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Macbeth di Justin Kurzel

e sulle trasposizioni cinematografiche dei capolavori teatrali

17 Gennaio 2016

"Macbeth", il riadattamento del capolavoro di William Shakespeare (credo il settimo nella storia del cinema) , film diretto dal regista Justin Kurzel e interpretato da Michael Fassbender e Marion Cotillard.
Un accenno alla storia e mi scuso col bardo per la semplificazione banale .
Macbeth è il Barone di Glamis generale dell'esercito comandato dal sovrano di Scozia Duncan, vincitore di una lunga serie di battaglie che di fatto salvano il regno di Scozia. Alla fine di una battaglia, quella decisiva, si ritrova insieme al suo fido Banquo e incontra tre donne che fanno loro due previsioni sul loro futuro. Macbeth dovrebbe infatti diventare re di Scozia e signore di Cawdor, mentre il suo scudiero è destinato ad essere il progenitore di una lunga dinastia di sovrani. Macbeth e Banquo sono sconvolti da tali predizioni: il re conferisce al primo il titolo di Barone di Cawdor per le grandi qualità mostrate durante le varie guerre. A questo punto, entra in gioco il ruolo di Lady Macbeth, la moglie del Barone. Informata tramite una lettera da parte del consorte, riguardo le profezie dalle tre donne, di fatto ne guida le prime mosse e ne alimenta l'ambizione. Da quel momento in poi, la sua vita prosegue con l'obiettivo di dare il trono a suo marito. Per riuscire in tale intento, bisogna necessariamente far morire il re Duncan ma questo e' solo l'inizio di sfrenata ambizione che sfocia nella follia.
Macbeth va ben oltre questa esile trama. E' uno degli apici della letteratura di tutti i tempi, forse il massimo capolavoro di Shakespeare. Opera articolata con livelli di lettura molteplici, con un tensione tragica che sviscera ogni aspetto della complessità umana fino al punto in cui gli elementi degenerano e decompongono l'umanità stessa. La prima immediata lettura riguarda il rapporto perverso e sfrenato tra ambizione e potere e di come uno non cessi mai di alimentarsi dell'altro,fino a fagocitarsi reciprocamente come un mostro a due teste. Macbeth e' anche altro. C'e' il tradimento,l'amicizia, la fedeltà, la capacità manipolatoria della donna sull'uomo/bambino ,la potenzialità irrefrenabile verso la follia che ha in se ogni pulsione umana,l'equilibrio delicato,che regola la Storia, tra la volontà dell'azione e la frustrazione del fatalismo. In Macbeth affiora la questione della sterilita', forse anche della scarsa virilità e del coraggio stesso il quale, sembra appartenere piu' ad una alterazione della coscienza piuttosto che a normale e lucida condizione. Cosa c'e' di tutto questo nel Macbeth di Justin Kurzel: Quasi nulla o ben poco.


Tutto si riduce alle avventure sanguinarie di un folle e di una femme fatale.
Come accade spesso nelle trasposizioni cinematografiche di capolavori teatrali la volontà di andare incontro ai gusti del pubblico, ha reso semplicistica e letterale l’interpretazione del testo, attraverso anche una ostentazione scenografica che, presumibilmente voleva accentuare gli effetti simbolici e naturalistici.
Sia ben chiaro che da sempre la traduzione sul grande schermo dei testi teatrali e' stata un impresa improba.
I due linguaggi pur avendo diverse analogie sono sostanzialmente diversi . In estrema e brutale sintesi si può dire che il Teatro è “parola” mentre il Cinema è “immagine”, nel primo caso l'aspetto scenografico e visivo e' a supporto della parola , nel secondo caso e' l'opposto, ossia e' la parola che giunge a rimorchio e a sostegno dell'immagine. Si capisce quindi che trasporre un genere nell'altro implica uno scatto di genialità e innovazione.
Il senso e' indagare in profondità il valore del testo e non ricopiarlo, cercando, nella traduzione cinematografica, di rielaborarne e valorizzarne i contenuti originali.
La modalità è porre in evidenza caratteristiche essenziali del testo e riuscire a misurarle con le potenzialità espressive della tecnica cinematografica. Insomma ci vuole un lavoro sul testo che ne rispecchi lo spirito ma manipoli la forma:insomma e' un gioco rischioso ed e' per chi sa giocare, non per tutti.


Orson Welles (piu' in Othello e Falstaff che nel Macbeth) , Lawrence Olivier (in tutte le trasposizioni che ha fatto) , Roman Polansky e in parte Kenneth Branagh hanno tentato e sono riusciti in questo. Ricordo anche un formidabile “Mercante di Venezia” Con Al Pacino (non ricordo il regista) . In tutti questi casi ci sono stati soluzioni prettamente cinematografiche, espedienti linguistici,incursioni “piratesche” di livelli di lettura originali, ardite attualizzazioni che hanno fatto emergere la forza espressiva dell'opera,la profondità psicologica o la lievita' se questo era il caso.
Il Macbeth di Justin Kurzel , invece, secondo me, ha privato della forza drammatica e della complessità psicologica l'opera di Shakespeare ,proprio perchè ha fatto dello strumento cinematografico,per un verso, una sorta di specchio del testo e per un altro una specie di ridondante scivolamento spettacolare che ammiccava a un certo gusto estetico corrente . In special modo l'inizio, a tratti,sembra un incrocio tra Bravehart e Il Gladiatore : teste mozzate, sangue a fiumi, corpi smantellati, arti sparsi, dettagli anatomici e tutto al rallentatore, fosse mai vi sia sfuggito qualche dettaglio. Una colonna sonora cupa e inutilmente roboante, comunque invadente e fastidiosa e,tanto per capirci ,l'effetto era quello di avere nell'appartamento attiguo due operai alle prese con seghe e trapani elettrici. Immagini ben curate e buona fotografia ma tutto l'effetto svanisce e regredisce a una cartolina o a uno screen server, quando tutta questa ricerca di naturalismo fa da sfondo ad una sceneggiatura che riflette pari pari e piattamente il testo shakespiriano, assolutamente stridente in quel contesto. Il film si salva ed e' reso comunque guardabile dalla magistrale interpretazione di Fassbender: un gigante. Macbeth passa da una iniziale devozione fideistica al re al delirio di onnipotenza ,passando per manie di persecuzioni , pulsioni omicidi e assuefazione al male come motore di ogni azione. Fassbender segue passo passo queste varie fasi ,mutando espressioni ,sguardi e posture ,senza mai scivolare nella caricatura o nell'istrionismo teatrale, apparendo piuttosto come un paesaggio che cambia naturalmente al passaggio delle stagioni,cambia rimanendo se stesso. Fassbender e' immenso e il film alla fine e' senz'altro una “prova d'attore”.
La scena che mi e' rimasta impressa e' quella dove lady Macbeth e Macbeth all'interno di una chiesa/cappella tra candeline e crocefissi nel mezzo di uno sbrigativo amplesso elaborano i piani prossimi venturi per accoppare piu' gente possibile e prendersi il trono. L'unico momento in cui il regista Justin Kurzel ha provato a volare, per il resto banale.

 
 

Link utili:

Luigi Finotto su Sherwood.it

 
 

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