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Mustang, Parigi e Il Teatro degli Orrori

Un film, una canzone e le immagini dell’odierna resistenza

17 Novembre 2015

E’ venerdi sera, scelgo di andare al cinema.
E' l'uscita serale dandy, radical chic: la rassegna cinematografica d'autore.

C’è un film turco:  Mustang di Deniz Gamze Ergüven  presentato quest’anno  a Cannes e candidato a rappresentare la Francia agli Oscar come miglior film straniero. Racconta la storia di cinque giovani sorelle che lottano per la loro libertà contro un potere maschile e patriarcale soffocante.

Ottima occasione per capire qualcosa di più del continuo conflitto tra la componente conservatrice (oggi rappresentata da Erdogan) e il naturale bisogno  di emancipazione e di libertà che in Turchia si è più volte espressa.  Già dalla prima inquadratura (la sorella più piccola che saluta in lacrime la sua insegnante che si sta trasferendo ad Istanbul) entriamo in un mondo che si chiude progressivamente. Dallo spazio di libertà della spiaggia iniziale (sul mar Nero) , ai muri e alle inferriate della casa in cui vivono . Dai vestiti leggeri a quelli più pesanti e tradizionali (color merda e senza forme come li definisce la più piccola delle 5 sorelle) . E’ proprio la più piccola delle sorelle  riesce ad amplificare tutti i residui di libertà (ad esempio nel convincere le sorelle a seguirla allo stadio per una partita di calcio) e ad alimentare la rabbia e l’istinto di libertà che tutte e cinque hanno dentro.

Ecco che la casa-prigione può trasformarsi in un fortino di difesa delle libertà. Mi viene naturale pensare alla resistenza delle donne curde di Kobane e al messaggio che da loro esce: non possiamo sottostare al terrore che un fascismo vuole imporre, a scapito della libertà, dell’indipendenza e dell’autonomia.

Dentro al cinema il pubblico è composto per il 90 per cento di donne (c'è la nazionale di calcio in tv) e non c'è il solito chiacchericcio di sottofondo, segno che il film ha colpito nel segno. E il segno è il sogno di libertà di queste cinque adolescenti. E' la spinta in avanti che danno per uscire dal medio-evo.

Ma appena si accendono le luci tutto cambia: dai telefoni arrivano le tragiche notizie da Parigi e gli sguardi sono attoniti e impauriti.

Il terrore fascista è tornato vicino a noi: occidentali, democratici. Noi che queste tragedie solitamente le viviamo solo da spettatori. Noi che giustamente piangiamo e ci emozioniamo per la strage di Parigi , ma che con facilità lasciamo scorrere notizie e immagini quando lo stesso terrore fascista si esercita in altre parti. Noi che tendiamo a rispondere al fascismo chiudendo progressivamente il nostro mondo senza capire che il mostro fa parte di noi.

Noi dovremmo fermarci e ascoltare chi scappa da morte certa, dovremmo guardare a chi combatte tutti i giorni i fascismi di ogni risma.

Noi, forse, qualcosa dovremmo imparare dalle giovani donne di Mustang o di Kobane  perchè solo l’insopprimibile voglia di libertà e la lotta quotidiana per l’estensione dei diritti per tutti rende il fascismo della jihad impossibile.

…non è un immagine qualsiasi
osserva bene
in fondo alla strada di polvere e sole
cammina quella donna tenendo per mano una bambina
sembra di fretta, chissà dove va
chissà perché
tu invece ti sei fermata a guardarmi per un attimo
come se mi conoscessi e mi volessi bene
forse quel mitra sulle spalle
hai una parola sola
come il mondo che gira!
come il tuo destino!
il mondo
che gira!
e il destino!
io non so descrivere
questo sentimento che
mi viene voglia di pensarti vicino a me
ma sei così lontana e tanto in pericolo che
potresti morire
potresti morire
e mi viene una tristezza e un'amarezza così grande
che vorrei piangere
gridare
scomparire per sempre!
una donna
una ragazza
pronta a dare tutto ciò che ha
senza riserve
e in cambio niente
una donna
una ragazza
le sue speranze
e in cambio niente

estratto da: Il Teatro degli Orrori: Una Donna

 
 

 
 

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