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ZTL Wake Up: chi ci ha denunciato?

Una inchiesta su Tecla, la società proprietaria dell'immobile occupato

15 Gennaio 2013

Il 27 dicembre 2012, noi del collettivo ZTL Wake UP! abbiamo occupato a fini sociali e iniziato i lavori di restauro dell'ex sede della Telecom dietro la stazione di Treviso, abbandonata dagli anni '90.

Il 7 gennaio 2013 abbiamo appreso dai giornali locali di essere stati denunciati, pare con richiesta di sgombero, dalla società immobiliare Tecla di Milano, proprietaria dell'immobile occupato. Contro di noi si sono levate alcune voci, il noto vice-sindaco Giancarlo Gentilini e i neo-fascisti della lista Rinascita (legata al partito Forza Nuova), ed è comparsa una scritta murale firmata con una svastica. Molti sono invece quelli che ci hanno dato la loro solidarietà, riconoscendo la legittimità della nostra richiesta di un uso più socialmente efficace degli spazi abbandonati. Ma anche tra chi simpatizza per noi, c'è chi esprime delle riserve incentrate sulla legalità e sulla sacralità della proprietà privata.

Ma quali sono le leggi che abbiamo infranto e chi sono questi sacri proprietari?

È forse necessaria una premessa. Il principio che la legge vada rispettata senza se e senza ma è di per sé immorale, anche in democrazia. Se la storia non avesse disatteso questo principio, per esempio, vigerebbe ancora la segregazione razziale negli Stati Uniti. A proposito di leggi, nella Costituzione italiana non c'è scritto da nessuna parte che la proprietà privata è sacra, bensì che deve esserne assicurata la funzione sociale e che può essere espropriata per motivi di interesse generale (Articolo 42). Nell'Italia del secondo dopoguerra, il piano Fanfani per le case popolari e la riforma agraria, oggi normalmente considerati come un importante progresso per il paese, sono nati dal riconoscimento di occupazioni illegali che violavano la proprietà privata.

Tecla è un fondo comune di investimento immobiliare.
I fondi comuni di investimento raccolgono il denaro dei risparmiatori (o, nel nostro caso, dei grandi speculatori) e lo affidano a società di gestione del risparmio (SGR), di modo che il denaro investito lieviti nel tempo e ritorni ai detentori delle quote del fondo. Tecla inoltre è un fondo “chiuso”, vale a dire che il fondo deve per legge vendere tutte le proprietà ed essere liquidato entro una determinata scadenza, nel nostro caso il 31 dicembre 2014 (grazie una proroga, il cosiddetto “periodo di grazia”, concessa dalla Banca d'Italia viste le difficoltà del fondo stesso esaminate qui di seguito).

La parola “risparmiatori”, di cui spesso si abusa nei media, tende a far pensare a pensionati a basso reddito che hanno investito i risparmi di una vita nei mercati finanziari. Sono dunque loro le vittime dell'occupazione dell'ex Telecom da parte del collettivo ZTL?
La risposta è in massima parte negativa, ma per individuare la nostra vera controparte è necessario scomporre quella matrioska finanziaria il cui primo strato è il misterioso e apparentemente insignificante Fondo Tecla.

Innanzitutto la SGR che gestisce Tecla è la Prelios, semplicemente la Pirelli Real Estate sotto nuovo nome, il cui presidente è niente meno che Marco Tronchetti Provera (ci si conceda di far notare che il nostro era, almeno fino al 2011, il terzo manager più pagato d'Italia, con 5,970 milioni di euro l'anno).

Secondo dati del 2011 (i più recenti disponibili), le quote di Tecla sono di proprietà della stessa Pirelli Real Estate per il 2%, ma la stragrande maggioranza delle azioni, l'87%, è detenuta dalla società immobiliare olandese Gamma Real Estate, fondata il 9 maggio 2007 da... Pirelli Real Estate Netherlands! L'Olanda è uno dei paesi europei dove le normative fiscali sulla finanza sono più permissive, e questa sembra essere l'unica spiegazione per l'esistenza di Gamma Real Estate. Nove giorni dopo, Pirelli Real Estate Netherlands, che deteneva il 100% delle azioni della Gamma Real Estate, ne ha venduto il 51% a MSRESS III. MSRESS III è una società di diritto olandese di cui tutte le quote di partecipazione sono detenute dal Morgan Stanley Real Estate Special Situations Fund III, una limited partenership con sede in Delaware (USA) che appartiene al gruppo Morgan Stanley, la più grande banca d'affari americana rimasta assieme a Goldman Sachs. È una delle istituzioni finanziarie che hanno dato origine alla crisi dei mutui subprime e di conseguenza alla crisi economica globale, per poi essere salvate con i soldi dei cittadini. Ecco dunque svelato l'arcano. Per riassumere, la nostra controparte è costituita dalla branca speculativa della Pirelli gestita da Tronchetti Provera e dalla banca d'affari americana Morgan Stanley.

L'operazione Pirelli Real Estate potrebbe essere un perfetto caso da manuale per l'operaismo italiano (se tali manuali esistessero). Fa parte di un processo molto più ampio, originatosi negli anni '70, di spostamento di capitali dalla produzione alla speculazione (edilizia e finanziaria) come risposta all'erosione dei profitti dovuta alla forza delle organizzazioni dei lavoratori. Chi visitasse oggi i quartieri Greco-Pirelli e Bicocca di Milano ricaverebbe un lampante quadro urbano di questo percorso storico. Dove c'erano fabbriche in cui lavoravano decine di migliaia di operai ora c'è un'enorme collina, l'erba cresce sulle rovine accatastate della fabbrica demolita. La sommità della collina era, almeno fino a poco tempo fa, il punto di ritrovo della gang sud americana Latin Kings. Gli stabili circostanti sono uffici di multinazionali e la nuova università Milano Bicocca, prime conquiste delle operazioni immobiliari della Pirelli Real Estate. Il vecchio circolo ricreativo operaio è oggi un centro sociale occupato.

Nel 2001 Tronchetti Provera ha fatto sì che la Pirelli divenisse azionista di riferimento dell'appena privatizzata Telecom, assumendo la presidenza della società. Con la motivazione di un risanamento del bilancio dell'azienda, il nostro ha venduto gli stabili di proprietà della Telecom alla Pirelli Real Estate, ovvero a se stesso. Nonostante un giro di denaro un po' intricato, questo è stato anche il destino dell'ex Telecom di Treviso, venduta nel 2004 alla Tecla, di cui come abbiamo visto Pirelli Real Estate è uno dei due maggiori azionisti nonché il gestore. Nel 2007 Tronchetti Provera ha venduto le sue quote di partecipazione in Telecom, ma Telecom continua a pagargli gli affitti degli immobili che ha venduto a se stesso.

Tronchetti Provera è un esempio locale di parziale disinvestimento dalla produzione (quella rimasta è stata delocalizzata) allo scopo di impiegare i capitali in manovre poco ortodosse di speculazione edilizia e finanziaria non immuni da conflitti d'interessi. Fenomeno di certo non irrelato alla tanto deprecata “crescita zero” dell'Italia nell'ultimo ventennio. Il tutto condito dagli scandali sulle intercettazioni illegali in collusione con i servizi segreti. Ma, come si diceva sopra, Morgan Stanley non è di certo da meno. Anzi, le responsabilità di questa multinazionale finanziaria per le dure condizioni in cui si trovano giovani e meno giovani è assai più grande di quella degli speculatori nostrani. Come se non bastasse, per ragioni a noi oscure, i fondi speculativi non sono tenuti a versare l'imposta statale sui redditi e l'imposta regionale sulle attività produttive come tutte le altre società.

Eppure, il gioco della speculazione non può funzionare che a breve termine. Ora che la bolla immobiliare è scoppiata, con relativo crollo dei prezzi, la vendita di stabili abbandonati da decenni al degrado è cosa quanto mai ardua. Dallo scoppio della crisi, l'andamento dei titoli Tecla in borsa ha visto una vertiginosa flessione del 75% circa, giustificabile solo in parte dalla vendita di alcuni suoi immobili. Solo nel primo semestre del 2012, Tecla ha avuto la bellezza di 20 milioni di euro di perdite. Non solo speculatori quindi, ma speculatori falliti, che, come nel caso del salvataggio delle banche, vorrebbero che i comuni cittadini paghino i costi della bancarotta. Ed è solo in questo che finora il loro successo è stato pressoché totale.

Per quel che riguarda il destino dell'ex Telecom di Treviso, è implausibile, dato lo sgonfiamento dei prezzi degli immobili e la stasi dell'edilizia, che un acquirente venga trovato entro la fine del 2014. L'ipotesi più realistica è che i proprietari attuali ricomprino lo stabile tramite un altro fondo fantoccio, nell'attesa di una nuova inflazione dei prezzi degli immobili. Dato che tale inflazione non è certo in vista per i prossimi anni, è certo che in caso di sgombero lo stabile rimarrà abbandonato a tempo indeterminato.

Chi ci ha denunciato è dunque una piccola emanazione dell'1% globale, come diceva l'appena passato movimento Occupy. Dei rappresentanti di quel blocco di grandi società finanziarie e immobiliari che hanno gonfiato la bolla dei mutui, per scappare con i soldi dopo aver precipitato l'economia nella più profonda crisi dopo il crollo del 1929. Costoro, non solo impuniti, avrebbero anche la pretesa di criminalizzare dei membri della generazione più colpita dalla recessione attuale. Colpita in termini di disoccupazione, stage non pagati, lavoro precario, pensioni sempre più lontane, salari reali più bassi e spesso anche derisione e repressione. Dei giovani che hanno deciso di non restare in silenzio e prendere nelle loro mani la riqualificazione di uno spazio lasciato da anni in stato d'abbandono dai suddetti speculatori falliti. Non si faticherà quindi a comprendere perché riteniamo che tali denunce, con la repressione che domandano, siano un atto di criminalizzazione inaccettabile a cui non intendiamo cedere. Se, alla luce di questi fatti e delle lezioni del passato, si pensa ancora che sia opportuno fermarsi di fronte a formalità legaliste e alla santificazione incondizionata della proprietà privata, allora forse si sta perdendo il senso di cosa è giusto e cosa non lo è.

ZTL Wake UP! resta

 
 

La singola fonte di informazioni più completa sul Fondo Tecla è reperibile tramite questo link

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