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intervista a cura di Mirco Salvadori

La Memoria Osmotica di Mr. JJ Baghee

una conversazione con David Gutman

26 Febbraio 2018

Oltre il fascio di luce che illumina il red carpet sonoro sul quale sfilano in passerella sempre i soliti riveriti nomi, esiste un mondo silenzioso che opera e produce suono capace di coinvolgere e rapire l’ascolto in modo assai più avvolgente. E’ un universo abitato da artigiani della composizione che usano passione e immaginazione in egual misura, affidando le loro opere solo a etichette discografiche che usano il loro stesso linguaggio. David Gutman è uno di questi silenziosi poeti, lui ama nascondersi dietro nomi come Drawning Virtual Garden o Tropic of Coldness quando suona in in duo con Giovanni – misteriosa entità già presente nei trevigiani Fuji Apple Worship -, i suoi lavori sono pubblicati su Time Released Sound, Flaming Pines, Krysalisound, Shimmering Moods, Organic Industries, Glacial Movements, AOsmosis, Dronarivm. con Con lui abbiamo scambiato qualche pensiero, questo il resoconto dell’incontro.

Il rumore è un uomo non filtrato, e senza un filtro, un uomo è solo il caos che cammina, questa frase dello scrittore Patrick Nesse appare come introduzione, forse come titolo, al tuo sito. Perchè usare queste parole, che riferimenti contengono.

Il rumore rievoca lontanamente il concetto di Iperuranio di Platone come amalgama caotico di idee pregresse, stimoli, pensieri a noi congeniti ma che non siamo in grado di decifrare e gestire finche non costruiamo tramite il nostro vissuto gli appositi filtri. Ma il rumore allo stesso tempo prende un’ulteriore connotazione rappresentando tutto ciò che contorna il nostro vissuto, accadendo in maniera incontrollata o seguendo una architettura che non possiamo ne cogliere ne condizionare ma con cui dobbiamo imparare a conviver e ad instaurare un flusso costruttivo. Trovo l’immagine di Nesse molto attuale: considerando le tensioni che stanno montando a livello sociale in Europa e non solo, non posso che pensare che, come societa’, abbiamo perso quel filtro necessario per estrarre le corrette ed equilibrate frequenze da un muro di rumore bianco con la conseguente momentanea resa della nostra societa’ al caos. Sotto una prospettiva musicale, il mio manifesto rientra tutto in questa immagine: filtrare quei flussi sonori quasi casuali che possono essere generati sia da fattori esterni sia dal mio suonare e donare loro una forma, una architettura, prioiezione del mio vissuto.
Questo filtro si modella con l’evolvere della mia sensibilita’, col mio evolvere nell’approciare il mondo che mi circonda.

David Gutman, presente sulle scene con il moniker di Drawning Virtual Gardens dal 2009, anno della tua prima uscita autoprodotta e in free download. Un breve riassunto del tuo percorso e del tipo di approccio con il suono.

Il mio percorso inizia quando a 4 anni i miei genitori mi iniziarono allo studio del violino per poi passare successivamente alla chitarra classica per altri 4 anni Sono figlio di un ingegnere e di una pittrice, nipote di un maestro liutaio, e non posso negare che questo imprint, nonostante io abbia rigettato a un certo punto entrambi gli strumenti, mi ha segnato da un punto di vista creativo: una volta ripresa la chitarra, elettrica ora, il mio unico intento e’ stato sviluppare una mia personale interpretazione di questo, esteso successivamente all’intero argomento musicale . Partendo dalle canoniche band liceali e post-liceali (mai cover, ci tengo a sottolineare), ho esplorato sempre più l’uso di supporti quali registratori 4 piste a cassetta, campionatori, miniregistratori, che mi permettessero di essere autonomo creativamente e catturare il “rumore” attorno a me. Per un periodo mi son cimentato con la sonorizzazione di corti passando alla creazione di piccole installazioni audio visive. Riallacciandomi a quanto detto prima, partendo da un iniziale intento di incastrare il quotidiano stimolo sonoro con una struttura musicale più canonica, il mio approccio si e’ sempre più sviluppato sul cogliere segnali random, un field recording, una frase di chitarra, un rumore imprevisto e processare il tutto seduta stante partendo dal campionamento e looping real time. L’intento ultimo diventa il voler cercare di trovare una architettura ed una estetica in qualsiasi tipo di sonorita’ indipendentemente dalla sua obbiettiva qualita’: in una prima fase di bozza qualsiasi flusso sonoro e’ materia di investigazione. E la tecnologia odierna permette di crearsi facilmente strumenti di sound design flessibili partendo dalla personale visione che ogni artista ha in testa.


Direi di iniziare facendo un piccolo viaggio nelle tue produzioni da solista. Man mano si risalgono gli anni si nota una marcata diversità di approccio sonoro, spiegaci da dove musicalmente sei partito e dove pensi di essere diretto.

Musicalmente sono figlio della musica degli anni 90, e da li inconsciamente la mia estetica ed identita’ musicale e’ partita: il 2009 e’ l’anno della svolta nella mia maturazione. Un viaggio in solitaria in Israele con un settimana spesa dormendo sul tetto di un antico ostello nella parte vecchia della citta’ condividendo lo spazio con personaggi estemporanei in ricerca di una loro identità spirtituale sono stati l’incipit del mio primo lavoro che finalmente reputo condivisibile come Drawing Virtual Gardens. Finalizzato conoscendo la mia futura compagna, di cui e’ autrice dei testi pubblicati assieme al disco, e’ l’opera che mi ha sdoganato da un intento estetico preconfezionato o meglio troppo condizionato da specifici ascolti.
Ritengo di aver fatto poi un reset totale con il successivo “Notes Before Travelling”, ancora molto spigoloso per i miei gusti ma che inizia a sintetizzare bene dove voglio iniziare a focalizzarmi. E il caso ha voluto che proprio a questo livello di maturità incontrassi il mio sparring partner Giovanni con cui formai i Tropic of Coldness. Un po lo considero infatti il mio Virgilio che mi ha aiutato a completare il percorso di de-condizionamento dipanando ogni archetipo sonoro fino ad allora radicato in me. In tempi brevissimi pubblicammo Commuting e Unrelated Causalities, due lavori che apprezzo particolarmente per l’immediatezza compositiva del primo e per il focus sonoro del secondo. L’uscita Demogrpahy of Data su Organic Industries rappresenta la finalizzazione del ciclo compositivo e metodologico intrapreso. Da allora ho tenuto bene in mente le forme che volevo conseguire con i ToC e da solo, identificando le coordinate estetiche specifiche dei due progetti: uno più etereo e l’altro più squadrato, frutti pero entrambi di una identica tecnica performativa.
Dal 2015 in poi e’ un camminare a passo deciso lungo i percorsi definiti precedentemente pubblicando come Drawing Virtual Gardens 3 dischi che considero estensione dei miei pensieri.

Io credo che una definizione del tuo suono la possa dare il titolo di una traccia contenuta nel cd licenziato per la Time Released Sound nel 2014: The Floating Hand That Waves And Sleeps. David Gutman come autore sospeso in continua immersione all’interno di un mondo a sua volta sospeso.

E’ una chiave di lettura che si avvicina al mio approccio alla materia sonora e in generale descrive bene la mia predisposizione: focalizzarsi su quello che si può controllare all’interno di un flusso di incontrollabili eventi che, volenti o nolenti, faranno sempre parte del quadro compositivo in cui si e’ inseriti. E il tutto assume una chiave di volta catartico. Per me l’intero processo segue uno stream di pensiero e di interiorizzazione del mio vissuto, come se fosse un mantra meditativo: il risultato finale e’ innanzitutto fine a me stesso e successivamente alla sua diffusione.

Parlaci della memoria osmotica, come mai l’uso di tale definizione come titolo del tuo quarto lavoro uscito su Flaming Pines nel 2015. Who’s Mr. Bhagee?

Mi emoziona come hai annusato un sentimento particolare dietro a quel disco. Di natura sono una persona che tende a dar più significato al gesto e alla circostanza piuttosto che alla parola e il materiale presente su quel disco fu composto durante un periodo particolare per mia figlia. E i miei pensieri da padre si focalizzarono su quella memoria non trasmessa dal verbo ma dal gesto, dalla presenza, dalla tensione emotiva di un momento, una memoria fatta di calore da contatto attraverso la pelle come appunto un fenomeno osmotico. Su chi sia Mr JJ Bhagee lascio a te all’ascoltatore immaginare.


Nel 2016 esce uno dei tuoi dischi che più amo, l’intimista Charcoals edito per l’olandese Shimmering Moods che vede un ulteriore innesto sonoro dato dalle note del pianoforte. Parlacene.

Charcoals esplora un’altro aspetto della mia sfera familiare: e’ infatti il frutto di un lavoro a 4 mani svolto da me e da mia sorella, musicista di stampo più accademico, che nasce con l’intento di suggellare il nostro legame, i due rovesci di una stessa medaglia emotiva. non a caso la copertina e l’artwork interno riportano una delle opere disegnate da mia madre.
Lo spirito di base era quello di non porsi necessariamente una immagine musicale da perseguire ma permettere chi i nostri personali istinti sonori si incontrassero fuori da un contesto predefinito. Devo ammettere che il disco prese forma molto rapidamente, dove entrambi portammo le nostre parti assieme senza molto confronto, ma appunto tra fratelli spesso il confronto non diventa necessario quanto processo silenzioso in continuo essere.

Sempre nel 2016 esce per la KrysaliSound il tuo per ora ultimo lavoro solista. La rappresentazione sonora di una costellazione sonica in continuo e maestoso movimento. Impossibile non citare il termine ambient una volta a contatto con la materia contenuta in Hearthbeats Of A Premature Image.

Stranamente io lo vedo al contrario come invece il mio lavoro meno ambient, o forse il mio ultimo lavoro prettamente di questo genere.
Infatti segna forse quello che e’ il mio successivo step: dipingere una quadro sonoro cercando di marcare la scansione temporale senza pero’ utilizzare un lessico ritmico tradizionale. non a caso i titoli delle tracce non sono altro che il loro BPM. Non dico che il mio prossimo passo sia nella direzione di un beat presente e forte, ma sicuramente mi sto incuriosendo più verso quelle architetture meno dissolte.

A questo punto, dopo una carellata lungo la tua produzione solista, vorrei aprire una parentesi dedicata all’altro tuo progetto sviluppato in duo: Tropic Of Coldness, una serie di lavori elettro-acustici e intensamente dronici, l’ultimo dei quali – Déplacé - uscito sempre per la Shimmering lo scorso anno.

Come accennato precedentemente i Tropic of Coldness sono la creatura sonora che mi ha permesso di sganciarmi dalle mie “idee” iperuraniche derivanti dalla musica fruita, ed esplorare la materia sonora come un elemento di astrazione e focalizzazione meditativa. una sorta di espansione creativa che riprende una struttura e una forma più inquadrata nelle mie uscite come Drawing Virtual Gardens. Al contrario, l’immaginario richiamato dai ToC si rifà ad una realta’ concreta accennata di volta in volta da un Field recording studiato o da un titolo creato con l’intenzione di stabilire quell’immediata connessione tra ascoltatore e spazio fisico.I Tropic of Coldness sono poi anche e soprattutto dialogo tra me e Giovanni, entrambi impegnati agli stessi strumenti e pertanto in perenne scambio di flussi e pensieri senza la necessita’ di parole ma solo di gesti e sonorita’. Ogni nostra produzione parte da un approccio di intenti concordato ma con una esecuzione da scoprire fino all’ultimo giorno prima di chiudere il master.

Puoi anticipare qualche news sulle tue prossime releases?

Il 2018 e’ un anno molto interessante sotto questo aspetto. Infatti dopo Deplaces, pubblicato coi Tropic of Coldness a Dicembre sulla olandese Shimmering Moods, in primavera/estate escono il mio nuovo disco solista TESHUVAH sulla tedesca AOsmosis, seguito dall’uscita del nuovo disco dei Tropic of Coldness sulla esclusiva Glacial Movements. In autunno invece dovrebbe vedere la luce su Dronarium il disco registrato in collaborazione con l’iraniano Porya Hatami, uno dei musicisti che più stimo della scena ambient attuale.
Ugualmente tengo in cantiere altrettanto numerosi lavori da ultimare: una nuova release coi Tropic of Coldness, una collaborazione con Federico Mosconi e Francis Gri (fondatore della Krysalisound), un’altra con il writer Marco Mazzucchelli, e ovviamente un nuovo Drawing Virtual Gardens per il quale devo prima ridefinire la mia palette di strumenti e di processi creativi.

Ambient, elettro-acustica, sperimentazione, drones, ecc. ecc. Che ne pensi delle definizioni che oramai tappezzano le facciate di tutte le copertine che incontriamo lungo il nostro cammino.

Come sempre le categorizzazioni lasciano il tempo che trovano, aiutano a portare attenzione ad un movimento, talvolta diventando hype, e poi trascendono in un lento decadimento in attesa di una nuova eventuale ondata di vitalita’, cedendo l’onere di essere ultimo promotore super-partes del movimento a quelle “etichette mecenate” che nel frattempo sono riuscite a imporsi come riferimento del genere.
Se ci soffermiamo a guardare i movimenti che citi, le radici si trovano ben consolidate, con un percorso, seguendo una logica temporale, iniziato da maestri quali Russolo, passando per Stockhausen e finendo con Eno, per citarne alcuni,. Nel momento in cui l’industria musicale ha iniziato a perdere la bussola creativa (che reputo intorno alla fine dei 90 e agli inizi dei 2000) e’ come se una accolita di artisti si siano rintanati in una ottica più intimista ridando nuova linfa ad un genere hai esistente ma finito quasi nell’ombra. Grazie poi al progresso dei mezzi tecnologici e di comunicazione, ho notato un picco di Hype il cui ultimo segno e’ stato il proliferarsi di etichette DIY, mentre ora, condizionato da molteplici fattori anche ti tipo economico e tecnologico, la scena si e’ contratta delegando a poche etichette (quali Line, Touch, Time Released Sound, Dronarium, Eilean Rec., Glacial Movements per citarne alcuni) l’onere di ridefinire e riscoprire una nuova identita’.
Personalmente, cerco di evitare di inquadrarmi sia nell’ascoltare che nel produrmi in una di queste categorizzazioni, invitando il fruitore/interlocutore più a soffermarsi sul contenuto estetico che sulla definizione proprio per come e’ ora inflazionato tale uso e per come, sotto una prospettiva più ampia, la nostra societa’ tenda troppo facilmente a basarsi su categorizzazioni per formulare giudizi preconfezionati e superficiali, perdendo il gusto dell’ascolto vero.
E questo grande movimento ambient/electroacustico/drone/experimental, chiamalo come preferisci, e’ un movimento fatto di ascolto, e di apprezzamento dello stimolo sonoro come oggetto esteticamente intrigante e a se’ stante, capace di andare oltre ad una categorizzazione di facciata.


Quali sono i tuoi riferimenti musicali, quelli che hanno segnato i tuoi ascolti.

Come dice mia moglie, ad un solo concerto mi puoi vedere uscire raggiante come un bambino: e questi sono i Nine Inch Nails, scoperti alle superiori grazie al mio mentore musicale Barnaba Ponchielli, spacciatore personale di musica, che mi passo una cassetta degli Iron Maiden a cui aggiunse l’EP.Broken. Niente di più incoerente. Fu pero’ l’immagine sonora dei NIN che mi segno’ esteticamente, nonostante i miei ascolti siano sempre stati, e lo sono ancora, molto diversificati ed estremi spaziando dal metal dei Carcass o dei Meshuggah fino al jazz di Mazurek, passando per il punk dei Fugazi, il post rock dei Tortoise, il prog Metal dei Tool per finire con il minimalismo microtonale dei primi lavori di Oren Ambarchi di cui ricordo un concerto a Bruxelles dove per la prima volta vidi i coni di una cassa diventare rossi tanto erano roventi.

Vivere all’estero ti aiuta musicalmente, a Bruxelles si da più credito all’innovazione, esiste una rete d’ascolto e di promozione decente?

Mi viene in mente un detto ebraico: Non e’ il posto sacro che rende il tempo sacro. L’accessibilità data dai moderni mezzi tecnologici sopperiscono a quello che non si riesce comunque ad accedere fisicamente, rendendo oggigiorno lo stimolo creativo più slegato dalla locale scena.
Parlando specificatamente di Bruxelles, come qualsiasi capitale Europea, ha il suo fascino e offre delle opportunita’: e’ un crocevia per l’Europa e necessariamente tutti ci passano, c’e’ una certa sensibilita’ diffusa nelle persone per la creativita’, ha un passato di tutto rispetto nella sperimentazione e nella ricerca non solo musicale, ma anche nel teatro e nella danza, esistono spazi e infrastrutture sociali e organizzative che facilitano certi tipi di promozioni e focus su produzioni originali, che purtroppo rimangono un sogno in Italia. Ma c’e’ anche il rovescio della medaglia come in tutte le cose, e per esempio trovo che l’attuale scena belga sia anche molto autoreferenziale e poco propensa al dialogo e al confronto creativo con l’esterno, nonostante ci siano personaggi molto interessanti tipo Dick Serries e Jason Van Gulick, che, guarda caso preferiscono intraprendere un percorso meno slegato alla scena locale e più proiettato internazionalmente.

Pensi in Italia esistano suoni che riescono a distinguersi sopra un mare magnum di oramai ambient di default?

Assolutamente si, anzi credo che l’Italia offra una delle scene più interessanti e variegate a tal riguardo, con un lungo elenco di artisti che ci possono invidiare ovunque: penso a Enrico Coniglio, ad Anacleto Vitolo, Francis Gri, Federico Mosconi, Giulio Aldinucci, Francesco Giannico per citare alcuni dei nomi attuali più interessanti senza screditare ovviamente chi ha preparato il terreno anni fa come gli short apnea o i 3/4 had been eliminated. E basta vedere quanti di questi hanno pubblicato su etichette quali Time Released Sound e Dronarium per avere conferma del loro spessore.
Credo che il punto di forza sia una certa sensibilita’ estetica che permette di completare la profondita’ creativa che contraddistingue i generici artisti “ambient”.

Programmi live per il futuro, riusciremo a vederti ed ascoltarti da qualche parte?

Recentemente ho fatto una comparsata a Milano all’interno di un evento al Masada focalizzato sugli artisti della Krysalisound. Purtroppo i miei impegni professionali mi tengono lontano dalla scena live, o meglio, dal cercare continuamente di aggiornare il mio calendario di performance live. Ma ciò non preclude la mia disponibilita’ a suonare ovunque e in qualsiasi momento, anzi il live e’ una dimensione che reputo importante e necessaria e che cerco di arricchire con supporto di visuals, sempre da me curati. In queste settimane sto cercando di ri-inizializzare la promozione dei ToC prima e di DVG poi. Di natura sono entusiasta ad abbracciare qualsiasi opportunita’ pertanto se qualcuno fosse interessato…


 
 

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