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Editors live report

Bologna, Unipol Arena - 28 febbraio 2014

10 Marzo 2014

Un'ora e 45 minuti. Tanto dura la performance degli Editors nella loro data di Bologna. 

Unica ora e tre quarti (al momento) per la band di Birmingham nel bel paese.
Esportatori dall'inizio degli anni zero di quella cosa chiamata indie rock, gli Editors si presentano al pubblico nostrano durante il tour per la loro ultima fatica discografica, The weight of your love.

Strano destino quello degli Editors, in particolare quello del cantante Tom Smith, ennesimo e forse unico vero erede morale del fin troppo compianto Ian Curtis. Ma questa è una storia vecchia, trita e contrita. Pare che non ce la facciano proprio a scrollarsi di dosso questo genere di paragoni, infatti l'ultimo li vede avvicinati addirittura agli U2. Ma tant'è.

Comunque il cambio formazione avvenuto con l'abbandono da parte dello storico chitarrista Chris Urbanowicz, individuo che ha indubbiamente imposto la cifra stilistica del gruppo d'oltremanica, ha prodotto un ennesima ed inevitabile svolta artistica. Dopo l'elettronica imperante del penultimo disco, In this light and in this evening, ecco una nuova virata verso atmosfere meno sintetiche ma più "organiche".

La curiosità di sapere come suonerà dal vivo quest'ultimo lavoro è tanta, nonostante sia maggiormente fan delle prime produzioni della band d'oltremanica. Prediligo la loro tendenza al groove, al “tiro” espresso nei primi due dischi, nonostante T.W.O.Y.L sia un'ottimo prodotto, sicuramente all'altezza delle aspettative.

Oltretutto il cambio di location, dal Paladozza all'Unipol Arena per motivi di capienza, fa intuire quanto e come Smith e soci stiano preparandosi ad un plausibile salto da band da club/palazzetto (concedetemi il termine) a "gruppo da stadio/arena". Con buona pace dei puristi.

Fiammate alte due metri accolgono in maniera estremamente Ramnesteiniana l'ingresso della band, destando non poca perplessità per altro (ma che ci pigliano gli Editors con il fuoco?), che avvia le danze suonando una Sugar piacevolmente aggressiva nella veste live

Segue a ruota Someone Says, tratta dal disco d'esordio The back Door. il mood risale, il fonico aggiusta il tiro. Smith e compagni si scaldano e di conseguenza il pubblico s'accende. L'inizio è di quelli furbetti, di quelli che accontentano tutti. Soprattutto chi come me si aspetta una set list di una certa intensità pur apprezzando le sfumature più soft e cantautorali del gruppo.

Ed infatti fortunatamente Munich, irrompe sulla scena. Da qui in poi, per tutta la prima ora della performance, il gruppo si esibirà in un sapiente ed apprezzatissimo alternarsi tra le varie canzoni offerte dalla loro discografia, passando per i maggiori successi che ne hanno caratterizzato la storia sino ai pezzi dell'ultimo disco che si riveleranno essere un'assoluta sorpresa per l'efficacia con cui vengo interpretati dal vivo. Forse appunto, quest'ultimo è stato più pensato come disco da live performance.

An End Has a Start
, Formaldehyde, Lights, Bullets, The Racing Rats seguono interrotte solamente da un piccolo problema ad una chitarra e dai “Gretzie” di un decisamente cortese Tom Smith, che pareva assieme al bassista Russel Leetch divertirsi molto, non riuscendo mai stare fermo (si metterà in piedi sul coperchio pianoforte mentre un Leetch tarantolato anima le folle come farebbe uno scafato operatore di un villaggio turistico) e senza esimersi dall'esibirsi in pose quanto mai particolari.

Il flusso sembra condurre verso un inevitabile climax, Eat Raw Meat = Blood Drool cupa ed elettronicissima mostra le latitudini raggiunte dai nostri nel precedente disco, donando una sfumatura diversa alla performance, quasi alla Depeche. Sempre a 100 all'ora.

Ton of Love, cantata all'unisono dal pubblico pare quasi battere in termini di gradimento e partecipazione le successive Bones ed Honesty.

E qui la prima parte del live si concluderà, mantenendo un standard elevatissimo, coerente nella scelta della scaletta ed esaltando le doti del cantante, che si confermerà uno dei migliori frontman in circolazione.

Sarà durante l'encore che la band regalerà la solita, per così dire sorpresa. Smokers Outside the Hospitals door in coppia Con Nothing, pezzo ad ora non registrato, reperibile solo nei contributi dal vivo della band. Pensato, studiato e furbescamente voluto ad unico appannaggio dei fruitori dei live show. E sarà pur sempre la solita nothig, con quest'aura pseudo feticista che la circonda, vista l'irreperibilità fisica della stessa, ma qui forse gli Editors raggiungono il picco della serata.

Il commiato arriva con una lunghissima versione di Papillon, regalando purtroppo, una gran botta d'adrelina ai presenti. A mio modesto avviso caricare la platea in questo modo per poi andarsene, non è proprio un bel gesto, ma per quasi 10 minuti il pavimento dell'arena vibrava per effetto dei salti del pubblico e devo ammettere che come arrivederci non è stato così male.

La sensazione alla fine è che forse veramente questi Editors siano pronti per il salto di categoria. Riflettendo sulla performance appena conclusasi, il paragone con gli U2, può forse starci. Smith è indubbiamente uno dei migliori performer in circolazione, la discografia della band vanta già inni da stadio e ballate da smartphone.
Personalmente, vorrei esserci, se e quando questo stadio arriverà.

SETLIST

Sugar 
Someone Says 
Munich 
An End Has a Start 
Formaldehyde 
Lights 
Bullets 
The Racing Rats 
A Life as a Ghost 
Eat Raw Meat = Blood Drool 
All Sparks 
In This Light and on This Evening 
Bricks and Mortar 
A Ton of Love 
Bones 
Honesty

Encore:

Camera
Smokers Outside the Hospital Doors
Nothing
Papillon

 
 

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