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La fine dell’altro mondo - Filippo D'Angelo

Minimum fax, 2012

1 Ottobre 2012

In una Genova torrida di inizio estate Ludovico Roncalli, ventottenne dottorando in letteratura francese, da tre anni al lavoro sul romanzo utopico L’altro mondo di Cyrano de Bergerac, si trova davanti a una svolta inaspettata per la sua ricerca.
Proveniente da una famiglia alto-borghese di professionisti, Ludovico vive da tempo alla deriva: beve e fuma troppo, il rapporto con la giovanissima fidanzata Marta lo annoia, l’università gli sembra campo esclusivo di mediocri rivalità, mentre il sogno proibito di un rapporto incestuoso con la sorella Umberta lo turba e lo affascina. L’intuizione che il romanzo di Cyrano possa avere, in alcune edizioni, una diversa conclusione lo porterà a Parigi e a Mosca, all’inseguimento di una nuova fine per L’altro mondo. Nel frattempo, è una parte del mondo che Ludovico conosce a finire, proprio quell’estate, a Genova: il luglio che fa da sfondo al romanzo è infatti quello del 2001, l’anno del G8 e della “perdita dell’innocenza” di un’intera generazione.

Filippo D’Angelo, che di mestiere fa il ricercatore universitario (in Francia) ed è qui al primo romanzo, ha scritto un libro dolente e al tempo stesso avvincente, con un protagonista che è difficile dimenticare. Ludovico, come un personaggio di Moravia, non fa nulla per starci simpatico: è ricco, cinico e presuntuoso, le sue preoccupazioni più gravi sono le sbronze, un sesso egoistico e pornografico, e il tormento per l’incipiente calvizie.
Eppure La fine dell’altro mondo è un romanzo che parla a tutti noi, perché mostra che la letteratura può rappresentare, e con ciò stesso contraddire, la rovina del nostro Paese, “che non è stato all’altezza nemmeno dei suoi propositi più modesti”.
Quella della requisitoria di Ludovico contro la propria generazione e quella precedente, contro i politici e gli accademici, contro l’agonizzante famiglia post-sessantottina, contro i propri amici, falliti o pateticamente di successo, soprattutto contro se stesso, è una lingua matura e ben scolpita, forse in alcuni punti troppo compiaciuta del proprio pastiche citazionistico ma capace anche di far ridere (l’irresistibile parentesi moscovita) e indignare (gli atteggiamenti polizieschi durante il G8).

Se è possibile trovare un limite nel libro, esso sta in quello che ha evidenziato anche Daniele Giglioli sul Corriere della Sera: “la sua malinconia è un privilegio di classe”, e l’ottica dell’autore, occupato a dissezionare come un entomologo il gruppo alto-borghese, socialmente assai omogeneo, di Ludovico e degli altri personaggi, lascia fuori tanto, e tanti. Non perché nel coerente nichilismo del romanzo andasse inserito a forza un “principio speranza”, piuttosto perché “l’altro mondo possibile”, finito nel sangue delle strade di Genova, non può che sempre ricominciare: quantomeno perché “questo” mondo (il nostro, e quello descritto nel romanzo) sta diventando sempre più impossibile.

 
 

Copertina - La fine dell'altro mondo - Filippo D'Angelo - Minimum fax - Ritaglio
Titolo: La fine dell'altro mondo
Autore: Filippo D'Angelo
Editore: Minimum fax
Collana: Nichel
Anno: 2012
Pagine: 336
Prezzo: 15 €

 
 

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