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Le luci della centrale elettrica al Geoxino

23 aprile 2014

24 Aprile 2014
 - Momo

Ogni trionfo va contestualizzato: in questo caso si apre con La Terra, l'Emilia, la Luna. Vasco Brondi sale sul palco puntuale alle 22:15, in un Geoxino gremito di pubblico trepidante. Le ragazze urlano, slogan in veneto e italiano vengono scanditi anche dalla parte maschile del pubblico per esortare l'artista ormai consacrato al grande pubblico, fascia sorprendente per un progetto 'indipendente'.

C'è molto fumo sul palco e le luci, quelle di scanner e led, accecano anche in una ipotetica decima fila dalla quale ammiro il concerto quasi fosse un film. Già: Vasco è cambiato, e ci mancherebbe. Dal solitario con la chitarra sul palco molti chilometri sono stati percorsi, con mezzi sempre più grandi, dalla Uno a una Elba station per arrivare a una grande produzione con furgoni e backline ben organizzati.

Cara catastrofe accende gli animi ancora umidi che ci fregano sempre dall'impatto del primo pezzo, dalle movenze di Brondi sul palco che a qualcuno ricordano Thom Yorke. I ricordi di Macbeth nella nebbia procedono nell'opera di sconvolgimento emotivo del pubblico, letteralmente estasiato in una percentuale che rasenta un buon 90%.

La restante parte resta tra la curiosità e gli sgangherati e, purtroppo, immancabili video girati male da telefonini in verticale, fastidiosi come semafori in mezzo a quel Firmamento cantato dal palco.

Un luogo vicino corrispondente a Un bar sulla Via Lattea, dice Vasco, questo è Padova, e a giudicare dalle reazioni dal pubblico Le ragazze stanno bene, non solo per il titolo della canzone.

Tuffo nel passato ormai non così recente con l'accoppiata composta da La lotta armata al barLacrimogeni. Il cambiamento più grande non è tanto la band. Non la chitarra elettrificata. Non gli effetti speciali. Vasco non abbassa più la testa. Vasco sa tenere il palco in una modalità più mainstream, forse, ma che lo porta ad affrontare il pubblico, oltre a quelle sue sensazioni che lo spingevano a presentare ogni pezzo come quello che parla di quella volta che siamo andati a pisciare assieme in Questura, o di altri argomenti, ma con la stessa tecnica. Vasco personaggio dell'opera di un autore che è lui stesso, ma pur sempre vero.

Ti vendi bene, per arrivare a Questo scontro tranquillo, ma è un tributo a Maria Antonietta inaspettato, con il suo inno Alla felicità e ai locali punk la sorpresa più grande del trittico. Punk sentimentaleC'eravamo abbastanza amati sono intense, decisamente intense, ma è il poker composto da Sonic YouthPiromaniLe ragazze kamikaze40 km a concludere, temporaneamente, il climax emozionale che giunge al suo punto più alto nel momento dell'encore.

La band non è ancora uscita dal palco, solo l'illuminazione è scemata quando il pubblico inizia a scandire ripetutamente un deciso Fuo-ri!

Vasco non si fa attendere ed esce per Quando tornerai dall'esteroPer combattere l'acneI destini generali. Da come e quanto il pubblico urla con precisione scientifica i testi delle tre canzoni, sembra più un concerto dei Fine Before You Came.

C'è più intonazione, più precisione, c'è movimento che ben s'accoppia a quella Movement che ha organizzato il concerto.

Mercoledì 23 aprile 2014, sette anni dopo torno a casa con il cuore gonfio. Da qualche parte ho conosciuto un ragazzo di Ferrara, un ragazzo che tiene spesso gli occhi bassi quando parla della sua musica e che sorride tantissimo tra un pensiero e l'altro.

Ci sono dei tòpos in questa storia: i navigli di Milano, il palco improvvisato sulle tavole del MEI di Faenza sopra un tavolo da sagra, la defunta Casa139 di Milano con le scale lungo le quali le sedie scivolano accidentalmente, il Banale di Padova diventato una serie di calcinacci. La desolazione di alcune figure, diverse ma parenti di quelle cantate da Vasco Brondi, si contrappone alla forte luce delle stesse di Costellazioni.

Vasco è un ragazzo che sette anni fa chiaccherava con te e ti regalava il suo demo, avvolto in carta fotocopiata. Ciò che è successo con Vasco mi ha insegnato che i demo vanno ascoltati, tutti, perché ciò che di buono, di sorprendente conquista l'orecchio è una piccola parte di quello che ti può regalare emozioni in giro. Ne vale sempre la pena, anche quando fragili dischi di plastica ti riempiono le piccole tasche o prendi in considerazione un sacchetto o un borsello per portarli con te.

In quei demo c'è tutta la dignità dei sogni di chi te li ha messi in mano. In mezzo a quelli che vorrai mettere via chiedendoti ne valeva davvero la pena?, quelli che ti lasceranno più o meno indifferente, quelli che ti faranno imprecare e sognare di improvvisarti produttore per correggere mancanze 'gravissime' che separano l'articolo dal ruolo di capolavoro, quelli che bollerai come già sentito, quelli buoni ma non ottimi, qualcosa spunterà.

Nemo propheta in patria, ha detto qualcuno. Andatelo a dire a Vasco, che passeggiando per le piazze principali di Ferrara non può non accorgersi che il maxi-cartonato del suo disco e i manifesti danno colore alle librerie, ai negozi di dischi, ai muri, alle facce degli avventori in 'pellegrinaggio' al bar Korova.

Trasformiamo questa città in un altra cazzo di città.
Per quanto possibile, ce l'hai fatta, amico mio.

Foto: Paolo Didonè (Zed)

 
 

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