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Vitaliano Trevisan - WORKS

Einaudi Stile LIbero

11Settembre2016

Diversi anni fa, casualmente, mi capito' di leggere un libro : " Quindicimila passi" . Un'esperienza folgorante , sia dal punto di vista della forma che del contenuto: era come essere calati in una spirale a scendere e salire dalla quale non avresti mai voluto uscire . Successivamente lessi, con altrettanta curiosità e piacere alcune altre cose dello stesso autore, non tutte . Un mese fa in libreria incrocio un libro " Works" del medesimo autore e sul quarto di copertina, leggo che è una sorta di anomala autobiografia che parte dalla sua infanzia fino all'uscita, appunto, di "quindicimila passi " . Non potevo non comprarlo . L'autore è Vitaliano Trevisan. Secondo me , e' il migliore degli scrittori italiani viventi ( mi rendo conto che sottolineare l'ultimo requisito sia vagamente iettatorio ma non è così se l'appellativo in questione riguarda artisti, scrittori e affini, almeno credo ) e leggendo questo libro se ne ha conferma. La prima qualità che emerge è proprio il valore e la qualità della scrittura, la sua prosa scorre fluida così come potrebbe esserlo l'affabulazione tragica e inconcludente di un cantastorie , eppure tale scorrevolezza non è sintomo di banalità , di schemi narrativi standard , di ammiccamenti al lettore , di ovvietà che hanno già un loro lessico incorporato . No , tutt'altro. La materia che tratta Trevisan è ruvida , per nulla rassicurante e ogni pagina e' quasi come un capitolo a se , al di là e oltre un qualsiasi senso, percorso o direzione che eventualmente dovrebbe o vorrebbe avere il libro. Ma del contenuto parleremo dopo, per ora soffermiamoci ancora sulla forma che , tra l'altro , in un opera di letteratura e questa lo è e' essa stessa sostanza. Lo stile di Trevisan e' particolare , assimilabile , volendo usare una terminologia musicale , ad una partitura jazz con una forte base ritmica, inframezzata e tagliata da digressioni, varianti , aperture , chiusure secche e assoli . Gli stili di riferimento sono Thomas Bernhard e anche Laurence Sterne, due scrittori separati da due secoli ma in molto affini, se non altro nell'idea che i fatti non accadono mai così bene da poter essere raccontati ma , solamente, e al limite, possono essere utili per delineare contorni , ambienti e sensazioni La scrittura di Trevisan e' un lavoro di tessitura sulla memoria , sulla propria memoria e indirettamente su quelle che ad essa in qualche modo sono legate . Sia ben chiaro , non è la ricostruzione didascalica e ordinata di un passato ma è , piuttosto , un procedere come un fiume in piena che ha difficoltà a riconoscere un proprio alveo , che si trasforma in torrente carsico e che lambisce e supera argini fragili.


" Works" e' contemporaneamente racconto, memoriale e saggio. Si è detto che il filo rosso e' la memoria e, nella fattispecie, il rapporto che la memoria ha con la realtà. La memoria può essere una invenzione retorica , aggiustamento del presente, una cronologia che comunque , in quanto tale, è pur sempre selettiva e strumentale. La memoria e' qualcosa di più raffinato e inquietante del banale ricordo. Trevisan affronta il cimento attraverso la letteratura , ricorrendo a una prosa che,pur essendo precisa,”materialista” è tutt'altro che naturalista o descrittiva, piuttosto, è sempre come lo sviluppo o l'esito di un ragionamento che si avvita ossessivamente attorno alla realtà, alla cruda realtà Il suo iperrealismo ossessivo e dettagliato è la massima distanza possibile che può avere dalla materia, dall'oggetto:un'apparente ossimoro,in realtà un virtuosismo tecnico che può stare solo nelle corde di un grande prosatore
Il testo può essere definito come un monologo di 600 pagine, in cui l'autore è perennemente presente a se stesso o anche assente a se stesso ( è una questione di punti di vista). Una biografia declinata in monologo segue un andamento irregolare , e' soggetta a scansioni temporali che rincorrono più inquietudini introspettive piuttosto che cronologie lineari . È come riflettersi in uno specchio, nel mentre si sta frantumando: saranno mille le immagini riflesse del medesimo soggetto e impossibile sarà ricomporle per giungere ad una unità . Il monologo è un corpo a corpo tra l'autore e le continue percezioni di se stesso oppure come lo stesso Trevisan riporta, (cito a memoria): è una lotta di se stessi contro se stessi e per uno che ne uccidi dieci tuoi rinascono e così finisce che uno si distrae e prende un'altra strada . I piani della letteratura e quello della realtà si sovrappongono e si confondono e alla fine non sono distinguibili, ammesso che abbia un senso distinguerli. Quando sei un vero scrittore, la realtà è la scrittura, quindi quest'ultima non è, come impone un certo senso comune banale, uno " strumenti di comunicazione ".

Ma cos'è "Works"? È il tentativo di vita dell'autore che, parte dall'infanzia e giunge fino al momento in cui, dissipati gli ultimi dubbi, decise che la scrittura sarebbe stata la sua professione, il suo lavoro. Trevisan racconta questa sua prima vita come qualcosa che avanza , ristagna e arretra tra un lavoro e l'altro. Il lavoro e' il perno fondamentale attorno al quale Trevisan decide di far girare a vuoto la sua vita. Trevisan è veneto, vicentino in particolare , per cui si parla di lavoro li dove questo assurge a religione, a valore in se . Inizia da minorenne come operaio in una fabbrica di gabbie per uccelli , successivamente si diploma geometra e prosegue passando da un lavoro all'altro , da un contratto a un impiego in nero e viceversa . Fa l'operaio , il muratore , progettista di cucine e interni , coordinatore di cooperative di ex tossici e alcolisti , portiere di notte , impiegato , commesso . In qualche occasione ( rara ) va persino vicino alla stabilità e intravede la "carriera". Trova lavori facilmente, si adatta, per lo più li svolge bene, con cura e attenzione ma mai o quasi con quel senso di appartenenza totalizzante che,invece,è tipico della sua terra . Il lavoro non è la vita, non racchiude il senso di un'esistenza e solo uno strumento di sostentamento e svolgerlo bene a " regola d'arte " e' solo un modo per trascorrere quel tempo meno noiosamente e rimuovendone l'insensatezza, così almeno si persuade. D'altra parte in ciò e' in linea, niente meno, che con il verso della genesi che puntualmente cita. Trevisan, nel descrivere contesti, ambienti, mansionari e' di una precisione parossistica. La distanza psicologica/culturale dalla “materia” di cui narra ma, nel contempo, il suo esserne anche e comunque, fisicamente , interno, pur apparendo e essendo una contraddizione, gli fornisce il medesimo approccio che potrebbe avere un entomologo con gli insetti o un'anatomopatologo con un cadavere : preciso e attento, fino alla descrizione delle mutazioni fisiche e psichiche che ogni lavoro determina; dettagliato nella rappresentazione degli umori, odori, rumori corporali e posture che si stratificano negli uomini e donne, quasi come codici identificativi. Ma lo sguardo sul lavoro è di quelli che in filigrana dipanano altri scenari, squarciano la tela e oltre appaiono le mille sfumature dell'insensatezza della vita . Gli anni che descrive sono quelli che vanno dalla fine 70 , fino agli anni '90 . Il quasi trentennio in cui migliaia e migliaia di artigiani, imprenditori e operai erano, più o meno consapevolmente, soldati della trionfale armata del miracolo ( economico) del nord est ; sono però anche gli anni dell'impegno politico, dell'avvento delle droghe , dei percorsi alternativi e nulla di tutto ciò sarà estraneo alla vicenda umana di Trevisan. Trevisan lavoratore , spacciatore , drogato , alternativo , fallito ,inquieto , depresso , borderline . Tutto ciò prima di far parte della sua vita, fa parte del "mercato" che ingloba e monetizza ogni cosa e ne prende atto quando sparisce. Il mercato e' la quintessenza del percorso senza meta e del l'ipocrisia di ogni etica . La prosa ,spesso compulsiva, non è una rappresentazione ma è essa stessa la realtà di chi scrive . Il gelido distacco da ogni "senso" prende la forma o del cinismo o di una ironia sferzante . Li dove passa la sua prosa non cresce più l'erba e avanza il deserto. Tutto ciò che avviene dopo l'inconveniente della nascita è una jam session dove note e strumenti si cercano e si accordano finché il ritmo tiene, poi dissolvenza.

 
 

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