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«Piccola patria» di Rossetto in gara a Rotterdam

Nel cartellone del festival olandese, sezione Spectrum, il film del regista patavino

21 Gennaio 2014

di Cristina Piccino

La buona noti­zia, arri­vata ieri, è che Pic­cola patria di Ales­san­dro Ros­setto, sarà al pros­simo festi­val di Rot­ter­dam - 22 gen­naio - 3 feb­braio - il primo appun­ta­mento impor­tante di imma­gi­na­rio della sta­gione.

La sezione che lo ospita si chiama «Spec­trum» nella quale - come spiega il sito del festi­val - ven­gono mostrati i «film di regi­sti esperti e di mae­stri del cinema di ricerca e spe­ri­men­tale». Non male per un’opera prima indi­pen­dente che la scorsa Mostra del cinema ha sele­zio­nato per la sezione Oriz­zonte - que­sta edi­zione par­ti­co­lar­mente alta nella qua­lità, pec­cato che la pro­gram­ma­zione fosse «schiac­ciata» sul con­corso.

Per­ché arri­vare al festi­val di Rot­ter­dam per i film ita­liani non è per nulla scon­tato, e per ragioni molto diverse. Da una parte c’è il fatto che la mani­fe­sta­zione olan­dese fa «poco pun­teg­gio» mini­ste­riale (vedi cre­diti per i finan­zia­menti pub­blici). C’è poi la vici­nanza con la Ber­li­nale (anche quello un appun­ta­mento negli ultimi anni non facil­mente acces­si­bile), e l’idea dif­fusa (forse anche per­ché media­ti­ca­mente meno seguito in Ita­lia) che sia un festi­val non impor­tante. Sba­glia­tis­simo. A Rot­ter­dam si danno infatti appun­ta­mento pro­dut­tori e distri­bu­tori da tutto il mondo, il Cine­mart, il mer­cato di copro­du­zione, è molto ambito. E poi vi pas­sano tutti i diret­tori dei festi­val mon­diali più di ten­denza, molti anzi lo pre­fe­ri­scono a Berlino.

Però la poca dispo­ni­bi­lità ita­liana non è la sola ragione che ha spinto i sele­zio­na­tori a ridurre la pre­senza ita­liana. Ai più il cinema nostrano piace poco, o meglio poco si accorda alle linee di indi­rizzo che attra­ver­sano il festi­val. Pic­cola patria però è un film spe­ciale, che bene si sin­to­nizza con le linee di ricerca più esi­genti su cui si muo­vono i pro­gram­mer a cac­cia di sor­prese. Ros­setto, che ha alle spalle un lungo lavoro nel docu­men­ta­rio, e soprat­tutto un occhio sen­si­bile alla mate­ria del reale, uni­sce qui nar­ra­zione e geo­gra­fie, pae­saggi intimi e col­let­tivi, rac­conta un’Italia (mondo) pre­sente ren­den­dola cinema. Siamo nel Veneto di una peri­fe­ria ano­nima, come la vita e gli oriz­zonti delle per­sone che vi appar­ten­gono. I soldi (gli schéi, li chia­mano in dia­letto) due ami­che, la voglia di fug­gire, i pen­sieri affo­gati nel caldo sof­fo­cante dell’estate …

Dice Ros­setto (che ha scritto la sce­neg­gia­tura insieme a Cate­rina Serra e Mau­ri­zio Braucci): «Abbiamo lavo­rato su una miriade di fatti reali visti, sen­titi e vis­suti e su pro­fili di per­sone reali. Poi si sono inse­riti fram­menti di cro­naca. Vole­vamo spe­ri­men­tare un rac­conto di fin­zione legato alla realtà».

In Spec­trum tro­viamo, tra gli altri, anche l’artista cinese dis­si­dente Ai Wei­wei col suo nuovo docu­men­ta­rio, Ai Weiwei’s Appeal¥15,220,910.50, nel quale rico­strui­sce con pre­ci­sione quasi «mania­cale» (stando a chi lo ha visto) il suo arre­sto per eva­sione fiscale. In prima mon­diale la nuova opera di Khavn de la Cruz, nome di punta nelle gene­ra­zioni del nuovo cinema filip­pino cre­sciuto in que­sto mil­len­nio, con EDSA XXX: Nothing Ever Chan­ges in the Ever-Changing Repu­blic of Ek-Ek-Ek, e Super­na­tu­ral di Thun­ska Pan­sit­ti­vo­ra­kul (Thailandia).

 
 

Tratto da:
Il Manifesto del 13 gennaio 2013

 
 

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