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Lula, Oderbrecht e il Mondiale delle clientele

Estratto da Brasils - Quarta puntata

8 Aprile 2014

Andando oltre i pronostici sportivi, c’è qualcuno che i Mondiali brasiliani del 2014 li ha già vinti. È Oderbrecht, uno dei maggiori colossi industriali del mondo, nome tedesco (del suo fondatore-profeta), ma cuore e sede legale in Brasile, a Salvador, dal 1944. L’arrivo dalla Germania della famiglia Oderbrecht è inizio di un’avventura economica senza precedenti. Questo grazie a ingenti aiutini di Stato, soprattutto se si guarda all’ultimo decennio. E se Oderbrecht è stato ed è tuttora Indiana Jones, Inacio Lula Da Silva è stata la sua frusta.

In due anni di lavoro sul Brasile ci siamo spesso imbattuti in questa multinazionale. E il motivo è semplice: qualsiasi cosa si faccia in Brasile, dall’utilizzo dell’elettricità alla metropolitana, dalle strade agli acquedotti, è tutto targato Oderbrecht.

Un’azienda che ha sempre flirtato con il potere, fino dai tempi del regime, che ha saputo attendere e guardare fuori dal suo Paese nel momento di transizione, per poi scegliere il cavallo giusto e vincere la vera corsa che attendeva il Brasile: quella dello sviluppo. E su chi puntare tutto? Su Inacio Lula Da Silva naturalmente. A conti fatti l’investimento di più di due milioni fatto per finanziare la prima campagna vincente dell’ex sindacalista sono poca cosa rispetto a quello che è tornato all’azienda in termini di appalti e partecipazioni statali nei progetti Oderbrecht.  La quale si premura di precisare di aver sempre finanziato tutti i partiti brasiliani. E per fortuna, verrebbe da dire. È importante a tal proposito notare lo squilibrio tra quanto viene “donato” alle diverse forze politiche e al PT, il partito di Lula e Dilma Rousseff.

Il gruppo al momento è presente con ventisette sedi in tutto il mondo, e non opera solo in America Latina. La sua parola d’ordine è diversificazione: gas, petrolio, agroalimentare, energia, difesa, trasporti, finanza, assicurazioni, nucleare e molto altro.  Dal tunnel andino al nuovo porto commerciale Mariel a Cuba, per la Oderbrecht è difficile perdere un appalto. Per Chavez l’azienda era vista “come una grande amica del Venezuela". E quando ci sono stati problemi seri, come in Equador nel 2007, il presidente Correa è stato costretto a fare più di un passo indietro di fronte al diniego di pagare la mega diga di San Franciso che non ha mai funzionato. Ma è difficile protestare quando hai di fronte Oderbrecht e la Bndes, la Banca nazionale dello sviluppo brasiliano. E Correa si è trasformato praticamente in un gambero.

Sono esempi della forza di un’azienda che in Brasile sembra non avere concorrenza. Si è aggiudicata tutti gli appalti possibili proprio grazie ai buoni uffici della politica. Se pensiamo agli stadi per i Mondiali, quattro sono suoi. Se invece pensiamo alla sola Rio De Janeiro, si passa dalla nuova linea della metropolitana al Maracanà (che ha in gestione per 35 anni) fino ad arrivare al villaggio olimpico. Tutto con fondi e prestiti che per lo più arrivano dallo stato.

 
Da quando non è più in carica, Lula ha compiuto e compie moltissimi viaggi in Africa e Asia, spesati dalle più grandi aziende brasiliane. Questi viaggi portano all’apertura di trentasette consolati e altrettante sedi della BNDES, la banca che poi provvede a concedere i prestiti per nuove opere. Perché il Brasile è enorme, sì, ma il mondo di più.

Perfino in Qatar Lula è riuscito a strappare dei contratti per la costruzione di impianti utili per i Mondiali del 2022.



Il legame tra Oderbrecht e grandi eventi sportivi in Brasile, però, non è dato solo dai numerosi cantieri disseminati per tutto il paese, ma anche dalle tante storie di resistenze delle comunità che hanno dovuto fare i conti con la loro (pre) potenza. Se pensiamo alla comunità dei popoli originari che è stata cacciata dopo diverse azioni militari, alla comunità di Vila Autodromo che resiste allo sgombero a Tijuca o ancora a questi giorni, all’operazione di domenica 30 marzo nel complexo da maré  a guardare bene un filo che la lega a questa azienda c’è sempre. Quei 4100 soldati, i ventuno mezzi blindati e il resto non sono stati solo uno show da mostrare al mondo come prova di forza, ma anche la necessaria azione per consentire la fine di alcuni lavori, come quelli che della modernizzazione della rodoviara, la stazione da cui partono centinaia di corriere e bus ad ogni ora.

Se Lula ha il merito di avere fatto uscire in undici anni di presidenza trentasei milioni di persone dalla povertà, ha fatto entrare 42 milioni nella classe media e creato ventuno milioni di posti di lavoro, è anche vero che è stato sicuramente abile a creare un sistema di clientele che di certo non è quello che si aspettano o si aspettavano le persone che lo hanno sostenuto. E queste clientele tengono in ostaggio la politica. Non solo quella brasiliana.

Scritto da Ivan Grozny e Carlo Vitelloni

 
 

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