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Hopeful Monsters, una campagna per l'indipendenza

Intervista a Riccardo Antoniucci di DeriveApprodi Editore

17 Dicembre 2015

Pubblichiamo di seguito l'intervista realizzata da Pasquale Ambrogio di Ca'Libro 9 – progetto dedicato all'editoria indipendente all'interno del Laboratorio Occupato Morion di Venezia – a Riccardo Antoniucci, tra i responsabili della campagna abbonamenti 2016 per DeriveApprodi Editore. Come Sherwood.it riteniamo importante sostenere iniziative di questo tipo,che parlano di “Indipendenza dall’editoria a pagamento, dal monopolio dei grandi gruppi editoriali, dalle narrazioni che diventano luoghi comuni dai quali sembra poi impossibile uscire”. Per questo invitiamo a sostenere #hopefulmonsters


Cos'è Hopeful monsters?

#hopefulmonsters è il titolo e l’hashtag della campagna abbonamento di DeriveApprodi per il 2016. Ogni anno, alla fine dell’anno, chiediamo ai nostri lettori e compagni uno sforzo di partecipazione al progetto della casa editrice, che si traduce nella forma di un abbonamento alla produzione editoriale dell’anno successivo. Si tratta di fatto di un pre-acquisto dei titoli che produrremo nell’anno successivo, a uno sconto superiore al 60% sul prezzo di copertina. È uno sforzo economico, certo, ma anche un’opportunità per chi ci segue di sostenere DeriveApprodi e assicurarsi i libri a un “prezzo politico”. Da parte nostra, ci impegniamo a restituire questo sforzo durante tutto il corso dell’anno, inviando gratuitamente a casa dei nostri abbonati i libri in anteprima rispetto alla data di uscita.

Quest’anno, inoltre, la campagna di abbonamento #hopefulmonsters si carica di nuovi significati e di una maggiore responsabilità, perché propone un rilancio della casa editrice attraverso il rifacimento del sito internet www.deriveapprodi.org e l’aumento della produzione editoriale da circa 30 a 40 titoli, quasi esclusivamente novità e con qualche recupero di libri fondamentali del nostro catalogo.

Per noi questo è un modo di impegnarci a spostare in avanti i confini della nostra quotidiana resistenza culturale.

 

Dalla fiera #PiùLibri15 giungono dati felici: la piccola e media editoria chiude quest'anno con un bilancio positivo. Malgrado Amazon, IBS ecc. sembra che il pubblico preferisca la qualità, l'innovazione e la creatività - aspetti che hanno sempre caratterizzato le piccole case editrici rispetto hai grossi colossi editoriali. Con il nuovo soggetto commerciale che è la "Mondazzoli" le case editrici indipendenti sono certamente chiamate ad investire ancora di più su questi aspetti, inoltre si sta manifestando - in maniera sempre più chiara – la necessità di “fare rete” tra tutte quelle realtà editoriali, ma non solo, che operano nel campo della cultura e della produzione culturale. Condividi questa lettura?

Volendo usare uno schema di lettura classico, si potrebbe dire che oggi si tratta, ancora una volta, di “radicalizzare le contraddizioni per accelerare la crisi” del sistema editoriale, che è essenzialmente una crisi di progettualità e di ruolo dell’editoria rispetto alle trasformazioni del contemporaneo. Quella dell’editore è una funzione che trova la sua essenza nella selezione e la promozione di determinati contenuti, secondo una logica progettuale: non è per forza una questione politica, ma editoriale strictu sensu. Una linea editoriale è, di fatto, un progetto che si mette a verifica nella società attraverso i meccanismi di interessamento dei lettori e che può “funzionare” o meno. E questa concezione si ritrova in tutte le storie dell’editoria, dalle lettere di Aldo Manuzio al “metodo Einaudi”, passando per i saggi Roberto Calasso e fino ai lavori di André Schiffrin.

Per scendere sul terreno della contingenza: sì, le trasformazioni avvenute negli ultimi anni, non solo Mondazzoli ma anche, per esempio, la riduzione dei due distributori editoriali nazionali (Pde e Messaggerie) a un unico soggetto distributivo (in mano a Messaggerie, gruppo Mauri Spagnol), costituiscono un enorme rischio per la sopravvivenza dell’editoria indipendente. E tuttavia, questa fase, come sempre, può anche essere letta nel senso inverso, cioè come un’opportunità rinnovata per l’editoria di progetto di affermare il proprio ruolo culturale e di accrescere il proprio peso nel dibattito pubblico, in un settore in cui i grandi attori presentano ormai opzioni editoriali molto ridotte e disinteressate all’innovazione e alla sperimentazione.

Ora, a DeriveApprodi intendiamo accarezzare questa bestia a contropelo e scommettere sulla forza di una ricerca editoriale e politica che sia in rapporto diretto con i movimenti sociali (italiani e internazionali), stimolando e amplificando i dibattiti sulle loro idee e le loro pratiche.

È vero comunque che questo compito non potrà mai essere assolto senza costruire alleanze con altri settori della critica politica e culturale (dai media alle lotte sul lavoro), stringendo patti che vadano nel segno dell’innovazione e della reciproca apertura. Ne siamo consapevoli, e faremo del nostro meglio in questo senso.

 

 

Come DeriveApprodi state lavorando molto sul tema dell'indipendenza cercando di affrontarlo nella sua complessità, sia attraverso momenti di incontro pubblici – come quelli ospitati a Roma e a Milano negli scorsi mesi - sia attivando proposte e pratiche di organizzazione indipendente – come la campagna MaceroNo, il progetto Doc(k)s, il BookPride e la prossima fiera che sarà, sicuramente, Bellissima. Mi puoi spiegare meglio questo percorso? Dove e come nasce, quali ambizioni si pone?

Il percorso è tortuoso perché ricco di ostacoli, ma la direzione è molto precisa. Nell’ambito di DeriveApprodi si è sempre tentato di battere percorsi di innovazione politica non solo della teoria, ma anche delle pratiche, attraverso forme di rapporto e coinvolgimento con i vari settori del movimento. È in questo senso che dal bacino più ampio dei sostenitori e animatori storici di DeriveApprodi è stata partorita la cooperativa Doc(k)s_strategie di indipendenza culturale nel settembre del 2014. Già soltanto per la sua diversa natura giuridica, la cooperativa intendeva rispondere al bisogno di costruire una rete solida di produzione e diffusione dei contenuti della cultura indipendente, ovvero, per noi, di tutti quei saperi critici che sono diffusi nella società. Organizzarli significa costruire, di fatto, modelli alternativi del fare e del fruire la cultura, sempre con l’obiettivo di accrescere gli strumenti a disposizione per trasformare l’esistente (senza alcuna pretesa di univocità, dunque).

Doc(k)s è nata così, all’inizio: come una sorta di spin-off di DeriveApprodi che ora, però, vive una sua vita autonoma e che tra l’altro ormai raccoglie, tra i suoi oltre cento soci, anche altre case editrici a parte la nostra, anche grazie a un lavoro molto approfondito sul settore editoriale e i suoi punti ciechi. In questo senso dobbiamo leggere la campagna maceroNO (che festeggerà tre anni a marzo del 2016) per la rimessa in circolazione a prezzi popolare di libri e opere di editori indipendenti che i grandi apparati distributivi e le librerie di catena non sono più disposti a ospitare.

Ma, soprattutto, è qui che si inserisce il progetto principale della cooperativa Doc(k)s, ovvero quello di costruzione di una fiera dell’editoria e della cultura indipendente, organizzata in quel territorio d’elezione della grande editoria che è Milano, capace non solo di promuovere contenuti editoriali, ma anche di offrire un terreno fertile per sviluppare un dibattito e stringere alleanze tra editori indipendenti e attori (precari e lavoratori autonomi) della filiera della produzione culturale. Con questo spirito Doc(k)s ha contribuito a costruire la prima edizione di Book Pride, insieme all’Osservatorio degli editori indipendenti, e oggi propone un salto di qualità con il progetto “Bellissima – fiera di libri e cultura indipendente”, di cui è organizzatore e promotore unico, insieme a numerosi partner prestigiosi (da «cheFare» al manifesto al Museo Reina Sofia di Madrid) e in cui noi di DeriveApprodi crediamo molto.

Ma, come si dice… questa è un’altra storia.

 
 

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