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Intervista a Wu Ming 2

In vista dello spettacolo “RAZZA PARTIGIANA” di venerdì 21 giugno, sul main stage dello Sherwood Festival, in appoggio all'evento Wires to, abbiamo intervistato Giovanni Cattabriga, in arte WU MING 2, membro del noto collettivo Wu Ming Foundation, il quale si esibirà accompagnato da membri dei Massimo Volume e di A Classic Education.

14 Giugno 2013

La lunga intervista tocca vari argomenti, dal copyleft alle licenze di Creative Commons, passando per i Lego ed il popolo Maori, il tutto condito da musica, per giungere infine alla incredibile storia di GIORGIO MARINCOLA, partigiano “atipico”, italo-somalo, regalandoci anche qualche indiscrezione sul prossimo nuovo romanzo targato Wu Ming....

a cura di Luca Borsato

Ciao Giovanni, la prima domanda è d'obbligo: il romanzo “Q” rappresenta forse la prima opera edita da Einaudi con una formula “copyleft”. Perchè avete deciso di pubblicare le vostre opere con licenze di questo tipo? Mi riferisco anche all'utilizzo delle Creative Commons...

Quando abbiamo pubblicato “Q” queste licenze di Creative Commons ancora non esistevano. Noi venivamo da una esperienza, il “Luther Blissett Project”, un progetto di nome collettivo, in cui chiunque avesse bisogno di utilizzare una firma per rivendicare un'opera, una performance, un comunicato o un volantino, poteva utilizzare il nome Luther Blissett; l'unica regola, in questo progetto di condivisione collettiva del nome, era che l'utilizzo e l'accesso alle opere firmate Luther Blissett fosse libero e gratuito.
Quando tra le varie operazioni che abbiamo firmato con quel nome, ci siamo messi a scrivere il romanzo “Q”, eravamo anche dell'idea di provare a vedere se c'era spazio, nell'editoria di narrativa, per una formula che mettesse insieme da un lato il diritto dei lettori ad un libero accesso alla cultura, dall'altro il diritto dell'autore, di un cantastorie, ad essere remunerato per il lavoro compiuto.
Prima di allora noi avevamo incrociato piccole case editrici, come la SHAKE, all'interno degli ambiti di movimento e dei centri sociali, che praticavano il “NO Copyright”. Solo che tale tipo di formula a noi non andava bene, perchè il “NO Copyright” nega qualunque tipo di tutela a favore dell'autore di un testo, ivi compresa la possibilità da parte di un miliardario di pigliare il tuo testo, farci un film kolossal, con milioni di dollari di incasso...e tu non vedi una lira. Noi volevamo da un lato tutelarci da questa eventualità, dall'altro provare, dopo tre anni di fatiche, ad avere un ritorno di tipo economico per retribuire questo nostro lavoro; però eravamo convinti che le storie dovessero tornare alla comunità che sempre le produce, poiché l'autore in qualche modo fa da filtro, le mette insieme.... ma le storie appartengono alle comunità e quindi il contenuto del nostro libro, le vicende che avevamo raccontato, dovevano rimanere liberamente accessibili. Così niente, ci siamo posti nei confronti dell'editore Einaudi con una condicio sine qua non: il romanzo esce e viene firmato Luther Blissett se e solo se contiene una formula di questo tipo, trovando quella più giusta che permetta la libera riproducibilità; doveva essere garantita la possibilità a chiunque di poterselo fotocopiare, volantinare in piazza....chiunque voleva utilizzarlo in modo gratuito e non a scopo di lucro doveva poterlo fare senza chiederci il permesso. Tutti gli altri usi, per capirci quelli commerciali, dovevano essere regolamentati. Così cominciammo a studiare la formula da mettere ed arrivammo ad una clausola molto simile a quella utilizzata successivamente dalle prime licenze di Creative Commons: libertà di utilizzo e di condivisione anche telematica, per uso personale e non, purchè non a scopo di lucro. E così grazie all'esperienza accumulata con altre piccole case editrici con la formula del “NO Copyright” e altre simili, il nostro romanzo “Q” è risultato essere la prima opera letteraria edita da una major con una licenza di questo tipo.

Prima, quando hai detto che la cultura e le storie “appartengono alle comunità” mi sono venute in mente 2 vicende: la prima del 2001 riguardava una causa intentata e vinta dal popolo Maori contro la Lego, accusando il gigante danese di aver plagiato, con una serie di giocattoli, le antiche leggende della tradizione Maori; l'altra, più recente, è quella di Google Books... Molti hanno visto rispettivamente, la vittoria di Davide contro Golia, e la nascita di una nuova biblioteca d'Alessandria digitale... Molti, me compreso, invece hannno visto la possibilità aberrante di poter tutelare con la © di copyright le tradizioni culturali di un popolo e la evidente posizione di monopolio, o comunque di dominanza, attribuita a Google in relazione ad una importante fetta della cultura mondiale. Che idea ti sei fatto a riguardo?

Credo che il principio base sia quello dell'accesso libero alla cultura...se le biblioteche non fossero ancora state inventate e le si dovesse implementare oggi, probabilmente ci sarebbero grandissime resistenze da parte delle major che producono contenuti culturali e via dicendo... Si direbbe che mettere i libri in prestito, in un luogo pubblico, probabilmente diminuirebbe di molto le vendite di quel titolo in libreria, a maggior ragione in un momento di crisi dell'editoria come quello attuale..
Meno male che le biblioteche son state fondate diverse migliaia di anni fa, perchè oggi la vedrei dura, molto dura...
L'esempio che fai dei Maori è interessante perchè fa vedere come di fronte ad un tentativo di enclosure da parte del potere capitalistico e, in certi casi, anche dell'economia finanziaria, spesso la prima reazione, il primo modo di difendersi, sia quello di rispondere con una ulteriore enclosure, dimostrando come le comunità abbiano bisogno di recintare le proprie tradizioni culturali, per poi poterle dichiarare bene comune e definirle pubbliche. L'abbandono di tali beni comuni e l'assenza di una specifica regolamentazione a tutela, espone gli stessi beni al rischio di usurpazioni... No?..

..citando lo storico ed economista inglese Tawney: “..la libertà del luccio è la morte dei pesci piccoli..”...

Esattamente e questo pone la problematica di come intendere ciò che è di libero accesso: c'è chi lo intende come “questa cosa non è di nessuno, io sono arrivato qui per primo e quindi me la piglio”, com'è successo, per esempio, con le sorgenti e l'acqua in Mugello da parte del Consorzio CAVET, che durante l'esecuzione dei lavori per la TAV, ha prosciugato 37 sorgenti, utilizzando l'acqua dei torrenti per i lavori dell'alta velocità in Mugello... lì chiaramente i torrenti costituivano un bene comune indifeso..
Fortunatamente esiste anche un'altra idea di bene comune, che presuppone appunto che ci si diano delle regole interne alla comunità su come come definire questo bene pubblico; spesso oggi, chi definisce l'acqua, la scuola, la sanità come beni pubblici, viene subito tacciato di statalismo, come fautore di uno stato centralizzato che tutto regola e gestisce... ma questa è una obiezione che si può fare sulla base dell'equivalenza PUBBLICO=STATALE, mentre in realtà questa evenienza rappresenta solo un tipo di gestione; nulla vieta che ci si possa mettere d'accordo, una volta che qualcosa è stato definito pubblico, per gestirlo anche in un altro modo, in una maniera comunitaria e collettiva diversa. Probabilmente questa fase di crisi economica dovrà essere un periodo di sperimentazione su come riuscire ad avere beni comuni e pubblici a prescindere da una gestione diretta da parte dello Stato...anche perchè spesse volte lo Stato è terribilmente connivente con gli stessi poteri economici “privati”, avendoli assorbiti già in partenza...
La questione di Google Books è interessante perchè qualcosa di simile sta avvenendo, o almeno è in progetto, anche con lo sterminato archivio digitale della Biblioteca Nazionale di Francia, che è liberamente consultabile e scaricabile al sito gallica.bnf.fr . Anche lì ci sono progetti di privatizzare parte dell'archivio e di renderne l'accesso meno libero di quanto non lo sia oggi. Lo dico perchè io e i miei soci Wu Ming in questo periodo stiamo collaborando ad un nuovo romanzo ambientato durante la Rivoluzione Francese; se non avessimo avuto gratuito e libero accesso a tutti i documenti che abbiamo trovato su gallica.bnf.fr, probabilmente questo libro non saremmo nemmeno riusciti a scriverlo.... Ed ecco perchè ci rendiamo ben conto, a nostra volta, come produttori di contenuti, di quanto sia importante mantenere tali documenti liberi ed accessibili...
Siamo probabilmente di fronte ad una nuova fase in cui questa accessibilità va messa d'accordo con la necessità di fare un lavoro e campare da parte di chi produce contenuti... Noi 13 o 14 anni fa, quando uscimmo con il romanzo “Q”, avevamo trovato tale formula, anche perchè l'accessibilità via internet e via download del testo non faceva diminuire le vendite del libro cartaceo in libreria, anzi le aumentava pure, era quasi un incentivo anche a regalare i libro..

..Diciamo che quella che viene definita come “pirateria NON a scopo di lucro”, cioè la condivisione tramite file sharing e p2p, si traduce fondamentalmente in un sistema di promozione gratuita di contenuti...

Esattamente. Oggi, con il libro cartaceo che fa un po' più fatica e la maggior diffusione di strumenti digitali ed ebook, dobbiamo trovare un nuovo punto di equilibrio tra questo diritto al libero accesso, che noi vogliamo comunque mantenere perchè è un nostro principio e non si torna indietro sui principi, e la possibilità chiaramente di fare i cantastorie come mestiere, di poter avere un lavoro giustamente retribuito.

Credo che queste tue ultime parole possano essere molto utili al nostro progetto collettivo WIRES TO...

Ma passando all'argomento musica, che ci riguarda da vicino, quali sono stati i maggiori cambiamenti che l'evoluzione tecnologica ed il Web hanno apportato alla musica?

Non è direttamente il mio campo, quindi posso conoscerlo come chiunque altro... A me pare che un elemento interessante sia quello di una maggiore focalizzazione sulla performance dal vivo. Cioè il fatto che anche nell'attività dei gruppi stessi, nel momento in cui la musica registrata in studio risulta facilmente riproducibile e a costo praticamente zero, una volta che hai prodotto la prima copia, che quella sì ha un costo elevato, credo che in uno scenario del genere l'esibizione dal vivo, la performance, nella sua unicità,nella sua relazione personale e fisica di rapporto, debba tornare ad assumere una sua centralità, non solo come fonte di reddito, ma anche e soprattutto come esperienza. É come se la tecnologia avesse riportato indietro la cultura musicale, come se grazie ad uno step tecnologico in più, si sia tornati ad un epoca in cui la musica la si ascoltava dal vivo ed il musicista , al di là di tutto, era soprattutto un performer. O almeno così dovrebbe essere....

Per quanto riguarda più nello specifico lo spettacolo “RAZZA PARTIGIANA” che ti vedrà protagonista sul main stage dello Sherwood Festival il 21 giugno.. cosa ci dobbiamo aspettare? Chi salirà sul palco con te? Che musicisti ci saranno? C'è molta curiosità sulla tua esibizione..

La mia esibizione consiste in un reading concerto, una formula che ormai sto sperimentando da diversi anni, quasi una decina, ed è intanto una formula di unione tra parola narrativa e musica, che non mette in secondo piano l'aspetto sonoro... la musica non fa semplicemente da ancella rispetto alle parole... I testi sono stati scritti apposta per lo spettacolo, non sono testi preesistenti. Sono stati costruiti in sala prove insieme alla musica,in modo da stare dentro a determinate battute... i cambi li sento io e li sentono i musicisti, non c'è la semplice sovrapposizione di un testo ad un sottofondo musicale...I testi sono stati scritti da me e sono io a leggerli dal vivo.
I musicisti che mi accompagnano sono: Egle Sommacal e Stefano Pilia alle chitarre... che si sono conosciuti proprio facendo questo reading insieme a me e poi hanno deciso di continuare la loro collaborazione anche nella nuova formazione, post riunione, dei MASSIMO VOLUME... Egle possiamo ormai definirlo il chitarrista storico di quella band; poi alla sezione ritmica basso, elettronica e batteria ci sono Paul Pieretto e Federico Oppi, che hanno suonato nei SETTLEFISH, band assai nota nell'undergound musicale...ed ora attivi con A CLASSIC EDUCATION.

Insomma un bel potenziale di fuoco a tua disposizione sul palco.....

Puoi ben dirlo!!!

Per quanto riguarda “Razza Partigiana” mi ha molto colpito la storia di questo partigiano, diciamo così “atipico”, GIORGIO MARINCOLA, alla luce poi del dibattito attuale circa la possibilità di riconoscere la cittadinanza italiana per ius soli. Come sei venuto a conoscenza di questa storia così incredibile?

La storia era assolutamente poco nota.
Io mi ci sono imbattuto ormai una decina di anni fa, quando incontrai il nipote di Giorgio Marincola, Antar Mohamed, in una clinica per malattie mentali, dove lui faceva l'educatore ed io ero amico di un ragazzo ricoverato. Antar, con un po' di doti da investigatore, riuscì a capire che il Giovanni che veniva a trovare quel ragazzo ricoverato ero io... uno dei membri di Wu Ming. Antar aveva letto “Asce di Guerra”, un nostro romanzo che racconta anche molte storie sgembe, strane e poco note della Resistenza emiliano-romagnolo e non solo, quindi mi chiese se avevo una mezzora per ascoltare la storia di suo zio, che era altrettanto strana, sgemba e particolare... Chiaramente per uno che fa il mio mestiere, mezzora per ascoltare una storia bisogna sempre trovarla... così Antar mi raccontò la storia di suo zio, di questo giovane ragazzo italo-somalo nato nella Somalia italiana da un sotto-ufficiale italiano dell'esercito e da una donna somala del luogo, riconosciuto dal padre come figlio legittimo, quindi automaticamente italiano per ius sanguinis. Cresciuto in Italia ed avvicinatosi alla Resistenza attraverso il Partito d'Azione, ha combattuto prima nella zona di Roma e, una volta liberata questa, si è fatto paracadutare dagli inglesi, in una missione di collegamento tra alleati e partigiani, nel Nord Italia; qui è stato catturato, torturato ed internato nel lager di Bolzano. Quando nel 30 aprile 1945 gli alleati liberarono il lager di Bolzano, Giorgio, dopo aver appreso da alcuni partigiani trentini della presenza di truppe tedesche in ritirata in Val di Fiemme e del bisogno di proteggere la popolazione, decise di seguirli, anziché tornare a casa, visto che la guerra era finita... e proprio nel corso di un posto di blocco disposto per disarmare un'autocolonna tedesca in ritirata, il 4 maggio 1945 morì in quella che è documentata come l'ultima strage nazista in territorio italiano.
Quando mi venne raccontata questa storia rimasi scioccato ed incredulo. Ancora di più quando vidi i documenti dell'onorificenza postuma.... questa storia era stata dimenticata nonostante a Giorgio Marincola fosse stata attribuita, a metà anni '50, la Medaglia d'oro al valore militare, il più alto riconoscimento per un partigiano. Nonostante la motivazione di tale onorificenza, c'erano pochissime informazioni relative alla vita di Giorgio. Io mi sentivo obbligato a raccontare questa storia, anche perchè credevo che l'Italia avesse bisogno di una storia come questa, in cui la Resistenza comprende anche un italiano nato nelle colonie, un italiano “non bianco”, quel tipo di italiano che ancora oggi qualcuno rifiuta e che molti disprezzano...
Chiaramente serviva uno storico e io non lo sono...io lavoro sul materiale prodotto dagli storici per trasformarlo in narrativa. Servivano ricerche storiografiche, serviva andare a Londra per consultare l'archivio militare... Quindi l'unica cosa che feci fu quella di inserire un riferimento alla storia di Giorgio Marincola, nella postfazione che scrivemmo appositamente per la nuova edizione del libro “Asce di Guerra” per Einaudi. All'uscita del libro, due giorni dopo, fui contattato da un nostro lettore, a noi noto, il quale mi comunicò che a Roma, il partigiano Mario Fiorentini, uno degli organizzatori dell'attentato di via Rasella, cui fece seguito la rappresaglia tedesca delle Fosse Ardeatine, aveva delle informazioni da darmi. Così Mario Fiorentini mi raccontò la incredibile storia di Giorgio..ed io mi misi sulle tracce di questo “partigiano atipico” con uno storico, mio amico. Decidemmo quindi di operare in simbiosi: gli storici pubblicarono un saggio storico-biografico sulla vita di Giorgio Marincola, uscito poi nel 2008, ed io parallelamente, grazie anche alle loro fonti, scrivevo i testi per il reading “Razza Partigiana”, la cui funzione era quella di dare visibilità alla storia di Giorgio attraverso altri canali.... Un progetto collettivo e parallelo che si muoveva in direzioni diverse...così nasce questo spettacolo che ho portato e continuo a portare in giro per l'Italia.

Una storia incredibile, grazie mille Giovanni, ci si vede il 21 giugno a Padova.

Grazie a te Luca.

 
 

Links utili:

Razza partigiana su Giap

 
 

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