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L’accecante amore per l'ancora rock

Intervista agli Hermanos a cura di Mirco Salvadori

1 Dicembre 2016

“Brothers” è il titolo di una traccia tratta dalla colonna sonora di Paris, Texas, film Palma d'Oro nel 1984 firmato Wim Wenders con  Ry Cooder come compositore della colonna sonora. Un'atmosfera che senz'altro molti conoscono, suoni che rimangono sospesi nel silenzio assordante di una cittadina dal nome altisonante, persa nel cuore polveroso di un deserto che sa accecare di bellezza e solitudine. Brothers come Hermanos, due fratelli che ad ascoltarli sembrano usciti da un isolamento salvifico, appartati in una immaginaria città ai bordi di un fascinoso e solitario mood musicale.

 

Partiamo con una definizione: Rock/Wave. Cosa significa e che reale importanza ha per voi questo termine.

Come capita spesso, le etichette danno qualche indicazione, ma non dicono tutto. Per noi il riferimento è ad un certo rock dei primi anni ’80  che si allontanava dalla tradizione in modo tale che già  allora definirlo rock risultava riduttivo. Siamo comunque legati da sempre ai suoni dei primi U2, quelli di Boy e October, a quelle atmosfere. Ma anche ad altri gruppi più  decisamente  new wave come Lotus Eaters,  Tears For Fears, Talk Talk e Prefab Sprout.

Ho citato il termine non a caso, visto che molti definiscono la vostra musica rock-wave. Per tal motivo sono interessato a capire meglio cosa ancora vi lega a questo genere e, cosa importante, se riuscite ancora a ricevere quel giusto impulso creativo da un suono che, per certi aspetti, ha esaurito il suo compito primario di istigazione e sollecitazione all'alternatività .

Noi siamo cresciuti con quei suoni e quelle atmosfere, siamo poi passati attraverso altri generi, abbiamo esplorato mondi musicali diversi ma ancora dopo molti anni il suono che esce dai nostri strumenti è quello. D’altra parte ci siamo sempre preoccupati più dell’aspetto evocativo della musica, per questo utilizziamo un genere se è funzionale all ’ immagine che vogliamo creare.

I fratelli Brussato che traducono il loro nome in un misto di espressioni ispaniche e anglosassoni. Una sorta di introduzione al vostro mondo?

Nostra madre da piccoli  ci parlava in spagnolo, siamo rimasti folgorati dai western B–movies italiani e dalle immagini che i registi italiani ci hanno dato di quel mondo, totalmente affascinati dalle colonne sonore di Morricone e da tutti quei gruppi che hanno saputo mescolare i generi senza preoccuparsi troppo dell’etichetta (Calexico).

Qual'è la vostra storia.

Suoniamo assieme dai primi '90 e con noi si sono avvicendati vari batteristi. Siamo passati attraverso il metal, il rock e l’elettronica senza mai restare strettamente legati ad un genere specifico.  Questo forse è  stato il nostro più grande limite ma anche la molla che ci ha fatto sempre andare avanti, permettendoci di fare ciò che ci piaceva. Alcuni anni fa con il progetto “Mendoza”, in seguito alla morte del nostro storico batterista, terminammo  il nostro percorso. Poi lo scorso inverno, ancora una volta assieme chiusi in studio, abbiamo cominciato a suonare e, senza prefiggerci una meta, abbiamo ripreso a viaggiare. Così  è  uscito “Blinding Love”.

Da dove giungete musicalmente parlando, chi vi ha fatto da balia e cresciuto attraverso gli altoparlanti dei vostri hi-fi?

A casa nostra si è  sempre ascoltata tanta musica, soprattutto per merito di nostra madre che aveva un giradischi portatile e soprattutto tanti 45 giri in vinile. Ma la folgorazione è  avvenuta con Sunday Bloody Sunday e New Year’s Day degli U2.

Vi ritenete sopravvissuti del suono indie o preferite immaginarvi nuovi rockers, interpreti di un mondo mai del tutto dimenticato?

Sinceramente non ci siamo mai posti la domanda, credo si sia dei vecchi musicisti  non nostalgici.

La mia tarda età solitamente fa da filtro al suono che ascolto ma devo confessare che con il vostro album le usuali barriere sono rimaste abbassate per lasciar fluire il piacere creato da un lavoro interessante, per nulla scontato anche se rock-oriented. Blinding Love contiene alcuni pezzi che da soli rappresentano le chiavi di volta di un disco costruito nel modo dei modi possibili. Personalmente le ho riscontrate in Chili Groove – tangueri chillosi che si avvinghiano su accordi di chitarre mediate dalla fusion e dal latin-jazz.  Dust e Blinding Love - commovente manifesto new-wave con spruzzate pop -. Stars - celebrazione della neo-psychedelica desertica americana degli anni '80 -. Sentiamo il vostro parere, portateci dentro il vostro nuovo disco.

Hai detto tutto in queste poche righe!   Dentro Blinding love c’è una buona parte del nostro mondo, i componimenti sono legati assieme solo dall’ immagine che abbiamo di questo mondo, per cui  c’è il deserto, il caldo,  la polvere, l’acqua che la dilava, la notte stellata lontano dalle luci accecanti della città. C’è la lontananza, il senso di vuoto, la solitudine. Se pensi a questo, secondo noi, un pezzo come Dust può stare con l’ ironica indolenza di La Danza de Los Mosquitos. E mi fa piacere che tu abbia colto il riferimento di D-Stars, perché è proprio li che volevamo andare a parare. Scherzando, potrei dire : gli U2 che incontrano l’ America di The Joshua Tree , dove bazzicano i Kyuss ed E.Morricone che scrive le Musiche per “Il mio Nome e nessuno” con Terence Hill.

Una curiosità a proposito dei suoni contenuti in Blinding Love. Ascoltando Salsa Guaca non può non saltare all'orecchio un'assonanza con certe sonorità usate dai Tuxedo Moon. E' un tributo o solo una coincidenza?

Una coincidenza direi visto che colpevolmente non conosciamo i Tuxedo Moon (che a questo punto mi andrò ad ascoltare). Direi che abbiamo più pensato ai Beasty Boys di “Paul’s Boutique”. Sono sempre rimasto affascinato dai gruppi che hanno saputo mescolare I generi senza risultare mai fuori luogo.

Domanda tecnica per gli appassionati: come vi dividete i compiti in sala registrazione? Dal vivo vi fate aiutare da altri musicisti o siete solo e sempre voi due?

In studio io (Giorgio) preparo dei groove e poi cominciamo a suonarci sopra improvvisando, registriamo sempre tutto e poi ci concentriamo sulle idee che più ci convincono. Poi , una volta scelta la direzione da far prendere al pezzo, faccio suonare un bel po ‘  di Take di chitarra a mio fratello . In seguito taglio, cucio e aggiungo le tastiere. Dal vivo, oltre alle sequenze, ci sarà  almeno un batterista “vero”, perché comunque in fondo restiamo sempre rockers!

Quali le sollecitazioni che vi aiutano a scrivere i vostri brani?

Con Blinding love è  venuto tutto molto spontaneamente ci siamo solo lasciati guidare dalle immagini, che come detto, ci eravamo dati e alle quali siamo comunque legati culturalmente. Mio fratello (Roberto), lo scorso inverno,  era stato nella contea di Orange a Los Angeles e aveva fatto alcune foto (che poi sono finite nella copertina) e anche quelle ci hanno aiutato.

Testi: di che si parla, hanno rilevanza basilare o servono solo da corollario per creare al meglio l'atmosfera?

I testi possono anche essere slegati come argomento trattato, ma mi lascio comunque guidare dalle immagini e dal mood creato dalla musica. Per me sono comunque molto importanti e non lascio mai le parole al caso.

Quale la vostra percezione rispetto al mondo musicale italiano, come lo vedete dalla vostra postazione?

Siamo vecchi e disincantati e forse per questo ci divertiamo ancora. Non vorrei sembrare superficiale, ma ci piace pensarci come musicisti internazionali, non per il riconoscimento che abbiamo, ovviamente, ma piuttosto perché ci confrontiamo attraverso la rete con musicisti di tutto il mondo è questo per me è molto più  affascinante e stimolante.

Blinding Love dal vivo dove e quando?

Per ora solo prove tranne il live del 2 Dicembre per la presentazione del disco. Stiamo adattando i pezzi per essere suonati in tre e ci piacerebbe comunque restituire live l’atmosfera del disco.

Ultima domanda: quanto conta l'equilibrismo nel saper creare ottimo rock-sound, per nulla scontato e di buona fattura?

Equilibrio! Si giusto! Credo proprio ci voglia anche questo. Equilibrio,  buon gusto e la voglia comunque di osare, senza essere per forza contro o volgari,  e di questa voglia purtroppo, ne vedo sempre meno in giro.

 
 

 
 

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