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Mirco Salvadori intervista l'autore di "Pics Off – l’estetica della nuova onda punk Fotografie e dischi 1976 – 1982" e "Buy or Die! The Residents - Ralph Records Artworks 1972/2015"

Meet The Residents

Di punk e Ralph Records - una conversazione con Matteo Torcinovich

9 Dicembre 2017


Una conversazione con Matteo Torcinovich

Mirco Salvadori intervista l'autore di "Pics Off – l’estetica della nuova onda punk Fotografie e dischi 1976 – 1982"
e "Buy or Die! The Residents - Ralph Records Artworks 1972/2015"

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Tu sei una di quelle figure da sempre presenti nei ricordi di una Venezia che di notte si accendeva di furore post-punk, lontano dall’imperante moto ondulatorio reggae di quei tempi e ancor di più dall’ascolto rock tout-court. Partiamo quindi dall’inizio e citiamo due nomi ai quali sei legato: Plastic Flowers e Death Tricheco, usiamo i link necessari e partiamo da queste due realtà per conoscere il tuo percorso lungo la storia del suono indipendente anni ‘80/90 in una città che di quel suono serba ancora vivo il ricordo.

Negli anni ottanta suonare era una cosa “normale”... suonavamo tutti ... ho questo ricordo, io e tutte le persone che frequentavo avevano a che fare con la musica, è stato un periodo ricco di spunti musicali e novità che arrivavano soprattutto dall’Inghilterra, tutti i dischi della new wave passavano per casa mia e dei miei amici. Ci divertivamo ad inventare gruppi, io ero uno specialista inventore di bands, mi inventavo nomi di formazioni, facevo manifestini fotocopiati, li appendevo in giro per la città e qualche volta riuscivamo a fare una prova o ancor più raramente suonavamo in concerto davanti ad un pubblico. Assieme a Karletto (aka Karl Diane) avevamo messo insieme un po’ di musicisti,ci chiamavamo Vixinex...; poi ci son stati Orso and the Dements, il Miserable Contingents, i Punkreas (non quelli di San Lorenzo di Parabiago), sto parlando del 1980/81. Essere membro, leader di una bands era un atteggiamento giovanile, era il gioco di tutti i giorni, suonare con uno strumento vero in mano era una cosa secondaria, del resto avevamo solo 15, 16, 17 anni... Con i Plastic Flowers, è stato un po’ diverso, per tutto il 1982 abbiamo suonato e registrato in un vero studio e nell’arco di un anno abbiamo prodotto due demo tape. Poi non ricordo come è andata a finire, so solo che abbiamo smesso di incontrarci.

 Non ho mai abbandonato la musica, colleziono e ascolto dischi, continuo ad inventarmi gruppi musicali e continuo a produrre “cose” legate alla musica. In questo periodo ho rispolverato i nastri del 1989 dei Death Tricheco e grazie ad un paio di etichette discografiche stiamo ristampando un bel po’ di rumori e fruscii dell’epoca. Con i DT dal 1988 al 1990 abbiamo inciso una quantità enorme di nastri, all’epoca avevamo fatto uscire solo 4 Cassette C-46, non erano dei Demo, erano piccole creazioni di Industrial Music in tiratura limitata.

 Cosa ti lega al punk, è una vecchia passione indissolubilmente legata ad un glorioso passato o il termine in questione mantiene tutt’ora un senso.

Come ho già detto altre volte, avevo dodici anni quando rimasi folgorato dal suono di Pretty Vacant, ero uno bambino. La mia giovinezza sbocciò in quell’umus musicale degli anni ottanta... ero un fiore di plastica. Oggi sono un signore maturo di 52 anni e il termine in questione, come allora, rimane un gioco e continua a mantenere un senso.

Stesso discorso per un altro termine che tornerà utile nel prosieguo della nostra chiaccherata: il temine, underground. Ritieni esistano ancora i presupposti per un uso ‘moderno’ di questa parola o possiamo archiviarla come definizione usata un tempo e oramai svuotata della sua velocità e purezza iniziali.

L’underground è di ieri, di oggi e di domani. Si ci sono i presupposti per un uso “moderno”, ma ho come l’impressione che il termine underground sia come il formaggio: è apprezzato sempre di più quello stagionato…

Torniamo ai giorni nostri passando per i locali di una fornita libreria virtuale dove troviamo due pubblicazioni che portano il tuo nome come autore. Non sono libri che parlano in modo classico di musica, lo fanno anche e soprattutto per immagini sottraendo ad un passato, oramai per molti remoto, volti e nomi e copertine che appartengono alla storia della new-wave e del punk, appartengono ad un epoca lontana nella quale il termine underground su citato riusciva ancora a suscitare attenzione. Andiamo con ordine e iniziamo a parlare del primo volume, Pics Off – l’estetica della nuova onda punk. Fotografie e dischi 1976 – 1982 Nomos Edizioni 2016, scritto con la collaborazione del grafico Sebastiano Girardi. Il periodo della nuova onda e del punk, i suoi primi sussulti, visti attravero l’occhio dei fotografi che per primi hanno iniziato a fermare su pellicola le immagini di un mondo in pieno sommovimento. Parlacene.

 E’ una raccolta di immagini fotografiche, alcune mai viste prima dell’uscita del libro, alcune quasi sconosciute e poche altre già viste ma particolarmente belle e impossibili da non inserire in questo contesto. Ho messo assieme una settantina di dischi tra 1979 e 1982. Sono tutti dischi con un immagine fotografica in copertina, sono riuscito a trovare gli scarti di questi sets fografici, mai più utilizzati dai fotografi o dalle case discografiche che ne avevano comperato i diritti di riproduzione. Ogni disco è accompagnato da un piccolo testo che racconta curiosi aneddoti raccontati dai fotografi, storie di incontri e amicizie appuntamenti con i vari musicisti. E’ un tuffo in un passato inedito, paradossalmente ci sono dischi molto conosciuti alcuni addirittura scontati, dischi che ci son capitati mille volte tra le mani, con musiche che conosciamo alla nausea ma grazie ai quali son state ritrovate immagini di eccezionale bellezza e unicità.

Sfogliando le pagine del libro si capisce che il lavoro di ricerca deve esser stato decisamente lungo, come sei riuscito a raccogliere così tanto e prezioso materiale fotografico e come lo hai suddiviso?

Ci sono voluti tre anni circa, tutte le immagini che vedi mi sono state date personalmente dai fotografi. Ho passato mesi e mesi per trovare i contatti dei fotografi inglesi, americani, francesi, giapponesi, tedeschi... ho scritto centinaia di mails, a dire il vero il materiale che ho raccolto è molto di più di quello del libro, ma per esigenze editoriali abbiamo deciso di ridurre il tutto. Per questo volume, è stata fondamentale l’impostazione grafica. Se “Pics Off!” ha il giusto look lo deve a Seba Girardi. E poi, per finire, ci sono un paio di miei scritti, fantasticherie sull’arte punk, uno strepitoso scritto di Glenn O’brien, speditomi poco prima della sua scomparsa, un puntualissimo testo dell’amico Alberto Lot e poi, ancora uno del fotografo dei Ramones George Dubose.

La cosa che più ti ha colpito o impressionato durante la costruzione di queste pagine?

Durante la ricerca ho avuto a che fare con moltissime persone un centinaio di fotografi, produttori musicali, musicisti e scrittori di quell’epoca. Sono rimasto impressionato soprattutto dalla grande disponibilità di queste persone... un grande scambio intellettuale.

Dal movimento new-wave punk e quello ancor più agguerrito e politicizzato dell’underground americano il passo è stato breve. Ecco quindi comparire il tuo nuovo lavoro editoriale: Buy or Die! The Residents - Ralph Records Artworks 1972/2015 Goodfellas 2017. Stesso ‘format’ del primo libro ma qui si parla esclusivamente di una storica formazione e di una altrettanto storica etichetta discografica. A te la parola.

Mi interessa Ralph records e i suoi prodotti, ammiro la qualità inalterata della loro arte, sono riusciti a mantenersi interessanti dagli inizi degli anni settanta fino ad oggi. Mi interessa la loro musica imprescindibile dalla loro immagine, dai misteriosi costumi dei Residents, dalle raffinate grafiche delle copertine, dalle scenografie e da tutto il visivo prodotto sotto ogni forma e tecnica. Mi sembrava strano che non fosse ancora stato fatto un libro “da guardare” su queste incredibili produzioni. Buy or die! nasce da una mia esigenza personale volevo vedere raggruppato tutto quello che non era mai stato raggruppato, senza compromessi. Non è facile oggi giorno trovare un editore disponibile a stampare un libro di 400 pagine a colori sulla storia della Ralph. I The Residents non sono i Beatles, e un libro così costoso da produrre è stato una grande scommessa. Ho avuto la fortuna di incontrare Goodfellas edizioni, che non mi ha tolto neanche una pagina!

Segui ancora le vicissitudini dei bulbi oculari? La loro ironica aggressività trova ancora dei momenti di confronto degno di nota?

I The Residents continuo a seguirli, anche se ascolto meno musica di un tempo. Non mi annoiano come altri vecchi gruppi, non sono ancora arrivati alla fase di “gruppo Revival” di loro stessi, per fortuna sono ancora un valido e genuino prodotto artistico. Riescono ad essere interessanti anche nelle ristampe! Lo vedo in queste ultime cose che sta facendo uscire la Cherry Red. Dopo l’uscita del libro, per forza di cose, mi son trovato coinvolto in varie cose riguardanti i bulbi...Continuo a sentire Homer Flynn che è stato un simpatico disponibilissimo collaboratore e per questo ho avuto modo di conoscere i movimenti del gruppo in anteprima. Qualche mese fa ho cercato di dirottare la tournée europea qui in Veneto, ma ahimè non ci sono riuscito malgrado la grande disponibilità dei residenti e dell’agenzia che organizza i concerti in Europa.

Torniamo al termine ‘underground’, definizione che calza perfettamente nel caso del combo californiano. Quanto, secondo te, riusciamo ancora a percepire di ‘underground’, nell’ascolto della loro musica e nella visione delle loro copertine. Esiste un’attualità del messaggio, lo sguardo di quell’unico bulbo oculare riesce ancora a creare disagio o il tutto fa parte oramai di un passato sconvolgente che ha lasciato notevoli segni del suo passaggio ma appartiene oramai alla storia raccontata.

E’ difficile pensare che venga colta l’attualità nel messaggio dei The Residents, credo che oggi interessano di più per quello che son stati più che per quello che dicono ora (la teoria del formaggio stagionato). Come ho detto sopra i bulbi riescono ancora a sconvolgermi e ad affascinarmi ma è qualcosa di molto personale, qualcosa che fa parte della mia generazione. Poi la sensibilità dei più giovani per fortuna si sposta verso altre attualità... per fortuna.

La copertina del disco come introduzione ad un viaggio, con tanto di mappa da seguire per un ascolto migliore. Cosa secondo te è rimasto di questo mondo nell’era della musica definitivamente liquida.

Mi piace la musica liquida, ascolto spotify tutti i giorni e in un hard disc ho tutte le discografie complete della storia del rock, jazz, musica etnica classica. Ma il piacere di “leggere” un disco durante l’ascolto è unico... il formato LP è impareggiabile.

Stai girando per la presentazione di questo volume, hai qualche data da fornirci e, al contempo, hai nuovi progetti editoriali in cantiere?

No faccio molta fatica a fare presentazioni in pubblico, lo faccio solo quando trovo un posto che mi mette estremamente a mio agio. I nuovi progetti, si, ci sono varie cose in cassetto. Per il prossimo marzo mi piacerebbe chiudere un nuovo libro... in copertina ci sarà ancora la parola Punk... ma non voglio dire di più.

Chiuderei con una richiesta, quella che ritieni sia una delle frasi più incisive contenuta nelle liriche firmate Residents.

Bach is dead.

 
 

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