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Stillness Soundtrack

Glacial Movements Records

30Giugno2016

Mi ritrovo ad avanzare lungo una sottile striscia di ghiaccio. Sotto i miei piedi, nella trasparenza indefinita del gelo percepisco le maestose vibrazioni che filtrano dalle fessure nel terreno. Un mondo esclusivo e fantastico si cela sotto il mio andare, si tiene volutamente nascosto per timore di possibili aggressioni esterne di insopportabile e caotico calore. L'eco dei passi produce riverberi che si infrangono contro l'invisibile muraglia di bianco silenzio che mi circonda. Rimbalzano, si trasformano in suoni, si arrotolano su loro stessi, aumentano di intensità fino ad esplodere nel loro immenso silenzioso fulgore, scoprendo davanti ai miei occhi quel mondo di cui percepivo solo il respiro, una bianca e sconfinata pianura di neve e pareti ghiacciate in continuo lentissimo movimento. Si presenta così il Pianeta Glaciale, si muove lentissimo cambiando continuamente conformazione. Questo impercettibile spostamento crea suoni, vere e proprie sinfonie ambient che si colorano di timbriche più o meno acute, più o meno algide, in relazione al grado di lontananza, di isolamento, nel quale si trova la sorgente sonora.

Una silente meraviglia che prende il nome di Glacial Movements, etichetta discografica italiana che dal 2006 dedica il suo catalogo alla purezza del suono “artico”, una scelta vincente che ha visto il catalogo creato dal romano Alessandro “Netherworld” Tedeschi riempirsi man mano di nomi importanti, tutti legati a quell'area di ricerca che sarebbe riduttivo chiamare semplicemente con il termine 'ambient'. Bvdub e Loscil, Aidan Baker, Celer, Retina.it, Pjusk, Francisco Lopez, Enrico Coniglio, Oophoi (r.i.p.), Lull, Machinefabriek, Rapoon, Philippe Petit e Aria Rostami and Daniel Blomquist. Questi alcuni dei nomi presenti nella playlist della GM, oltre naturalmente al nostro Netherworld.

Ed è proprio alle ultime tre produzioni dell'etichetta romana che presteremo ascolto in questa calda notte di inizio estate.

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RAPOON – Song From The End Of The World – Marzo 2016

 

I più anziani tra voi forse ricorderanno una realtà sonica inglese che si nutriva di “elettronica primitiva”, un collettivo post-tutto che risponde allo strano nome di :zoviet*france attivo fin dal lontano 1980. Robert Storey aka Rapoon è stato uno dei fondatori di questa incredibile adunanza di ricercatori e lo ritroviamo ora – non nuovo a pubblicazioni in terra Glacial: si ascolti Time Frost del 2007 – alle prese con scoperte scientifiche che potrebbero cambiare il corso delle cose, portando il mondo verso la sua fine. Questa è la colonna sonora che accompagna l'ascoltatore in un viaggio scientifico alla scoperta di un virus congelato nel permafrost artico, un campione vecchio 30.000 anni che potrebbe rivelarsi fatale per la razza umana. Il senso di inquietudine costante lascia che l'immaginazione vaghi attraverso gli sconfinati spazi abitati dal gelo e dal vento, ci si lascia attrarre da questo linguaggio ipnotico tanto che i contorni del nostro ascoltare cambiano trasformando una spedizione scientifica in un viaggio attraverso il tempo, alla scoperta di ciò che eravamo, 30.000 anni or sono. Un suono che amalgama le materie, l'uomo e la natura ritornano ad essere una sola cosa, la calma e la pace del loro ancestrale dialogare sovrastano l'ululato del vento artico che cessa all'improvviso cedendo al fascino della pausa donata dal mistero.

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PHILIPPE PETIT – You Only Live Ice – Maggio 2016

 

Il marsigliese Philippe Petit è “tanta roba”, come direbbero i giovini d'oggi. Musicista, compositore, dj, ricercatore, labels owner, giornalista e conduttore radiofonico...senz'altro anche altro. Ha collaborato con decine di personaggi fondamentali per la divulgazione del suono antagonista e di ricerca, una macchina sempre in moto costante che approda in terra Glacial e si ferma per la durata di due tracce interamente dedicate alla contemplazione. Il suo è un lunghissimo volo radente sopra il mondo dei ghiacci, una vera sinfonia creata manipolando i segreti del suono ambient, restituendo all'ascolto un senso di isolazionismo 'sinfonico' che itera il suo andare e lo trasforma in una sonica e maestosa elegia.

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ARIA ROSTAMI & DANIEL BLOMQUIST – Wandering Eye – Giugno 2016

 

Da San Francisco in terra Glacial per un album di splendida e commovente esplosione di elettronica, questa si, decisamente ambient. In questi casi non amo soffermarmi sul percorso dei sound-artists, non vado alla ricerca dei loro lavori trascorsi. Il suono e la sua potenza mi travolgono, le cuffie creano una sorta di barriera ovattata oltre la quale è impossibile andare, pena la fine della magia che si palesa lungo un tragitto d'ascolto di oltre un'ora. Un lungo racconto nel quale si immaginano enormi planetari deserti nei quali distendersi ad ammirare l'infinito, realtà virtuali governate dal noise dei processori che man mano si trasforma in silenziosa melodia, il trasfigurarsi di una semplice canzone pop in lenta, profonda e malinconica meditazione, la lucida visione digitale permeata di splendida sensualità analogica. La ricerca del luogo sublime nel quale tentare di penetrare i misteri dello spazio, avvolto nel calore sorprendentemente romantico del suono elettronico, lì ai confini del mondo, lì dove lo sguardo vaga tra i ghiacci eterni e lo spazio più profondo alla ricerca di una stella, la più lucente.

 
 

 
 

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