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Architetture Resistenti: i luoghi della storia contro gli spazi della speculazione edilizia

di Raul Pantaleo, Marta Gerardi e Luca Molinari, BeccoGiallo, 2013

26Febbraio2014

In Italia è più facile parlare di architetture a cui resistere, piuttosto che di “architetture resistenti”. Sono le architetture della speculazione edilizia, quelle nate da appalti truccati, costruite per non essere mai finite, ma solo iniziate. Il loro orrifico volto di cimitero di spazi mai nati nasconde realtà oramai tutt'altro che sotterranee, troppo spesso giustificate anche alla luce del sole. Si pensa ai quartieri di città costruiti senza criterio in zone ad alto rischio ambientale, si pensa alla lotta per la ricostruzione condotta dalle vittime di quelle catastrofi, si pensa all'Aquila, si pensa alla Tav, ai terreni contaminati, alla gente che li abita. Vengono in mente, purtroppo, troppe cose.

Architetture Resistenti. Per una bellezza civile e democratica di Raul Pantaleo, Marta Gerardi e Luca Molinari, edito da BeccoGiallo (2013), ci mostra invece spazi differenti, in cui le architetture nascono dalle necessità sociali. Sono costruzioni nate dal bisogno di tornare ad un'idea di spazio vissuto e abitato, un'idea che rischia oramai di perdersi nel piano dell'utopia, invece che essere parte fondante dei progetti e delle pianificazioni urbane. Sono spazi che assumono un significato e si trasformano così in luoghi, luoghi come muri pronti a fermare la schizofrenia edilizia di molte città d'Italia, ad arginare l'irrazionalità del costruire con la voglia di abitare.

Uno dei valori di Architetture Resistenti è di aprire questa nuova prospettiva presentandola come possibile spunto per il futuro, e non come mera archeologia di luoghi ormai museificati. È però solo uno degli elementi che colpiscono sfogliando questo fumetto il cui impianto sperimentale diviene a tratti rivoluzionario, negli intenti e quindi nel messaggio veicolato, così come nella forma in cui questo avviene.

La centralità del tema architettonico rimanda infatti ad una accurata scelta dello stile grafico che con un tratto essenziale e geometrico, rivela però una riflessione molto attenta nella costruzione dello spazio della pagina: molto spesso la classica suddivisione in vignette lascia il posto ad una struttura che ricorda piuttosto i prospetti tecnici, le piante degli edifici, talvolta addirittura le mappe catastali. Le architetture si impossessano in un certo modo del fumetto e il lettore muove il proprio sguardo in modo libero, come se si spostasse fisicamente all'interno degli edifici disegnati. Abbandonando la lettura da sinistra a destra, dall'alto verso il basso della pagina scritta, spaziando liberamente si ha quindi l'impressione di viverli e attraversarli realmente quei luoghi.

Leggendo si seguono quindi gli spostamenti della protagonista nello spazio della pagina e della geografia italiana, da nord a sud, toccando contemporaneamente epoche, stili e momenti storici diversi: dal parco archeologico di Selinunte in Sicilia all'Auditorium progettato all'Aquila da Renzo Piano, dal Museo Civico della Risiera di San Sabba a Trieste sino alla fabbrica dell'Olivetti di Pozzuoli e il Museo sulla tragedia di Ustica a Bologna.

Luoghi, ovvero spazi caricati di un significato storico per il nostro paese dai quali emergono il ricordo della storia passata e delle vittime che ha portato con sé, come nel caso dei musei di Trieste e Bologna, delle ideologie e dei sogni che hanno animato la crescita italiana, ma anche spesso il suo degrado.

In Architetture resistenti gli edifici e la storia del nostro paese, così come lo spazio e il tempo si connettono sinergicamente, come il disegno e la narrazione nella natura stessa del fumetto, si collegano e si svelano vicendevolmente. Si aprono così, nelle pagine di quest'opera, nuovi orizzonti sul modo in cui leggere e costruire la pagina che abbiamo davanti agli occhi, su quello in cui guardare e soprattutto pianificare la realtà che ci circonda.

Vale allora la pena citare a memoria, con la protagonista del fumetto Beni, le parole di Peppino Impastato:

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Con questo fumetto ci si può avvicinare ad un concetto di architettura come bene comune, sorta dal diritto a vivere in città belle, là dove la bellezza non è però un mero valore estetico, ma uno stile di vita, fatto di partecipazione e cooperazione sociale che vive in luoghi progettati per essere vissuti e non venduti.

 
 

Architetture Resitenti
Per una bellezza civile e democratica
di Raul Pantaleo, Luca Molinari e Marta Gerardi
brossura
128 pp. col
BeccoGiallo Editore

 
 

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