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Tame Impala – Currents

by Aria (Vinylistics)

4Agosto2015

C’è chi lo ama e chi lo odia.

Currents, terzo album dei Tame Impala, uscito esattamente la settimana scorsa, ha dimostrato fin da subito una cosa: riuscire a suscitare un certo estremismo nei toni di chi lo giudica, negativamente o positivamente che sia. Certo, non è una cosa che stupisce più di tanto dato che questo accade ogni qualvolta ci troviamo di fronte a un artista che ad un certo punto della vita tende a cambiare la propria rotta. Il fatto è che nel caso di Kevin Parker, non sembra esattamente un momento di transizione ma un necessario passaggio evolutivo del proprio processo artistico.

Va bene sì ok, si sa che le vicende personali incidono fortemente su ogni cambiamento di questi talentuosissimi e sanissimi portatori di cosebbbelle e, sotto questo punto di vista, la fine della storia d’ammmore di Parker ha giocato un ruolo fondamentale dato che, proprio l’ammmmore, è il tema portante di questo nuovo “sconvolgente” lavoro. Però dietro a tutto questo c’è molto di più, o per dirla tutta, c’è qualcosa di molto più semplice.

TameImpala

L’esperimento musicale proposto dai Tame Impala oggi non è certamente frutto di un’idea nata l’altro ieri. Currents, a dispetto delle sue sonorità psichedeliche/pop/electro/dance, è il vero disco introspettivo di Parker che, per ritrovarsi davvero, ha deciso di perdersi e di lasciarsi trasportare da tutte le cose che lo circondano e da cui solitamente si tende a scappare.(Oh ragazzi, che volete da me, mica tutti cercano se stessi in versi sussurrati e chitarre acustiche.) Questo tra l’altro è proprio il senso racchiuso nei sette minuti di Let It Happen, uno dei singoli che ne ha anticipato l’uscita e primo pezzo che dà il via alle danze, letteralmente: un tripudio di sintetizzatori e distorsioni che diramano il suono in venature dal sapore anni ’70, capaci di trasportare in quelle atmosfere psichedeliche di una volta pur non spostandosi affatto dal quel pop moderno di base che si ritrova quasi in tutti i 13 pezzi del disco, soprattutto in tracce come The Moment e Reality In Motion: la prima, uno dei momenti più giocosi e felici dell’album e la seconda, invece, tra i pezzi con i ritmi più “regolari” e calmi. Currents in realtà, preso nel complesso, è abbastanza regolare e omogeneo, forse fin troppo se si fatica a trovare il pezzo che gli faccia raggiungere l’apice. E infatti questo è decisamente una delle sue mancanze maggiori: a tratti la sensazione è che non solo Nangs e Gossip facciano da intermezzo in questo mare di sonorità perfettamente mixate tra loro. Pezzi come Past Life e Disciples ottengono un po’ lo stesso effetto, forse proprio per l’esasperato effetto del synthpop che sacrifica troppo testi e prestazione vocale, cosa che invece non accade negli altri pezzi che, al contrario, vengono addirittura esaltati proprio dalla scrittura di testi molto personali come quello di Yes I’m Changing e soprattutto  quello di ‘Cause I’m A Man, brano che di gran lunga preferisco in assoluto, lento e affascinante anche per il suo cantato, ricorda molto il passato di Lonerism.

 

 

Per un passato ancora più “remoto” invece c’è Eventually che ci riporta ai tempi di Innerspeaker con la potenza delle chitarre pronte a sporcare la linea gioiosa ed eterea delle tastiere.

Pur non avendo una vera e propria “esplosione”, Currents ci accompagna... continua su Vinylistics

 

 
 

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