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Menopausa Combattente

di Marco Rigamo

31 Ottobre 2013

Gloria è nato quando mi sono posto la domanda se sarebbe stato possibile realizzare un film sul mondo delle donne della generazione di mia madre”. Sebastian Lelio

Gloria è stata fino a oggi per chi scrive Gena Rowlands, grande protagonista di Gloria - Una notte d'estate diretto nel 1980 da suo marito, il mitico e prematuramente scomparso John Cassavetes. Ex show girl, amante autosufficiente di un gangster, si ritrova a doversi controvoglia occupare di un piccolo portoricano, bruttino e antipatico, sopravvissuto alla strage della sua famiglia per certe storie di sgarri di malavita.

Siamo nel Bronx: quando il gioco si fa duro Gloria scarica tutto il tamburo della sua 32 cromata sui cattivi di turno. Poi via, tra inseguimenti e sparatorie verso un finale volutamente ambiguo e sospeso. Leone d'oro alla Mostra di Venezia, ex aequo con Atlantic City di Louis Malle: guarda caso storia organizzata attorno alla figura di un gangster a fine corsa, interpretato con impeccabile misura da Burt Lancaster. Gena ha 41 anni, Burt viaggia serenamente verso le 67 primavere, entrambi si portano a casa una nomination all'Oscar per la migliore interpretazione. Pubblico e critica entusiasti per il cambiamento di destinazione d'uso di ruoli convenzionalmente assegnati ad attori più giovani e glamour. Noi, che all'epoca avevamo una certa inclinazione a ritenere che l'uso delle armi fosse un condivisibile strumento di risoluzione dei conflitti (c'è un modello di Colt che si chiama “Pacemaker”) impossibilitati a vederli sul grande schermo per cause di forza maggiore. Ma fisiologicamente schierati dalla loro parte.

Altrettanto istintivo perciò è stato schierarsi dalla parte di Paulina Garcia, protagonista di Gloria del cileno Sebastian Lelio, al suo quarto lungometraggio, che all'ultimo Festival di Berlino è stata premiata con l'Orso d'argento. Perché Gloria è vicina ai sessanta, ma non abdica al suo ruolo di combattente per la libertà. Nessuno da salvare o da proteggere, se non se stessa. Niente armi convenzionali in dotazione, tuttalpiù un mitra caricato a pallottole di vernice in sottofinale. Gloria è una resistente, le sue armi sono il coraggio e la dignità, il suo posto di combattimento è la vita.

Ha cominciato a giocare molto presto perché molto presto il gioco si è fatto duro, con tutte le sue regole di matrimoni frantumati, di figli che se ne vanno, di uomini che se non sono scomparsi è meglio che se ne siano andati. Lei non è disposta ad arrendersi. Ha un lavoro sicuro, canta mentre guida, va a ballare, sa controllare qualche eccesso alcolico. Sa anche essere seducente, non ha voglia di essere messa in disparte. Se ne accorge Rodolfo, pressappoco coetaneo, che se il film l'avesse girato Cassavetes avrebbe messo al fianco della Rowlands Ben Gazzara, suo amico e sodale artistico (è l'ultimo rimando paleocinematografico, prometto).

Il film procede per successive approssimazioni, forse prevedibili, comunque non scontate. La camera giocando di sottrazione sui personaggi di contorno, sempre concentrata su Gloria a pedinarla, a documentarne i muti momenti di riflessione, a coglierne le emozioni. Fino a quando Lelio mette in gioco il suo corpo filmandolo con naturalezza anche quando si spoglia, quando fa l'amore. Ricordandoci improvvisamente che la sessualità non ha età, che nella realtà “vera” attraversa corpi in decadimento fisico, ma pur sempre animati da desideri e passioni. Ed è proprio qui, sfidando il pregiudizio secondo cui sullo schermo il corpo degli amanti deve obbedire a coordinate estetiche determinate, che il film trova il suo maggiore punto di forza. Perché noi non siamo la nostra immagine riflessa nello specchio, siamo il risultato di ciò che abbiamo vissuto, la sintesi delle vittorie e delle sconfitte, il manifestarsi quotidiano dell'esperienza accumulata, della volontà di tenere saldo il timone del nostro destino.

Gloria ci dice come stanno le cose, come stanno nel concreto della vita di ogni giorno. Se qualcuno vuole arrendersi faccia pure, lei il suo corpo lo usa per darsi piacere esattamente come faceva qualche decina d'anni prima. Quando il Cile era diverso, come dice uno dei personaggi del film. Forse Gloria con le sue contraddizioni ci racconta anche qualcosa del Cile di oggi, il cui corpo è ancora segnato da ferite non del tutto rimarginate. Forse semplicemente ci ricorda che coraggio e dignità sono patrimonio della gente comune. Che il principio più importante è non essere disposti ad arrendersi. Mai. Un po' come siamo noi.

 
 

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