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Sherwood Festival 2013

"La Via del Pepe" di Massimo Carlotto - Live Report

25 giugno 2013 - Open Space

29Giugno2013

Le vie del pepe sono ricche di avventure, ma tortuose, piene di pericoli.


Massimo Carlotto ce lo spiega trasportandoci in uno scenario reale, ma magico, reso ancora più speciale dalle melodie eleganti e affascinanti dei musicisti Maurizio Camardi e Mauro Palmas. È un racconto reale, ma allo stesso tempo etereo, mitico, senza tempo. Come la morte, uno dei protagonisti principali.


Amal è un giovane africano imbarcato su un peschereccio per raggiungere Lampedusa, la speranza. Ma il destino è dietro l'angolo.
C'è un naufragio, la nave affonda, muoiono tutti i suoi compagni di viaggio. Lui sopravvive. Il nonno, Boubacar Dembele, grazie anche all'azione magica dei grani di pepe che ha donato al nipote come talismano, lo tiene in vita distraendo la morte con la sua musica.


È la morte degli annegati che qui ha le fattezze, inconsuete e attraenti, di una enorme figura femminile modellata nell'acqua, tentazione quasi irresistibile per chi ha sofferto il deserto e il sole cocente del mare aperto.
Impossibilitata a svolgere subito il suo compito la morte inizia a dialogare con Amal e, prendendo spunto da quanto racconta il nonno alla luna in una conversazione che si svolge in contemporanea, vicinissima, ma distante migliaia di kilometri, inizia a narrare storie che ci portano sulle antiche vie del pepe.


Ci parla di Tobias, monaco germanico incaricato dal re d'Inghilterra di recuperare un prezioso carico di spezie perso nel porto di Palermo.
Ci parla di un garibaldino, trasferitosi in Tunisia a coronare il suo sogno: aprire un allevamento di maiali e vendere i prodotti ricavati. Facendo successo, perchè le sue carni sono condite con le spezie più pregiate.
Le storie sulle vie del pepe sono tante. Come dice la morte stessa, poche altre cose l'hanno fatta lavorare tanto.


Alla fine sembra dover arrivare la fine anche per Amal. L'antica legge per cui un uomo ha il diritto di vivere dove lo porta la via del pepe non vale più. Viene trascinato in fondo al mare, insieme agli altri morti, ormai dimenticati dal resto del mondo anzi, mai esistiti per il resto del mondo. È ancora il nonno però a salvargli la vita. Un incantesimo, scaturito dai grani che Amal teneva con sè, fa apparire Boubacar che può rivedere il nipote per l'ultima volta e salvargli la vita sacrificando la sua.


A quel punto la storia, come Carlotto stesso ci spiega, ha una svolta da "uomo bianco". Amal viene recuperato, tratto in salvo, ma nessuno crede alla sua storia, perchè è troppo inverosimile, troppo poco razionale, troppo africana. Viene rimandato nel suo continente, in un posto qualsiasi, tanto è tutto uguale.


Ma il punto non è questo. Il punto è che nella vita siamo costretti a percorrere tante vie del pepe, ad affrontare e vivere tante disavventure. L'importante è rimanere ancorati a ciò che si è, ma guardando avanti. Anche se si è su un peschereccio che sta per affondare, anche se si viene respinti dall'ignoranza. Basta avere speranza. Che in arabo, guarda un pò, si dice amal.

 
 

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