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A 104 anni di età l'ultima grande lezione di Oscar Niemeyer, illustre architetto e fervente marxista

ReadBabyRead #161 del 23 gennaio 2014

Oscar Niemeyer: “Il mondo è ingiusto” (1/2)

23Gennaio2014


Oscar Niemeyer
Il mondo è ingiusto (parte 1 di 2)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


Legge: Franco Ventimiglia


"Disegnavo senza matita e senza foglio. Disegnavo in aria, con una mano alzata. Mia madre mi chiedeva: «Cosa stai facendo, ragazzino?». E io rispondevo: «Sto disegnando». Lei sorrideva, le pareva una cosa buffa. Talvolta ripensavo al disegno che avevo fatto e allora ci tornavo su e lo correggevo, come se realmente esistesse! Ho continuato a disegnare prima nella mia testa, come facevo da bambino, come fosse un passatempo, un passatempo a cui mi sono dedicato per tutta la vita."


A 104 anni di età, poco tempo prima della sua scomparsa (dicembre 2012) Oscar Niemeyer, uno dei grandi architetti contemporanei, fervente marxista (nel 1945 entra nel partito comunista brasiliano e vi rimane fino alla morte), trova il tempo per consegnarci un'ultima, grande riflessione sull'architettura e sulla vita: "Quando mi guardo alle spalle penso che il mondo è ingiusto e la nostra società deve cambiare. I poveri devono diventare meno poveri e i ricchi meno ricchi".
Una filosofia che Niemeyer, protagonista assoluto di quasi un secolo di architettura, ha distillato e trasfuso nel suo lavoro, da sempre orientato a migliorare la società, perché "l'architettura è solo un pretesto. Importante è la vita, importante è l'uomo, questo strano animale che possiede anima e sentimento, e fame di giustizia e bellezza".
"Ognuno deve fare la sua parte, rischiare, avere idee, inventare" solo così, attraverso la fantasia, la sorpresa, la creatività possiamo immaginarci un mondo migliore e disegnarlo intorno a noi.
L'uomo che nel 1960 progettò una nuova capitale per il suo Paese, la futuristica città di Brasilia, in questo libro carico di speranza, forza e vitalità ci spiega che il mondo può ancora cambiare.
Ma dipende solo da noi.


Niemeyer, l’ultimo visionario dello spazio urbano

Ha inventato Brasilia, assecondandone l’esplosione architettonica con capolavori. Ha lasciato la sua impronta in Francia, Algeria e in Italia col Palazzo Mondadori. Omaggio a un genio irregolare.

di Francesco Dal Co

Quando venne inaugurato il museo a lui dedicato e da lui progettato a Curitiba nel 2002, un ardito guscio sottile sospeso su una rampa arricciata sollevata su un vasto specchio d’acqua, Oscar Niemeyer aveva 95 anni. Era nato nel 1907 a Rio de Janeiro dove si è spento il 5 dicembre 2012. Sino alla fine, portentosamente e misteriosamente, data la quasi totale cecità che lo ha afflitto negli ultimi anni, ha continuato a lavorare proseguendo una carriera prodigiosa iniziata negli anni Trenta del secolo scorso, quando il Brasile aveva intrapreso una fase di trasformazione sociale e politica destinata a culminare nella fondazione di Brasilia. Nei secondi anni Trenta, Niemeyer aveva collaborato con Lucio Costa costruendo il ministero dell’Educazione e della sanità a Rio, ispirato da Le Corbusier e destinato a diventare un manifesto della modernizzazione brasiliana. Legato a Juscelino Kubitschek, all’epoca a capo dell’amministrazione di Belo Horizonte, in questa città Niemeyer ha realizzato una delle sue opere più emblematiche, il complesso di Pampulha (1940-2) comprendente la chiesetta di San Francesco, la cui elegante volta sottile annuncia una soluzione strutturale in seguito sviluppata in più occasioni. Le costruzioni di Pampulha, infatti, individuano le cifre che hanno caratterizzato molte opere di Niemeyer, sino a quelle tanto spettacolari quanto estenuate progettate quando da tempo egli era entrato nell’età dei patriarchi.

L’adesione al Partito comunista brasiliano non ha impedito a Niemeyer di coltivare il solido rapporto che lo ha legato a Kubitschek, dal 1956 presidente del Brasile. Così nel 1957 Niemeyer venne incaricato di trasformare in realtà il piano urbanistico redatto per la capitale da Lucio Costa: tre anni dopo, il 21 aprile 1960, Brasilia venne inaugurata. Sebbene la nuova capitale sia stata frenata nel ventennio 1964-84 (per la presa del potere da parte dei militari, fatto questo che indusse Niemeyer ad abbandonare il suo paese), la popolazione di Brasilia è passata dai 6 mila abitanti presenti nel 1957 ai più di 2 milioni del 2004.

Niemeyer ha contribuito a questo sviluppo impetuoso realizzando una serie di capolavori a partire dal Palazzo dell’Alvorada e dallo sbalorditivo complesso dell’assemblea nazionale formato da un vasto invaso sospeso, ancorato a due svettanti parallelepipedi accostati; non solo: ha dato vita alle sedi dei ministeri, alla cattedrale, al museo, scuole e residenze. Il numero delle costruzioni firmate a Brasilia ha consentito a Niemeyer di imprimere la sua impronta sull’intera città, come nessun altro architetto ha avuto la possibilità di fare nel «secolo delle capitali», ricordando che nel Novecento oltre a Brasilia sono state costruite Canberra (Walter B. Griffin), Chandigarh (Le Corbusier) e Dacca (Louis Kahn).

Non c’è solo Brasilia. A Sào Paulo con il Conjunto Iberapuera (1951) che ospita il Palazzo delle nazioni, una delle più ardite e fantasiose costruzioni del Novecento, e il Copan, una città in grado di ospitare in una residenza collettiva 5 mila abitanti, Niemeyer ha offerto altre prove della sua capacità di opere ardite sul piano della concezione statica, eleganti su quello della configurazione strutturale, animate da spazi dinamici e sorprendenti, modellati con un virtuosismo a volte persino compiaciuto. Tali tratti contraddistinguono anche altre opere «minori» degli anni Cinquanta, quali la casa «das Canoas» a Rio, progettata da Niemeyer per se stesso, e Cavanelas a Pedro de Rio, due capolavori che da soli meriterebbero al loro autore una posizione di rilievo nella storia dell’architettura del Novecento. Oltre ad altri celebri edifici realizzati in Brasile nella seconda parte della sua carriera (il futuristico Museo d’arte di Niterói del 1991 i cui eccessi illustrano la vena esibizionistica delle ultime opere), ci sono quelli costruiti in altre parti del mondo come l’Università di Costantina in Algeria, la Casa della cultura a Le Havre, la sede del Partito comunista francese a Parigi, e due opere per diversi aspetti magistrali realizzate in Italia, il Palazzo Mondadori a Milano (da porsi in diretta relazione con il ministero degli Affari esteri di Brasilia) e l’ardita sede della Fata a Pianezze (Torino).

Un maestro con doti eccezionali che ci fa sentire breve la sua lunga vita.

Francesco Dal Co

da Panorama n. 52 del 13.12.2012


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Anouar Brahem, Le Pas Du Chat Noir [Anouar Brahem]
Anouar Brahem, De Tout Ton Coeur [Anouar Brahem]
Anouar Brahem, Leila Au Pays Du Carrousel [Anouar Brahem]
Anouar Brahem, Toi Qui Sait [Anouar Brahem]
Anouar Brahem, Rue Du Départ [Anouar Brahem]
Anouar Brahem, Déjà La Nuit [Anouar Brahem]

 
 

Logo di articolo:
Una foto del grande architetto Oscar Niemeyer.

 
 

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