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The Hateful Eight di Quentin Tarantino

otto personaggi per l'ottavo film del regista

8 Febbraio 2016

Notevole, grandioso, oserei anche spendere la parola capolavoro. Prendetemi, però, con le pinze, ammetto la passione per Tarantino e si sa la passione fa straparlare .
Parlarne male sarebbe come se dicessi che un quadro di Tiziano o Caravaggio e' brutto. Potrei al limite pensarlo ma questo pensiero si fermerebbe nell'anticamera del cervello e non accederebbe mai in aree cerebrali preposte al pensiero. Il suo stile, intendo quello di Tarantino, e' un punto di vista sulle cose, le sue sceneggiature sono virtuosismi verbali che agiscono sul pubblico come la frusta del domatore sull'animale domato, i suoi montaggi costituiscono la grammatica di un immaginario in cui le distinzioni tra sogno, incubo e realtà vengono meno, cosi come il rapporto tra spazio e tempo viene alterato e dilatato . In questo film Tarantino si conferma ma non si ripete. La forma e' quella di sempre ma la sostanza comincia ad essere altro rispetto alle sue produzioni precedenti ma di questo parleremo dopo.


La trama. Una diligenza viaggia nell'innevato paesaggio del Wyoming. A bordo c'è un cacciatore di taglie John "The Hangman" (Il Boia) Ruth e la sua prigioniera Daisy Domergue, diretti verso la città di Red Rock, qui la donna sarà consegnata alla giustizia. Lungo la strada, la diligenza si imbatte nel Maggiore Marquis Warren, un ex soldato nero nordista diventato anche lui un cacciatore di taglie, e Chris Mannix, che si presenta come nuovo sceriffo della città in cui la diligenza è diretta. Infuria una bufera di neve apocalittica e la compagnia trova rifugio e ristoro presso l'emporio di Minnie: qui non trovano la proprietaria ma quattro sconosciuti. Nella locanda quindi si trovano in otto. Il resto della trama non ve la racconto ma, vi garantisco che in tre ore di film , tra gli otto in questione, succede di tutto e ogni parte di questo tutto vale ampiamente il prezzo del biglietto Gran parte del film, infatti, è ambientato all’interno della locanda ma ciò che, a prima vista appare un western, vira ben presto verso una sorta di giallo da camera: ti aspetti Sergio Leone e Quentin ti rifila Agathie Christie. Ormai nelle recensioni e nei discorsi sui film di Tarantino si tende pigramente a ridire le stesse cose . Quali? L'elenco puntiglioso delle citazioni e dei rimandi e anche qui ce ne sono molte(Le Iene, La Cosa di John Carpenter e 10 piccoli indiani , kill Bill, solo per nominarne alcuni); gli omaggi piu o meno occulti ai generi o ai grandi del passato; il ricorso alle scene di violenza, talmente enfatizzate e stilizzate al punto di svuotarle di qualsivoglia contenuto di dolore o terrore, riducendole a mera forma ; le caratterizzazioni dei personaggi ,sempre dalle tinte forti , sovente grottesche ,collocate spesso in una dimensione surreale che e' al di la del bene e del male, in Tarantino il personaggio prevale sempre sulla persona. Orbene e lo dico per tutti i tarantinologi, questi elementi ci sono tutti e sono resi magistralmente e spettacolarmente ma , ridurre a questi codici, per quanto importanti, la qualità dei film di Tarantino,in special modo degli ultimi due o tre, e' assolutamente sminuente ed e' come, per fare un esempio, guardare un film di Fellini attendendo o le tette della Ekberg o lo sguardo stralunato di Mastroianni, per poter uscirne soddisfatti. Tarantino ormai da tempo e' oltre un certo manierismo e utilizza certi espedienti narrativi e tecnici per raccontare qualcosa e non piu' per stupire o giocare . The Hateful Eight è per certi versi una continuazione ideale di Django e conferma ciò che in Django era ancora embrionale, ossia la “politicizzazione”, nel senso piu alto e ampio del termine, della sua poetica e del suo cinema. Come in Django Unchained, l'ambientazione di The Hateful Eight è tipicamente Western ma qui si passa dal sud schiavista verso il freddo Nord America, dalla pre guerra di secessione al post guerra. Scostamento di luoghi e di tempo ma il contesto ideale e concettuale e' il medesimo. Tarantino affronta e si occupa,a modo suo, della nascita di una nazione o meglio ancora degli elementi che sono costitutivi e alla base di questa genesi . Gli elementi sono tre: il puritanesimo cristiano dei padri fondatori, la violenza cosi' intensa e concentrata in poco tempo e il razzismo, a sua volta, alla base dell'allargamento territoriale ai danni dei nativi e dello sviluppo economico sulle spalle degli schiavi . Tarantino tralascia il primo ma fa propri gli altri due. Le coordinate di questo film (come del precedente) sono violenza e razzismo : gesti, scelte e intrecci sono imbevuti di questi due elementi,senza i quali non potrebbe esistere alcuna storia e tanto meno la Storia , quella con la esse maiuscola. Gli ideali e le grandi narrazioni stanno sullo sfondo ed emergono per contrasto o incidentalmente, sempre e comunque, stridenti e surreali. In The Hateful Eight il compito di far fare capolino ai grandi principi della giovane nazione e' svolto da una misteriosa lettera che Abramo Lincoln avrebbe scritto al Maggiore Marquis Warren, l'ex soldato nero nordista e che quest'ultimo gelosamente custodisce nella tasca della giacca. Lincoln l'antirazzista,il democratico, il nordista e Warren il nero emancipato,non piu schiavo. Ma e' uno schema retorico e quella lettera che non si capisce se vera o falsa e' nulla piu che un amuleto porta fortuna. In una delle ultime scene viene letta da uno dei protagonisti, in una cornice di sangue,di cadaveri e appare come un grottesco epitaffio . Un altro contrasto stridente che relega ai margini, ciò che la Storia, invece, ci consegna come fondamentale, si manifesta nell'immediato inizio del film. Un Cristo ligneo, crocifisso nella neve, annuncia simbolicamente ciò che sarà l'inferno a venire, l'immersione negli abissi della natura umana dove il cristo e' bandito. La croce in apertura e la lettera di Lincoln in chiusura sono le due icone che rappresentano valori della grande nazione che diventerà potenza e che The Hateful Eight demolisce spietatamente,facendo proprio della loro negazione l'essenza della nazione che diventerà potenza.

Il film e' corale, come spesso nelle opere di Tarantino ma in realtà un protagonista c'e'. E' il “negro”. E' l'ex ufficiale dell'esercito nordista. Si aggrega incidentalmente alla comitiva, è uno degli otto. Deve difendersi dagli otto in otto modi diversi, deve rendere conto ad ognuno di loro, deve entrare nella storia sapendo ,comunque, che ci starà se agli altri conviene e che dovrà saper intuire e anticipare ogni altri mossa per continuare ad esserci. Eppure alla fine non e' un “eroe positivo”. Il maggiore Marquis è scaltro, abile,intelligente ma è anche , se occorre, piu stronzo e figlio di puttana degli altri, spietato e avvezzo al delitto e alla brutalità non meno degli altri (memorabile l’episodio in cui prima di uccidere un ufficiale sudista lo costringe a fargli un pompino). Ciò, però, lo rende “americano”, parte della medesima narrazione, protagonista della costruzione della nazione che diventerà potenza, al di la della retorica lincoliana. Alla fine , la vicenda si risolve in una mattanza , in un fiume di sangue e in un groviglio di carni . Non ce’ ragione perchè qualcuno di loro debba sopravvivere o avere una morte esemplare, poiché quel rovesciamento di valori che ognuno di loro e tutti assieme incarnano non ha bisogno ne della loro vita ne del loro esempio,sono disvalori imperituri, al di la di loro e  quindi, costoro possono sparire squallidamente anche sgozzati come animali. La Storia americana piu che di un pantheon sembra necessitare di un mattatoio. La violenza che,specialmente nell’ultima parte è trasbordante oltre ogni limite, non ha piu’ quel tratto quasi ludico e fumettistico di Kill Bill o Pulp Fiction, qui e’ plumbea ,arriva come a dare il suo sigillo cupo, a stendere la sua ombra nera su ciò che verrà. Il film prevalentemente si sviluppa in un interno, per cui e’ assai “verboso”, sceneggiatura assai curata. I dialoghi non sono fitti,come negli altri film ma piu’ costruiti e pensati,d’altra parte c’e anche un giallo da risolvere e la sceneggiatura ,in qualche modo,ne e’ condizionata. Tarantino piu che Leone o Agata Christie, se proprio dobbiamo trovare un riferimento, pare Pirandello. Ogni personaggio è altro da ciò che appare,ogni situazione è una ricostruzione menzognera,ogni affermazione serve a distanziare la verità e gli otto personaggi del film sono, in qualche modo e pirandellianamente in cerca d’autore. All’inizio del film appare la didascalia che ci ricorda che questo è l’ottavo film, come otto sono i personaggi come 8 e mezzo era anche il titolo del film di svolta di Fellini.

Questo e’ un  film di svolta per Tarantino : svolta e capolavoro.

 
 

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