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“ReadBabyRead” e “Snatura Rock” insieme con la lettura del bel libro “Le confessioni di un orco” di Francesca Ognibene, che ci mette implacabilmente difronte a un mondo dove tagliatori di teste e sacrificati vivono lo stesso piano di esistenza, ingannati e privati di dignità, solidarietà e senso dell’umano che non sia il ripiegarsi in un personalismo sterile.

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Francesca Ognibene: “Le confessioni di un orco” (8/9)

26 Novembre 2015

ReadBabyRead e Snatura Rock insieme con la lettura del bel libro “Le confessioni di un orco” di Francesca Ognibene, che ci mette implacabilmente di fronte a un mondo dove tagliatori di teste e sacrificati vivono lo stesso piano di esistenza, ingannati e privati di dignità, solidarietà e senso dell’umano che non sia il ripiegarsi in un personalismo sterile.


ReadBabyRead #257 del 26 novembre 2015

Francesca Ognibene
Le confessioni di un orco

(parte 8 di 9)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


Leggono: Francesca Ognibene e Francesco Ventimiglia


"Mi si piegano le ginocchia. Mio nonno era alto come me e anche lui soffriva con le ginocchia. È il problema degli uomini troppo alti. Mi hanno consigliato la vitamina D per le articolazioni, ma è quella vitamina che non funziona senza prendere il sole, e io odio il sole. Come odio quelli che prendono il sole, o peggio ancora le amebe che si fanno le lampade."


Le confessioni di un orco
di Francesca Ognibene

La curiosità di Francesco Ventimiglia oltre al suo raro senso della militanza ci ha portato a leggere un libro accessibile solo a chi lo cerca, come succede per ogni cosa che abbia un valore.
“Le confessioni di un orco” si presenta come un oggetto omogeneo e curato, degno quindi di attenzione, un lettore di carta stampata valuta anche questo e altro: peso, capacità di apertura, corpo, flessibilità, colore della carta…solo su questo avrei da ridire preferendo la carta che vira sull’avorio o sul paglia e riflette meno la luce ma è giusto pagare un piccolo tributo per salvaguardare le ultime magre risorse del nostro tribolato pianeta.

La scrittura di Francesca Ognibene si impone subito, limpida asciutta, implacabile, nell’evitare qualsiasi orpello qualsiasi compiacimento o tanto meno complicità commerciale col lettore che oggi sono tanto consuete alla pari delle tediose captatio benevolentiae.
Non è bene rivelare la trama del libro anche se sono convinto che il piacere della lettura e dell’ascolto rimarrebbero intatti ma già nella copertina l’orco si staglia nella sua sgradevole evidenza.

L’orco è un “tagliatore di teste”, efficace metafora per quei dirigenti apicali indottrinati e educati al compito, di solito inutile dal punto di vista economico (non quello del guadagno), di licenziare dipendenti di aziende con bilanci traballanti (non certo per colpa o onere dei dipendenti…) e solitamente con presidenti goderecci o proprietari imbelli.

L’orco subito si presenta e senza pudore enumera i suoi modi di vivere, anzi di sopravvivere, l’orco si capisce è ormai solo una funzione quasi priva di risvolti umani, l’orco somiglia a tutti quegli individui di potere nei cui occhi non si scorge più una scintilla di vita (ne vediamo a pacchi in tv) ma ci mostrano un “meccanismo” di potere dotato di fluidi, deiezioni, bisogni e desideri d’accatto poiché anche questi devono essere funzionali a una qualche immagine.

La storia dell’orco è una storia esemplare di un probabile ex uomo o ragazzo trasformatosi in un compiaciuto degenerato perfettamente inserito nel sistema e per questo anche soddisfatto.
La vicenda si snoda di fabbrica in fabbrichetta, d’albergo in albergo, di supplica in supplica attraverso la scrittura implacabile, dicevo, di Francesca Ognibene, implacabile perché non lascia margini residuali o vie di fuga; all’orco è impedita ogni redenzione non solo per un destino beffardo (o il karma negativo direbbe qualcuno) ma perché nel suo mondo, che in parte è anche il nostro, si tende a volare basso, ci si trova a viaggiare per acque stagnanti respirando miasmi che tutto ottundono e livellano. Nel mondo dell'orco tagliatori di teste e sacrificati vivono lo stesso piano di esistenza ingannati e privati di dignità, solidarietà e senso dell’umano che non sia il ripiegarsi in un personalismo sterile. I nemici e gli “amici” (seppur per breve tempo) dell’orco non brillano per statura morale, creatività, o coscienza sociale, appiattiti come lui in convenzioni occulte.

Il gusto amarognolo che il bel libro di Francesca Ognibene lascia è dato dalla riflessione sul fatto che viviamo minacciati da una atmosfera sociale che tende a livellare ogni impulso eterogeneo, che spinge all’omogeneizzazione e che tende a colorare di uno stesso colore vittime e carnefici rifiutando ai vinti anche il minimo “onore delle armi”.

Claudio Tesser


Le Musiche, scelte da Francesca Ognibene e Claudio Tesser

D’Iuorno, Senza strategie [Alesandro D’Iuorno]
De André, La ballata degli impiccati [Fabrizio De André]
Big Head Todd & John Lee Hooker, Boom Boom [John Lee Hooker]
Kyuss, Mondo Generator [Nick Oliveri]
Eugenio Rotondi, Canzone Moschina [Eugenio Rotondi]
Ministry, Destruction [A. Jourgensen/P. Barker]
Femina Ridens, Esisti solo tu [Francesca Messina]
R.U.N.I., Non mi sei mai piaciuta [Roberto Rizzo]
John Lee Hooker, Boom Boom [John Lee Hooker]
The Knife, Cherry On Top [The Knife]
I Traditori, Treno [Federico Valgiusti]
Iosonouncane, Stormi [Jacopo Incani]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
Felpa, Stanotte [Danile Carretti]
Led Zeppelin, Communication Breakdown [Page-Plant-Jones-Bonham]
Carolina Da Siena, Casa mia [Carolina Da Siena]
The Animals, Boom Boom [John Lee Hooker]
Marco Sanchioni, Canzone per me [Marco Sanchioni]
Giovanni Truppi, Tuuto l’universo [Giovanni Truppi]
Johnny Mox, Praise The Stubborn [Johnny Mox]
sbiZZA e la MicrOrchestra, Blu [Massimo “sbiZZA” Bevilacqua]
The Rolling Stones, (I Can't Get No) Satisfaction [Keith Richards/Mick Jagger]

 
 

Copertina:
George Clooney (qui con Anna Kendrick) nella parte del "tagliatore di teste" Ryan Bingham in una scena del film Tra le nuvole (Up in the Air) di Jason Reitman (2009), una pellicola che tratta la tematica della crisi economica, ma che è anche il ritratto di una società dove tutti, licenziatori e licenziati, sono tragicamente soli

 
 

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