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I Nadiè da Catania con "Acqua alta a Venezia" continuano la loro interessante storia musicale che hanno iniziato nel 2009 con "Questo giorno il prossimo anno"

28 Dicembre 2017

Nadiè
"Acqua alta a Venezia"
La Chimera Dischi/ Terre Sommerse

“Acqua alta a Venezia” è il secondo album della band catanese dopo “Questo giorno il prossimo anno” del 2009. Un disco suonato ottimamente con la batteria capace di grandi numeri e le chitarre e il basso che intersecano melodie di tutto rispetto. La voce di Giovanni Scuderi - che è anche al piano, alla chitarra e ai testi - non manca di personalità e contenuti. Le sue canzoni esprimono la filosofia del quotidiano puntando il dito sui mali della società. “Conigli” apre il disco con un gioco di voci e la parte noise ricama i contorni delle sofferenze e delle ossessioni dei due protagonisti che vorrebbero lasciarsi, ma non riescono a farlo per codardia. “Solo in Italia si applaude ai funerali” per raccontare il servilismo mafioso che purtroppo è vivo e vegeto ancora oggi. E qui sferzate delle chitarre quasi a cancellare questa piatta situazione in cui tutto va a morire e si applaude pure. Il cantato solenne come fosse una presentazione istituzionale. In “Breve esistenza di un metallaro” si racconta uno spaccato sull’adolescenza con piccoli momenti resi vividi ricordi di molti che descrivono uno stato d’animo di un musicista/ascoltare con le sue ossessioni per un momento intenso e passeggero. Gli anni delle chitarre slabbrate non passeranno mai e rimangono rock come in “Dio è chitarrista” dove Dio diventa un musicista truce e cattivo che sa il fatto suo quando sale sul palco. Nella canzone “In Discoteca” si racconta del vuoto delle discoteche che ti propinano musica in quattro quarti, droga a volontà e talmente nell’aria che te la prendi anche solo ballando. La voce assomiglia qui in modo incredibile a quella di Manuel Agnelli. Si racconta poi della nostra generazione che vuol cambiare le cose ma senza fare niente in “Acqua alta a Venezia” con la struttura della canzone che va a crescere come la rabbia della voce. “Fuochi” lascia spazio agli strumenti con una lunga intro e uno splendido finale e la vita, lei, l’amore si spengono come favolosi fuochi. La disperazione - accentuata dalla voce - per una storia d’amore che si consuma per poi finire. In questo disco c’è ancora Vincenzo Battaglia, il polistrumentista che ha lasciato il gruppo. Non sappiamo se lo sostituiranno ma intanto possiamo dire che se la sono cavata bene.

Francesca Ognibene

 
 

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