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Il caleidoscopico Pulp Fiction

il 16 dicembre 1994 usciva in Italia il film di Tarantino

16 Dicembre 2015

Il 16 dicembre 1994 usciva in Italia, Pulp Fiction.

Un capolavoro ma, in realtà assai di piu' di un semplice capolavoro.

Fu la definitiva consacrazione dello stile "Tarantino", cioè di un modo di far cinema che ha segnato l'ultimo ventennio.

Pulp Fiction fu il manifesto di quel genere.

Tarantino costruiva caleidoscopi in cui confluivano, come in turbinio di immagini, quelle che erano citazioni, richiami, flash quasi a se stanti.

Era una sorta di Pop Art applicata al cinema,una rielaborazione funambolica e spettacolare di tutto cio' che aveva contribuito nel tempo a costruire e strutturare il (suo)nostro immaginario, il nostro gusto estetico. Tarantino mescola cultura alta e cultura bassa, alto cinema e b- movie, fumetto e letteratura. La sua bulimia esplode in immagini irreali, in caricature del verosimile, in scene di violenza o d'amore tirate all'estremo in equilibrio tra il ridicolo e il sublime.

La colonna sonora, sulla falsariga dei capolavori di Sergio Leone o Federico Fellini, non accompagna mai la narrazione,non fa da contrappunto alle immagini ma è , essa stessa, elemento imprescindibile della struttura narrativa e parte della sceneggiatura. Anche qui Tarantino attinge e cita. La sua capacità creativa e' un effetto di sovrapposizione, di incroci e dissolvenze. Lo sviluppo della trama non procede mai linearmente ma è come un meccanismo circolare che procede per divagazioni, retroscena, distorsioni temporali che solo alla fine, in qualche modo, si ricompongono, dandoci l'impressione di uscire da un labirinto dal quale, però, non avremmo mai voluto uscire. Il cinema, per certi versi, con Tarantino torna alle origini, ossia quando il fine primo e ultimo del cinematografo era quello di inghiottirci in un gorgo avventuroso e poi, come su una molla ricatapultarci nella realtà.

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Se non fosse quello scatenato innovatore e geniale riscrittore di generi cinematografici che è, Tarantino rischierebbe di essere ricordato per le sue eccelenti colonne sonore, selezioni impeccabili di eterogenei brani pop con spiccata preferenza per il più oscuro rock'n roll anni '50 e il funksoul dei '70. La colonna sonora di Pulp Fiction, per esempio, è riuscita a riportare in auge artisti dimenticati come Dick Dale e Dusty Springfield oltre ad un intero genere: il surf.

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Da collezionista di buona musica qual'è Tarantino dice:

una delle che faccio quando sto per iniziare un film, quando sto scrivendo o ho un'idea per una pellicola, è di scorrere la mia collezione di dischi e cominciare solo con suonare delle canzoni, cercando di trovare la personalità, lo spirito del film. Poi boom! - finalmente centro due o tre canzoni – o una canzone in particolare: “ oh, questo sarà un gran pezzo per i titoli di testa”

ciò che rende cosi figo utilizzare la musica nel cinema è il fatto che se lo fai bene, se usi la canzone giusta nella scena giusta, se scegli delle canzoni e le metti in un film proprio nella giusta sequenza non c'è niente di più cinematografico che tu possa fare al mondo.”

Non ci resta quindi che riguardare e riascoltare il caleidoscopico Pulp Fiction.

 
 

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