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“Ladri di Sport” - I misfatti perpetrati in Brasile all’ombra dei prossimi mondiali

La recensione da Alias (Il Manifesto) di Pasquale Coccia

23 Maggio 2014

Se un tempo la proprietà era considerata un furto, oggi lo sport come diritto negato ai poveri è un furto.

Anche i grandi eventi sportivi, come i prossimi campionati di calcio che si terranno in Brasile, perpetrati ai danni dei diseredati delle favelas, rappresentano un furto.

Ladri di sport. Dalla competizione alla resistenza. (Agenzia X, euro 13), scritto a due mani da Ivan Grozny e Mauro Valeri, descrive bene i furti che si susseguono in nome dello sport ai danni delle minoranze, che innanzi all’arroganza del potere politicosportivo soccombono e vengono sempre più spinte ai margini. Se si negano i diritti elementari alle minoranze, in nome della discriminazione, si ruba qualcosa che è degli altri, dunque in giro ci sono dei ladri, che i due autori indicano raccontando i furti, cioè i fatti. Il libro, apparentemente diviso in due parti, in realtà legati da un filo comune e rosso, nella prima parte curata da Ivan Grozny, descrive quello che accade in Brasile in nome del mondiale.

La famiglia Oderbrecht di origine tedesca, imprenditori impiantatasi in Brasile dal 1964, che si è tenuta a galla strizzando l’occhio ai regimi dei militari, oggi gestisce la costruzione degli stadi, compreso il nuovo Maracanà, la nuova metropolitana di Rio de Janeiro, i trasporti, facendo affari e passando indenni dai golpisti di ieri a Lula e Dilma.

Grozny ha girato il Brasile a più riprese e si addentra nei vicoli stretti e contorti di Vidigal, il morro che si arrampica sull’Arpoador, un promontorio di Rio. Qui nessun mezzo pubblico riesce a salire fino in cima e a muoversi nelle strettoie, gli abitanti del luogo, che conoscono gli angoli palmo per palmo, hanno pensato di organizzarsi in cooperative e dar vita a un sistema di trasporto privato con finalità pubbliche, sostituendosi di fatto ai mezzi pubblici, imbarcando più persone su un’auto. Il prefetto di Rio ha azzerato queste forme popolari di cooperative a gestione familiare: “I confortevoli taxi resi allegri dalla musica e dalla tappezzeria kitsch sono stati sostituiti da anonimi minibus che compiono solo tratte turistiche e che nessun abitante utilizza a causa dei prezzi proibitivi”.

Grozny denuncia la costruzione di stadi, perfino nella foresta amazzonica dove non ci sono squadre di calcio che partecipano al campionato di serie A brasiliano, che ospiteranno non più di due o tre partite e fa il parallelo con lo spreco di Italia ’90, ma anche la giurisdizione militare della Fifa nei pressi degli stadi e le operazioni di polizia, apparentemente contro i narcos, che in realtà si sono trasformate in arresti di massa verso coloro che hanno organizzato i movimenti di protesta contro il mondiale.

Completa il libro una rassegna interessante di Mauro Valeri, che va dall’omofobia nel calcio e i giocatori che hanno fatto coming out alle minoranze costituite dalle realtà sportive dei rifugiati politici, dei senza dimora, dei rom e dei sinti, che nonostante i "ladri di sport", cercano di ritagliarsi il diritto sul campo.

 
 

Tratto da:
www.sportallarovescia.it

 
 

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