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08 Giugno - 16 Luglio, Park Nord Stadio Euganeo - Padova

I Dibattiti del Lunedì a Sherwood 2016

Open Your Borders - I dibattiti nella foresta

2 Giugno 2016

Lunedì 20 e 27 giugno, 4 e 11 luglio 2016

 

Ecco tutti i dibattiti del lunedì


Sherwood Festival 2016
Park Nord Stadio EuganeoViale Nereo Rocco - Padova#sherwood16

Second Stage

 

Lunedì 20 giugno
Crisi climatica, stagnazione secolare e governance 
neoliberale

 

Lunedì 27 giugno
Corpi e politica: genere, razza e sessualità

 

Lunedì 4 luglio
Accoglienza e diritto d'asilo al tempo degli hotspot

 

Lunedì 11 luglio
Guerra e stato di eccezione


 

 

Un’opera paziente che dà forma

all’impazienza della libertà

 

E’ passato quasi un anno da quando decine di centinaia di migliaia di persone sono partite dalla Siria per entrare in Europa nella speranza di trovare un posto migliore in cui non ci fossero guerra e miseria.

Durante questi mesi spesso ci siamo trovati a domandarci: in quale Europa viviamo? Abbiamo visto ergersi muri con fili spinati, intensificare i controlli e militarizzare le frontiere, sgomberare campi profughi diventati prigioni a cielo aperto, il ritorno delle deportazioni di massa. Abbiamo assistito al ruolo che l’Occidente ha scelto di avere nel resto del mondo, quello della spartizione della Siria e della Libia tramite la guerra e dell’accordo con la Turchia come soluzione ai flussi migratori. Abbiamo sentito di nuovo la profonda tristezza e l’inevitabile rabbia per gli ennesimi attentati a Bruxelles e Parigi. Abbiamo dovuto ascoltare le parole di ipocrisia di coloro che parlano di rifiuto dell’austerità e di nuovo modello di sviluppo per tutelare l’ambiente, salvo poi continuare a devastare i territori e imporre riforme del lavoro che eliminano le tutele e diritti sociali. Abbiamo visto la Bce inondare di liquidità le élite finanziarie, il governo Renzi salvare dal crac le banche che hanno truffato i risparmiatori, mentre la povertà diventa una condizione sempre massificata nel contesto di una crisi che si sta trasformando in una lunga stagnazione.

In un modo o nell’altro, ci siamo scontrati con dei confini; con delle linee, materiali o immateriali, che hanno modificato il nostro essere cittadini e cittadine del Vecchio Continente. I confini imposti non sono solo quelli che si danno alle frontiere: sono quelle decisioni che escludono alcuni e che rendono impossibile un’alternativa al presente, che creano dei limiti alla cittadinanza come diritto e condizione universali. Ci è stato reso impossibile pensare alla cittadinanza per tutti, per coloro che nascono in Europa e per coloro che vi arrivano. Ci è stato detto che per essere cittadini non si può rinunciare alla crescita e che bisogna lasciarci alle spalle i problemi dell’ambiente e della salute dei lavoratori. Il lavoro diventa prerogativa per essere cittadini; ma il lavoro stesso è precario, sotto ricatto, senza alcuna garanzia. La capacità di decisione democratica, il potere della cittadinanza viene ulteriormente limitato dalla proclamazione degli stati d’emergenza approvati per timore dei migranti o della guerra. Infine, nonostante alcune recenti aperture, il modello formale del “cittadino medio europeo” continua ad essere quello fondato su di un’identità dominante che taglia fuori le differenze etniche, di genere e di orientamento sessuale.

Ma tutti questi confini che vorrebbero limitare l’esistente hanno una particolarità: possono essere superati, travalicati, violati, fatti tremare. Lo hanno dimostrato gli uomini e le donne che premevano sulla frontiera di Idomeni, dell’Ungheria, di Calais, di Ventimiglia; i manifestanti al Brennero; chi ha protestato contro la COP21, il TTIP e ha bloccato le escavatrici nella Renania tedesca; chi sta scendendo in piazza in Francia e sta bloccando tutto il Paese; chi continua a levare la sua voce contro le discriminazioni omofobe e sessiste; chi decide di disertare la guerra e si rifiuta di pensare alla pace solo come stato d’emergenza e come scusa per esportare il conflitto bellico in altri territori per il profitto di pochi.

I quattro dibattiti del lunedì proposti da questa edizione di Sherwood vogliono toccare questi punti per approfondire, discutere, condividere delle riflessioni in modo da dare forma e sostanza al pensiero, utile a ridefinire la cittadinanza europea.

Per farlo, usando le parole di Foucault, è necessario fare costantemente un «lavoro sui nostri limiti, ossia un lavoro paziente che dà forma all’impazienza della libertà». Open your borders significa allora aprire qualsiasi tipo di confine, di frontiera, di ostacolo che ci impedisce di immaginare un futuro differente. Consapevoli che le trasformazioni possono essere lunghe e che hanno bisogno di piccoli passi, vogliamo iniziare a forzare i confini di noi stessi per rendere giustizia al nostro impaziente desiderio di libertà.

 

 
 

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