. Avversario delle istituzioni, Gino Rossi si pone contro la Biennale di Venezia e fonda la Scuola di Burano con altri artisti veneti. Saranno le frequentazioni al Salone della Società delle Nazioni nel 1907, alla Biennale di Venezia che gli faranno scoprire Gauguin, Matisse, Vlaminck, Cèzanne e quindi il disegno forte, i contorni fermi, le tavolozze cariche e la vivacità della pennellata. A Parigi dal 1909 conoscerà Van Gogh e approfondirà la sua conoscenza di Cèzanne e Gauguin.  La sua evoluzione arriva al punto che canalizza l’interiorità del mondo nell’esteriorità della natura… ed è proprio questa disposizione che attira Convento. Sua caratteristica è infatti il segno che di volta in volta si fa liquido o nervoso, sottolineato da colpi di luce e guizzi pittorici di colore che danno forma ai suoi sentimenti e alle sue emozioni. La Natura è un altro punto di contatto tra i due: in un caso diviene  elemento di conforto di fronte alle difficoltà della vita, nell’altro diventa regista dell’opera (si pensi a “Genetliaco del vento”).

 
 

www.agnusvento.it

 
 

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