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James Blake – The Colour In Anything

by Aria (Vinylistics)

22Maggio2016

Quest’anno maggio è stato molto generoso con noi amanti della musicabbbella e quando a dicembre arriverà il solito appuntamento con il “best of the year” ci si dovrà ricordare necessariamente di questo momento. Questo non solo perché dopo tanta attesa la band del cuore di metà universo (la metà che conta, s’intende) è finalmente tornata con nuove tracce di vita. Un altro motivo per cui maggio non può essere ignorato è l’uscita a sorpresa del nuovo disco di James Blake. Dico subito la mia: non è neanche tanto per il disco in sé, la bella notizia è proprio il fatto che sia tornato lui. Le ragioni di tanto entusiasmo sono innumerevoli, la prima su tutte è che questo ragazzo faccia tanto bene all’udito quanto al cuore, alla pelle e a tutto il sistema nervoso. La sua musica ti tocca come se avesse delle mani e poi ti piega, se vuole piegarti, ti spinge via e poi ti riprende con sé con la seducente calamita soul delle sue corde. Insomma, sono cinque anni che il cantautore- produttore inglese cresce e dà vita a una musica tutta sua, sempre riconoscibilissima e impossibile da etichettare con un termine solo. E siccome conosco abbastanza bene me stessa da sapere che quando i contorni non sono ben definiti ci finisco sempre dentro con tutte le scarpe, beh, eccoci qui.

james-blake

The Colour In Anything è uscito due settimane fa, dopo essere stato annunciato solamente la sera prima durante una puntata radiofonica proprio dal signorino James. Strategia che ha funzionato benissimo dato che il boom da effettobombaappenasganciata si è sentito forte e chiaro tra gli interessati alla notizia. Visto che cinque anni fa col suo disco d’esordio ha quasi rischiato di vincere il Mercury Prize e poi due anni dopo lo ha proprio vinto con quel gran capolavoro del sophomore, col terzo capitolo era davvero vietato sbagliare. Questo per dimostrare di non essere solo uno di passaggio che ha azzeccato un paio di compitini nella sua vita… Ok, forse questa è effettivamente un’ipotesi difficile anche solo da immaginare, considerando che parliamo dello stesso ragazzo che a soli 23 anni ha scritto e prodotto interamente da solo, tra le mura della sua camera, James Blake e ne è venuto fuori un lavoretto niente male, tanto per usare un eufemismo. Tanto che poi si sono avvicinati a lui Brian Eno (con cui ha coprodotto Overgrown) Drake e addirittura ce lo siamo ritrovati anche nell’ultimo di Beyoncé. E quindi niente, nonostante la sua fetta di pubblico non sia grossa come forse dovrebbe, questo ragazzo ha qualcosa, un dono, talmente forte da sembrare quasi un supereroe della musica moderna che si aggira in città, di notte, tra salvataggi di negozi di dischi e produzioni fatte appositamente per sciogliere anche il più algido dei cuori. Questo nuovo album è forse quello che più di tutti prende a cuore la missione, essendo stato scritto da Blake in prima fase solo con voce e piano. 17 brani poi, sono un altro indizio di quanto l’emotività prenda il sopravvento in tutto il disco, lasciando immaginare proprio l’esigenza di non fare alcuna scrematura.

È sicuramente notte, questo disco.

Una di quelle in cui non riesci a dormire e hai bisogno di estraniarti da tutto il resto. Blake si lascia andare a una scrittura più incontrollata e calda che mai. Calda quasi quanto la sua voce, capace di rendere ogni brano, seppur minimale, un piccolo gioiello che dà i brividi. Radio Silence ci regala i primi di questo disco: un pezzo magnifico ed evocativo che dà un primo assaggio della profondità musicale che tocca questo lavoro, con i soliti elementi elettronici a sostenere una melodia dal gusto r’n’b, decisa e raffinata. Anche se tecnicamente resta tutto controllato e “misurato” in modo maniacale, si capisce chiaramente che questo è il suo modo di affrontare i propri demoni, con disperazione e bisogno di esorcizzare tutto anche attraverso le interpolazioni digitali come in PointsTimeless.

Le collaborazioni stavolta non mancano. Nonostante quella mancata (e molto chiacchierata) conKanye West, la presenza di Justin Vernon (Bon Iver) ha dato veramente tanto a questo disco con due dei brani più belli della scaletta: I Need A Forest Fire e Meet You In The Maze. La prima più della seconda, con la sua atmosfera evocativa, le linee elettroniche e il cantato sublime esprime perfettamente quel senso di estraniazione che regna nella testa di Blake. Anche lo zampino di Frank Ocean ha dato vita a un altro pezzo notevole, My Willing Heart, una ballad soul intensa da paura. Certo, il fatto di presentare così tanti pezzi porta inevitabilmente a fare i conti con una lunga prova di resistenza che in alcuni momenti si perde in brani poco incisivi come Waves Know Shores e Two Men Down e qualche altro che probabilmente lo è ancora meno tanto da non ricordarmi proprio il titolo in questo momento.

La cosa bella però è che nel complesso non si avverte mai il calo. La notevole capacità di Blake sta proprio nella grande sapienza del calibrare talento, tecnica ed emotività....continua su Vinylistics

 
 

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