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Racconti dall'America profonda sull'insospettabile fragilità del maschio americano

Dove sono andati a finire i soldi - Kevin Canty

minimum fax, 2011

5 Agosto 2011

Leggere questo nuovo libro di Kevin Canty, Dove sono andati a finire i soldi (minimum fax 2011), è un po’ come fare un viaggio di qualche giorno in un’America per molti versi inedita. Quella che fa da sfondo ai racconti di Canty (di cui in Italia era stata pubblicata nel 2007 un’altra raccolta di racconti, Tenersi la mano nel sonno, sempre per i tipi di minimum fax) è infatti un’America minore, quella delle foreste del Kentucky, dei deserti del Midwest e di città dai nomi per noi esotici di Helena (Montana) e Tucson (Arizona): una terra di mezzo lontanissima dagli stereotipi legati all’hollywoodiana West Coast  da un lato e dall’altro alle grandi città dell’Est europeizzato e progressista.

In questo spazio rarefatto abita un’umanità sofferente, che spesso deve fare i conti con un passato difficile, eppure piena di vita e ancora capace di seguire il proprio cuore nella, forse impossibile, ricerca della felicità.
Quasi tutti i racconti presenti nella raccolta hanno per protagonisti uomini intorno ai quarant’anni, sul punto di prendere una decisione difficile, o che ne stanno scontando le conseguenze. Alcuni di loro però hanno la forza e il coraggio di tramutare questi momenti di crisi in altrettante svolte per la propria vita: così per il protagonista di I sacrificati, che si riprende faticosamente dalla scomparsa della compagna grazie ad una donna che riesce a rompere la sua barriera di solitudine, o come il bellissimo racconto finale Ponti tagliati, vetri infranti, in cui i due protagonisti (un uomo che ha deciso di disintossicarsi dall’alcool in un ranch superlusso nel deserto e la moglie di uno dei medici della clinica) si incrociano, si abbandonano, e si ritrovano per cercare di mettere insieme le proprie due solitudini. Raramente quelli di Canty sono racconti del tutto a lieto fine, ma l’autore pare suggerirci che una relazione completamente soddisfacente è soltanto un miraggio, un covo di ipocrisie e di rancori (vedi le coppie fedifraghe di La bella addormentata), e che quindi l'unica soluzione possibile sta nell'abbandonarsi all’intensità dei sentimenti.

Le emozioni dei protagonisti sono descritte da Canty col tono sobrio e tagliente che ha fatto parlare di lui come di uno dei migliori eredi di Raymond Carver, e proprio grazie a questo programmatico anti-sentimentalismo i rari squarci introspettivi assumono una forza eccezionale nel mostrare quanta fragilità è nascosta dietro all’apparente granitica solidità del “maschio americano”. Dove sono andati a finire i soldi, insomma, è una lettura consigliatissima per i fan di quello stile minimale che ha fatto le fortune dello storytelling nordamericano.

 
 

Titolo: Dove sono andati a finire i soldi

Autore: Kevin Canty

Editore: minimum fax

Collana: Sotterranei

Anno: 2011

Pagine: 187

Prezzo: 13,50 €

 
 
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